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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Giorno: 14 giugno 2018

Riserva Naturale Torbiere del Sebino: una passeggiata tra canneti e gelsi seguendo le tracce della torba

Domenica scorsa, grazie alla manifestazione Franciacorta Summer Festival, sono andata alla scoperta del bellissimo territorio della Franciacorta e dei suoi tesori a volte poco conosciuti. A bordo della mitica Vespa…

Domenica scorsa, grazie alla manifestazione Franciacorta Summer Festival, sono andata alla scoperta del bellissimo territorio della Franciacorta e dei suoi tesori a volte poco conosciuti. A bordo della mitica Vespa Primavera e con la guida dei ragazzi di Percorsi Rent&Motion, di cui vi ho raccontato qui,  abbiamo visitato diversi luoghi franciacortini tra cui il Castello di Bornato, l’Abbazia Benedettina Olivetana di San Nicola di Rodengo Saiano e il Borgo del Maglio di Ome. L’ultima tappa del tour ci ha portato poi all’interno della Riserva Naturale Torbiere del Sebino a cui ho deciso di dedicare più spazio, secondo me, decisamente meritato.

Monastero di San Pietro in Lamosa

All’ingresso abbiamo trovato ad accoglierci Silvia, una guida preparatissima che ci ha accompagnati all’interno della riserva partendo dal Monastero di San Pietro in Lamosa. La cosa in assoluto più impressionante delle torbiere è che tutto quello che oggi ci appare come un lago in realtà è stato scavato a mano dall’uomo. E quando dico a mano intendo proprio a mano: non avevano di certo escavatori nel 1862. Prima di allora si trattava di un terreno molto paludoso, ricoperto nella parte centrale più pianeggiante da erbe dure e taglienti, non adatte per il pascolo. Ed è proprio in questo suolo che la torba sì è potuta formare per anni senza ostacoli. E’ solo alla fine del ‘700 che nelle filande di Iseo si scoprì l’uso della torba come combustibile. Si capì infatti che questo materiale essiccato ha una buona resa calorica e cominciarono così ad usarlo sia per il riscaldamento domestico sia poi per le attività commerciali. Il costo era infatti molto inferiore a quello del carbone che veniva importato.

Torba Monastero di San Pietro in Lamosa

Questo diede il via allo sfruttamento del giacimento in modo sistematico che ha portato al paesaggio che vediamo oggi noi camminando tra gli alberi e gli archi naturali formati dai gelsi. Come dicevo prima, la cosa più sorprendente è il durissimo lavoro di manodopera che gli operai svolgevano: a piccoli gruppi di quattro o cinque, gli scavatori e i loro aiutanti estraevano i grossi blocchi di torba manualmente con il metodo dell’escavazione ad umido. Procedevano, cioè, a togliere il primo strato di erba e terra sotto cui c’era subito l’acqua. Con il Luccio, uno strumento affilato a forma di gabbia montato su un lungo manico che ricorda un po’ una vanga, dovevano poi procedere all’estrazione fino a raggiungere il fondo. Il tutto, vorrei ripetere, a mani e piedi nudi immersi nell’acqua fangosa dall’alba al tramonto visto che venivano pagati in base al quantitativo di torba estratta. Era un lavoro estremamente duro che però i braccianti erano costretti ad accettare per sbarcare il lunario. Anche le donne, comunque, non se la passavano meglio. Erano quasi tutte impiegate nelle filande e il baco da seta era il centro del loro universo. Ci raccontava Silvia, infatti, che spesso le donne erano costrette a dormire con i bachi dentro il grembiule per tenerli al caldo e, quando faceva troppo freddo, erano i bachi a stare all’interno delle case e gli abitanti, invece, dovevano arrangiarsi alla meglio. Erano enormi sacrifici che, però, costituivano spesso l’unica alternativa ad una vita di stenti e miseria. Questo durò fino agli anni ’50, quando l’utilizzo della torba cessò completamente.

IMG_2572

Oggi è un’area di 360 ettari, in cui si susseguono canneti e specchi d’acqua che arrivano fino al Lago d’Iseo. La zona che confina direttamente con il Lago viene chiamata “lametta“, mentre la parte più interna, costituita da grandi vasche intervallate da sottili argini di terra, è denominata “lama“. C’è poi un’ultima area formata da vasche ottenute dall’escavazione dell’argilla.

E’ un luogo stupendo per una passeggiata a stretto contatto con la natura: si trovano infatti tantissime varietà di piante ma anche tante specie di uccelli per tutti gli appassionati di birdwatching e non solo. Noi abbiamo avuto la fortuna di avvistare, comodamente fermo sulle ninfee, un airone rosso.

Gli ingressi  e i relativi percorsi sono 3:

  • Ingresso Nord – Percorso Nord: a Iseo, presso il Centro Accoglienza visitatori, di fronte al campo sportivo;
  • Ingresso Centrale – Percorso Centrale: a Provaglio d’Iseo, presso il Monastero San Pietro in Lamosa;
  • Ingresso Sud – Percorso Sud: a Corte Franca presso l’Infopoint, Via Segaboli, vicino al parcheggio del Centro Commerciale “Le Torbiere”.

Riserva Naturale Torbiere del Sebino

Orari

Tutti i giorni dell’anno, dall’alba al tramonto.

Prezzi

Per accedere è necessario comprare un biglietto al costo simbolico di 1€ presso i distributori automatici situati vicino agli ingressi. Il contributo è destinato ai lavori di conservazione e ricerca all’interno della Riserva. Mi raccomando preparate le monete giuste perché sono accettate solo quelle da 1€.

Per i gruppi superiori a 8 persone è obbligatorio entrare accompagnati da una guida autorizzata della Riserva, contattabili direttamente per organizzare la visita. Sul sito internet che vi lascio trovate l’elenco delle guide. Io mi sento di suggerirvi Silvia Adorni anche se non siete in gruppo ma siete alla vostra prima visita: è estremamente preparata e ci ha fatto conoscere tante curiosità di cui non eravamo al corrente.

 

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15 commenti su Riserva Naturale Torbiere del Sebino: una passeggiata tra canneti e gelsi seguendo le tracce della torba

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