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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Mese: giugno 2018

Un viaggio nel passato: Rievocazione Storica della Battaglia di San Martino

Domenica ho scelto un mezzo alternativo per viaggiare: la macchina del tempo. E in un attimo mi sono ritrovata catapultata nel 1859, tra cavalli, cappelli piumati, zaini pelosi e soprattutto…

Domenica ho scelto un mezzo alternativo per viaggiare: la macchina del tempo. E in un attimo mi sono ritrovata catapultata nel 1859, tra cavalli, cappelli piumati, zaini pelosi e soprattutto tanti e assordanti spari.

Rievocazione storica battaglia di San Martino

No, non ho sognato vi assicuro. Ho assistito, invece, ad una meravigliosa rievocazione storica della battaglia di San Martino, di cui ieri 24 giugno, si è celebrato proprio il 159° anniversario. In realtà, lo scontro che si svolse nelle zone di San Martino – oggi frazione di Desenzano del Garda – è solo uno di quelli che composero la sanguinosa e meglio conosciuta “Battaglia di San Martino e Solferino”, con la quale si sancì la fine delle attività belliche della Seconda Guerra d’Indipendenza Italiana.  La fine della guerra fu siglata con l’armistizio di Villafranca da Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d’Austria l’11 luglio 1859.

Rievocazione storica battaglia di San Martino

Gli schieramenti che si contrapposero durante questo conflitto furono, infatti, la Francia e il Regno di Sardegna da una parte e l’Austria dall’altra. Se non fosse stato per questa vittoria, e il successivo armistizio, probabilmente a quest’ora sarei austriaca e vi starei scrivendo in tedesco. L’Austria, infatti, fu costretta a cedere la Lombardia alla Francia che poi la girò a sua volta al Regno di Sardegna. E, quindi, eccomi qui a parlare italiano – e anche un po’ di dialetto bresciano – grazie agli sforzi e alle perdite delle truppe di Vittorio Emanuele II e di Napoleone III che ieri sono state magistralmente riportate alla luce. Sono stati talmente bravi e fedeli alla storia che ci siamo ritrovati tutti assorditi e storditi dalle cannonate e dagli spari dei fucili a cui accompagnavamo anche qualche colpo di tosse per la polvere da sparo che pioveva dal cielo. Non oso immaginare come dovesse essere trovarsi veramente sul campo di battaglia all’epoca: rumore assordante, urla di comandi e di dolore, fumo e tantissima polvere che oscuravano la vista, cavalli e cavalieri terrorizzati e, purtroppo, tanti e troppi caduti. Uno dei risvolti positivi, se così si può definire, di questa battaglia è che segnò anche la nascita della Croce Rossa. Henry Dunant, suo fondatore nonché primo Premio Nobel per la pace, rimase talmente sconvolto dalla moltitudine di caduti calpestati e sepolti alla bell’e meglio e dai numerosissimi giovani feriti affidati per lo più alla pietà degli abitanti, da voler migliorare a tutti i costi l’efficienza dei servizi sanitari. Volontà che poi vide realizzazione in questa importantissima istituzione di cui tutti noi oggi possiamo godere.

Rievocazione storica battaglia di San Martino

A questo proposito, il programma della manifestazione è veramente ampio e completo. Oltre alla rievocazione della battaglia campale in sé, offre infatti la possibilità di approfondire molti altri aspetti magari a volte sottovalutati come, ad esempio, la chirurgia da campo e la cura dei feriti ma anche scene di vita da campo con protagoniste le donne, spesso non considerate quando si parla di guerre ma pur sempre presenti. Se vi ho incuriositi, non vi resta che segnarvi già in agenda l’appuntamento per il prossimo anno e consultare il sito internet ufficiale per restare aggiornati sulla data e gli orari del prossimo evento. Quest’anno, le manifestazioni sono durate 3 giorni – da venerdì a domenica – e hanno visto susseguirsi una grande varietà di eventi tra cui visite guidate ai siti storici di San Martino e Solferino, ma anche gite didattiche in battello sul Lago di Garda e una cena esclusiva con la partecipazione dello storico francese Gilles Pécout. Il tutto reso possibile dalla Società Solferino e San Martino, in collaborazione con i comuni di Desenzano del Garda e di Solferino e con la partecipazione dei bravissimi gruppi storici partecipanti che riescono veramente a far fare un tuffo nel passato.

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La Torre di San Martino

In attesa della prossima rievocazione storica della battaglia, potete farvi un’idea visitando la Torre di San Martino, fatta costruire appunto in memoria di questo conflitto. Inaugurata nel 1893 alla presenza di re Umberto I e consorte, con i suoi 19,80 metri di altezza domina tutta la pianura circostante. La fanno da cornice infatti i vigneti del Garda e un bellissimo parco in cui fermarsi per una sosta ammirando, sdraiati sull’erba, la figura della torre che si staglia contro il cielo. L’interno è visitabile e racchiude un piccolo tesoro di statue e affreschi raffiguranti fatti e personaggi del periodo risorgimentale. Dalla cima della torre, poi, si gode di una vista stupenda.

Torre di San Martino della Battaglia

Il Museo di San Martino e la Cappella Ossario

Subito dietro la Torre, troverete il Museo di San Martino realizzato nel 1939. Nelle sue tre sale potrete ammirare i documenti e i cimeli della battaglia del 24 Giugno 1859, tra cui cannoni e altre armi ma anche oggetti comuni a testimonianza della vita quotidiana prima e durante i combattimenti.

Museo di San Martino

Poco distante, percorrendo un bellissimo e fresco viale alberato, si raggiunge anche la Chiesa Ossario che, come fa ben intuire il suo nome evocativo, contiene nell’abside ben 1274 teschi e nella cripta le ossa di 2619 caduti, senza distinzione di nazionalità. Una particolarità di questa guerra fu infatti la presenza nell’Armata francese per la prima volta di combattenti di colore. Inoltre, furono anche tantissimi i volontari italiani che provenivano da ogni parte dello stivale. Essendo un luogo abbastanza particolare, mi sentirei di sconsigliarlo a chi è troppo suggestionabile. Io, per esempio, l’ho visitato la prima volta a 6 anni, assolutamente ignara di che cosa mi aspettava (colpa di mio zio che non è mai stato bravo nel capire cosa fosse più appropriato per una gita con bambini piccoli) e sicuramente m’è rimasto impresso. Al di là di questo episodio, è sicuramente un luogo di ricordo che fa comprendere bene la crudezza di questo scontro e la grande quantità di vittime.

Orari

Dal 17 Marzo al 15 Ottobre: tutti i giorni 9 – 12.30 / 14.30 – 19, continuato 9 – 19 domeniche e festivi

Dal 16 Ottobre al 16 Marzo: da martedì a domenica 9 – 12.30 / 14 – 17.30.

 Prezzi

Ingresso Torre + Museo

  • Adulti: 5€;
  • Bambini 6-10 anni: 2€
  • Ridotto 11-18 anni, ultra 65 anni, comitive: 4€

Cappella

  • Ingresso gratuito

Biglietto unico per la storia ( Torre + Museo San Martino e Rocca e Museo del Risorgimento di Solferino)

  • 8€

Per chi fosse interessato a visitare tutti i luoghi simbolo della Battaglia di San Martino e Solferino, c’è la possibilità di acquistare un biglietto unico cumulativo, scontato del 20%, e valido 30 giorni dal rilascio.

Indicazioni stradali

 

Autostrada: A4 MI-VE, uscita Sirmione/Desenzano

Treno: fermata Desenzano del Garda

Aeroporto: Verona o Bergamo Orio al Serio

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Riserva Naturale Torbiere del Sebino: una passeggiata tra canneti e gelsi seguendo le tracce della torba

Domenica scorsa, grazie alla manifestazione Franciacorta Summer Festival, sono andata alla scoperta del bellissimo territorio della Franciacorta e dei suoi tesori a volte poco conosciuti. A bordo della mitica Vespa…

Domenica scorsa, grazie alla manifestazione Franciacorta Summer Festival, sono andata alla scoperta del bellissimo territorio della Franciacorta e dei suoi tesori a volte poco conosciuti. A bordo della mitica Vespa Primavera e con la guida dei ragazzi di Percorsi Rent&Motion, di cui vi ho raccontato qui,  abbiamo visitato diversi luoghi franciacortini tra cui il Castello di Bornato, l’Abbazia Benedettina Olivetana di San Nicola di Rodengo Saiano e il Borgo del Maglio di Ome. L’ultima tappa del tour ci ha portato poi all’interno della Riserva Naturale Torbiere del Sebino a cui ho deciso di dedicare più spazio, secondo me, decisamente meritato.

Monastero di San Pietro in Lamosa

All’ingresso abbiamo trovato ad accoglierci Silvia, una guida preparatissima che ci ha accompagnati all’interno della riserva partendo dal Monastero di San Pietro in Lamosa. La cosa in assoluto più impressionante delle torbiere è che tutto quello che oggi ci appare come un lago in realtà è stato scavato a mano dall’uomo. E quando dico a mano intendo proprio a mano: non avevano di certo escavatori nel 1862. Prima di allora si trattava di un terreno molto paludoso, ricoperto nella parte centrale più pianeggiante da erbe dure e taglienti, non adatte per il pascolo. Ed è proprio in questo suolo che la torba sì è potuta formare per anni senza ostacoli. E’ solo alla fine del ‘700 che nelle filande di Iseo si scoprì l’uso della torba come combustibile. Si capì infatti che questo materiale essiccato ha una buona resa calorica e cominciarono così ad usarlo sia per il riscaldamento domestico sia poi per le attività commerciali. Il costo era infatti molto inferiore a quello del carbone che veniva importato.

Torba Monastero di San Pietro in Lamosa

Questo diede il via allo sfruttamento del giacimento in modo sistematico che ha portato al paesaggio che vediamo oggi noi camminando tra gli alberi e gli archi naturali formati dai gelsi. Come dicevo prima, la cosa più sorprendente è il durissimo lavoro di manodopera che gli operai svolgevano: a piccoli gruppi di quattro o cinque, gli scavatori e i loro aiutanti estraevano i grossi blocchi di torba manualmente con il metodo dell’escavazione ad umido. Procedevano, cioè, a togliere il primo strato di erba e terra sotto cui c’era subito l’acqua. Con il Luccio, uno strumento affilato a forma di gabbia montato su un lungo manico che ricorda un po’ una vanga, dovevano poi procedere all’estrazione fino a raggiungere il fondo. Il tutto, vorrei ripetere, a mani e piedi nudi immersi nell’acqua fangosa dall’alba al tramonto visto che venivano pagati in base al quantitativo di torba estratta. Era un lavoro estremamente duro che però i braccianti erano costretti ad accettare per sbarcare il lunario. Anche le donne, comunque, non se la passavano meglio. Erano quasi tutte impiegate nelle filande e il baco da seta era il centro del loro universo. Ci raccontava Silvia, infatti, che spesso le donne erano costrette a dormire con i bachi dentro il grembiule per tenerli al caldo e, quando faceva troppo freddo, erano i bachi a stare all’interno delle case e gli abitanti, invece, dovevano arrangiarsi alla meglio. Erano enormi sacrifici che, però, costituivano spesso l’unica alternativa ad una vita di stenti e miseria. Questo durò fino agli anni ’50, quando l’utilizzo della torba cessò completamente.

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Oggi è un’area di 360 ettari, in cui si susseguono canneti e specchi d’acqua che arrivano fino al Lago d’Iseo. La zona che confina direttamente con il Lago viene chiamata “lametta“, mentre la parte più interna, costituita da grandi vasche intervallate da sottili argini di terra, è denominata “lama“. C’è poi un’ultima area formata da vasche ottenute dall’escavazione dell’argilla.

E’ un luogo stupendo per una passeggiata a stretto contatto con la natura: si trovano infatti tantissime varietà di piante ma anche tante specie di uccelli per tutti gli appassionati di birdwatching e non solo. Noi abbiamo avuto la fortuna di avvistare, comodamente fermo sulle ninfee, un airone rosso.

Gli ingressi  e i relativi percorsi sono 3:

  • Ingresso Nord – Percorso Nord: a Iseo, presso il Centro Accoglienza visitatori, di fronte al campo sportivo;
  • Ingresso Centrale – Percorso Centrale: a Provaglio d’Iseo, presso il Monastero San Pietro in Lamosa;
  • Ingresso Sud – Percorso Sud: a Corte Franca presso l’Infopoint, Via Segaboli, vicino al parcheggio del Centro Commerciale “Le Torbiere”.

Riserva Naturale Torbiere del Sebino

Orari

Tutti i giorni dell’anno, dall’alba al tramonto.

Prezzi

Per accedere è necessario comprare un biglietto al costo simbolico di 1€ presso i distributori automatici situati vicino agli ingressi. Il contributo è destinato ai lavori di conservazione e ricerca all’interno della Riserva. Mi raccomando preparate le monete giuste perché sono accettate solo quelle da 1€.

Per i gruppi superiori a 8 persone è obbligatorio entrare accompagnati da una guida autorizzata della Riserva, contattabili direttamente per organizzare la visita. Sul sito internet che vi lascio trovate l’elenco delle guide. Io mi sento di suggerirvi Silvia Adorni anche se non siete in gruppo ma siete alla vostra prima visita: è estremamente preparata e ci ha fatto conoscere tante curiosità di cui non eravamo al corrente.

 

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Franciacorta Summer Festival: in Vespa Primavera lungo la Strada del Vino franciacortina con Percorsi Rent&Motion

Avete presente le bellissime sensazioni di leggerezza e spensieratezza che si hanno andando in Vespa con l’aria tra i capelli e il sole che bacia la pelle? Ecco, sommatele ad…

Avete presente le bellissime sensazioni di leggerezza e spensieratezza che si hanno andando in Vespa con l’aria tra i capelli e il sole che bacia la pelle? Ecco, sommatele ad una calda giornata di giugno,  ai vigneti della Franciacorta e a dell’ottimo vino e avrete il Franciacorta Summer Festival. Un festival enogastronomico alla scoperta dello splendido territorio franciacortino e delle sue rinomate cantine. Ma non solo: per quattro weekend si susseguono, infatti, tantissimi altri eventi correlati che permettono a tutti di visitare questa affascinate e, a mio avviso, spesso sottovalutata zona a due passi dal Lago d’Iseo. Vi ho incuriosito? Siete fortunati perché il festival continua fino al 24 giugno e sul sito trovate il programma dettagliato. La scelta è davvero ampia e ce n’è per tutti i gusti: dalle degustazioni in cantina, alle biciclettate tra i vigneti con tappe ristoro a base di bollicine, passando per voli in mongolfiera e tour in Vespa primavera. Io ho scelto proprio quest’ultimo e devo dire che era da tanto che non mi divertivo così.

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Percorsi Rent&Motion: tour in Vespa tra i vigneti fino alle Torbiere del Sebino

Una delle attività proposte era proprio quella di un tour tra i vigneti della Franciacorta e dei suoi tesori, facendo tappa anche alla Riserva Naturale Torbiere del Sebino. Di buon mattino ci siamo recati alla sede di Percorsi Rent&Motion ad Erbusco, una giovane azienda che organizza tour originalissimi e anche su misura a bordo di pulmini vintage, auto d’epoca e Vespe Primavera per tutto il territorio della Franciacorta. Per i più indipendenti, sappiate che è possibile anche noleggiare i mezzi in piena autonomia.

Come detto, noi abbiamo scelto proprio le vespe e ci siamo trovati benissimo. Avevamo a disposizione Davide, la nostra guida “apripista”, che ci ha accompagnati per tutto il giro ed è stato sicuramente il valore aggiunto. Essendo della zona, conosce a menadito tutte le stradine più particolari e ha saputo raccontarci anche tanti aneddoti e curiosità sul territorio e sulle sue tradizioni. Giusto il tempo di svegliarci con un caffè gentilmente offerto, infatti, e di sbrigare le formalità e ci siamo ritrovati in sella direzione Castello di Bornato, la prima tappa.

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Il Castello di Bornato domina dalla sua posizione privilegiata tutte le colline circostanti ricoperte di vigneti e regala una vista panoramica su tutta la Pianura Padana. Negli anni di massimo splendore – che secondo me mantiene ancora per intero – fu un importante punto di incontro e ritrovo per artisti e letterati provenienti da ogni parte d’Italia. Dante stesso ne è stato ospite più volte. Oggi la proprietaria di casa è la signora Luisa Orlando che la gestisce con estrema cura da più di 30 anni. Dal 2006, la produzione di vino è stata convertita alla coltivazione biologica delle vigne e i vini, prodotti in piccole e preziose quantità, sono acquistabili direttamente presso la dimora. Davide ci ha raccontato che, secondo la leggenda, all’interno del castello, ben nascosto tra le mura, c’è un imponente tesoro. Io sicuramente tornerò con calma per visitare il castello, Villa Orlando e le cantine che già di per sé, secondo me, sono un patrimonio inestimabile e cercherò bene tra gli anfratti. Non si può mai sapere, no?

Orari

Tutte le domeniche e festivi da metà marzo a metà novembre: 10.00 – 12.00 e 14.30 – 18.00 (ottobre e novembre fino alle 17.00)

Per i gruppi è possibile prenotare dal sito internet visite guidate tutto l’anno.

Ci siamo poi diretti verso Rodengo Saiano, dove ci siamo fermati per una breve visita presso l’Abbazia Benedettina Olivetana di San Nicola, un complesso monastico simbolo del Motto Benedettino “Hora et Labora“. Non tutti forse sanno che una delle ipotesi più accreditate per l’origine del nome “Franciacorta”, risale proprio alle opere di bonifica agraria a cui i Monaci Benedettini Cluniacensi sottoposero la zona. In cambio del duro lavoro per rendere salubri le terre a quel tempo molto paludose e per far nascere e prosperare le vigne, i monaci ottennero per il priorato di Rodengo l’esenzione da ogni autorità.  “Francha curtis”, corte franca appunto. Davide, però, ci ha raccontato anche un’altra storia, decisamente più romanzata, sull’origine del nome della sua terra. Gabriele Rosa (1812-1897), patriota risorgimentale di Iseo, narra infatti che Carlo D’Angiò accompagnato dalle sue truppe, sulla via che l’avrebbe portato alla sua incoronazione come re di Napoli, decise di fermarsi a Rovato in Franciacorta. Qui, come c’era da aspettarsi, si lasciarono inebriare dal buon vino ma anche dalle belle donzelle rovatesi, che infastidirono non poco. I cittadini ovviamente non gradirono queste “attenzioni” e, stufi delle costanti scorribande delle truppe, fecero coro ad un loro coraggioso compaesano ciabattino che, armato di un suo attrezzo per conciare le pelli, urlò contro gli sgraditi ospiti: “Francesi andatevene via, perché qui la Francia sarà Corta!” . Io me lo immagino eccome lo stuolo di contadini bresciani arrabbiati, brandendo armi di fortuna, intimare alle truppe straniere di andarsene e alla svelta. E mi piace pensare che il nome derivi proprio da questa storia. L’Abbazia, con i suoi tre chiostri, la biblioteca, il refettorio, la galleria monumentale e il museo sono visitabili tutti i giorni.

Orari

  • Giorni feriali dalle 9:00 alle 11:30 e dalle 15:30 alle 19:00
  • Giorni festivi dalle 7:30 alle 11:30 e dalle 15:00 alle 19:30

Per restare sempre un po’ nel passato, abbiamo fatto tappa anche al Borgo del Maglio di Ome. Questo piccolo complesso è molto caratteristico perché dà la possibilità di ammirare delle antiche fucine ancora all’opera. Il Museo Il Maglio Averoldi è infatti una fucina del XV secolo che, mossa da una ruota idraulica funzionante, permette di assistere a dimostrazioni di lavorazione del ferro come una volta. Oltre al Maglio Averoldi, nel borgo si trova la casa in cui abitava Andrea Averoldi detto “Maér” – Mastro Forgiatore, divenuta oggi la Casa Museo Pietro Malossi. Deve il nome all’antiquario bresciano omonimo che ha donato la collezione di armi, mobilia, quadri e attrezzi dell’epoca che oggi potete vedere qui esposti. Volendo è possibile prenotare anche una visita guidata con gli eredi dei “brüzafer”, ovvero i fabbri ferrai. Si può visitare anche in autonomia i sabati, le domeniche e i festivi da aprile a settembre dalle 10 alle 12 e  dalle 15 alle 18. Nei mesi di marzo, ottobre e novembre invece il sabato dalle 10 alle 12, le domeniche e i festivi dalle 15 alle 17. Il costo del biglietto è di 5€ ( 3€ per i bambini 7-14 anni, +60enni, gruppi di almeno 15 persone paganti ). 

L’ultima tappa del tour in Vespa ci ha portati infine alla Riserva Naturale Torbiere del Sebino, un luogo splendido in mezzo alla natura a cui ho voluto dedicare un intero post che trovate qui.

Riserva Naturale Torbiere del Sebino

Alla fine del giro in Vespa, giusto per ristorarci e riprenderci dal caldo afoso dopo la passeggiata alle torbiere, ci siamo fermati a bere bollicine e ad assaggiare le specialità locali alla locanda Il Viandante a Provaglio d’Iseo. Un locale molto particolare, all’interno della stazione del treno di  Provaglio/Timoline linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo. I gestori di questa associazione culturale in difesa del territorio sono ragazzi giovani pieni di iniziative che mettono in pratica nei numerosi eventi organizzati. Qui potete anche comprare i biglietti d’ingresso per la Riserva delle Torbiere che è facilmente raggiungibile a piedi.

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Devo dire che tutto il tour è stato organizzato alla perfezione e sopratutto è stato curato nei minimi dettagli: dalle bottigliette d’acqua offerte, alle spiegazioni e sopratutto alla disponibilità e simpatia dei ragazzi. Credo sia molto importante dare voce a queste piccole realtà gestite da giovani che hanno la voglia e la passione di valorizzare e far conoscere il proprio territorio.

 

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Limonaie del Garda: itinerario alla scoperta dei giardini sospesi tesoro del Lago di Garda

Ciao a tutti, mi chiamo Monica e ho una vera e propria dipendenza dai limoni. Ebbene sì, lo ammetto: altro che prezzemolo, secondo me è proprio il limone che sta…

Ciao a tutti, mi chiamo Monica e ho una vera e propria dipendenza dai limoni. Ebbene sì, lo ammetto: altro che prezzemolo, secondo me è proprio il limone che sta bene con tutto e lo metterei ovunque. Oltre che a mettermi immediata allegria con il suo bel colore giallo, il suo profumo inebriante mi fa subito pensare all’estate e al bel tempo. Non c’è quindi da stupirsi che domenica scorsa mi sia lanciata alla scoperta delle limonaie della sponda bresciana del Lago di Garda. Era da un po’ che lo volevo fare ma, per un motivo o per l’altro, ho sempre rimandato. Fino ad ora. In realtà il piano era un altro ma, complice la strada bloccata a causa di un incidente, non ci abbiamo pensato un attimo a fare dietrofront e ad andare a Limone sul Garda ovvero la prima tappa del nostro tour delle limonaie. Ammirare la stupenda vista sul Lago di Garda circondata dal profumo avvolgente degli agrumi, nella sua semplicità, per me è stata una delle esperienze più belle. Inoltre, ho avuto la possibilità di imparare tantissime cose sulla coltivazione di questi frutti e soprattutto sul duro lavoro che i miei antenati bresciani hanno fatto per riuscire a farli crescere anche in un territorio che così semplice non è.

Limonaia Pra de la Fam Tignale

Limoni del Garda: qualche cenno storico

Anche se i cugini siciliani, e più in generale, meridionali sono oggi più conosciuti e diffusi non è sempre stato così. Sul Garda, infatti, i limoni sono approdati nel corso del XIII secolo portati dai frati del convento di San Francesco di Gargnano. E intorno al 1700, quello dei limoni sul Garda era un vero e proprio commercio: venivano infatti esportati in tantissimi paesi soprattutto del Nord Europa tra cui l’Ungheria, il Tirolo, l’Austria, la Polonia e perfino la Russia. Grazie ai minori costi di trasporto rispetto ai limoni genovesi e a quelli del Sud Italia, gli agrumi del lago seguivano la rotta di Torbole e Nago e si fermavano, come prima tappa, a Bolzano dove c’era una piazza di smistamento.  Qui venivano divisi a seconda della grossezza a cui corrispondeva ovviamente un prezzo diversificato ma anche una differente meta. C’erano infatti gli agrumi fini, sopraffini, gli scarti, gli scartabelli e i cascaticci. Chissà che goduria quelli sopraffini! Il litorale a nord di Salò divenne così la zona di coltivazione degli agrumi più settentrionale del mondo. E anche il prezzo era tra i più alti: gli agrumi di queste zone, infatti, erano apprezzati moltissimo per le loro qualità medicinali, il sapore e l’aroma del succo e la loro forma più rotonda.

Purtroppo, però, durante la seconda metà dell’Ottocento questo fiorente commercio subì una dura crisi. Le cause furono diverse: sicuramente il miglioramento delle vie di comunicazione e l’Unità d’Italia furono determinanti. Gli agrumi meridionali venivano venduti a prezzi irrisori con cui era impossibile competere. Anche la malattia della gommosi che colpì le piante negli stessi anni e la scoperta dell’acido citrico sintetico contribuirono a segnare la fine dell’era d’oro degli agrumi del Garda. Per non parlare, poi, della Grande Guerra e delle requisizioni del materiale di copertura dei giardini che diede il colpo definitivo. Ma gli abitanti del lago, si sa, son di tempra dura e non si diedero per vinti. L’inaugurazione della strada “Gardesana Occidentale”, nel 1931, finalmente mise in comunicazione Gargnano, Limone e Riva del Garda e portò anche il turismo su questa sponda del lago. In un batter d’occhio spuntarono in ogni angolo utile carretti e treppiedi improvvisati per vendere i limoni ai passanti a suon di “Limoni, prego, Limoni del Garda”. Gli antenati del “cocco bello” insomma.

Limonaia del Castèl Limone sul Garda

Negli ultimi anni, sempre grazie al turismo, le varie amministrazioni comunali hanno ristrutturato alcune delle limonaie che per anni sono state abbandonate e le hanno aperte al pubblico. Un’iniziativa, secondo me, bellissima per salvaguardare un patrimonio così importante. Io ne ho visitate 3: la Limonaia del Castèl a Limone, la Limonaia Pra dela Fam a Tignale e la Limonaia Antichissima Malora a Gargnano.

Limonaia Antichissima Malora – Gargnano

Comincio dall’ultima che ho visitato ma che mi è rimasta nel cuore. Questo agrumeto, pur risalendo addirittura al XVI secolo, mantiene intatto tutto il suo splendore originale ed è ancora in piena produzione. Il suo nome deriva dal rio Malora che un tempo alimentava le ruote dei mulini e altre limonaie. E’ interamente gestita dal signor Giuseppe Gandossi, che nel 1978 l’ha acquisita e fatta tornare alla vita dopo i molti anni di abbandono, e da suo figlio Fabio. Sono loro, infatti, che si prendono cura delle piante con duro lavoro. Il signor Gandossi ci ha spiegato, di fronte ad un bicchierino del loro buonissimo limoncello fatto in casa (il più buono che ho mai assaggiato, ve lo garantisco), come funziona la copertura della limonaia.

Verso la metà di novembre, le assi di legno vengono tirare fuori dal Casel, la struttura dove viene depositato il materiale di copertura, e a mano vengono disposte orizzontalmente sulla struttura di travi di castagno e qui inchiodate. Sulle facciate vengono poi posizionate finestre ed ante e ogni piccolo spiraglio viene stupinàt, ovvero tappato con una speciale paglia fatta in casa. E’ quella che mi ha colpita di più proprio per la grande passione che i proprietari ci mettono nella gestione e che si notano in ogni piccolo dettaglio per cercare di mantenere la limonaia il più possibile simile a quelle tradizionali. E il risultato si vede eccome! Abbiamo avuto il piacere di vedere il signor Gandossi all’opera mentre preparava a mano  i grümiàl, i sacchi in pelle d’animale usati nella tradizione per porre i limoni appena raccolti. Ci ha raccontato anche molti aneddoti di cui non eravamo a conoscenza come per esempio i lunghi viaggi che gli emissari delle comunità ebraiche del Nord Europa compivano per poter cogliere con le loro mani i cedri del Garda. I frutti dovevano rispettare molte caratteristiche ed essere pressoché “perfetti” e quando li trovavano compivano questi viaggi lunghissimi perché nessun altro poteva toccarli. Non serve neanche dire quanto li pagassero!

Orari:

  • Tutti i giorni  10:00 – 12:00         16:00 – 18:00
  • Visita guidata ore 11.00

Prezzi:

  • Ingresso intero: 3€ comprensivo di degustazione a fine giro dei prodotti fatti con i frutti della limonaia

Indirizzo:

  • Via Libertà,  2 – 25084 Gargnano (BS)

Sul sito internet trovate tutti gli altri recapiti.

Limonaia Pra de la Fam – Tignale

Limonaia Pra de la Fam Tignale

La limonaia Pra de la Fam è in realtà un ecomuseo che si trova in una posizione privilegiata proprio fronte lago, a due passi dal Porto di Tignale. La vista, inutile dire, è impagabile.

La struttura, ristrutturata nel 1985 grazie all’intervento della Comunità Montana del Parco Alto Garda Bresciano e inaugurata il 9 novembre 1985, è stata successivamente oggetto di due altri interventi di restauro, l’ultimo nel 2017.

Resta però di proprietà della famiglia Parisini che ha concesso la Limonaia in comodato d’uso al Pubblico.

Ora la sua gestione è affidata agli operatori del Comune di Tignale e dell’Ufficio Unico del Turismo in collaborazione con associazioni e privati, che hanno saputo valorizzare questo bellissimo giardino degli agrumi. Oggi si si possono ammirare le 80 piante colme di frutti che furono piantate nell’anno della ristrutturazione.

Orari:

  • Dal 25/03 al 31/10: dalle 10.00 alle 17.00
  • Ogni giovedì alle 10.30: visite guidate con degustazione di prodotti fatti con i frutti della limonaia, su prenotazione chiamando il numero 0365/73354 o scrivendo a info@tignale.org.

Sul sito internet trovate tutti i dettagli per programmare la visita.

Prezzi:

  • Ingresso intero: 2€
  • Ingresso con visita guidata e degustazione: 4€
  • Bambini fino a 6 anni: gratis
  • Con TIGNALE CARD: ingresso gratuito; visita guidata e degustazione 3€

La Limonaia del Castèl – Limone sul Garda

Quella di Limone è forse la limonaia più visitata e conosciuta. Si trova proprio nel centro storico e il suo giardino occupa una superficie di 1633 mq, solo una parte della più ampia struttura originale. La sua costruzione risale ai primi del Settecento e negli anni ha subito più interventi per migliorarla. Oggi il casel centrale, ovvero la struttura dove si depositano i materiali di copertura, e la canalizzazione dell’acqua per l’irrigazione sono stati ripristinati. Inoltre, sono stati aggiunti l’impianto elettrico e i servizi igienici. Tutte migliorie che hanno portato all’apertura al pubblico di questa limonaia il 22 luglio 2004. Si possono così ammirare parecchie piante di agrumi tra cui limoni, cedri, pompelmi, mandarini, clementine, mandaranci, chinotti (non li avevo mai visti dal vivo) e kumquat. Che cos’è il kumquat? L’ho scoperto anche io durante questa visita 🙂 Comunemente viene chiamato anche mandarino cinese; il nome kumquat deriva infatti dalla sua pronuncia cantonese e si può tradurre letteralmente con “tangerino d’oro“. In sostanza, a me è sembrata un’arancia in miniatura che, a quanto pare, ha tantissime proprietà.

Orari:

  • dal 24/03 al 18/05 e dal 16/09 al 31/10: dalle 10.00 alle 18.00
  • dal 19/05 al 15/09: dalle 10.00 alle 22.00

Si possono anche prenotare visite guidate chiamando al numero 0365/954008. Trovate altri dettagli sul sito internet.

Prezzi:

  • Ingresso intero: 2€
  • Bambini da 10 a 14 anni: 1€
  • Bambini fino a 9 anni: gratis

Il contributo del biglietto viene destinato alle spese di mantenimento della Limonaia, quindi direi sono soldi ben spesi.

 Limonaia del Castèl Limone sul Garda

N.B. Tutte le foto presenti nell’articolo sono miei scatti e sono quindi di mia proprietà materiale ed intellettuale. Tutti i diritti sono riservati ed è vietato copiarli, riprodurli e pubblicarli con qualsiasi mezzo e su qualsiasi supporto.

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21 commenti su Limonaie del Garda: itinerario alla scoperta dei giardini sospesi tesoro del Lago di Garda

Mermaid Parade a New York: una giornata da “local” tra le maschere multi color dell’evento estivo più importante di Coney Island

Sono passati ormai due anni dal mio viaggio a New York. Mi ricordo ancora la voce del comandante che all’atterraggio ci ha accolti con la frase di rito “Welcome to…

Sono passati ormai due anni dal mio viaggio a New York. Mi ricordo ancora la voce del comandante che all’atterraggio ci ha accolti con la frase di rito “Welcome to the United States of America”, benvenuti negli Stati Uniti d’America. La rendono una cosa ancora più speciale e  per me è stata una vera emozione. Una delle voci sulla mia lista delle “cose da fare assolutamente una volta nella vita” spuntata.  

Tanti mi hanno chiesto cosa ci fosse di bello da vedere a New York a parte i grattacieli svettanti e la folla di gente stressata che, per strada, sfreccia in ogni direzione sempre con il telefono alla mano. Beh secondo me la cosa più bella in assoluto di New York è proprio il suo spirito unico e assolutamente libero. Si lavora certo, e tanto, ma nei momenti liberi questa grande città ha un sacco da offrire ai suoi cittadini come ricompensa. E loro ne approfittano, contenti, in ogni occasione disponibile. E’ in questi attimi che si vede l’altro lato dei newyorkesi: quello colorato, divertente e anche un po’ pazzo. Anzi decisamente folle. 

Mermaid Parade Coney Island

Io ho avuto la fortuna di imbattermi, per puro caso, in uno di questi momenti di festa: la Mermaid Parade a Coney Island. Tutti i giorni, infatti, quando prendevo l’ascensore in hotel vedevo un piccolo volantino appeso in cui si parlava di questa Mermaid Parade di cui non avevo mai sentito parlare. Si teneva proprio durante il mio ultimo giorno nella Grande Mela e l’ho visto un po’ come un segno. Io sono sempre attratta da questi eventi da veri “local”, magari poco pubblicizzati all’estero e quindi poco conosciuti dai turisti. Così, complice la bellissima giornata estiva, ho preso la metro da brava finta newyorkese direzione Coney Island. Una delle migliori decisioni che ho preso. Continuate a leggere per scoprire perché.

Mermaid Parade a Coney Island: qualche cenno storico

La Mermaid Parade è una manifestazione originaria di Coney Island a New York, nonché la più grande parata artistica della nazione. Si svolge intorno alla metà di giugno e rappresenta uno dei più important eventi dell’estate newyorkese. Pensate che la Mermaid Parade è stata fondata addirittura nel 1983 e quest’anno celebra infatti la 36esima edizione. 

Mermaid Parade Coney Island

Ma cos’è la Mermaid Parade? 

Si tratta di una parata in cui vengono celebrati i protagonisti della mitologia antica e in particolare quelli del fondo del mare. I fondatori della Mermaid Parade volevano infatti rendere le storie mitologiche di sirene e tritoni reali per gli abitanti di Coney Island che vivono proprio nelle strade chiamate “Mermaid – Sirena” e “Neptune – Nettuno”. In questo modo avrebbero potuto tirar fuori la loro vena artistica e mostrarla a tutti gli altri newyorkesi che, di solito, li vedono solo come “quelli del parco giochi di Coney Island”. Negli anni, ovviamente, l’idea si è evoluta e ora attira ogni anno più di 3000 partecipanti attivi che arrivano da tutti e 5 i distretti di New York ma anche da fuori. Un vero e proprio lavoro artistico, in cui i creativi mettono a disposizione di tutti le loro doti per celebrare in grande stile il solstizio d’estate. Se andrete, vedrete tantissime persone tranquillamente sedute in metro abbigliate di tutto punto con code da sirena, squame, tritoni e piume, pronte per sfilare o semplicemente per partecipare al giorno di festa.  E’ una vera e propria parata in pompa magna in cui i partecipanti, con gli abiti più assurdi e spesso fatti a mano, si sfidano a colpi di tamburo e a suon di megafono. Per me è stato un vero e proprio tripudio di suoni e colori. E sì, anche di personaggi alquanto bizzarri. Se ne incontravano di tutti i tipi: sirene, meduse, pirati, marinai, ma anche pesci, sommergibili, pescatori di perle, e chi più ne ha più ne metta. Il tutto in un’atmosfera frizzante e travolgente che riesce a far ballare anche i pali come me. Il fatto che si svolga sulla strada principale di Coney Island, a due passi dalla spiaggia e dal mare, rende ancora più reale l’ambientazione marina. La cosa migliore però è il senso di libertà che trasuda ovunque: è una celebrazione di festa, in cui chiunque è benvenuto a prescindere dall’orientamento religioso, politico e sessuale o dall’appartenenza a gruppi etnici. Ognuno, per una giornata, può togliersi la maschera indossata tutti i giorni e vestire i panni, invece, del proprio io in versione artistica e colorata. 

Mermaid Parade 2018:  quando si svolge e dove vederla

Ques’anno la Mermaid Parade si terrà il 16 giugno, quindi se vi trovate da quelle parti non perdetevela. La parata solitamente comincia alle ore 13, ma vista l’enorme folla che partecipa, è meglio arrivare prima e prendere posto. Io ero arrivata per le 11 e c’era già quasi tutto pieno. 

Mermaid Parade Coney Island

Il percorso

La parata segue questo percorso: parte dalla West 21st Street e prosegue sulla famosa Surf Avenue. Continua poi sulla West 10th Street, dove c’è anche la parata delle macchine d’epoca e non solo e arriva poi, attraversando la West 17th Street,  a Steeplechase Plaza dove si conclude. Quando l’ultimo partecipante supera lo stand dei giudici tra la West 19th e Surf Avenue, circa alle 16, il fondatore stesso della Mermaid Parade Dick D. Zigun accompagnerà il Re Nettuno e la sua Regina Sirena fino al mare, dove viene inaugurata ufficialmente la stagione balneare. 

Mermaid Parade Coney Island

Qual è il posto migliore da cui vedere la Mermaid Parade?

Sicuramente uno dei luoghi migliori in cui stare per vedere al meglio la parata è di fianco alla passerella transennata. Ma è Surf Avenue il vero cuore della festa; non per niente si riempie subito e, giusto per continuare la metafora marina, vi sentirete un po’ delle sardine. Se vi spostate però verso nord, oltre la ressa, la strada è più sgombera e si riesce a fare qualche foto senza dover sgomitare. Se avete fretta di andare via, vi consiglio di stare sul lato da cui arriverete quindi quello che dà sulla strada. In caso contrario, scegliete quello opposto che dà sul mare, così quando vi stufate, potete andare a sdraiarvi in spiaggia. Volendo, è possibile anche acquistare per circa 150 dollari un posto in tribuna coperta. Ma lo consiglio solo ai veri appassionati. 

Mermaid Parade Coney Island

Come si partecipa alla Mermaid Parade?

Se avete voglia anche voi di travestirvi da sirenette e pirati, sappiate che lo potete fare e potete anche partecipare alla parata. Come? Basta iscriversi online e fare il check-in tra la 21th e la 22th entro le 13 del giorno stesso. Non dovete per forza essere in gruppo per partecipare: è disponibile anche l’iscrizione individuale a 30-35 dollari. Qui vi lascio il link della pagina ufficiale in cui le iscrizioni sono già aperte.

Come si raggiunge Coney Island?

Raggiungere Coney Island con la metro è semplicissimo. Da Manhattan, dove probabilmente alloggerete, ne partono infatti ben 4 e che vi portano fino alla stazione di Coney Island – Stillwell Avenue, ovvero le linee D, F, N, Q. Vi lascio qui la mappa scaricabile della metro di New York. Potete tranquillamente usare la Metrocard e la cosa bella è che la metro ad un certo punto è sopraelevata e quindi potete ammirare anche Brooklyn durante il viaggio.

 

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