fbpx

Checked - In

Checked - In

Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Categoria: Asia

Phi Phi Islands: escursione a Maya Bay, Bamboo Island e Mosquito Island

  “Io credo ancora nel paradiso, ma almeno adesso so che non è un posto da cercare fuori. Perché non è dove vai, lo trovi dentro, quando senti per un momento di far parte di qualcosa……

 

“Io credo ancora nel paradiso, ma almeno adesso so che non è un posto da cercare fuori. Perché non è dove vai, lo trovi dentro, quando senti per un momento di far parte di qualcosa… e se lo trovi, quel momento, dura per sempre.” 

Richard/Leonardo Di Caprio – The Beach 

No, non ho cambiato tema al blog convertendolo in uno di citazioni letterarie. Ma quando si parla di Maya Bay non si può prescindere dal parlare anche del film The Beach, in cui un giovane Leonardo Di Caprio sperimentava la vita ribelle e alquanto alternativa in una spiaggia thailandese sperduta e paradisiaca. Correva l’anno 2000 e, per raggiungere Maya Bay Di Caprio – mappa “del tesoro” alla mano – ha dovuto farsi una bella nuotata, seguita da tuffi adrenalinici e scarpinate in mezzo alla foresta tropicale prima di raggiungere la segretissima meta. Ma l’espressione di meraviglia che avevano lui e i suoi compagni d’avventura è esattamente la stessa che chiunque approdi in questa baia ha anche oggi a distanza di 18 anni e milioni di turisti. Oggi sicuramente non è più una meta segreta, anzi. E’ presa letteralmente d’assalto da migliaia e migliaia di visitatori che ogni giorno arrivano qui per ammirare le meraviglie di questa spiaggia da sogno. La domanda che molti si pongono prima di partire è “ma ne vale veramente la pena?”. Ho pensato quindi di condividere con voi la mia esperienza e poi giudicherete voi se Maya Bay meriti o no una visita.

4933169100000578-5389793-image-a-26_1518600858628.jpg

Maya Bay oltre il mito: vale la visita?

Quando si cercano le immagini delle spiagge thailandesi, quella in cui ci si imbatte più spesso è senz’ombra di dubbio la spiaggia incantata di Maya Bay. Molti la considerano il prototipo di spiaggia ideale per eccellenza: scogliere calcaree e faraglioni a strapiombo sul mare che la circondano e la proteggono, acque cristalline, sabbia che sembra borotalco e il verde della foresta tropicale tutto intorno. Sembra davvero di essere approdati su una spiaggia deserta e da film … se non fosse per la quantità esorbitante di turisti che vengono scaricati su questo lembo di sabbia ad ogni ora del giorno. Il film è stato infatti la fortuna e al contempo la disgrazia di Maya Bay. Sul sito dell’autorità del turismo della Thailandia è riportato infatti che sono di media 5000 i turisti che ogni giorno visitano questa baia. Questo ha fatto sì che tutto l’ecosistema della zona ne abbia risentito pesantemente, tanto che si è arrivati alla drastica decisione di sospendere l’accesso ai visitatori per 4 mesi: dal 1 giugno al 30 settembre non sarà permesso alle barche di entrare ed attraccare nella baia antistante la famosissima spiaggia. I viaggiatori potranno comunque scattare qualche fotografia ricordo da una distanza di 400 metri, ovvero dalle due enormi rocce calcaree che fanno da guardiane all’ingresso naturale alla laguna. Tutto questo per cercare di dar un po’ di respiro alla barriera corallina e a tutti i suoi abitanti acquatici, ormai molto danneggiati e provati.

 

Essendo raggiungibile solo via mare, il flusso di barche cariche di viaggiatori è davvero importante. E questo, oltre a provocare enormi danni ambientali alla flora e alla fauna marine, crea anche molto caos. A mio avviso, il problema maggiore sono le enormi barche, quasi dei battelli, che partono da Phuket o Krabi e organizzano gite giornaliere alle Isole Phi Phi e, quindi, immancabilmente a Maya Bay. Credo che se ci si limitasse ai turisti che effettivamente soggiornano a Ko Phi Phi Doh, il numero di persone calerebbe notevolmente. In ogni caso, a me la laguna è piaciuta molto nonostante la folla che si trova. Anche se siamo partiti presto, infatti, non c’è stato nulla da fare ma del resto ce lo aspettavamo. La buona notizia è che la maggior parte degli avventori si fermano sulla spiaggia a scattare un’infinità di foto alla ricerca della posa perfetta. Io, invece, che sono molto poco fotogenica ho deciso di addentrarmi nella “foresta” e man mano che si cammina diminuisce la gente e aumentano le palme. Come dicono anche i cartelli “attenzione ai cocchi” che potrebbero cadervi in testa 😀 Da vedere non c’è molto, ma è comunque piacevole farsi una passeggiata all’interno della natura. Abbiamo scoperto che per i più avventurosi organizzano anche dei tour con pernottamento in tenda sull’isola per una notte.

In generale, secondo me, vale la pena fare un salto a Maya Bay se ci si trova già a Ko Phi Phi Doh, vista la breve distanza, e si organizza una visita a più baie e isolotti. Quello che ho apprezzato maggiormente, infatti, sono stati i tuffi e le nuotate nelle calette vicine e lo snorkeling che si può fare in tranquillità senza l’odore di carburante delle barche. Non la consiglierei invece a chi non soggiorna vicino perché, al di là del costo delle gite organizzate, ci si mette parecchio per raggiungerla e una volta arrivati c’è poco da vedere e non è attrezzata. Inoltre, consiglio di scegliere una longtail boat per arrivarci: sarete più indipendenti e non dovrete aspettare i tempi stabiliti dai tour operator che di solito vi scaricano sull’isola e vi fanno aspettare anche un paio d’ore per ripartire.

Bamboo Island e Mosquito Island: paradisi per lo snorkeling

Abbiamo scoperto questi due isolotti per puro caso durante il nostro “giorno in paradiso”, di cui vi ho parlato qui. Inutile dire che ce ne siamo innamorati perdutamente. Sono due piccole ma affascinanti perle del Mare delle Andamane, perfette per lo snorkeling e per una giornata all’insegna del relax. A differenza di Maya Bay, sono molto meno frequentanti ed è quindi possibile assaporare davvero la sensazione di trovarsi da soli su un’isola deserta. Noi ci siamo arrivati in longtail boat dal nostro hotel nella parte nord – orientale di Ko Phi Phi Doh. E’ stata un’avventura perché quando siamo partiti il mare era molto mosso, tanto che perfino il nostro accompagnatore thailandese nonché proprietario della barca era molto titubante. Alla fine siamo partiti lo stesso ma ammetto che ci sono stati momenti, nel bel mezzo del mare e con la terraferma molto lontana, in cui abbiamo avuto paura di fare la fine di Robinson Crusoe, altro che Di Caprio. Ma ce l’abbiamo fatta e credo sia una di quelle giornate che non scorderò mai. E’ stato tutto perfetto: dal picnic sulla spiaggia deserta, ai bagni nelle calde acque delle Andamane circondati da tanti pesciolini colorati.

maxresdefault

Ko Mai Phai, alias Bamboo Island, è un’isoletta a circa 5 km a nord di Ko Phi Phi Doh ed è caratterizzata da fondali sabbiosi ed acque cristalline. E’ disabitata e c’è solo un piccolo bar con qualche tavolino. E questa è la cosa migliore. Per raggiungerla, ovviamente solo in barca, consiglio sempre di affidarsi alle longtail boat dei pescatori locali o, se soggiornate allo Zeavola Resort & Spa, di visitarla durante il non plus ultra delle gite romantiche “One day in Paradise”. Una volta arrivati le possibilità sono due: attraccare e pagare la tassa del parco nazionale di circa 5€ oppure gettare l’ancora un po’ più al largo e dedicarsi allo snorkeling e raggiungere la riva a nuoto.

bamboo-island

Mosquito Island, Ko Yung in thailandese, è la più remota delle Phi Phi Islands e come Bamboo Island è deserta e perfetta per una visita in giornata. Il fondale è più roccioso rispetto a quello di Ko Mai Phai ma, purtroppo, la barriera corallina è stata parecchio danneggiata e la fauna marina è veramente scarsa. Il Dipartimento dei Parchi Nazionali Thailandese ha infatti recentemente deciso di vietarne l’accesso fino a data da stabilirsi per cercare di ripristinare un po’ l’ecosistema. Se progettate una visita informatevi bene, quindi, prima di partire perché potrebbe essere che non vi possiate neanche avvicinare.

9a148f45efad73314415e38f2fadfa8d

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (3 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...
Nessun commento su Phi Phi Islands: escursione a Maya Bay, Bamboo Island e Mosquito Island

Phi Phi Islands: La mia esperienza allo Zeavola Resort & Spa

E’ lunedì mattina, ci sono già 30 gradi all’ombra e io sto lavorando. Partendo dal presupposto che lavorare in estate dovrebbe essere vietato per legge, non posso però far altro…

E’ lunedì mattina, ci sono già 30 gradi all’ombra e io sto lavorando. Partendo dal presupposto che lavorare in estate dovrebbe essere vietato per legge, non posso però far altro che lamentarmi visto che le bollette son lì che mi guardano e mi ricordano che, purtroppo, in ufficio ci devo andare anche d’estate quando ci si scioglie già solo respirando. Ed è proprio mentre stavo cercando di scollare le gambe dalla sedia che mi è venuta in mente, fulminea e tentatrice, l’immagine di me su una spiaggia bianchissima mentre sorseggio un cocktail con tanto di ombrellino colorato all’ombra di una palma. E riesco ad immaginarmela così vividamente perché questo paradiso esiste e ci sono stata davvero l’anno scorso. Si tratta delle Phi Phi Islands, precisamente di Ko Phi Phi Don.  Ma andiamo con ordine.

Zeavola Resort Phi Phi Islands

Phi Phi Islands: Ko Phi Phi Don e Ko Phi Phi Leh

Spesso parlando di questo angolo di paradiso nel Sud della Thailandia, lo si fa erroneamente al singolare. In realtà le isole sono due: Ko Phi Phi Don e Ko Phi Phi Leh. La prima, la più grande, è l’isola di approdo di ogni viaggiatore ed è anche quella in cui si trovano le strutture turistiche. Offre un’ampia scelta in fatto di resorts, guesthouses, ristoranti, locali e negozi. Il Ton Sai Village è sicuramente il centro nevralgico delle attività dell’isola, nonché il cuore pulsante della movida notturna. Oltre agli sfrenati ed esotici beach parties che richiamano turisti da ogni dove, il Ton Sai Village è caratteristico perché in realtà altro non è che un lungo lembo di sabbia che collega le due baie dell’isola: Ao Ton Sai, a sud, e Ao Loh Dalum, a nord. Se volete ammirare dall’alto la simmetria perfetta di queste due baie e la striscia di sabbia bianca che le collega, potete farlo dal Ko Phi Phi Viewpoint – il punto panoramico – che si trova a circa 170 m d’altezza e si raggiunge con una passeggiata di una mezz’oretta. Per accedervi bisogna pagare una tariffa d’ingresso di circa 30 bath che, solitamente, comprende anche una bottiglietta d’acqua indispensabile se vi volete cimentare nella scalata sotto il sole cocente.

Phi Phi Viewpoint

La seconda isola invece, più piccola, è un parco marino nazionale tutelato dal governo thailandese divenuta famosa con il film The Beach. Avete presente quando Di Caprio si diverte a fare il ribelle in quel luogo paradisiaco circondato da palme e lagune blu? Ecco si tratta proprio di Maya Bay, una delle spiagge di Koh Phi Phi Leh, considerata da molti il prototipo della spiaggia tropicale che ognuno di noi si immagina. La si raggiunge solo in barca, con le gite giornaliere o con le longtail boats.

Dove dormire a Ko Phi Phi Doh

Prima di partire ovviamente mi sono documentata parecchio per capire quale delle straordinarie località di mare thailandesi potesse fare al caso nostro. Considerando che saremmo stati reduci da un bel giro, che da Bangkok ci avrebbe portati su su fino a Chiang Rai, la parte più settentrionale della Thailandia, eravamo in cerca di pace e relax per concludere al meglio la nostra vacanza. L’immagine delle spiagge bianchissime, della natura rigogliosa e delle calde e cristalline acque del Mar delle Andamane sommata all’idea di essere su una piccola isola raggiungibile solo in barca ci hanno attratto come una calamita e ci hanno fatto scegliere le Phi Phi Islands. Durante la ricerca, però, mi sono imbattuta inevitabilmente in tantissime recensioni e opinioni e devo dire che quelle sulle Phi Phi Islands non erano entusiasmanti. Anzi. Dopo il catastrofico tsunami del 2004 che ha colpito pesantemente le isole Phi Phi, gran parte delle strutture infatti sono state ricostruite e, purtroppo, ne sono state aggiunte anche molte di nuove che hanno invaso gran parte degli spazi, snaturando un po’ il paesaggio. Questa era l’opinione più diffusa che ho trovato in rete. Ma non è così, ve l’assicuro. I gusti sono sempre personali e variano da persona a persona ma, con un po’ d’accortezza, si riescono ancora a trovare posti incontaminati e bellissimi anche a Ko Phi Phi Doh.

Phi Phi Islands

L’isola, infatti, continua a mantenere la sua magia anche perché, non essendoci strade, ci si sposta solo in barca o a piedi. E questo fa veramente la differenza perché permette di staccare completamente la spina e lasciarsi andare a ritmi più tranquilli e spensierati. Il mio consiglio, in ogni caso, è quello di fermarsi e soggiornare sull’isola per almeno 4 giorni. Ci sono anche tante gite mordi e fuggi, come le chiamo io, che permettono partendo da Phuket o Krabi, di visitare le Phi Phi in una sola giornata. Ma non ne vale la pena. Al di là dei costi abbastanza elevati, non riuscireste a vedere niente perché rimarreste bloccati nel Ton Sai Village, il posto più turistico e meno caratteristico, perdendovi così la possibilità di esplorare le spiagge più belle e, soprattutto, di passare una notte a mangiare pesce fresco in riva al mare illuminati solo dalla luce della luna e delle candele. L’isola, anche se piccola in dimensioni, offre veramente un’ampia scelta di alloggi per tutti i gusti e per tutte le tasche. Si va dagli hotel in pieno “centro” in cui godere appieno della movida notturna a quelli invece più isolati, immersi nella natura e in cui ci si sente davvero in paradiso. Indovinate un po’ quale tipologia ho scelto? Come detto, noi eravamo in cerca di spensieratezza e della più totale pace dei sensi. Abbiamo così optato per la costa nord – orientale dell’isola, più appartata e ancora abbastanza incontaminata. In particolare abbiamo scelto lo Zeavola Resort & Spa. E non avremmo potuto desiderare di meglio. Continuate a leggere per scoprire perché.

Zeavola Resort & Spa: la mia esperienza

Avete presente le immagini di quei resort da sogno, direttamente sulla spiaggia con vista mozzafiato sul mare, circondati da palme, alberi tropicali e uccellini multicolore che ti svegliano la mattina? Quelli in cui arrivate e dite  “se è un sogno, vi prego, non svegliatemi” e “lasciatemi qui”?. Ecco questo è lo Zeavola. Ci si arriva solo in barca, per la precisione con la loro barca privata che vi accoglie direttamente allo Yacht Club di Phuket con tanto di aperitivo offerto e, diciamocelo, già questo fa sentire very important people per almeno quei 10 minuti di gloria.  Appena arrivati, ho perso infatti in un lampo tutto il mio aplomb da diva mancata quando ho rischiato di fare il primo bagno completamente vestita cercando, molto goffamente, di saltare dalla barca al trattore che ci avrebbe portati a riva. Un trattore sì, perché a causa delle maree, in certi orari è impossibile avvicinarsi troppo e quindi, passeggeri e valigie, vengono trasportati così sulla spiaggia. Da quando abbiamo messo il primo piede sulla terra ferma, è stato un susseguirsi di “oh” e “wow” per tutto il resto del soggiorno. E’ un resort eco-sostenibile in totale armonia con l’ambiente che lo circonda. Tanto che dalla spiaggia neanche si vede.

Phi Phi Islands Zeavola Resort

Le sistemazioni sono infatti suite in legno in tipico stile thai, che si mimetizzano completamente tra le profumatissime piante esotiche che ricoprono tutti i 4 ettari del resort. E la cosa migliore è che i sentieri che portano alle varie suite sono di finissima sabbia bianca. Le infradito e qualsiasi altro tipo di scarpe, neanche a dirlo,  sono rimaste accuratamente chiuse in valigia per tutta la permanenza. Camminare scalzi sulla sabbia soffice 24 ore su 24 non ha veramente prezzo. Credo sia la cosa che ho apprezzato maggiormente insieme alle attenzioni di tutto lo staff che riesce veramente a farti sentire coccolato e speciale. Noi li chiamavamo “le fatine” perché sapevamo che c’erano ma erano così discreti che neanche ce ne accorgevamo. Ogni sera, poi, dopo una giornata di mare e relax, trovavamo in camera qualche sorpresa ad attenderci: piccoli pensieri e souvenir che hanno reso l’esperienza ancora più esclusiva e magica. Le camere, poi, sono eccezionali. Non a caso, è una location anche per i matrimoni. E, a questo proposito, un’iniziativa che ho trovato bellissima è quella di piantare una palma ad ogni nuova unione corredata dalla data e dai nomi. Estremamente romantica e anche eco-friendly.

Le attività a disposizione sono diverse: dalla spiaggia privata, alla piscina, dal centro immersioni alle escursioni organizzate. Noi ci siamo concessi un piccolo lusso: un’esperienza che si chiama “One day in Paradise” e che è la quintessenza del romanticismo e del relax. In pratica, consiste in una romantica gita a due su una longtail boat e di un pic-nic con tanto di cestino contenente tutte le migliori prelibatezze del cibo thai da fare su un’isoletta semi-deserta. Una volta rientrati vi aspetta un massaggio di coppia nella splendida spa dell’hotel (nel caso di Francesco non è stato molto romantico visto che si era ustionato a tal punto da essere più rosso di un’aragosta e il suo trattamento è consistito nell’essere completamente ricoperto da un gel verde all’aloe che lo rendeva molto poco sexy). Per concludere, poi, troverete ad attendervi una cena a lume di candela sulla spiaggia in un tavolo appartato. Cosa si può volere di più?

Phi Phi Islands

A proposito di cene, l’hotel ha due ristoranti, uno principalmente per la colazione e uno per la cena. Potete comunque ordinare cocktails e cibo a qualsiasi ora del giorno e della notte, anche direttamente dal lettino in spiaggia. Noi abbiamo prenotato dall’Italia la mezza pensione, cosa che vi consiglio vivamente di fare per tre motivi. Il primo è che, di sera, più di tanto siete limitati perché i locali non sono molti e per spostarsi bisogna per forza prendere la barca. Il secondo è che il cibo allo Zeavola è veramente eccezionale. Noi ci siamo abbuffati come non ci fosse un domani. Mi viene ancora l’acquolina ripensando al barbeque di pesce freschissimo che hanno fatto una sera. Oltre all’indubbia qualità del cibo, il ristorante è ottimo anche perché c’è sempre musica dal vivo e la posizione, direttamente sulla spiaggia a pochi passi dal mare, è davvero impagabile. Il terzo e ultimo motivo per prenotare la mezza pensione dall’Italia è che vi costerà molto meno. Il menù è sempre à la carte quindi sarete voi a scegliere cosa mangiare ma, non prenotando prima la cena, il costo delle singole porzioni è più elevato.

Come potete immaginare è stata un’esperienza da sogno, un susseguirsi di emozioni e stupore che ci hanno accompagnati per tutta la nostra settimana di permanenza. Un posto magico ed estremamente romantico che, secondo me, merita di essere conosciuto per il grande impegno che i gestori mettono per renderlo il più possibile rispettoso dell’ambiente e della natura. Cosa non scontata oggi alle Phi Phi, che a causa del turismo di massa e dell’urbanizzazione senza freni post – tsunami, stanno soffrendo e perdendo un po’ della loro essenza magica. Ecco perché realtà piccole e corrette come questa dovrebbero essere preferite ai grandi resort in cemento che avranno anche costi minori per noi, ma altissimi per l’ambiente.

Zeavola Resort Phi Phi Islands Sunset

Note

Ho scelto di scrivere liberamente questa recensione sullo Zeavola Resort & Spa. Non è quindi frutto di alcuna sponsorizzazione e deriva solo dalla profonda ammirazione che nutro per il lavoro che il personale di questo resort svolge egregiamente e dal ricordo dei bellissimi giorni che ho passato.

Le foto degli interni dell’hotel le ho prese direttamente dal sito di Zeavola Resort & Spa e sono quindi di sua proprietà.

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (3 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...
Nessun commento su Phi Phi Islands: La mia esperienza allo Zeavola Resort & Spa

Come trasformarsi in un’apprendista Geisha a Kyoto, ovvero il giorno in cui ho indossato per la prima volta un Kimono

Dovete sapere che sono un’appassionata del libro, diventato anche film, Memorie di una Geisha. L’ho letto e riletto e ho perso il conto di quante volte ormai ho guardato il…

Dovete sapere che sono un’appassionata del libro, diventato anche film, Memorie di una Geisha. L’ho letto e riletto e ho perso il conto di quante volte ormai ho guardato il film. E’ senza dubbio uno dei tanti motivi che negli anni hanno fatto crescere sempre di più la curiosità e la voglia di visitare questo Paese per tanti versi molto lontano da noi. Una cosa che ho sempre sognato di fare una volta arrivata era di provare l’emozione di indossare un vero kimono e di vedermi truccata come una Maiko, un’apprendista Geisha. Trovo queste donne estremamente belle e sono sempre stata attratta dalla loro aura elegante e seducente al tempo stesso. Il posto migliore per farlo era, secondo me, quello che, nell’immaginario collettivo, è considerato il quartiere per antonomasia delle Geishe: Gion a Kyoto.

Quando arriverete a Kyoto vi renderete subito conto che le strade sono prese d’assalto da persone di qualsiasi nazionalità abbigliate con kimono coloratissimi e con ai piedi i Geta o Okobo, le infradito con la suola in legno tradizionali giapponesi. Ad ogni angolo, infatti, vi imbatterete in Kimono Rental, negozi che affittano questi abiti per qualche ora o per tutta la giornata. Fate attenzione però: non troverete sicuramente i bellissimi Kimono in seta decorati a mano che si vedono in televisione e che tutte le appassionate come me sognano di indossare una volta nella vita. Si tratta di Yukata, un abito simile al kimono ma più leggero e in cotone. E’ un vestito informale che i giapponesi (esiste anche la versione maschile) amano indossare d’estate durante i tanti eventi all’aperto. Quelli che troverete nei negozi a noleggio sono, a mio parere, abbastanza kitsch e dozzinali. Certo, è comunque carino camminare per le strade di Kyoto in abiti tradizionali ma se volete qualcosa di un po’ più raffinato e completo risparmiate qualcosina in più e scegliete i negozi in cui vi trasformano in vere e proprie Geishe.

Io ho scelto il Maiko – Henshin Studio Shiki a Higashiyama-ku.  Si tratta di uno studio fotografico che offre diversi pacchetti per trasformarsi in Maiko; tutti prevedono comunque: trucco e parrucco, la vestizione con un kimono a scelta, un photobook contenente le foto migliori, un cd con tutte le foto del servizio fotografico (sì anche quelle brutte con gli occhi chiusi e il ghigno) e del tempo libero a disposizione. Sul loro sito internet trovate tutti i pacchetti a disposizione con relativi prezzi e l’indirizzo email per prenotare l’appuntamento. Vi consiglio di prenotare soprattutto in alta stagione perché potreste rischiare di non trovare posto.

Vi racconto la mia esperienza così potete farvi un’idea e capire meglio se può fare per voi. Prima di partire avevo scelto lo “Studio shoot with strolling plan”, ovvero il pacchetto che, oltre alle cose che vi ho elencato prima, mi dava la possibilità di passeggiare liberamente tutta agghindata per le strade di Kyoto per 45 minuti. Una volta arrivata però ho dovuto cambiarlo perché ovviamente quel giorno aveva deciso di piovere e con la pioggia non vi fanno uscire con i preziosissimi kimono. Ho così optato per qualche foto aggiuntiva nella stanza giapponese e in giardino. Subito dopo aver compilato i moduli e definito i dettagli (la scelta della copertina del photobook  e del tipo di trucco e acconciatura che volevo) sono salita al piano di sopra per cambiarmi e indossare una specie di vestaglia che è lo strato inferiore del kimono. Mi sono poi spostata nella zona trucco dove è cominciata la vera e propria trasformazione: la truccatrice mi ha fatto tenere quasi sempre gli occhi chiusi, così quando finalmente mi ha detto che li potevo aprire quasi non mi riconoscevo. E’ stato strano vedermi truccata di bianco e con le labbra cremisi ma non ho avuto tempo per rimirarmi troppo perché, nel frattempo, mi hanno fatta spostare nella zona parrucco dove a suon di cera e spazzolate mi hanno fatto indossare la parrucca. Sì proprio una parrucca!! Quindi se siete bionde o avete pochi capelli, non disperate: riusciranno a trasformare anche voi. Potete infatti scegliere tra una parrucca intera, con anche la parte davanti per intenderci, o una più naturale in cui vi applicano solo lo chignon dietro e per la parte davanti useranno i vostri capelli (scuriti con una cera se troppo chiari). La parte più emozionante è sicuramente quella della vestizione del kimono: potete scegliere quello che preferite tra una vasta scelta. Io ho optato per uno color crema/pesca ricoperto da bellissimi disegni di fiori di ciliegio. Dopo vari strati legati moolto stretti, vi sentirete decisamente appesantite e abbastanza in difficoltà nel camminare ma ne vale sicuramente la pena. Vedendo il risultato finale ero abbastanza sotto shock e ammetto che, solo per un secondo, mi sono lasciata prendere dallo sconforto: con il mio viso magro e lungo, gli occhi grandi e il naso importante sembravo più un clown che una geisha. Ma mi sono ripresa subito pensando che era impensabile che qualche strato di trucco potesse farmi venire gli occhi a mandorla e il viso a cuore. Quindi ho accettato il fatto di non essere asiatica e mi sono goduta la sensazione di indossare un kimono vero.

Devo dire che l’esperienza è stata indimenticabile, anche per il lato divertente (avreste dovuto vedere la faccia di Francesco, il mio ragazzo, quando mi ha vista trasformata: è passato dalla sorpresa iniziale al piegarsi dalle risate definendomi una “Geisha fallita”). L’unica nota un po’ negativa è il modo troppo frettoloso con cui avviene tutto, lo staff è sempre di corsa e costringe anche gli ospiti a fare tutto secondo ritmi serrati. Ma forse è capitato perché sono andata in uno dei periodi più affollati dell’anno. In ogni caso è un’esperienza unica e particolare che, oltre a farvi capire un po’ di più sulla vita delle esotiche Geishe, vi lascerà un ricordo che vi resterà sempre.

Maiko Henshin Studio Shiki

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (2 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...
3 commenti su Come trasformarsi in un’apprendista Geisha a Kyoto, ovvero il giorno in cui ho indossato per la prima volta un Kimono

Kanazawa: cosa vedere in una giornata nella città dei Samurai

Non avevo grandi aspettative per Kanazawa, città ai piedi delle Alpi Giapponesi. Ammetto di averla scelta principalmente come tappa intermedia perché comoda per raggiungere il villaggio patrimonio dell’Unesco di Shirakawa-go…

Non avevo grandi aspettative per Kanazawa, città ai piedi delle Alpi Giapponesi. Ammetto di averla scelta principalmente come tappa intermedia perché comoda per raggiungere il villaggio patrimonio dell’Unesco di Shirakawa-go e Takayama. Quando sono arrivata, quindi, pensavo di trovare ad aspettarmi una grande città con buoni collegamenti ai mezzi pubblici, qualche edificio moderno e poco altro. E invece devo dire che mi ha lasciato completamente a bocca aperta. Kanazawa è sicuramente una piccola perla giapponese, perfetta da girare a piedi in una giornata. Io me ne sono innamorata e mi dispiace aver avuto solo una giornata a disposizione per scoprirla, anche perché la dea bendata ha deciso di non assistermi in quest’occasione e mi sono ritrovata ad affrontare un vero diluvio che ha un po’ rovinato i piani. Per visitare le attrazioni principali, secondo me, due giorni sono sufficienti per riuscire a far tutto con calma. Ma ecco il mio personale itinerario e mi raccomando tenete sempre in borsa un impermeabile o un ombrello perché sembra che Kanazawa sia un po’ la Londra della situazione, con la differenza che qui la pioggia vien giù proprio a secchiate.

Come arrivare – Stazione di Kanazawa

Kanazawa StationCome vi dicevo, Kanazawa è ottimamente collegata con gli Shinkansen a Tokyo ma è anche comoda per raggiungere in pullman sia Takayama che Shirakawa-go. La stazione quindi è il punto migliore da cui cominciare l’esplorazione della città. Se avete il JR Pass poi sappiate che potete prendere gratuitamente la linea bus JR che collega i principali punti della città. Prima di prendere il pullman però fermatevi un attimo ad osservare l’enorme tori in acciaio situato proprio all’ingresso, un’idea originale che spiega perfettamente lo spirito moderno ma ben ancorato allo stile tradizionale del periodo Edo che la contraddistingue. All’interno della stazione, oltre al Tourist information Office dove prendere le mappe (che vi lascio anche qui così potete già farvi un’idea), troverete anche tantissimi ristorantini a buon prezzo e anche molti negozi.

Nagamachi – Il quartiere dei Samurai

Nomura Samurai House Kanazawa

Come prima tappa, vi consiglio di scendere alla fermata Korinbo e di dirigervi a piedi verso il quartiere dei Samurai. Camminate senza meta per le stradine acciottolate su cui si affacciano tantissime e bellissime case tradizionali in legno che nascondono al loro interno i meravigliosi giardini zen. Io cercavo di sbirciare in ogni piccolo spiraglio dei cancelli per cercare di vedere gli interni. D’obbligo è la visita alla casa-museo del Samurai Nomura: un’abitazione tradizionale in cui sono conservati ancora tutti gli interni e soprattutto il giardino nel cortile interno della casa. E che giardino. Io ci ho lasciato il cuore. E’ aperta tutti i giorni dalle 08.30 alle 17.30 (dalle 08.30 alle 16.30 da Ottobre a Marzo) e il prezzo è di 550 yen, a mio avviso ben spesi.

Nomura Samurai House Kanazawa

Castello di Kanazawa e Giardini Kenroku-en

Castello di KanazawaProseguite poi a piedi verso il Castello di Kanazawa di periodo Edo che riconoscerete subito perché appare spesso nelle immagini e nelle cartoline giapponesi. Ma è di fianco al castello che si trova l’attrazione forse più famosa di Kanazawa: i Giardini Kenroku-en. Definiti, a ragione, i giardini più belli di tutto il Giappone coprono una superficie di ben 11,4 ettari e sono stati curati per generazioni dalla potente famiglia Maeda che ha governato le prefetture di Toyama e Ishikawa e quindi, Kanazawa.Sono aperti tutti i giorni dalle 7 alle 18 (dalle 8 alle 17 dal 16 ottobre al fine di febbraio) e il costo è di 310 yen.

Kenrokuen Garden Kanazawa

Quartiere Higashi – Chaya e Geishe

Concludete poi la visita della città, al tramonto, andando indietro nel tempo e passeggiando per il quartiere delle Chaya, le case da tè, dove le Geishe intrattenevano gli ospiti con i loro canti e le loro danze. Le vie conservano ancora tutto il loro fascino ed è davvero magico passeggiare tra gli edifici in legno e lungo il fiume. Merita una visita la casa-museo Ochaya Shima (aperta dalle 09 alle 18, ingresso 500 yen), in cui con un supplemento potete anche gustare un matcha.

Cafe Tamon Kanazawa
Io personalmente vi consiglio di proseguire e di andare invece fino al  Cafe Tamon, di fronte al quale si trovano i migliori pancakes che io abbia mangiato in Giappone. Sembra una casa come un’altra e in realtà è un locale molto carino che serve tè e dolci deliziosi fatti al momento. Attenzione però perché qui sia i negozi che i locali alle 18 chiudono quindi se dovesse andarci di sera rischiate di trovare tutto chiuso.

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (2 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...
1 commento su Kanazawa: cosa vedere in una giornata nella città dei Samurai

Itinerario di 2 giorni a Tokyo – Parte Seconda: Carta di Riso, Teatro Kabuki, Ciliegi in Fiore e la Follia dei Manga

Nella prima parte del mio itinerario di due giorni a Tokyo vi ho raccontato di Shinjuku e Shibuya, due quartieri molto moderni e sinonimo della vita notturna della capitale giapponese….

Nella prima parte del mio itinerario di due giorni a Tokyo vi ho raccontato di Shinjuku e Shibuya, due quartieri molto moderni e sinonimo della vita notturna della capitale giapponese. Le loro luci al neon e la costante frenesia che li contraddistinguono hanno soddisfatto appieno le mie aspettative e mi hanno completamente stregata. Tokyo però non è solo grattacieli e futurismo. Durante il secondo giorno a zonzo per la città ho avuto modo infatti di esplorare quartieri più tradizionali come Asakusa, il cuore storico, e di immergermi nella bellissima oasi naturale che è il parco di Ueno.
Ma andiamo per gradi. Quindi armatevi di scarpe comode e di tanta curiosità per continuare il viaggio in questa metropoli dai mille volti.

Tsukiji, Ginza, Asakusa, Ueno e Akihabara

Tsukiji TokyoDi buon mattino ho cominciato la mia avventura da Tsukiji, il mercato ittico più grande del mondo. La parte interna è aperta al pubblico a partire dalle 9 di mattina, ma assicuratevi di essere già lì al momento dell’apertura perché i banchi del pesce si svuotano in fretta e quindi c’è il rischio di non riuscire a vedere nulla. Per i più appassionati, si può partecipare anche all’asta dei Tonni ma per questa bisogna svegliarsi molto presto perché si tiene in due turni: il primo dalle 5.25 alle 5.50 e il secondo dalle 5:50 alle 6:15. Ogni turno ammette l’ingresso a soli 60 visitatori quindi è inutile dirvi che, vista l’enorme coda, se volete avere una speranza vi conviene recarvi lì per le 2:30, 33 del mattino al massimo. Io confesso di aver rinunciatoe di aver preferito il comodo letto (sì, lo ammetto le levatacce non sono il mio forte 🙂 ).

Spostatevi poi verso Ginza, il quartiere raffinato e chic dove si susseguono uno dietro l’altro i negozi delle più grandi marche mondiali.

Kyukyodo Store

Tra tutte queste boutique di lusso, io ho scelto di fare un salto al Kyukyodo, un negozio di carta e artigianato giapponese che rifornisce anche la famiglia imperiale. Ottimo per dei souvenir originali; io, per esempio, ho preso un bellissimo album porta fotografie fatto con carta di riso su cui ci sono bellissime stampe di ventagli.

A Higashi Ginza, si trova anche un teatro Kabuki – il Kabukiza Theatre- in cui con soli 800 yen vi sarà possibile visitare il museo e assistere a 3 minuti di performance con audio guida. Non andateci di domenica perché la galleria è chiusa e si può solo assistere allo spettacolo per intero.

Finito il giro nel quartiere bon ton per antonomasia, spostatevi invece verso Asakusa che rappresenta invece la vecchia Tokyo. E’ infatti un quartiere ricco di storia e tradizioni, in cui il tempio buddhista Senso-ji la fa da padrone.Oggi, purtroppo, ci dobbiamo accontentare della ricostruzione del XX secolo, in quanto quello originale è stato distrutto, come tante altre cose, dalle bombe americane durante la Seconda Guerra Mondiale. Le strade e gli edifici di Asakusa hanno, bene o male, retto però sia alla distruzione della guerra sia al grande terremoto del 1923 ed è per questo che mantiene il fascino della vecchia Edo. Camminate quindi senza meta per le stradine tradizionali e varcate la Kaminarimon, la porta del fulmine famosa per la sua grande lanterna rossa, da cui si accede al tempio.

 

Kagetsudo Melonpan Asakusa Per uno spuntino, fate un salto da Kagetsudo Melonpan specializzato fin dal 1945 nella produzione del Melonpan . Che cos’è? Una specie di brioche dolce che si può mangiare così oppure si può farcire con gelato alla vaniglia o al gusto matcha.
Molto bella è anche la camminata lungo il fiume, che durante l’Hanami si colora del rosa dei fiori di ciliegio, da cui si può ammirare anche la Tokyo Sky Tree proprio lì di fianco. Con i suoi 634 metri d’altezza è l’edificio più alto del Giappone e si fa subito notare per la sua modernità in mezzo agli edifici bassi e in legno tipici di Asakusa. Io personalmente non sono salita, vi dico però che è aperta dalle 8 alle 22 e vi lascio il link del sito ufficiale in cui potete trovare tutte le informazioni sui costi e su come raggiungerla.

Ueno ParkDa Asakusa mi sono poi spostata verso Ueno, famoso sopratutto per il suo enorme parco al cui interno si trova anche lo zoo. Durante i weekend di primavera è preso d’assalto dai giapponesi che vengono qui a fare un picnic mentre ammirano i ciliegi in fiore. All’interno si trovano anche delle tipiche case da tè, in cui fermarsi per una sosta rigenerante.

Per concludere, mi sono diretta poi ad Akihabara, la città dell’elettronica famosa in tutto il mondo.
Akihabara però non è solo tecnologia: di fianco agli store della Sega e di videogiochi si possono trovare i negozi più strani e bizzarri. E’ il regno delle fumetterie per appassionati di manga, anime ed action figure. Ci sono anche molti negozi che trattano gli anime porno, che in Giappone non sono affatto un tabù. Anzi, questo quartiere è pieno anche di sexy shop e di Maid Cafe, ovvero dei bar in cui si viene serviti da delle ragazze vestite da governanti del passato, con grembiulini e merletti, che offrono la massima devozione ai clienti con frasi e gesti di massimo rispetto. Sono aperti anche ai turisti e, essendo in Giappone, non credo che cerchino d fregare gli stranieri. State però attenti a cosa ordinate e scegliete le cose direttamente dal menù per non incorrere magari in conti molto salati. Chūōdōri, la via principale, la domenica è chiusa al traffico e avrete quindi modo di passeggiare liberamente alla scoperta di questa mecca dell’elettronica, che dà il massimo di sé la sera quando il sole cala e si accendono invece le luci coloratissime delle sale gioco.

 

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (1 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...
Nessun commento su Itinerario di 2 giorni a Tokyo – Parte Seconda: Carta di Riso, Teatro Kabuki, Ciliegi in Fiore e la Follia dei Manga

Type on the field below and hit Enter/Return to search