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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Categoria: Europa

Weekend ad Amburgo: cosa vedere nella città green e low-cost della Germania

Berlino, Monaco, Francoforte. Di solito quando si pianifica un viaggio nella vicina Germania le mete preferite sono proprio queste. In realtà, sono molte le città e le località tedesche che…

Berlino, Monaco, Francoforte. Di solito quando si pianifica un viaggio nella vicina Germania le mete preferite sono proprio queste. In realtà, sono molte le città e le località tedesche che meritano una visita e, grazie ai numerosi collegamenti e alle offerte vantaggiose, devo dire che negli ultimi anni stanno prendendo sempre più piede e si stanno affermando come mete alternative. Una di queste nuove mete underground è sicuramente Amburgo. Verde ed eclettica, la seconda città della Germania dopo Berlino, sta attirando sempre più turisti richiamati sia dai prezzi bassi che dalle numerose attività che la città offre. Amburgo è, infatti, innanzitutto una meta low – cost: i collegamenti aerei sono tantissimi ed è una tra le tratte più convenienti. Inoltre, spostarsi in città è semplice ed economico grazie alla metropolitana (che consente di andare/tornare dall’aeroporto al centro con soli 3,20€ a tratta) e ai mezzi pubblici efficienti. Essendo una città multiculturale, poi, non avrete difficoltà a trovare ristoranti particolari e a basso prezzo. Anche per quanto riguarda i musei e le attività culturali, è facile trovarne di gratuite e comunque al di sotto dei 10€. Ma il lato economico non è il solo che dovete considerare se state pensando di organizzare un weekend in questa città: Amburgo è una città frizzante e cosmopolita in cui potrete trovare sia cultura che divertimento, ma anche natura e tradizione.

Landungsbrücken<br />Abendstimmung/evening mood

Cosa vedere ad Amburgo in 48h

L’Hafencity, l’Elbphilharmonie e la zona del porto

Amburgo è da sempre un importantissimo polo commerciale e di scambio. Fin dai tempi della Lega Anseatica il suo porto è uno tra i più importanti a livello mondiale e, ancora oggi, sono tantissime le attività e gli scambi che avvengono proprio tra i suoi canali. E questo, pensate un po’, con il mare a ben 100 km di distanza. Com’è possibile, vi chiederete? Anche se non ha sbocco diretto sul mare, Amburgo è collegata ad esso grazie al fiume Elba e ai Fleete, i veri protagonisti, ovvero la fitta rete di canali in cui le navi si avvicendano prima di raggiungere il Mare del Nord e le loro lontane destinazioni.

La zona del porto è sicuramente una delle più tradizionali e ve la consiglio per immergervi completamente nello spirito mercantile della città che, qui, si respira ancora. Passeggiate lungo i suoi imbarcaderi, i Landungsbrücken, e salite a bordo di una delle tradizionali Barkasse come dei veri marinai. Queste barche panoramiche vi faranno esplorare i canali dell’Elba e vi porteranno tra le enormi navi cargo, le navi da crociera e i lussuosissimi yacht che popolano il porto di Amburgo.

Photo taken with Focos

Una volta scesi, fate un salto al colorato mercato del pesce in cui potrete gustare il pescato del giorno, seduti e con tanto di musica dal vivo. Il Fishmarkt Hamburg-Altona si tiene tutte le domeniche dalle 06:00 del mattino circa fino alle 09:30 ed è sicuramente una delle attrazioni più caratteristiche e chiassose della città. Nonostante risalga al 1703 è oggi un luogo di tendenza e molto frequentato anche dai giovani.

Simbolo dell’Hafencity è la recente Elbphilharmonie, la nuova e modernissima filarmonica progettata dagli architetti svizzeri Herzog & De Meuron. E’ uno spazio interamente dedicato alla musica, che ad Amburgo ha un ruolo di rilievo, e sebbene sia stata inaugurata solo nel 2017 è destinata a diventare una delle sale da concerto più importanti del mondo. Acquistando il biglietto di 2€ è possibile visitarla e salire fino alla terrazza panoramica da cui si gode di una vista a 360° sulla zona portuale di Amburgo.

Elbphilharmonie Amburgo

La Speicherstadt e i docks

Per far fronte all’esorbitante quantitativo di merci provenienti da tutto il mondo, ai tempi della Lega Anseatica, venne fatta costruire una serie di magazzini alti sette-otto piani in prossimità del porto in cui poter stoccare la preziosa mercanzia. Venne a crearsi così una vera e propria “città magazzino”, caratterizzata da imponenti edifici di mattoni rossi e da un’intricatissima rete di strade acciottolate e canali. La Speicherstadt è il complesso di magazzini più grande del mondo e, non a caso, dal 2015 è patrimonio mondiale UNESCO. Nel corso degli anni, i magazzini ormai in disuso, sono stati reinventati e ospitano oggi vari musei, tra i quali il Museo delle Spezie, il Museo Marittimo e il Museo tedesco della dogana che raccontano gli anni d’oro di questa città portuale. Tra i muri di mattoni rossi troverete, però, anche il più divertente Hamburg Dungeon e il Miniatur Wunderland, un mondo in miniatura composto da 3.000 metri di rotaie su cui girano ben 15.000 vagoni, ma anche tantissime figurine, casette e alberi che i più piccoli ameranno.

Non perdetevi, poi, una visita al Wasserschloss ovvero l’edificio più fotografato di Amburgo. In realtà, si tratta di un negozio di tè storico che testimonia la ricca tradizione commerciale di Amburgo. Al suo interno potete trovare più di 250 varietà di tè provenienti da tutto il mondo che si possono anche gustare al ristorante di fianco accompagnati da una vasta scelta di pietanze sia dolci che salate.

Speicherstadt Amburgo

St. Pauli e la Reeperbahn

St. Pauli è il celebre quartiere a luci rosse di Amburgo, uno dei più grandi d’Europa. Lungo la via principale, la Reeperbahn, si concentrano locali, negozi erotici, cinema “alternativi” e tante altre attività a tema. Il suo nome, letteralmente “strada della corda”, è dovuto alla grande quantità di corde di canapa che venivano prodotte qui. L’attività di intrattenimento si è sviluppata, infatti, solo nel corso dell’Ottocento dopo che la classe più nobile e “da bene” della città decise di bandire qualsiasi forma di divertimento, tra cui teatri e cabaret. Essendo una zona attigua al porto, questo fece sì che in breve tempo, il quartiere diventasse famoso e molto frequentato dai marinai che sbarcavano ad Amburgo. Inutile dire che oggi St. Pauli è il cuore della vita notturna della città e, ormai, si è affermato anche come zona turistica tanto da essere la seconda più visitata della città. In realtà, se si passeggia durante il giorno o di sera, non c’è niente di veramente scandaloso e, ad attirare l’attenzione sono per lo più i colori sgargianti dei locali e dei graffiti.

Reeperbahn/ Nachtleben / night life

Se siete appassionati dei Beatles, poi, dovete sapere che è proprio tra i locali di St. Pauli che mossero i loro primi passi nel mondo della musica. “Sono nato a Liverpool. Sono diventato grande ad Amburgo”. Questo è quello che lo stesso John Lennon disse su questa città che diede la svolta alla carriera di quella che è diventata una delle band più famose al mondo. Tra i locali in cui suonarono, non perdetevi Il Club Indra o il Kaiserkeller, ancora oggi in attività. In alternativa, fate un salto alla Beatles Platz all’incrocio tra la Reeperbahn e la Große Freiheit, al cui centro ci sono proprio le statue di  John LennonPaul McCartneyStuart SutcliffeGeorge Harrison, e un mix di Pete Best Ringo Starr.

Photo taken with Focos

L’Altstadt e la Rathausplatz

Il centro storico di Amburgo è costituito dal quartiere di Altstadt, città vecchia per l’appunto. Proprio sulla piazza principale sorge l’imponente Municipio di Amburgo, la cui torre è alta ben 112 metri e per arrivare in cima vi attendono 436 gradini. Nonostante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, è ancora possibile trovare degli edifici integri nel quartiere. E’ inoltre un quartiere ricco di negozi e ristoranti e, durante il periodo natalizio, si accende con le numerose lucernarie e i mercatini di Natale.

Municipio Amburgo

I giardini Planten un Blomen

Vicino all’Altstadt, meritano una visita anche i bellissimi giardini Planten un Blomen, un’oasi verde nel cuore della città in cui gli abitanti amano passeggiare e rilassarsi tra alberi e fontane. I 47 ettari del parco sono suddivisi in varie aree tematiche: troverete una serra con bellissime piante esotiche e tropicali, un giardino delle rose e uno giapponese, il più grande d’Europa. Sempre secondo il modello giapponese, all’interno del parco, c’è anche una casa da tè che non ho potuto testare in quanto aperta solo da maggio a settembre. E’ durante i mesi estivi che questo spazio verde regala il meglio di sé, con un’esplosione di colori e profumi ma anche con tanti eventi e concerti. Durante il periodo invernale, invece, viene allestita una grandissima pista di pattinaggio.

Parco Planten un Blomen Amburgo

Spostarsi ad Amburgo

Muoversi ad Amburgo è molto semplice: i mezzi pubblici sono efficienti e collegano praticamente tutta la città. Grazie ai treni, potrete raggiungere direttamente il centro città dall’aeroporto con soli 3,20€ a tratta. Vi basterà prendere la linea S1 del treno S-Bahn che parte ogni 10-20 minuti circa e in meno di 30 minuti di porterà alla stazione centrale (Hauptbahnhof) da cui potrete prendere tutte le altre linee della metropolitana (U-Bahn). Se avete intenzione di fermarvi qualche giorno, vi consiglio di valutare l’acquisto della Hamburg Card che al costo di circa 10€ vi permette di prendere illimitatamente tutti i mezzi della città e offre anche diversi sconti per musei e varie attività. Essendo una città molto green e attenta all’ambiente, uno dei mezzi più usati dagli amburghesi è senza dubbio la bicicletta. Le piste ciclabili ad Amburgo sono ovunque, così come i mezzi a due ruote: grazie al servizio di noleggio StadtRAD potrete muovervi anche voi senza vincoli per la città. I primi 30 minuti oltretutto sono gratuiti e, a seguire, il costo è di soli 0,08€ al minuto.

 

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Shakespeare and Company Parigi: la libreria in cui si può dormire tra gli scaffali pieni di libri

C’è un posto magico a Parigi per tutti gli amanti dei libri. Un gioiello nascosto, colmo di libri di ogni genere proprio nel cuore della capitale francese. Il suo nome…

C’è un posto magico a Parigi per tutti gli amanti dei libri. Un gioiello nascosto, colmo di libri di ogni genere proprio nel cuore della capitale francese. Il suo nome è Shakespeare and Company e si tratta di una libreria molto particolare (recentemente è comparsa anche nel film Midnight in Paris di Woody Allen). Al suo interno, infatti, troverete solo volumi in lingua inglese, fatto insolito per una libreria che si trova a pochi passi dalla cattedrale di Notre Dame, uno dei simboli più conosciuti della Francia e del suo noto orgoglio patriottico. La seconda cosa che la rende unica è che, sin dalla sua apertura nel 1951, è diventata un punto di riferimento per i lettori e i viaggiatori di tutto il mondo che, qui, oltre ad immergersi tranquillamente nella lettura, possono anche trovare ospitalità per la notte nei letti disposti tra gli scaffali colmi di libri.

Shakespeare and Company

Libreria Shakespeare and Company: la storia

Ho creato questa libreria nel modo in cui un uomo scriverebbe un romanzo, costruendo ogni stanza come se fosse un capitolo.

Voglio che le persone aprano la porta nello stesso modo in cui aprono un libro; un libro che porta nel mondo magico della loro immaginazione.

George Whitman, americano d’origine, arrivò a Parigi negli anni subito dopo la Seconda Guerra Mondiale per studiare alla Sorbonne. Ma, come capita spesso, si innamorò perdutamente di Parigi e decise di non lasciarla più. Da sempre amante dei libri e della poesia, durante i primi anni nella capitale francese aveva l’abitudine di lasciare la porta del suo appartamento aperta per permettere a chiunque, soprattutto ai veterani di guerra, di entrare e leggere i suoi  numerosissimi libri come modo per evadere per qualche ora dalla realtà e come rimedio per i loro problemi legati ai crudi ricordi di guerra.

George Whitman

Fonte 3Quarks Daily

E fu proprio con la sua collezione personale composta da circa 1000 volumi che, nel 1951, decise di aprire una libreria al civico 37 di rue de la Bûcherie, considerata il “chilometro zero” da cui partono tutte le strade francesi. Appena aperta, la libreria si chiamava Le Mistral, nome che Whitman cambiò nel 1964 , il quattrocentesimo anniversario della morte di William Shakespeare. Il nome attuale è stato scelto in onore di Sylvia Beach, la fondatrice della prima Shakespeare and Company, aperta nel 1919 al 12 di rue de l’Odéon e costretta a chiudere a causa dell’occupazione nazista nel 1941 (la Beach stessa fu deportata in un campo di concentramento). La libreria è stata da sempre un punto di incontro per gli scrittori espatriati del tempo ma anche un luogo di riferimento per gli intellettuali francesi. Tra i personaggi che sono passati dalla Shakespeare and Company si possono contare Joyce, Hemingway, Stein, Fitzgerald, Eliot, Pound  ma anche Allen Ginsberg, William Burroughs, Anaïs Nin, Richard Wright, William Styron, Julio Cortázar e tanti altri. Questa piccola libreria indipendente è stata anche la prima a pubblicare l’Ulisse di James Joyce.

shakespeare & company

Whitman si è preso cura della sua preziosa libreria per tutta la sua vita e l’ha resa davvero un’opera d’arte come lui stesso la descriveva. Ora ad occuparsene sono la figlia, Sylvia Beach Whitman, e il suo compagno, David Delannet.

Tumbleweed: dormire tra i libri della Shakespeare and Company è possibile

Mi rivedo molto in George Whitman perché, fin da giovane, è sempre stato un lettore appassionato e un viaggiatore curioso. Durante la Grande Depressione, all’età di circa 20 anni, Whitman decise di attraversare gli Stati Uniti da un’estremità all’altra fino a raggiungere il Messico. Con sé aveva solo 40 dollari e tanti sogni, come ogni buon viaggiatore che si rispetti. Da solo, con pochissimi fondi, il giovane libraio si dovette affidare solo alle sue forze e alla gentilezza delle popolazioni locali. Ed è proprio questo l’aspetto che lo colpì maggiormente: ovunque andasse le persone lo accoglievano e lo aiutavano come potevano, offrendogli vitto e alloggio o semplicemente compagnia e consigli. Addirittura, una volta, in una parte isolata dello Yucatan si sentì talmente male da non poter più proseguire. Venne trovato in serie difficoltà da una tribù Maya che lo aiutò e lo guarì senza chiedere nulla in cambio.

Fu proprio l’accoglienza e la gentilezza disinteressata delle persone che incontrò durante il suo lungo viaggio che gli ha ispirato quella che divenne poi la sua filosofia:

Be not inhospitable to strangers lest they be angels in disguise. 

Non siate inospitali con gli sconosciuti potrebbero essere angeli sotto mentite spoglie. 

Ancora oggi, al secondo piano della libreria, fa bella mostra questa frase che, secondo me, soprattutto ai giorni nostri, è estremamente attuale e andrebbe presa ad esempio più spesso.

shakespeare and company

Whitman cercò di mettere in pratica questo suo stesso consiglio e, per questo, decise di aprire la sua libreria a viaggiatori, scrittori, intellettuali e amanti dei libri in cerca di ospitalità per la notte. Desiderava che la sua libreria avesse un forte senso di ospitalità e di comunione, tanto da descriverla come un progetto di “utopia socialista mascherata da libreria“. Sin dalla prima apertura della libreria, circa 30000 Tumbleweeds (letteralmente “rotolacampi”, sono delle piante molto particolari che di inverno si staccano dalle loro radici e rotolano, formando una palla, per i campi sospinte dal vento), come Whitman li chiamava simpaticamente, hanno dormito tra gli scaffali di libri della Shakespeare and Company. Pensate che anche Geoffrey Rush, uno dei miei attori preferiti, ha dormito sui piccoli letti della libreria.

Ma, udite udite, le porte della libreria aprono ancora oggi ai viaggiatori/lettori. Le regole per poter passare una notte alla Shakespeare and Company sono molto semplici: ad ogni Tumbleweed è richiesto di leggere almeno un libro al giorno, aiutare nel negozio per qualche ora e scrivere un’autobiografia di una pagina alla macchina da scrivere della libreria su una particolare carta celeste. I racconti di vita appartenenti a viaggiatori di tutto il mondo sono stati raccolti in un enorme archivio e sono a disposizione di tutti i nuovi Tumbleweeds. Un bel ricordo di chi è passato da questa piccola libreria indipendente. Le prenotazioni, mantenendo inalterato il senso del viaggio “all’avventura”, non sono accettate. Per scoprire se c’è posto, dovrete recarvi personalmente e confidare nella buona sorte.

Ma non disperate, nel caso non ci fosse posto, potete comunque rilassarvi nella caffetteria proprio di fianco alla libreria e sempre di sua proprietà.

Shakespeare and Company

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MiniMe Paris: come realizzare un cappello su misura nel cuore del Marais a Parigi

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Parigi è la città dell’amore ma anche e soprattutto della moda. Dior, Chanel, Lanvin, Louis Vuitton sono solo alcuni dei marchi francesi più conosciuti e più famosi nel mondo. Ma tra le strade della capitale francese si nascondo anche tanti atelier di moda più piccoli ma altrettanto affascinanti proprio perché di nicchia e indipendenti. Durante il mio ultimo viaggio a Parigi ne ho scovato uno davvero particolare che si trova proprio nel cuore del Marais, il quartiere più trendy di Parigi. Il suo nome è MiniMe Paris e si tratta di un atelier unico nel suo genere che vi consiglio assolutamente di visitare anche solo per la location strepitosa. Vi sembrerà, infatti, di essere caduti nella buca del Bianconiglio e di trovarvi nel laboratorio del Cappellaio Matto nel Paese delle Meraviglie di Alice (c’è anche lo Stregatto, anzi ce ne sono ben due). La cosa bella, però, è che non si tratta né di un sogno né tanto meno di un’allucinazione. MiniMe Paris esiste davvero e vi attende per un’esperienza davvero magica: uno workshop di chapellerie, ovvero un laboratorio che vi permetterà di creare con le vostre mani un cappello su misura. Vi ho incuriosito?

Atelier MiniMe Parigi

La Maison de MiniMe – storia e filosofia del brand

La Maison de MiniMe è stata fondata a Parigi nel 2014 da Marie Marquet, una ragazza parigina che fin da piccola ha sempre avuto la passione per la moda e la creazione di accessori e vestiti particolari. Crescendo, Marie ha continuato a coltivare la sua passione per la moda e ha cercato di conciliarla con il suo amore per le fiabe e il pop surrealismo. Ne sono risultate le sue eccentriche e coloratissime creazioni, rigorosamente handmade. Dopo aver studiato all’Ecole de la Chambre Syndical de la Couture Parisienne e aver lavorato per grandi case di moda tra cui Hermès e Chanel, Marie ha deciso di lanciare il suo brand che in breve tempo ha avuto enorme successo. Da allora, MiniMe crea originalissimi abiti e accessori che vengono venduti non solo a Parigi, ma in tutto il mondo. Uno dei fiori all’occhiello del brand sono proprio i cappelli: totalmente fatti a mano e su misura sono delle vere opere d’arte. Non a caso, anche Lady Gaga se ne è fatto fare uno personalizzato. Da qualche mese, Marie ha deciso di aprire le porte del suo atelier ispirato al mondo fantastico di Alice nel Paese delle Meraviglie per far conoscere la sua filosofia e i vari step della creazione dei cappelli. Quella della chappellerie è infatti un’arte in via d’estinzione. Anche i grandi brand ormai confezionano tutto con i macchinari e, purtroppo, le creazioni handmade stanno diventando sempre più rare. E’ per questo che Marie si impegna per salvaguardare questa bellissima tradizione francese. Vi assicuro che dopo aver visto trasformare tra le vostre mani un semplice pezzo di stoffa in un cappello, guarderete qualsiasi copricapo con occhi diversi.

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Minime Paris – Come realizzare il proprio cappello su misura

L’atelier di MiniMe, oltre a funzionare da showroom e da laboratorio, è anche la casa stessa di Marie. Proprio come Alice, anche la sua casa sembra essere uscita dalle pagine di Lewis Carroll: murales colorati, pavimenti a scacchiera con pedine enormi, sculture strambe e tazzine come quelle del film d’animazione “La Bella e la Bestia“. Un universo fantastico che spiega bene la filosofia del brand e la visione della sua fondatrice.

Atelier MiniMe Parigi

La bravissima Marie all’opera

Gli workshop per realizzare il proprio cappello si svolgono proprio nel laboratorio di MiniMe al 75 di Boulevard de Sébastopol, a Parigi. Hanno una durata di circa 3 ore in cui avrete la possibilità di calarvi in prima di persona, ma sempre con l’aiuto e l’assistenza di Marie e dei suoi collaboratori, nella realizzazione di un cappello su misura partendo da zero. Vi spiegheranno i segreti dell’arte della creazione francese dei cappelli e ve lo faranno modellare a partire da un pezzo di stoffa. La parte più divertente è ovviamente quella della decorazione: avrete a disposizione tantissime stoffe, perline, piume e chi più ne ha più ne metta con cui ornare il vostro copricapo finito.

Il valore aggiunto è che il tutto si svolge in piccoli gruppi, cosa che rende l’esperienza ancora più divertente perché si riesce a fare anche amicizia con persone provenienti da ogni parte del mondo.

Per prenotare il vostro workshop è molto semplice: potete contattare direttamente Marie online sul suo sito ufficiale di cui vi lascio il link qui, scegliere il giorno e l’orario che più preferite e il gioco è fatto (è disponibile in lingua inglese e francese). Non vi resterà che recarvi a Parigi, nel Marais, e prepararvi a veder compiere la magia. Oltre al ricordo della bellissima e originalissima esperienza, vi porterete a casa come souvenir un cappello unico e personalizzato interamente fatto a mano da voi. Cosa volere di più?

Photo taken with Focos

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Weekend lungo a Parigi: itinerario di 4 giorni alla scoperta della Ville Lumière

Per il ponte di Ognissanti, ho deciso di farmi un regalo speciale e di tornare per un weekend lungo a Parigi, una delle mie città preferite in assoluto. La Ville…

Per il ponte di Ognissanti, ho deciso di farmi un regalo speciale e di tornare per un weekend lungo a Parigi, una delle mie città preferite in assoluto. La Ville Lumière, come viene tipicamente chiamata, ha tantissimo da offrire ed è una meta perfetta in qualsiasi stagione. Questa è stata la mia terza volta nella capitale francese e devo dire che ogni volta è una scoperta e un’emozione. Avendo vissuto e lavorato proprio nel cuore di Parigi qualche anno fa, ho avuto la possibilità di visitare con calma i musei più famosi come il Louvre, il museo d’Orsay, il Centro Pompidou e molti altri ancora a cui, secondo me, va dedicato il giusto tempo. Questa volta, quindi, ho deciso di concentrami principalmente sulla visita della città, approfondendo la conoscenza di alcuni luoghi simbolo parigini e scoprendo anche aspetti meno conosciuti della tradizione. Devo dire che è un itinerario molto romantico e perfetto per una fuga di coppia in una delle città d’amore per eccellenza.

Tour Eiffel in autunno

L’itinerario che voglio condividere con voi è quello che ho seguito io stessa durante i 4 giorni che ho passato a Parigi. In realtà, ho scelto un volo che partiva molto presto la mattina per l’andata e per il ritorno invece uno che decollava alle 21.30. Questo mi ha permesso di avere a disposizione quasi altri due giorni pieni da dedicare completamente alla visita della città. Per conoscere qual è il modo migliore per raggiungere Parigi e come muoversi in città, qui trovate tutte le indicazioni e i consigli per organizzare al meglio il viaggio e gli spostamenti.

Giorno 1 – Montmartre, Pigalle e cena sulla Tour Eiffel

Dopo aver lasciato i bagagli in hotel, che ho prenotato nel 16esimo Arrondissement (quello della Tour Eiffel per capirci) e di cui trovate tutti i dettagli qui, mi sono diretta verso la zona di Montmartre. Famoso per i suoi vicoli bohémien e per i suoi artisti maledetti, Montmartre è uno dei quartieri più turistici e conosciuti di Parigi. Non tutti sanno che fu annesso alla città solo nel 1860 e divenne subito il posto preferito da pittori, musicisti e artisti che lo scelsero come propria dimora. Imperdibile è senza dubbio la basilica del Sacro Cuore, Sacre Coeur en Français, che domina tutta la città e ne è uno dei simboli.

basilica del sacro cuore parigi

Nonostante oggi, con il turismo di massa, si sia persa un po’ quell’autenticità bohémien di un tempo, è possibile comunque trovare ancora posti caratteristici e lontani dalla folla che, solitamente, si limita ai vicoli circostanti Sacre Coeur. Per scovarli vi basterà fare pochi metri. Incontrerete infatti subito la Maison Rose, un locale che sembra uscito direttamente da un quadro impressionista e che è amato da tutti gli instagrammer. Subito dopo scendendo la strada sulla destra, troverete le Vigne di Montmartre. Ai tempi d’oro degli artisti, la collina di Parigi era conosciuta anche per i suoi numerosi vigneti da cui si produceva tantissimo vino. Negli anni, però, le vigne sono state pian piano spazzate via per far spazio agli edifici fino a scomparire del tutto. O quasi. Un piccolo fazzoletto di terreno coltivabile è infatti sopravvissuto e nel 1933 un gruppo di amici ha voluto ripiantare le vigne, come simbolo della lotta contro la cementificazione dilagante. Il risultato? 1500 mq di superficie e circa 2000 piante di 27 varietà diverse di uva da cui si producono ogni anno un migliaio di bottiglie di Pinot Nero e Beaujolais, con etichette rigorosamente dipinte a mano dagli artisti locali e vendute, inutile dirlo, a cifre astronomiche. A questo punto, di fronte a voi, troverete uno degli ultimi – se non l’ultimo – cabaret tradizionale di Montmartre, Au Lapin Agile, dove ogni sera artisti e musicisti fanno rivivere la Chanson Française, la canzone francese come la definiscono loro.

Riscendete, poi, dalla collina e tornate verso la fermata della metro Anvers. Qui, nascosto in un parco abbastanza anonimo, troverete uno dei luoghi più romantici di Parigi: Le mur des Je T’Aime. Si tratta di un’opera artistica di Frédéric Baron lunga ben 10 metri e alta 4, famosa perché riporta la scritta “ti amo” in ben 311 lingue. Per concludere la visita al quartiere una volta più chiacchierato di tutta Parigi, non vi resta che fermarvi a bere una cioccolata calda o a mangiare una crème brûlée al Café des 2 Moulins, in cui Amélie lavorava come cameriera nel celebre film “Il favoloso mondo di Amélie” e fare un salto al celebre Moulin Rouge, secondo me un po’ sopravvalutato.

Vi troverete ora a Pigalle, la zona a luci rosse di Parigi. Incontrerete infatti numerosi locali notturni e sexy shop camminando tra le sue vie. Nascosto, però, tra i vicoli di questa zona un po’ controversa si trova un campo da basket, il Pigalle Basketball Camp, diventato ormai famoso perché scelto come location per molte pubblicità di grandi marchi come Nike. Creato dal brand di moda e streetstyle Pigalle, è un tocco di colore tra il grigiore degli edifici residenziali ed è, secondo me, un’opera d’arte a cielo aperto. Agli amanti della musica, consiglio poi un salto nella via parallela al Pigalle Basketball Camp, Rue Douai, piena di negozi di strumenti musicali e non solo.

pigalle basketball camp

Prima di rientrare in hotel, fate un salto alle Galeries Lafayette Haussmann situate proprio su boulevard Haussmann, nel IX arrondissement. Si tratta di uno dei grandi magazzini più conosciuti e rinomati al mondo. Ma io ve li consiglio per un’altra cosa, tra l’altro completamente gratuita: la vista mozzafiato su tutta Parigi che si ha dalla loro terrazza panoramica. Se volete concedervi un aperitivo, poi, lo potete fare dal bar situato proprio qui e aperto tutto l’anno (nei mesi freddi, viene chiuso da delle bolle trasparenti molto belle).

Cosa c’è di meglio per concludere la prima giornata a Parigi se non una cena romantica proprio sulla Tour Eiffel? Salire sul simbolo per eccellenza della capitale francese di notte, quando è tutta illuminata, è un’emozione. E cenare ammirando dall’alto tutta la città è un ricordo indimenticabile. Potete prenotarla a questo link.

Giorno 2 – Louvre, Jardin de Tuileries, Place de la Concorde, Champs Elysées e Butte aux Cailles

Il secondo giorno l’ho dedicato alla visita di alcuni dei luoghi simbolo di Parigi.  Ho cominciato la giornata con la visita al Louvre, a cui vi consiglio di dedicare il giusto tempo se è la prima volta che lo visitate. Considerando che è uno dei musei più grandi e più visitati del mondo, vi consiglio di comprare già online i biglietti in modo da saltare la fila alle casse e risparmiare anche qualche ora di tempo. Sia che decidiate di entrare o di limitarvi agli esterni, continuate poi verso i vicini Giardini delle Tuileries: una bellissima oasi verde all’interno della città. Con i suoi caratteristici viali alberati, i suoi chioschi dall’inconfondibile stile parigino e le sedie verdi su cui fermarsi per una sosta rigenerante è indubbiamente uno dei parchi più belli di tutta Parigi.

Subito fuori dai giardini c’è un piccolo angolo di paradiso per tutti gli amanti del tè e dei dolci: Angelina. Una delle più antiche ed eleganti sale da tè in cui farsi coccolare dal personale in divisa e dove deliziare il palato con i buonissimi dolci (provate anche i club sandwich, sono da acquolina in bocca). Percorrendo le Jardin des Tuileries fino in fondo, vi ritroverete direttamente su Place de la Concorde, la piazza più grande di Parigi e uno dei luoghi più ricchi di storia. Racchiude al suo interno due raffinatissime fontane dei Fiumi e dei Mari e il famoso obelisco egizio di Luxor, situato proprio sull’Axe Historique, l’asse immaginario che collega i monumenti storici e i palazzi parigini.

Place de la Concorde

Continuando dritti, arriverete al viale degli Champs Elysées, tra negozi esclusivi e café. Prima però fate una piccola deviazione per ammirare il bellissimo Ponte di Alessandro III. Dopo un po’ di sano shopping e un macaron da Ladurée, completate il secondo giorno con la visita all’Arco di Trionfo.

Per cena, ho voluto far conoscere a Francesco il quartiere dove avevo vissuto durante il mio periodo parigino: il XIII arrondissement sulla rive gauche. In particolare, siamo andati a Place d’Italie, la piazza principale del quartiere e nella zona di Butte aux Cailles. Io personalmente lo considero un po’ il quartiere segreto di Parigi, lontano dai circuiti turistici e molto amato dai parigini. Se volete immergervi nella vera vita della città, questo è il posto che fa per voi. Troverete infatti viali lastricati, casette bianche e ottimi bistrot e ristoranti tra cui scegliere.

Giorno 3 –  Trocadéro, Crociera sulla Senna, Notre Dame e Rue de Rivoli

Il terzo giorno è cominciato con una tappa panoramica sul ponte di Bir Hakeim da cui si gode di una splendida vista sulla Tour Eiffel e ho continuato poi verso Rue de l’Université, una delle vie più instagrammate proprio per il suo scorcio sulla torre. Qualche fotografia dopo, mi sono recata al molo n° 7 per una sorpresa organizzata da Francesco: una crociera con pranzo lungo la Senna. E’ stata un’esperienza davvero magnifica e che ricorderò sempre con piacere. Credo che assaggiare prelibatezze francesi, accompagnate da una buona dose di vino (per me fin troppo, visto che poi sono caduta come un sacco di patate mentre cercavo di spostarmi su un monopattino) mentre si naviga lungo la Senna con il sottofondo di musica dal vivo sia veramente impagabile. Per tutti i dettagli e per scoprire come prenotarla, cliccate qui.

pranzo sul bateaux parisien

Finito il pranzo, un po’ brilla e traballante, ho avuto infatti la pessima idea di usare uno dei tanti monopattini elettrici a noleggio per spostarmi fino alla cattedrale di Notre-Dame de Paris.  In realtà, sono un modo di spostarsi molto comodo e divertente  al tempo stesso (ve ne ho parlato qui) basta che prima non abbiate bevuto troppo come la sottoscritta. In stile gotico, la cattedrale metropolitana di Nostra Signora si trova proprio nel cuore di Parigi sull’ Île de la Cité, una delle due isole fluviali della città. L’ingresso alla cattedrale è gratuito. Se invece volete calarvi nella parte di Quasimodo e salire fino alle guglie, bisogna acquistare il biglietto che, anche in questo caso, vi consiglio di comprare prima online a questo link per evitare la sempre lunghissima coda.

Fate una passeggiata, poi, lungo la Senna tra le bancarelle di libri antichi, stampe e souvenir caratteristici fino a raggiungere la storica libreria Shakespeare and Company, un must see per gli amanti dei libri come me.

Spostandovi a piedi o con l’ormai collaudato monopattino elettrico, dirigetevi poi verso Rue de Rivoli. Anche in questo caso ve la consiglio non tanto per i negozi quanto per una piccola perla nascosta: 59 Rue de Rivoli. Si tratta di un edificio/galleria d’arte/spazio espositivo in cui artisti di ogni genere creano ed espongono le loro opere. E’ un posto coloratissimo e decisamente eccentrico che vi consiglio di non perdere proprio per la sua atmosfera artistica e anticonformista che mi ha fatto pensare un po’ ai primi artisti bohémien di Montmartre. L’ingresso è gratuito ma è comunque gradita una piccola offerta libera a sostegno dell’attività.

Per cena, ho scelto un ristorante abbastanza particolare: il Buddha Bar. Si tratta di un ristorante – lounge bar dal tipico stile orientale. Anche i piatti hanno influenze delle cucine giapponese, thailandese e indiana, ma anche hawaiana e californiana e l’atmosfera è decisamente alternativa. Anche in questo caso la prenotazione è d’obbligo e potete farla direttamente da qui.

Giorno 4 – Marais, cappelli artigianali e Jardin du Luxembourg

Per concludere il mio itinerario di 4 giorni a Parigi, ho scelto di lasciare per ultimo quello che forse è il quartiere più trendy della Ville Lumière: le Marais. Pieno di negozietti vintage e particolari, è conosciuto per essere dimora di molti locali gay ma anche e soprattutto per la forte presenza della comunità ebraica.  Su Rue des Rosiers troverete infatti parecchi venditori di falafel e di altre pietanze tipiche ebraiche. All’interno di un hotel particulier si trova anche il Museo d’Arte e di Storia del Giudaismo, dedicato appunto alla storia e all’arte della comunità ebraica a Parigi. Un altro museo conosciutissimo di questo quartiere è il Centro Pompidou, che vanta una delle più importanti collezioni di arte moderna e contemporanea d’Europa. La sua struttura è subito riconoscibile in quanto decisamente eccentrica ed estrosa. Venne costruito nel corso degli anni ’70 su un progetto di Renzo Piano e di Richard Rogers che scelsero enormi tubi colorati per la sua realizzazione. Se non siete interessati all’arte moderna e contemporanea, vi consiglio comunque di accedere alla terrazza panoramica da cui si ha una bellissima vista su Parigi (l’ingresso alla sola terrazza costa 5€).

Centro Pompidou Parigi

In un quartiere così alla moda e alternativo al tempo stesso, non potevo non cimentarmi in uno workshop di chapellerie, ovvero un laboratorio in cui ho avuto la possibilità di realizzare a mano un cappello su misura secondo le tecniche tradizionali francesi. L’esperienza è a dir poco fantastica: capire come viene realizzato un cappello e soprattutto vedere come pian piano prende forma tra le tue mani è davvero eccezionale. Anche la location, poi, merita di essere vista perché sembra di essere caduti direttamente nella buca del Bianconiglio e di trovarsi nel laboratorio del Cappellaio Matto. Qui trovate tutto il racconto dell’esperienza e i dettagli per prenotare il laboratorio.

workshop minime parigi

Per il pranzo vi consiglio la Crêperie Beaubourg, in cui potrete gustare delle ottime e tipiche crêpes ma anche galettes francesi.

Infine, è d’obbligo una visita a uno dei parchi più grandi e più belli di tutta Parigi: le Jardin du Luxembourg. Io vi consiglio di andarci a piedi, dista circa 2 km dal Centro Pompidou e vi permetterà di esplorare meglio i vicoli del Marais e del VI arrondissment.

Inaugurato nel 1612 da Maria de’ Medici, il Giardino del Lussemburgo è un posto magico in cui anche i parigini amano trascorrere le ore di relax all’aria aperta. Oltre alle bellissime aiuole fiorite, ci sono anche tantissime statue e fontane, una su tutte la romantica Fontana dei Medici di fronte a cui dire à bientôt a Parigi al tramonto.

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Copenhagen Must See: 5 Cose da Visitare Assolutamente in un Weekend nella Capitale Danese

La capitale danese è perfetta per un weekend fuori porta. Anche se relativamente piccola, le attrattive che offre sono parecchie e varie ed è bene organizzarsi per cercare di vedere il più possibile. Di seguito vi lascio la mia personale top 5, ovvero i posti che più mi sono piaciuti e che mi sento di suggerire.

Come vi ho raccontato nell’articolo Weekend a Copenhagen, la capitale danese è perfetta per un weekend fuori porta. La si raggiunge in poco tempo dall’Italia ed è a misura d’uomo, quindi perfetta se avete giusto 36/48 h a disposizione. Anche se relativamente piccola, le attrattive che offre sono parecchie e varie ed è bene organizzarsi per cercare di vedere il più possibile. Se trovate delle belle giornate il mio consiglio è quello di noleggiare una bicicletta, il mezzo più usato e amato nella verde Copenhagen, che vi consentirà di muovervi agilmente per tutta la città (anche perché la pista ciclabile copre circa 454 km). Se volete sapere dove e come noleggiarle cliccate qui.
Anche io non ho avuto tantissimo tempo a disposizione, di conseguenza ho dovuto limitarmi e rinunciare a qualcosa. Scusa perfetta per poter tornare in questa fantastica città il prima possibile 🙂  Di seguito vi lascio la mia personale top 5, ovvero i posti che più mi sono piaciuti e che mi sento di suggerire. Ovviamente è un elenco ristretto e le cose da vedere sono molte di più ma queste sono senza dubbio quelle che più mi hanno colpita.

1. Nyhavn

Quando si cerca su Google Immagini “Copenhagen” le prime foto in assoluto che compaiono sono quelle di un canale circondato da bellissime case multicolore. Ebbene questo luogo da cartolina è Nyhavn. Nonostante il nome significhi “Porto Nuovo”, questo è in realtà il porto storico di Copenhagen fatto costruire ai prigionieri di guerra svedesi dal re Cristiano V di Danimarca nel 1670. Oggi è il cuore pulsante della città, amato sia dai turisti ma soprattutto dagli abitanti che adorano trascorrere il proprio tempo libero nei locali vicino ai canali. Da qui partono anche i “Boat Tour” che portano alla scoperta dei canali della città. Ma quello che attira subito l’attenzione sono sicuramente gli edifici colorati e tipici che fiancheggiano il lato destro del canale. La casa più vecchia è quella al n° 9 risalente al 1631, mentre quelle dei civici 18 e 67 hanno ospitato niente meno che Hans Christian Andersen. Oggi sono per lo più ristoranti e bar, ma anche negozi di souvenir e piccoli alberghi.

 

2. La Statua della Sirenetta

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La seconda immagine simbolo di Copenhagen è senza dubbio quella della statua in bronzo della Sirenetta, che con sguardo malinconico guarda verso il mare. Credo che tutti conoscono la celebre fiaba dello scrittore danese Hans Christian Andersen che racconta appunto di una giovane sirena che decide di sacrificare la sua vita in mare per poter raggiungere sulla terra ferma l’uomo di cui è perdutamente innamorata. Guardando la sua espressione triste m’è venuto il dubbio che forse si sia un po’ pentita di questa scelta. Ma anche la statua in sé – purtroppo – è stata protagonista di varie e spiacevoli vicissitudini: nei suoi 105 anni di vita è stata infatti più volte verniciata, le è stato amputato un braccio e per due volte è stata decapitata. Nel 2003 l’hanno addirittura fatta sparire dal suo scoglio e buttata in mare. Una vita abbastanza movimentata insomma per la fanciulla più fotografata della Danimarca.

3. Vor Frelsers Kirke e Christianshavns

A pochi passi dal canale di Christianshavns, di cui vi ho parlato qui per quanto riguarda i buonissimi ristorantini/barche in cui assaggiare le specialità danesi, si trova la Chiesa del Nostro Redentore (Vor Frelsers Kirke in danese). La chiesa costruita con i caratteristici mattoni rossi fu consacrata il 19 aprile del 1696, ben 14 anni dopo la sua costruzione. Ma quello che colpisce di più sono il campanile e la sua guglia a forma di spirale. E’ una delle più alte di Danimarca e la cosa bella è che si possono salire le strette scale e raggiungere la sommità del campanile per toccare, come prova di coraggio, il globo dorato ma soprattutto per godere di una vista a 360° sulla città. Gli scalini sono ben 400, di cui gli ultimi 150 sono quelli sospesi che formano la spirale. Il globo può contenere invece circa 12 persone. Occhio però perché la guglia è costruita in legno di quercia e quando tira il vento forte ondeggia, rendendo il tutto più adrenalinico. L’ingresso alla torre è a pagamento e il biglietto costa all’incirca 10€ (sì è caro come tutta la Danimarca, ma se prendere la Copenhagen Card dovrebbe essere incluso).

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4. Giardini di Tivoli

I Giardini di Tivoli sono in realtà uno dei parchi divertimenti più antichi del mondo: le porte del suo regno incantato sono state aperte per la prima volta nel lontano 1843 e ancora oggi è uno dei parchi tematici più visitati al mondo. Io non ho resistito alla tentazione, nonostante i prezzi non troppo economici, e sono entrata perché in fondo quando mi ricapita? Se volete sapere di più su questi giardini da fiaba cliccate qui e vi trasporto nella mia avventura in questo mondo fatato.

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5. Christiania – La Città Libera

Christiania è una vera e propria città dentro la città, famosa per essere auto – gestita e non soggetta alla legislazione danese. E’ un quartiere controverso e moolto particolare in cui si trovano le cose più pazze: dalla droga leggera che qui è legale ai mercatini hippie o yuppie con vestiti di seconda mano. Vista la sua particolarità, merita secondo me una parentesi più estesa tutta sua che trovate qui se volete approfondire.

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