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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Tag: Templi

La Thailandia e i suoi templi: quali non perdersi e consigli utili

  La quantità di templi presenti in Thailandia è davvero impressionante, ce ne sono veramente di ogni tipo. Dalle rovine di quelli che ti catapultano in un mondo lontano e…

 

La quantità di templi presenti in Thailandia è davvero impressionante, ce ne sono veramente di ogni tipo. Dalle rovine di quelli che ti catapultano in un mondo lontano e affascinante a quelli più moderni in cui si può ammirare la spiritualità thailandese nella sua quotidianità. Sul cammino che ci ha portati da Bangkok a Chiang Rai ne abbiamo incontrati diversi, alcuni che ci hanno toccato meno altri invece che saranno impossibile da dimenticare. Ma il bello della Thailandia è proprio il suo saper regalare emozioni in ogni momento e a sorpresa. Ci si può imbattere in templi magnifici che sembrano appena usciti da un libro di fiabe orientali mentre accaldati si arranca sotto il sole di mezzogiorno alla ricerca di un chioso che vende bibite ghiacciate. Ma ci si emoziona anche quando, cartina alla mano, si cerca di raggiungere il prossimo luogo sulla lista e improvvisamente si trova la strada occupata dai monaci che benedicono le persone che lo richiedono. Credo sia una di quelle esperienze che resteranno per sempre indelebili nel mio cuore.

Ma visto che sono veramente tanti, come si fa a scegliere quali templi vedere e quali invece, per scarsità di tempo, è possibile tralasciare? Vi riporto una lista del tutto personale di quelli che, per motivi diversi, mi hanno più colpita. A voi la scelta.

Il parco archeologico di Ayutthaya e la misteriosa testa del Buddha intrecciata

Ayutthaya è l’antica capitale del Siam, uno dei porti commerciali più importanti di tutta l’Asia. Già all’epoca, i mercanti che arrivavano da ogni parte del mondo restavano ammirati di fronte allo spettacolo degli oltre 400 templi presenti nel periodo di massimo splendore. Purtroppo, i birmani riuscirono a conquistare la città e, a dimostrazione del loro potere, la saccheggiarono e distrussero. Oggi, camminando sotto il sole cocente nel parco archeologico, si rimane comunque a bocca aperta ed è facile lasciarsi trasportare indietro nel tempo ammirando le rovine dei templi ancora presenti. Il mio consiglio è quello di visitare il parco la mattina presto, quando i pullman carichi di turisti chiassosi non sono ancora arrivati ad intaccare la silenziosa bellezza che trasporta indietro nel tempo.Noi abbiamo scelto di pernottare in un hotel direttamente ad Ayutthaya, in modo da essere poi comodi l’indomani per la visita. Da valutare, secondo me, anche la bicicletta che si può noleggiare direttamente in loco e che permette di spostarsi con maggiore facilità da un sito all’altro. All’ingresso di ciascun sito, poi, è possibile acquistare un biglietto cumulativo che permette di visitare i 6 più importanti templi.

E’ qui che si trova una delle statue più fotografate di tutta la Thailandia: il Wat Mahathat. Si tratta della testa di un Buddha misteriosamente caduta e rimasta intrappolata in un groviglio di radici di un albero di bodhi. Nonostante sia una delle immagini più viste, dal vivo è impossibile resistere al suo potere attrattivo. Mi sarei fermata ore lì davanti in contemplazione, se non fosse stato per l’arrivo di altri turisti che a suon di spintoni mi hanno fatto capire che era ora di muoversi.

 

Parco storico di Sukhothai 

Patrimonio mondiale dell’UNESCO, il parco storico di Sukhothai conta un’area di “soli” 45 kmq divisa in cinque zone. Quella principale è l’area centrale, che racchiude alcune delle rovine più suggestive. Per muoversi è indispensabile spostarsi con una bicicletta o un tuk-tuk. Il punto forte di questo parco è infatti la sua vastità, in quanto si riesce a visitare quasi in solitudine nonostante i numerosi turisti. Bellissimi sono anche i quattro grandi stagni racchiusi all’interno delle vecchie mura, in cui ammirare gli splendidi fiori di Loto.

Wat Rong Khun – Il Tempio Bianco

 

 

A una quindicina di chilometri da Chiang Rai sorge il più moderno ma altrettanto suggestivo Wat Rong Khun, conosciuto anche come il Tempio Bianco. Opera realizzata dall’artista nazionale Chalermchai Kositpipat nel 1997, sicuramente stravagante colpisce subito per il bianco totale che cattura fin dal primo sguardo e che lo distingue dal mare dorato che caratterizza il resto dei templi della Thailandia.

 

 

La cosa che attira maggiormente l’attenzione è, però, senza dubbio il groviglio di mani che, spuntando da una vasca che circonda tutto il ponte che conduce all’ingresso vero e proprio del tempio, sembra vogliano artigliarti le gambe. Il significato di quest’opera si trova negli insegnamenti buddhisti: le sculture e la forma del tempio, infatti, fanno riferimento alla Prima Nobile Verità espressa dal Buddha nel suo Primo Sermone, secondo cui  l’esistenza è sofferenza, e la sofferenza è alimentata dalla bramosia. Ecco quindi il perché delle mani che freneticamente cercano appiglio nei beni terreni. Ah e mi raccomando, quando vi troverete sul ponte non vi fermate assolutamente: simboleggia infatti il passaggio dal mondo delle tentazioni al regno del Buddha.

 

Wat Phra That Doi Suthep 

Se vi trovate a Chiang Mai è d’obbligo una visita al tempio Doi Suthep. Arrocato su una montagna che, secondo la leggenda, è custode dello spirito della città, è uno dei templi buddhisti più sacri e venerati della Thailandia. Ogni bambino di Chiang Mai impara infatti a scuola che il re Keu Naone volle fondare il tempio per custodirvi un frammento d’osso della spalla del Buddha storico. La reliquia venne portata a Nanna da un monaco nomade proveniente da Sukhothai ma, alla base della montagna, si ruppe in due pezzi. Un frammento venne così legato sul dorso di un elefante bianco sacro che venne lasciato libero di girovagare e che scelse per morire il luogo in cui oggi sorge il tempio. Il tempio si può raggiungere a piedi attraverso un sentiero che parte da una scalinata vicina all’ingresso dello Zoo di Chiang Mai. Noi, reduci dalla giornata di visite al parco storico di Sukhothai, abbiamo optato per un taxi spericolato che, sfidando il mal d’auto, ci ha condotti per i tornanti asfaltati che portano in cima al monte. Siamo arrivati al tramonto quando i turisti erano ormai andati via da tempo (il tempio è aperto dalle 6 del mattino alle 18) e abbiamo avuto la fortuna di assistere ai canti serali dei monaci in un’atmosfera di profonda pace e spiritualità. Credo l’esperienza più intensa di tutto il viaggio. 

 

Consigli utili per la visita ai templi 

  • Nei templi è buona norma vestirsi adeguatamente: non sono consentiti pantaloni sopra il ginocchio né per le donne né per gli uomini; in alcuni templi è disponibile un servizio di noleggio delle gonne a portafoglio tipiche per le donne (molto spesso sono gratuite oppure è richiesto solo un deposito cauzionale); anche le braccia devono essere coperte, quindi è meglio portarsi sempre dietro una pashmina da usare all’occorrenza.
  • Prima di entrare nelle zone sacre è d’obbligo togliersi le scarpe, quindi meglio optare per calzature facili da mettere e togliere.
  • Le donne non possono assolutamente toccare i monaci e in segno di rispetto sarebbe meglio abbassarsi un po’ in modo da non essere alla loro stessa altezza (ecco perché la mia posa buffa).
  • Si possono tranquillamente fare foto e video ma è bene comunque ricordare che le statue del Buddha sono figure sacre e vanno quindi trattate sempre con rispetto.

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2 commenti su La Thailandia e i suoi templi: quali non perdersi e consigli utili

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