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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Tag: Lago d’Iseo

Riserva Naturale Torbiere del Sebino: una passeggiata tra canneti e gelsi seguendo le tracce della torba

Domenica scorsa, grazie alla manifestazione Franciacorta Summer Festival, sono andata alla scoperta del bellissimo territorio della Franciacorta e dei suoi tesori a volte poco conosciuti. A bordo della mitica Vespa…

Domenica scorsa, grazie alla manifestazione Franciacorta Summer Festival, sono andata alla scoperta del bellissimo territorio della Franciacorta e dei suoi tesori a volte poco conosciuti. A bordo della mitica Vespa Primavera e con la guida dei ragazzi di Percorsi Rent&Motion, di cui vi ho raccontato qui,  abbiamo visitato diversi luoghi franciacortini tra cui il Castello di Bornato, l’Abbazia Benedettina Olivetana di San Nicola di Rodengo Saiano e il Borgo del Maglio di Ome. L’ultima tappa del tour ci ha portato poi all’interno della Riserva Naturale Torbiere del Sebino a cui ho deciso di dedicare più spazio, secondo me, decisamente meritato.

Monastero di San Pietro in Lamosa

All’ingresso abbiamo trovato ad accoglierci Silvia, una guida preparatissima che ci ha accompagnati all’interno della riserva partendo dal Monastero di San Pietro in Lamosa. La cosa in assoluto più impressionante delle torbiere è che tutto quello che oggi ci appare come un lago in realtà è stato scavato a mano dall’uomo. E quando dico a mano intendo proprio a mano: non avevano di certo escavatori nel 1862. Prima di allora si trattava di un terreno molto paludoso, ricoperto nella parte centrale più pianeggiante da erbe dure e taglienti, non adatte per il pascolo. Ed è proprio in questo suolo che la torba sì è potuta formare per anni senza ostacoli. E’ solo alla fine del ‘700 che nelle filande di Iseo si scoprì l’uso della torba come combustibile. Si capì infatti che questo materiale essiccato ha una buona resa calorica e cominciarono così ad usarlo sia per il riscaldamento domestico sia poi per le attività commerciali. Il costo era infatti molto inferiore a quello del carbone che veniva importato.

Torba Monastero di San Pietro in Lamosa

Questo diede il via allo sfruttamento del giacimento in modo sistematico che ha portato al paesaggio che vediamo oggi noi camminando tra gli alberi e gli archi naturali formati dai gelsi. Come dicevo prima, la cosa più sorprendente è il durissimo lavoro di manodopera che gli operai svolgevano: a piccoli gruppi di quattro o cinque, gli scavatori e i loro aiutanti estraevano i grossi blocchi di torba manualmente con il metodo dell’escavazione ad umido. Procedevano, cioè, a togliere il primo strato di erba e terra sotto cui c’era subito l’acqua. Con il Luccio, uno strumento affilato a forma di gabbia montato su un lungo manico che ricorda un po’ una vanga, dovevano poi procedere all’estrazione fino a raggiungere il fondo. Il tutto, vorrei ripetere, a mani e piedi nudi immersi nell’acqua fangosa dall’alba al tramonto visto che venivano pagati in base al quantitativo di torba estratta. Era un lavoro estremamente duro che però i braccianti erano costretti ad accettare per sbarcare il lunario. Anche le donne, comunque, non se la passavano meglio. Erano quasi tutte impiegate nelle filande e il baco da seta era il centro del loro universo. Ci raccontava Silvia, infatti, che spesso le donne erano costrette a dormire con i bachi dentro il grembiule per tenerli al caldo e, quando faceva troppo freddo, erano i bachi a stare all’interno delle case e gli abitanti, invece, dovevano arrangiarsi alla meglio. Erano enormi sacrifici che, però, costituivano spesso l’unica alternativa ad una vita di stenti e miseria. Questo durò fino agli anni ’50, quando l’utilizzo della torba cessò completamente.

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Oggi è un’area di 360 ettari, in cui si susseguono canneti e specchi d’acqua che arrivano fino al Lago d’Iseo. La zona che confina direttamente con il Lago viene chiamata “lametta“, mentre la parte più interna, costituita da grandi vasche intervallate da sottili argini di terra, è denominata “lama“. C’è poi un’ultima area formata da vasche ottenute dall’escavazione dell’argilla.

E’ un luogo stupendo per una passeggiata a stretto contatto con la natura: si trovano infatti tantissime varietà di piante ma anche tante specie di uccelli per tutti gli appassionati di birdwatching e non solo. Noi abbiamo avuto la fortuna di avvistare, comodamente fermo sulle ninfee, un airone rosso.

Gli ingressi  e i relativi percorsi sono 3:

  • Ingresso Nord – Percorso Nord: a Iseo, presso il Centro Accoglienza visitatori, di fronte al campo sportivo;
  • Ingresso Centrale – Percorso Centrale: a Provaglio d’Iseo, presso il Monastero San Pietro in Lamosa;
  • Ingresso Sud – Percorso Sud: a Corte Franca presso l’Infopoint, Via Segaboli, vicino al parcheggio del Centro Commerciale “Le Torbiere”.

Riserva Naturale Torbiere del Sebino

Orari

Tutti i giorni dell’anno, dall’alba al tramonto.

Prezzi

Per accedere è necessario comprare un biglietto al costo simbolico di 1€ presso i distributori automatici situati vicino agli ingressi. Il contributo è destinato ai lavori di conservazione e ricerca all’interno della Riserva. Mi raccomando preparate le monete giuste perché sono accettate solo quelle da 1€.

Per i gruppi superiori a 8 persone è obbligatorio entrare accompagnati da una guida autorizzata della Riserva, contattabili direttamente per organizzare la visita. Sul sito internet che vi lascio trovate l’elenco delle guide. Io mi sento di suggerirvi Silvia Adorni anche se non siete in gruppo ma siete alla vostra prima visita: è estremamente preparata e ci ha fatto conoscere tante curiosità di cui non eravamo al corrente.

 

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15 commenti su Riserva Naturale Torbiere del Sebino: una passeggiata tra canneti e gelsi seguendo le tracce della torba

Franciacorta Summer Festival: in Vespa Primavera lungo la Strada del Vino franciacortina con Percorsi Rent&Motion

Avete presente le bellissime sensazioni di leggerezza e spensieratezza che si hanno andando in Vespa con l’aria tra i capelli e il sole che bacia la pelle? Ecco, sommatele ad…

Avete presente le bellissime sensazioni di leggerezza e spensieratezza che si hanno andando in Vespa con l’aria tra i capelli e il sole che bacia la pelle? Ecco, sommatele ad una calda giornata di giugno,  ai vigneti della Franciacorta e a dell’ottimo vino e avrete il Franciacorta Summer Festival. Un festival enogastronomico alla scoperta dello splendido territorio franciacortino e delle sue rinomate cantine. Ma non solo: per quattro weekend si susseguono, infatti, tantissimi altri eventi correlati che permettono a tutti di visitare questa affascinate e, a mio avviso, spesso sottovalutata zona a due passi dal Lago d’Iseo. Vi ho incuriosito? Siete fortunati perché il festival continua fino al 24 giugno e sul sito trovate il programma dettagliato. La scelta è davvero ampia e ce n’è per tutti i gusti: dalle degustazioni in cantina, alle biciclettate tra i vigneti con tappe ristoro a base di bollicine, passando per voli in mongolfiera e tour in Vespa primavera. Io ho scelto proprio quest’ultimo e devo dire che era da tanto che non mi divertivo così.

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Percorsi Rent&Motion: tour in Vespa tra i vigneti fino alle Torbiere del Sebino

Una delle attività proposte era proprio quella di un tour tra i vigneti della Franciacorta e dei suoi tesori, facendo tappa anche alla Riserva Naturale Torbiere del Sebino. Di buon mattino ci siamo recati alla sede di Percorsi Rent&Motion ad Erbusco, una giovane azienda che organizza tour originalissimi e anche su misura a bordo di pulmini vintage, auto d’epoca e Vespe Primavera per tutto il territorio della Franciacorta. Per i più indipendenti, sappiate che è possibile anche noleggiare i mezzi in piena autonomia.

Come detto, noi abbiamo scelto proprio le vespe e ci siamo trovati benissimo. Avevamo a disposizione Davide, la nostra guida “apripista”, che ci ha accompagnati per tutto il giro ed è stato sicuramente il valore aggiunto. Essendo della zona, conosce a menadito tutte le stradine più particolari e ha saputo raccontarci anche tanti aneddoti e curiosità sul territorio e sulle sue tradizioni. Giusto il tempo di svegliarci con un caffè gentilmente offerto, infatti, e di sbrigare le formalità e ci siamo ritrovati in sella direzione Castello di Bornato, la prima tappa.

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Il Castello di Bornato domina dalla sua posizione privilegiata tutte le colline circostanti ricoperte di vigneti e regala una vista panoramica su tutta la Pianura Padana. Negli anni di massimo splendore – che secondo me mantiene ancora per intero – fu un importante punto di incontro e ritrovo per artisti e letterati provenienti da ogni parte d’Italia. Dante stesso ne è stato ospite più volte. Oggi la proprietaria di casa è la signora Luisa Orlando che la gestisce con estrema cura da più di 30 anni. Dal 2006, la produzione di vino è stata convertita alla coltivazione biologica delle vigne e i vini, prodotti in piccole e preziose quantità, sono acquistabili direttamente presso la dimora. Davide ci ha raccontato che, secondo la leggenda, all’interno del castello, ben nascosto tra le mura, c’è un imponente tesoro. Io sicuramente tornerò con calma per visitare il castello, Villa Orlando e le cantine che già di per sé, secondo me, sono un patrimonio inestimabile e cercherò bene tra gli anfratti. Non si può mai sapere, no?

Orari

Tutte le domeniche e festivi da metà marzo a metà novembre: 10.00 – 12.00 e 14.30 – 18.00 (ottobre e novembre fino alle 17.00)

Per i gruppi è possibile prenotare dal sito internet visite guidate tutto l’anno.

Ci siamo poi diretti verso Rodengo Saiano, dove ci siamo fermati per una breve visita presso l’Abbazia Benedettina Olivetana di San Nicola, un complesso monastico simbolo del Motto Benedettino “Hora et Labora“. Non tutti forse sanno che una delle ipotesi più accreditate per l’origine del nome “Franciacorta”, risale proprio alle opere di bonifica agraria a cui i Monaci Benedettini Cluniacensi sottoposero la zona. In cambio del duro lavoro per rendere salubri le terre a quel tempo molto paludose e per far nascere e prosperare le vigne, i monaci ottennero per il priorato di Rodengo l’esenzione da ogni autorità.  “Francha curtis”, corte franca appunto. Davide, però, ci ha raccontato anche un’altra storia, decisamente più romanzata, sull’origine del nome della sua terra. Gabriele Rosa (1812-1897), patriota risorgimentale di Iseo, narra infatti che Carlo D’Angiò accompagnato dalle sue truppe, sulla via che l’avrebbe portato alla sua incoronazione come re di Napoli, decise di fermarsi a Rovato in Franciacorta. Qui, come c’era da aspettarsi, si lasciarono inebriare dal buon vino ma anche dalle belle donzelle rovatesi, che infastidirono non poco. I cittadini ovviamente non gradirono queste “attenzioni” e, stufi delle costanti scorribande delle truppe, fecero coro ad un loro coraggioso compaesano ciabattino che, armato di un suo attrezzo per conciare le pelli, urlò contro gli sgraditi ospiti: “Francesi andatevene via, perché qui la Francia sarà Corta!” . Io me lo immagino eccome lo stuolo di contadini bresciani arrabbiati, brandendo armi di fortuna, intimare alle truppe straniere di andarsene e alla svelta. E mi piace pensare che il nome derivi proprio da questa storia. L’Abbazia, con i suoi tre chiostri, la biblioteca, il refettorio, la galleria monumentale e il museo sono visitabili tutti i giorni.

Orari

  • Giorni feriali dalle 9:00 alle 11:30 e dalle 15:30 alle 19:00
  • Giorni festivi dalle 7:30 alle 11:30 e dalle 15:00 alle 19:30

Per restare sempre un po’ nel passato, abbiamo fatto tappa anche al Borgo del Maglio di Ome. Questo piccolo complesso è molto caratteristico perché dà la possibilità di ammirare delle antiche fucine ancora all’opera. Il Museo Il Maglio Averoldi è infatti una fucina del XV secolo che, mossa da una ruota idraulica funzionante, permette di assistere a dimostrazioni di lavorazione del ferro come una volta. Oltre al Maglio Averoldi, nel borgo si trova la casa in cui abitava Andrea Averoldi detto “Maér” – Mastro Forgiatore, divenuta oggi la Casa Museo Pietro Malossi. Deve il nome all’antiquario bresciano omonimo che ha donato la collezione di armi, mobilia, quadri e attrezzi dell’epoca che oggi potete vedere qui esposti. Volendo è possibile prenotare anche una visita guidata con gli eredi dei “brüzafer”, ovvero i fabbri ferrai. Si può visitare anche in autonomia i sabati, le domeniche e i festivi da aprile a settembre dalle 10 alle 12 e  dalle 15 alle 18. Nei mesi di marzo, ottobre e novembre invece il sabato dalle 10 alle 12, le domeniche e i festivi dalle 15 alle 17. Il costo del biglietto è di 5€ ( 3€ per i bambini 7-14 anni, +60enni, gruppi di almeno 15 persone paganti ). 

L’ultima tappa del tour in Vespa ci ha portati infine alla Riserva Naturale Torbiere del Sebino, un luogo splendido in mezzo alla natura a cui ho voluto dedicare un intero post che trovate qui.

Riserva Naturale Torbiere del Sebino

Alla fine del giro in Vespa, giusto per ristorarci e riprenderci dal caldo afoso dopo la passeggiata alle torbiere, ci siamo fermati a bere bollicine e ad assaggiare le specialità locali alla locanda Il Viandante a Provaglio d’Iseo. Un locale molto particolare, all’interno della stazione del treno di  Provaglio/Timoline linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo. I gestori di questa associazione culturale in difesa del territorio sono ragazzi giovani pieni di iniziative che mettono in pratica nei numerosi eventi organizzati. Qui potete anche comprare i biglietti d’ingresso per la Riserva delle Torbiere che è facilmente raggiungibile a piedi.

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Devo dire che tutto il tour è stato organizzato alla perfezione e sopratutto è stato curato nei minimi dettagli: dalle bottigliette d’acqua offerte, alle spiegazioni e sopratutto alla disponibilità e simpatia dei ragazzi. Credo sia molto importante dare voce a queste piccole realtà gestite da giovani che hanno la voglia e la passione di valorizzare e far conoscere il proprio territorio.

 

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