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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Autore: Checked ✓ In

Il Castelluccio di Gela: tra storia e leggenda

Vi ho già raccontato della leggenda della Torre di Manfria e del Gigante Manfrino, a cui deve il nome. Durante il mio soggiorno a Gela, ho ascoltato diverse storie riguardanti…

Vi ho già raccontato della leggenda della Torre di Manfria e del Gigante Manfrino, a cui deve il nome. Durante il mio soggiorno a Gela, ho ascoltato diverse storie riguardanti quella che è una delle più antiche città siciliane. I gelesi vanno fieri della loro tradizione e da sempre si sono tramandati oralmente racconti e leggende riguardanti la propria terra. Tra le tante, mi ha colpita molto quella del Castelluccio, un castello ormai abbandonato situato a circa 10 chilometri da Gela, più precisamente in contrada Spadaro. 

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Il Castelluccio nella storia

Si erge, imponente, sopra una collina di gesso e dalla sua posizione sopraelevata domina la costa e difende la piana di Gela da prima del 1143. Il Castello Svevo, conosciuto ormai da tutti come il Castelluccio, è probabilmente di origine normanna e serviva principalmente come edificio residenziale e, forse, come palazzo fortificato. La sua pianta rettangolare, di simmetria quasi perfetta, è circondata da un muro di cinta e da due torri terminali a base quadrata. Quella occidentale conteneva una volta una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, mentre l’altra ospita una cappella scavata nella parete visibile ancora oggi. Per la costruzione del castello furono utilizzate pietre locali gessose e per le rifiniture pietre calcaree. 

Negli anni, il Castelluccio ha subito però numerosi danni e, nonostante i restauri effettuati negli anni Novanta, oggi si trova in condizioni abbastanza precarie. All’interno sono stati costruiti una scala e un ponteggio che permettono ai visitatori di arrivare fino alla sommità del castello e di ammirare da lì tutto il panorama della piana di Gela. 

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Il Castello Svevo è visitabile tutti i giorni, in quanto ad ingresso libero e anzi abbastanza abbandonato. Il mio consiglio è quello di recarsi di giorno sia perché la strada per arrivare è sterrata e piena di buche (in realtà crateri) sia perché se volete avventurarvi all’interno delle mura e  salire, magari, fino alla cima delle torri è veramente sconsigliabile farlo con il buio. Io avevo abbastanza paura anche in pieno giorno. Se siete in zona, però, merita una visita per il panorama che dalla sua posizione potete godere. 

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La leggenda del Castelluccio e della bella castellana dalle labbra verdi

Come vi ho anticipato, anche il Castelluccio nasconde una leggenda riguardante una bella castellana e un misterioso tesoro. Narra la storia che fosse la dimora di una dama bellissima dalla folta chioma nera e dalle labbra dipinte di uno strano rossetto verde. Era talmente insolito che si credeva fosse prodotto con la sua stessa bile. Nonostante la sua straordinaria avvenenza, tutti i contadini della zona ne avevano profondo timore in quanto si vociferava fosse estremamente crudele con i servitori. Inoltre, chiunque provasse ad avvicinarla spariva nel nulla. Con la sua voce suadente, intonava canzoni da lei stessa scritte e ammaliava i rari ospiti prima di farli scomparire nel nulla.  Era, dunque, una persona insolita ed alquanto ambigua e nessuno, a parte durante le riunioni d’armi indette da suo marito signore del castello, frequentava mai il Castelluccio. Per comunicare con lei, i sudditi si affidavano a messaggeri o a colombi viaggiatori. Entrambi, però, non facevano mai ritorno. Col tempo, si sparse la voce che il palazzo fosse abitato da fantasmi e strane ombre che si aggiravano per i corridoi a guardia di un grande tesoro: a trovatura. E di notte, la nobildonna dalle labbra verdi, parlava con questi spiriti come se fossero persone reali. 

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Un giorno, all’improvviso, i contadini non sentirono più alcun rumore provenire dal castello così si fecero coraggio e si avvicinarono per vedere cosa fosse successo. Con grande sorpresa, scoprirono che il castello era completamente disabitato. Da allora tutti riuscirono a dormire serenamente e della castellana e dei suoi misteriosi abitanti non si seppe più nulla. Anche il tesoro non venne mai trovato ma, al suo posto, è stato scoperto invece un passaggio segreto reale che collega l’interno del castello con la città di Gela, più precisamente conduce alla Chiesa di San Benedetto, detta A Batia. Io non mi sono cimentata nella ricerca del tunnel misterioso ma se qualcuno di voi dovesse andare mi faccia sapere se lo trova. 

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Dove soggiornare a Noto: la mia esperienza al B&B Alberini

Vi ho già parlato dei locali che ho preferito a Noto per quanto riguarda il versante gastronomico. Amo scovare posti frequentati dai locali in cui si riesce a mangiare bene…

Vi ho già parlato dei locali che ho preferito a Noto per quanto riguarda il versante gastronomico. Amo scovare posti frequentati dai locali in cui si riesce a mangiare bene e soprattutto a gustare piatti tradizionali e non turistici. Perché si sa, nelle località più turistiche, soprattutto nei mesi di maggiore affluenza, non è così scontato trovarsi bene. E questo vale sicuramente anche per gli alloggi.

Prima di partire per un nuovo viaggio, faccio mille ricerche per cercare la sistemazione migliore per le nostre esigenze. La tipologia della struttura varia sempre: hotel, appartamenti, B&B, agriturismi etc. Tutto dipende dal tipo di viaggio che stiamo per fare, dalla comodità per gli spostamenti e dal rapporto qualità/prezzo. Le recensioni, poi, per me sono fondamentali. Solitamente, perdo tantissimo tempo a spulciare i commenti degli ospiti che hanno già soggiornato nella struttura che mi interessa e lo faccio da più portali, in modo da avere la visuale più completa possibile. Ovviamente, essendo i giudizi sempre soggettivi, ci può essere un margine di errore ma credo che sia abbastanza facile distinguere tra chi lascia commenti veritieri e chi invece, magari abituato a pretendere la luna, esageri in negativo.

Anche per il nostro on the road nella Sicilia sud-occidentale mi sono documentata sulle mete che più interessavano e sugli alloggi che sarebbero andati meglio per gli spostamenti. Una delle tappe che volevo assolutamente fare era in zona Noto per riuscire a visitare sia la città che le aree circostanti di Pachino. Cercavo qualcosa che fosse comoda al centro storico ma ci permettesse, allo stesso tempo, di raggiungere facilmente il mare, l’entroterra e Marzamemi. Dopo aver valutato sia il Lido di Noto che la Val di Noto con le sue masserie rimodernate e dal gusto green-chic, ho optato per un più comodo B&B nel centro storico di Noto. E l’ho fatto principalmente per due motivi: la comodità di avere un parcheggio dove lasciare la macchina e di riuscire poi a raggiungere a piedi tutte le principali attrazioni della città e i prezzi più convenienti. Le strutture sul mare o nell’entroterra erano infatti decisamente più costose rispetto a quelle in città e ci avrebbero anche vincolati a spostarci sempre in macchina. Una volta decisa la posizione, ho vagliato poi le strutture disponibili e sono stata attirata da un B&B a conduzione familiare che mi ha conquistata da subito per i commenti entusiastici sulla colazione (sì, il cibo è un mio pensiero costante 🙂 ). Ed è così che sono finita al B&B Alberini, di cui vi riporto qui sotto la mia esperienza.

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B&B Alberini a Noto

Non avrei potuto scegliere alloggio migliore del B&B Alberini per il mio soggiorno a Noto. Come vi dicevo, cercavamo una struttura comoda al centro che consentisse di parcheggiare la macchina e di raggiungere a piedi tutte le attrazioni e i locali della città. Il B&B Alberini si trova a meno di 600 metri dalla Cattedrale di Noto e da Corso Vittorio Emanuele III, principale via di Noto, quindi veramente a pochi passi da tutto. Inoltre, è vicinissimo alla strada che porta al Lido di Noto e nelle zone di Pachino. In neanche 20 minuti di macchina, abbiamo raggiunto sia Vendicari che Marzamemi.

Ma al di là della posizione strategica, il vero valore aggiunto del B&B Alberini sono i suoi proprietari: Paola ed Enzo sono degli ospiti fantastici che ti fanno sentire a casa fin dal primo istante. Anzi, devo dire che più che un cliente mi sono sentita da subito più come un’amica in visita. Si sono prodigati in consigli su cosa visitare e sui locali migliori in cui mangiare (tanti di quelli di cui vi ho parlato qui mi sono stati consigliati proprio da loro che Noto la vivono tutti i giorni). E che dire della colazione. Eccezionale è dir poco: Paola ci ha fatto scegliere quello che preferivamo da una lista infinita di prelibatezze siciliane. E, l’indomani, oltre alle raviole (sfoglie ripiene di ricotta freschissima), ad una “piccola” cassata, e a latte, caffè e succhi freschi, ci hanno fatto trovare anche delle bruschette con pomodorini freschi della zona. Io mi stavo quasi commuovendo di fronte a tanta bontà. La colazione, tempo permettendo, viene poi servita nel giardino interno del B&B: una vera oasi di pace in cui i coloratissimi fiori la fanno da padrone.

Le stanze, pulitissime e curate con gusto, sono tre: due matrimoniali e una quadrupla. Per questo vi consiglio di prenotare con un po’ di anticipo perché sono molto richieste. Una volta arrivati, poi, non avrete che da rilassarvi e da godervi le premure dei coniugi Alberini.

Come avrete notato, parlo solo delle esperienze che mi hanno davvero colpita e che consiglio anche alla mia famiglia. E il B&B Alberini rientra in questo gruppo. La  cura della struttura, l’ottima posizione sommate alla simpatia, alla disponibilità e alla gentilezza di Enzo e Paola rendono il soggiorno qui eccellente e ti fanno venire voglia di tornare quanto prima (magari dopo aver smaltito un po’ tutte le mangiate fatte). E sapete anche che ci tengo a far conoscere queste piccole realtà indipendenti perché è giusto, secondo me, dare visibilità al grande impegno di chi ama il proprio lavoro e si adopera ogni giorno per migliorarsi. Se cercate un posto a Noto comodo, pulito e in cui sentirsi come a casa il B&B Alberini è quello che fa per voi. Noi, di certo, ci torneremo non appena ci troveremo nuovamente in zona.

Indirizzo: Via Andrea Barbazio, 96017 Noto SR

Contatti:

  • Tel. : +39 0931 19 67 559
  • Cel. : + 39 320 40 97 976
  • E-mail: info@bb-alberini.it
  • Sito: www.bb-alberini.it

N.B. Ci tengo a precisare che i giudizi espressi sono frutto della mia personale esperienza e non sono legati ad alcun tipo di sponsorizzazione da parte del locale citato.  Inoltre, le foto degli interni sono per lo più prese dal sito ufficiale del B&B stesso e da altri siti di prenotazione e sono quindi di loro proprietà.  Per quanto riguarda, invece, quelli delle pietanze e degli esterni sono tutti miei scatti. 

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Mostra fotografica Frida Kahlo – La Rivoluzionaria al Convitto delle Arti di Noto

I miei giorni di permanenza in Sicilia e più in particolare a Noto sono stati, con mio sommo dispiacere, alquanto piovosi. Tutti, dai commercianti agli albergatori, si lamentavano di quell’insolita…

I miei giorni di permanenza in Sicilia e più in particolare a Noto sono stati, con mio sommo dispiacere, alquanto piovosi. Tutti, dai commercianti agli albergatori, si lamentavano di quell’insolita settimana di brutto tempo ad agosto in Sicilia (l’avrò portata io con la mia solita fortuna!?). Sta di fatto che “grazie” al maltempo ho potuto visitare molte più cose che altrimenti sarebbero sicuramente state sacrificate in favore di tante giornate al mare.

Ed è proprio durante uno di questi strani diluvi universali che ho avuto modo di scoprire che a Noto, fino al 30 ottobre 2018, presso il Convitto delle Arti si tiene una mostra fotografica dedicata ad una delle mie artiste preferite: Frida Kahlo. Completamente fradicia, non ci ho pensato due volte ad entrare per ammirare le fotografie della famosa pittrice messicana. Lo scopo era quello di godersi la mostra e di scaldarsi un po’ nel frattempo, cosa che però, a causa dell’aria condizionata che non avevo calcolato, non è avvenuta. Anzi, all’uscita ero ancora zuppa e pure congelata.

Mostra Frida Khalo Noto

L’esposizione fotografica si compone di circa 80 scatti originali dei fotografi più famosi contemporanei a Frida Kahlo, tra cui Lola e Alvarez Bravo, Gisele Freund, Edward Weston, Imoghen Cunningham e tanti altri. Sono scatti che la ritraggono in momenti della vita quotidiana, insieme al marito Diego Rivera e ad altri familiari, ma anche mentre dipinge e duranti eventi pubblici.

Alla fine del percorso, troverete poi una piccola mostra di opere di artisti siciliani che si sono ispirati alla pittrice messicana. Sono, nella loro aderenza allo stile di Frida Khalo, molto diverse tra loro e alcune sono davvero interessanti. I colori e le forme particolari sono ovviamente i protagonisti e catturano immancabilmente lo sguardo.

Mostra Frida Khalo Noto

Compreso nel costo del biglietto, c’è anche un’esposizione dedicata a Picasso: si tratta principalmente delle incisioni sulla Tauromachia, della collezione di sculture sugli animali, il “Bestiario”, e una serie di piatti tondi ( i “Plats Espagnols”), ceramiche e mattonelle raffiguranti immagini della Corrida.

Nel complesso, devo dire che mi aspettavo un po’ di più. Avendo visitato la mostra essenzialmente per le opere dedicate a Frida Kahlo, l’ho trovata un po’ scarna e limitata. Le fotografie sono concentrate, infatti, in un’unica stanza e il resto della mostra è invece dedicata a Picasso e agli altri artisti siciliani ispirati a Frida. Ma, essendo lo spazio espositivo limitato, non si sarebbe potuto fare di meglio. Le fotografie sono comunque molto belle e valgono la visita. Magari prendetela, come ho fatto io,  come un piacevole diversivo e riparo ad una giornata di pioggia. Se, però, il vostro soggiorno a Noto è limitato mi sento di sconsigliarvela e di dedicarvi invece a scoprire tutte le bellezze che la città ha da offrire.

  • Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele, 91 – 96017 Noto

  • Orari: fino al 31 ottobre 2018, dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 20:00; sabato e domenica dalle 10:00 alle 23:00 (ultimo ingresso: un’ora prima della chiusura).

  • Prezzi biglietto cumulativo tre mostre: 10€ intero; 7€ ridotto over 65 e gruppi di almeno 6 persone; 6€ ridotto per residenti, universitari e under 18.

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Noto gastronomica: un tour culinario alla scoperta della città barocca

Noto è famosa per le sue bellissime chiese barocche, per il suo centro cittadino ricco di storia e di tradizioni, per il bel mare e, ultimamente, per il matrimonio della…

Noto è famosa per le sue bellissime chiese barocche, per il suo centro cittadino ricco di storia e di tradizioni, per il bel mare e, ultimamente, per il matrimonio della Ferragni e di Fedez. Per chi non li conoscesse, in modo molto sbrigativo, lei è una regina del web e icona di stile con un giro d’affari milionario e lui un cantante rap che da parecchie estati ci sta facendo ballare un po’ tutti con le sue canzoni. Durante il mio soggiorno a Noto, i miei occhi non hanno potuto fare a meno di essere attratti dalle centinaia di cartelli pubblicitari riportanti le foto della coppia social più chiacchierata del momento, scattate nei luoghi più romantici della città. Sì, perché i due hanno scelto proprio Noto per il fatidico sì che pronunceranno tra qualche giorno, l’1 settembre. Ci sono offerte per tutti i gusti: dal giro in ape d’epoca alla scoperta dei luoghi in cui i due futuri sposini hanno scattato le foto prematrimoniali, a quelli a piedi che vi conducono direttamente alla location della cerimonia. 

Cattredrale di Noto

Quale ho scelto io, vi chiederete? Beh, di fronte alle prelibatezze della cucina siciliana, una buona forchetta come me cos’altro poteva fare, secondo voi, se non un tour gastronomico alla scoperta dei prodotti tipici e dei locali storici della città barocca? Chi di voi mi segue da un po’, avrà ormai capito che quando si tratta di cibo non mi tiro mai indietro e, se si tratta di stanare i bar e le trattorie migliori e più caratteristici, sono meglio di un cane da tartufo. Quindi, ho bellamente lasciato i giri turistici dedicati ai Ferragnez agli altri meno affamati di me e mi sono, invece, dedicata ad un itinerario del tutto personale alla ricerca dei posti migliori in cui assaggiare il buon cibo locale. Vi avverto, però, questo articolo è fortemente sconsigliato a chi deve ancora pranzare o cenare. Ed ora, passiamo alle cose sostanziose: arancini, cannoli, granite, caponate, sfincioni, panelle e chi più ne ha ne metta. 

Dove mangiare in centro a Noto: guida ai locali da non perdersi

1. “Da Piero” bar e tavola calda

Uno degli imperdibili durante una vacanza siciliana è senz’alcun dubbio l’arancino ( o arancina, a seconda delle zone). Riso, ragù caldo e succulento e la panatura esterna bella dorata e croccante. Si può chiedere di meglio? Se vi trovate a Noto e volete assaggiare questo piatto tipico e gustosissimo, dovete assolutamente andare “Da Piero”. Uno tra i locali più antichi della città, situato proprio sulla via principale del centro storico, la tavola calda “Da Piero” serve i suoi fantastici arancini fin dal 1956. Ma non solo: tra i piatti già pronti che troverete ad attendervi, ci sono anche teglie di pasta al forno, caponata, sfincioni e, se avrete ancora posto, ci sono anche i cannoli e i gelati come dessert. 

I prezzi modici, un arancino costa 2 euro, e il servizio al banco fanno sì che questo bar sia ottimo per un pasto veloce ed economico, sia a pranzo che a cena. Essendo molto frequentato, il mio consiglio è quello di andarci abbastanza presto perché altrimenti rischiate di non trovare più cibo. Io, ad esempio, ci sono andata verso le 14 in un giorno di pioggia in cui tutta la gente cercava riparo nei locali e non ho potuto assaggiare la pasta al forno perché già terminata. In compenso, però, mi sono divorata due arancini: uno al ragù e uno con spinaci e ricotta. Fate attenzione ad una pratica comune in Sicilia: fuori dal locale c’è un cartello che avverte della maggiorazione del 30% per il servizio al tavolo; in realtà, se vi servite da soli al banco, poi vi potete tranquillamente sedere ai tavoli senza pagare il sovrapprezzo. Voto 9 (solo perché non ho potuto assaggiare più pietanze).

  • Indirizzo: Via Matteo Raeli 16, 96017, Noto, Sicilia, Italia

2. Ristorante Tannur

Se siete alla ricerca di un ristorante più elegante, magari per una cena a lume di candela, in cui poter assaggiare i piatti della tradizione siciliana in chiave un po’ moderna, Tannur è il ristorante che fa per voi. Situato a pochi passi da Corso Vittorio Emanuele III, questo ristorante offre una cucina raffinata ma al tempo stesso non pretenziosa, che combina perfettamente le varie influenze della tradizione siciliana e i suoi variegati sapori. Sono buonissimi sia i piatti di pesce che quelli di carne. Ogni giorno, poi, in base al pescato e ai prodotti disponibili ci sono sempre piatti fuori menù. Consigliatissimi gli antipasti della casa: il Tannur di mare e quello di terra. Anche la location è molto particolare: un misto di modernità negli arredi e tradizione nella struttura che ricorda un po’ un tipico dammuso. Anche la cantina è ben fornita e, se siete amanti del vino, troverete sicuramente un’ampia selezione. Un consiglio: le bottiglie di vino, si sa, sono abbastanza care ma se non volete rinunciare ad accompagnare la cena con del buon vino, potete semplicemente ordinarne un calice. Con 4 euro a persona ve la caverete e avrete degustato delle ottime bollicine o un corposo rosso. Anche questo locale è sempre pieno, quindi vi consiglio vivamente di prenotare se volete trovare posto. Solitamente fanno due turni: uno alle 20 e uno alle 22. Sotto vi lascio i recapiti per la prenotazione. La scelta è così varia e il cibo così buono che ci siamo tornati ben due volte, cosa che solitamente non facciamo perché cerchiamo di provare più ristoranti diversi possibili. Ma sia l’accoglienza del personale che l’ottima cucina ci hanno conquistati. Voto 10.

  • Indirizzo: Via Ascenso, Via Ascenzo Mauceri, 3, 96017 Noto SR
  • Orari: tutti i giorni dalle 19:30 alle 23. Chiuso il giovedì.
  • Contatti: +39 327 699 1916

3. Ristorante e lounge bar Anche gli Angeli

Per concludere questo viaggio gastronomico nella Noto barocca, e magari proprio come locale per finire in bellezza la giornata, merita una nota il ristorante e lounge bar Anche gli Angeli. Premetto che noi ci siamo andati solo come dopo cena ed abbiamo provato quindi solo le bevande; il giudizio, di conseguenza, è esclusivamente su queste e non sulla ristorazione. Situato in una cripta settecentesca, nel cuore di Noto, merita una visita anche solo per la location particolare. Oltre al ristorante, ci sono un wine e lounge bar dove degustare vini e cocktail con un gradevole sottofondo musicale; un Book Corner in cui potrete leggere il libro che preferite comodamente seduti al tavolo, magari sorseggiando qualcosa, e un negozio in cui trovare originali gadget e souvenir ma anche prodotti locali. Sul loro sito, trovate poi il calendario con gli eventi e i concerti live che organizzano sempre. Voto 10 per l’originalità.

  • Indirizzo: Via Arnaldo da Brescia, 2, 96017 Noto SR
  • Orari: tutti i giorni dalle 08 alle 01
  • Contatti: +39 0931 576023; info@anchegliangeli.it

 

N.B. Ci tengo a precisare che i giudizi espressi sono frutto della mia personale esperienza e non sono legati ad alcun tipo di sponsorizzazione da parte dei locali citati. Ho selezionato questi tra i vari ristoranti e bar provati durante il mio soggiorno a Noto solo ed esclusivamente perché mi sono trovata bene e ci tengo quindi a consigliarveli ( tenendo sempre presente che i gusti sono personalissimi ed ognuno ha i propri ). Inoltre, le foto degli interni sono per lo più prese dai siti ufficiali e dai canali social dei locali stessi e quindi di loro proprietà. Per quanto riguarda, invece, quelli delle pietanze sono tutti miei scatti. 

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Torre di Manfria a Gela: la leggenda del gigante Manfrino

E’ sera e il cielo sopra la Torre di Manfria comincia a tingersi di rosso cremisi. La vista dalla sua posizione sopraelevata è impagabile e consente di ammirare alla calda…

E’ sera e il cielo sopra la Torre di Manfria comincia a tingersi di rosso cremisi. La vista dalla sua posizione sopraelevata è impagabile e consente di ammirare alla calda luce del tramonto tutto il golfo di Gela. Ma la presenza della Torre si fa sempre più sentire, quasi come un monito che sembra voglia avvisare gli avventurieri di guardarsi le spalle. Anche io ne sono affascinata e, come attratta da una calamita, non posso far altro che abbandonare la vista del Mar Mediterraneo e girarmi invece ad osservare meglio la Torre possente che domina tutta la collina. Avete presente le sensazioni che nascono così all’improvviso e non ti lasciano più? Ecco, è quello che ho provato durante la mia visita in questo luogo magico ed affascinate. Ovviamente, la mia curiosità ha avuto il sopravvento e, una volta rientrata a Gela, non ho potuto fare a meno di approfondire la storia della Torre di Manfria. Cortigiane bellissime, giganti buoni, complotti e fantasmi sono gli ingredienti principali di questa storia. Una di quelle che si raccontano di sera ai bambini prima di andare a dormire e che fanno venire brividi involontari anche ai più grandicelli. Oggi ve la voglio raccontare a modo mio nella speranza di far conoscere questa magnifica località poco nota e invogliarvi ad andare a visitarla se vi trovate nei dintorni. 

Torre di Manfria Gela

La storia della Torre di Manfria

A circa 15 chilometri dal centro di Gela, di cui vi ho parlato qui, in provincia di Caltanissetta svetta dalla sua posizione rialzata a 19 metri sopra il livello del mare il rudere di una torre. Si tratta della Torre di Manfria, a cui tutta la contrada deve il nome. L’anno della sua costruzione è discusso: secondo alcuni risale al 1549 durante il vicereame di Juan de Vega, mentre altri sostengono che i lavori iniziarono nel 1583. Quale che sia l’anno esatto in cui si diede il via alla costruzione, i lavori furono interrotti fino al 1615, quando il Viceré di Sicilia Pedro Giron Duca di Ossuna, su disegno del famoso architetto fiorentino Camillo Camilliani, decise di completarla. La torre, detta anche Ossana o Ossuna in omaggio al Viceré, aveva lo scopo di segnalare i pericoli provenienti dal mare e difendere le coste. Faceva parte di un esteso sistema strategico-militare di vigilanza composto da 37 torri costiere dipendenti dalla Deputazione del Regno di Sicilia. All’epoca, infatti, le scorribande dei pirati erano frequenti e violento era il loro modo di trattare le popolazioni locali. Con il sistema difensivo delle torri, gli abitanti avevano modo di far partire un allarme e di prepararsi ad affrontare i pirati. Ogni torre disponeva di cinque torrari, ovvero quattro soldati e un sovrintendente scelto tra i cavalieri di Gela, allora Terranova. I torrari avevano il compito di segnalare eventuali pericoli alle altre torri con un sistema di fumi durante il giorno, di fuochi durante la notte. Se venivano avvistate delle navi saracene, i guardiani della torre lanciavano l’allarme che veniva recepito dalle vicine basi di Camarina ad est e di Falconara ad ovest, che a loro volta trasmettevano l’avvertimento alle altre torri costiere. In questo modo davano tempo agli isolani di preparare le difese e ai porti di preparare le flotte navali che immediatamente partivano per contrastare l’attacco dei corsari. 

La torre di Manfria in origine era disposta su due piani: il pianoterra serviva come deposito di munizioni, polvere da sparo, palle di cannoni, acqua e legna; il primo piano serviva, invece, da alloggio ai torrari.  Sul terrazzo, poi, provvisto di parapetti, tettoia e due balconate, sostenute da eleganti mensole di arenaria, si trovavano due cannoni.

Oggi, purtroppo, la torre si trova in stato di semi abbandono. Ed è un vero peccato perché è situata in un punto panoramico davvero mozzafiato. Viene spesso scelta  come location per le fotografie dei matrimoni. Se fosse ristrutturata e curata maggiormente sarebbe un altro dei tanti monumenti storici di Gela da promuovere a livello turistico, anche perché subito sotto si trova anche una splendida caletta. 

Torre di Manfria Gela

La leggenda del gigante Manfrino

Ma arriviamo alla parte più coinvolgente della storia: la leggenda del gigante Manfrino. E’ una di quelle leggende di dame dai capelli dorati, giganti e fantasmi da raccontare al calar della sera di fronte ad un falò… magari proprio ai piedi della torre. 

I gelesi per anni si sono tramandati la storia di Manfrino e della sua bella sorella. Manfrino era talmente alto e possente da venire identificato come “il gigante”. Era un uomo estremamente buono e gentile e amava cavalcare per gli estesi possedimenti della torre per controllare che tutto funzionasse a dovere. Il terreno, che si estendeva fino al vicino Castello di Falconara, bagnato da tanti piccoli ruscelli di acqua purissima, era verde e fertile. Vi crescevano rigogliosi alberi dai frutti succosi, palme, orti e fiori. Una distesa infinita e coloratissima di fiori che il Gigante aveva voluto coltivare per la gioia della sorella. Ella, a differenza di Manfrino, non amava uscire dalla sua terra e preferiva stare dentro la torre. Di lei si sapeva solo che era giovane e bellissima e, non conoscendo il suo vero nome, era chiamata da tutti “la bella Castellana”. 

Un giorno Manfrino, durante una delle sue galoppate per la tenuta, all’improvviso scorse una bellissima fanciulla dalla chioma dorata aggirarsi per i suoi campi come se si fosse persa. Il Gigante non aveva mai visto nessuna dama tanto elegante ed aggraziata prima d’allora, così spronò a tutta velocità il cavallo per raggiungerla. Ma, quando si fu avvicinato al punto in cui l’aveva vista, della giovane non c’era più traccia. Inutile dire che da quel momento Manfrino non si dette più pace: pensava giorno e notte alla giovane dama svanita nel nulla. Sua sorella, vedendolo struggersi così per amore, decise di organizzare una grande festa nella torre e di invitare quante più persone possibili, nella speranza di far rincontrare al fratello colei che gli aveva rubato il cuore. La sera della festa, principi e nobili arrivarono da ogni parte della Sicilia e, ad un certo punto, giunse anche la bella fanciulla. Manfrino, da quel momento, aveva occhi solo per la sua innamorata  e, dimentico di tutti gli altri ospiti, non aveva pensieri che per lei. Quando la vide uscire e dirigersi verso il mare, non ci pensò un momento e la seguì fuori per raggiungerla e finalmente dichiararle il suo amore. Si ricordò, però, improvvisamente di un avvertimento che una vecchia del paese gli aveva dato quando era giovane: nel giorno più bello della sua vita, egli sarebbe morto insieme alla sorella e tutto quello che possedeva sarebbe andato perduto, la terra si sarebbe inaridita e l’acqua avrebbe smesso di sgorgare così pura. Accecato dall’amore, il Gigante decise di non dare ascolto a quanto predetto e di seguire ugualmente la sua bella. Una volta raggiunta la spiaggia, però, la vide entrare sempre più in mare fino a sparire tra le onde. Nello stesso istante, delle urla disperate gli arrivarono all’orecchio e lui rimase immobile per la paura e la confusione. Durante la sua assenza, i principi e i nobili invitati, che da sempre bramavano i territori del Gigante, avevano ordito infatti un complotto per impossessarsene. Chiusero la porta della torre e uccisero tutti gli ospiti e, per crudeltà, per ultima lasciarono la bella Castellana. Andarono, poi, in cerca di Manfrino e, trovandolo paralizzato dal dolore di fronte al mare, misero da parte una volta per tutte le loro remore di fronte alla stazza del Gigante e insieme lo uccisero. Non riuscirono però a fermare lo spirito di Manfrino, il gigante buono e, ancora oggi nelle notti serene, orecchie attente possono sentire le grida d’aiuto della sorella e la sua disperazione. 

Torre di Manfria Gela

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Cosa vedere a Gela: racconti di una delle più antiche e orgogliose città siciliane

Sono appena tornata dal mio on the road siciliano che mi ha portata a visitare borghi e città della parte sud-est dell’isola. Le valigie piene mi fissano e sembra vogliano…

Sono appena tornata dal mio on the road siciliano che mi ha portata a visitare borghi e città della parte sud-est dell’isola. Le valigie piene mi fissano e sembra vogliano dirmi di cominciare a svuotarle ma, se lo facessi, decreterei veramente la fine delle vacanze. E proprio non ce la faccio. Quindi lasciamo il dovere a più tardi e concentriamoci invece sul piacere di condividere con voi il racconto di una delle città siciliane che più mi ha colpita. Sto parlando di Gela. 

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In provincia di Caltanissetta, affacciata direttamente sul Mar Mediterraneo, Gela è una delle più antiche città siciliane. Ricca di reperti storici e bellezze paesaggistiche, è secondo me una delle più autentiche realtà siciliane in cui è ancora possibile assaporare la vera tradizione e la vita quotidiana dei suoi estremamente orgogliosi abitanti. Sì perché Gela è tutto fuorché turistica: nei giorni che vi ho trascorso, ho incontrato un solo turista di passaggio che aveva deciso di fermarsi per dare un’occhiata in giro. Se la si cerca su internet, le notizie principali sono quelle di cronaca mentre le indicazioni per chi la vuole visitare sono pressoché nulle. Ma se è una città antica, con una delle spiagge sabbiose più lunghe della Sicilia perché non rientra nei circuiti turistici? Sinceramente non riesco a capirlo. Credo che la causa vada ricercata nella nomea che nel corso degli anni questa città si è ritrovata e che, ancora oggi, non riesce a scrollarsi di dosso. Ma se le si dà una possibilità e non si seguono i soliti percorsi battuti, credo proprio che vi saprà stupire. E in positivo. Soprattutto se, come me, avete le ferie “comandate” ad agosto e non siete amanti della folla e dei prezzi esorbitanti tipici del periodo.

Attività e attrattive a Gela: quali non perdersi

Gela ha molto da offrire sia a livello artistico che naturalistico. Come vi anticipavo prima, è una delle città siciliane più antiche e anche più ricche in termini di reperti archeologici. Dopo la visita culturale, però, troverete ad attendervi una spiaggia lunghissima e sabbiosa e le calde acque del Mar Mediterraneo. Il tutto accompagnato dal buon cibo siciliano: pesce fresco, fichi dolcissimi, agrumi, pomodori, capperi e la ricotta. Come si fa a resistere alla ricotta e ai dolci siciliani? L’avvertenza che vi do prima di una vacanza a Gela è quella di digiunare per almeno una settimana perché, una volta arrivati, vi sarà impossibile resistere alle sue bontà culinarie. Se volete vedere arrabbiato un gelese, infatti, provate a rifiutarvi di mangiare o di bere anche se magari siete già alla terza portata e l’unica cosa che vorreste fare è rotolare sul divano e non spostarvi più. I gelesi infatti, a primo acchito, possono sembrare diffidenti e poco propensi a socializzare con i forestieri. Ma è solo una facciata. Appena approfondita la conoscenza, non li ferma più nessuno ve l’assicuro. 

Vi lascio un elenco delle principali cose assolutamente da non perdere durante una visita a Gela.

Il centro storico e la Chiesa Madre

Il centro storico di Gela è un susseguirsi di strade acciottolate, splendidi scorci sul mare e piazzette tipiche. La cosa migliore da fare è quella di camminare senza meta ed esplorare tutti i vicoli pittoreschi, di quelli che si vedono nelle fotografie in bianco e nero della Sicilia di 50 anni fa con i panni stesi ad asciugare al vento sui fili tra una casa e l’altra. 

Centro storico Gela

Corso Vittorio Emanuele è la via principale del centro storico, un susseguirsi di negozi e bar che regala il meglio di sé durante le sere d’estate. Gli eventi organizzati sono infatti sempre numerosi ed è senza dubbio, insieme al lungo mare, uno dei principali punti di ritrovo. 

Il fiore all’occhiello del centro storico è sicuramente la Chiesa Madre. In stile neoclassico, è intitolata a Maria Santissima Assunta in Cielo, ed è stata costruita a partire dal 1766 ma aprì al culto sono vent’anni dopo l’inizio dei lavori, nel 1794. Il prospetto è stato completato, poi, solo nel 1844 e, per la sua realizzazione, furono usate le pietre di tufo calcareo giallo delle cave di Gela. E’ un gioiello sia dentro che fuori e dalla sua posizione domina tutta Piazza Umberto I. 

  • Indirizzo: Piazza Umberto I – 93012 – Gela (CL)

Villa Garibaldi

Sempre lungo Corso Vittorio Emanuele si trova poi la splendida Villa Garibaldi. Realizzata su un terrazzamento retrostante il convento dei Cappuccini, la villa e i suoi giardini regalano una vista impagabile sul mare. Dalla sua posizione rialzata, infatti, si riesce ad avere una visione sul resto della città e sul Lungomare Federico II di Svevia di cui vi parlo a seguire. E’ un luogo tranquillo e ombreggiato, grazia alla folta vegetazione spontanea e non, che merita assolutamente una visita. A mio parere, è veramente un gioiello grezzo che rifiorirebbe se venisse curato di più. L’ingresso è libero. 

Lungomare Federico II di Svevia

Federico II di Svevia, imperatore, re di Sicilia e di Gerusalemme e re dei Romani, nel 1233 decise di fondare una nuova città murata sul sito della Gela greca. Era infatti consapevole dell’importanza di Gela sia dal punto di vista logistico sia per la ricchezza della pianura circostante, ottima per l’agricoltura. Decise così di dotarla di un castello e di un porto, in modo da controllare meglio tutta la costa meridionale siciliana e la chiamò Terranova, a rimarcare la nuova vita della città, nome che mantenne fino al 1927. Il lungomare gelese è dedicato proprio al sovrano che aiutò la ripartenza della città ed è senza alcun dubbio la parte più amata e frequentata dagli abitanti durante i mesi estivi. E’ un susseguirsi di ristoranti e locali che nelle sere di estate si animano fino a tarda ora. Andare a cenare prima delle dieci di sera è infatti un evento rarissimo ed assolutamente eccezionale e anche una polentona come me si è dovuta adattare a questi orari tardi. E, mi raccomando, sfoggiate i vostri abiti migliori perché sembra di essere ad una sfilata che neanche la settimana della moda milanese tiene il confronto. 

Lungomare Federico II di Svevia Gela

Durante il giorno, invece, armatevi di teli e ombrelloni e fate un salto in spiaggia: chilometri e chilometri di sabbia fine e bianca e acqua limpida in cui fare il bagno. La spiaggia è quasi interamente libera ma, se preferite la comodità di un lido, ce ne sono diversi all’inizio del lungomare. Per la macchina, come è buona norma in Sicilia, è possibile lasciarla lungo la strada. Ci sono, però, anche numerosi altri parcheggi a pagamento tra cui il più grande e più comodo sia al lungomare che alla spiaggia è quello nello spiazzo antistante il vecchio lido “La Conchiglia” alla tariffa fissa di soli 2€. 

Il Museo Archeologico Regionale di Gela  e le Mura timoleontee

Il Museo Archeologico Regionale di Gela contiene circa 4200 reperti che vanno dalla preistoria all’età medievale. Testimone silenziosia delle antiche glorie gelesi, la ricca collezione comprende dettagli architettonici, statue, vasellame e monete provenienti dalle varie colonie greche. Si possono ammirare anche i resti del carico del “relitto di Gela”, una nave mercantile greca affondata davanti al porto della città. Il museo, come del resto tutta la città, è purtroppo sottovalutato e poco visitato. Durante la visita, sono rimasta parecchio amareggiata nel vedere diversi pannelli riportanti i musei che accolgono oggi gran parte dei reperti: si va da Palermo a Monaco e Zurigo, passando per il Metropolitan Museum di New York e il British Museum. Trovo un peccato che un museo che vanta una così ampia collezione, si ritrovi decisamente svuotato perché, per dare visibilità ai reperti, è costretto a darli in prestito ad altri musei, anche se sono tra i più grandi e importanti del mondo. Se fosse più curato e più pubblicizzato, sono sicura che sarebbe in grado di attirare visitatori da ogni dove, opportunità che darebbe grande rilancio anche all’attività turistica della città. 

  • Orari: tutti i giorni, dalle 09 alle 18:30

  • Prezzi: intero 4€; ridotto 2€.

  • Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele, 1, 93012 Gela 

Compreso nel prezzo del biglietto, c’è anche l’ingresso alle Mura timoleontee di Caposoprano. Queste fortificazioni greche sono state scoperte tra il 1948 e il 1954 e sono solo un altro dei tanti reperti archeologici testimoni della ricca storia di Gela. Scoperte per caso dal signor Vincenzo Interlici, professione contadino, che in una notte senza sonno, vanga alla mano, stava lavorando al suo terreno, ignaro del tesoro che vi avrebbe trovato. Le Mura sono tra gli esempi meglio conservati dell’architettura militare antica e raccontano dei fasti gloriosi della Gela ellenica, una delle più grandi colonie greche di Sicilia, fondata nel 689 – 688 a.C. dai coloni greci provenienti da Rodi e da Creta. La posizione delle Mura era sicuramente strategica: consentiva infatti una vista a 360 gradi sia del mare che delle montagne a nord. Oggi i resti si trovano all’interno di un parco che divide la città moderna dalla costa e regala una vista meravigliosa sul mare. La bellezza delle Mura timoleontee non è passata inosservata e, nel 1997, anche le Poste Italiane vollero farvi omaggio con un francobollo da 750 lire a loro dedicato. 

  • Orari: dal lunedì al sabato, dalle 09 alle 13 e dalle 14 alle 17.

  • Indirizzo: Viale Indipendenza, 9, 93012 Gela

Torre di Manfria

A pochi chilometri dal centro storico, a 19 metri sul livello del mare, sorge la bellissima Torre di Manfria. Dalla sua posizione sopraelevata e a strapiombo sul mare, domina tutto il Golfo di Gela. E’ un luogo splendido ed estremamente romantico a cui ho voluto dedicare un intero articolo che trovate qui. 

  • Indirizzo: Via Torre di Manfria 93012 Manfria CL

Il Castelluccio

Il Castello Svevo, conosciuto da tutti come “il Castelluccio”, si erge su una collina di gesso a circa 10 chilometri da Gela. Costruito nel 1143 a difesa della città, è oggi un rudere che racchiude leggende di fantasmi e di passaggi segreti che vi racconto qui. 

  • Indirizzo: SP83, 93012 Gela

Il Castelluccio Gela

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Antichissima Fiera delle Grazie: un ferragosto alternativo alla scoperta della tradizione mantovana e delle opere dei Madonnari

Quest’anno ho deciso di andare controcorrente e festeggiare ferragosto in modo alternativo. Invece di passarlo in spiaggia o abbuffandomi come se non ci fosse un domani, ho optato per una…

Quest’anno ho deciso di andare controcorrente e festeggiare ferragosto in modo alternativo. Invece di passarlo in spiaggia o abbuffandomi come se non ci fosse un domani, ho optato per una gita nelle Valli del Mincio. In particolare ho deciso di visitare il borgo di Grazie, sulla sponda del Lago Superiore di Mantova. Oltre al fatto di essere uno dei Borghi più belli d’Italia e di trovarsi in una delle riserve naturali fra le più importanti d’Europa, merita assolutamente una visita durante i giorni di ferragosto perché ospita l’Antichissima Fiera delle Grazie. Le sue origini risalgono addirittura al 1400, periodo in cui fu edificato anche il bellissimo Santuario B.V. Maria delle Grazie che si trova proprio nella piazza principale, ed è famosa perché ospita i Madonnari e le loro sorprendenti opere artistiche. Appena ho sentito parlare di questa manifestazione non ho resistito e ne sono stata attratta inevitabilmente come le api lo sono dal polline. Il perché ve lo spiego subito. 

Santuario B.V. Maria delle Grazie

Ogni anno proprio per la ricorrenza dell’Assunzione del 15 agosto, migliaia di pellegrini e visitatori si recano al Santuario delle Grazie di Curtatone per ammirarne il sagrato completamente dipinto da circa duecento artisti di strada provenienti da ogni parte del mondo. I protagonisti assoluti sono questi pittori, i Madonnari, che con i loro gessetti colorati compiono davvero il miracolo e regalano a tutti noi visitatori delle splendide opere, liturgiche e non solo, dipinte direttamente per terra. 

Fiera delle Grazie Curtatone Madonnari

Ce ne sono di tutti i tipi: dovunque si guardi ci sono colori sgargianti e sguardi così penetranti che ti catturano e sembrano osservarti per davvero. Hanno talmente tanto spessore che non sembrano affatto dipinti a terra ma piuttosto tridimensionali. 

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Ho apprezzato ancora di più il lavoro fatto perché gli artisti dipingono direttamente seduti o inginocchiati a terra sotto il sole cocente. Non oso immaginare il caldo a stare così per ore e ore. 

Le opere vengono poi premiate da una giuria che ne decreta i vincitori. La cosa bella è che anche i visitatori possono contribuire alla votazione. Anche io, ovviamente, ho scelto l’opera che più mi ha colpita. Ma la selezione non è stata assolutamente semplice, anzi l’indecisione regnava sovrana. Ce n’erano di bellissime ed essendo estremamente diverse sia nella forma che nel significato sceglierne solo una diventa veramente una sfida. Non vorrei essere nei panni della giuria. 

Ovviamente, come a tutte le fiere italiane che si rispettino, non possono mancare le bancarelle che vendono prodotti di ogni genere e i chioschi con prelibatezze del territorio. Ad aumentare il clima di festa, ci sono anche gli stand di intrattenimento e musica. 

Fiera delle Grazie Curtatone Madonnari

Il Museo dei Madonnari

Tutte le opere dei vincitori delle precedenti edizioni vengono conservate, sotto forma di pannelli e  di cartoncini, nel Museo dei Madonnari. Oltre a queste, sono custoditi anche i capolavori dei Maestri Madonnari e lungo il percorso tematico è possibile osservare l’evoluzione di questo particolare tipo di pittura. E’ un luogo importantissimo perché permette di conservare e tramandare la maniera madonnara di dipingere. Inoltre, in collaborazione con il Comune di Curtatone, il Centro Italiano Madonnari promuove anche iniziative e corsi di pittura a gessetto per adulti e ragazzi. Nonostante sia un tipo di pittura così antica, la trovo estremamente attuale. Basti pensare alla street art e al mondo dei graffiti che, grazie ai colori brillanti e coinvolgenti e ai disegni stuzzicanti stanno riuscendo nell’intento di risollevare le zone un tempo malfamate e poco frequentate di tutto il mondo. E’ bello poi che una manifestazione del 1400 abbia resistito sino ad oggi e sia ancora in grado di richiamare visitatori e artisti da ogni parte del mondo in un meraviglioso borgo mantovano che continua a serbare il suo sapore antico. 

  • Orari: Venerdi ore 15.00- 18.00, Sabato e domenica ore 10.30-12.30 e 15.00- 18.00 (è possibile richiedere la prenotazione per giorni ed orari differenti)
  • Prezzi: l’ingresso è ad offerta libera
  • Contatti: telefono 0376 349122; e-mail museodeimadonnari@gmail.com
  • Indirizzo: Piazzale Santuario – angolo Madonna della Neve 29 – Grazie di Curtatone (MN)

Il Borgo di Grazie e la Riserva Naturale delle Valli del Mincio: informazioni e curiosità

Oltre alla rinomata Fiera delle Grazie, l’omonimo borgo che dal 2013 fa ufficialmente parte dei Borghi più belli d’Italia, ha molto altro da offrire. Le bellezze architettoniche dal fascino rinascimentale la fanno sicuramente da padrone. Ma anche la natura e il paesaggio non sono da meno. Dal 2009, infatti, l’area umida antistante al borgo chiamata le “Valli del Mincio”, ha ottenuto l’importante riconoscimento europeo EDEN, rilasciato dal Dipartimento Nazionale Turismo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e si classifica terza nella graduatoria delle migliori località naturalistiche per un turismo sostenibile nelle Aree Protette a livello italiano.  In estate, poi, si può assistere alla stupenda e ormai rara fioritura del Fior di Loto, fatto arrivare a Mantova nel 1921.

Per tutti coloro che hanno voglia di immergersi nella bellissima oasi verde della Riserva Naturale delle Valli del Mincio, sappiate che è possibile farlo navigando tra i canali in modo eco-compatibile sia con imbarcazioni con conducente sia con le canoe che si possono noleggiare direttamente in loco. E’ un modo estremamente originale e eco-sostenibile per visitare questa perla del nostro territorio e arrivare magari fino alla stessa Mantova scoprendone i suoi percorsi lacustri. Per tutte le informazioni vi lascio il link diretto al sito ufficiale del Comune di Curtatone qui. 

Da buon gustaia quale sono, non posso non concludere con questa chicca golosissima: oltre ai piatti della cucina mantovana, che per me è letteralmente da leccarsi i baffi(chi non l’ha mai assaggiata deve porvi rimedio il prima possibile), a Grazie è possibile degustare il famoso cotechino (prodotto De.C.O.) e l’altrettanto ottimo luccio in salsa. Se non vi ho convinti a fare una gita con la Fiera delle Grazie e con le bellezze architettoniche e naturalistiche beh, al buon cibo non si può proprio dir di no.

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Phi Phi Islands: escursione a Maya Bay, Bamboo Island e Mosquito Island

  “Io credo ancora nel paradiso, ma almeno adesso so che non è un posto da cercare fuori. Perché non è dove vai, lo trovi dentro, quando senti per un momento di far parte di qualcosa……

 

“Io credo ancora nel paradiso, ma almeno adesso so che non è un posto da cercare fuori. Perché non è dove vai, lo trovi dentro, quando senti per un momento di far parte di qualcosa… e se lo trovi, quel momento, dura per sempre.” 

Richard/Leonardo Di Caprio – The Beach 

No, non ho cambiato tema al blog convertendolo in uno di citazioni letterarie. Ma quando si parla di Maya Bay non si può prescindere dal parlare anche del film The Beach, in cui un giovane Leonardo Di Caprio sperimentava la vita ribelle e alquanto alternativa in una spiaggia thailandese sperduta e paradisiaca. Correva l’anno 2000 e, per raggiungere Maya Bay Di Caprio – mappa “del tesoro” alla mano – ha dovuto farsi una bella nuotata, seguita da tuffi adrenalinici e scarpinate in mezzo alla foresta tropicale prima di raggiungere la segretissima meta. Ma l’espressione di meraviglia che avevano lui e i suoi compagni d’avventura è esattamente la stessa che chiunque approdi in questa baia ha anche oggi a distanza di 18 anni e milioni di turisti. Oggi sicuramente non è più una meta segreta, anzi. E’ presa letteralmente d’assalto da migliaia e migliaia di visitatori che ogni giorno arrivano qui per ammirare le meraviglie di questa spiaggia da sogno. La domanda che molti si pongono prima di partire è “ma ne vale veramente la pena?”. Ho pensato quindi di condividere con voi la mia esperienza e poi giudicherete voi se Maya Bay meriti o no una visita.

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Maya Bay oltre il mito: vale la visita?

Quando si cercano le immagini delle spiagge thailandesi, quella in cui ci si imbatte più spesso è senz’ombra di dubbio la spiaggia incantata di Maya Bay. Molti la considerano il prototipo di spiaggia ideale per eccellenza: scogliere calcaree e faraglioni a strapiombo sul mare che la circondano e la proteggono, acque cristalline, sabbia che sembra borotalco e il verde della foresta tropicale tutto intorno. Sembra davvero di essere approdati su una spiaggia deserta e da film … se non fosse per la quantità esorbitante di turisti che vengono scaricati su questo lembo di sabbia ad ogni ora del giorno. Il film è stato infatti la fortuna e al contempo la disgrazia di Maya Bay. Sul sito dell’autorità del turismo della Thailandia è riportato infatti che sono di media 5000 i turisti che ogni giorno visitano questa baia. Questo ha fatto sì che tutto l’ecosistema della zona ne abbia risentito pesantemente, tanto che si è arrivati alla drastica decisione di sospendere l’accesso ai visitatori per 4 mesi: dal 1 giugno al 30 settembre non sarà permesso alle barche di entrare ed attraccare nella baia antistante la famosissima spiaggia. I viaggiatori potranno comunque scattare qualche fotografia ricordo da una distanza di 400 metri, ovvero dalle due enormi rocce calcaree che fanno da guardiane all’ingresso naturale alla laguna. Tutto questo per cercare di dar un po’ di respiro alla barriera corallina e a tutti i suoi abitanti acquatici, ormai molto danneggiati e provati.

 

Essendo raggiungibile solo via mare, il flusso di barche cariche di viaggiatori è davvero importante. E questo, oltre a provocare enormi danni ambientali alla flora e alla fauna marine, crea anche molto caos. A mio avviso, il problema maggiore sono le enormi barche, quasi dei battelli, che partono da Phuket o Krabi e organizzano gite giornaliere alle Isole Phi Phi e, quindi, immancabilmente a Maya Bay. Credo che se ci si limitasse ai turisti che effettivamente soggiornano a Ko Phi Phi Doh, il numero di persone calerebbe notevolmente. In ogni caso, a me la laguna è piaciuta molto nonostante la folla che si trova. Anche se siamo partiti presto, infatti, non c’è stato nulla da fare ma del resto ce lo aspettavamo. La buona notizia è che la maggior parte degli avventori si fermano sulla spiaggia a scattare un’infinità di foto alla ricerca della posa perfetta. Io, invece, che sono molto poco fotogenica ho deciso di addentrarmi nella “foresta” e man mano che si cammina diminuisce la gente e aumentano le palme. Come dicono anche i cartelli “attenzione ai cocchi” che potrebbero cadervi in testa 😀 Da vedere non c’è molto, ma è comunque piacevole farsi una passeggiata all’interno della natura. Abbiamo scoperto che per i più avventurosi organizzano anche dei tour con pernottamento in tenda sull’isola per una notte.

In generale, secondo me, vale la pena fare un salto a Maya Bay se ci si trova già a Ko Phi Phi Doh, vista la breve distanza, e si organizza una visita a più baie e isolotti. Quello che ho apprezzato maggiormente, infatti, sono stati i tuffi e le nuotate nelle calette vicine e lo snorkeling che si può fare in tranquillità senza l’odore di carburante delle barche. Non la consiglierei invece a chi non soggiorna vicino perché, al di là del costo delle gite organizzate, ci si mette parecchio per raggiungerla e una volta arrivati c’è poco da vedere e non è attrezzata. Inoltre, consiglio di scegliere una longtail boat per arrivarci: sarete più indipendenti e non dovrete aspettare i tempi stabiliti dai tour operator che di solito vi scaricano sull’isola e vi fanno aspettare anche un paio d’ore per ripartire.

Bamboo Island e Mosquito Island: paradisi per lo snorkeling

Abbiamo scoperto questi due isolotti per puro caso durante il nostro “giorno in paradiso”, di cui vi ho parlato qui. Inutile dire che ce ne siamo innamorati perdutamente. Sono due piccole ma affascinanti perle del Mare delle Andamane, perfette per lo snorkeling e per una giornata all’insegna del relax. A differenza di Maya Bay, sono molto meno frequentanti ed è quindi possibile assaporare davvero la sensazione di trovarsi da soli su un’isola deserta. Noi ci siamo arrivati in longtail boat dal nostro hotel nella parte nord – orientale di Ko Phi Phi Doh. E’ stata un’avventura perché quando siamo partiti il mare era molto mosso, tanto che perfino il nostro accompagnatore thailandese nonché proprietario della barca era molto titubante. Alla fine siamo partiti lo stesso ma ammetto che ci sono stati momenti, nel bel mezzo del mare e con la terraferma molto lontana, in cui abbiamo avuto paura di fare la fine di Robinson Crusoe, altro che Di Caprio. Ma ce l’abbiamo fatta e credo sia una di quelle giornate che non scorderò mai. E’ stato tutto perfetto: dal picnic sulla spiaggia deserta, ai bagni nelle calde acque delle Andamane circondati da tanti pesciolini colorati.

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Ko Mai Phai, alias Bamboo Island, è un’isoletta a circa 5 km a nord di Ko Phi Phi Doh ed è caratterizzata da fondali sabbiosi ed acque cristalline. E’ disabitata e c’è solo un piccolo bar con qualche tavolino. E questa è la cosa migliore. Per raggiungerla, ovviamente solo in barca, consiglio sempre di affidarsi alle longtail boat dei pescatori locali o, se soggiornate allo Zeavola Resort & Spa, di visitarla durante il non plus ultra delle gite romantiche “One day in Paradise”. Una volta arrivati le possibilità sono due: attraccare e pagare la tassa del parco nazionale di circa 5€ oppure gettare l’ancora un po’ più al largo e dedicarsi allo snorkeling e raggiungere la riva a nuoto.

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Mosquito Island, Ko Yung in thailandese, è la più remota delle Phi Phi Islands e come Bamboo Island è deserta e perfetta per una visita in giornata. Il fondale è più roccioso rispetto a quello di Ko Mai Phai ma, purtroppo, la barriera corallina è stata parecchio danneggiata e la fauna marina è veramente scarsa. Il Dipartimento dei Parchi Nazionali Thailandese ha infatti recentemente deciso di vietarne l’accesso fino a data da stabilirsi per cercare di ripristinare un po’ l’ecosistema. Se progettate una visita informatevi bene, quindi, prima di partire perché potrebbe essere che non vi possiate neanche avvicinare.

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Phi Phi Islands: La mia esperienza allo Zeavola Resort & Spa

E’ lunedì mattina, ci sono già 30 gradi all’ombra e io sto lavorando. Partendo dal presupposto che lavorare in estate dovrebbe essere vietato per legge, non posso però far altro…

E’ lunedì mattina, ci sono già 30 gradi all’ombra e io sto lavorando. Partendo dal presupposto che lavorare in estate dovrebbe essere vietato per legge, non posso però far altro che lamentarmi visto che le bollette son lì che mi guardano e mi ricordano che, purtroppo, in ufficio ci devo andare anche d’estate quando ci si scioglie già solo respirando. Ed è proprio mentre stavo cercando di scollare le gambe dalla sedia che mi è venuta in mente, fulminea e tentatrice, l’immagine di me su una spiaggia bianchissima mentre sorseggio un cocktail con tanto di ombrellino colorato all’ombra di una palma. E riesco ad immaginarmela così vividamente perché questo paradiso esiste e ci sono stata davvero l’anno scorso. Si tratta delle Phi Phi Islands, precisamente di Ko Phi Phi Don.  Ma andiamo con ordine.

Zeavola Resort Phi Phi Islands

Phi Phi Islands: Ko Phi Phi Don e Ko Phi Phi Leh

Spesso parlando di questo angolo di paradiso nel Sud della Thailandia, lo si fa erroneamente al singolare. In realtà le isole sono due: Ko Phi Phi Don e Ko Phi Phi Leh. La prima, la più grande, è l’isola di approdo di ogni viaggiatore ed è anche quella in cui si trovano le strutture turistiche. Offre un’ampia scelta in fatto di resorts, guesthouses, ristoranti, locali e negozi. Il Ton Sai Village è sicuramente il centro nevralgico delle attività dell’isola, nonché il cuore pulsante della movida notturna. Oltre agli sfrenati ed esotici beach parties che richiamano turisti da ogni dove, il Ton Sai Village è caratteristico perché in realtà altro non è che un lungo lembo di sabbia che collega le due baie dell’isola: Ao Ton Sai, a sud, e Ao Loh Dalum, a nord. Se volete ammirare dall’alto la simmetria perfetta di queste due baie e la striscia di sabbia bianca che le collega, potete farlo dal Ko Phi Phi Viewpoint – il punto panoramico – che si trova a circa 170 m d’altezza e si raggiunge con una passeggiata di una mezz’oretta. Per accedervi bisogna pagare una tariffa d’ingresso di circa 30 bath che, solitamente, comprende anche una bottiglietta d’acqua indispensabile se vi volete cimentare nella scalata sotto il sole cocente.

Phi Phi Viewpoint

La seconda isola invece, più piccola, è un parco marino nazionale tutelato dal governo thailandese divenuta famosa con il film The Beach. Avete presente quando Di Caprio si diverte a fare il ribelle in quel luogo paradisiaco circondato da palme e lagune blu? Ecco si tratta proprio di Maya Bay, una delle spiagge di Koh Phi Phi Leh, considerata da molti il prototipo della spiaggia tropicale che ognuno di noi si immagina. La si raggiunge solo in barca, con le gite giornaliere o con le longtail boats.

Dove dormire a Ko Phi Phi Doh

Prima di partire ovviamente mi sono documentata parecchio per capire quale delle straordinarie località di mare thailandesi potesse fare al caso nostro. Considerando che saremmo stati reduci da un bel giro, che da Bangkok ci avrebbe portati su su fino a Chiang Rai, la parte più settentrionale della Thailandia, eravamo in cerca di pace e relax per concludere al meglio la nostra vacanza. L’immagine delle spiagge bianchissime, della natura rigogliosa e delle calde e cristalline acque del Mar delle Andamane sommata all’idea di essere su una piccola isola raggiungibile solo in barca ci hanno attratto come una calamita e ci hanno fatto scegliere le Phi Phi Islands. Durante la ricerca, però, mi sono imbattuta inevitabilmente in tantissime recensioni e opinioni e devo dire che quelle sulle Phi Phi Islands non erano entusiasmanti. Anzi. Dopo il catastrofico tsunami del 2004 che ha colpito pesantemente le isole Phi Phi, gran parte delle strutture infatti sono state ricostruite e, purtroppo, ne sono state aggiunte anche molte di nuove che hanno invaso gran parte degli spazi, snaturando un po’ il paesaggio. Questa era l’opinione più diffusa che ho trovato in rete. Ma non è così, ve l’assicuro. I gusti sono sempre personali e variano da persona a persona ma, con un po’ d’accortezza, si riescono ancora a trovare posti incontaminati e bellissimi anche a Ko Phi Phi Doh.

Phi Phi Islands

L’isola, infatti, continua a mantenere la sua magia anche perché, non essendoci strade, ci si sposta solo in barca o a piedi. E questo fa veramente la differenza perché permette di staccare completamente la spina e lasciarsi andare a ritmi più tranquilli e spensierati. Il mio consiglio, in ogni caso, è quello di fermarsi e soggiornare sull’isola per almeno 4 giorni. Ci sono anche tante gite mordi e fuggi, come le chiamo io, che permettono partendo da Phuket o Krabi, di visitare le Phi Phi in una sola giornata. Ma non ne vale la pena. Al di là dei costi abbastanza elevati, non riuscireste a vedere niente perché rimarreste bloccati nel Ton Sai Village, il posto più turistico e meno caratteristico, perdendovi così la possibilità di esplorare le spiagge più belle e, soprattutto, di passare una notte a mangiare pesce fresco in riva al mare illuminati solo dalla luce della luna e delle candele. L’isola, anche se piccola in dimensioni, offre veramente un’ampia scelta di alloggi per tutti i gusti e per tutte le tasche. Si va dagli hotel in pieno “centro” in cui godere appieno della movida notturna a quelli invece più isolati, immersi nella natura e in cui ci si sente davvero in paradiso. Indovinate un po’ quale tipologia ho scelto? Come detto, noi eravamo in cerca di spensieratezza e della più totale pace dei sensi. Abbiamo così optato per la costa nord – orientale dell’isola, più appartata e ancora abbastanza incontaminata. In particolare abbiamo scelto lo Zeavola Resort & Spa. E non avremmo potuto desiderare di meglio. Continuate a leggere per scoprire perché.

Zeavola Resort & Spa: la mia esperienza

Avete presente le immagini di quei resort da sogno, direttamente sulla spiaggia con vista mozzafiato sul mare, circondati da palme, alberi tropicali e uccellini multicolore che ti svegliano la mattina? Quelli in cui arrivate e dite  “se è un sogno, vi prego, non svegliatemi” e “lasciatemi qui”?. Ecco questo è lo Zeavola. Ci si arriva solo in barca, per la precisione con la loro barca privata che vi accoglie direttamente allo Yacht Club di Phuket con tanto di aperitivo offerto e, diciamocelo, già questo fa sentire very important people per almeno quei 10 minuti di gloria.  Appena arrivati, ho perso infatti in un lampo tutto il mio aplomb da diva mancata quando ho rischiato di fare il primo bagno completamente vestita cercando, molto goffamente, di saltare dalla barca al trattore che ci avrebbe portati a riva. Un trattore sì, perché a causa delle maree, in certi orari è impossibile avvicinarsi troppo e quindi, passeggeri e valigie, vengono trasportati così sulla spiaggia. Da quando abbiamo messo il primo piede sulla terra ferma, è stato un susseguirsi di “oh” e “wow” per tutto il resto del soggiorno. E’ un resort eco-sostenibile in totale armonia con l’ambiente che lo circonda. Tanto che dalla spiaggia neanche si vede.

Phi Phi Islands Zeavola Resort

Le sistemazioni sono infatti suite in legno in tipico stile thai, che si mimetizzano completamente tra le profumatissime piante esotiche che ricoprono tutti i 4 ettari del resort. E la cosa migliore è che i sentieri che portano alle varie suite sono di finissima sabbia bianca. Le infradito e qualsiasi altro tipo di scarpe, neanche a dirlo,  sono rimaste accuratamente chiuse in valigia per tutta la permanenza. Camminare scalzi sulla sabbia soffice 24 ore su 24 non ha veramente prezzo. Credo sia la cosa che ho apprezzato maggiormente insieme alle attenzioni di tutto lo staff che riesce veramente a farti sentire coccolato e speciale. Noi li chiamavamo “le fatine” perché sapevamo che c’erano ma erano così discreti che neanche ce ne accorgevamo. Ogni sera, poi, dopo una giornata di mare e relax, trovavamo in camera qualche sorpresa ad attenderci: piccoli pensieri e souvenir che hanno reso l’esperienza ancora più esclusiva e magica. Le camere, poi, sono eccezionali. Non a caso, è una location anche per i matrimoni. E, a questo proposito, un’iniziativa che ho trovato bellissima è quella di piantare una palma ad ogni nuova unione corredata dalla data e dai nomi. Estremamente romantica e anche eco-friendly.

Le attività a disposizione sono diverse: dalla spiaggia privata, alla piscina, dal centro immersioni alle escursioni organizzate. Noi ci siamo concessi un piccolo lusso: un’esperienza che si chiama “One day in Paradise” e che è la quintessenza del romanticismo e del relax. In pratica, consiste in una romantica gita a due su una longtail boat e di un pic-nic con tanto di cestino contenente tutte le migliori prelibatezze del cibo thai da fare su un’isoletta semi-deserta. Una volta rientrati vi aspetta un massaggio di coppia nella splendida spa dell’hotel (nel caso di Francesco non è stato molto romantico visto che si era ustionato a tal punto da essere più rosso di un’aragosta e il suo trattamento è consistito nell’essere completamente ricoperto da un gel verde all’aloe che lo rendeva molto poco sexy). Per concludere, poi, troverete ad attendervi una cena a lume di candela sulla spiaggia in un tavolo appartato. Cosa si può volere di più?

Phi Phi Islands

A proposito di cene, l’hotel ha due ristoranti, uno principalmente per la colazione e uno per la cena. Potete comunque ordinare cocktails e cibo a qualsiasi ora del giorno e della notte, anche direttamente dal lettino in spiaggia. Noi abbiamo prenotato dall’Italia la mezza pensione, cosa che vi consiglio vivamente di fare per tre motivi. Il primo è che, di sera, più di tanto siete limitati perché i locali non sono molti e per spostarsi bisogna per forza prendere la barca. Il secondo è che il cibo allo Zeavola è veramente eccezionale. Noi ci siamo abbuffati come non ci fosse un domani. Mi viene ancora l’acquolina ripensando al barbeque di pesce freschissimo che hanno fatto una sera. Oltre all’indubbia qualità del cibo, il ristorante è ottimo anche perché c’è sempre musica dal vivo e la posizione, direttamente sulla spiaggia a pochi passi dal mare, è davvero impagabile. Il terzo e ultimo motivo per prenotare la mezza pensione dall’Italia è che vi costerà molto meno. Il menù è sempre à la carte quindi sarete voi a scegliere cosa mangiare ma, non prenotando prima la cena, il costo delle singole porzioni è più elevato.

Come potete immaginare è stata un’esperienza da sogno, un susseguirsi di emozioni e stupore che ci hanno accompagnati per tutta la nostra settimana di permanenza. Un posto magico ed estremamente romantico che, secondo me, merita di essere conosciuto per il grande impegno che i gestori mettono per renderlo il più possibile rispettoso dell’ambiente e della natura. Cosa non scontata oggi alle Phi Phi, che a causa del turismo di massa e dell’urbanizzazione senza freni post – tsunami, stanno soffrendo e perdendo un po’ della loro essenza magica. Ecco perché realtà piccole e corrette come questa dovrebbero essere preferite ai grandi resort in cemento che avranno anche costi minori per noi, ma altissimi per l’ambiente.

Zeavola Resort Phi Phi Islands Sunset

Note

Ho scelto di scrivere liberamente questa recensione sullo Zeavola Resort & Spa. Non è quindi frutto di alcuna sponsorizzazione e deriva solo dalla profonda ammirazione che nutro per il lavoro che il personale di questo resort svolge egregiamente e dal ricordo dei bellissimi giorni che ho passato.

Le foto degli interni dell’hotel le ho prese direttamente dal sito di Zeavola Resort & Spa e sono quindi di sua proprietà.

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Un viaggio nel passato: Rievocazione Storica della Battaglia di San Martino

Domenica ho scelto un mezzo alternativo per viaggiare: la macchina del tempo. E in un attimo mi sono ritrovata catapultata nel 1859, tra cavalli, cappelli piumati, zaini pelosi e soprattutto…

Domenica ho scelto un mezzo alternativo per viaggiare: la macchina del tempo. E in un attimo mi sono ritrovata catapultata nel 1859, tra cavalli, cappelli piumati, zaini pelosi e soprattutto tanti e assordanti spari.

Rievocazione storica battaglia di San Martino

No, non ho sognato vi assicuro. Ho assistito, invece, ad una meravigliosa rievocazione storica della battaglia di San Martino, di cui ieri 24 giugno, si è celebrato proprio il 159° anniversario. In realtà, lo scontro che si svolse nelle zone di San Martino – oggi frazione di Desenzano del Garda – è solo uno di quelli che composero la sanguinosa e meglio conosciuta “Battaglia di San Martino e Solferino”, con la quale si sancì la fine delle attività belliche della Seconda Guerra d’Indipendenza Italiana.  La fine della guerra fu siglata con l’armistizio di Villafranca da Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d’Austria l’11 luglio 1859.

Rievocazione storica battaglia di San Martino

Gli schieramenti che si contrapposero durante questo conflitto furono, infatti, la Francia e il Regno di Sardegna da una parte e l’Austria dall’altra. Se non fosse stato per questa vittoria, e il successivo armistizio, probabilmente a quest’ora sarei austriaca e vi starei scrivendo in tedesco. L’Austria, infatti, fu costretta a cedere la Lombardia alla Francia che poi la girò a sua volta al Regno di Sardegna. E, quindi, eccomi qui a parlare italiano – e anche un po’ di dialetto bresciano – grazie agli sforzi e alle perdite delle truppe di Vittorio Emanuele II e di Napoleone III che ieri sono state magistralmente riportate alla luce. Sono stati talmente bravi e fedeli alla storia che ci siamo ritrovati tutti assorditi e storditi dalle cannonate e dagli spari dei fucili a cui accompagnavamo anche qualche colpo di tosse per la polvere da sparo che pioveva dal cielo. Non oso immaginare come dovesse essere trovarsi veramente sul campo di battaglia all’epoca: rumore assordante, urla di comandi e di dolore, fumo e tantissima polvere che oscuravano la vista, cavalli e cavalieri terrorizzati e, purtroppo, tanti e troppi caduti. Uno dei risvolti positivi, se così si può definire, di questa battaglia è che segnò anche la nascita della Croce Rossa. Henry Dunant, suo fondatore nonché primo Premio Nobel per la pace, rimase talmente sconvolto dalla moltitudine di caduti calpestati e sepolti alla bell’e meglio e dai numerosissimi giovani feriti affidati per lo più alla pietà degli abitanti, da voler migliorare a tutti i costi l’efficienza dei servizi sanitari. Volontà che poi vide realizzazione in questa importantissima istituzione di cui tutti noi oggi possiamo godere.

Rievocazione storica battaglia di San Martino

A questo proposito, il programma della manifestazione è veramente ampio e completo. Oltre alla rievocazione della battaglia campale in sé, offre infatti la possibilità di approfondire molti altri aspetti magari a volte sottovalutati come, ad esempio, la chirurgia da campo e la cura dei feriti ma anche scene di vita da campo con protagoniste le donne, spesso non considerate quando si parla di guerre ma pur sempre presenti. Se vi ho incuriositi, non vi resta che segnarvi già in agenda l’appuntamento per il prossimo anno e consultare il sito internet ufficiale per restare aggiornati sulla data e gli orari del prossimo evento. Quest’anno, le manifestazioni sono durate 3 giorni – da venerdì a domenica – e hanno visto susseguirsi una grande varietà di eventi tra cui visite guidate ai siti storici di San Martino e Solferino, ma anche gite didattiche in battello sul Lago di Garda e una cena esclusiva con la partecipazione dello storico francese Gilles Pécout. Il tutto reso possibile dalla Società Solferino e San Martino, in collaborazione con i comuni di Desenzano del Garda e di Solferino e con la partecipazione dei bravissimi gruppi storici partecipanti che riescono veramente a far fare un tuffo nel passato.

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La Torre di San Martino

In attesa della prossima rievocazione storica della battaglia, potete farvi un’idea visitando la Torre di San Martino, fatta costruire appunto in memoria di questo conflitto. Inaugurata nel 1893 alla presenza di re Umberto I e consorte, con i suoi 19,80 metri di altezza domina tutta la pianura circostante. La fanno da cornice infatti i vigneti del Garda e un bellissimo parco in cui fermarsi per una sosta ammirando, sdraiati sull’erba, la figura della torre che si staglia contro il cielo. L’interno è visitabile e racchiude un piccolo tesoro di statue e affreschi raffiguranti fatti e personaggi del periodo risorgimentale. Dalla cima della torre, poi, si gode di una vista stupenda.

Torre di San Martino della Battaglia

Il Museo di San Martino e la Cappella Ossario

Subito dietro la Torre, troverete il Museo di San Martino realizzato nel 1939. Nelle sue tre sale potrete ammirare i documenti e i cimeli della battaglia del 24 Giugno 1859, tra cui cannoni e altre armi ma anche oggetti comuni a testimonianza della vita quotidiana prima e durante i combattimenti.

Museo di San Martino

Poco distante, percorrendo un bellissimo e fresco viale alberato, si raggiunge anche la Chiesa Ossario che, come fa ben intuire il suo nome evocativo, contiene nell’abside ben 1274 teschi e nella cripta le ossa di 2619 caduti, senza distinzione di nazionalità. Una particolarità di questa guerra fu infatti la presenza nell’Armata francese per la prima volta di combattenti di colore. Inoltre, furono anche tantissimi i volontari italiani che provenivano da ogni parte dello stivale. Essendo un luogo abbastanza particolare, mi sentirei di sconsigliarlo a chi è troppo suggestionabile. Io, per esempio, l’ho visitato la prima volta a 6 anni, assolutamente ignara di che cosa mi aspettava (colpa di mio zio che non è mai stato bravo nel capire cosa fosse più appropriato per una gita con bambini piccoli) e sicuramente m’è rimasto impresso. Al di là di questo episodio, è sicuramente un luogo di ricordo che fa comprendere bene la crudezza di questo scontro e la grande quantità di vittime.

Orari

Dal 17 Marzo al 15 Ottobre: tutti i giorni 9 – 12.30 / 14.30 – 19, continuato 9 – 19 domeniche e festivi

Dal 16 Ottobre al 16 Marzo: da martedì a domenica 9 – 12.30 / 14 – 17.30.

 Prezzi

Ingresso Torre + Museo

  • Adulti: 5€;
  • Bambini 6-10 anni: 2€
  • Ridotto 11-18 anni, ultra 65 anni, comitive: 4€

Cappella

  • Ingresso gratuito

Biglietto unico per la storia ( Torre + Museo San Martino e Rocca e Museo del Risorgimento di Solferino)

  • 8€

Per chi fosse interessato a visitare tutti i luoghi simbolo della Battaglia di San Martino e Solferino, c’è la possibilità di acquistare un biglietto unico cumulativo, scontato del 20%, e valido 30 giorni dal rilascio.

Indicazioni stradali

 

Autostrada: A4 MI-VE, uscita Sirmione/Desenzano

Treno: fermata Desenzano del Garda

Aeroporto: Verona o Bergamo Orio al Serio

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10 commenti su Un viaggio nel passato: Rievocazione Storica della Battaglia di San Martino

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