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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Tag: Itinerari a piedi

Antichissima Fiera delle Grazie: un ferragosto alternativo alla scoperta della tradizione mantovana e delle opere dei Madonnari

Quest’anno ho deciso di andare controcorrente e festeggiare ferragosto in modo alternativo. Invece di passarlo in spiaggia o abbuffandomi come se non ci fosse un domani, ho optato per una…

Quest’anno ho deciso di andare controcorrente e festeggiare ferragosto in modo alternativo. Invece di passarlo in spiaggia o abbuffandomi come se non ci fosse un domani, ho optato per una gita nelle Valli del Mincio. In particolare ho deciso di visitare il borgo di Grazie, sulla sponda del Lago Superiore di Mantova. Oltre al fatto di essere uno dei Borghi più belli d’Italia e di trovarsi in una delle riserve naturali fra le più importanti d’Europa, merita assolutamente una visita durante i giorni di ferragosto perché ospita l’Antichissima Fiera delle Grazie. Le sue origini risalgono addirittura al 1400, periodo in cui fu edificato anche il bellissimo Santuario B.V. Maria delle Grazie che si trova proprio nella piazza principale, ed è famosa perché ospita i Madonnari e le loro sorprendenti opere artistiche. Appena ho sentito parlare di questa manifestazione non ho resistito e ne sono stata attratta inevitabilmente come le api lo sono dal polline. Il perché ve lo spiego subito. 

Santuario B.V. Maria delle Grazie

Ogni anno proprio per la ricorrenza dell’Assunzione del 15 agosto, migliaia di pellegrini e visitatori si recano al Santuario delle Grazie di Curtatone per ammirarne il sagrato completamente dipinto da circa duecento artisti di strada provenienti da ogni parte del mondo. I protagonisti assoluti sono questi pittori, i Madonnari, che con i loro gessetti colorati compiono davvero il miracolo e regalano a tutti noi visitatori delle splendide opere, liturgiche e non solo, dipinte direttamente per terra. 

Fiera delle Grazie Curtatone Madonnari

Ce ne sono di tutti i tipi: dovunque si guardi ci sono colori sgargianti e sguardi così penetranti che ti catturano e sembrano osservarti per davvero. Hanno talmente tanto spessore che non sembrano affatto dipinti a terra ma piuttosto tridimensionali. 

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Ho apprezzato ancora di più il lavoro fatto perché gli artisti dipingono direttamente seduti o inginocchiati a terra sotto il sole cocente. Non oso immaginare il caldo a stare così per ore e ore. 

Le opere vengono poi premiate da una giuria che ne decreta i vincitori. La cosa bella è che anche i visitatori possono contribuire alla votazione. Anche io, ovviamente, ho scelto l’opera che più mi ha colpita. Ma la selezione non è stata assolutamente semplice, anzi l’indecisione regnava sovrana. Ce n’erano di bellissime ed essendo estremamente diverse sia nella forma che nel significato sceglierne solo una diventa veramente una sfida. Non vorrei essere nei panni della giuria. 

Ovviamente, come a tutte le fiere italiane che si rispettino, non possono mancare le bancarelle che vendono prodotti di ogni genere e i chioschi con prelibatezze del territorio. Ad aumentare il clima di festa, ci sono anche gli stand di intrattenimento e musica. 

Fiera delle Grazie Curtatone Madonnari

Il Museo dei Madonnari

Tutte le opere dei vincitori delle precedenti edizioni vengono conservate, sotto forma di pannelli e  di cartoncini, nel Museo dei Madonnari. Oltre a queste, sono custoditi anche i capolavori dei Maestri Madonnari e lungo il percorso tematico è possibile osservare l’evoluzione di questo particolare tipo di pittura. E’ un luogo importantissimo perché permette di conservare e tramandare la maniera madonnara di dipingere. Inoltre, in collaborazione con il Comune di Curtatone, il Centro Italiano Madonnari promuove anche iniziative e corsi di pittura a gessetto per adulti e ragazzi. Nonostante sia un tipo di pittura così antica, la trovo estremamente attuale. Basti pensare alla street art e al mondo dei graffiti che, grazie ai colori brillanti e coinvolgenti e ai disegni stuzzicanti stanno riuscendo nell’intento di risollevare le zone un tempo malfamate e poco frequentate di tutto il mondo. E’ bello poi che una manifestazione del 1400 abbia resistito sino ad oggi e sia ancora in grado di richiamare visitatori e artisti da ogni parte del mondo in un meraviglioso borgo mantovano che continua a serbare il suo sapore antico. 

  • Orari: Venerdi ore 15.00- 18.00, Sabato e domenica ore 10.30-12.30 e 15.00- 18.00 (è possibile richiedere la prenotazione per giorni ed orari differenti)
  • Prezzi: l’ingresso è ad offerta libera
  • Contatti: telefono 0376 349122; e-mail museodeimadonnari@gmail.com
  • Indirizzo: Piazzale Santuario – angolo Madonna della Neve 29 – Grazie di Curtatone (MN)

Il Borgo di Grazie e la Riserva Naturale delle Valli del Mincio: informazioni e curiosità

Oltre alla rinomata Fiera delle Grazie, l’omonimo borgo che dal 2013 fa ufficialmente parte dei Borghi più belli d’Italia, ha molto altro da offrire. Le bellezze architettoniche dal fascino rinascimentale la fanno sicuramente da padrone. Ma anche la natura e il paesaggio non sono da meno. Dal 2009, infatti, l’area umida antistante al borgo chiamata le “Valli del Mincio”, ha ottenuto l’importante riconoscimento europeo EDEN, rilasciato dal Dipartimento Nazionale Turismo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e si classifica terza nella graduatoria delle migliori località naturalistiche per un turismo sostenibile nelle Aree Protette a livello italiano.  In estate, poi, si può assistere alla stupenda e ormai rara fioritura del Fior di Loto, fatto arrivare a Mantova nel 1921.

Per tutti coloro che hanno voglia di immergersi nella bellissima oasi verde della Riserva Naturale delle Valli del Mincio, sappiate che è possibile farlo navigando tra i canali in modo eco-compatibile sia con imbarcazioni con conducente sia con le canoe che si possono noleggiare direttamente in loco. E’ un modo estremamente originale e eco-sostenibile per visitare questa perla del nostro territorio e arrivare magari fino alla stessa Mantova scoprendone i suoi percorsi lacustri. Per tutte le informazioni vi lascio il link diretto al sito ufficiale del Comune di Curtatone qui. 

Da buon gustaia quale sono, non posso non concludere con questa chicca golosissima: oltre ai piatti della cucina mantovana, che per me è letteralmente da leccarsi i baffi(chi non l’ha mai assaggiata deve porvi rimedio il prima possibile), a Grazie è possibile degustare il famoso cotechino (prodotto De.C.O.) e l’altrettanto ottimo luccio in salsa. Se non vi ho convinti a fare una gita con la Fiera delle Grazie e con le bellezze architettoniche e naturalistiche beh, al buon cibo non si può proprio dir di no.

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Riserva Naturale Torbiere del Sebino: una passeggiata tra canneti e gelsi seguendo le tracce della torba

Domenica scorsa, grazie alla manifestazione Franciacorta Summer Festival, sono andata alla scoperta del bellissimo territorio della Franciacorta e dei suoi tesori a volte poco conosciuti. A bordo della mitica Vespa…

Domenica scorsa, grazie alla manifestazione Franciacorta Summer Festival, sono andata alla scoperta del bellissimo territorio della Franciacorta e dei suoi tesori a volte poco conosciuti. A bordo della mitica Vespa Primavera e con la guida dei ragazzi di Percorsi Rent&Motion, di cui vi ho raccontato qui,  abbiamo visitato diversi luoghi franciacortini tra cui il Castello di Bornato, l’Abbazia Benedettina Olivetana di San Nicola di Rodengo Saiano e il Borgo del Maglio di Ome. L’ultima tappa del tour ci ha portato poi all’interno della Riserva Naturale Torbiere del Sebino a cui ho deciso di dedicare più spazio, secondo me, decisamente meritato.

Monastero di San Pietro in Lamosa

All’ingresso abbiamo trovato ad accoglierci Silvia, una guida preparatissima che ci ha accompagnati all’interno della riserva partendo dal Monastero di San Pietro in Lamosa. La cosa in assoluto più impressionante delle torbiere è che tutto quello che oggi ci appare come un lago in realtà è stato scavato a mano dall’uomo. E quando dico a mano intendo proprio a mano: non avevano di certo escavatori nel 1862. Prima di allora si trattava di un terreno molto paludoso, ricoperto nella parte centrale più pianeggiante da erbe dure e taglienti, non adatte per il pascolo. Ed è proprio in questo suolo che la torba sì è potuta formare per anni senza ostacoli. E’ solo alla fine del ‘700 che nelle filande di Iseo si scoprì l’uso della torba come combustibile. Si capì infatti che questo materiale essiccato ha una buona resa calorica e cominciarono così ad usarlo sia per il riscaldamento domestico sia poi per le attività commerciali. Il costo era infatti molto inferiore a quello del carbone che veniva importato.

Torba Monastero di San Pietro in Lamosa

Questo diede il via allo sfruttamento del giacimento in modo sistematico che ha portato al paesaggio che vediamo oggi noi camminando tra gli alberi e gli archi naturali formati dai gelsi. Come dicevo prima, la cosa più sorprendente è il durissimo lavoro di manodopera che gli operai svolgevano: a piccoli gruppi di quattro o cinque, gli scavatori e i loro aiutanti estraevano i grossi blocchi di torba manualmente con il metodo dell’escavazione ad umido. Procedevano, cioè, a togliere il primo strato di erba e terra sotto cui c’era subito l’acqua. Con il Luccio, uno strumento affilato a forma di gabbia montato su un lungo manico che ricorda un po’ una vanga, dovevano poi procedere all’estrazione fino a raggiungere il fondo. Il tutto, vorrei ripetere, a mani e piedi nudi immersi nell’acqua fangosa dall’alba al tramonto visto che venivano pagati in base al quantitativo di torba estratta. Era un lavoro estremamente duro che però i braccianti erano costretti ad accettare per sbarcare il lunario. Anche le donne, comunque, non se la passavano meglio. Erano quasi tutte impiegate nelle filande e il baco da seta era il centro del loro universo. Ci raccontava Silvia, infatti, che spesso le donne erano costrette a dormire con i bachi dentro il grembiule per tenerli al caldo e, quando faceva troppo freddo, erano i bachi a stare all’interno delle case e gli abitanti, invece, dovevano arrangiarsi alla meglio. Erano enormi sacrifici che, però, costituivano spesso l’unica alternativa ad una vita di stenti e miseria. Questo durò fino agli anni ’50, quando l’utilizzo della torba cessò completamente.

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Oggi è un’area di 360 ettari, in cui si susseguono canneti e specchi d’acqua che arrivano fino al Lago d’Iseo. La zona che confina direttamente con il Lago viene chiamata “lametta“, mentre la parte più interna, costituita da grandi vasche intervallate da sottili argini di terra, è denominata “lama“. C’è poi un’ultima area formata da vasche ottenute dall’escavazione dell’argilla.

E’ un luogo stupendo per una passeggiata a stretto contatto con la natura: si trovano infatti tantissime varietà di piante ma anche tante specie di uccelli per tutti gli appassionati di birdwatching e non solo. Noi abbiamo avuto la fortuna di avvistare, comodamente fermo sulle ninfee, un airone rosso.

Gli ingressi  e i relativi percorsi sono 3:

  • Ingresso Nord – Percorso Nord: a Iseo, presso il Centro Accoglienza visitatori, di fronte al campo sportivo;
  • Ingresso Centrale – Percorso Centrale: a Provaglio d’Iseo, presso il Monastero San Pietro in Lamosa;
  • Ingresso Sud – Percorso Sud: a Corte Franca presso l’Infopoint, Via Segaboli, vicino al parcheggio del Centro Commerciale “Le Torbiere”.

Riserva Naturale Torbiere del Sebino

Orari

Tutti i giorni dell’anno, dall’alba al tramonto.

Prezzi

Per accedere è necessario comprare un biglietto al costo simbolico di 1€ presso i distributori automatici situati vicino agli ingressi. Il contributo è destinato ai lavori di conservazione e ricerca all’interno della Riserva. Mi raccomando preparate le monete giuste perché sono accettate solo quelle da 1€.

Per i gruppi superiori a 8 persone è obbligatorio entrare accompagnati da una guida autorizzata della Riserva, contattabili direttamente per organizzare la visita. Sul sito internet che vi lascio trovate l’elenco delle guide. Io mi sento di suggerirvi Silvia Adorni anche se non siete in gruppo ma siete alla vostra prima visita: è estremamente preparata e ci ha fatto conoscere tante curiosità di cui non eravamo al corrente.

 

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Franciacorta Summer Festival: in Vespa Primavera lungo la Strada del Vino franciacortina con Percorsi Rent&Motion

Avete presente le bellissime sensazioni di leggerezza e spensieratezza che si hanno andando in Vespa con l’aria tra i capelli e il sole che bacia la pelle? Ecco, sommatele ad…

Avete presente le bellissime sensazioni di leggerezza e spensieratezza che si hanno andando in Vespa con l’aria tra i capelli e il sole che bacia la pelle? Ecco, sommatele ad una calda giornata di giugno,  ai vigneti della Franciacorta e a dell’ottimo vino e avrete il Franciacorta Summer Festival. Un festival enogastronomico alla scoperta dello splendido territorio franciacortino e delle sue rinomate cantine. Ma non solo: per quattro weekend si susseguono, infatti, tantissimi altri eventi correlati che permettono a tutti di visitare questa affascinate e, a mio avviso, spesso sottovalutata zona a due passi dal Lago d’Iseo. Vi ho incuriosito? Siete fortunati perché il festival continua fino al 24 giugno e sul sito trovate il programma dettagliato. La scelta è davvero ampia e ce n’è per tutti i gusti: dalle degustazioni in cantina, alle biciclettate tra i vigneti con tappe ristoro a base di bollicine, passando per voli in mongolfiera e tour in Vespa primavera. Io ho scelto proprio quest’ultimo e devo dire che era da tanto che non mi divertivo così.

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Percorsi Rent&Motion: tour in Vespa tra i vigneti fino alle Torbiere del Sebino

Una delle attività proposte era proprio quella di un tour tra i vigneti della Franciacorta e dei suoi tesori, facendo tappa anche alla Riserva Naturale Torbiere del Sebino. Di buon mattino ci siamo recati alla sede di Percorsi Rent&Motion ad Erbusco, una giovane azienda che organizza tour originalissimi e anche su misura a bordo di pulmini vintage, auto d’epoca e Vespe Primavera per tutto il territorio della Franciacorta. Per i più indipendenti, sappiate che è possibile anche noleggiare i mezzi in piena autonomia.

Come detto, noi abbiamo scelto proprio le vespe e ci siamo trovati benissimo. Avevamo a disposizione Davide, la nostra guida “apripista”, che ci ha accompagnati per tutto il giro ed è stato sicuramente il valore aggiunto. Essendo della zona, conosce a menadito tutte le stradine più particolari e ha saputo raccontarci anche tanti aneddoti e curiosità sul territorio e sulle sue tradizioni. Giusto il tempo di svegliarci con un caffè gentilmente offerto, infatti, e di sbrigare le formalità e ci siamo ritrovati in sella direzione Castello di Bornato, la prima tappa.

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Il Castello di Bornato domina dalla sua posizione privilegiata tutte le colline circostanti ricoperte di vigneti e regala una vista panoramica su tutta la Pianura Padana. Negli anni di massimo splendore – che secondo me mantiene ancora per intero – fu un importante punto di incontro e ritrovo per artisti e letterati provenienti da ogni parte d’Italia. Dante stesso ne è stato ospite più volte. Oggi la proprietaria di casa è la signora Luisa Orlando che la gestisce con estrema cura da più di 30 anni. Dal 2006, la produzione di vino è stata convertita alla coltivazione biologica delle vigne e i vini, prodotti in piccole e preziose quantità, sono acquistabili direttamente presso la dimora. Davide ci ha raccontato che, secondo la leggenda, all’interno del castello, ben nascosto tra le mura, c’è un imponente tesoro. Io sicuramente tornerò con calma per visitare il castello, Villa Orlando e le cantine che già di per sé, secondo me, sono un patrimonio inestimabile e cercherò bene tra gli anfratti. Non si può mai sapere, no?

Orari

Tutte le domeniche e festivi da metà marzo a metà novembre: 10.00 – 12.00 e 14.30 – 18.00 (ottobre e novembre fino alle 17.00)

Per i gruppi è possibile prenotare dal sito internet visite guidate tutto l’anno.

Ci siamo poi diretti verso Rodengo Saiano, dove ci siamo fermati per una breve visita presso l’Abbazia Benedettina Olivetana di San Nicola, un complesso monastico simbolo del Motto Benedettino “Hora et Labora“. Non tutti forse sanno che una delle ipotesi più accreditate per l’origine del nome “Franciacorta”, risale proprio alle opere di bonifica agraria a cui i Monaci Benedettini Cluniacensi sottoposero la zona. In cambio del duro lavoro per rendere salubri le terre a quel tempo molto paludose e per far nascere e prosperare le vigne, i monaci ottennero per il priorato di Rodengo l’esenzione da ogni autorità.  “Francha curtis”, corte franca appunto. Davide, però, ci ha raccontato anche un’altra storia, decisamente più romanzata, sull’origine del nome della sua terra. Gabriele Rosa (1812-1897), patriota risorgimentale di Iseo, narra infatti che Carlo D’Angiò accompagnato dalle sue truppe, sulla via che l’avrebbe portato alla sua incoronazione come re di Napoli, decise di fermarsi a Rovato in Franciacorta. Qui, come c’era da aspettarsi, si lasciarono inebriare dal buon vino ma anche dalle belle donzelle rovatesi, che infastidirono non poco. I cittadini ovviamente non gradirono queste “attenzioni” e, stufi delle costanti scorribande delle truppe, fecero coro ad un loro coraggioso compaesano ciabattino che, armato di un suo attrezzo per conciare le pelli, urlò contro gli sgraditi ospiti: “Francesi andatevene via, perché qui la Francia sarà Corta!” . Io me lo immagino eccome lo stuolo di contadini bresciani arrabbiati, brandendo armi di fortuna, intimare alle truppe straniere di andarsene e alla svelta. E mi piace pensare che il nome derivi proprio da questa storia. L’Abbazia, con i suoi tre chiostri, la biblioteca, il refettorio, la galleria monumentale e il museo sono visitabili tutti i giorni.

Orari

  • Giorni feriali dalle 9:00 alle 11:30 e dalle 15:30 alle 19:00
  • Giorni festivi dalle 7:30 alle 11:30 e dalle 15:00 alle 19:30

Per restare sempre un po’ nel passato, abbiamo fatto tappa anche al Borgo del Maglio di Ome. Questo piccolo complesso è molto caratteristico perché dà la possibilità di ammirare delle antiche fucine ancora all’opera. Il Museo Il Maglio Averoldi è infatti una fucina del XV secolo che, mossa da una ruota idraulica funzionante, permette di assistere a dimostrazioni di lavorazione del ferro come una volta. Oltre al Maglio Averoldi, nel borgo si trova la casa in cui abitava Andrea Averoldi detto “Maér” – Mastro Forgiatore, divenuta oggi la Casa Museo Pietro Malossi. Deve il nome all’antiquario bresciano omonimo che ha donato la collezione di armi, mobilia, quadri e attrezzi dell’epoca che oggi potete vedere qui esposti. Volendo è possibile prenotare anche una visita guidata con gli eredi dei “brüzafer”, ovvero i fabbri ferrai. Si può visitare anche in autonomia i sabati, le domeniche e i festivi da aprile a settembre dalle 10 alle 12 e  dalle 15 alle 18. Nei mesi di marzo, ottobre e novembre invece il sabato dalle 10 alle 12, le domeniche e i festivi dalle 15 alle 17. Il costo del biglietto è di 5€ ( 3€ per i bambini 7-14 anni, +60enni, gruppi di almeno 15 persone paganti ). 

L’ultima tappa del tour in Vespa ci ha portati infine alla Riserva Naturale Torbiere del Sebino, un luogo splendido in mezzo alla natura a cui ho voluto dedicare un intero post che trovate qui.

Riserva Naturale Torbiere del Sebino

Alla fine del giro in Vespa, giusto per ristorarci e riprenderci dal caldo afoso dopo la passeggiata alle torbiere, ci siamo fermati a bere bollicine e ad assaggiare le specialità locali alla locanda Il Viandante a Provaglio d’Iseo. Un locale molto particolare, all’interno della stazione del treno di  Provaglio/Timoline linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo. I gestori di questa associazione culturale in difesa del territorio sono ragazzi giovani pieni di iniziative che mettono in pratica nei numerosi eventi organizzati. Qui potete anche comprare i biglietti d’ingresso per la Riserva delle Torbiere che è facilmente raggiungibile a piedi.

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Devo dire che tutto il tour è stato organizzato alla perfezione e sopratutto è stato curato nei minimi dettagli: dalle bottigliette d’acqua offerte, alle spiegazioni e sopratutto alla disponibilità e simpatia dei ragazzi. Credo sia molto importante dare voce a queste piccole realtà gestite da giovani che hanno la voglia e la passione di valorizzare e far conoscere il proprio territorio.

 

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Limonaie del Garda: itinerario alla scoperta dei giardini sospesi tesoro del Lago di Garda

Ciao a tutti, mi chiamo Monica e ho una vera e propria dipendenza dai limoni. Ebbene sì, lo ammetto: altro che prezzemolo, secondo me è proprio il limone che sta…

Ciao a tutti, mi chiamo Monica e ho una vera e propria dipendenza dai limoni. Ebbene sì, lo ammetto: altro che prezzemolo, secondo me è proprio il limone che sta bene con tutto e lo metterei ovunque. Oltre che a mettermi immediata allegria con il suo bel colore giallo, il suo profumo inebriante mi fa subito pensare all’estate e al bel tempo. Non c’è quindi da stupirsi che domenica scorsa mi sia lanciata alla scoperta delle limonaie della sponda bresciana del Lago di Garda. Era da un po’ che lo volevo fare ma, per un motivo o per l’altro, ho sempre rimandato. Fino ad ora. In realtà il piano era un altro ma, complice la strada bloccata a causa di un incidente, non ci abbiamo pensato un attimo a fare dietrofront e ad andare a Limone sul Garda ovvero la prima tappa del nostro tour delle limonaie. Ammirare la stupenda vista sul Lago di Garda circondata dal profumo avvolgente degli agrumi, nella sua semplicità, per me è stata una delle esperienze più belle. Inoltre, ho avuto la possibilità di imparare tantissime cose sulla coltivazione di questi frutti e soprattutto sul duro lavoro che i miei antenati bresciani hanno fatto per riuscire a farli crescere anche in un territorio che così semplice non è.

Limonaia Pra de la Fam Tignale

Limoni del Garda: qualche cenno storico

Anche se i cugini siciliani, e più in generale, meridionali sono oggi più conosciuti e diffusi non è sempre stato così. Sul Garda, infatti, i limoni sono approdati nel corso del XIII secolo portati dai frati del convento di San Francesco di Gargnano. E intorno al 1700, quello dei limoni sul Garda era un vero e proprio commercio: venivano infatti esportati in tantissimi paesi soprattutto del Nord Europa tra cui l’Ungheria, il Tirolo, l’Austria, la Polonia e perfino la Russia. Grazie ai minori costi di trasporto rispetto ai limoni genovesi e a quelli del Sud Italia, gli agrumi del lago seguivano la rotta di Torbole e Nago e si fermavano, come prima tappa, a Bolzano dove c’era una piazza di smistamento.  Qui venivano divisi a seconda della grossezza a cui corrispondeva ovviamente un prezzo diversificato ma anche una differente meta. C’erano infatti gli agrumi fini, sopraffini, gli scarti, gli scartabelli e i cascaticci. Chissà che goduria quelli sopraffini! Il litorale a nord di Salò divenne così la zona di coltivazione degli agrumi più settentrionale del mondo. E anche il prezzo era tra i più alti: gli agrumi di queste zone, infatti, erano apprezzati moltissimo per le loro qualità medicinali, il sapore e l’aroma del succo e la loro forma più rotonda.

Purtroppo, però, durante la seconda metà dell’Ottocento questo fiorente commercio subì una dura crisi. Le cause furono diverse: sicuramente il miglioramento delle vie di comunicazione e l’Unità d’Italia furono determinanti. Gli agrumi meridionali venivano venduti a prezzi irrisori con cui era impossibile competere. Anche la malattia della gommosi che colpì le piante negli stessi anni e la scoperta dell’acido citrico sintetico contribuirono a segnare la fine dell’era d’oro degli agrumi del Garda. Per non parlare, poi, della Grande Guerra e delle requisizioni del materiale di copertura dei giardini che diede il colpo definitivo. Ma gli abitanti del lago, si sa, son di tempra dura e non si diedero per vinti. L’inaugurazione della strada “Gardesana Occidentale”, nel 1931, finalmente mise in comunicazione Gargnano, Limone e Riva del Garda e portò anche il turismo su questa sponda del lago. In un batter d’occhio spuntarono in ogni angolo utile carretti e treppiedi improvvisati per vendere i limoni ai passanti a suon di “Limoni, prego, Limoni del Garda”. Gli antenati del “cocco bello” insomma.

Limonaia del Castèl Limone sul Garda

Negli ultimi anni, sempre grazie al turismo, le varie amministrazioni comunali hanno ristrutturato alcune delle limonaie che per anni sono state abbandonate e le hanno aperte al pubblico. Un’iniziativa, secondo me, bellissima per salvaguardare un patrimonio così importante. Io ne ho visitate 3: la Limonaia del Castèl a Limone, la Limonaia Pra dela Fam a Tignale e la Limonaia Antichissima Malora a Gargnano.

Limonaia Antichissima Malora – Gargnano

Comincio dall’ultima che ho visitato ma che mi è rimasta nel cuore. Questo agrumeto, pur risalendo addirittura al XVI secolo, mantiene intatto tutto il suo splendore originale ed è ancora in piena produzione. Il suo nome deriva dal rio Malora che un tempo alimentava le ruote dei mulini e altre limonaie. E’ interamente gestita dal signor Giuseppe Gandossi, che nel 1978 l’ha acquisita e fatta tornare alla vita dopo i molti anni di abbandono, e da suo figlio Fabio. Sono loro, infatti, che si prendono cura delle piante con duro lavoro. Il signor Gandossi ci ha spiegato, di fronte ad un bicchierino del loro buonissimo limoncello fatto in casa (il più buono che ho mai assaggiato, ve lo garantisco), come funziona la copertura della limonaia.

Verso la metà di novembre, le assi di legno vengono tirare fuori dal Casel, la struttura dove viene depositato il materiale di copertura, e a mano vengono disposte orizzontalmente sulla struttura di travi di castagno e qui inchiodate. Sulle facciate vengono poi posizionate finestre ed ante e ogni piccolo spiraglio viene stupinàt, ovvero tappato con una speciale paglia fatta in casa. E’ quella che mi ha colpita di più proprio per la grande passione che i proprietari ci mettono nella gestione e che si notano in ogni piccolo dettaglio per cercare di mantenere la limonaia il più possibile simile a quelle tradizionali. E il risultato si vede eccome! Abbiamo avuto il piacere di vedere il signor Gandossi all’opera mentre preparava a mano  i grümiàl, i sacchi in pelle d’animale usati nella tradizione per porre i limoni appena raccolti. Ci ha raccontato anche molti aneddoti di cui non eravamo a conoscenza come per esempio i lunghi viaggi che gli emissari delle comunità ebraiche del Nord Europa compivano per poter cogliere con le loro mani i cedri del Garda. I frutti dovevano rispettare molte caratteristiche ed essere pressoché “perfetti” e quando li trovavano compivano questi viaggi lunghissimi perché nessun altro poteva toccarli. Non serve neanche dire quanto li pagassero!

Orari:

  • Tutti i giorni  10:00 – 12:00         16:00 – 18:00
  • Visita guidata ore 11.00

Prezzi:

  • Ingresso intero: 3€ comprensivo di degustazione a fine giro dei prodotti fatti con i frutti della limonaia

Indirizzo:

  • Via Libertà,  2 – 25084 Gargnano (BS)

Sul sito internet trovate tutti gli altri recapiti.

Limonaia Pra de la Fam – Tignale

Limonaia Pra de la Fam Tignale

La limonaia Pra de la Fam è in realtà un ecomuseo che si trova in una posizione privilegiata proprio fronte lago, a due passi dal Porto di Tignale. La vista, inutile dire, è impagabile.

La struttura, ristrutturata nel 1985 grazie all’intervento della Comunità Montana del Parco Alto Garda Bresciano e inaugurata il 9 novembre 1985, è stata successivamente oggetto di due altri interventi di restauro, l’ultimo nel 2017.

Resta però di proprietà della famiglia Parisini che ha concesso la Limonaia in comodato d’uso al Pubblico.

Ora la sua gestione è affidata agli operatori del Comune di Tignale e dell’Ufficio Unico del Turismo in collaborazione con associazioni e privati, che hanno saputo valorizzare questo bellissimo giardino degli agrumi. Oggi si si possono ammirare le 80 piante colme di frutti che furono piantate nell’anno della ristrutturazione.

Orari:

  • Dal 25/03 al 31/10: dalle 10.00 alle 17.00
  • Ogni giovedì alle 10.30: visite guidate con degustazione di prodotti fatti con i frutti della limonaia, su prenotazione chiamando il numero 0365/73354 o scrivendo a info@tignale.org.

Sul sito internet trovate tutti i dettagli per programmare la visita.

Prezzi:

  • Ingresso intero: 2€
  • Ingresso con visita guidata e degustazione: 4€
  • Bambini fino a 6 anni: gratis
  • Con TIGNALE CARD: ingresso gratuito; visita guidata e degustazione 3€

La Limonaia del Castèl – Limone sul Garda

Quella di Limone è forse la limonaia più visitata e conosciuta. Si trova proprio nel centro storico e il suo giardino occupa una superficie di 1633 mq, solo una parte della più ampia struttura originale. La sua costruzione risale ai primi del Settecento e negli anni ha subito più interventi per migliorarla. Oggi il casel centrale, ovvero la struttura dove si depositano i materiali di copertura, e la canalizzazione dell’acqua per l’irrigazione sono stati ripristinati. Inoltre, sono stati aggiunti l’impianto elettrico e i servizi igienici. Tutte migliorie che hanno portato all’apertura al pubblico di questa limonaia il 22 luglio 2004. Si possono così ammirare parecchie piante di agrumi tra cui limoni, cedri, pompelmi, mandarini, clementine, mandaranci, chinotti (non li avevo mai visti dal vivo) e kumquat. Che cos’è il kumquat? L’ho scoperto anche io durante questa visita 🙂 Comunemente viene chiamato anche mandarino cinese; il nome kumquat deriva infatti dalla sua pronuncia cantonese e si può tradurre letteralmente con “tangerino d’oro“. In sostanza, a me è sembrata un’arancia in miniatura che, a quanto pare, ha tantissime proprietà.

Orari:

  • dal 24/03 al 18/05 e dal 16/09 al 31/10: dalle 10.00 alle 18.00
  • dal 19/05 al 15/09: dalle 10.00 alle 22.00

Si possono anche prenotare visite guidate chiamando al numero 0365/954008. Trovate altri dettagli sul sito internet.

Prezzi:

  • Ingresso intero: 2€
  • Bambini da 10 a 14 anni: 1€
  • Bambini fino a 9 anni: gratis

Il contributo del biglietto viene destinato alle spese di mantenimento della Limonaia, quindi direi sono soldi ben spesi.

 Limonaia del Castèl Limone sul Garda

N.B. Tutte le foto presenti nell’articolo sono miei scatti e sono quindi di mia proprietà materiale ed intellettuale. Tutti i diritti sono riservati ed è vietato copiarli, riprodurli e pubblicarli con qualsiasi mezzo e su qualsiasi supporto.

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Il Vittoriale degli Italiani: visita al parco e alla casa di Gabriele D’Annunzio a Gardone Riviera sul Lago di Garda

Ieri finalmente il bel tempo ha deciso di farsi vedere, dopo essersi fatto desiderare parecchio, e di regalare una bellissima giornata di sole come si deve. Ovviamente non potevo lasciarmela…

Ieri finalmente il bel tempo ha deciso di farsi vedere, dopo essersi fatto desiderare parecchio, e di regalare una bellissima giornata di sole come si deve. Ovviamente non potevo lasciarmela scappare e così, svegliandoci finalmente dal letargo, Francesco ed io abbiamo deciso di partire alla volta di Gardone Riviera e del Vittoriale degli Italiani. Cosa c’è di meglio di una bella passeggiata sul lago, con mangiata di pesce annessa, e della visita ad uno dei luoghi secondo me più belli d’Italia in assoluto? Beh arrivare e scoprire che, solo per quel giorno, l’ingresso è gratuito. Ogni tanto un colpo di fortuna capita anche a me 🙂 Ieri, infatti, si è svolta la seconda edizione del Notturnale Tener- a- mente, ovvero la Notte Bianca del Vittoriale. In occasione di questa, a mio avviso, bellissima manifestazione si sono tenuti gratuitamente all’interno del parco concerti ed esibizioni artistiche in armonia con l’ambiente fino quasi alla mezzanotte. A rendere tutto un po’ più magico, la modalità delle esibizioni: a tutti i partecipanti sono state consegnate delle cuffie wifi con cui potere ascoltare i concerti, camminando magari liberamente al chiaro di luna per il parco. Credo che D’Annunzio ne sarebbe stato entusiasta. Quasi me lo immagino con i suoi abiti eleganti e sfarzosi ad ascoltare i concerti con le cuffie wireless, ovviamente in tinta, da qualche angolo ombroso del suo parco. 

Teatro all'

Al di là di questa iniziativa, il Vittoriale degli Italiani merita secondo me una visita a priori. Anche se non siete fan del padrone di casa o non siete interessati alla storia che c’è dietro, il parco lascia senza fiato ed è un peccato farsi scappare la possibilità di perdersi tra i suoi sterminati e profumatissimi giardini. Le cose da vedere sono davvero molte: dalla casa del Vate – come veniva chiamato – per la quale serve un biglietto a parte, alla Nave Puglia, passando per la Limonaia e il Mausoleo. E io devo dire che, nonostante l’abbia già visitato più volte, ci torno sempre volentieri ed ad ogni nuova visita scopro qualcosa che non avevo notato nella precedente. Mi ricordo la primissima volta in cui ci sono stata, da piccola con i miei genitori. Ero rimasta affascinata dalla stramberia della casa di D’Annunzio e letteralmente a bocca aperta di fronte allo splendore dei giardini: un susseguirsi di rose, glicini e gelsomini che all’ora non distinguevo ma che già amavo per i colori sgargianti e per il profumo inebriante. Forse è grazie a questa visita che, una volta cresciuta, ho sempre avuto un debole per questo artista complicato ed alquanto eccentrico e, per la gioia dei miei, l’ho sempre studiato volentieri. 

MAS 96 Vittoriale

Essendoci stata più di una volta, ho dei luoghi preferiti all’interno sia del parco che della casa di cui vi voglio lasciare un’anteprima così magari vi invoglio ad andare. O magari vi convinco del tutto a lasciar perdere, non si può mai sapere, no?

Piazzetta Dalmata

E’ la piazza principale del Vittoriale, su cui si affaccia la casa di D’annunzio e da cui partono i vari sentieri per raggiungere gli altri luoghi all’interno dell’enorme parco. Io personalmente la trovo bellissima soprattutto per la vista che da qui si ha sul Lago di Garda. Dagli archi gialli incorniciati dagli alberi di gelsomino, si vede infatti in prospettiva tutto il lago più in basso ed è inutile dire che sembra una cartolina.

Prioria

La Prioria è in realtà la casa di Gabriele D’Annunzio. Essendo una persona molto modesta e ordinaria ( ovviamente sono ironica ), il poeta amava definirsi il Frate priore. Potete quindi capire da dove viene il nome della casa. Anche se per entrare bisogna per forza fare una visita guidata per cui serve un biglietto a parte, secondo me, è molto interessante se è la vostra prima visita. Come vi dicevo, D’Annunzio era un soggetto alquanto particolare e la sua dimora ovviamente lo rispecchia in pieno. Non aspettatevi la solita casa dell’artista: questa è stata arredata infatti personalmente dal Vate stesso che, ancora in vita, già pensava ad allestirla in modo da lasciarla poi ai posteri come museo. Devo dire che se il suo intento era quello di farsi ricordare e “visitare”, ci è riuscito in pieno. All’interno ci sono infatti parecchi oggetti bizzarri e scritte provocatorie con cui amava punzecchiare gli ospiti che andavano a trovarlo. E chissà poi quelle stanze di cosa sono state testimoni durante i soggiorni delle numerosissime amanti del poeta. Una delle cose che mi piace di più in assoluto però, da amante dei libri quale sono, è la biblioteca dispersa un po’ per tutte le stanze che raccoglie più di 8.000 volumi. La cosa migliore è che la biblioteca è consultabile previo appuntamento. Chissà che emozione sfogliare le pagine antiche di quei libri. 

Nave Puglia

Quando gli ospiti si recavano in visita al Vittoriale e al suo proprietario erano soliti portargli in omaggio vari doni. Alcuni sono veramente strambi, altri sono i soliti acchiappa-polvere che tutti noi accettiamo ringraziando con un bel sorriso pre-stampato mentre ci chiediamo dove poterli far sparire. Uno dei cimeli più bizzarri e ingombranti è senza dubbio la nave militare Puglia, regalatagli niente meno che dalla Marina Militare. Si tratta di una nave da guerra, impiegata durante gli anni della Prima Guerra Mondiale, protagonista anche degli “Incidenti di Spalato”, ossia una serie di attacchi anti italiani che si verificarono appunto nella città dalmata di Spalato in cui perse la vita anche il suo comandante, Tommaso Giuli. D’Annunzio, dopo varie peripezie per farla portare al Vittoriale e farla installare nel parco, la pose con la polena rivolta simbolicamente verso l’Adriatico e la Dalmazia. 

Laghetto delle Danze

Dalla Nave Puglia scorrono due fiumi, il rivo dell’acqua Pazza e il rivo dell’acqua Savia, che confluiscono nel Laghetto delle Danze. E’ stato progettato a forma di violino, in omaggio al suo inventore Gasparo da Salò ed è stato concepito come luogo immerso nella natura in cui ospitare concerti e spettacoli di danza. Da buon amante dell’arte e delle donne, non poteva di certo farsi mancare delle seducenti danzatrici. La parte di più bella del laghetto, secondo me, è il percorso per arrivarci. O meglio, i percorsi. Ce ne sono vari infatti che partono da diversi punti del parco e sono tutti suggestivi. Si sentono solo il cinguettio degli uccelli e lo scorrere dell’acqua, mentre si percorrono i sentieri circondanti dalle piante e decorati con statue poste qua e là. Un vero piacere per i sensi.

I Giardini

Gli ultimi di cui vi racconto, ma i primi nella mia lista di cose preferite del Vittoriale, sono senz’altro i giardini. Sono stupendi, progettati alla perfezione per incantare sia a livello visivo che olfattivo. Gabriele, ma sì dai usiamo solo il nome come se fossimo amici, amava infatti i profumi e lui stesso ha cercato di crearli. Ad ogni angolo ci sono statue, fontane, archi di fiori e piante che portano in un altro angolo nascosto. Bellissima è anche la Limonaia, simbolo del lago di Garda, da cui si accede il Belvedere con vista panoramica sul lago. Che dirvi, io starei qui ore ed ore. Magari con un libro della libreria in prestito. Un sogno impossibile ma sognare non costa nulla. 

Informazioni pratiche

Orari e chiusure

  • ORARIO ESTIVO – dall’ultima domenica di marzo al 15 ottobre: dalle 09.00 alle 19.00. Chiusura parco ore 20.00
  • ORARIO INVERNALE – dal 16 ottobre all’ultimo sabato di marzo: dalle 09.00 alle 16.00. Chiusura parco ore 17.00.

Il Vittoriale è chiuso tutti i lunedì da novembre a gennaio e nei giorni 24-25 dicembre e 1 gennaio. 

La Prioria – la casa di Gabriele d’Annunzio – è chiusa tutti i lunedì da novembre a gennaio, solo il lunedì da febbraio a marzo (festivi esclusi).

Biglietti e prezzi

  • Biglietto Parco + visita guidata Casa di D’Annunzio: intero 16€, ridotto 13€
  • Biglietto solo Parco e musei: intero 10€, ridotto 8€. 

Sono acquistabili sia direttamente alla biglietteria all’ingresso del parco, sia sul sito internet.

Mi raccomando: la visita alla Casa di D’Annunzio si può fare solo con la visita guidata della durata di circa 35 minuti. Si entra 10 persone alla volta e i biglietti sono a numero limitato. Quando li acquistate vi sarà comunicato l’orario di inizio della vostra guida, non fate tardi perché altrimenti non potete più entrare. 

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Kanazawa: cosa vedere in una giornata nella città dei Samurai

Non avevo grandi aspettative per Kanazawa, città ai piedi delle Alpi Giapponesi. Ammetto di averla scelta principalmente come tappa intermedia perché comoda per raggiungere il villaggio patrimonio dell’Unesco di Shirakawa-go…

Non avevo grandi aspettative per Kanazawa, città ai piedi delle Alpi Giapponesi. Ammetto di averla scelta principalmente come tappa intermedia perché comoda per raggiungere il villaggio patrimonio dell’Unesco di Shirakawa-go e Takayama. Quando sono arrivata, quindi, pensavo di trovare ad aspettarmi una grande città con buoni collegamenti ai mezzi pubblici, qualche edificio moderno e poco altro. E invece devo dire che mi ha lasciato completamente a bocca aperta. Kanazawa è sicuramente una piccola perla giapponese, perfetta da girare a piedi in una giornata. Io me ne sono innamorata e mi dispiace aver avuto solo una giornata a disposizione per scoprirla, anche perché la dea bendata ha deciso di non assistermi in quest’occasione e mi sono ritrovata ad affrontare un vero diluvio che ha un po’ rovinato i piani. Per visitare le attrazioni principali, secondo me, due giorni sono sufficienti per riuscire a far tutto con calma. Ma ecco il mio personale itinerario e mi raccomando tenete sempre in borsa un impermeabile o un ombrello perché sembra che Kanazawa sia un po’ la Londra della situazione, con la differenza che qui la pioggia vien giù proprio a secchiate.

Come arrivare – Stazione di Kanazawa

Kanazawa StationCome vi dicevo, Kanazawa è ottimamente collegata con gli Shinkansen a Tokyo ma è anche comoda per raggiungere in pullman sia Takayama che Shirakawa-go. La stazione quindi è il punto migliore da cui cominciare l’esplorazione della città. Se avete il JR Pass poi sappiate che potete prendere gratuitamente la linea bus JR che collega i principali punti della città. Prima di prendere il pullman però fermatevi un attimo ad osservare l’enorme tori in acciaio situato proprio all’ingresso, un’idea originale che spiega perfettamente lo spirito moderno ma ben ancorato allo stile tradizionale del periodo Edo che la contraddistingue. All’interno della stazione, oltre al Tourist information Office dove prendere le mappe (che vi lascio anche qui così potete già farvi un’idea), troverete anche tantissimi ristorantini a buon prezzo e anche molti negozi.

Nagamachi – Il quartiere dei Samurai

Nomura Samurai House Kanazawa

Come prima tappa, vi consiglio di scendere alla fermata Korinbo e di dirigervi a piedi verso il quartiere dei Samurai. Camminate senza meta per le stradine acciottolate su cui si affacciano tantissime e bellissime case tradizionali in legno che nascondono al loro interno i meravigliosi giardini zen. Io cercavo di sbirciare in ogni piccolo spiraglio dei cancelli per cercare di vedere gli interni. D’obbligo è la visita alla casa-museo del Samurai Nomura: un’abitazione tradizionale in cui sono conservati ancora tutti gli interni e soprattutto il giardino nel cortile interno della casa. E che giardino. Io ci ho lasciato il cuore. E’ aperta tutti i giorni dalle 08.30 alle 17.30 (dalle 08.30 alle 16.30 da Ottobre a Marzo) e il prezzo è di 550 yen, a mio avviso ben spesi.

Nomura Samurai House Kanazawa

Castello di Kanazawa e Giardini Kenroku-en

Castello di KanazawaProseguite poi a piedi verso il Castello di Kanazawa di periodo Edo che riconoscerete subito perché appare spesso nelle immagini e nelle cartoline giapponesi. Ma è di fianco al castello che si trova l’attrazione forse più famosa di Kanazawa: i Giardini Kenroku-en. Definiti, a ragione, i giardini più belli di tutto il Giappone coprono una superficie di ben 11,4 ettari e sono stati curati per generazioni dalla potente famiglia Maeda che ha governato le prefetture di Toyama e Ishikawa e quindi, Kanazawa.Sono aperti tutti i giorni dalle 7 alle 18 (dalle 8 alle 17 dal 16 ottobre al fine di febbraio) e il costo è di 310 yen.

Kenrokuen Garden Kanazawa

Quartiere Higashi – Chaya e Geishe

Concludete poi la visita della città, al tramonto, andando indietro nel tempo e passeggiando per il quartiere delle Chaya, le case da tè, dove le Geishe intrattenevano gli ospiti con i loro canti e le loro danze. Le vie conservano ancora tutto il loro fascino ed è davvero magico passeggiare tra gli edifici in legno e lungo il fiume. Merita una visita la casa-museo Ochaya Shima (aperta dalle 09 alle 18, ingresso 500 yen), in cui con un supplemento potete anche gustare un matcha.

Cafe Tamon Kanazawa
Io personalmente vi consiglio di proseguire e di andare invece fino al  Cafe Tamon, di fronte al quale si trovano i migliori pancakes che io abbia mangiato in Giappone. Sembra una casa come un’altra e in realtà è un locale molto carino che serve tè e dolci deliziosi fatti al momento. Attenzione però perché qui sia i negozi che i locali alle 18 chiudono quindi se dovesse andarci di sera rischiate di trovare tutto chiuso.

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Itinerario di 2 giorni a Tokyo – Parte Seconda: Carta di Riso, Teatro Kabuki, Ciliegi in Fiore e la Follia dei Manga

Nella prima parte del mio itinerario di due giorni a Tokyo vi ho raccontato di Shinjuku e Shibuya, due quartieri molto moderni e sinonimo della vita notturna della capitale giapponese….

Nella prima parte del mio itinerario di due giorni a Tokyo vi ho raccontato di Shinjuku e Shibuya, due quartieri molto moderni e sinonimo della vita notturna della capitale giapponese. Le loro luci al neon e la costante frenesia che li contraddistinguono hanno soddisfatto appieno le mie aspettative e mi hanno completamente stregata. Tokyo però non è solo grattacieli e futurismo. Durante il secondo giorno a zonzo per la città ho avuto modo infatti di esplorare quartieri più tradizionali come Asakusa, il cuore storico, e di immergermi nella bellissima oasi naturale che è il parco di Ueno.
Ma andiamo per gradi. Quindi armatevi di scarpe comode e di tanta curiosità per continuare il viaggio in questa metropoli dai mille volti.

Tsukiji, Ginza, Asakusa, Ueno e Akihabara

Tsukiji TokyoDi buon mattino ho cominciato la mia avventura da Tsukiji, il mercato ittico più grande del mondo. La parte interna è aperta al pubblico a partire dalle 9 di mattina, ma assicuratevi di essere già lì al momento dell’apertura perché i banchi del pesce si svuotano in fretta e quindi c’è il rischio di non riuscire a vedere nulla. Per i più appassionati, si può partecipare anche all’asta dei Tonni ma per questa bisogna svegliarsi molto presto perché si tiene in due turni: il primo dalle 5.25 alle 5.50 e il secondo dalle 5:50 alle 6:15. Ogni turno ammette l’ingresso a soli 60 visitatori quindi è inutile dirvi che, vista l’enorme coda, se volete avere una speranza vi conviene recarvi lì per le 2:30, 33 del mattino al massimo. Io confesso di aver rinunciatoe di aver preferito il comodo letto (sì, lo ammetto le levatacce non sono il mio forte 🙂 ).

Spostatevi poi verso Ginza, il quartiere raffinato e chic dove si susseguono uno dietro l’altro i negozi delle più grandi marche mondiali.

Kyukyodo Store

Tra tutte queste boutique di lusso, io ho scelto di fare un salto al Kyukyodo, un negozio di carta e artigianato giapponese che rifornisce anche la famiglia imperiale. Ottimo per dei souvenir originali; io, per esempio, ho preso un bellissimo album porta fotografie fatto con carta di riso su cui ci sono bellissime stampe di ventagli.

A Higashi Ginza, si trova anche un teatro Kabuki – il Kabukiza Theatre- in cui con soli 800 yen vi sarà possibile visitare il museo e assistere a 3 minuti di performance con audio guida. Non andateci di domenica perché la galleria è chiusa e si può solo assistere allo spettacolo per intero.

Finito il giro nel quartiere bon ton per antonomasia, spostatevi invece verso Asakusa che rappresenta invece la vecchia Tokyo. E’ infatti un quartiere ricco di storia e tradizioni, in cui il tempio buddhista Senso-ji la fa da padrone.Oggi, purtroppo, ci dobbiamo accontentare della ricostruzione del XX secolo, in quanto quello originale è stato distrutto, come tante altre cose, dalle bombe americane durante la Seconda Guerra Mondiale. Le strade e gli edifici di Asakusa hanno, bene o male, retto però sia alla distruzione della guerra sia al grande terremoto del 1923 ed è per questo che mantiene il fascino della vecchia Edo. Camminate quindi senza meta per le stradine tradizionali e varcate la Kaminarimon, la porta del fulmine famosa per la sua grande lanterna rossa, da cui si accede al tempio.

 

Kagetsudo Melonpan Asakusa Per uno spuntino, fate un salto da Kagetsudo Melonpan specializzato fin dal 1945 nella produzione del Melonpan . Che cos’è? Una specie di brioche dolce che si può mangiare così oppure si può farcire con gelato alla vaniglia o al gusto matcha.
Molto bella è anche la camminata lungo il fiume, che durante l’Hanami si colora del rosa dei fiori di ciliegio, da cui si può ammirare anche la Tokyo Sky Tree proprio lì di fianco. Con i suoi 634 metri d’altezza è l’edificio più alto del Giappone e si fa subito notare per la sua modernità in mezzo agli edifici bassi e in legno tipici di Asakusa. Io personalmente non sono salita, vi dico però che è aperta dalle 8 alle 22 e vi lascio il link del sito ufficiale in cui potete trovare tutte le informazioni sui costi e su come raggiungerla.

Ueno ParkDa Asakusa mi sono poi spostata verso Ueno, famoso sopratutto per il suo enorme parco al cui interno si trova anche lo zoo. Durante i weekend di primavera è preso d’assalto dai giapponesi che vengono qui a fare un picnic mentre ammirano i ciliegi in fiore. All’interno si trovano anche delle tipiche case da tè, in cui fermarsi per una sosta rigenerante.

Per concludere, mi sono diretta poi ad Akihabara, la città dell’elettronica famosa in tutto il mondo.
Akihabara però non è solo tecnologia: di fianco agli store della Sega e di videogiochi si possono trovare i negozi più strani e bizzarri. E’ il regno delle fumetterie per appassionati di manga, anime ed action figure. Ci sono anche molti negozi che trattano gli anime porno, che in Giappone non sono affatto un tabù. Anzi, questo quartiere è pieno anche di sexy shop e di Maid Cafe, ovvero dei bar in cui si viene serviti da delle ragazze vestite da governanti del passato, con grembiulini e merletti, che offrono la massima devozione ai clienti con frasi e gesti di massimo rispetto. Sono aperti anche ai turisti e, essendo in Giappone, non credo che cerchino d fregare gli stranieri. State però attenti a cosa ordinate e scegliete le cose direttamente dal menù per non incorrere magari in conti molto salati. Chūōdōri, la via principale, la domenica è chiusa al traffico e avrete quindi modo di passeggiare liberamente alla scoperta di questa mecca dell’elettronica, che dà il massimo di sé la sera quando il sole cala e si accendono invece le luci coloratissime delle sale gioco.

 

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Itinerario di 2 Giorni a Tokyo – Parte Prima: tra Grattacieli, Templi Shintoisti, Noodles e Purikura

Quando ci si immagina Tokyo, si pensa ad una città estremamente moderna piena di grattacieli i cui cartelloni pubblicitari risplendono di mille colori e illuminano a giorno le strade piene…

Quando ci si immagina Tokyo, si pensa ad una città estremamente moderna piena di grattacieli i cui cartelloni pubblicitari risplendono di mille colori e illuminano a giorno le strade piene di persone e di businessmen in giacca e cravatta. Ebbene, è proprio così. In particolare questa descrizione altro non è che Shinjuku, un quartiere, o forse sarebbe meglio dire una città a sé stante, sinonimo della vita notturna e della frenesia di Tokyo. E’ senza dubbio il luogo perfetto dove soggiornare: è vicinissimo alla stazione dei treni e dei pullman, una delle più grandi in assoluto, e grazie alla sfilza di pub, bar, ristoranti e attività non avrete un momento di noia. Anche io ho scelto di pernottare come vi ho raccontato nel mio itinerario di 15 giorni in Giappone a Shinjuku, in particolare allo Citadines Shinjuku Tokyo, ottimo perché in pieno centro a pochi minuti di distanza dalla stazione JR e dalle fermate della metro.

Shinjuku
Tokyo è una delle metropoli più popolate e dinamiche del mondo e come tale riesce ad affascinare chiunque perché combina futuristiche meraviglie tecnologiche alla più antica tradizione nipponica. Vi capiterà infatti spesso di passare da una strada trafficata piena di luci al neon e di edifici super moderni a dei magnifici santuari immersi nella natura in cui non vi sembrerà nemmeno di essere in una grande città. 

I quartieri sono di conseguenza molto diversi tra loro e se avete come me poco tempo a disposizione vi lascio l’itinerario di 2 giorni che ho seguito io come punto di partenza per pianificare la vostra visita. Per muovermi ho usato solo la metropolitana ( il pass giornaliero che vi permette di spostarsi illimitatamente per 24h costa 600 yen) e la linea JR Yamanote Line, compresa nel JR Pass e quindi gratuita per chi ce l’ha. A questo link potete scaricare la mappa della metro in inglese. 

Shinjuku, Harajiku, Roppongi, Shibuya

Se soggiornate a Shinjuku, la mattina presto vi basterà spostarvi a piedi e con una camminata di circa 10 minuti raggiungerete la prima meta dell’itinerario giornaliero, ovvero il Palazzo del Governo di Tokyo. E’ un ottimo punto di partenza perché dal suo 45esimo piano potrete ammirare una magnifica vista panoramica da 202 metri di altezza su tutta Tokyo e potrete così capire quanto è grande e dove sono situati i vari quartieri. Il tutto, udite udite, gratuitamente.

Meiji JinguUna volta capita l’enorme estensione della capitale giapponese, mi sono spostata verso il quartiere di Harajuku, fermandomi però prima al Meiji Jingu, uno dei santuari shintoisti più importanti del Giappone. Si trova immerso in un bellissimo parco in cui l’unico suono che sentirete è il cinguettio degli uccellini e dimenticherete di trovarvi nel cuore della vibrante metropoli.DSC_0012 1

Foto 08-04-18, 12 48 06Dopo questa pausa zen, dirigetevi a piedi verso Takeshita Street, una piccola strada molto frequentata dai giovani centro della moda giovanile di Tokyo. Qui troverete tantissimi negozi che vendono le cose più disparate: dai negozi di abbigliamento cosplayer a quelli che fanno zucchero filato colorato e gigantesco.Una chicca da non perdere: poco dopo l’ingresso con il nome della via, venendo dalla stazione JR, sulla vostra destra troverete delle scale che vi conducono ad un piano interrato paradiso delle teenager giapponesi. Che cos’è? Una Purikura, ovvero le cabine fotografiche giapponesi. Chiamarle così è riduttivo perché sono in realtà divertenti box fotografici che vi permettono di personalizzare le foto con una miriade di effetti, filtri ed immagini per renderle più kawaii ( parola con cui i giapponesi identificano tutte le cose “carine”). Ogni macchina ha temi diversi: da quelle che lisciano la pelle e ingigantiscono gli occhi a quelle che vi trasformano in Barbie e Ken. Assolutamente da provare. Purikura Harajuku

RoppongiA questo punto, se siete delle buone forchette come me, vi sarà venuto un certo appetito. Dirigetevi quindi in metro verso Roppongi, famoso per la Mori Tower sede della stazione televisiva Asahi TV che trasmette tra gli altri anche il cartone animato Doraemon e per i numerosi ristoranti. Io ho scelto di provare i famosi udon giapponesi al Tsurutontan, molto carino perché oltre ad avere piatti veramente enormi permette anche di scegliere la sala giapponese con i tavoli bassi e il tatami. Se capitate nel periodo dell’Hanami, la fioritura dei ciliegi, dopo pranzo fate un giro sulle Roppongi Hills, ottimo punto per ammirare i Sakura.

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Shibuya, altro quartiere molto alla moda, dove appena usciti dalla stazione vi imbatterete nella famosa statua in omaggio ad Hachiko, il cagnolino che dopo la morte del suo padrone si è recato ogni giorno alla stazione come faceva sempre per andargli in contro di ritorno del lavoro. Avete mai visto il film? Io verso fiumi di lacrime tutte le volte, mannaggia a me. Appena tramonta il sole, Shibuya si trasforma e anche qui le luci a led prendono possesso della città. Immancabile è la foto di rito mentre si attraversa l’incrocio più trafficato del mondo 😉

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Genki Sushi ShibuyaPer cena vi consiglio il Genki Sushi sempre a Shibuya, ovvero un ristorante di sushi a nastro in cui sarà un simpatico trenino proiettile a recapitarvi le ordinazioni. Un consiglio: essendo sempre molto pieno, andate subito al ristorante e segnate il vostro nome e il numero di persone sulla lista così, se c’è tanto da aspettare, potete fare un giro nell’attesa. Dopo non vi resterà che immergervi nella fantastica vita notturna di Shibuya e Shinjuku e alla sua via più famosa Kabuki Cho prima di fare ritorno all’hotel. Anche se viene definita il quartiere a luci rosse di Tokyo, Kabuki Cho in realtà è solo una strada molto frequentata ma in cui è sicuro muoversi anche se siete da soli. Se siete ragazze probabilmente non vi guarderanno nemmeno, se siete ragazzi invece è probabile che veniate avvicinati da qualche ragazzo di colore che cerca di farvi entrare nei locali. Rifiutate sempre e fate attenzione perchè, essendo locali gestiti per lo più dalla Yakuza, la “mafia giapponese”, è probabile che la serata finisca con una bella truffa. Mentre camminate sentirete infatti continuamente avvertimenti dagli altoparlanti e ci sono anche molti agenti che controllano la zona. Ma come detto non abbiate paura perché è assolutamente sicuro, a maggior ragione perché i guadagni della Yakuza provengono proprio dalle sale gioco e dai locali che gestiscono quindi fanno di tutto per evitare problemi ed allontanare quindi le persone. 

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Sirmione: visita alle Grotte di Catullo

Quest’anno abbiamo deciso di restare vicino a casa per il ponte di Pasqua e di dedicare i bei giorni di sole a scoprire i gioielli nascosti che spesso capita di…

Quest’anno abbiamo deciso di restare vicino a casa per il ponte di Pasqua e di dedicare i bei giorni di sole a scoprire i gioielli nascosti che spesso capita di trascurare a favore di mete più lontane. Ed è così che ci siamo imbattuti in questa meraviglia.

Sembra di essere in Grecia, vero? E invece siamo in Lombardia, per la precisione a Sirmione, cittadina affacciata sulla sponda bresciana del Lago di Garda. E quelli che vedete nella foto sopra, sono i resti che si trovano nel bellissimo parco delle Grotte di Catullo. Se volete sapere come arrivare e dove parcheggiare a questo link trovate qualche consiglio che vi potrebbe tornare utile.

Si tratta di un’area archeologica di circa 2 ettari, al cui interno si trovano i resti di un’antica ed enorme villa romana edificata all’incirca agli inizi del I secolo dopo Cristo. Il nome ricorda il poeta latino Caio Valerio Catullo che, come dice lui stesso nel carme 31, aveva un’abitazione a Sirmione. Non è però mai stata accertata la proprietà di questa villa alla famiglia del poeta. Certo è che ai tempi del suo massimo splendore dev’essere stato un luogo di pace e ancora oggi regala degli scorci magnifici su tutto il lago di Garda. Il termine “grotte” invece rimanda ai resti archeologici della dimora: in epoca rinascimentale infatti il nome “grotta” e il sinonimo “caverna” venivano usati per indicare antiche strutture abbandonate e diroccate ricoperte dalla vegetazione che, nell’entrarci, ricordavano delle cavità naturali.

 

Con quale gioia e felicità ti rivedo

Sirmione, gioiello delle penisole e delle isole,

fra tutte quelle che il duplice Nettuno accoglie nei

chiari laghi e nei vasti mari!

A stento credo di aver lasciato la Tinia

e le terre bitinie e di rivederti fuori da ogni pericolo.

…Salve, o bella Sirmione, gioisci del tuo signore;

e gioite voi, o Lidie onde del lago:

risuonate, risate tutte della casa.

Caio Valerio Catullo

 

Oltre alla vista panoramica a 360 gradi e all’atmosfera che rimanda alle acropoli che si trovano sulle isole greche e all’antica Roma, degno di nota è anche l’uliveto composto da circa 1500 ulivi appartenenti alle varietà più coltivate nella zona del Garda, alcuni dei quali hanno la veneranda età di 400-500 anni. Anche mio nonno ha contributo anni fa alla cura di queste piante secolari, da cui oggi viene estratto un olio extra vergine di alta qualità.

Per la visita tenetevi a disposizione circa 1h30/ 2 ore, in quanto il parco è davvero ampio e, secondo me, vale la pena sdraiarsi per qualche attimo di relax tra gli ulivi del giardino per godere appieno della vista. Alla fine della visita, potete anche entrare nell’Antiquarium, un museo situato proprio vicino all’ingresso/uscita delle Grotte in cui sono esposti i manufatti rinvenuti durante gli scavi e le fotografie degli stessi.

 

Come raggiungere le Grotte di Catullo

Le Grotte di Catullo si trovano proprio sulla punta della penisola di Sirmione, comodamente raggiungibile con una bella passeggiata panoramica di circa 1 km partendo dal centro storico e seguendo le indicazioni. Per i più pigri, invece, è disponibile a pagamento un simpatico trenino elettrico che ferma di fronte alle Terme di Sirmione e che vi eviterà la salita.

 

 

Quando visitare le Grotte di Catullo e prezzi

Credo che i periodi migliori per visitare le Grotte di Catullo siano la primavera e l’estate, così da potersi rilassare nel parco e magari concedersi un tuffo nel lago proprio sulla spiaggia sottostante le Grotte, detta Giamaica Beach, proprio per il colore cristallino dell’acqua che richiama quello dei Caraibi.

Gli orari sono i seguenti:

PERIODO INVERNALE ( Ottobre – Marzo) :

Giorni feriali: 8.30-17.00 (area archeologica); 8.30-19.30 (Museo)

Domenica e festivi: 8.30-14.00

PERIODO ESTIVO (Aprile – Settembre):

Giorni feriali: 8.30-19.30

Domenica e festivi: 9.30-18.30

L’ingresso è consentito fino a 30 minuti prima dell’orario di chiusura.

GIORNI DI CHIUSURA: ogni lunedì non festivo (nel caso in cui un festivo cada di lunedì, il giorno di riposo settimanale è spostato al martedì successivo).

E’ bene comunque consultare il sito ufficiale per verificare eventuali modifiche.

 

Il prezzo del biglietto, acquistabile direttamente in loco solo in contanti, è disponibile alle seguenti tariffe:

– € 6,00: biglietto intero

– € 3,00: biglietto ridotto (per cittadini dell’Unione Europea fra i 18 e i 25 anni, esibendo un valido documento di identità)

L’ingresso è gratuito per gli under 18 e ogni prima domenica del mese.

A questo link potete trovare una mappa delle Grotte: Pianta della villa romana scaricabile

 

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2 commenti su Sirmione: visita alle Grotte di Catullo

Itinerario a piedi a Sirmione: come arrivare e 5 cose + 1 da non perdere

Sirmione è una delle perle del Lago di Garda. Si trova sulla sponda meridionale del lago, nella parte bresciana. Una delle cose che colpisce maggiormente è la sua posizione: si…

Sirmione è una delle perle del Lago di Garda. Si trova sulla sponda meridionale del lago, nella parte bresciana. Una delle cose che colpisce maggiormente è la sua posizione: si trova infatti su una penisola che domina tutto il basso Garda e che regala alcune delle spiagge più belle.

Ma questa piccola cittadina è meta ambita dai turisti anche per le attrattive storiche e culturali, i vicoli caratteristici, i rinomati centri termali e… gli enormi gelati. Appena si arriva si respira infatti un’aria di vacanza e spensieratezza e devo dire che in alcuni punti, grazie alle acque cristalline, alle palme e agli uliveti, ci si dimentica quasi di essere in Lombardia e si può pensare di essere invece su qualche isola greca o del Sud Italia.

Come arrivare a Sirmione?

Il centro storico di Sirmione è racchiuso dalle mura del Castello Scaligero le cui vie sono chiuse al traffico. Per questo motivo, è necessario parcheggiare al di fuori delle mura; i parcheggi più vicini sono quasi tutti a pagamento e, nella bella stagione e nei weekend sono anche presi d’assalto. Per i parcheggi gratuiti dovete mettere in conto una bella passeggiata sul lago, in quanto sono tutti abbastanza distanti dal centro storico. Sul sito ufficiale del comune è disponibile un elenco dei parcheggi disponibili, di cui vi lascio il link qui.

Una valida alternativa, che ho testato personalmente, può essere quella di lasciare la macchina nella vicina Desenzano, in cui si riesce a trovare qualche stazionamento gratuito in più, e prendere poi il battello dal porto che porta direttamente nel centro storico di Sirmione. Oltre ad essere più caratteristico è anche molto più economico: al costo di soli 6 euro si può acquistare infatti il biglietto andata e ritorno, risparmiando così anche molte energie che altrimenti spendereste nelle imprecazioni durante le interminabili code per la caccia al tesoro al parcheggio. Sul sito del Lago di Garda trovate tutti gli orari aggiornati.

Essendo molto piccola, la cosa migliore è girare a piedi perdendosi tra i vicoli del centro storico o scegliendo la passeggiata panoramica che costeggia il lago.

Se avete solo una giornata a disposizione, secondo me, le cose assolutamente da vedere sono le seguenti che vi scrivo seguendo un itinerario a piedi che va dall’ingresso del centro storico fino alla punta estrema della penisola. 

 1) Castello Scaligero

Le mura merlate del Castello e le due torri sono la prima cosa che vedrete nell’arrivare. Insieme alla Darsena, ovvero il porto dove trovavano riparo le flotte scaligere prima e quelle veneziane poi, sono sicuramente l’edificio simbolo di Sirmione. Fatto realizzare dalla famiglia della Scala, che governò su Verona e il territorio circostante dal 1259 al 1387, il castello è stato recentemente restaurato ed è oggi aperto al pubblico. La prima domenica del mese l’ingresso è gratuito, altrimenti il biglietto intero costa 6€ mentre quello ridotto 3€. E’ aperto solitamente dal martedì alla domenica, ma gli orari, consultabili qui, variano in base alla stagione.

2) Chiesa di Santa Maria Maggiore

E’ la chiesa principale di Sirmione e si trova infatti proprio nel cuore del centro storico. La posizione è impagabile: dal cortile della chiesa infatti si gode di una vista panoramica mozzafiato sul lago e, girando a destra subito dietro la chiesa, non vi perdete lo scorcio del piccolo giardinetto che dà direttamente sulla spiaggia. Molto romantico.

3) Chiesa di San Pietro in Mavino

Questa piccola chiesetta di epoca longobarda è la più antica di Sirmione e sembra che sia stata costruita dai pescatori sui resti di un tempio pagano. All’interno si trovano anche dei resti risalenti a prima del rifacimento del 1300 e degli affreschi del XII e XIV secolo. Quello che mi ha colpita di più è sicuramente la posizione: si trova infatti quasi sulla punta della penisola ed è immersa nella natura tra gli ulivi. Un vero angolo di pace nascosto in cui potersi fermare per una sosta rigenerante.

4) Grotte di Catullo

Le Grotte di Catullo sono veramente un gioiello da scoprire, a cui ho voluto dedicare un articolo a sé stante che trovate a cliccando qui.

 

5) Jamaica Beach

La spiaggia che si trova proprio sulla punta di Sirmione, sotto le Grotte di Catullo, viene così chiamata perché ricorda le spiagge caraibiche. Pensate che stia esagerando probabilmente. E invece, grazie alla conformazione della spiaggia formata da grandi lastroni di pietra permette infatti di passeggiare ma soprattutto di stare a mollo nelle piscine naturali di acqua limpida che si creano e che assumono un colore molto chiaro che ricorda appunto i bianco delle spiagge giamaicane. Al tramonto, vi consiglio una capatina nel bar che si trova all’ingresso e che si raggiunge scendendo dalle grotte.

 

 6) Terme di Sirmione

L’ultima chicca sono le Terme di Sirmione che si trovano sempre nel centro storico, in cui vi potreste fermare di sera alla fine del giro turistico. Le acque termali di Sirmione sono conosciute e stimate per le loro proprietà curative in tutto il mondo. Sono tante infatti le persone che vengono qui apposta per le cure. Trattamenti curativi a parte, la SPA termale Aquaria, con il centro benessere e le piscine che si trovano in un parco affacciato sul lago, è perfetta per ammirare i tramonti sul lago mentre ci si rilassa e ci si depura nelle acque termali.

© Terme di Sirmione

 

 

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