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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Categoria: Destinazioni

Monte Koya: dormire in un tempio buddista in Giappone | Checked-In Travel Blog

Se state organizzando un viaggio in Giappone, non potete perdervi una delle esperienze più belle e indimenticabili che vi capiterà di vivere durante la vostra permanenza nel paese del Sol Levante: dormire in un tempio buddista sul Monte Koya.

Vi ho incuriosito?

Se state organizzando un viaggio in Giappone e, come me, siete affascinati dalla sua millenaria cultura, per certi versi così lontana dalla nostra, non potete perdervi una delle esperienze più belle e indimenticabili che vi capiterà di vivere durante la vostra permanenza nel paese del Sol Levante. Sto parlando di dormire in un tempio buddista, in un paese lontano da tutto e raggiungibile solo in funivia.

Vi ho incuriosito?

Fukuchiin: dormire in un tempio buddista sul Monte Koya in Giappone Checked-In Travel Blog

La notte che ho passato sul Monte Koya, all’interno di uno dei suoi tanti templi aperti ai turisti, è stata senza dubbio la più magica ed indescrivibile di tutto il mio viaggio in terra nipponica. E’ una di quelle esperienze che si fa fatica a descrivere a parole. E’ un’avventura che va vissuta per riuscire ad apprezzarla in pieno. Cercherò, però, di trasmettere anche a voi un po’ dell’essenza sacra e al tempo stesso misteriosa che ho sperimentato durante la mia permanenza sul Koyasan e di darvi anche qualche consiglio per raggiungere a vostra volta quest’affascinante meta giapponese lontana dai soliti circuiti turistici.

Monte Koya: dormire in un tempio buddista in Giappone Checked-In Travel Blog

Ma dove si trova il Monte Koya?

Il Monte Koya, nella penisola di Kii, seppure solo a qualche ora di treno dalla vivace Osaka, è un universo a sé: dimenticatevi le luci al neon e il caos controllato delle altre città giapponesi. Fitte foreste di cedri, monaci, templi e foresterie. Camminando tra la nebbiolina che qui avvolge ogni cosa, non troverete molto altro. Ma del resto non ce n’è bisogno.

Koyasan - Giappone: cosa vedere Checked-In Travel Blog

Con più di cento templi in funzione, il Koyasan è uno dei centri religiosi più importanti di tutto il Giappone e, dal 2004, è considerato anche patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Ma le sue origini sono ben più antiche e risalgono all’ 816 quando il monaco buddista Kūkai, noto come Kōbō-Daishi, ricevette dall’imperatore Saga il permesso di costruire un complesso monastico sul Monte Koya in cui poter praticare e tramandare il buddismo esoterico. Il tempio Kongōbu-ji, all’interno del Parco Regionale di Koya-Ryujin, è a tutti gli effetti il più importante per quanto riguarda l’insegnamento del buddismo Shingon.

Monte Koya Giappone come arrivare

Il centro del paese si trova a 900 metri d’altezza e per raggiungerlo bisogna obbligatoriamente prendere la caratteristica funicolare bianca e rossa che vi porta in cima, dove vari pullman vi condurranno al tempio in cui avrete scelto di soggiornare.

Se decidete di arrivare fin qui, diventa necessario trascorrere almeno una notte in uno dei tanti templi aperti ai turisti. I motivi sono molto semplici: per prima cosa andare e tornare in giornata sarebbe un massacro e in secondo luogo vi perdereste l’esperienza più bella di tutto il viaggio in Giappone.

Una notte in Shukubo: in quale tempio buddista dormire

Quando l’autobus mi ha lasciata di fronte all’entrata del monastero in cui avevo scelto di soggiornare mi son detta “ce l’ho fatta, finalmente”. E pensare che fino al 1872 le donne non potevano nemmeno entrare nel Daimon, l’entrata principale al Kōya-san.

Fukuchiin Monte Koya: dormire in un tempio buddista Checked-In Travel Blog

Da allora i progressi sono stati tanti e all’incirca una cinquantina dei più di 100 templi in funzione ospitano oggi turisti e pellegrini. Le foresterie dei monasteri prendono il nome di Shukubo e, anche se non sono economicissime (i prezzi variano dai 70€ ai 150€ a notte), offrono tutte la mezza pensione compresa nella tariffa della camera. I piatti sono quelli tipici della cultura buddista e prevedono tofu, verdure di stagione, zuppe e altre pietanze non meglio identificate, dal sapore molto forte e particolare, che soprattutto di prima mattina possono risultare poco appetibili. Piccolo suggerimento: se siete stufi dei piatti troppo sani, fate un salto al Komi Coffee e riscaldatevi con un buon matcha caldo e dei deliziosi e sofficissimi pancakes!

Koyasan una notte in un monastero buddista in Giappone Checked-In Travel Blog

Monte Koya: dormire in monastero buddista in Giappone Checked-In Travel Blog

La faccia di chi sta morendo di fame ma non è troppo convinto della cena

Io ho scelto il monastero Fukuchi-In ma ce ne sono tantissimi altri. L’importante è prenotare con largo anticipo.

Appena arrivati vi accorgerete che i monasteri non sono semplici hotel: ogni tempio ha bellissimi giardini paesaggistici che infondono subito un senso di pace e inducono alla meditazione.

All’interno, troverete pavimenti in legno e il delicatissimo tatami per cui dovrete lasciare le scarpe in custodia all’armadietto in legno all’ingresso, unica protezione l’affidabilissima cultura giapponese. Le camere sono solitamente semplici ma spaziose, con il futon come letto. I bagni sono in comune ma, vista l’estrema cura nipponica, sono puliti in modo maniacale. Nel mio Shukubo, oltre ai bagni classici, c’erano anche gli onsen, ovvero le tipiche vasche termali in cui immergersi dopo essersi lavati secondo il rituale tradizionale.

Fukuchiin Monte Koya: dormire in un monastero buddista in Giappone Checked-In Travel Blog

Il ritmo della vita nel tempio è scandito da orari molto precisi che vanno rispettati da tutti: cena – rigorosamente vegetariana –  alle 17.30, coprifuoco alle 20.00 e colazione alle 8.00. Questo vi permetterà di essere riposati e di svegliarvi presto per assistere alle preghiere mattutine dei monaci (alle 06.30), a cui consiglio vivamente di partecipare. Tra l’odore di incenso e i canti trascinanti dei religiosi, vi sentirete trasportare completamente nell’atmosfera mistica del Koyasan.

Come raggiungere il Koyasan

Come vi anticipavo, il modo migliore per raggiungere il Koyasan è quello di partire da Osaka.

Con il Japan Rail Pass

Se volete sfruttare il più possibile il JR Pass, di cui vi ho parlato qui, sappiate che impiegherete più tempo ad arrivare al Koyasan e, in ogni caso, dovrete pagare almeno una tratta. Vi lascio un breve schema dei cambi.

Partenza dalla stazione JR di Shin-Osaka

Treno Limited Express Kuroshio per Wakayama (1h circa)

Linea JR Wakayama fino a Hashimoto (1h circa)

Linea Nankai – Koya (non compresa nel JR Pass – circa 400 yen) fino a Gokurakubashi (40 min)

Senza il Japan Rail Pass

Il modo più rapido per raggiungere la stazione finale di Gokurakubashi è quello di prendere il treno espresso della ferrovia privata Nankai – Koya. I cambi si riducono, così come le ore di viaggio.

Partenza dalla stazione di Osaka Namba oppure Shin-Imamiya con il Nankai Koya Line Express fino a Gokurakubashi (870 yen, 1h40)

Una curiosità: la giapponese Nankai Electric Railway e la svizzera Montreux Oberland Bernois Railway (MOB) dall’ottobre 2017 si sono affiliate e sono diventate ferrovie partner. Ad accomunarle è il fatto che entrambe conducono i propri passeggeri a due siti patrimonio dell’umanità e lo fanno attraversando paesaggi naturali incontaminati e scenografici.

Koyasan World Heritage Ticket

Una volta arrivati a Gokurakubashi, per raggiungere la cima del Monte Koya bisogna per forza prendere la funicolare che parte direttamente dalla stazione. Da lì poi si procede con i pullman urbani fino al centro del paese e ai monasteri. Le linee sono 3 (Daimon Line, Okunoin-mae Line e Daimon Okunoin-mae Line) e partono tutte dal piazzale antistante la stazione d’arrivo della funivia. Ci sono sempre degli operatori che vi aiuteranno a capire quale linea arriva più vicino al vostro tempio. Inoltre, gli orari dei bus sono coordinati con quelli di arrivo della funicolare e, di solito, quando si arriva sono già fuori ad aspettare.

Molto conveniente è il biglietto turistico Koyasan World Heritage Ticket che comprende sia i treni della Nankai Line sia i pullman. Il costo per due giorni (comodo per chi passa la notte sul Koya) è di circa 3400 yen partendo da Namba o Shin-Imamiya, di 2520 yen da Hashimoto. Sono compresi anche dei coupon con il 20% di sconto sulle entrate ad alcuni templi e monumenti e con il 10% su alcuni ristoranti e negozi di souvenir convenzionati. Se siete interessati ai soli pullman, sappiate che presso la stazione dei bus, è possibile acquistare un biglietto giornaliero che vi consente di prenderli illimitatamente (costo 830 yen).

Cosa vedere sul Koya-san

Dopo tutto questo viaggio, è lecito chiedersi cosa ci sia da vedere sul Koyasan di interessante. Oltre al pernottamento in un monastero buddista, esperienza già di per sé memorabile, questo monte sacro ha diversi templi da visitare. Uno su tutti il Kongobu-ji, il tempio che fa capo agli altri 4000 appartenenti alla setta Shingon e al cui esterno c’è un bellissimo giardino di sabbia e pietra (l’ingresso è a pagamento ed è compresa la consumazioni di un tè). Dirigetevi poi verso il mausoleo di Kobo-Daishi, eretto dai suoi discepoli dopo la sua morte.

Giappone Monte Koya: cosa vedere Checked-In Travel Blog

A guardia dell’area sacra, vigilano due statue poste ai lati della grande porta di ingresso al complesso dei templi: la Dai-mon. Di colore rosso, questo enorme varco è alto ben 25,1 metri d’altezza e fu ricostruito nel 1705.

Koyasan - Giappone: cosa vedere in una giornata Checked-In Travel BlogKoyasan - Giappone: cosa vedere in una giornata Checked-In Travel Blog

Per raggiungerlo bisogna attraversare l’Okunoin, un sentiero di circa 2 km che attraversa la fitta foresta di cedri centenari. Al suo interno ci sono più di 200.000 monumenti funerari in pietra e statue di varia misura che rendono la passeggiata ancora più suggestiva.

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Una volta arrivati al ponte Gobyo no hashi è buona norma inginocchiarsi profondamente verso il mausoleo in segno di rispetto al Kukai e rivolgergli delle preghiere. Si crede infatti che egli continui a vivere nel cuore della foresta. Vicino al ponte troverete il Sugatami no Ido, il cosiddetto specchio “del bene”: specchiatevi solo se non avete paura però perché la leggenda vuole che chi non vede il suo riflesso nell’acqua sia destinato a morire entro 3 anni!

Monte Koya: cosa vedere in una giornata Checked-In Travel BlogMonte Koya: cosa vedere in una giornata Checked-In Travel Blog

Se vi avanza del tempo, dedicatelo alla visita del Danjo Garan, il complesso di templi che venne edificato per primo da Kobo-Daishi. Al suo interno ci sono la pagoda Konpon Daito che spicca con i suoi 48 metri d’altezza e molte altre stanze che costituiscono un ambiente unico.

E un souvenir?

Non si può lasciare questo posto magico senza portarsi a casa un ricordo altrettanto speciale. Ecco quindi che come souvenir vi consiglio di raccogliere una delle tante foglie del pino a tre punte. Si dice infatti che poco prima che Kukai lasciasse la Cina, lanciò verso l’arcipelago giapponese un varja – uno strumento usato durante i rituali sacri – per scoprire quale fosse il luogo più adatto per tramandare i suoi studi sul buddismo esoterico. Sembra che la varja sia caduta proprio sul Koyasan, nella zona dove ora sorge il Danjo Garan. Gli abitanti cominciarono così a piantare pini dai rami a tre foglie che ricordano molto la forma dello strumento sacro. Dicono che raccoglierne una porti fortuna 🙂

Monte Koya: cosa vedere in una giornata Checked-In Travel Blog

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Libreria Acqua Alta a Venezia: il paradiso per gli amanti dei libri esiste davvero

Libreria Acqua Alta a Venezia: una delle librerie più famose del mondo. Ma ne vale veramente la pena? Vi racconto la mia esperienza.

“Ma dove sarà mai questa libreria?” Il sole è alto nel cielo e i suoi raggi si riflettono sulle scure e placide acque dei canali di Venezia tra cui io mi sono prontamente persa. Sento i rintocchi di qualche chiesa in lontananza suonare per ricordarmi che ormai è mezzogiorno, come se non bastassero i continui brontolii del mio stomaco a cui del negozio di libri nascosto interessa poco. Lui, di progetti, ne ha ben altri. Caparbia come sono, non demordo e continuo imperterrita la mia caccia al tesoro veneziana lasciandomi guidare proprio dal suono delle campane. Ormai sono di fronte alla Parrocchia di Santa Maria Formosa, dovrebbe mancare poco: una svolta a sinistra nell’ennesima calle, un’altra ancora in qualche vicoletto in penombra e dovrei aver raggiunto la meta. “Spero ne valga la pena” è l’unico pensiero che mi frulla in testa. Di certo la Libreria Acqua Alta si nasconde bene. Ma del resto tutti i tesori sono difficili da trovare, no?

E, poi, all’improvviso eccola lì: circondata da cesti di libri in offerta e cartoline polverose, finalmente vedo la famosa Libreria Acqua Alta di Venezia, quella di cui si parla tanto e che ormai viene descritta come una delle librerie più belle del mondo. Ad attendermi trovo un gatto nero che, totalmente incurante di me e della mia grande aspettativa, continua a sonnecchiare tranquillo sul suo giaciglio di libri. “Beh, a primo impatto non è niente di che” mi vien da dire, ma mi hanno insegnato che i libri non vanno mai giudicati dalla copertina e quindi entro per approfondire questa conoscenza. Ed è proprio varcata la soglia che si compie la magia: scaffali stracolmi di libri di ogni genere, talmente tanti che lo spazio per camminare è davvero risicato.

“Okay – penso- sono arrivata nel paradiso che ogni lettore, come me, ha sempre sognato”. 

Libreria Acqua Alta Venezia Checked-In Travel Blog

Guardando con più attenzione mi accorgo, però, che i volumi non sono disposti solamente su semplici scaffali: ad ospitarli ci pensano ceste in vimini, vasche e vaschette di ogni tipo e dimensione, barche e gondole! L’idea di questo strambo arredamento è di Luigi Frizzo, come sua dal 2004 è anche questa strabiliante libreria. Padrone di casa eccellente, accoglie i visitatori tutti i giorni dalle 9 alle 20, sempre con il sorriso, e li conduce sapientemente attraverso il labirinto che ha creato ad hoc per proteggere i suoi preziosi volumi dall’imprevedibile acqua alta di Venezia.

Libreria Acqua Alta Venezia Checked-In Travel Blog

Dovete sapere che ai libri di “Acqua Alta” piace giocare a nascondino: non ci sono ordini alfabetici da seguire in questo eclettico bookshop. Ma non temete: come bussola si possono utilizzare i cartelli scritti a mano appesi tra uno scaffale e l’altro e l’impareggiabile aiuto del sig. Frizzo che, sono sicura, conosce a menadito tutta la collezione. Classici, best-seller internazionali, libri usati ed edizioni introvabili mescolate a manuali di storia veneziana e cartoline d’epoca. L’offerta è così ampia che io non so da che parte cominciare. Mi lascio guidare dall’istinto che mi porta di fronte ad un enorme tomo fotografico tra le cui pagine sono immortalate nei caldi toni del seppia le calli veneziane di parecchi anni fa. Con un pizzico di fortuna si possono davvero trovare edizioni uniche da portarsi a casa e custodire con cura.

Libreria Acqua Alta a Venezia orari Checked-In Travel Blog

Rimetto a posto il libro di fotografie e mi dirigo verso la porta sul retro del negozio che conduce ad un piccolo cortile all’aperto da cui riesco a sentire lo sciabordio dell’acqua provocato dalle imbarcazioni di passaggio. Vedo una scala di libri – sì, avete capito bene – che mi invita a salire fino alla sua cima da cui lo spettacolo è garantito. E’ proprio qui che vi potrete fermare un attimo ad ammirare la vista sui canali di Venezia, respirando l’odore dell’acqua della laguna misto a quello un po’ pungente ma sempre piacevole dei libri polverosi. Forse l’angolo più bello e caratteristico di tutta Acqua Alta, creato oltretutto grazie al recupero di libri destinati al macero. Un’idea brillante ed estremamente eco-friendly.

Libreria Acqua Alta a Venezia Checked-In Travel Blog

Ma il giro non è ancora finito e così mi avvio verso l’uscita di emergenza che riesce a regalarmi l’ultimo tassello di magia: uno splendido salottino improvvisato in cui poter sfogliare con calma qualche pagina prima di tornare al mondo reale. E così saluto il mio amico gatto che, stufo di crogiolarsi al sole, ha deciso di seguirmi fin qui ed esco con la convinzione che sì il viaggio che mi ha portato fin qui è valso sicuramente la pena perché mi ha fatto scoprire una libreria che fino adesso, per me, non ha rivali.

Libreria Acqua Alta Venezia Checked-In Travel Blog

Come raggiungere la Libreria Acqua Alta

La libreria Acqua Alta si trova a Venezia a pochi passi dalla Parrocchia di Santa Maria Formosa, più precisamente in Calle Lunga Santa Maria Formosa. E’ aperta tutti i giorni dalle 9 alle 20 e per qualsiasi informazione aggiuntiva potete consultare la pagina Facebook ufficiale, in cui vengono pubblicati anche gli eventi organizzati in libreria.

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Visita al Presepio del Borgo del Quadrel: un piccolo gioiello a Gavardo

Il Presepio del Borgo del Quadrel a Gavardo, alla sua 27esima edizione, è uno dei presepi più originali in Italia. Cliccate qui per info e orari.

Lo so, la befana è già passata e con lei sono sparite sia le decorazioni che la magica atmosfera natalizia. Da un giorno all’altro puff, le strade si svuotano e tornano ad indossare i loro abiti da tutti i giorni. Quelli luccicanti delle feste riposti con amorevole cura nei bauli polverosi pronti per la prossima stagione. E allora, Monica, perché oggi ci vuoi parlare ancora di presepi, mangiatoie e statuine? Perché anche se, come voi, sto cercando di riprendermi dalle feste e di tornare alla routine quotidiana, devo assolutamente parlarvi dell’incantevole Presepio del Borgo del Quadrel di Gavardo. Da ritardataria cronica lo sto facendo all’8 di gennaio ma non disperate: avete tempo fino a domenica 13 gennaio per visitare questo particolarissimo presepio, ormai alla sua 27esima edizione, che sarà capace di stupirvi.

Presepio Associazione Borgo del Quadrel Gavardo

Presepio Associazione Borgo del Quadrel: i dettagli che fanno la differenza

Come ormai sapete, sono una grande amante dei borghi italiani e delle loro piccole speciali tradizioni che mi piace scoprire e condividere con voi. Sono fermamente convinta sia importante dare il giusto risalto alle iniziative per la promozione e la valorizzazione della nostra storia e del nostro territorio. Quella portata avanti dall’Associazione Borgo del Quadrel di Gavardo rientra senza dubbio tra queste. Ogni anno, da ben 27, un gruppo di volontari lavora fianco a fianco per mesi per dare vita alla meravigliosa rappresentazione del presepio che dalla vigilia di Natale accompagna tutti i suoi visitatori fino alle prime settimane del nuovo anno. Io l’ho scoperto 3 anni fa e da allora è diventata una tappa obbligatoria. Il perché è molto semplice: è diverso da tutti quelli che ho avuto modo di vedere finora.

Il Presepio del Borgo del Quadrel è unico nel suo genere.

Associazione Borgo del Quadrel Gavardo

I gentilissimi volontari che vi aspettano con bevande calde al termine della visita

Ogni anno i volontari mettono in scena uno spettacolo di luci, suoni, colori e soprattutto emozioni che catturano per tutti i 15 minuti della durata dell’opera. Si tratta di una rappresentazione che mostra la vita di un tempo nei nostri borghi, dalla penombra del crepuscolo fino alle vivaci e rumorose luci del giorno durante tutte le stagioni dell’anno. Ecco quindi che, con un piacevole ed abbinato sottofondo musicale, vedrete accendersi la prima luce nella casa del fabbro che anche sotto la neve è pronto a cominciare un’altra giornata lavorativa. Oppure, fra il frastuono dei tuoni e gli abbaglianti lampi, sentirete il belare delle pecore e il richiamo all’ordine del loro pastore seguito dalla calma del villaggio che si prepara al buio riposo notturno. Ad ogni edizione spetta il compito di mostrare scorci e particolari di cittadine italiane minuziosamente ricreate a mano per l’occasione. Alle donne l’incarico di vestire le statue con gli abiti da loro amorevolmente confezionati prestando estrema attenzione ai colori e ai dettagli riprodotti. E vogliamo parlare delle pecorelle? Baldanzose ed orgogliose del loro soffice manto sembrano voler dire agli avventori “ehi, avete visto che i nostri ricci sono fatti di lana vera?”.

borgo del quadrel gavardo presepe

presepio borgo del quadrel gavardo edizione 2018

Edizione 2018 del Presepio “Borgo del Quadrel”

Per la 27esima edizione del Presepio Borgo del Quadrel, i volontari hanno deciso di rappresentare Salò – celebre cittadina sulle sponde del lago di Garda – durante i primi anni del secolo scorso. In particolare, si sono concentrati su Corso Vittorio Emanuele II, una delle strade fulcro del paese. Conosciuta da tutti i salodiani come “La Fossa“, in memoria del fossato che la attraversava per tutta la sua lunghezza, Piazza Vittorio Emanuele II è stata riqualificata ed inaugurata proprio lo scorso 4 novembre.  L’Associazione Borgo del Quadrel ha voluto concentrarsi e dare risalto alla Torre dell’Orologio, uno dei simboli della città, che nel presepio si può ammirare sia in prospettiva nella rappresentazione a destra del villaggio, sia frontalmente nella parte sinistra dedicata alla natività.

Ma negli scorsi anni si sono visti riprodotti anche dettagli di zone montane, come quelle di Pinzolo e dell’Adamello nel 2007, del Borgo del Quadrel e di altre zone di Gavardo e anche la bellissima piazza di Norcia prima del terremoto, nella memorabile e toccante edizione del 2016 alla quale hanno presenziato anche dei frati venuti appositamente per porgere omaggio all’opera.

presepio borgo del quadrel gavardo edizioni

Non si sa ancora con cosa ci stupiranno l’anno prossimo i volontari del Borgo del Quadrel. Una cosa però è certa: sicuramente sapranno ricreare ancora una volta uno presepio unico, legato alla tradizione e allo stesso tempo al passo con i tempi.

Presepio Borgo del Quadrel: orari e informazioni pratiche

Il Presepio Borgo del Quadrel si trova in via Fornaci a Gavardo, in provincia di Brescia, ed è facilmente raggiungibile in auto. Dal 24-12-2018 al 13-01-2019, è aperto tutti i giorni (dalle 15.00 alle 19.00 durante i feriali; dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 20.00 durante i festivi).  A disposizione dei visitatori c’è un ampio parcheggio gratuito a pochi passi dall’ingresso del presepio.

Ogni rappresentazione dura all’incirca 15 minuti e l’accesso è libero. Molto gradita è una donazione libera che è possibile lasciare all’uscita negli appositi raccoglitori in aiuto all’Associazione per l’organizzazione di questa bellissima iniziativa. Inoltre, ad attendervi al termine della visita troverete anche vin brûlé, tè caldo e una scelta di dolci serviti direttamente dai volontari e sempre ad offerta libera.


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Cosa fare a Samnaun: la città duty free della Svizzera

Samnaun, ai confini tra Austria e Italia, è l’unica zona franca della Svizzera. Troverai piste da sci, sentieri e tanto shopping duty free.

La Svizzera si annovera solitamente tra le mete più costose. Un po’ perché con il cambio noi italiani ne usciamo sempre svantaggiati, un po’ perché, si sa, il tenore di vita svizzero è più alto e di conseguenza anche più caro per chi nello stato elvetico non ci vive. Dovete sapere, però, che è proprio in Svizzera che si trova una città duty free perfetta per tutti gli amanti dello shopping: Samnaun.

Nel Cantone dei Grigioni, proprio al confine tra Italia ed Austria, Samnaun è la meta ideale per chi è in cerca di relax, natura e prezzi vantaggiosi sugli acquisti. Io ci sono stata ieri e non posso che parlar bene di questa cittadina svizzera: è stata una piacevole scoperta che coniuga i bellissimi paesaggi svizzeri all’ottima ed educata ospitalità. Senza contare il fatto che, essendo l’unica zona franca della Svizzera, mi ha permesso di fare incetta di profumi a prezzi davvero interessanti. Ma potendo contare su più di 40 negozi duty free e altrettante strutture ricettive, non troverete solo profumi tra cui scegliere ma un’ampia offerta turistica di cui vi racconto un po’ oggi.

Cosa fare a Samnaun Svizzera in inverno

Samnaun: zona franca dal 1892

Situata in una valle al centro del triangolo formato da Austria, Svizzera e Italia, Samnaun è stata caratterizzata da sempre da una posizione unica ed isolata che le ha permesso di mantenere quasi inalterate le sue tradizioni di paese di montagna e di confine. Dediti prevalentemente all’agricoltura e all’allevamento, i contadini di Samnaun si trovarono improvvisamente in difficoltà quando, nel 1848, il sistema delle dogane svizzere fu centralizzato e fu istituito l’ufficio doganale di Samnaun-Compatsch. Prima di allora, infatti, l’economia del paese di basava molto sugli scambi commerciali con il vicino Tirolo – l’unico con cui aveva un collegamento diretto via terra. L’introduzione di un sistema doganale mise in crisi gli abitanti di Samnaun che si ritrovarono presto a dover fronteggiare i rincari delle merci in ingresso a causa dei dazi applicati. E si sa, quando la situazione diventa difficile, anche i più rigorosi come gli svizzeri trovano modi alternativi per sbarcare il lunario. Tra questi il contrabbando. Vedendo le difficoltà degli abitanti, il Consiglio federale decise di trasformare nel 1892 la valle di Samnaun in una zona extradoganale. Nonostante la costruzione della Samnaunerstrasse, la strada principale che la collega alle altre parti della Svizzera, Samnaun resta ancora oggi una meta esente da imposte e, nel corso degli anni, grazie alle sue bellezze paesaggistiche e a questo status economico speciale, è diventata sempre più una meta apprezzata sia per le vacanze estive che per quelle invernali.

Samnaun in inverno sulla neve

Samnaun: cosa fare tra negozi, ristoranti, sentieri da trekking e impianti sciistici

Grazie a più di 250 km di sentieri per escursioni a piedi e altri 80 km per gli appassionati di mountain bike, Samnaun è un’ottima scelta per chi cerca una meta estiva all’insegna dello sport all’aria aperta. Ci sono sentieri a tema, appositamente segnalati, in cui è possibile approfondire la conoscenza della regione attraverso attività e racconti interessanti e diversi dal solito.

Anche in inverno, le attività ricreative non mancano. Io personalmente l’ho adorata in questo periodo dell’anno: bianco a perdita d’occhio, profumo di vino caldo e mele speziate mentre si passeggia tra i negozi e le vicine piste da scii. Un’altra delle peculiarità che contraddistingue Samnaun è la sua teleferica a due piani: la prima telecabina del suo genere al mondo. Con i suoi 180 posti, consente in breve tempo di raggiungere i più di 200 km di piste da discesa, tra cui uno dei parchi di snowboard tra i più grandi d’Europa che vanta ben 1100 m di piste. Il suo nome è, non a caso, Boarders Paradise – il paradiso degli (snow)boarders.  Ma da ex fondista, faccio presente a tutti gli amanti di sci nordico, discese in slittino e passeggiate con le ciaspole che ci sono altri 40 km di piste dedicate a disposizione.

sciare a Samnaun in Svizzera

Dopo tutto questo sport, una bella tappa ristoro è quel che ci vuole e io mi sento di consigliarvi il Samnaunerhof, in cui per 20 € riuscirete a mangiare un menù tipico completo (un prezzo davvero ottimo se pensate che vi trovate in Svizzera).

E dopo un po’ di sano shopping nei tanti negozi a disposizione, cosa c’è di meglio di un po’ di relax in una delle tante spa? Se avessi avuto più tempo a disposizione, mi sarei volentieri fermata a provarne qualcuna: una su tutte il Chasa Montana che mi ha colpita sia per il suo nome particolare, sia perché è il centro wellness più alto della svizzera.

Cosa e quanto si può comprare a Samnaun: il regolamento doganale

Come detto, Samnaun è una zona franca in cui è possibile acquistare determinati prodotti a prezzi più bassi rispetto a quelli del mercato. Fra le merci più convenienti ci sono gli alcolici e le sigarette, i profumi e, soprattutto, il carburante. Se per quest’ultimo non ci sono limitazioni – ovvero, si può fare tranquillamente il pieno (volendo è possibile trasportare in apposito contenitore ulteriori 10 litri) – per gli altri articoli ci sono invece delle soglie da rispettare. Di seguito vi riporto i valori che ho preso direttamente dal sito ufficiale di Samnaun, ma se siete incerti o avete bisogno di ulteriori informazioni è bene contattare il centro informazioni di Samnaun al numero +43 (0) 512 505 568 940.

  • Tabacco (minimo 17 anni)

In totale a persona è consentito portare:

  • 200 sigarette oppure
  • 50 sigari oppure
  • 250 g di tabacco

 

  • Alcolici (minimo 17 anni)

In totale a persona è consentito portare:

Per gradazione alcolica per volume:

  • Fino al 22%: 2 litri
  • Oltre il 22%: 1 litro più
  • Vino (non frizzante): 4 litri
  • Birra: 16 litri

 

  • Altri prodotti

Le merci sono esenti da dazi fino ad un valore di 300 € a persona (175€ per i bambini sotto i 15 anni).

Come raggiungere Samnaun

Vi lascio la mappa per raggiungere facilmente Samnaun. Se vi trovate a Bolzano o a Merano vi basterà prendere la strada statale della Val Venosta fino al Passo Resia e da lì continuare e seguire le indicazioni fino al confine svizzero (la strada è davvero suggestiva). Una volta arrivati, vi basterà parcheggiare in uno dei tanti parcheggi gratuiti che si trovano proprio in centro e dedicarvi in tutta tranquillità alla visita del paese.

 

 

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Il Campanile di Curon: la storia del paese sommerso nel lago di Resia

“Senti le campane che suonano?” mi chiede Francesco. Abbasso il volume della radio e mi concentro ad ascoltare con più attenzione il silenzio che mi circonda. “No – rispondo –…

“Senti le campane che suonano?” mi chiede Francesco. Abbasso il volume della radio e mi concentro ad ascoltare con più attenzione il silenzio che mi circonda. “No – rispondo – non sento nulla”. Anche se le mie orecchie non percepiscono alcun suono, i miei occhi restano incantati alla vista di un campanile in pietra grigia che svetta solitario in mezzo ad un’enorme distesa bianca il cui confine arriva direttamente ai piedi delle montagne innevate. Parcheggiamo la macchina nel grande parcheggio antistante e scendiamo per ammirare più da vicino questa strana costruzione. E’ solo avvicinandomi che mi rendo conto di trovarmi su un lago ghiacciato che sembra scricchiolare ad ogni mio passo incerto. Quello su cui sto camminando è il lago di Resia e la figura solitaria che torreggia al suo interno è quel che resta di Curon, un paesino dell’Alta Valvenosta di cui ormai resta solo il campanile a ricordarne l’esistenza.

Campanile di Curon sommerso nel Lago di Resia in inverno

Vedendo noi, pian piano, altri avventurieri si fanno coraggio e si cimentano nella discesa lungo il lago ghiacciato per raggiungere il campanile galleggiante e scattare una foto ricordo. Quelli meno coraggiosi e più freddolosi – la temperatura è di qualche grado sotto lo zero e l’aria pungente sembra tagliarmi il viso- si limitano a rallentare per osservare con stupore il campanile di Curon dal finestrino delle loro auto. Sono pochi, però, a conoscere la storia, triste e melanconica, che si nasconde dietro alla fiera torre del ‘300 che si erge al centro del lago. Perché si trova lì, vi starete chiedendo? E’ proprio quello che vi racconto oggi: la storia del campanile e del paese sommerso di Curon.

Campanile di Curon sommerso nel lago di Resia ghiacciato in inverno

Il paese sommerso di Curon: la storia

Per conoscere la storia che si cela dietro al campanile del lago di Resia, dobbiamo fare un tuffo nel passato e tornare agli anni a cavallo della seconda guerra mondiale. Curon, all’epoca, era solo un piccolo paesino di montagna i cui abitanti si conoscevano tutti e vivevano una vita tranquilla tra i masi e le loro care montagne. Non potevano certo immaginare che di lì a poco la loro vita venisse completamente inabissata a causa di una decisione dello Stato che voleva erigere proprio lì, tra i laghi di Curon e Resia, una diga per la produzione di energia elettrica per tutto il nord Italia. Era il 1940 quando gli spaventati cittadini si ritrovarono improvvisamente affisso per le strade un ordine del Genio civile di Bolzano in cui veniva comunicato il livello della nuova diga: 22 metri – ovvero la fine del paese. Senza nessuna protesta da parte della popolazione, lo Stato si affrettò ad affidare i lavori alla Montecatini s.p.a., una ditta milanese vincitrice dell’appalto. Perché gli abitanti, nonostante l’enorme pericolo non dissero nulla?

Curon prima della costruzione della diga

fonte: 3bmeteo.com

Ebbene, la risposta è molto semplice: il documento era scritto in italiano, lingua incomprensibile agli ignari contadini che abitavano a Curon, cosa che gli alti dirigenti sapevano molto bene. Una volta capito cosa questa diga avrebbe significato per loro e il loro paese, gli abitanti organizzarono proteste e manifestazioni durante le quali colpirono anche le auto degli ingegneri incaricati dei lavori. Ma il loro sforzo non valse a nulla: nel 1949 i lavori ebbero inizio, le case ai margini della diga vennero abbattute e gli argini sbarrati. Con l’innalzarsi del livello dell’acqua, Curon a poco a poco andava affogando e con lui anche le ultime speranze dei suoi cittadini. Costretti ad abbandonare velocemente le loro case, donne, uomini e bambini non poterono far altro che guardare impotenti le loro vite inabissarsi nel specchio d’acqua che lo Stato aveva deciso di creare unendo i più piccoli bacini di Curon e Resia. In cambio ricevettero, come indennizzo, delle baracche provvisorie e dei fondi totalmente insufficienti per ricominciare daccapo.

Curon oggi

A distanza di settant’anni, l’unica cosa che resta di quel paesino di montagna ai confini tra Austria, Svizzera e Italia è il suo bel campanile romanico che, temerario, ha resistito all’innalzamento delle acque. Parte degli abitanti, nonostante il dolore e la grande rabbia per essersi visti portare via tutto, hanno deciso di restare e ricostruire come potevano la loro vita sulle sponde del lago. I più, però, sono emigrati il più lontano possibile dal lago e dagli amari ricordi. Oggi si contano all’incirca 400 abitanti, tra cui vi sono ancora i testimoni di quanto accaduto alla Curon sommersa. E’ una storia molto difficile da dimenticare, anche se i giovani ormai cercano fortuna nella vicina Svizzera e non si interessano quasi più del passato. Chi resta, cerca di puntare sul turismo e al futuro: in estate, è possibile praticare kite-surf e altre attività balneari, ma anche escursioni lungo i tanti sentieri di trekking di cui questa zona della Val Venosta è ricca. In inverno, invece, si può approfittare dei vicini impianti sciistici e fare emozionanti passeggiate sul lago ghiacciato. Ed è proprio quello che farò adesso, camminare un po’ lungo questo lago dalla storia controversa che è capace però di regalare paesaggi mozzafiato. E, chissà, che tra gli echi del vento che soffia incessante non riesca a sentire anche io, come i suoi abitanti, i rintocchi delle campane della torre nel lago.

Campanile sommerso nel lago di Resia in estate

fonte vivosuedtirol.com

Raggiungere il lago di Resia e il campanile sommerso di Curon

Il lago di Resia si trova lungo la statale della Val Venosta, l’unica grande strada che da Merano arriva fino al Passo Resia. Subito all’inizio di Curon Venosta, troverete un grande parcheggio con più di settanta posti auto da cui potete accedere direttamente alla piattaforma panoramica e, in inverno, al lago ghiacciato. Se avete tempo, potete anche cimentarvi in una rigenerante passeggiata di circa 4 ore intorno al lago che vi consentirà di ammirare il campanile da più angolazioni.


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9 commenti su Il Campanile di Curon: la storia del paese sommerso nel lago di Resia

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