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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Autore: Checked ✓ In

Franciacorta Summer Festival: in Vespa Primavera lungo la Strada del Vino franciacortina con Percorsi Rent&Motion

Avete presente le bellissime sensazioni di leggerezza e spensieratezza che si hanno andando in Vespa con l’aria tra i capelli e il sole che bacia la pelle? Ecco, sommatele ad…

Avete presente le bellissime sensazioni di leggerezza e spensieratezza che si hanno andando in Vespa con l’aria tra i capelli e il sole che bacia la pelle? Ecco, sommatele ad una calda giornata di giugno,  ai vigneti della Franciacorta e a dell’ottimo vino e avrete il Franciacorta Summer Festival. Un festival enogastronomico alla scoperta dello splendido territorio franciacortino e delle sue rinomate cantine. Ma non solo: per quattro weekend si susseguono, infatti, tantissimi altri eventi correlati che permettono a tutti di visitare questa affascinate e, a mio avviso, spesso sottovalutata zona a due passi dal Lago d’Iseo. Vi ho incuriosito? Siete fortunati perché il festival continua fino al 24 giugno e sul sito trovate il programma dettagliato. La scelta è davvero ampia e ce n’è per tutti i gusti: dalle degustazioni in cantina, alle biciclettate tra i vigneti con tappe ristoro a base di bollicine, passando per voli in mongolfiera e tour in Vespa primavera. Io ho scelto proprio quest’ultimo e devo dire che era da tanto che non mi divertivo così.

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Percorsi Rent&Motion: tour in Vespa tra i vigneti fino alle Torbiere del Sebino

Una delle attività proposte era proprio quella di un tour tra i vigneti della Franciacorta e dei suoi tesori, facendo tappa anche alla Riserva Naturale Torbiere del Sebino. Di buon mattino ci siamo recati alla sede di Percorsi Rent&Motion ad Erbusco, una giovane azienda che organizza tour originalissimi e anche su misura a bordo di pulmini vintage, auto d’epoca e Vespe Primavera per tutto il territorio della Franciacorta. Per i più indipendenti, sappiate che è possibile anche noleggiare i mezzi in piena autonomia.

Come detto, noi abbiamo scelto proprio le vespe e ci siamo trovati benissimo. Avevamo a disposizione Davide, la nostra guida “apripista”, che ci ha accompagnati per tutto il giro ed è stato sicuramente il valore aggiunto. Essendo della zona, conosce a menadito tutte le stradine più particolari e ha saputo raccontarci anche tanti aneddoti e curiosità sul territorio e sulle sue tradizioni. Giusto il tempo di svegliarci con un caffè gentilmente offerto, infatti, e di sbrigare le formalità e ci siamo ritrovati in sella direzione Castello di Bornato, la prima tappa.

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Il Castello di Bornato domina dalla sua posizione privilegiata tutte le colline circostanti ricoperte di vigneti e regala una vista panoramica su tutta la Pianura Padana. Negli anni di massimo splendore – che secondo me mantiene ancora per intero – fu un importante punto di incontro e ritrovo per artisti e letterati provenienti da ogni parte d’Italia. Dante stesso ne è stato ospite più volte. Oggi la proprietaria di casa è la signora Luisa Orlando che la gestisce con estrema cura da più di 30 anni. Dal 2006, la produzione di vino è stata convertita alla coltivazione biologica delle vigne e i vini, prodotti in piccole e preziose quantità, sono acquistabili direttamente presso la dimora. Davide ci ha raccontato che, secondo la leggenda, all’interno del castello, ben nascosto tra le mura, c’è un imponente tesoro. Io sicuramente tornerò con calma per visitare il castello, Villa Orlando e le cantine che già di per sé, secondo me, sono un patrimonio inestimabile e cercherò bene tra gli anfratti. Non si può mai sapere, no?

Orari

Tutte le domeniche e festivi da metà marzo a metà novembre: 10.00 – 12.00 e 14.30 – 18.00 (ottobre e novembre fino alle 17.00)

Per i gruppi è possibile prenotare dal sito internet visite guidate tutto l’anno.

Ci siamo poi diretti verso Rodengo Saiano, dove ci siamo fermati per una breve visita presso l’Abbazia Benedettina Olivetana di San Nicola, un complesso monastico simbolo del Motto Benedettino “Hora et Labora“. Non tutti forse sanno che una delle ipotesi più accreditate per l’origine del nome “Franciacorta”, risale proprio alle opere di bonifica agraria a cui i Monaci Benedettini Cluniacensi sottoposero la zona. In cambio del duro lavoro per rendere salubri le terre a quel tempo molto paludose e per far nascere e prosperare le vigne, i monaci ottennero per il priorato di Rodengo l’esenzione da ogni autorità.  “Francha curtis”, corte franca appunto. Davide, però, ci ha raccontato anche un’altra storia, decisamente più romanzata, sull’origine del nome della sua terra. Gabriele Rosa (1812-1897), patriota risorgimentale di Iseo, narra infatti che Carlo D’Angiò accompagnato dalle sue truppe, sulla via che l’avrebbe portato alla sua incoronazione come re di Napoli, decise di fermarsi a Rovato in Franciacorta. Qui, come c’era da aspettarsi, si lasciarono inebriare dal buon vino ma anche dalle belle donzelle rovatesi, che infastidirono non poco. I cittadini ovviamente non gradirono queste “attenzioni” e, stufi delle costanti scorribande delle truppe, fecero coro ad un loro coraggioso compaesano ciabattino che, armato di un suo attrezzo per conciare le pelli, urlò contro gli sgraditi ospiti: “Francesi andatevene via, perché qui la Francia sarà Corta!” . Io me lo immagino eccome lo stuolo di contadini bresciani arrabbiati, brandendo armi di fortuna, intimare alle truppe straniere di andarsene e alla svelta. E mi piace pensare che il nome derivi proprio da questa storia. L’Abbazia, con i suoi tre chiostri, la biblioteca, il refettorio, la galleria monumentale e il museo sono visitabili tutti i giorni.

Orari

  • Giorni feriali dalle 9:00 alle 11:30 e dalle 15:30 alle 19:00
  • Giorni festivi dalle 7:30 alle 11:30 e dalle 15:00 alle 19:30

Per restare sempre un po’ nel passato, abbiamo fatto tappa anche al Borgo del Maglio di Ome. Questo piccolo complesso è molto caratteristico perché dà la possibilità di ammirare delle antiche fucine ancora all’opera. Il Museo Il Maglio Averoldi è infatti una fucina del XV secolo che, mossa da una ruota idraulica funzionante, permette di assistere a dimostrazioni di lavorazione del ferro come una volta. Oltre al Maglio Averoldi, nel borgo si trova la casa in cui abitava Andrea Averoldi detto “Maér” – Mastro Forgiatore, divenuta oggi la Casa Museo Pietro Malossi. Deve il nome all’antiquario bresciano omonimo che ha donato la collezione di armi, mobilia, quadri e attrezzi dell’epoca che oggi potete vedere qui esposti. Volendo è possibile prenotare anche una visita guidata con gli eredi dei “brüzafer”, ovvero i fabbri ferrai. Si può visitare anche in autonomia i sabati, le domeniche e i festivi da aprile a settembre dalle 10 alle 12 e  dalle 15 alle 18. Nei mesi di marzo, ottobre e novembre invece il sabato dalle 10 alle 12, le domeniche e i festivi dalle 15 alle 17. Il costo del biglietto è di 5€ ( 3€ per i bambini 7-14 anni, +60enni, gruppi di almeno 15 persone paganti ). 

L’ultima tappa del tour in Vespa ci ha portati infine alla Riserva Naturale Torbiere del Sebino, un luogo splendido in mezzo alla natura a cui ho voluto dedicare un intero post che trovate qui.

Riserva Naturale Torbiere del Sebino

Alla fine del giro in Vespa, giusto per ristorarci e riprenderci dal caldo afoso dopo la passeggiata alle torbiere, ci siamo fermati a bere bollicine e ad assaggiare le specialità locali alla locanda Il Viandante a Provaglio d’Iseo. Un locale molto particolare, all’interno della stazione del treno di  Provaglio/Timoline linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo. I gestori di questa associazione culturale in difesa del territorio sono ragazzi giovani pieni di iniziative che mettono in pratica nei numerosi eventi organizzati. Qui potete anche comprare i biglietti d’ingresso per la Riserva delle Torbiere che è facilmente raggiungibile a piedi.

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Devo dire che tutto il tour è stato organizzato alla perfezione e sopratutto è stato curato nei minimi dettagli: dalle bottigliette d’acqua offerte, alle spiegazioni e sopratutto alla disponibilità e simpatia dei ragazzi. Credo sia molto importante dare voce a queste piccole realtà gestite da giovani che hanno la voglia e la passione di valorizzare e far conoscere il proprio territorio.

 

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Limonaie del Garda: itinerario alla scoperta dei giardini sospesi tesoro del Lago di Garda

Ciao a tutti, mi chiamo Monica e ho una vera e propria dipendenza dai limoni. Ebbene sì, lo ammetto: altro che prezzemolo, secondo me è proprio il limone che sta…

Ciao a tutti, mi chiamo Monica e ho una vera e propria dipendenza dai limoni. Ebbene sì, lo ammetto: altro che prezzemolo, secondo me è proprio il limone che sta bene con tutto e lo metterei ovunque. Oltre che a mettermi immediata allegria con il suo bel colore giallo, il suo profumo inebriante mi fa subito pensare all’estate e al bel tempo. Non c’è quindi da stupirsi che domenica scorsa mi sia lanciata alla scoperta delle limonaie della sponda bresciana del Lago di Garda. Era da un po’ che lo volevo fare ma, per un motivo o per l’altro, ho sempre rimandato. Fino ad ora. In realtà il piano era un altro ma, complice la strada bloccata a causa di un incidente, non ci abbiamo pensato un attimo a fare dietrofront e ad andare a Limone sul Garda ovvero la prima tappa del nostro tour delle limonaie. Ammirare la stupenda vista sul Lago di Garda circondata dal profumo avvolgente degli agrumi, nella sua semplicità, per me è stata una delle esperienze più belle. Inoltre, ho avuto la possibilità di imparare tantissime cose sulla coltivazione di questi frutti e soprattutto sul duro lavoro che i miei antenati bresciani hanno fatto per riuscire a farli crescere anche in un territorio che così semplice non è.

Limonaia Pra de la Fam Tignale

Limoni del Garda: qualche cenno storico

Anche se i cugini siciliani, e più in generale, meridionali sono oggi più conosciuti e diffusi non è sempre stato così. Sul Garda, infatti, i limoni sono approdati nel corso del XIII secolo portati dai frati del convento di San Francesco di Gargnano. E intorno al 1700, quello dei limoni sul Garda era un vero e proprio commercio: venivano infatti esportati in tantissimi paesi soprattutto del Nord Europa tra cui l’Ungheria, il Tirolo, l’Austria, la Polonia e perfino la Russia. Grazie ai minori costi di trasporto rispetto ai limoni genovesi e a quelli del Sud Italia, gli agrumi del lago seguivano la rotta di Torbole e Nago e si fermavano, come prima tappa, a Bolzano dove c’era una piazza di smistamento.  Qui venivano divisi a seconda della grossezza a cui corrispondeva ovviamente un prezzo diversificato ma anche una differente meta. C’erano infatti gli agrumi fini, sopraffini, gli scarti, gli scartabelli e i cascaticci. Chissà che goduria quelli sopraffini! Il litorale a nord di Salò divenne così la zona di coltivazione degli agrumi più settentrionale del mondo. E anche il prezzo era tra i più alti: gli agrumi di queste zone, infatti, erano apprezzati moltissimo per le loro qualità medicinali, il sapore e l’aroma del succo e la loro forma più rotonda.

Purtroppo, però, durante la seconda metà dell’Ottocento questo fiorente commercio subì una dura crisi. Le cause furono diverse: sicuramente il miglioramento delle vie di comunicazione e l’Unità d’Italia furono determinanti. Gli agrumi meridionali venivano venduti a prezzi irrisori con cui era impossibile competere. Anche la malattia della gommosi che colpì le piante negli stessi anni e la scoperta dell’acido citrico sintetico contribuirono a segnare la fine dell’era d’oro degli agrumi del Garda. Per non parlare, poi, della Grande Guerra e delle requisizioni del materiale di copertura dei giardini che diede il colpo definitivo. Ma gli abitanti del lago, si sa, son di tempra dura e non si diedero per vinti. L’inaugurazione della strada “Gardesana Occidentale”, nel 1931, finalmente mise in comunicazione Gargnano, Limone e Riva del Garda e portò anche il turismo su questa sponda del lago. In un batter d’occhio spuntarono in ogni angolo utile carretti e treppiedi improvvisati per vendere i limoni ai passanti a suon di “Limoni, prego, Limoni del Garda”. Gli antenati del “cocco bello” insomma.

Limonaia del Castèl Limone sul Garda

Negli ultimi anni, sempre grazie al turismo, le varie amministrazioni comunali hanno ristrutturato alcune delle limonaie che per anni sono state abbandonate e le hanno aperte al pubblico. Un’iniziativa, secondo me, bellissima per salvaguardare un patrimonio così importante. Io ne ho visitate 3: la Limonaia del Castèl a Limone, la Limonaia Pra dela Fam a Tignale e la Limonaia Antichissima Malora a Gargnano.

Limonaia Antichissima Malora – Gargnano

Comincio dall’ultima che ho visitato ma che mi è rimasta nel cuore. Questo agrumeto, pur risalendo addirittura al XVI secolo, mantiene intatto tutto il suo splendore originale ed è ancora in piena produzione. Il suo nome deriva dal rio Malora che un tempo alimentava le ruote dei mulini e altre limonaie. E’ interamente gestita dal signor Giuseppe Gandossi, che nel 1978 l’ha acquisita e fatta tornare alla vita dopo i molti anni di abbandono, e da suo figlio Fabio. Sono loro, infatti, che si prendono cura delle piante con duro lavoro. Il signor Gandossi ci ha spiegato, di fronte ad un bicchierino del loro buonissimo limoncello fatto in casa (il più buono che ho mai assaggiato, ve lo garantisco), come funziona la copertura della limonaia.

Verso la metà di novembre, le assi di legno vengono tirare fuori dal Casel, la struttura dove viene depositato il materiale di copertura, e a mano vengono disposte orizzontalmente sulla struttura di travi di castagno e qui inchiodate. Sulle facciate vengono poi posizionate finestre ed ante e ogni piccolo spiraglio viene stupinàt, ovvero tappato con una speciale paglia fatta in casa. E’ quella che mi ha colpita di più proprio per la grande passione che i proprietari ci mettono nella gestione e che si notano in ogni piccolo dettaglio per cercare di mantenere la limonaia il più possibile simile a quelle tradizionali. E il risultato si vede eccome! Abbiamo avuto il piacere di vedere il signor Gandossi all’opera mentre preparava a mano  i grümiàl, i sacchi in pelle d’animale usati nella tradizione per porre i limoni appena raccolti. Ci ha raccontato anche molti aneddoti di cui non eravamo a conoscenza come per esempio i lunghi viaggi che gli emissari delle comunità ebraiche del Nord Europa compivano per poter cogliere con le loro mani i cedri del Garda. I frutti dovevano rispettare molte caratteristiche ed essere pressoché “perfetti” e quando li trovavano compivano questi viaggi lunghissimi perché nessun altro poteva toccarli. Non serve neanche dire quanto li pagassero!

Orari:

  • Tutti i giorni  10:00 – 12:00         16:00 – 18:00
  • Visita guidata ore 11.00

Prezzi:

  • Ingresso intero: 3€ comprensivo di degustazione a fine giro dei prodotti fatti con i frutti della limonaia

Indirizzo:

  • Via Libertà,  2 – 25084 Gargnano (BS)

Sul sito internet trovate tutti gli altri recapiti.

Limonaia Pra de la Fam – Tignale

Limonaia Pra de la Fam Tignale

La limonaia Pra de la Fam è in realtà un ecomuseo che si trova in una posizione privilegiata proprio fronte lago, a due passi dal Porto di Tignale. La vista, inutile dire, è impagabile.

La struttura, ristrutturata nel 1985 grazie all’intervento della Comunità Montana del Parco Alto Garda Bresciano e inaugurata il 9 novembre 1985, è stata successivamente oggetto di due altri interventi di restauro, l’ultimo nel 2017.

Resta però di proprietà della famiglia Parisini che ha concesso la Limonaia in comodato d’uso al Pubblico.

Ora la sua gestione è affidata agli operatori del Comune di Tignale e dell’Ufficio Unico del Turismo in collaborazione con associazioni e privati, che hanno saputo valorizzare questo bellissimo giardino degli agrumi. Oggi si si possono ammirare le 80 piante colme di frutti che furono piantate nell’anno della ristrutturazione.

Orari:

  • Dal 25/03 al 31/10: dalle 10.00 alle 17.00
  • Ogni giovedì alle 10.30: visite guidate con degustazione di prodotti fatti con i frutti della limonaia, su prenotazione chiamando il numero 0365/73354 o scrivendo a info@tignale.org.

Sul sito internet trovate tutti i dettagli per programmare la visita.

Prezzi:

  • Ingresso intero: 2€
  • Ingresso con visita guidata e degustazione: 4€
  • Bambini fino a 6 anni: gratis
  • Con TIGNALE CARD: ingresso gratuito; visita guidata e degustazione 3€

La Limonaia del Castèl – Limone sul Garda

Quella di Limone è forse la limonaia più visitata e conosciuta. Si trova proprio nel centro storico e il suo giardino occupa una superficie di 1633 mq, solo una parte della più ampia struttura originale. La sua costruzione risale ai primi del Settecento e negli anni ha subito più interventi per migliorarla. Oggi il casel centrale, ovvero la struttura dove si depositano i materiali di copertura, e la canalizzazione dell’acqua per l’irrigazione sono stati ripristinati. Inoltre, sono stati aggiunti l’impianto elettrico e i servizi igienici. Tutte migliorie che hanno portato all’apertura al pubblico di questa limonaia il 22 luglio 2004. Si possono così ammirare parecchie piante di agrumi tra cui limoni, cedri, pompelmi, mandarini, clementine, mandaranci, chinotti (non li avevo mai visti dal vivo) e kumquat. Che cos’è il kumquat? L’ho scoperto anche io durante questa visita 🙂 Comunemente viene chiamato anche mandarino cinese; il nome kumquat deriva infatti dalla sua pronuncia cantonese e si può tradurre letteralmente con “tangerino d’oro“. In sostanza, a me è sembrata un’arancia in miniatura che, a quanto pare, ha tantissime proprietà.

Orari:

  • dal 24/03 al 18/05 e dal 16/09 al 31/10: dalle 10.00 alle 18.00
  • dal 19/05 al 15/09: dalle 10.00 alle 22.00

Si possono anche prenotare visite guidate chiamando al numero 0365/954008. Trovate altri dettagli sul sito internet.

Prezzi:

  • Ingresso intero: 2€
  • Bambini da 10 a 14 anni: 1€
  • Bambini fino a 9 anni: gratis

Il contributo del biglietto viene destinato alle spese di mantenimento della Limonaia, quindi direi sono soldi ben spesi.

 Limonaia del Castèl Limone sul Garda

N.B. Tutte le foto presenti nell’articolo sono miei scatti e sono quindi di mia proprietà materiale ed intellettuale. Tutti i diritti sono riservati ed è vietato copiarli, riprodurli e pubblicarli con qualsiasi mezzo e su qualsiasi supporto.

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Mermaid Parade a New York: una giornata da “local” tra le maschere multi color dell’evento estivo più importante di Coney Island

Sono passati ormai due anni dal mio viaggio a New York. Mi ricordo ancora la voce del comandante che all’atterraggio ci ha accolti con la frase di rito “Welcome to…

Sono passati ormai due anni dal mio viaggio a New York. Mi ricordo ancora la voce del comandante che all’atterraggio ci ha accolti con la frase di rito “Welcome to the United States of America”, benvenuti negli Stati Uniti d’America. La rendono una cosa ancora più speciale e  per me è stata una vera emozione. Una delle voci sulla mia lista delle “cose da fare assolutamente una volta nella vita” spuntata.  

Tanti mi hanno chiesto cosa ci fosse di bello da vedere a New York a parte i grattacieli svettanti e la folla di gente stressata che, per strada, sfreccia in ogni direzione sempre con il telefono alla mano. Beh secondo me la cosa più bella in assoluto di New York è proprio il suo spirito unico e assolutamente libero. Si lavora certo, e tanto, ma nei momenti liberi questa grande città ha un sacco da offrire ai suoi cittadini come ricompensa. E loro ne approfittano, contenti, in ogni occasione disponibile. E’ in questi attimi che si vede l’altro lato dei newyorkesi: quello colorato, divertente e anche un po’ pazzo. Anzi decisamente folle. 

Mermaid Parade Coney Island

Io ho avuto la fortuna di imbattermi, per puro caso, in uno di questi momenti di festa: la Mermaid Parade a Coney Island. Tutti i giorni, infatti, quando prendevo l’ascensore in hotel vedevo un piccolo volantino appeso in cui si parlava di questa Mermaid Parade di cui non avevo mai sentito parlare. Si teneva proprio durante il mio ultimo giorno nella Grande Mela e l’ho visto un po’ come un segno. Io sono sempre attratta da questi eventi da veri “local”, magari poco pubblicizzati all’estero e quindi poco conosciuti dai turisti. Così, complice la bellissima giornata estiva, ho preso la metro da brava finta newyorkese direzione Coney Island. Una delle migliori decisioni che ho preso. Continuate a leggere per scoprire perché.

Mermaid Parade a Coney Island: qualche cenno storico

La Mermaid Parade è una manifestazione originaria di Coney Island a New York, nonché la più grande parata artistica della nazione. Si svolge intorno alla metà di giugno e rappresenta uno dei più important eventi dell’estate newyorkese. Pensate che la Mermaid Parade è stata fondata addirittura nel 1983 e quest’anno celebra infatti la 36esima edizione. 

Mermaid Parade Coney Island

Ma cos’è la Mermaid Parade? 

Si tratta di una parata in cui vengono celebrati i protagonisti della mitologia antica e in particolare quelli del fondo del mare. I fondatori della Mermaid Parade volevano infatti rendere le storie mitologiche di sirene e tritoni reali per gli abitanti di Coney Island che vivono proprio nelle strade chiamate “Mermaid – Sirena” e “Neptune – Nettuno”. In questo modo avrebbero potuto tirar fuori la loro vena artistica e mostrarla a tutti gli altri newyorkesi che, di solito, li vedono solo come “quelli del parco giochi di Coney Island”. Negli anni, ovviamente, l’idea si è evoluta e ora attira ogni anno più di 3000 partecipanti attivi che arrivano da tutti e 5 i distretti di New York ma anche da fuori. Un vero e proprio lavoro artistico, in cui i creativi mettono a disposizione di tutti le loro doti per celebrare in grande stile il solstizio d’estate. Se andrete, vedrete tantissime persone tranquillamente sedute in metro abbigliate di tutto punto con code da sirena, squame, tritoni e piume, pronte per sfilare o semplicemente per partecipare al giorno di festa.  E’ una vera e propria parata in pompa magna in cui i partecipanti, con gli abiti più assurdi e spesso fatti a mano, si sfidano a colpi di tamburo e a suon di megafono. Per me è stato un vero e proprio tripudio di suoni e colori. E sì, anche di personaggi alquanto bizzarri. Se ne incontravano di tutti i tipi: sirene, meduse, pirati, marinai, ma anche pesci, sommergibili, pescatori di perle, e chi più ne ha più ne metta. Il tutto in un’atmosfera frizzante e travolgente che riesce a far ballare anche i pali come me. Il fatto che si svolga sulla strada principale di Coney Island, a due passi dalla spiaggia e dal mare, rende ancora più reale l’ambientazione marina. La cosa migliore però è il senso di libertà che trasuda ovunque: è una celebrazione di festa, in cui chiunque è benvenuto a prescindere dall’orientamento religioso, politico e sessuale o dall’appartenenza a gruppi etnici. Ognuno, per una giornata, può togliersi la maschera indossata tutti i giorni e vestire i panni, invece, del proprio io in versione artistica e colorata. 

Mermaid Parade 2018:  quando si svolge e dove vederla

Ques’anno la Mermaid Parade si terrà il 16 giugno, quindi se vi trovate da quelle parti non perdetevela. La parata solitamente comincia alle ore 13, ma vista l’enorme folla che partecipa, è meglio arrivare prima e prendere posto. Io ero arrivata per le 11 e c’era già quasi tutto pieno. 

Mermaid Parade Coney Island

Il percorso

La parata segue questo percorso: parte dalla West 21st Street e prosegue sulla famosa Surf Avenue. Continua poi sulla West 10th Street, dove c’è anche la parata delle macchine d’epoca e non solo e arriva poi, attraversando la West 17th Street,  a Steeplechase Plaza dove si conclude. Quando l’ultimo partecipante supera lo stand dei giudici tra la West 19th e Surf Avenue, circa alle 16, il fondatore stesso della Mermaid Parade Dick D. Zigun accompagnerà il Re Nettuno e la sua Regina Sirena fino al mare, dove viene inaugurata ufficialmente la stagione balneare. 

Mermaid Parade Coney Island

Qual è il posto migliore da cui vedere la Mermaid Parade?

Sicuramente uno dei luoghi migliori in cui stare per vedere al meglio la parata è di fianco alla passerella transennata. Ma è Surf Avenue il vero cuore della festa; non per niente si riempie subito e, giusto per continuare la metafora marina, vi sentirete un po’ delle sardine. Se vi spostate però verso nord, oltre la ressa, la strada è più sgombera e si riesce a fare qualche foto senza dover sgomitare. Se avete fretta di andare via, vi consiglio di stare sul lato da cui arriverete quindi quello che dà sulla strada. In caso contrario, scegliete quello opposto che dà sul mare, così quando vi stufate, potete andare a sdraiarvi in spiaggia. Volendo, è possibile anche acquistare per circa 150 dollari un posto in tribuna coperta. Ma lo consiglio solo ai veri appassionati. 

Mermaid Parade Coney Island

Come si partecipa alla Mermaid Parade?

Se avete voglia anche voi di travestirvi da sirenette e pirati, sappiate che lo potete fare e potete anche partecipare alla parata. Come? Basta iscriversi online e fare il check-in tra la 21th e la 22th entro le 13 del giorno stesso. Non dovete per forza essere in gruppo per partecipare: è disponibile anche l’iscrizione individuale a 30-35 dollari. Qui vi lascio il link della pagina ufficiale in cui le iscrizioni sono già aperte.

Come si raggiunge Coney Island?

Raggiungere Coney Island con la metro è semplicissimo. Da Manhattan, dove probabilmente alloggerete, ne partono infatti ben 4 e che vi portano fino alla stazione di Coney Island – Stillwell Avenue, ovvero le linee D, F, N, Q. Vi lascio qui la mappa scaricabile della metro di New York. Potete tranquillamente usare la Metrocard e la cosa bella è che la metro ad un certo punto è sopraelevata e quindi potete ammirare anche Brooklyn durante il viaggio.

 

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Scopello: una visita alle acque turchesi della Tonnara più antica di Sicilia

Oggi mi sono lamentata ovunque e con chiunque del tempo balordo che non si decide a lasciar spazio alla bella stagione. Quindi, per par condicio, non potevo non farlo anche…

Oggi mi sono lamentata ovunque e con chiunque del tempo balordo che non si decide a lasciar spazio alla bella stagione. Quindi, per par condicio, non potevo non farlo anche qui. Abbiate pazienza, oggi va così. Immaginate voi cosa significhi stare in ufficio in piena Pianura Padana a destreggiarsi tra i momenti di afa atroce seguiti da quelli di pioggia con annessa aria fredda. Un continuo mettere e togliere i mille strati di vestiti che neanche una cipolla. Per cercare di tirarmi su di morale in questo martedì ancora indeciso se essere primaverile o autunnale, ho chiuso per un attimo gli occhi e mi sono immaginata di essere al mare, a crogiolarmi al sole con la brezza salmastra che soffia e scompiglia i capelli. E la prima immagine che mi si è piazzata in mente è quella della bellissima Tonnara di Scopello e dei suoi faraglioni che spuntano dal mare blu che più blu non si può. Certo non è propriamente una spiaggia di sabbia bianca, ma le sue acque cristalline sono tra le più belle che ho visto fin’ora.

Tonnara di Scopello

Scopello è un piccolo borgo in provincia di Trapani, affacciato sulle acque del Mar Tirreno. Tutto scogli e vegetazione, è anche secondo la mitologia l’ultima tappa del viaggio di ritorno a casa di Ulisse. Se non fosse che abitasse ad Itaca, altro luogo splendido, e avesse ad aspettarlo una moglie e un figlio, mi sarei chiesta chi gliel’avesse fatto fare di lasciare Scopello. Seppur minuscolo, racchiude secondo me l’essenza dei villaggi di pescatori di una volta. Una piazzetta, qualche casa, pochi ristoranti e una vista impagabile. E’ questo tutto quello che troverete nel centro del paesino, arroccato su una rupe rossa. Lo si può raggiungere in macchina, che va però lasciata nell’unico parcheggio ( a pagamento) che c’è subito fuori dall’ingresso pedonale.

Tonnara di Scopello

Io l’avevo scelto per la vicinanza alla Riserva dello Zingaro, che da qui si può raggiungere tramite un sentiero da trekking che parte proprio a pochi passi dalla Tonnara. Ricordatevi, però, di portare scarpe comode per camminare e cappello e protezione solare se, come me, ci andate a luglio o agosto. Avevo voglia io al 18 di agosto di farmi la scarpinata, armata di sole infradito, sotto il sole cocente dell’estate siciliana. Ecco perché ho ripiegato immediatamente sulla Tonnara di Scopello, molto più vicina e comoda da raggiungere. E menomale, perché me ne sono innamorata all’istante. E’ un posto suggestivo, che racconta le vite di un tempo dei suoi abitanti devoti al mare. Costruita nel XIII, è stata ristrutturata più volte e dismessa solo nel 1981. Si respira ancora ovunque il mare, qui vero protagonista, insieme ai faraglioni imponenti che sembrano quasi volerlo proteggere.

 

Oggi se ne possono visitare gli esterni e si può fare il bagno tra le insenature della baia pagando un biglietto d’ingresso; organizzano anche visite guidate all’interno della Tonnara, per far conoscere il duro lavoro dei pescatori che, come dicono qui, pescavano “all’antica maniera”. Preparate quindi maschera e boccaglio perché qui il mare è ottimo per fare snorkeling. Grazie alle rocce e alle insenature naturali che si creano, infatti, troverete un tripudio di pesci. Ve l’ho detto che il nome Scopello deriva dal greco skopelòs e significa appunto scoglio?

Tonnara di Scopello

Vi do un consiglio se decidete di fermarvi un po’ più a lungo di un solo bagno: in alta stagione è abbastanza affollato quindi ovviamente è meglio andare la mattina di buon ora. Ma, se ne avete la possibilità, chiedete di stare nel Belvedere e non direttamente sulla “spiaggia” della Tonnara. Questo perché, anche se più vicina al mare, è completamente in cemento quindi quando fa caldo vi ritrovereste a fare anche voi i tonni… cotti alla piastra però. Il Belvedere invece è più in alto e ci sono erba ed alberi, molto meglio per sdraiarsi e rilassarsi un po’.

Tonnara di Scopello

Consigli pratici

Come arrivare

La Tonnara di Scopello si trova a pochi km dalla più grande Castellammare del Golfo. E’ indispensabile avere la macchina, o quanto meno uno scooter, per arrivare sia a Scopello centro che alla Tonnara. Le strade, in salita, sono infatti strette e un po’ dissestate. Vi lascio l’indirizzo esatto della Tonnara: Largo Tonnara Scopello, 91014 Scopello. Una volta arrivati, dovrete parcheggiare nel parcheggio a pagamento sull’altro lato della strada a pochi metri dal sentiero di ingresso (costa, se non ricordo male, 5 o 7€ per tutta la giornata).

Ingresso e prezzi

Come vi dicevo, in alta stagione è meglio andarci di buon mattino perché poi rischiate di dover aspettare parecchio prima di poter entrare. L’ingresso, infatti, è a numero chiuso e una volta raggiunto il limite bisogna attendere fino a quando qualcuno non se ne va.

Orari: è aperta tutti i giorni dalle 09.00 alle 19.00

Costo: il biglietto di ingresso costa 4€. Con supplemento, si può partecipare anche alla visita guidata all’interno della Tonnara.

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15 commenti su Scopello: una visita alle acque turchesi della Tonnara più antica di Sicilia

Il Vittoriale degli Italiani: visita al parco e alla casa di Gabriele D’Annunzio a Gardone Riviera sul Lago di Garda

Ieri finalmente il bel tempo ha deciso di farsi vedere, dopo essersi fatto desiderare parecchio, e di regalare una bellissima giornata di sole come si deve. Ovviamente non potevo lasciarmela…

Ieri finalmente il bel tempo ha deciso di farsi vedere, dopo essersi fatto desiderare parecchio, e di regalare una bellissima giornata di sole come si deve. Ovviamente non potevo lasciarmela scappare e così, svegliandoci finalmente dal letargo, Francesco ed io abbiamo deciso di partire alla volta di Gardone Riviera e del Vittoriale degli Italiani. Cosa c’è di meglio di una bella passeggiata sul lago, con mangiata di pesce annessa, e della visita ad uno dei luoghi secondo me più belli d’Italia in assoluto? Beh arrivare e scoprire che, solo per quel giorno, l’ingresso è gratuito. Ogni tanto un colpo di fortuna capita anche a me 🙂 Ieri, infatti, si è svolta la seconda edizione del Notturnale Tener- a- mente, ovvero la Notte Bianca del Vittoriale. In occasione di questa, a mio avviso, bellissima manifestazione si sono tenuti gratuitamente all’interno del parco concerti ed esibizioni artistiche in armonia con l’ambiente fino quasi alla mezzanotte. A rendere tutto un po’ più magico, la modalità delle esibizioni: a tutti i partecipanti sono state consegnate delle cuffie wifi con cui potere ascoltare i concerti, camminando magari liberamente al chiaro di luna per il parco. Credo che D’Annunzio ne sarebbe stato entusiasta. Quasi me lo immagino con i suoi abiti eleganti e sfarzosi ad ascoltare i concerti con le cuffie wireless, ovviamente in tinta, da qualche angolo ombroso del suo parco. 

Teatro all'

Al di là di questa iniziativa, il Vittoriale degli Italiani merita secondo me una visita a priori. Anche se non siete fan del padrone di casa o non siete interessati alla storia che c’è dietro, il parco lascia senza fiato ed è un peccato farsi scappare la possibilità di perdersi tra i suoi sterminati e profumatissimi giardini. Le cose da vedere sono davvero molte: dalla casa del Vate – come veniva chiamato – per la quale serve un biglietto a parte, alla Nave Puglia, passando per la Limonaia e il Mausoleo. E io devo dire che, nonostante l’abbia già visitato più volte, ci torno sempre volentieri ed ad ogni nuova visita scopro qualcosa che non avevo notato nella precedente. Mi ricordo la primissima volta in cui ci sono stata, da piccola con i miei genitori. Ero rimasta affascinata dalla stramberia della casa di D’Annunzio e letteralmente a bocca aperta di fronte allo splendore dei giardini: un susseguirsi di rose, glicini e gelsomini che all’ora non distinguevo ma che già amavo per i colori sgargianti e per il profumo inebriante. Forse è grazie a questa visita che, una volta cresciuta, ho sempre avuto un debole per questo artista complicato ed alquanto eccentrico e, per la gioia dei miei, l’ho sempre studiato volentieri. 

MAS 96 Vittoriale

Essendoci stata più di una volta, ho dei luoghi preferiti all’interno sia del parco che della casa di cui vi voglio lasciare un’anteprima così magari vi invoglio ad andare. O magari vi convinco del tutto a lasciar perdere, non si può mai sapere, no?

Piazzetta Dalmata

E’ la piazza principale del Vittoriale, su cui si affaccia la casa di D’annunzio e da cui partono i vari sentieri per raggiungere gli altri luoghi all’interno dell’enorme parco. Io personalmente la trovo bellissima soprattutto per la vista che da qui si ha sul Lago di Garda. Dagli archi gialli incorniciati dagli alberi di gelsomino, si vede infatti in prospettiva tutto il lago più in basso ed è inutile dire che sembra una cartolina.

Prioria

La Prioria è in realtà la casa di Gabriele D’Annunzio. Essendo una persona molto modesta e ordinaria ( ovviamente sono ironica ), il poeta amava definirsi il Frate priore. Potete quindi capire da dove viene il nome della casa. Anche se per entrare bisogna per forza fare una visita guidata per cui serve un biglietto a parte, secondo me, è molto interessante se è la vostra prima visita. Come vi dicevo, D’Annunzio era un soggetto alquanto particolare e la sua dimora ovviamente lo rispecchia in pieno. Non aspettatevi la solita casa dell’artista: questa è stata arredata infatti personalmente dal Vate stesso che, ancora in vita, già pensava ad allestirla in modo da lasciarla poi ai posteri come museo. Devo dire che se il suo intento era quello di farsi ricordare e “visitare”, ci è riuscito in pieno. All’interno ci sono infatti parecchi oggetti bizzarri e scritte provocatorie con cui amava punzecchiare gli ospiti che andavano a trovarlo. E chissà poi quelle stanze di cosa sono state testimoni durante i soggiorni delle numerosissime amanti del poeta. Una delle cose che mi piace di più in assoluto però, da amante dei libri quale sono, è la biblioteca dispersa un po’ per tutte le stanze che raccoglie più di 8.000 volumi. La cosa migliore è che la biblioteca è consultabile previo appuntamento. Chissà che emozione sfogliare le pagine antiche di quei libri. 

Nave Puglia

Quando gli ospiti si recavano in visita al Vittoriale e al suo proprietario erano soliti portargli in omaggio vari doni. Alcuni sono veramente strambi, altri sono i soliti acchiappa-polvere che tutti noi accettiamo ringraziando con un bel sorriso pre-stampato mentre ci chiediamo dove poterli far sparire. Uno dei cimeli più bizzarri e ingombranti è senza dubbio la nave militare Puglia, regalatagli niente meno che dalla Marina Militare. Si tratta di una nave da guerra, impiegata durante gli anni della Prima Guerra Mondiale, protagonista anche degli “Incidenti di Spalato”, ossia una serie di attacchi anti italiani che si verificarono appunto nella città dalmata di Spalato in cui perse la vita anche il suo comandante, Tommaso Giuli. D’Annunzio, dopo varie peripezie per farla portare al Vittoriale e farla installare nel parco, la pose con la polena rivolta simbolicamente verso l’Adriatico e la Dalmazia. 

Laghetto delle Danze

Dalla Nave Puglia scorrono due fiumi, il rivo dell’acqua Pazza e il rivo dell’acqua Savia, che confluiscono nel Laghetto delle Danze. E’ stato progettato a forma di violino, in omaggio al suo inventore Gasparo da Salò ed è stato concepito come luogo immerso nella natura in cui ospitare concerti e spettacoli di danza. Da buon amante dell’arte e delle donne, non poteva di certo farsi mancare delle seducenti danzatrici. La parte di più bella del laghetto, secondo me, è il percorso per arrivarci. O meglio, i percorsi. Ce ne sono vari infatti che partono da diversi punti del parco e sono tutti suggestivi. Si sentono solo il cinguettio degli uccelli e lo scorrere dell’acqua, mentre si percorrono i sentieri circondanti dalle piante e decorati con statue poste qua e là. Un vero piacere per i sensi.

I Giardini

Gli ultimi di cui vi racconto, ma i primi nella mia lista di cose preferite del Vittoriale, sono senz’altro i giardini. Sono stupendi, progettati alla perfezione per incantare sia a livello visivo che olfattivo. Gabriele, ma sì dai usiamo solo il nome come se fossimo amici, amava infatti i profumi e lui stesso ha cercato di crearli. Ad ogni angolo ci sono statue, fontane, archi di fiori e piante che portano in un altro angolo nascosto. Bellissima è anche la Limonaia, simbolo del lago di Garda, da cui si accede il Belvedere con vista panoramica sul lago. Che dirvi, io starei qui ore ed ore. Magari con un libro della libreria in prestito. Un sogno impossibile ma sognare non costa nulla. 

Informazioni pratiche

Orari e chiusure

  • ORARIO ESTIVO – dall’ultima domenica di marzo al 15 ottobre: dalle 09.00 alle 19.00. Chiusura parco ore 20.00
  • ORARIO INVERNALE – dal 16 ottobre all’ultimo sabato di marzo: dalle 09.00 alle 16.00. Chiusura parco ore 17.00.

Il Vittoriale è chiuso tutti i lunedì da novembre a gennaio e nei giorni 24-25 dicembre e 1 gennaio. 

La Prioria – la casa di Gabriele d’Annunzio – è chiusa tutti i lunedì da novembre a gennaio, solo il lunedì da febbraio a marzo (festivi esclusi).

Biglietti e prezzi

  • Biglietto Parco + visita guidata Casa di D’Annunzio: intero 16€, ridotto 13€
  • Biglietto solo Parco e musei: intero 10€, ridotto 8€. 

Sono acquistabili sia direttamente alla biglietteria all’ingresso del parco, sia sul sito internet.

Mi raccomando: la visita alla Casa di D’Annunzio si può fare solo con la visita guidata della durata di circa 35 minuti. Si entra 10 persone alla volta e i biglietti sono a numero limitato. Quando li acquistate vi sarà comunicato l’orario di inizio della vostra guida, non fate tardi perché altrimenti non potete più entrare. 

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Copenhagen Must See: 5 Cose da Visitare Assolutamente in un Weekend nella Capitale Danese

La capitale danese è perfetta per un weekend fuori porta. Anche se relativamente piccola, le attrattive che offre sono parecchie e varie ed è bene organizzarsi per cercare di vedere il più possibile. Di seguito vi lascio la mia personale top 5, ovvero i posti che più mi sono piaciuti e che mi sento di suggerire.

Come vi ho raccontato nell’articolo Weekend a Copenhagen, la capitale danese è perfetta per un weekend fuori porta. La si raggiunge in poco tempo dall’Italia ed è a misura d’uomo, quindi perfetta se avete giusto 36/48 h a disposizione. Anche se relativamente piccola, le attrattive che offre sono parecchie e varie ed è bene organizzarsi per cercare di vedere il più possibile. Se trovate delle belle giornate il mio consiglio è quello di noleggiare una bicicletta, il mezzo più usato e amato nella verde Copenhagen, che vi consentirà di muovervi agilmente per tutta la città (anche perché la pista ciclabile copre circa 454 km). Se volete sapere dove e come noleggiarle cliccate qui.
Anche io non ho avuto tantissimo tempo a disposizione, di conseguenza ho dovuto limitarmi e rinunciare a qualcosa. Scusa perfetta per poter tornare in questa fantastica città il prima possibile 🙂  Di seguito vi lascio la mia personale top 5, ovvero i posti che più mi sono piaciuti e che mi sento di suggerire. Ovviamente è un elenco ristretto e le cose da vedere sono molte di più ma queste sono senza dubbio quelle che più mi hanno colpita.

1. Nyhavn

Quando si cerca su Google Immagini “Copenhagen” le prime foto in assoluto che compaiono sono quelle di un canale circondato da bellissime case multicolore. Ebbene questo luogo da cartolina è Nyhavn. Nonostante il nome significhi “Porto Nuovo”, questo è in realtà il porto storico di Copenhagen fatto costruire ai prigionieri di guerra svedesi dal re Cristiano V di Danimarca nel 1670. Oggi è il cuore pulsante della città, amato sia dai turisti ma soprattutto dagli abitanti che adorano trascorrere il proprio tempo libero nei locali vicino ai canali. Da qui partono anche i “Boat Tour” che portano alla scoperta dei canali della città. Ma quello che attira subito l’attenzione sono sicuramente gli edifici colorati e tipici che fiancheggiano il lato destro del canale. La casa più vecchia è quella al n° 9 risalente al 1631, mentre quelle dei civici 18 e 67 hanno ospitato niente meno che Hans Christian Andersen. Oggi sono per lo più ristoranti e bar, ma anche negozi di souvenir e piccoli alberghi.

 

2. La Statua della Sirenetta

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La seconda immagine simbolo di Copenhagen è senza dubbio quella della statua in bronzo della Sirenetta, che con sguardo malinconico guarda verso il mare. Credo che tutti conoscono la celebre fiaba dello scrittore danese Hans Christian Andersen che racconta appunto di una giovane sirena che decide di sacrificare la sua vita in mare per poter raggiungere sulla terra ferma l’uomo di cui è perdutamente innamorata. Guardando la sua espressione triste m’è venuto il dubbio che forse si sia un po’ pentita di questa scelta. Ma anche la statua in sé – purtroppo – è stata protagonista di varie e spiacevoli vicissitudini: nei suoi 105 anni di vita è stata infatti più volte verniciata, le è stato amputato un braccio e per due volte è stata decapitata. Nel 2003 l’hanno addirittura fatta sparire dal suo scoglio e buttata in mare. Una vita abbastanza movimentata insomma per la fanciulla più fotografata della Danimarca.

3. Vor Frelsers Kirke e Christianshavns

A pochi passi dal canale di Christianshavns, di cui vi ho parlato qui per quanto riguarda i buonissimi ristorantini/barche in cui assaggiare le specialità danesi, si trova la Chiesa del Nostro Redentore (Vor Frelsers Kirke in danese). La chiesa costruita con i caratteristici mattoni rossi fu consacrata il 19 aprile del 1696, ben 14 anni dopo la sua costruzione. Ma quello che colpisce di più sono il campanile e la sua guglia a forma di spirale. E’ una delle più alte di Danimarca e la cosa bella è che si possono salire le strette scale e raggiungere la sommità del campanile per toccare, come prova di coraggio, il globo dorato ma soprattutto per godere di una vista a 360° sulla città. Gli scalini sono ben 400, di cui gli ultimi 150 sono quelli sospesi che formano la spirale. Il globo può contenere invece circa 12 persone. Occhio però perché la guglia è costruita in legno di quercia e quando tira il vento forte ondeggia, rendendo il tutto più adrenalinico. L’ingresso alla torre è a pagamento e il biglietto costa all’incirca 10€ (sì è caro come tutta la Danimarca, ma se prendere la Copenhagen Card dovrebbe essere incluso).

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4. Giardini di Tivoli

I Giardini di Tivoli sono in realtà uno dei parchi divertimenti più antichi del mondo: le porte del suo regno incantato sono state aperte per la prima volta nel lontano 1843 e ancora oggi è uno dei parchi tematici più visitati al mondo. Io non ho resistito alla tentazione, nonostante i prezzi non troppo economici, e sono entrata perché in fondo quando mi ricapita? Se volete sapere di più su questi giardini da fiaba cliccate qui e vi trasporto nella mia avventura in questo mondo fatato.

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5. Christiania – La Città Libera

Christiania è una vera e propria città dentro la città, famosa per essere auto – gestita e non soggetta alla legislazione danese. E’ un quartiere controverso e moolto particolare in cui si trovano le cose più pazze: dalla droga leggera che qui è legale ai mercatini hippie o yuppie con vestiti di seconda mano. Vista la sua particolarità, merita secondo me una parentesi più estesa tutta sua che trovate qui se volete approfondire.

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Giardini di Tivoli a Copenhagen: visita all’universo fatato di uno dei più antichi parchi gioco del mondo

I Giardini di Tivoli sono l’iconico parco giochi che si trova proprio in centro a Copenhagen, nonché il secondo più antico del mondo (il primato lo detiene un altro parco…

I Giardini di Tivoli sono l’iconico parco giochi che si trova proprio in centro a Copenhagen, nonché il secondo più antico del mondo (il primato lo detiene un altro parco danese, il Dyrehavsbakken). Il suo cancello ha aperto, infatti, per la prima volta nel lontano 1843 e da allora accoglie migliaia di turisti ogni anno. Ma sono i danesi stessi i principali fan che, nel periodo estivo, lo frequentano spesso perché sede di molti eventi e concerti. Se vi trovate nella capitale danese, secondo me, una visita è d’obbligo. Dovete mettere in conto il costo abbastanza elevato, come un po’ qualsiasi cosa a Copenhagen, ma ne vale la pena se siete amanti delle giostre e dell’atmosfera fiabesca e un po’ rétro.

Tivoli Gardens

Io sono stata quei 10 minuti buoni di fronte all’ingresso a chiedermi se l’impresa valesse o meno la spesa, come si suol dire 🙂 Alla fine mi son detta: “dai Monica, chissà quando ci torni a Copenhagen, non puoi perderti i Giardini di Tivoli”. E così, con il portafogli più leggero, ho varcato il famoso arco d’ingresso e mi sono ritrovata catapultata in un mondo fiabesco, al profumo di popcorn e zucchero filato. Anche se ne ho già visitati altri di parchi divertimento, questo mi ha colpita particolarmente perché si nota ovunque la sua veneranda età. Nonostante il parco sia stato modificato e modernizzato negli anni, mantiene ancora il suo fascino antico che lo distingue da tutti gli altri. Non per niente anche il signor Walt Disney ne è rimasto affascinato e ne ha preso spunto per la costruzione di Disneyland.

Le giostre sono parecchie e per tutti i gusti e per tutte le età. Le più famose sono sicuramente le montagne russe “The Roller Coaster” costruite nel 1914, pensate un po’, e ancora perfettamente funzionanti. Possono salire anche i bambini se accompagnati da un adulto. In realtà non sono così spaventose come si può pensare, per più adrenalina c’è infatti “The Demon” – Il Demone. Già dal nome si capisce che con i suoi giri della morte e i 28 m di altezza è la giostra del parco che fa urlare di più. Non a caso ho scelto di salire proprio su questa – divertentissima – perché non avendo fatto il biglietto cumulativo per le giostre le dovevo pagare singolarmente. Così facendo ho praticamente speso di più e ho dovuto rinunciare a salire sul calcinculo più alto d’Europa, The Star Flyer.

Un’altra giostra iconica è la ruota panoramicaThe Ferris Wheel”che, con le sue carrozze vintage a forma di mongolfiera, è la più amata per poter ammirare in tranquillità la vista sulla città. Caratteristiche sono anche il trenino formato da auto d’epoca “The Vintage Cars” e il laghetto con le barche che mi hanno ricordato un po’ quelle di Central Park. Quando siete stanchi vi potete riposare sdraiandovi nei numerosi giardini oppure mangiare nei numerosi ristoranti.
La sera il parco si allumina di mille luci colorate e regala ancora più magia. In più, durante il periodo estivo, ospita tantissimi eventi e concerti: il venerdì sera, per esempio, musica rock; la domenica swing e il mercoledì jazz. Qui trovate il programma di quest’anno. Alla mezzanotte del sabato (dal 5 maggio al 22 settembre), colorano il cielo e il parco anche i fuochi d’artificio.

Orari d’apertura

Gli orari di apertura del parco variano in base alle stagioni, che loro distinguono in tre gruppi:

  • Periodo estivo: dal 24 marzo al 23 settembre
    Dalla domenica al giovedì: 11 – 23;
    Venerdì e sabato: 11 – 24
  • Halloween: dal 12 ottobre al 4 novembre
  • Natale: dal 17 novembre al 31 dicembre

Biglietti e prezzi

Tivoli Gardens Map

I biglietti si possono acquistare direttamente sul posto oppure sul sito internet ufficiale del parco.
Come vi accennavo prima, il biglietto d’ingresso al parco non comprende le giostre per cui bisogna prendere un biglietto a parte. Volendo si possono fare, direttamente all’interno del parco, i biglietti anche per le singole giostre. In base alla mia esperienza però ve lo sconsiglio perché vi viene a costare di più. Noi, infatti, non volendo spendere anche per le giostre abbiamo deciso di comprare solo il biglietto per il Demon. Una volta arrivati in cima, dopo circa mezz’ora di coda, ci hanno detto che per quella giostra bisognava comprare ben tre biglietti singoli a persona al costo di 30 DKK ciascuno e, visto che ormai eravamo lì, abbiamo pagato al momento. Quindi se avete intenzione di salire su alcune, vi consiglio di fare il biglietto comprensivo di biglietto d’ingresso al parco e giostre illimitate. Qui sotto vi lascio tutti i prezzi.

  • Ingresso parco: 120 DKK adulti, 50 DKK bambini dai 3 ai 7 anni ( dal 3 aprile al 21 giugno, dal lunedì al giovedì, l’intero costa 110 DKK)
  • Biglietto All Inclusive ingresso + giostre: 535 DKK adulti, 400 DKK bambini fino ai 7 anni
  • Biglietto giostre illimitato: 230 DKK
  • Biglietto singolo giostre: 30 DKK, ma fate attenzione che i biglietti che servono per un singolo giro variano da giostra a giostra. Su alcune ne basta uno, su altre ne servono due o tre.

 

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Christiania a Copenhagen: Cosa Aspettarsi dalla Città Libera Famosa per i Suoi Mercatini Hippie e… la Cannabis

Durante il mio weekend a Copenhagen non potevo di certo farmi scappare la visita alla controversa Christiania. Questo quartiere della capitale danese è in realtà una vera e propria città dentro la città: è autogestita e non soggetta alle tasse. Appena varcato il cancello d’ingresso vi renderete conto di trovarvi in un mondo a parte: murales coloratissimi rivestono ogni superficie e l’odore di marijuana e hashish vi accompagnerà per tutta la visita. Per me è stata una vera e propria esperienza sensoriale tra gli odori inconfondibili e la musica reggae che mi accompagnava in sottofondo.

Durante il mio weekend a Copenhagen, nonostante il poco tempo a disposizione, non potevo di certo farmi scappare la visita alla controversa Christiania. Questo quartiere della capitale danese è in realtà una vera e propria città dentro la città: è autogestita e non soggetta alle tasse. Vige una legislazione tutta sua e la Danimarca stessa le ha riconosciuto uno status semi-legale come comunità indipendente. Appena varcato il cancello d’ingresso vi renderete conto di trovarvi in un mondo a parte: murales coloratissimi rivestono ogni superficie e l’odore di marijuana e hashish vi accompagnerà per tutta la visita. In questa comunità anarchica, infatti, l’uso di droghe leggere è permesso e nella via principale, chiamata non a caso “Pusher Street” e nel “Green Light District“, ci sono tantissimi banchetti e venditori che propongono di ogni: dalle normali canne ,a strumenti enormi per fumare la qualunque e dolcetti particolari. Le droghe pesanti sono però vietatissime. Tantissimi artisti l’hanno immortalata ed è stata scelta anche come location per vari film. 

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Anche se “libera”, ci sono comunque delle regole da rispettare se si decide di entrare e visitare il quartiere. All’ingresso e nelle strade ci sono infatti molti cartelli che riportano cosa si può e cosa non si può fare. In sostanza è vietato fare fotografie nella Pusher Street perché, come ricordano anche loro, l’uso delle droghe è comunque illegale e quindi non ci tengono particolarmente a veder postate in giro le foto che li ritraggono proprio nel momento della vendita. E’ poi vietato correre per non generare caos, dicono, e parlare al cellulare. Io, per esempio, ero ferma proprio all’inizio di Pusher Street ad aspettare che Francesco mi raggiungesse e mi si è avvicinato un tizio per avvisarmi di mettere via il cellulare perché d’ora in avanti non era più consentito scattare foto. Ho sentito di alcuni turisti che hanno avuto problemi perché avevano macchine fotografiche al collo o perché cercavano di fare foto di nascosto: visto che le regole sono così poche mi sembra giusto rispettarle per non incorrere in guai. 

Green Light District Christiania

Per quanto riguarda le droghe mi sento di sconsigliarvi di provarle o comunque di toccare qualcosa se avete il volo di ritorno a pochi giorni di distanza perché sia a me che a Francesco hanno fatto i controlli all’aeroporto e non si limitano solo al tampone alle mani, ma lo fanno anche su tutte le cose dentro il bagaglio a mano. 

Ma come nasce Christiania, vi chiederete. E’ stata fondata nel 1971 da un gruppo di hippie e squatter che occupò una base navale dismessa e i suoi edifici militari abbandonati e che ne proclamò l’indipendenza. Gli edifici e i magazzini in stile militare sono ancora presenti anche se hanno cambiato decisamente aspetto visto che sono tutti colorati dai bellissimi murales e graffiti. Io l’ho trovato un luogo super accogliente in cui la droga passa in secondo piano di fronte ai colori sgargianti delle case, la cura dei giardinetti pubblici e sopratutto la musica. C’è sempre un piacevolissimo sottofondo visto che ci sono costantemente esibizioni e concerti improvvisati e non. All’interno ci sono poi servizi e le strutture come in ogni città: bar, scuole, negozi, una cucina comunitaria, un punto di primo soccorso, uno skate park e un campo da calcio e addirittura una piccola isola ecologica.

Ovviamente hanno deciso di adottare anche una propria bandiera (tre cerchi gialli in campo rosso, posti uno accanto all’altro su un piano orizzontale) e un proprio inno che in realtà è una canzone di protesta del gruppo Bifrost “I kan ikke slå os ihjel”, che in italiano significa “Non potete ucciderci”. Questo probabilmente perché, nel corso degli anni, il governo danese ha provato più volte a rimuovere i pittoreschi occupanti ma senza successo.

Christiania Copenhagen

Come raggiungere Christiania

Christiania si trova in realtà in pieno centro, nel distretto di Christianshavn raggiungibile comodamente sia a piedi che in metro – la fermata più vicina è quella di Christianshavn appunto – ma anche con i tour in barca lungo i canali e poi raggiungendola con una passeggiata di 5 minuti (così passate anche di fronte alla Chiesa del Nostro Redentore e alla sua guglia). L’ingresso principale a Christiania si trova su Prinsessegade, tra Refshalevej e Bådsmandsstræde e per entrare dovrete passare sotto il suo inconfondibile arco in legno che vi dà il benvenuto nella città libera. All’uscita invece vedrete la scritta “ You are now entfring the Ue”, ovvero state entrando nella Comunità Europea. L’accesso è consentito solo a piedi o in bicicletta; la circolazione di auto e moto è infatti vietata. 

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#Weekend a Copenhagen: cosa fare in 48h nella città che non ti aspetti

Sono appena tornata  abbronzata da un piacevolissimo e stranamente soleggiato weekend nella capitale danese. E se dovessi descrivere Copenhagen con una sola parola sceglierei senza dubbio “inaspettata”. Già il fatto…

Sono appena tornata  abbronzata da un piacevolissimo e stranamente soleggiato weekend nella capitale danese. E se dovessi descrivere Copenhagen con una sola parola sceglierei senza dubbio “inaspettata”. Già il fatto di essermi quasi scottata in un posto famoso per gli interminabili giorni di pioggia la dice lunga. Mi immaginavo infatti una delle classiche città del Nord Europa: molto ordinata, impostata e anche un po’ grigia. Ma non avrei potuto sbagliarmi di più, in positivo però. Copenhagen è infatti sì organizzata alla perfezione e attenta al verde ma è anche accogliente, colorata, e – questa è la cosa che mi ha più stupita e affascinata – estremamente alla mano e rilassata. Si respira ovunque lo spirito libero e azzarderei anche un po’ bohémien dei danesi che, complice il raro bel tempo, abbiamo trovato riversi in strada e sui canali a fare aperitivo come se non ci fosse un domani. Tutta la città è piena zeppa di locali e ristorantini in cui fermarsi per bere qualcosa o assaggiare qualche specialità danese a base di pesce (da leccarsi i baffi) e carne. A farvi compagnia troverete una folla di danesi dalle chiome bionde sempre pronti a fare due chiacchiere anche se non vi conoscono fino a tardi visto che il sole qui, nei mesi estivi, tramonta molto tardi e sorge prestissimo (il  “sole di mezzanotte”). Questa è una delle cose che mi ha meravigliato di più: mai mi sarei aspettata infatti un clima così allegro e “easy” ma questo secondo me è proprio il bello di viaggiare. Tutte le convinzioni che si hanno prima di partire vengono immancabilmente messe in discussione.

Ma passiamo ai lati pratici. Copenhagen è perfetta per un weekend fuori porta perché è a circa 2 ore di volo dall’Italia (io sono partita da Bergamo Orio al Serio con la Ryanair, ma ci sono collegamenti in quasi tutti gli aeroporti italiani) e l’aeroporto, a sua volta, è vicinissimo al centro a cui si arriva sia in metro che in pullman. La cosa migliore è che, essendo relativamente piccola, con circa 36 ore a disposizione si riescono a visitare tutte le attrattive principali.

Come muoversi

Avendo poco tempo a disposizione e, soprattutto, non avendo idea di trovare delle giornate così belle e calde, per ottimizzare ho optato per i classici pullman turistici “Hop on – Hop off” che ti permettono di salire e scendere a piacimento nei principali punti della città. Se potessi tornare indietro però noleggerei sicuramente una bicicletta: secondo me è il mezzo migliore per visitare la città che, non per niente, dagli abitanti è chiamata anche Bycyklen proprio ad indicare la loro passione per i pedali. Le bici sono molto più numerose delle macchine e tutti la usano per spostarsi sia per andare al lavoro che per andare, tutti elegantemente abbigliati, ad una festa. Troverete infatti pochissimi parcheggi per le auto in centro, peraltro molto cari. Ci sono numerosi negozi che noleggiano le biciclette e anche gli hotel di solito ne hanno a disposizione. Esiste però anche un’app per telefono “Donkey Rep” che permette di affittarle con un clic. E’ molto semplice: scaricate l’app e registratevi, vi si aprirà una mappa con tanti pallini arancioni che indicano la posizione delle bici disponibili in base a dove vi trovate in quel momento. Potete scegliere di tenerla per un giorno al costo di 100 DKK (circa 14€), per più giorni o solo per qualche ora. Una volta finito, vi basterà consultare di nuovo la mappa per trovare il luogo di riconsegna più vicino a voi. Le bici sono riconoscibili subito perché tutte di colore arancione e con dei cartellini con numeri o nomi identificativi. Considerando che le piste ciclabili coprono circa 454 km, non vi annoierete di sicuro.

Per quanto riguarda il pullman hop on – hop off mi sento di consigliarlo a chi ha più tempo a disposizione, perché comunque se si vuole scendere a più fermate poi bisogna mettere in conto l’attesa per il successivo. Consiglio invece il Boat Tour, ovvero il giro in barca lungo i canali di Copenhagen molto caratteristico e suggestivo perché si passa sotto a dei ponti davvero bassissimi che si sfiorano con la testa. Le barche sono poi secondo me il secondo mezzo più usato dagli abitanti: lungo i canali ci sono ormeggiate tantissime barche, alcune delle quali sono dei veri e propri appartamenti. Ma la cosa più bella è incontrare barche e zattere delle più assurde piene di persone che vi saluteranno a suon di alzata di boccale di birra.

Se volete spostarvi in metro qui trovate invece la cartina scaricabile.

Dove alloggiare e mangiare

Copenhagen, e la Danimarca in generale, sono purtroppo parecchio care. Dovete mettere in conto che sicuramente spenderete parecchio sia per l’alloggio che per il cibo. Vi consiglio ovviamente di scegliere un hotel o un appartamento vicino al centro città e per quanto riguarda i ristoranti, secondo me, sono tutti più o meno simili in quanto a costo. Vi consiglio di provare tre cose: i waffles con il gelato e il salmone che sono buonissimi e tipici e il sushi di Sticks n Sushi,  che sì non c’entra niente con la Danimarca, ma è il più buono che ho mai mangiato.  Io ho provato quello sulla terrazza panoramica del Tivoli Hotel, che merita anche per la vista, ma ce ne sono vari sparsi per tutta la città di cui vi lascio il link qui.

Molto carino è anche il Christianshavns Bådudlejning & Cafe , un ristorante su una barca proprio nel canale di Christianshavns dove preparano piatti tipici e molto easy.  Per gli amanti della birra consiglio una capatina alla fabbrica della Carlsberg: il biglietto d’ingresso costa circa 14€, mentre se volete anche pranzare c’è il pacchetto da 30€ circa. Altrimenti potete scegliere la degustazione delle birre a circa 10€. Sul sito ufficiale trovate tutte le indicazioni su come arrivare e anche sui prezzi. Il quartiere stesso è molto carino: è l’area alla moda della città, piena di caffè e negozi. Anche Nyhavn, il lungo fiume più famoso di Copenhagen le cui case colorate compaiono su tutte le cartoline, è pieno di bar e ristoranti ottimi in cui fermarsi.

Per un’esperienza diversa, ho visto anche delle biciclette enormi– in realtà più dei carretti –che fungono da bar mobile. Hanno un tavolo al centro dotato di spillature della birra e le panchine con i pedali tutto attorno, così potrete bere birra e smaltirla contemporaneamente intanto che pedalate in giro per la città. Potete prenotarlo sul sito ufficiale. Il costo per un’ora è di 2500 DKK, circa 335€ ma considerate che i posti sono davvero tanti quindi è perfetto se si è un gruppo di persone. Un’idea originale per un addio al celibato o al nubilato magari o per un compleanno alternativo.Beer Bike Copenhagen

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3 commenti su #Weekend a Copenhagen: cosa fare in 48h nella città che non ti aspetti

Come trasformarsi in un’apprendista Geisha a Kyoto, ovvero il giorno in cui ho indossato per la prima volta un Kimono

Dovete sapere che sono un’appassionata del libro, diventato anche film, Memorie di una Geisha. L’ho letto e riletto e ho perso il conto di quante volte ormai ho guardato il…

Dovete sapere che sono un’appassionata del libro, diventato anche film, Memorie di una Geisha. L’ho letto e riletto e ho perso il conto di quante volte ormai ho guardato il film. E’ senza dubbio uno dei tanti motivi che negli anni hanno fatto crescere sempre di più la curiosità e la voglia di visitare questo Paese per tanti versi molto lontano da noi. Una cosa che ho sempre sognato di fare una volta arrivata era di provare l’emozione di indossare un vero kimono e di vedermi truccata come una Maiko, un’apprendista Geisha. Trovo queste donne estremamente belle e sono sempre stata attratta dalla loro aura elegante e seducente al tempo stesso. Il posto migliore per farlo era, secondo me, quello che, nell’immaginario collettivo, è considerato il quartiere per antonomasia delle Geishe: Gion a Kyoto.

Quando arriverete a Kyoto vi renderete subito conto che le strade sono prese d’assalto da persone di qualsiasi nazionalità abbigliate con kimono coloratissimi e con ai piedi i Geta o Okobo, le infradito con la suola in legno tradizionali giapponesi. Ad ogni angolo, infatti, vi imbatterete in Kimono Rental, negozi che affittano questi abiti per qualche ora o per tutta la giornata. Fate attenzione però: non troverete sicuramente i bellissimi Kimono in seta decorati a mano che si vedono in televisione e che tutte le appassionate come me sognano di indossare una volta nella vita. Si tratta di Yukata, un abito simile al kimono ma più leggero e in cotone. E’ un vestito informale che i giapponesi (esiste anche la versione maschile) amano indossare d’estate durante i tanti eventi all’aperto. Quelli che troverete nei negozi a noleggio sono, a mio parere, abbastanza kitsch e dozzinali. Certo, è comunque carino camminare per le strade di Kyoto in abiti tradizionali ma se volete qualcosa di un po’ più raffinato e completo risparmiate qualcosina in più e scegliete i negozi in cui vi trasformano in vere e proprie Geishe.

Io ho scelto il Maiko – Henshin Studio Shiki a Higashiyama-ku.  Si tratta di uno studio fotografico che offre diversi pacchetti per trasformarsi in Maiko; tutti prevedono comunque: trucco e parrucco, la vestizione con un kimono a scelta, un photobook contenente le foto migliori, un cd con tutte le foto del servizio fotografico (sì anche quelle brutte con gli occhi chiusi e il ghigno) e del tempo libero a disposizione. Sul loro sito internet trovate tutti i pacchetti a disposizione con relativi prezzi e l’indirizzo email per prenotare l’appuntamento. Vi consiglio di prenotare soprattutto in alta stagione perché potreste rischiare di non trovare posto.

Vi racconto la mia esperienza così potete farvi un’idea e capire meglio se può fare per voi. Prima di partire avevo scelto lo “Studio shoot with strolling plan”, ovvero il pacchetto che, oltre alle cose che vi ho elencato prima, mi dava la possibilità di passeggiare liberamente tutta agghindata per le strade di Kyoto per 45 minuti. Una volta arrivata però ho dovuto cambiarlo perché ovviamente quel giorno aveva deciso di piovere e con la pioggia non vi fanno uscire con i preziosissimi kimono. Ho così optato per qualche foto aggiuntiva nella stanza giapponese e in giardino. Subito dopo aver compilato i moduli e definito i dettagli (la scelta della copertina del photobook  e del tipo di trucco e acconciatura che volevo) sono salita al piano di sopra per cambiarmi e indossare una specie di vestaglia che è lo strato inferiore del kimono. Mi sono poi spostata nella zona trucco dove è cominciata la vera e propria trasformazione: la truccatrice mi ha fatto tenere quasi sempre gli occhi chiusi, così quando finalmente mi ha detto che li potevo aprire quasi non mi riconoscevo. E’ stato strano vedermi truccata di bianco e con le labbra cremisi ma non ho avuto tempo per rimirarmi troppo perché, nel frattempo, mi hanno fatta spostare nella zona parrucco dove a suon di cera e spazzolate mi hanno fatto indossare la parrucca. Sì proprio una parrucca!! Quindi se siete bionde o avete pochi capelli, non disperate: riusciranno a trasformare anche voi. Potete infatti scegliere tra una parrucca intera, con anche la parte davanti per intenderci, o una più naturale in cui vi applicano solo lo chignon dietro e per la parte davanti useranno i vostri capelli (scuriti con una cera se troppo chiari). La parte più emozionante è sicuramente quella della vestizione del kimono: potete scegliere quello che preferite tra una vasta scelta. Io ho optato per uno color crema/pesca ricoperto da bellissimi disegni di fiori di ciliegio. Dopo vari strati legati moolto stretti, vi sentirete decisamente appesantite e abbastanza in difficoltà nel camminare ma ne vale sicuramente la pena. Vedendo il risultato finale ero abbastanza sotto shock e ammetto che, solo per un secondo, mi sono lasciata prendere dallo sconforto: con il mio viso magro e lungo, gli occhi grandi e il naso importante sembravo più un clown che una geisha. Ma mi sono ripresa subito pensando che era impensabile che qualche strato di trucco potesse farmi venire gli occhi a mandorla e il viso a cuore. Quindi ho accettato il fatto di non essere asiatica e mi sono goduta la sensazione di indossare un kimono vero.

Devo dire che l’esperienza è stata indimenticabile, anche per il lato divertente (avreste dovuto vedere la faccia di Francesco, il mio ragazzo, quando mi ha vista trasformata: è passato dalla sorpresa iniziale al piegarsi dalle risate definendomi una “Geisha fallita”). L’unica nota un po’ negativa è il modo troppo frettoloso con cui avviene tutto, lo staff è sempre di corsa e costringe anche gli ospiti a fare tutto secondo ritmi serrati. Ma forse è capitato perché sono andata in uno dei periodi più affollati dell’anno. In ogni caso è un’esperienza unica e particolare che, oltre a farvi capire un po’ di più sulla vita delle esotiche Geishe, vi lascerà un ricordo che vi resterà sempre.

Maiko Henshin Studio Shiki

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