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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Tag: Itinerari a piedi

Dove ammirare il foliage autunnale in Trentino Alto Adige: escursione sul Monte Watles

L’autunno è la stagione in cui la natura regala spettacoli magici e colorati. Gli alberi si vestono dei loro colori più caldi e ci ammaliano con la loro bellezza naturale….

L’autunno è la stagione in cui la natura regala spettacoli magici e colorati. Gli alberi si vestono dei loro colori più caldi e ci ammaliano con la loro bellezza naturale. Rosso, giallo, arancione, verde scuro e bordeaux sono i toni dominanti di questa stagione speciale che bisognerebbe gustare fino all’ultima foglia. Negli ultimi anni ha preso piede il termine “foliage” per descrivere questo fenomeno naturale delle foglie che si tingono di mille colori. E molte sono le mete in cui poter ammirar il foliage d’autunno. Ovviamente, i posti migliori per farlo sono i parchi e i boschi. La montagna, infatti, è in assoluto una delle mete da non perdere in questi mesi. I paesaggi, infatti, sembrano essere appena stati dipinti con gli sgargianti e mutevoli colori presi direttamente dalla tavolozza di un pittore impressionista.

Monte Watles

Quest’anno per osservare il foliage ho optato per il Trentino Alto Adige e, in particolare, ho deciso di andare in Val Venosta. Conosciuta come la valle delle mele, si trova a circa 80 chilometri da Bolzano ed è sicuramente la destinazione ideale per gli amanti della natura e delle escursioni. E’ perfetta anche per chi cerca un po’ di tranquillità e ha voglia di scoprire borghi medievali dal tipico gusto tirolese. Le attività a disposizione sono tantissime e per tutti i gusti: dai sentieri di trekking a quelli di MTB, passando per le degustazioni gourmet e al relax alle terme. Io ho scelto di cimentarmi in un’escursione sul Monte Watles, nel comune di Malles Venosta, che in queste settimane si è tinto di giallo e arancione e regala scorci mozzafiato.

Monte Watles

Foliage sul Monte Watles: escursioni e attività

Situato a circa 2150 metri d’altezza, il monte di Watles si trova proprio sopra Burgusio e Malles, due rinomati comuni della Val Venosta. Durante la stagione invernale è frequentato per i suoi impianti di risalita e le sue piste da sci, mentre nel periodo estivo è un ottimo punto di partenza per delle escursioni tra i boschi, lungo sentieri marcati e con una vista a 360 gradi sul fondovalle. Immaginate, poi, in questo periodo che scorci mozzafiato e che colori potrete ammirare passeggiando tra i suoi boschi.

E’ senza dubbio un paradiso per gli escursionisti ma è anche perfetto per le famiglie. Troverete ad attendervi, infatti, tantissimi giochi per i bambini e aree relax per i genitori. In particolare, i più piccoli potranno divertirsi con zattere e ponti sospesi nel Lago dei Giochi, un lago artificiale grande 1500 m² e profondo solo 40 cm e, quindi, del tutto sicuro. Nella Grotta dei Diamanti si possono, poi, scovare “pietre preziose” e per i più adrenalinici è possibile scivolare con dei gommoni lungo la pista apposita. Gli adulti, invece, potranno rilassarsi su enormi sdraio in legno ad osservare i loro bambini giocare in tutta sicurezza oppure cimentarsi in un Percorso Kneipp. A pranzo, poi, potrete rilassarvi e gustare dell’ottimo cibo tipico al rifugio Plantapatsch.

Orari & prezzi

  • Lago dei Giochi: dal 9 giugno al 4 novembre 2018 ogni giorno dalle ore 10 alle ore 17; ingresso gratuito.
  • Rifugio Plantapatsch: dal 11 maggio al 4 novembre 2018

Monte Watles

Foliage sul Monte Watles: in Mountain Cart a tutta velocità lungo le discese sterrate

L’attrazione in assoluto più divertente è di sicuro la discesa in Mountaincart lungo i 4 km della strada forestale sterrata che vi porterà fino a valle a tutta velocità. I Watles Riders sono dei veicoli mono-posto molto simili a dei go-kart: due ruote, volante, freni e puro divertimento. Ovviamente non potevo non provarli e, quindi, eccomi a stomaco pieno dopo essermi abbuffata al rifugio, a lanciarmi con lo stesso entusiasmo di una bambina (e anche un leggero terrore) lungo il sentiero in mezzo al bosco. E’ stata un’esperienza bellissima e divertentissima, nonché un modo molto alternativo per immergersi appieno dei colori del foliage autunnale.

Potete prendere i Watles Riders direttamente presso la stazione a monte, proprio sotto il Rifugio Plantapatsch. Non vi resterà che allacciare i caschi (gratuitamente a disposizione) e buttarvi lungo la discesa.

Orari & prezzi

  • Dal 16.06.2018 al 04.11.2018: ogni giorno dalle 10 alle 12.30 e dalle ore 13.30 alle 16.30 ( d’inverno la pista dei Watles Riders, viene ricoperta di neve e la discesa viene fatta con gli slittini)
  • Biglietto Watles Rider per una discesa: 8,00€ (dalle ore 10 alle ore 14 il ritorno alla stazione a monte con la seggiovia è gratuito  a fronte dell’acquisto di un biglietto Watles Rider)

N.B. I bambini sotto i 10 anni non possono salire sui Watles Rider, mentre quelli dai 10 ai 14 anni possono usarli solo in presenza di un adulto.

Monte Watles

Foliage sul Monte Watles: come arrivare

Il Monte Watles si trova a Prämajur, una frazione di Malles Venosta, a circa 85 km da Bolzano.

In auto, da Sud, vi basterà prendere l’Autostrada del Brennero A22, uscire a Bolzano sud (svincolo per la Superstrada Bolzano-Merano) e prendere poi la strada statale Val Venosta direzione Passo Resia (è solo una quindi vi sarà impossibile sbagliare). Se venite da Ovest, invece, dovete attraversare il Passo Resia – SS 40 – e il Passo dello Stelvio – SS 38 (attenzione però perché è aperto solo in estate). Da Est, percorrete infine il Passo Monte Croce (imbocco in Val Pusteria, SS 49) attraverso la Val di Landro (imbocco in Val Pusteria, SS 49).

Il Watles è raggiungibile anche in treno e con i mezzi pubblici.

Se vi trovate già a Burgusio e Malles e non avete voglia di guidare ancora e cercare parcheggio, c’è a disposizione un comodo servizio taxi che vi porta direttamente alla stazione a valle di Watles. Il costo è di 3,50 € a persona a corsa e qui trovate tutti gli orari.

Una volta arrivati a Prämajur, troverete un grande parcheggio gratuito e la seggiovia che vi porterà comodamente al Rifugio Plantapatsch. Per i più sportivi, invece, è possibile raggiungere a piedi il centro escursionistico del rifugio e il Lago dei Giochi attraverso i sentieri ben tracciati e alla portata di tutti.

Seggiovia: orari & prezzi

Estate
11.05. – 04.11.2018

11.05. – 30.06.2018: aperto tutti i giorni dalle ore 8.30 all ore 12.30 e dalle ore 13.30 alle ore 17
01.07. – 31.08.2018: orario continuato dalle ore 8.30 alle ore 17
01.09. – 07.10.2018: aperto tutti i giorni dalle ore 8.30 all ore 12.30 e dalle ore 13.30 alle ore 17
08.10. – 04.11.2018: giovedì fino domenica dalle ore 8.30 all ore 12.30 e dalle ore 13.30 alle ore 17

Prezzi della seggiovia adulti bambini
6 – 14 anni
senior/
ragazzi
 salita* 10,90 € 7,70 € 9,90 €
 discesa* 9,90 € 7,20 € 8,90 €
 salita e discesa* 14,10 € 9,40 € 11,40 €
 con VenostaCard adulti  bambini
6 – 14 anni
senior /
ragazzi
 salita* 9,80 € 6,90 € 8,90 €
 discesa * 8,90 € 6,50 € 8,00 €
 salita e discesa* 12,70 € 8,50 € 10,30 €

*incl. buono di consumazione di Euro 1,00 (dalle ore 8.30 alle ore 12.30)
*incl. buono di consumazione di Euro 2,00 (dalle ore 12.30 alle ore 17)

Monte Watles

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Brescia in un giorno: itinerario a piedi alla scoperta del centro storico

Brescia non rientra spesso tra le mete scelte per un weekend fuori porta. Forse perché si pensa ad una città grigia ed industriale, piena di smog, palazzoni e poco altro….

Brescia non rientra spesso tra le mete scelte per un weekend fuori porta. Forse perché si pensa ad una città grigia ed industriale, piena di smog, palazzoni e poco altro. Anche io, pur avendola ad un tiro di schioppo come si dice qui, non la visito spesso e non conosco bene il mio capoluogo di provincia. In realtà, da bresciana quale sono, non riesco a spiegarmi bene neanche io questa grande mancanza. Forse, avendola così vicina, la trascuro a favore di altre destinazioni più lontane. Domenica, però, ho deciso di andare ad approfondire questa conoscenza e presentarla anche a Francesco che non l’aveva mai visitata. Camminando tra le vie acciottolate del centro storico, ne è venuta fuori una città ricca di storia e di arte, contornata da aree verdi e giardini nascosti. Una città da scoprire pian piano a piedi, gustandosi ogni angolo.  Anche Francesco, partito prevenuto, si è dovuto ricredere ed è rimasto piacevolmente colpito dal centro storico di Brescia.

Di seguito trovate l’itinerario che abbiamo seguito noi, in realtà creato sul momento in base ai vicoli che più ci attiravano, ma che si è rivelato veramente ben strutturato e ci ha permesso di vedere tantissime cose in una giornata.

Brescia

Alla scoperta di Brescia: da Piazza Arnaldo al Castello, passando per Corso Zanardelli e Piazza Loggia

Piazza Arnaldo è stato il nostro punto di partenza e di arrivo, visto che avevamo parcheggiato nelle vicinanze ( sotto trovate tutti i dettagli). E’ una delle piazze principali di Brescia e il centro della movida: se quando arriverete vi sembrerà tutto chiuso, aspettate che tramonti il sole e si accendano le luci dei locali. Vedrete la differenza: sempre affollata in tutti i periodi dell’anno grazie ai molti bar che le fanno da cornice. Merita sicuramente una visita per l’aperitivo o per un dopo cena.

Proseguite poi per Corso Zanardelli, in cui passeggiare ammirando le vetrine dei negozi e le opere degli artisti che i weekend espongono sempre le loro creazioni vicino ai portici. Sono i portici, infatti, i protagonisti di Corso Zanardelli che richiamano inevitabilmente verso le boutiques e lo shopping. Qui si trova anche “il Grande”, ovvero il teatro principale di Brescia e riconosciuto anche a livello nazionale come uno dei teatri tradizionali italiani.

Una volta passato Corso Zanardelli, continuate dritti e dirigetevi verso Piazza Mercato: una delle più antiche e meno conosciute di Brescia. E’ famosa appunto per il mercato cittadino a cui deve il nome e che si tiene qui fin dagli anni del 1400. La caratteristica forma a L della piazza è contornata da palazzi famosi e dalla chiesa seicentesca Santa Maria del Lino, in onore delle pregiate stoffe che si vendevano agli inizi del mercato.

Piazza Mercato Brescia

Dopo questo tuffo indietro nel tempo, dirigetevi verso la ben più moderna Piazza della Vittoria. Forse non tutti sanno che il primo grattacielo d’Italia si trova proprio qui. Fu costruita negli anni del Regime per simboleggiare l’impronta innovativa e moderna che si voleva dare Brescia, e in particolare in questa zona che all’epoca era considerata degradata. Non stupisce quindi che venne fatto costruire proprio qui quello che, per l’epoca, era un altissimo edificio: il Torrione INA ad opera di Marcello Piacentini. Qui vi consiglio una pausa – gelato da prendere alla gelateria La Pecora Nera e da gustare tassativamente seduti sui gradini del palazzo per ammirare al meglio la piazza e la sua moderna fontana.

Piazza della Vittoria Brescia

Ora non vi resta che superare il Torrione e raggiungere quella che probabilmente è la più conosciuta piazza di Brescia: Piazza della Loggia. Divenuta tristemente famosa per la strage del 28 maggio 1974 che ebbe luogo qui durante una manifestazione antifascista e che provocò la morte di 8 persone e ne ferì altre 102. E’ da sempre il cuore pulsante di Brescia e conquista per le sue bellezze architettoniche. Ottima la pizza da Trattoria Caprese, una delle più buone pizze napoletane che ho mangiato in zona.

Piazza della Loggia Brescia

Il giro continua poi in Piazza Paolo VI in cui si trova la Cattedrale di Santa Maria Assunta, la chiesa Madre di Brescia. Composta dal Duomo Nuovo, costruito tra il 1604 e il 1825, la Rotonda o Duomo Vecchio del XI secolo e del tipico stile romanico.

Piazza Paolo VI Brescia

 

Ed è proprio di fianco alla Rotonda che dovete passare per continuare la scoperta del centro storico di Brescia. Da qui infatti raggiungerete i vicoli più caratteristici che vi faranno passare dall’area archeologica della Basilica romana, visibili da Piazza Labus e dal bellissimo Capitolium, forse la mia parte preferita. Si tratta  infatti di un tempio romano dedicato a Giove, Giunone e Minerva, la “triade capitolina”, eretto dall’imperatore Vespasiano e oggi patrimonio UNESCO. Poco distante sorgeva anche il Teatro Romano. Il Parco archeologico è visitabile e, facendo parte del complesso museale di Santa Giulia, è possibile acquistare dei biglietti cumulativi più convenienti. Sul sito ufficiale, che vi lascio qui, trovate tutti i dettagli.

Capitolium Brescia

A questo punto, sarete arrivati alle pendici del colle Cidneo e dopo una discreta salita sarete arrivati sul tetto della città, ovvero il Castello di Brescia. E non vi resterà altro di rilassarvi all’ombra degli alberi, comodamente seduti su una delle tante panchine panoramiche, per ammirare Brescia dall’alto in tutto il suo splendore.

Muoversi a Brescia: parcheggi e metropolitana

Per arrivare nel centro Brescia ci sono vari modi: potete scegliere tra il treno che la collega alle principali stazioni ferroviarie,  la metropolitana o la macchina. Per quanto riguarda la metropolitana, anche se ha un’unica linea, è comoda perché collega il centro storico con le zone appena fuori e permette quindi di arrivare comodamente senza il problema di trovare parcheggio. I due capolinea sono Sant’Eufemia e Prealpino e sono entrambi dotati di parcheggio (Prealpino è gratuito mentre a Sant’Eufemia è sufficiente inserire il ticket nella cassa automatica quando ritirare l’auto e vi verrà richiesto solo il pagamento delle corse effettuate in metro e in bus, la tariffa della sosta verrà invece tolta). La metro è attiva dalle ore 5.00 alle ore 24.00, fino all’1 di notte il sabato.  Le tariffe si differenziano in base alla zona e sono le seguenti:

ZONA 1 ZONA 1+2
Ordinario 90 minuti € 1,40
Ordinario 100 minuti € 1,90
Giornaliero 24h € 3,00 € 4,00
Settimanale lun-dom € 12,00 € 16,00

I parcheggi a Brescia sono prevalentemente a pagamento, ma se ne trovano anche di gratuiti e comodi al centro. Uno di questi è l’enorme parcheggio che si trova proprio sotto il Castello di Brescia, in cui dare sempre un’occhiata perché grazie alle ampie dimensioni è facile trovare posto. Nel caso fosse tutto pieno, proseguite sulla strada che costeggia il Castello dove ci sono altri parcheggi gratuiti. Se preferite invece cominciare il giro dalle zone vicine a Piazza Arnaldo e Corso Zanardelli, come abbiamo fatto noi, vi consiglio il parcheggio Goito, proprio di fianco all’omonima caserma ( entrata da via Spalti San Marco). E’ interessante perché  gratuito la domenica e i festivi, mentre gli altri giorni la tariffa oraria è di 1,50 €.

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10 film di viaggio da non perdere

Sono fermamente convinta che per viaggiare non bisogna per forza muoversi fisicamente. Molto spesso mi ritrovo trasportata in luoghi lontanissimi ed esotici comodamente seduta sul divano di casa grazie al…

Sono fermamente convinta che per viaggiare non bisogna per forza muoversi fisicamente. Molto spesso mi ritrovo trasportata in luoghi lontanissimi ed esotici comodamente seduta sul divano di casa grazie al mio TV OLED Panasonic. E, con ottobre che porta con sé freddo e nebbia, cosa c’è di meglio di un bel film e di una tisana calda per trascorrere le lunghe serate invernali?

Fin da piccola, ho sempre amato leggere e vedere immagini di posti lontani. Sono cresciuta a pane Kilimangiaro, quando ancora era presentato da Licia Colò, che aspettavo con grande trepidazione tutte le domeniche. Ai cartoni animati, ho sempre preferito infatti i reportage di viaggi (a parte Il Re Leone che mi fa sognare l’Africa ancora oggi) e ai fumetti, invece, le guide di viaggio che colleziono da sempre.  La naturale evoluzione sono stati ovviamente i film di viaggio: mi piace quando trovo un film che, inaspettatamente, mi porta a viaggiare con la fantasia e mi faccia venire voglia di visitare i posti descritti. Come vi ho già detto, quando non sono in viaggio fisicamente, amo farlo con la mente e i film di viaggio sono i miei principali alleati. Nel corso degli anni, come potete immaginare, mi sono imbattuta in diversi film che possono rientrare in questa categoria. Di alcuni mi sono innamorata alla follia e li rivedrei altre mille volte, altri invece li ho trovati un po’ scontati e banali. Ovviamente, i film ,come i viaggi stessi, vanno a toccare le nostre emozioni e sono inevitabilmente legati ai nostri gusti personali quindi è normale che trame che hanno colpito me, a voi possano, per un motivo o per l’altro, non fare alcun effetto e viceversa.

Oggi vorrei condividere con voi i 10 film di viaggio che più ho amato e che vi consiglio per le serate d’inverno ormai alle porte. Alcuni sono film tratti da storie vere che raccontano di viaggi a piedi e on the road veri e propri;  altri, invece, mi hanno fatta immergere nella cultura e nelle tradizioni locali o mi hanno fatto fare un viaggio interiore con i protagonisti stessi. Il tutto accompagnato sempre da bellissime immagini e scorci che fanno venire immediatamente voglia di partire. Non mi resta che augurarvi buona visione 🙂

The Lady – L’amore per la libertà

The Lady l'amore per la libertà

The Lady – L’amore per la liberà è un film biografico che racconta della vita di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, attivista e politica birmana. Il paese al centro del film è appunto la Birmania degli anni della dittatura militare. Ma è la vita di questa coraggiosa donna a rappresentare il focus del film: grazie agli spaccati della sua vita quotidiana e al suo rapporto a distanza con il marito e i figli, inglesi, ci fa vedere una dimensione più intima della grande leader dell’opposizione birmana e allo stesso tempo ci fa immergere nei durissimi anni che questo Paese ha dovuto vivere. Se si pensa, poi, che sono fatti recentissimi, il film fa amare ancora di più la Birmania e il suo popolo. Preparate i fazzolettini perché vi serviranno.

Potete acquistare il DVD cliccando qui.

Tracks – Attraverso il deserto

Tracks Attraverso il deserto

Anche Tracks è un film biografico e, come recita la locandina, si può riassumere così: 9 mesi, 2700 km, 4 cammelli e 1 cane. Io aggiungerei anche Robyn Davidson: l’incredibile protagonista di questo viaggio a piedi attraverso l’Australia, da Alice Springs all’Oceano Indiano. Robyn è sicuramente una delle donne viaggiatrici che più ammiro e questo film racconta perfettamente la sua impresa storica in solitaria, iniziata nel 1977, attraverso il deserto australiano e resa possibile grazie alla sponsorizzazione della National Geographic. Credo il sogno di tutti i blogger di viaggio.

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Il Cammino per Santiago

Il Cammino per Santiago

Come potete intuire dal titolo, il film racconta proprio del celeberrimo Cammino di Santiago che ogni anno migliaia di pellegrini decidono di percorrere. Anche Tom, medico americano di successo, si ritrova, per una serie di motivi che non vi voglio anticipare a percorrere zaino in spalla questo cammino. Sulla strada avrà modo di incontrare altri pellegrini che, come lui, hanno deciso di intraprendere questo viaggio che è, prima di tutto, un viaggio dell’anima e delle emozioni alla scoperta di se stessi. Il messaggio centrale che il film vuole trasmettere è che la vita non si sceglie, si vive. A me ha dato modo di riflettere molto e mi ha emozionata, facendomi vedere allo stesso tempo bellissimi scorci della Francia e della Spagna.

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Memorie di una Geisha

Memorie di una Geisha

Memorie di una Geisha non è un film di viaggio ma, a modo suo, riesce a portare chi lo guarda dritto in Giappone. Il filo conduttore è il mondo esotico delle Geisha, artiste e intrattenitrici giapponesi, che da sempre mi hanno affascinata per i loro modi raffinati e le loro tradizioni millenarie. E’ uno spaccato del Giappone più tradizionale e nascosto che spesso viene frainteso da noi occidentali. Tutte le volte che lo guardo vengo trasportata direttamente tra i vicoli di Gion, a Kyoto, che quest’anno finalmente sono riuscita a vedere dal vivo dopo averlo sognato per così tanto grazie a questo film. Se anche voi, come me, siete amanti delle Geisha e dei loro bellissimi Kimono qui trovate il mio racconto su come trasformarsi in una Geisha a Kyoto.

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Marigold Hotel

Marigold Hotel

Se siete anche voi amanti dei colori sgargianti e dei paesaggi esotici dell’India non dovete assolutamente perdere questa divertente commedia ambientata proprio in Rajasthan, il regno dei Maharaja. I protagonisti sono un gruppo stravagante ed eclettico di pensionati britannici che hanno in comune solo il volo e la stessa destinazione: l’India e il Marigold Hotel. L’ambientazione affascinante e i dialoghi divertenti fanno emergere anche un lato più profondo sia del paese al centro del film che della capacità di adattamento in un paese straniero, che sembra inizialmente così distante dal modo di vivere a cui si è abituati ma che, in fondo, presenta molti aspetti comuni.

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Ogni cosa è illuminata

Ogni cosa è illuminata

Ogni cosa è illuminata è decisamente un film inusuale e alternativo. Anche l’ambientazione scelta è poco comune: Jonathan Safran Foer, studente americano con la passione per i cimeli di famiglia, decide di partire per un viaggio in Ucraina alla ricerca della donna che salvò suo nonno dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. E si ritroverà così a scoprire un Paese ancora oggi poco conosciuto e ad imbattersi nella cultura yiddish.

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L’ultimo Lupo

L'ultimo lupo

Il protagonista de L’ultimo lupo è Chen Zehn, uno studente di Pechino, che viene inviato in Mongolia per insegnare alle tribù nomadi della zona. Durante questa esperienza a contatto con una realtà profondamente diversa dalla sua, il giovane cinese capirà che quello che più ha da imparare è proprio lui: nonostante venga da zone più “civilizzate” scopre infatti che la cultura orale millenaria di queste comunità di pastori e l’esistenza dei lupi delle steppe, a loro inevitabilmente legate, hanno molto da insegnare a tutti noi. La cornice delle steppe mongole, poi, lo fa entrare immediatamente nella top 10 dei miei miei film di viaggio preferiti.

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Il fascino indiscreto dell’amore

Il fascino indiscreto dell'amore

Il fascino indiscreto dell’amore è il racconto di due universi culturali che vengono in contatto e cercano di capirsi il più possibile. Da una parte c’è Amélie, giovane belga nata per caso in Giappone, che da sempre sogna di tornare nel suo paese natale. Dall’altra, invece, si trova Rinri: uno studente giapponese che da sempre guarda al Vecchio Continente con ammirazione. E’ un film solo all’apparenza leggero e che fa vedere il Giappone da due punti di vista diametralmente opposti: quello di una ragazza occidentale appassionata di cultura giapponese e quello invece di chi il Giappone lo vive ogni giorno. Durante il mio viaggio in Giappone, di cui qui trovate tutto l’itinerario, mi sono rivista spesso in Amélie.

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I diari della motocicletta

I diari della motocicletta

E’ senza dubbio uno dei film di viaggio per eccellenza e riesce ancora, a distanza di anni dall’uscita nelle sale, ad incollare allo schermo tutti coloro che amano le avventure on the road. Siamo nel 1952 e due giovani universitari in sella ad una motocicletta, rinominata la Poderosa, decidono di attraversare diversi paesi dell’America Latina. Argentina, Cile, Perù, Colombia sono solo alcune delle tappe toccate da questi due viaggiatori d’eccezione durante quello che doveva essere solo un’avventura giovanile e che ha segnato invece irrimediabilmente le loro vite. I due giovani studenti sono, infatti, Alberto Granado ed Ernesto Guevara, detto “Che“.

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Mangia, prega, ama

Mangia prega ama

L’ho lasciato per ultimo solo perché forse è uno dei più conosciuti. Nonostante questo, lo trovo un film bellissimo che riesce allo stesso tempo a far scoprire un po’ di più della cultura di tre grandi Paesi – Italia, India e Indonesia – e ad affrontare il tema del cambiamento e della rinascita. Quello che compie Liz Gilbert, la protagonista, è infatti un viaggio dentro un viaggio che la porta ad allontanarsi dalla sua comfort zone, lasciando tutto quello che conosce e a cui è abituata, per avventurarsi in paesi stranieri che, a poco a poco, le faranno prendere più consapevolezza e la porteranno a scoprire se stessa.

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N.B. Tutte le immagini sono prese dai film e da internet e sono quindi di proprietà dei rispettivi proprietari.

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Il Castelluccio di Gela: tra storia e leggenda

Vi ho già raccontato della leggenda della Torre di Manfria e del Gigante Manfrino, a cui deve il nome. Durante il mio soggiorno a Gela, ho ascoltato diverse storie riguardanti…

Vi ho già raccontato della leggenda della Torre di Manfria e del Gigante Manfrino, a cui deve il nome. Durante il mio soggiorno a Gela, ho ascoltato diverse storie riguardanti quella che è una delle più antiche città siciliane. I gelesi vanno fieri della loro tradizione e da sempre si sono tramandati oralmente racconti e leggende riguardanti la propria terra. Tra le tante, mi ha colpita molto quella del Castelluccio, un castello ormai abbandonato situato a circa 10 chilometri da Gela, più precisamente in contrada Spadaro. 

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Il Castelluccio nella storia

Si erge, imponente, sopra una collina di gesso e dalla sua posizione sopraelevata domina la costa e difende la piana di Gela da prima del 1143. Il Castello Svevo, conosciuto ormai da tutti come il Castelluccio, è probabilmente di origine normanna e serviva principalmente come edificio residenziale e, forse, come palazzo fortificato. La sua pianta rettangolare, di simmetria quasi perfetta, è circondata da un muro di cinta e da due torri terminali a base quadrata. Quella occidentale conteneva una volta una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, mentre l’altra ospita una cappella scavata nella parete visibile ancora oggi. Per la costruzione del castello furono utilizzate pietre locali gessose e per le rifiniture pietre calcaree. 

Negli anni, il Castelluccio ha subito però numerosi danni e, nonostante i restauri effettuati negli anni Novanta, oggi si trova in condizioni abbastanza precarie. All’interno sono stati costruiti una scala e un ponteggio che permettono ai visitatori di arrivare fino alla sommità del castello e di ammirare da lì tutto il panorama della piana di Gela. 

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Il Castello Svevo è visitabile tutti i giorni, in quanto ad ingresso libero e anzi abbastanza abbandonato. Il mio consiglio è quello di recarsi di giorno sia perché la strada per arrivare è sterrata e piena di buche (in realtà crateri) sia perché se volete avventurarvi all’interno delle mura e  salire, magari, fino alla cima delle torri è veramente sconsigliabile farlo con il buio. Io avevo abbastanza paura anche in pieno giorno. Se siete in zona, però, merita una visita per il panorama che dalla sua posizione potete godere. 

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La leggenda del Castelluccio e della bella castellana dalle labbra verdi

Come vi ho anticipato, anche il Castelluccio nasconde una leggenda riguardante una bella castellana e un misterioso tesoro. Narra la storia che fosse la dimora di una dama bellissima dalla folta chioma nera e dalle labbra dipinte di uno strano rossetto verde. Era talmente insolito che si credeva fosse prodotto con la sua stessa bile. Nonostante la sua straordinaria avvenenza, tutti i contadini della zona ne avevano profondo timore in quanto si vociferava fosse estremamente crudele con i servitori. Inoltre, chiunque provasse ad avvicinarla spariva nel nulla. Con la sua voce suadente, intonava canzoni da lei stessa scritte e ammaliava i rari ospiti prima di farli scomparire nel nulla.  Era, dunque, una persona insolita ed alquanto ambigua e nessuno, a parte durante le riunioni d’armi indette da suo marito signore del castello, frequentava mai il Castelluccio. Per comunicare con lei, i sudditi si affidavano a messaggeri o a colombi viaggiatori. Entrambi, però, non facevano mai ritorno. Col tempo, si sparse la voce che il palazzo fosse abitato da fantasmi e strane ombre che si aggiravano per i corridoi a guardia di un grande tesoro: a trovatura. E di notte, la nobildonna dalle labbra verdi, parlava con questi spiriti come se fossero persone reali. 

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Un giorno, all’improvviso, i contadini non sentirono più alcun rumore provenire dal castello così si fecero coraggio e si avvicinarono per vedere cosa fosse successo. Con grande sorpresa, scoprirono che il castello era completamente disabitato. Da allora tutti riuscirono a dormire serenamente e della castellana e dei suoi misteriosi abitanti non si seppe più nulla. Anche il tesoro non venne mai trovato ma, al suo posto, è stato scoperto invece un passaggio segreto reale che collega l’interno del castello con la città di Gela, più precisamente conduce alla Chiesa di San Benedetto, detta A Batia. Io non mi sono cimentata nella ricerca del tunnel misterioso ma se qualcuno di voi dovesse andare mi faccia sapere se lo trova. 

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Noto gastronomica: un tour culinario alla scoperta della città barocca

Noto è famosa per le sue bellissime chiese barocche, per il suo centro cittadino ricco di storia e di tradizioni, per il bel mare e, ultimamente, per il matrimonio della…

Noto è famosa per le sue bellissime chiese barocche, per il suo centro cittadino ricco di storia e di tradizioni, per il bel mare e, ultimamente, per il matrimonio della Ferragni e di Fedez. Per chi non li conoscesse, in modo molto sbrigativo, lei è una regina del web e icona di stile con un giro d’affari milionario e lui un cantante rap che da parecchie estati ci sta facendo ballare un po’ tutti con le sue canzoni. Durante il mio soggiorno a Noto, i miei occhi non hanno potuto fare a meno di essere attratti dalle centinaia di cartelli pubblicitari riportanti le foto della coppia social più chiacchierata del momento, scattate nei luoghi più romantici della città. Sì, perché i due hanno scelto proprio Noto per il fatidico sì che pronunceranno tra qualche giorno, l’1 settembre. Ci sono offerte per tutti i gusti: dal giro in ape d’epoca alla scoperta dei luoghi in cui i due futuri sposini hanno scattato le foto prematrimoniali, a quelli a piedi che vi conducono direttamente alla location della cerimonia. 

Cattredrale di Noto

Quale ho scelto io, vi chiederete? Beh, di fronte alle prelibatezze della cucina siciliana, una buona forchetta come me cos’altro poteva fare, secondo voi, se non un tour gastronomico alla scoperta dei prodotti tipici e dei locali storici della città barocca? Chi di voi mi segue da un po’, avrà ormai capito che quando si tratta di cibo non mi tiro mai indietro e, se si tratta di stanare i bar e le trattorie migliori e più caratteristici, sono meglio di un cane da tartufo. Quindi, ho bellamente lasciato i giri turistici dedicati ai Ferragnez agli altri meno affamati di me e mi sono, invece, dedicata ad un itinerario del tutto personale alla ricerca dei posti migliori in cui assaggiare il buon cibo locale. Vi avverto, però, questo articolo è fortemente sconsigliato a chi deve ancora pranzare o cenare. Ed ora, passiamo alle cose sostanziose: arancini, cannoli, granite, caponate, sfincioni, panelle e chi più ne ha ne metta. 

Dove mangiare in centro a Noto: guida ai locali da non perdersi

1. “Da Piero” bar e tavola calda

Uno degli imperdibili durante una vacanza siciliana è senz’alcun dubbio l’arancino ( o arancina, a seconda delle zone). Riso, ragù caldo e succulento e la panatura esterna bella dorata e croccante. Si può chiedere di meglio? Se vi trovate a Noto e volete assaggiare questo piatto tipico e gustosissimo, dovete assolutamente andare “Da Piero”. Uno tra i locali più antichi della città, situato proprio sulla via principale del centro storico, la tavola calda “Da Piero” serve i suoi fantastici arancini fin dal 1956. Ma non solo: tra i piatti già pronti che troverete ad attendervi, ci sono anche teglie di pasta al forno, caponata, sfincioni e, se avrete ancora posto, ci sono anche i cannoli e i gelati come dessert. 

I prezzi modici, un arancino costa 2 euro, e il servizio al banco fanno sì che questo bar sia ottimo per un pasto veloce ed economico, sia a pranzo che a cena. Essendo molto frequentato, il mio consiglio è quello di andarci abbastanza presto perché altrimenti rischiate di non trovare più cibo. Io, ad esempio, ci sono andata verso le 14 in un giorno di pioggia in cui tutta la gente cercava riparo nei locali e non ho potuto assaggiare la pasta al forno perché già terminata. In compenso, però, mi sono divorata due arancini: uno al ragù e uno con spinaci e ricotta. Fate attenzione ad una pratica comune in Sicilia: fuori dal locale c’è un cartello che avverte della maggiorazione del 30% per il servizio al tavolo; in realtà, se vi servite da soli al banco, poi vi potete tranquillamente sedere ai tavoli senza pagare il sovrapprezzo. Voto 9 (solo perché non ho potuto assaggiare più pietanze).

  • Indirizzo: Via Matteo Raeli 16, 96017, Noto, Sicilia, Italia

2. Ristorante Tannur

Se siete alla ricerca di un ristorante più elegante, magari per una cena a lume di candela, in cui poter assaggiare i piatti della tradizione siciliana in chiave un po’ moderna, Tannur è il ristorante che fa per voi. Situato a pochi passi da Corso Vittorio Emanuele III, questo ristorante offre una cucina raffinata ma al tempo stesso non pretenziosa, che combina perfettamente le varie influenze della tradizione siciliana e i suoi variegati sapori. Sono buonissimi sia i piatti di pesce che quelli di carne. Ogni giorno, poi, in base al pescato e ai prodotti disponibili ci sono sempre piatti fuori menù. Consigliatissimi gli antipasti della casa: il Tannur di mare e quello di terra. Anche la location è molto particolare: un misto di modernità negli arredi e tradizione nella struttura che ricorda un po’ un tipico dammuso. Anche la cantina è ben fornita e, se siete amanti del vino, troverete sicuramente un’ampia selezione. Un consiglio: le bottiglie di vino, si sa, sono abbastanza care ma se non volete rinunciare ad accompagnare la cena con del buon vino, potete semplicemente ordinarne un calice. Con 4 euro a persona ve la caverete e avrete degustato delle ottime bollicine o un corposo rosso. Anche questo locale è sempre pieno, quindi vi consiglio vivamente di prenotare se volete trovare posto. Solitamente fanno due turni: uno alle 20 e uno alle 22. Sotto vi lascio i recapiti per la prenotazione. La scelta è così varia e il cibo così buono che ci siamo tornati ben due volte, cosa che solitamente non facciamo perché cerchiamo di provare più ristoranti diversi possibili. Ma sia l’accoglienza del personale che l’ottima cucina ci hanno conquistati. Voto 10.

  • Indirizzo: Via Ascenso, Via Ascenzo Mauceri, 3, 96017 Noto SR
  • Orari: tutti i giorni dalle 19:30 alle 23. Chiuso il giovedì.
  • Contatti: +39 327 699 1916

3. Ristorante e lounge bar Anche gli Angeli

Per concludere questo viaggio gastronomico nella Noto barocca, e magari proprio come locale per finire in bellezza la giornata, merita una nota il ristorante e lounge bar Anche gli Angeli. Premetto che noi ci siamo andati solo come dopo cena ed abbiamo provato quindi solo le bevande; il giudizio, di conseguenza, è esclusivamente su queste e non sulla ristorazione. Situato in una cripta settecentesca, nel cuore di Noto, merita una visita anche solo per la location particolare. Oltre al ristorante, ci sono un wine e lounge bar dove degustare vini e cocktail con un gradevole sottofondo musicale; un Book Corner in cui potrete leggere il libro che preferite comodamente seduti al tavolo, magari sorseggiando qualcosa, e un negozio in cui trovare originali gadget e souvenir ma anche prodotti locali. Sul loro sito, trovate poi il calendario con gli eventi e i concerti live che organizzano sempre. Voto 10 per l’originalità.

  • Indirizzo: Via Arnaldo da Brescia, 2, 96017 Noto SR
  • Orari: tutti i giorni dalle 08 alle 01
  • Contatti: +39 0931 576023; info@anchegliangeli.it

 

N.B. Ci tengo a precisare che i giudizi espressi sono frutto della mia personale esperienza e non sono legati ad alcun tipo di sponsorizzazione da parte dei locali citati. Ho selezionato questi tra i vari ristoranti e bar provati durante il mio soggiorno a Noto solo ed esclusivamente perché mi sono trovata bene e ci tengo quindi a consigliarveli ( tenendo sempre presente che i gusti sono personalissimi ed ognuno ha i propri ). Inoltre, le foto degli interni sono per lo più prese dai siti ufficiali e dai canali social dei locali stessi e quindi di loro proprietà. Per quanto riguarda, invece, quelli delle pietanze sono tutti miei scatti. 

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Torre di Manfria a Gela: la leggenda del gigante Manfrino

E’ sera e il cielo sopra la Torre di Manfria comincia a tingersi di rosso cremisi. La vista dalla sua posizione sopraelevata è impagabile e consente di ammirare alla calda…

E’ sera e il cielo sopra la Torre di Manfria comincia a tingersi di rosso cremisi. La vista dalla sua posizione sopraelevata è impagabile e consente di ammirare alla calda luce del tramonto tutto il golfo di Gela. Ma la presenza della Torre si fa sempre più sentire, quasi come un monito che sembra voglia avvisare gli avventurieri di guardarsi le spalle. Anche io ne sono affascinata e, come attratta da una calamita, non posso far altro che abbandonare la vista del Mar Mediterraneo e girarmi invece ad osservare meglio la Torre possente che domina tutta la collina. Avete presente le sensazioni che nascono così all’improvviso e non ti lasciano più? Ecco, è quello che ho provato durante la mia visita in questo luogo magico ed affascinate. Ovviamente, la mia curiosità ha avuto il sopravvento e, una volta rientrata a Gela, non ho potuto fare a meno di approfondire la storia della Torre di Manfria. Cortigiane bellissime, giganti buoni, complotti e fantasmi sono gli ingredienti principali di questa storia. Una di quelle che si raccontano di sera ai bambini prima di andare a dormire e che fanno venire brividi involontari anche ai più grandicelli. Oggi ve la voglio raccontare a modo mio nella speranza di far conoscere questa magnifica località poco nota e invogliarvi ad andare a visitarla se vi trovate nei dintorni. 

Torre di Manfria Gela

La storia della Torre di Manfria

A circa 15 chilometri dal centro di Gela, di cui vi ho parlato qui, in provincia di Caltanissetta svetta dalla sua posizione rialzata a 19 metri sopra il livello del mare il rudere di una torre. Si tratta della Torre di Manfria, a cui tutta la contrada deve il nome. L’anno della sua costruzione è discusso: secondo alcuni risale al 1549 durante il vicereame di Juan de Vega, mentre altri sostengono che i lavori iniziarono nel 1583. Quale che sia l’anno esatto in cui si diede il via alla costruzione, i lavori furono interrotti fino al 1615, quando il Viceré di Sicilia Pedro Giron Duca di Ossuna, su disegno del famoso architetto fiorentino Camillo Camilliani, decise di completarla. La torre, detta anche Ossana o Ossuna in omaggio al Viceré, aveva lo scopo di segnalare i pericoli provenienti dal mare e difendere le coste. Faceva parte di un esteso sistema strategico-militare di vigilanza composto da 37 torri costiere dipendenti dalla Deputazione del Regno di Sicilia. All’epoca, infatti, le scorribande dei pirati erano frequenti e violento era il loro modo di trattare le popolazioni locali. Con il sistema difensivo delle torri, gli abitanti avevano modo di far partire un allarme e di prepararsi ad affrontare i pirati. Ogni torre disponeva di cinque torrari, ovvero quattro soldati e un sovrintendente scelto tra i cavalieri di Gela, allora Terranova. I torrari avevano il compito di segnalare eventuali pericoli alle altre torri con un sistema di fumi durante il giorno, di fuochi durante la notte. Se venivano avvistate delle navi saracene, i guardiani della torre lanciavano l’allarme che veniva recepito dalle vicine basi di Camarina ad est e di Falconara ad ovest, che a loro volta trasmettevano l’avvertimento alle altre torri costiere. In questo modo davano tempo agli isolani di preparare le difese e ai porti di preparare le flotte navali che immediatamente partivano per contrastare l’attacco dei corsari. 

La torre di Manfria in origine era disposta su due piani: il pianoterra serviva come deposito di munizioni, polvere da sparo, palle di cannoni, acqua e legna; il primo piano serviva, invece, da alloggio ai torrari.  Sul terrazzo, poi, provvisto di parapetti, tettoia e due balconate, sostenute da eleganti mensole di arenaria, si trovavano due cannoni.

Oggi, purtroppo, la torre si trova in stato di semi abbandono. Ed è un vero peccato perché è situata in un punto panoramico davvero mozzafiato. Viene spesso scelta  come location per le fotografie dei matrimoni. Se fosse ristrutturata e curata maggiormente sarebbe un altro dei tanti monumenti storici di Gela da promuovere a livello turistico, anche perché subito sotto si trova anche una splendida caletta. 

Torre di Manfria Gela

La leggenda del gigante Manfrino

Ma arriviamo alla parte più coinvolgente della storia: la leggenda del gigante Manfrino. E’ una di quelle leggende di dame dai capelli dorati, giganti e fantasmi da raccontare al calar della sera di fronte ad un falò… magari proprio ai piedi della torre. 

I gelesi per anni si sono tramandati la storia di Manfrino e della sua bella sorella. Manfrino era talmente alto e possente da venire identificato come “il gigante”. Era un uomo estremamente buono e gentile e amava cavalcare per gli estesi possedimenti della torre per controllare che tutto funzionasse a dovere. Il terreno, che si estendeva fino al vicino Castello di Falconara, bagnato da tanti piccoli ruscelli di acqua purissima, era verde e fertile. Vi crescevano rigogliosi alberi dai frutti succosi, palme, orti e fiori. Una distesa infinita e coloratissima di fiori che il Gigante aveva voluto coltivare per la gioia della sorella. Ella, a differenza di Manfrino, non amava uscire dalla sua terra e preferiva stare dentro la torre. Di lei si sapeva solo che era giovane e bellissima e, non conoscendo il suo vero nome, era chiamata da tutti “la bella Castellana”. 

Un giorno Manfrino, durante una delle sue galoppate per la tenuta, all’improvviso scorse una bellissima fanciulla dalla chioma dorata aggirarsi per i suoi campi come se si fosse persa. Il Gigante non aveva mai visto nessuna dama tanto elegante ed aggraziata prima d’allora, così spronò a tutta velocità il cavallo per raggiungerla. Ma, quando si fu avvicinato al punto in cui l’aveva vista, della giovane non c’era più traccia. Inutile dire che da quel momento Manfrino non si dette più pace: pensava giorno e notte alla giovane dama svanita nel nulla. Sua sorella, vedendolo struggersi così per amore, decise di organizzare una grande festa nella torre e di invitare quante più persone possibili, nella speranza di far rincontrare al fratello colei che gli aveva rubato il cuore. La sera della festa, principi e nobili arrivarono da ogni parte della Sicilia e, ad un certo punto, giunse anche la bella fanciulla. Manfrino, da quel momento, aveva occhi solo per la sua innamorata  e, dimentico di tutti gli altri ospiti, non aveva pensieri che per lei. Quando la vide uscire e dirigersi verso il mare, non ci pensò un momento e la seguì fuori per raggiungerla e finalmente dichiararle il suo amore. Si ricordò, però, improvvisamente di un avvertimento che una vecchia del paese gli aveva dato quando era giovane: nel giorno più bello della sua vita, egli sarebbe morto insieme alla sorella e tutto quello che possedeva sarebbe andato perduto, la terra si sarebbe inaridita e l’acqua avrebbe smesso di sgorgare così pura. Accecato dall’amore, il Gigante decise di non dare ascolto a quanto predetto e di seguire ugualmente la sua bella. Una volta raggiunta la spiaggia, però, la vide entrare sempre più in mare fino a sparire tra le onde. Nello stesso istante, delle urla disperate gli arrivarono all’orecchio e lui rimase immobile per la paura e la confusione. Durante la sua assenza, i principi e i nobili invitati, che da sempre bramavano i territori del Gigante, avevano ordito infatti un complotto per impossessarsene. Chiusero la porta della torre e uccisero tutti gli ospiti e, per crudeltà, per ultima lasciarono la bella Castellana. Andarono, poi, in cerca di Manfrino e, trovandolo paralizzato dal dolore di fronte al mare, misero da parte una volta per tutte le loro remore di fronte alla stazza del Gigante e insieme lo uccisero. Non riuscirono però a fermare lo spirito di Manfrino, il gigante buono e, ancora oggi nelle notti serene, orecchie attente possono sentire le grida d’aiuto della sorella e la sua disperazione. 

Torre di Manfria Gela

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Cosa vedere a Gela: racconti di una delle più antiche e orgogliose città siciliane

Sono appena tornata dal mio on the road siciliano che mi ha portata a visitare borghi e città della parte sud-est dell’isola. Le valigie piene mi fissano e sembra vogliano…

Sono appena tornata dal mio on the road siciliano che mi ha portata a visitare borghi e città della parte sud-est dell’isola. Le valigie piene mi fissano e sembra vogliano dirmi di cominciare a svuotarle ma, se lo facessi, decreterei veramente la fine delle vacanze. E proprio non ce la faccio. Quindi lasciamo il dovere a più tardi e concentriamoci invece sul piacere di condividere con voi il racconto di una delle città siciliane che più mi ha colpita. Sto parlando di Gela. 

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In provincia di Caltanissetta, affacciata direttamente sul Mar Mediterraneo, Gela è una delle più antiche città siciliane. Ricca di reperti storici e bellezze paesaggistiche, è secondo me una delle più autentiche realtà siciliane in cui è ancora possibile assaporare la vera tradizione e la vita quotidiana dei suoi estremamente orgogliosi abitanti. Sì perché Gela è tutto fuorché turistica: nei giorni che vi ho trascorso, ho incontrato un solo turista di passaggio che aveva deciso di fermarsi per dare un’occhiata in giro. Se la si cerca su internet, le notizie principali sono quelle di cronaca mentre le indicazioni per chi la vuole visitare sono pressoché nulle. Ma se è una città antica, con una delle spiagge sabbiose più lunghe della Sicilia perché non rientra nei circuiti turistici? Sinceramente non riesco a capirlo. Credo che la causa vada ricercata nella nomea che nel corso degli anni questa città si è ritrovata e che, ancora oggi, non riesce a scrollarsi di dosso. Ma se le si dà una possibilità e non si seguono i soliti percorsi battuti, credo proprio che vi saprà stupire. E in positivo. Soprattutto se, come me, avete le ferie “comandate” ad agosto e non siete amanti della folla e dei prezzi esorbitanti tipici del periodo.

Attività e attrattive a Gela: quali non perdersi

Gela ha molto da offrire sia a livello artistico che naturalistico. Come vi anticipavo prima, è una delle città siciliane più antiche e anche più ricche in termini di reperti archeologici. Dopo la visita culturale, però, troverete ad attendervi una spiaggia lunghissima e sabbiosa e le calde acque del Mar Mediterraneo. Il tutto accompagnato dal buon cibo siciliano: pesce fresco, fichi dolcissimi, agrumi, pomodori, capperi e la ricotta. Come si fa a resistere alla ricotta e ai dolci siciliani? L’avvertenza che vi do prima di una vacanza a Gela è quella di digiunare per almeno una settimana perché, una volta arrivati, vi sarà impossibile resistere alle sue bontà culinarie. Se volete vedere arrabbiato un gelese, infatti, provate a rifiutarvi di mangiare o di bere anche se magari siete già alla terza portata e l’unica cosa che vorreste fare è rotolare sul divano e non spostarvi più. I gelesi infatti, a primo acchito, possono sembrare diffidenti e poco propensi a socializzare con i forestieri. Ma è solo una facciata. Appena approfondita la conoscenza, non li ferma più nessuno ve l’assicuro. 

Vi lascio un elenco delle principali cose assolutamente da non perdere durante una visita a Gela.

Il centro storico e la Chiesa Madre

Il centro storico di Gela è un susseguirsi di strade acciottolate, splendidi scorci sul mare e piazzette tipiche. La cosa migliore da fare è quella di camminare senza meta ed esplorare tutti i vicoli pittoreschi, di quelli che si vedono nelle fotografie in bianco e nero della Sicilia di 50 anni fa con i panni stesi ad asciugare al vento sui fili tra una casa e l’altra. 

Centro storico Gela

Corso Vittorio Emanuele è la via principale del centro storico, un susseguirsi di negozi e bar che regala il meglio di sé durante le sere d’estate. Gli eventi organizzati sono infatti sempre numerosi ed è senza dubbio, insieme al lungo mare, uno dei principali punti di ritrovo. 

Il fiore all’occhiello del centro storico è sicuramente la Chiesa Madre. In stile neoclassico, è intitolata a Maria Santissima Assunta in Cielo, ed è stata costruita a partire dal 1766 ma aprì al culto sono vent’anni dopo l’inizio dei lavori, nel 1794. Il prospetto è stato completato, poi, solo nel 1844 e, per la sua realizzazione, furono usate le pietre di tufo calcareo giallo delle cave di Gela. E’ un gioiello sia dentro che fuori e dalla sua posizione domina tutta Piazza Umberto I. 

  • Indirizzo: Piazza Umberto I – 93012 – Gela (CL)

Villa Garibaldi

Sempre lungo Corso Vittorio Emanuele si trova poi la splendida Villa Garibaldi. Realizzata su un terrazzamento retrostante il convento dei Cappuccini, la villa e i suoi giardini regalano una vista impagabile sul mare. Dalla sua posizione rialzata, infatti, si riesce ad avere una visione sul resto della città e sul Lungomare Federico II di Svevia di cui vi parlo a seguire. E’ un luogo tranquillo e ombreggiato, grazia alla folta vegetazione spontanea e non, che merita assolutamente una visita. A mio parere, è veramente un gioiello grezzo che rifiorirebbe se venisse curato di più. L’ingresso è libero. 

Lungomare Federico II di Svevia

Federico II di Svevia, imperatore, re di Sicilia e di Gerusalemme e re dei Romani, nel 1233 decise di fondare una nuova città murata sul sito della Gela greca. Era infatti consapevole dell’importanza di Gela sia dal punto di vista logistico sia per la ricchezza della pianura circostante, ottima per l’agricoltura. Decise così di dotarla di un castello e di un porto, in modo da controllare meglio tutta la costa meridionale siciliana e la chiamò Terranova, a rimarcare la nuova vita della città, nome che mantenne fino al 1927. Il lungomare gelese è dedicato proprio al sovrano che aiutò la ripartenza della città ed è senza alcun dubbio la parte più amata e frequentata dagli abitanti durante i mesi estivi. E’ un susseguirsi di ristoranti e locali che nelle sere di estate si animano fino a tarda ora. Andare a cenare prima delle dieci di sera è infatti un evento rarissimo ed assolutamente eccezionale e anche una polentona come me si è dovuta adattare a questi orari tardi. E, mi raccomando, sfoggiate i vostri abiti migliori perché sembra di essere ad una sfilata che neanche la settimana della moda milanese tiene il confronto. 

Lungomare Federico II di Svevia Gela

Durante il giorno, invece, armatevi di teli e ombrelloni e fate un salto in spiaggia: chilometri e chilometri di sabbia fine e bianca e acqua limpida in cui fare il bagno. La spiaggia è quasi interamente libera ma, se preferite la comodità di un lido, ce ne sono diversi all’inizio del lungomare. Per la macchina, come è buona norma in Sicilia, è possibile lasciarla lungo la strada. Ci sono, però, anche numerosi altri parcheggi a pagamento tra cui il più grande e più comodo sia al lungomare che alla spiaggia è quello nello spiazzo antistante il vecchio lido “La Conchiglia” alla tariffa fissa di soli 2€. 

Il Museo Archeologico Regionale di Gela  e le Mura timoleontee

Il Museo Archeologico Regionale di Gela contiene circa 4200 reperti che vanno dalla preistoria all’età medievale. Testimone silenziosia delle antiche glorie gelesi, la ricca collezione comprende dettagli architettonici, statue, vasellame e monete provenienti dalle varie colonie greche. Si possono ammirare anche i resti del carico del “relitto di Gela”, una nave mercantile greca affondata davanti al porto della città. Il museo, come del resto tutta la città, è purtroppo sottovalutato e poco visitato. Durante la visita, sono rimasta parecchio amareggiata nel vedere diversi pannelli riportanti i musei che accolgono oggi gran parte dei reperti: si va da Palermo a Monaco e Zurigo, passando per il Metropolitan Museum di New York e il British Museum. Trovo un peccato che un museo che vanta una così ampia collezione, si ritrovi decisamente svuotato perché, per dare visibilità ai reperti, è costretto a darli in prestito ad altri musei, anche se sono tra i più grandi e importanti del mondo. Se fosse più curato e più pubblicizzato, sono sicura che sarebbe in grado di attirare visitatori da ogni dove, opportunità che darebbe grande rilancio anche all’attività turistica della città. 

  • Orari: tutti i giorni, dalle 09 alle 18:30

  • Prezzi: intero 4€; ridotto 2€.

  • Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele, 1, 93012 Gela 

Compreso nel prezzo del biglietto, c’è anche l’ingresso alle Mura timoleontee di Caposoprano. Queste fortificazioni greche sono state scoperte tra il 1948 e il 1954 e sono solo un altro dei tanti reperti archeologici testimoni della ricca storia di Gela. Scoperte per caso dal signor Vincenzo Interlici, professione contadino, che in una notte senza sonno, vanga alla mano, stava lavorando al suo terreno, ignaro del tesoro che vi avrebbe trovato. Le Mura sono tra gli esempi meglio conservati dell’architettura militare antica e raccontano dei fasti gloriosi della Gela ellenica, una delle più grandi colonie greche di Sicilia, fondata nel 689 – 688 a.C. dai coloni greci provenienti da Rodi e da Creta. La posizione delle Mura era sicuramente strategica: consentiva infatti una vista a 360 gradi sia del mare che delle montagne a nord. Oggi i resti si trovano all’interno di un parco che divide la città moderna dalla costa e regala una vista meravigliosa sul mare. La bellezza delle Mura timoleontee non è passata inosservata e, nel 1997, anche le Poste Italiane vollero farvi omaggio con un francobollo da 750 lire a loro dedicato. 

  • Orari: dal lunedì al sabato, dalle 09 alle 13 e dalle 14 alle 17.

  • Indirizzo: Viale Indipendenza, 9, 93012 Gela

Torre di Manfria

A pochi chilometri dal centro storico, a 19 metri sul livello del mare, sorge la bellissima Torre di Manfria. Dalla sua posizione sopraelevata e a strapiombo sul mare, domina tutto il Golfo di Gela. E’ un luogo splendido ed estremamente romantico a cui ho voluto dedicare un intero articolo che trovate qui. 

  • Indirizzo: Via Torre di Manfria 93012 Manfria CL

Il Castelluccio

Il Castello Svevo, conosciuto da tutti come “il Castelluccio”, si erge su una collina di gesso a circa 10 chilometri da Gela. Costruito nel 1143 a difesa della città, è oggi un rudere che racchiude leggende di fantasmi e di passaggi segreti che vi racconto qui. 

  • Indirizzo: SP83, 93012 Gela

Il Castelluccio Gela

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Antichissima Fiera delle Grazie: un ferragosto alternativo alla scoperta della tradizione mantovana e delle opere dei Madonnari

Quest’anno ho deciso di andare controcorrente e festeggiare ferragosto in modo alternativo. Invece di passarlo in spiaggia o abbuffandomi come se non ci fosse un domani, ho optato per una…

Quest’anno ho deciso di andare controcorrente e festeggiare ferragosto in modo alternativo. Invece di passarlo in spiaggia o abbuffandomi come se non ci fosse un domani, ho optato per una gita nelle Valli del Mincio. In particolare ho deciso di visitare il borgo di Grazie, sulla sponda del Lago Superiore di Mantova. Oltre al fatto di essere uno dei Borghi più belli d’Italia e di trovarsi in una delle riserve naturali fra le più importanti d’Europa, merita assolutamente una visita durante i giorni di ferragosto perché ospita l’Antichissima Fiera delle Grazie. Le sue origini risalgono addirittura al 1400, periodo in cui fu edificato anche il bellissimo Santuario B.V. Maria delle Grazie che si trova proprio nella piazza principale, ed è famosa perché ospita i Madonnari e le loro sorprendenti opere artistiche. Appena ho sentito parlare di questa manifestazione non ho resistito e ne sono stata attratta inevitabilmente come le api lo sono dal polline. Il perché ve lo spiego subito. 

Santuario B.V. Maria delle Grazie

Ogni anno proprio per la ricorrenza dell’Assunzione del 15 agosto, migliaia di pellegrini e visitatori si recano al Santuario delle Grazie di Curtatone per ammirarne il sagrato completamente dipinto da circa duecento artisti di strada provenienti da ogni parte del mondo. I protagonisti assoluti sono questi pittori, i Madonnari, che con i loro gessetti colorati compiono davvero il miracolo e regalano a tutti noi visitatori delle splendide opere, liturgiche e non solo, dipinte direttamente per terra. 

Fiera delle Grazie Curtatone Madonnari

Ce ne sono di tutti i tipi: dovunque si guardi ci sono colori sgargianti e sguardi così penetranti che ti catturano e sembrano osservarti per davvero. Hanno talmente tanto spessore che non sembrano affatto dipinti a terra ma piuttosto tridimensionali. 

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Ho apprezzato ancora di più il lavoro fatto perché gli artisti dipingono direttamente seduti o inginocchiati a terra sotto il sole cocente. Non oso immaginare il caldo a stare così per ore e ore. 

Le opere vengono poi premiate da una giuria che ne decreta i vincitori. La cosa bella è che anche i visitatori possono contribuire alla votazione. Anche io, ovviamente, ho scelto l’opera che più mi ha colpita. Ma la selezione non è stata assolutamente semplice, anzi l’indecisione regnava sovrana. Ce n’erano di bellissime ed essendo estremamente diverse sia nella forma che nel significato sceglierne solo una diventa veramente una sfida. Non vorrei essere nei panni della giuria. 

Ovviamente, come a tutte le fiere italiane che si rispettino, non possono mancare le bancarelle che vendono prodotti di ogni genere e i chioschi con prelibatezze del territorio. Ad aumentare il clima di festa, ci sono anche gli stand di intrattenimento e musica. 

Fiera delle Grazie Curtatone Madonnari

Il Museo dei Madonnari

Tutte le opere dei vincitori delle precedenti edizioni vengono conservate, sotto forma di pannelli e  di cartoncini, nel Museo dei Madonnari. Oltre a queste, sono custoditi anche i capolavori dei Maestri Madonnari e lungo il percorso tematico è possibile osservare l’evoluzione di questo particolare tipo di pittura. E’ un luogo importantissimo perché permette di conservare e tramandare la maniera madonnara di dipingere. Inoltre, in collaborazione con il Comune di Curtatone, il Centro Italiano Madonnari promuove anche iniziative e corsi di pittura a gessetto per adulti e ragazzi. Nonostante sia un tipo di pittura così antica, la trovo estremamente attuale. Basti pensare alla street art e al mondo dei graffiti che, grazie ai colori brillanti e coinvolgenti e ai disegni stuzzicanti stanno riuscendo nell’intento di risollevare le zone un tempo malfamate e poco frequentate di tutto il mondo. E’ bello poi che una manifestazione del 1400 abbia resistito sino ad oggi e sia ancora in grado di richiamare visitatori e artisti da ogni parte del mondo in un meraviglioso borgo mantovano che continua a serbare il suo sapore antico. 

  • Orari: Venerdi ore 15.00- 18.00, Sabato e domenica ore 10.30-12.30 e 15.00- 18.00 (è possibile richiedere la prenotazione per giorni ed orari differenti)
  • Prezzi: l’ingresso è ad offerta libera
  • Contatti: telefono 0376 349122; e-mail museodeimadonnari@gmail.com
  • Indirizzo: Piazzale Santuario – angolo Madonna della Neve 29 – Grazie di Curtatone (MN)

Il Borgo di Grazie e la Riserva Naturale delle Valli del Mincio: informazioni e curiosità

Oltre alla rinomata Fiera delle Grazie, l’omonimo borgo che dal 2013 fa ufficialmente parte dei Borghi più belli d’Italia, ha molto altro da offrire. Le bellezze architettoniche dal fascino rinascimentale la fanno sicuramente da padrone. Ma anche la natura e il paesaggio non sono da meno. Dal 2009, infatti, l’area umida antistante al borgo chiamata le “Valli del Mincio”, ha ottenuto l’importante riconoscimento europeo EDEN, rilasciato dal Dipartimento Nazionale Turismo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e si classifica terza nella graduatoria delle migliori località naturalistiche per un turismo sostenibile nelle Aree Protette a livello italiano.  In estate, poi, si può assistere alla stupenda e ormai rara fioritura del Fior di Loto, fatto arrivare a Mantova nel 1921.

Per tutti coloro che hanno voglia di immergersi nella bellissima oasi verde della Riserva Naturale delle Valli del Mincio, sappiate che è possibile farlo navigando tra i canali in modo eco-compatibile sia con imbarcazioni con conducente sia con le canoe che si possono noleggiare direttamente in loco. E’ un modo estremamente originale e eco-sostenibile per visitare questa perla del nostro territorio e arrivare magari fino alla stessa Mantova scoprendone i suoi percorsi lacustri. Per tutte le informazioni vi lascio il link diretto al sito ufficiale del Comune di Curtatone qui. 

Da buon gustaia quale sono, non posso non concludere con questa chicca golosissima: oltre ai piatti della cucina mantovana, che per me è letteralmente da leccarsi i baffi(chi non l’ha mai assaggiata deve porvi rimedio il prima possibile), a Grazie è possibile degustare il famoso cotechino (prodotto De.C.O.) e l’altrettanto ottimo luccio in salsa. Se non vi ho convinti a fare una gita con la Fiera delle Grazie e con le bellezze architettoniche e naturalistiche beh, al buon cibo non si può proprio dir di no.

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Nessun commento su Antichissima Fiera delle Grazie: un ferragosto alternativo alla scoperta della tradizione mantovana e delle opere dei Madonnari

Riserva Naturale Torbiere del Sebino: una passeggiata tra canneti e gelsi seguendo le tracce della torba

Domenica scorsa, grazie alla manifestazione Franciacorta Summer Festival, sono andata alla scoperta del bellissimo territorio della Franciacorta e dei suoi tesori a volte poco conosciuti. A bordo della mitica Vespa…

Domenica scorsa, grazie alla manifestazione Franciacorta Summer Festival, sono andata alla scoperta del bellissimo territorio della Franciacorta e dei suoi tesori a volte poco conosciuti. A bordo della mitica Vespa Primavera e con la guida dei ragazzi di Percorsi Rent&Motion, di cui vi ho raccontato qui,  abbiamo visitato diversi luoghi franciacortini tra cui il Castello di Bornato, l’Abbazia Benedettina Olivetana di San Nicola di Rodengo Saiano e il Borgo del Maglio di Ome. L’ultima tappa del tour ci ha portato poi all’interno della Riserva Naturale Torbiere del Sebino a cui ho deciso di dedicare più spazio, secondo me, decisamente meritato.

Monastero di San Pietro in Lamosa

All’ingresso abbiamo trovato ad accoglierci Silvia, una guida preparatissima che ci ha accompagnati all’interno della riserva partendo dal Monastero di San Pietro in Lamosa. La cosa in assoluto più impressionante delle torbiere è che tutto quello che oggi ci appare come un lago in realtà è stato scavato a mano dall’uomo. E quando dico a mano intendo proprio a mano: non avevano di certo escavatori nel 1862. Prima di allora si trattava di un terreno molto paludoso, ricoperto nella parte centrale più pianeggiante da erbe dure e taglienti, non adatte per il pascolo. Ed è proprio in questo suolo che la torba sì è potuta formare per anni senza ostacoli. E’ solo alla fine del ‘700 che nelle filande di Iseo si scoprì l’uso della torba come combustibile. Si capì infatti che questo materiale essiccato ha una buona resa calorica e cominciarono così ad usarlo sia per il riscaldamento domestico sia poi per le attività commerciali. Il costo era infatti molto inferiore a quello del carbone che veniva importato.

Torba Monastero di San Pietro in Lamosa

Questo diede il via allo sfruttamento del giacimento in modo sistematico che ha portato al paesaggio che vediamo oggi noi camminando tra gli alberi e gli archi naturali formati dai gelsi. Come dicevo prima, la cosa più sorprendente è il durissimo lavoro di manodopera che gli operai svolgevano: a piccoli gruppi di quattro o cinque, gli scavatori e i loro aiutanti estraevano i grossi blocchi di torba manualmente con il metodo dell’escavazione ad umido. Procedevano, cioè, a togliere il primo strato di erba e terra sotto cui c’era subito l’acqua. Con il Luccio, uno strumento affilato a forma di gabbia montato su un lungo manico che ricorda un po’ una vanga, dovevano poi procedere all’estrazione fino a raggiungere il fondo. Il tutto, vorrei ripetere, a mani e piedi nudi immersi nell’acqua fangosa dall’alba al tramonto visto che venivano pagati in base al quantitativo di torba estratta. Era un lavoro estremamente duro che però i braccianti erano costretti ad accettare per sbarcare il lunario. Anche le donne, comunque, non se la passavano meglio. Erano quasi tutte impiegate nelle filande e il baco da seta era il centro del loro universo. Ci raccontava Silvia, infatti, che spesso le donne erano costrette a dormire con i bachi dentro il grembiule per tenerli al caldo e, quando faceva troppo freddo, erano i bachi a stare all’interno delle case e gli abitanti, invece, dovevano arrangiarsi alla meglio. Erano enormi sacrifici che, però, costituivano spesso l’unica alternativa ad una vita di stenti e miseria. Questo durò fino agli anni ’50, quando l’utilizzo della torba cessò completamente.

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Oggi è un’area di 360 ettari, in cui si susseguono canneti e specchi d’acqua che arrivano fino al Lago d’Iseo. La zona che confina direttamente con il Lago viene chiamata “lametta“, mentre la parte più interna, costituita da grandi vasche intervallate da sottili argini di terra, è denominata “lama“. C’è poi un’ultima area formata da vasche ottenute dall’escavazione dell’argilla.

E’ un luogo stupendo per una passeggiata a stretto contatto con la natura: si trovano infatti tantissime varietà di piante ma anche tante specie di uccelli per tutti gli appassionati di birdwatching e non solo. Noi abbiamo avuto la fortuna di avvistare, comodamente fermo sulle ninfee, un airone rosso.

Gli ingressi  e i relativi percorsi sono 3:

  • Ingresso Nord – Percorso Nord: a Iseo, presso il Centro Accoglienza visitatori, di fronte al campo sportivo;
  • Ingresso Centrale – Percorso Centrale: a Provaglio d’Iseo, presso il Monastero San Pietro in Lamosa;
  • Ingresso Sud – Percorso Sud: a Corte Franca presso l’Infopoint, Via Segaboli, vicino al parcheggio del Centro Commerciale “Le Torbiere”.

Riserva Naturale Torbiere del Sebino

Orari

Tutti i giorni dell’anno, dall’alba al tramonto.

Prezzi

Per accedere è necessario comprare un biglietto al costo simbolico di 1€ presso i distributori automatici situati vicino agli ingressi. Il contributo è destinato ai lavori di conservazione e ricerca all’interno della Riserva. Mi raccomando preparate le monete giuste perché sono accettate solo quelle da 1€.

Per i gruppi superiori a 8 persone è obbligatorio entrare accompagnati da una guida autorizzata della Riserva, contattabili direttamente per organizzare la visita. Sul sito internet che vi lascio trovate l’elenco delle guide. Io mi sento di suggerirvi Silvia Adorni anche se non siete in gruppo ma siete alla vostra prima visita: è estremamente preparata e ci ha fatto conoscere tante curiosità di cui non eravamo al corrente.

 

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Franciacorta Summer Festival: in Vespa Primavera lungo la Strada del Vino franciacortina con Percorsi Rent&Motion

Avete presente le bellissime sensazioni di leggerezza e spensieratezza che si hanno andando in Vespa con l’aria tra i capelli e il sole che bacia la pelle? Ecco, sommatele ad…

Avete presente le bellissime sensazioni di leggerezza e spensieratezza che si hanno andando in Vespa con l’aria tra i capelli e il sole che bacia la pelle? Ecco, sommatele ad una calda giornata di giugno,  ai vigneti della Franciacorta e a dell’ottimo vino e avrete il Franciacorta Summer Festival. Un festival enogastronomico alla scoperta dello splendido territorio franciacortino e delle sue rinomate cantine. Ma non solo: per quattro weekend si susseguono, infatti, tantissimi altri eventi correlati che permettono a tutti di visitare questa affascinate e, a mio avviso, spesso sottovalutata zona a due passi dal Lago d’Iseo. Vi ho incuriosito? Siete fortunati perché il festival continua fino al 24 giugno e sul sito trovate il programma dettagliato. La scelta è davvero ampia e ce n’è per tutti i gusti: dalle degustazioni in cantina, alle biciclettate tra i vigneti con tappe ristoro a base di bollicine, passando per voli in mongolfiera e tour in Vespa primavera. Io ho scelto proprio quest’ultimo e devo dire che era da tanto che non mi divertivo così.

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Percorsi Rent&Motion: tour in Vespa tra i vigneti fino alle Torbiere del Sebino

Una delle attività proposte era proprio quella di un tour tra i vigneti della Franciacorta e dei suoi tesori, facendo tappa anche alla Riserva Naturale Torbiere del Sebino. Di buon mattino ci siamo recati alla sede di Percorsi Rent&Motion ad Erbusco, una giovane azienda che organizza tour originalissimi e anche su misura a bordo di pulmini vintage, auto d’epoca e Vespe Primavera per tutto il territorio della Franciacorta. Per i più indipendenti, sappiate che è possibile anche noleggiare i mezzi in piena autonomia.

Come detto, noi abbiamo scelto proprio le vespe e ci siamo trovati benissimo. Avevamo a disposizione Davide, la nostra guida “apripista”, che ci ha accompagnati per tutto il giro ed è stato sicuramente il valore aggiunto. Essendo della zona, conosce a menadito tutte le stradine più particolari e ha saputo raccontarci anche tanti aneddoti e curiosità sul territorio e sulle sue tradizioni. Giusto il tempo di svegliarci con un caffè gentilmente offerto, infatti, e di sbrigare le formalità e ci siamo ritrovati in sella direzione Castello di Bornato, la prima tappa.

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Il Castello di Bornato domina dalla sua posizione privilegiata tutte le colline circostanti ricoperte di vigneti e regala una vista panoramica su tutta la Pianura Padana. Negli anni di massimo splendore – che secondo me mantiene ancora per intero – fu un importante punto di incontro e ritrovo per artisti e letterati provenienti da ogni parte d’Italia. Dante stesso ne è stato ospite più volte. Oggi la proprietaria di casa è la signora Luisa Orlando che la gestisce con estrema cura da più di 30 anni. Dal 2006, la produzione di vino è stata convertita alla coltivazione biologica delle vigne e i vini, prodotti in piccole e preziose quantità, sono acquistabili direttamente presso la dimora. Davide ci ha raccontato che, secondo la leggenda, all’interno del castello, ben nascosto tra le mura, c’è un imponente tesoro. Io sicuramente tornerò con calma per visitare il castello, Villa Orlando e le cantine che già di per sé, secondo me, sono un patrimonio inestimabile e cercherò bene tra gli anfratti. Non si può mai sapere, no?

Orari

Tutte le domeniche e festivi da metà marzo a metà novembre: 10.00 – 12.00 e 14.30 – 18.00 (ottobre e novembre fino alle 17.00)

Per i gruppi è possibile prenotare dal sito internet visite guidate tutto l’anno.

Ci siamo poi diretti verso Rodengo Saiano, dove ci siamo fermati per una breve visita presso l’Abbazia Benedettina Olivetana di San Nicola, un complesso monastico simbolo del Motto Benedettino “Hora et Labora“. Non tutti forse sanno che una delle ipotesi più accreditate per l’origine del nome “Franciacorta”, risale proprio alle opere di bonifica agraria a cui i Monaci Benedettini Cluniacensi sottoposero la zona. In cambio del duro lavoro per rendere salubri le terre a quel tempo molto paludose e per far nascere e prosperare le vigne, i monaci ottennero per il priorato di Rodengo l’esenzione da ogni autorità.  “Francha curtis”, corte franca appunto. Davide, però, ci ha raccontato anche un’altra storia, decisamente più romanzata, sull’origine del nome della sua terra. Gabriele Rosa (1812-1897), patriota risorgimentale di Iseo, narra infatti che Carlo D’Angiò accompagnato dalle sue truppe, sulla via che l’avrebbe portato alla sua incoronazione come re di Napoli, decise di fermarsi a Rovato in Franciacorta. Qui, come c’era da aspettarsi, si lasciarono inebriare dal buon vino ma anche dalle belle donzelle rovatesi, che infastidirono non poco. I cittadini ovviamente non gradirono queste “attenzioni” e, stufi delle costanti scorribande delle truppe, fecero coro ad un loro coraggioso compaesano ciabattino che, armato di un suo attrezzo per conciare le pelli, urlò contro gli sgraditi ospiti: “Francesi andatevene via, perché qui la Francia sarà Corta!” . Io me lo immagino eccome lo stuolo di contadini bresciani arrabbiati, brandendo armi di fortuna, intimare alle truppe straniere di andarsene e alla svelta. E mi piace pensare che il nome derivi proprio da questa storia. L’Abbazia, con i suoi tre chiostri, la biblioteca, il refettorio, la galleria monumentale e il museo sono visitabili tutti i giorni.

Orari

  • Giorni feriali dalle 9:00 alle 11:30 e dalle 15:30 alle 19:00
  • Giorni festivi dalle 7:30 alle 11:30 e dalle 15:00 alle 19:30

Per restare sempre un po’ nel passato, abbiamo fatto tappa anche al Borgo del Maglio di Ome. Questo piccolo complesso è molto caratteristico perché dà la possibilità di ammirare delle antiche fucine ancora all’opera. Il Museo Il Maglio Averoldi è infatti una fucina del XV secolo che, mossa da una ruota idraulica funzionante, permette di assistere a dimostrazioni di lavorazione del ferro come una volta. Oltre al Maglio Averoldi, nel borgo si trova la casa in cui abitava Andrea Averoldi detto “Maér” – Mastro Forgiatore, divenuta oggi la Casa Museo Pietro Malossi. Deve il nome all’antiquario bresciano omonimo che ha donato la collezione di armi, mobilia, quadri e attrezzi dell’epoca che oggi potete vedere qui esposti. Volendo è possibile prenotare anche una visita guidata con gli eredi dei “brüzafer”, ovvero i fabbri ferrai. Si può visitare anche in autonomia i sabati, le domeniche e i festivi da aprile a settembre dalle 10 alle 12 e  dalle 15 alle 18. Nei mesi di marzo, ottobre e novembre invece il sabato dalle 10 alle 12, le domeniche e i festivi dalle 15 alle 17. Il costo del biglietto è di 5€ ( 3€ per i bambini 7-14 anni, +60enni, gruppi di almeno 15 persone paganti ). 

L’ultima tappa del tour in Vespa ci ha portati infine alla Riserva Naturale Torbiere del Sebino, un luogo splendido in mezzo alla natura a cui ho voluto dedicare un intero post che trovate qui.

Riserva Naturale Torbiere del Sebino

Alla fine del giro in Vespa, giusto per ristorarci e riprenderci dal caldo afoso dopo la passeggiata alle torbiere, ci siamo fermati a bere bollicine e ad assaggiare le specialità locali alla locanda Il Viandante a Provaglio d’Iseo. Un locale molto particolare, all’interno della stazione del treno di  Provaglio/Timoline linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo. I gestori di questa associazione culturale in difesa del territorio sono ragazzi giovani pieni di iniziative che mettono in pratica nei numerosi eventi organizzati. Qui potete anche comprare i biglietti d’ingresso per la Riserva delle Torbiere che è facilmente raggiungibile a piedi.

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Devo dire che tutto il tour è stato organizzato alla perfezione e sopratutto è stato curato nei minimi dettagli: dalle bottigliette d’acqua offerte, alle spiegazioni e sopratutto alla disponibilità e simpatia dei ragazzi. Credo sia molto importante dare voce a queste piccole realtà gestite da giovani che hanno la voglia e la passione di valorizzare e far conoscere il proprio territorio.

 

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