fbpx

Checked - In

Checked - In

Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Categoria: Asia

Phi Phi Islands: escursione a Maya Bay, Bamboo Island e Mosquito Island

  “Io credo ancora nel paradiso, ma almeno adesso so che non è un posto da cercare fuori. Perché non è dove vai, lo trovi dentro, quando senti per un momento di far parte di qualcosa……

 

“Io credo ancora nel paradiso, ma almeno adesso so che non è un posto da cercare fuori. Perché non è dove vai, lo trovi dentro, quando senti per un momento di far parte di qualcosa… e se lo trovi, quel momento, dura per sempre.” 

Richard/Leonardo Di Caprio – The Beach 

No, non ho cambiato tema al blog convertendolo in uno di citazioni letterarie. Ma quando si parla di Maya Bay non si può prescindere dal parlare anche del film The Beach, in cui un giovane Leonardo Di Caprio sperimentava la vita ribelle e alquanto alternativa in una spiaggia thailandese sperduta e paradisiaca. Correva l’anno 2000 e, per raggiungere Maya Bay Di Caprio – mappa “del tesoro” alla mano – ha dovuto farsi una bella nuotata, seguita da tuffi adrenalinici e scarpinate in mezzo alla foresta tropicale prima di raggiungere la segretissima meta. Ma l’espressione di meraviglia che avevano lui e i suoi compagni d’avventura è esattamente la stessa che chiunque approdi in questa baia ha anche oggi a distanza di 18 anni e milioni di turisti. Oggi sicuramente non è più una meta segreta, anzi. E’ presa letteralmente d’assalto da migliaia e migliaia di visitatori che ogni giorno arrivano qui per ammirare le meraviglie di questa spiaggia da sogno. La domanda che molti si pongono prima di partire è “ma ne vale veramente la pena?”. Ho pensato quindi di condividere con voi la mia esperienza e poi giudicherete voi se Maya Bay meriti o no una visita.

4933169100000578-5389793-image-a-26_1518600858628.jpg

Maya Bay oltre il mito: vale la visita?

Quando si cercano le immagini delle spiagge thailandesi, quella in cui ci si imbatte più spesso è senz’ombra di dubbio la spiaggia incantata di Maya Bay. Molti la considerano il prototipo di spiaggia ideale per eccellenza: scogliere calcaree e faraglioni a strapiombo sul mare che la circondano e la proteggono, acque cristalline, sabbia che sembra borotalco e il verde della foresta tropicale tutto intorno. Sembra davvero di essere approdati su una spiaggia deserta e da film … se non fosse per la quantità esorbitante di turisti che vengono scaricati su questo lembo di sabbia ad ogni ora del giorno. Il film è stato infatti la fortuna e al contempo la disgrazia di Maya Bay. Sul sito dell’autorità del turismo della Thailandia è riportato infatti che sono di media 5000 i turisti che ogni giorno visitano questa baia. Questo ha fatto sì che tutto l’ecosistema della zona ne abbia risentito pesantemente, tanto che si è arrivati alla drastica decisione di sospendere l’accesso ai visitatori per 4 mesi: dal 1 giugno al 30 settembre non sarà permesso alle barche di entrare ed attraccare nella baia antistante la famosissima spiaggia. I viaggiatori potranno comunque scattare qualche fotografia ricordo da una distanza di 400 metri, ovvero dalle due enormi rocce calcaree che fanno da guardiane all’ingresso naturale alla laguna. Tutto questo per cercare di dar un po’ di respiro alla barriera corallina e a tutti i suoi abitanti acquatici, ormai molto danneggiati e provati.

 

Essendo raggiungibile solo via mare, il flusso di barche cariche di viaggiatori è davvero importante. E questo, oltre a provocare enormi danni ambientali alla flora e alla fauna marine, crea anche molto caos. A mio avviso, il problema maggiore sono le enormi barche, quasi dei battelli, che partono da Phuket o Krabi e organizzano gite giornaliere alle Isole Phi Phi e, quindi, immancabilmente a Maya Bay. Credo che se ci si limitasse ai turisti che effettivamente soggiornano a Ko Phi Phi Doh, il numero di persone calerebbe notevolmente. In ogni caso, a me la laguna è piaciuta molto nonostante la folla che si trova. Anche se siamo partiti presto, infatti, non c’è stato nulla da fare ma del resto ce lo aspettavamo. La buona notizia è che la maggior parte degli avventori si fermano sulla spiaggia a scattare un’infinità di foto alla ricerca della posa perfetta. Io, invece, che sono molto poco fotogenica ho deciso di addentrarmi nella “foresta” e man mano che si cammina diminuisce la gente e aumentano le palme. Come dicono anche i cartelli “attenzione ai cocchi” che potrebbero cadervi in testa 😀 Da vedere non c’è molto, ma è comunque piacevole farsi una passeggiata all’interno della natura. Abbiamo scoperto che per i più avventurosi organizzano anche dei tour con pernottamento in tenda sull’isola per una notte.

In generale, secondo me, vale la pena fare un salto a Maya Bay se ci si trova già a Ko Phi Phi Doh, vista la breve distanza, e si organizza una visita a più baie e isolotti. Quello che ho apprezzato maggiormente, infatti, sono stati i tuffi e le nuotate nelle calette vicine e lo snorkeling che si può fare in tranquillità senza l’odore di carburante delle barche. Non la consiglierei invece a chi non soggiorna vicino perché, al di là del costo delle gite organizzate, ci si mette parecchio per raggiungerla e una volta arrivati c’è poco da vedere e non è attrezzata. Inoltre, consiglio di scegliere una longtail boat per arrivarci: sarete più indipendenti e non dovrete aspettare i tempi stabiliti dai tour operator che di solito vi scaricano sull’isola e vi fanno aspettare anche un paio d’ore per ripartire.

Bamboo Island e Mosquito Island: paradisi per lo snorkeling

Abbiamo scoperto questi due isolotti per puro caso durante il nostro “giorno in paradiso”, di cui vi ho parlato qui. Inutile dire che ce ne siamo innamorati perdutamente. Sono due piccole ma affascinanti perle del Mare delle Andamane, perfette per lo snorkeling e per una giornata all’insegna del relax. A differenza di Maya Bay, sono molto meno frequentanti ed è quindi possibile assaporare davvero la sensazione di trovarsi da soli su un’isola deserta. Noi ci siamo arrivati in longtail boat dal nostro hotel nella parte nord – orientale di Ko Phi Phi Doh. E’ stata un’avventura perché quando siamo partiti il mare era molto mosso, tanto che perfino il nostro accompagnatore thailandese nonché proprietario della barca era molto titubante. Alla fine siamo partiti lo stesso ma ammetto che ci sono stati momenti, nel bel mezzo del mare e con la terraferma molto lontana, in cui abbiamo avuto paura di fare la fine di Robinson Crusoe, altro che Di Caprio. Ma ce l’abbiamo fatta e credo sia una di quelle giornate che non scorderò mai. E’ stato tutto perfetto: dal picnic sulla spiaggia deserta, ai bagni nelle calde acque delle Andamane circondati da tanti pesciolini colorati.

maxresdefault

Ko Mai Phai, alias Bamboo Island, è un’isoletta a circa 5 km a nord di Ko Phi Phi Doh ed è caratterizzata da fondali sabbiosi ed acque cristalline. E’ disabitata e c’è solo un piccolo bar con qualche tavolino. E questa è la cosa migliore. Per raggiungerla, ovviamente solo in barca, consiglio sempre di affidarsi alle longtail boat dei pescatori locali o, se soggiornate allo Zeavola Resort & Spa, di visitarla durante il non plus ultra delle gite romantiche “One day in Paradise”. Una volta arrivati le possibilità sono due: attraccare e pagare la tassa del parco nazionale di circa 5€ oppure gettare l’ancora un po’ più al largo e dedicarsi allo snorkeling e raggiungere la riva a nuoto.

bamboo-island

Mosquito Island, Ko Yung in thailandese, è la più remota delle Phi Phi Islands e come Bamboo Island è deserta e perfetta per una visita in giornata. Il fondale è più roccioso rispetto a quello di Ko Mai Phai ma, purtroppo, la barriera corallina è stata parecchio danneggiata e la fauna marina è veramente scarsa. Il Dipartimento dei Parchi Nazionali Thailandese ha infatti recentemente deciso di vietarne l’accesso fino a data da stabilirsi per cercare di ripristinare un po’ l’ecosistema. Se progettate una visita informatevi bene, quindi, prima di partire perché potrebbe essere che non vi possiate neanche avvicinare.

9a148f45efad73314415e38f2fadfa8d

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (3 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...
Nessun commento su Phi Phi Islands: escursione a Maya Bay, Bamboo Island e Mosquito Island

Phi Phi Islands: La mia esperienza allo Zeavola Resort & Spa

E’ lunedì mattina, ci sono già 30 gradi all’ombra e io sto lavorando. Partendo dal presupposto che lavorare in estate dovrebbe essere vietato per legge, non posso però far altro…

E’ lunedì mattina, ci sono già 30 gradi all’ombra e io sto lavorando. Partendo dal presupposto che lavorare in estate dovrebbe essere vietato per legge, non posso però far altro che lamentarmi visto che le bollette son lì che mi guardano e mi ricordano che, purtroppo, in ufficio ci devo andare anche d’estate quando ci si scioglie già solo respirando. Ed è proprio mentre stavo cercando di scollare le gambe dalla sedia che mi è venuta in mente, fulminea e tentatrice, l’immagine di me su una spiaggia bianchissima mentre sorseggio un cocktail con tanto di ombrellino colorato all’ombra di una palma. E riesco ad immaginarmela così vividamente perché questo paradiso esiste e ci sono stata davvero l’anno scorso. Si tratta delle Phi Phi Islands, precisamente di Ko Phi Phi Don.  Ma andiamo con ordine.

Zeavola Resort Phi Phi Islands

Phi Phi Islands: Ko Phi Phi Don e Ko Phi Phi Leh

Spesso parlando di questo angolo di paradiso nel Sud della Thailandia, lo si fa erroneamente al singolare. In realtà le isole sono due: Ko Phi Phi Don e Ko Phi Phi Leh. La prima, la più grande, è l’isola di approdo di ogni viaggiatore ed è anche quella in cui si trovano le strutture turistiche. Offre un’ampia scelta in fatto di resorts, guesthouses, ristoranti, locali e negozi. Il Ton Sai Village è sicuramente il centro nevralgico delle attività dell’isola, nonché il cuore pulsante della movida notturna. Oltre agli sfrenati ed esotici beach parties che richiamano turisti da ogni dove, il Ton Sai Village è caratteristico perché in realtà altro non è che un lungo lembo di sabbia che collega le due baie dell’isola: Ao Ton Sai, a sud, e Ao Loh Dalum, a nord. Se volete ammirare dall’alto la simmetria perfetta di queste due baie e la striscia di sabbia bianca che le collega, potete farlo dal Ko Phi Phi Viewpoint – il punto panoramico – che si trova a circa 170 m d’altezza e si raggiunge con una passeggiata di una mezz’oretta. Per accedervi bisogna pagare una tariffa d’ingresso di circa 30 bath che, solitamente, comprende anche una bottiglietta d’acqua indispensabile se vi volete cimentare nella scalata sotto il sole cocente.

Phi Phi Viewpoint

La seconda isola invece, più piccola, è un parco marino nazionale tutelato dal governo thailandese divenuta famosa con il film The Beach. Avete presente quando Di Caprio si diverte a fare il ribelle in quel luogo paradisiaco circondato da palme e lagune blu? Ecco si tratta proprio di Maya Bay, una delle spiagge di Koh Phi Phi Leh, considerata da molti il prototipo della spiaggia tropicale che ognuno di noi si immagina. La si raggiunge solo in barca, con le gite giornaliere o con le longtail boats.

Dove dormire a Ko Phi Phi Doh

Prima di partire ovviamente mi sono documentata parecchio per capire quale delle straordinarie località di mare thailandesi potesse fare al caso nostro. Considerando che saremmo stati reduci da un bel giro, che da Bangkok ci avrebbe portati su su fino a Chiang Rai, la parte più settentrionale della Thailandia, eravamo in cerca di pace e relax per concludere al meglio la nostra vacanza. L’immagine delle spiagge bianchissime, della natura rigogliosa e delle calde e cristalline acque del Mar delle Andamane sommata all’idea di essere su una piccola isola raggiungibile solo in barca ci hanno attratto come una calamita e ci hanno fatto scegliere le Phi Phi Islands. Durante la ricerca, però, mi sono imbattuta inevitabilmente in tantissime recensioni e opinioni e devo dire che quelle sulle Phi Phi Islands non erano entusiasmanti. Anzi. Dopo il catastrofico tsunami del 2004 che ha colpito pesantemente le isole Phi Phi, gran parte delle strutture infatti sono state ricostruite e, purtroppo, ne sono state aggiunte anche molte di nuove che hanno invaso gran parte degli spazi, snaturando un po’ il paesaggio. Questa era l’opinione più diffusa che ho trovato in rete. Ma non è così, ve l’assicuro. I gusti sono sempre personali e variano da persona a persona ma, con un po’ d’accortezza, si riescono ancora a trovare posti incontaminati e bellissimi anche a Ko Phi Phi Doh.

Phi Phi Islands

L’isola, infatti, continua a mantenere la sua magia anche perché, non essendoci strade, ci si sposta solo in barca o a piedi. E questo fa veramente la differenza perché permette di staccare completamente la spina e lasciarsi andare a ritmi più tranquilli e spensierati. Il mio consiglio, in ogni caso, è quello di fermarsi e soggiornare sull’isola per almeno 4 giorni. Ci sono anche tante gite mordi e fuggi, come le chiamo io, che permettono partendo da Phuket o Krabi, di visitare le Phi Phi in una sola giornata. Ma non ne vale la pena. Al di là dei costi abbastanza elevati, non riuscireste a vedere niente perché rimarreste bloccati nel Ton Sai Village, il posto più turistico e meno caratteristico, perdendovi così la possibilità di esplorare le spiagge più belle e, soprattutto, di passare una notte a mangiare pesce fresco in riva al mare illuminati solo dalla luce della luna e delle candele. L’isola, anche se piccola in dimensioni, offre veramente un’ampia scelta di alloggi per tutti i gusti e per tutte le tasche. Si va dagli hotel in pieno “centro” in cui godere appieno della movida notturna a quelli invece più isolati, immersi nella natura e in cui ci si sente davvero in paradiso. Indovinate un po’ quale tipologia ho scelto? Come detto, noi eravamo in cerca di spensieratezza e della più totale pace dei sensi. Abbiamo così optato per la costa nord – orientale dell’isola, più appartata e ancora abbastanza incontaminata. In particolare abbiamo scelto lo Zeavola Resort & Spa. E non avremmo potuto desiderare di meglio. Continuate a leggere per scoprire perché.

Zeavola Resort & Spa: la mia esperienza

Avete presente le immagini di quei resort da sogno, direttamente sulla spiaggia con vista mozzafiato sul mare, circondati da palme, alberi tropicali e uccellini multicolore che ti svegliano la mattina? Quelli in cui arrivate e dite  “se è un sogno, vi prego, non svegliatemi” e “lasciatemi qui”?. Ecco questo è lo Zeavola. Ci si arriva solo in barca, per la precisione con la loro barca privata che vi accoglie direttamente allo Yacht Club di Phuket con tanto di aperitivo offerto e, diciamocelo, già questo fa sentire very important people per almeno quei 10 minuti di gloria.  Appena arrivati, ho perso infatti in un lampo tutto il mio aplomb da diva mancata quando ho rischiato di fare il primo bagno completamente vestita cercando, molto goffamente, di saltare dalla barca al trattore che ci avrebbe portati a riva. Un trattore sì, perché a causa delle maree, in certi orari è impossibile avvicinarsi troppo e quindi, passeggeri e valigie, vengono trasportati così sulla spiaggia. Da quando abbiamo messo il primo piede sulla terra ferma, è stato un susseguirsi di “oh” e “wow” per tutto il resto del soggiorno. E’ un resort eco-sostenibile in totale armonia con l’ambiente che lo circonda. Tanto che dalla spiaggia neanche si vede.

Phi Phi Islands Zeavola Resort

Le sistemazioni sono infatti suite in legno in tipico stile thai, che si mimetizzano completamente tra le profumatissime piante esotiche che ricoprono tutti i 4 ettari del resort. E la cosa migliore è che i sentieri che portano alle varie suite sono di finissima sabbia bianca. Le infradito e qualsiasi altro tipo di scarpe, neanche a dirlo,  sono rimaste accuratamente chiuse in valigia per tutta la permanenza. Camminare scalzi sulla sabbia soffice 24 ore su 24 non ha veramente prezzo. Credo sia la cosa che ho apprezzato maggiormente insieme alle attenzioni di tutto lo staff che riesce veramente a farti sentire coccolato e speciale. Noi li chiamavamo “le fatine” perché sapevamo che c’erano ma erano così discreti che neanche ce ne accorgevamo. Ogni sera, poi, dopo una giornata di mare e relax, trovavamo in camera qualche sorpresa ad attenderci: piccoli pensieri e souvenir che hanno reso l’esperienza ancora più esclusiva e magica. Le camere, poi, sono eccezionali. Non a caso, è una location anche per i matrimoni. E, a questo proposito, un’iniziativa che ho trovato bellissima è quella di piantare una palma ad ogni nuova unione corredata dalla data e dai nomi. Estremamente romantica e anche eco-friendly.

Le attività a disposizione sono diverse: dalla spiaggia privata, alla piscina, dal centro immersioni alle escursioni organizzate. Noi ci siamo concessi un piccolo lusso: un’esperienza che si chiama “One day in Paradise” e che è la quintessenza del romanticismo e del relax. In pratica, consiste in una romantica gita a due su una longtail boat e di un pic-nic con tanto di cestino contenente tutte le migliori prelibatezze del cibo thai da fare su un’isoletta semi-deserta. Una volta rientrati vi aspetta un massaggio di coppia nella splendida spa dell’hotel (nel caso di Francesco non è stato molto romantico visto che si era ustionato a tal punto da essere più rosso di un’aragosta e il suo trattamento è consistito nell’essere completamente ricoperto da un gel verde all’aloe che lo rendeva molto poco sexy). Per concludere, poi, troverete ad attendervi una cena a lume di candela sulla spiaggia in un tavolo appartato. Cosa si può volere di più?

Phi Phi Islands

A proposito di cene, l’hotel ha due ristoranti, uno principalmente per la colazione e uno per la cena. Potete comunque ordinare cocktails e cibo a qualsiasi ora del giorno e della notte, anche direttamente dal lettino in spiaggia. Noi abbiamo prenotato dall’Italia la mezza pensione, cosa che vi consiglio vivamente di fare per tre motivi. Il primo è che, di sera, più di tanto siete limitati perché i locali non sono molti e per spostarsi bisogna per forza prendere la barca. Il secondo è che il cibo allo Zeavola è veramente eccezionale. Noi ci siamo abbuffati come non ci fosse un domani. Mi viene ancora l’acquolina ripensando al barbeque di pesce freschissimo che hanno fatto una sera. Oltre all’indubbia qualità del cibo, il ristorante è ottimo anche perché c’è sempre musica dal vivo e la posizione, direttamente sulla spiaggia a pochi passi dal mare, è davvero impagabile. Il terzo e ultimo motivo per prenotare la mezza pensione dall’Italia è che vi costerà molto meno. Il menù è sempre à la carte quindi sarete voi a scegliere cosa mangiare ma, non prenotando prima la cena, il costo delle singole porzioni è più elevato.

Come potete immaginare è stata un’esperienza da sogno, un susseguirsi di emozioni e stupore che ci hanno accompagnati per tutta la nostra settimana di permanenza. Un posto magico ed estremamente romantico che, secondo me, merita di essere conosciuto per il grande impegno che i gestori mettono per renderlo il più possibile rispettoso dell’ambiente e della natura. Cosa non scontata oggi alle Phi Phi, che a causa del turismo di massa e dell’urbanizzazione senza freni post – tsunami, stanno soffrendo e perdendo un po’ della loro essenza magica. Ecco perché realtà piccole e corrette come questa dovrebbero essere preferite ai grandi resort in cemento che avranno anche costi minori per noi, ma altissimi per l’ambiente.

Zeavola Resort Phi Phi Islands Sunset

Note

Ho scelto di scrivere liberamente questa recensione sullo Zeavola Resort & Spa. Non è quindi frutto di alcuna sponsorizzazione e deriva solo dalla profonda ammirazione che nutro per il lavoro che il personale di questo resort svolge egregiamente e dal ricordo dei bellissimi giorni che ho passato.

Le foto degli interni dell’hotel le ho prese direttamente dal sito di Zeavola Resort & Spa e sono quindi di sua proprietà.

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (3 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...
Nessun commento su Phi Phi Islands: La mia esperienza allo Zeavola Resort & Spa

Come trasformarsi in un’apprendista Geisha a Kyoto, ovvero il giorno in cui ho indossato per la prima volta un Kimono

Dovete sapere che sono un’appassionata del libro, diventato anche film, Memorie di una Geisha. L’ho letto e riletto e ho perso il conto di quante volte ormai ho guardato il…

Dovete sapere che sono un’appassionata del libro, diventato anche film, Memorie di una Geisha. L’ho letto e riletto e ho perso il conto di quante volte ormai ho guardato il film. E’ senza dubbio uno dei tanti motivi che negli anni hanno fatto crescere sempre di più la curiosità e la voglia di visitare questo Paese per tanti versi molto lontano da noi. Una cosa che ho sempre sognato di fare una volta arrivata era di provare l’emozione di indossare un vero kimono e di vedermi truccata come una Maiko, un’apprendista Geisha. Trovo queste donne estremamente belle e sono sempre stata attratta dalla loro aura elegante e seducente al tempo stesso. Il posto migliore per farlo era, secondo me, quello che, nell’immaginario collettivo, è considerato il quartiere per antonomasia delle Geishe: Gion a Kyoto.

Quando arriverete a Kyoto vi renderete subito conto che le strade sono prese d’assalto da persone di qualsiasi nazionalità abbigliate con kimono coloratissimi e con ai piedi i Geta o Okobo, le infradito con la suola in legno tradizionali giapponesi. Ad ogni angolo, infatti, vi imbatterete in Kimono Rental, negozi che affittano questi abiti per qualche ora o per tutta la giornata. Fate attenzione però: non troverete sicuramente i bellissimi Kimono in seta decorati a mano che si vedono in televisione e che tutte le appassionate come me sognano di indossare una volta nella vita. Si tratta di Yukata, un abito simile al kimono ma più leggero e in cotone. E’ un vestito informale che i giapponesi (esiste anche la versione maschile) amano indossare d’estate durante i tanti eventi all’aperto. Quelli che troverete nei negozi a noleggio sono, a mio parere, abbastanza kitsch e dozzinali. Certo, è comunque carino camminare per le strade di Kyoto in abiti tradizionali ma se volete qualcosa di un po’ più raffinato e completo risparmiate qualcosina in più e scegliete i negozi in cui vi trasformano in vere e proprie Geishe.

Io ho scelto il Maiko – Henshin Studio Shiki a Higashiyama-ku.  Si tratta di uno studio fotografico che offre diversi pacchetti per trasformarsi in Maiko; tutti prevedono comunque: trucco e parrucco, la vestizione con un kimono a scelta, un photobook contenente le foto migliori, un cd con tutte le foto del servizio fotografico (sì anche quelle brutte con gli occhi chiusi e il ghigno) e del tempo libero a disposizione. Sul loro sito internet trovate tutti i pacchetti a disposizione con relativi prezzi e l’indirizzo email per prenotare l’appuntamento. Vi consiglio di prenotare soprattutto in alta stagione perché potreste rischiare di non trovare posto.

Vi racconto la mia esperienza così potete farvi un’idea e capire meglio se può fare per voi. Prima di partire avevo scelto lo “Studio shoot with strolling plan”, ovvero il pacchetto che, oltre alle cose che vi ho elencato prima, mi dava la possibilità di passeggiare liberamente tutta agghindata per le strade di Kyoto per 45 minuti. Una volta arrivata però ho dovuto cambiarlo perché ovviamente quel giorno aveva deciso di piovere e con la pioggia non vi fanno uscire con i preziosissimi kimono. Ho così optato per qualche foto aggiuntiva nella stanza giapponese e in giardino. Subito dopo aver compilato i moduli e definito i dettagli (la scelta della copertina del photobook  e del tipo di trucco e acconciatura che volevo) sono salita al piano di sopra per cambiarmi e indossare una specie di vestaglia che è lo strato inferiore del kimono. Mi sono poi spostata nella zona trucco dove è cominciata la vera e propria trasformazione: la truccatrice mi ha fatto tenere quasi sempre gli occhi chiusi, così quando finalmente mi ha detto che li potevo aprire quasi non mi riconoscevo. E’ stato strano vedermi truccata di bianco e con le labbra cremisi ma non ho avuto tempo per rimirarmi troppo perché, nel frattempo, mi hanno fatta spostare nella zona parrucco dove a suon di cera e spazzolate mi hanno fatto indossare la parrucca. Sì proprio una parrucca!! Quindi se siete bionde o avete pochi capelli, non disperate: riusciranno a trasformare anche voi. Potete infatti scegliere tra una parrucca intera, con anche la parte davanti per intenderci, o una più naturale in cui vi applicano solo lo chignon dietro e per la parte davanti useranno i vostri capelli (scuriti con una cera se troppo chiari). La parte più emozionante è sicuramente quella della vestizione del kimono: potete scegliere quello che preferite tra una vasta scelta. Io ho optato per uno color crema/pesca ricoperto da bellissimi disegni di fiori di ciliegio. Dopo vari strati legati moolto stretti, vi sentirete decisamente appesantite e abbastanza in difficoltà nel camminare ma ne vale sicuramente la pena. Vedendo il risultato finale ero abbastanza sotto shock e ammetto che, solo per un secondo, mi sono lasciata prendere dallo sconforto: con il mio viso magro e lungo, gli occhi grandi e il naso importante sembravo più un clown che una geisha. Ma mi sono ripresa subito pensando che era impensabile che qualche strato di trucco potesse farmi venire gli occhi a mandorla e il viso a cuore. Quindi ho accettato il fatto di non essere asiatica e mi sono goduta la sensazione di indossare un kimono vero.

Devo dire che l’esperienza è stata indimenticabile, anche per il lato divertente (avreste dovuto vedere la faccia di Francesco, il mio ragazzo, quando mi ha vista trasformata: è passato dalla sorpresa iniziale al piegarsi dalle risate definendomi una “Geisha fallita”). L’unica nota un po’ negativa è il modo troppo frettoloso con cui avviene tutto, lo staff è sempre di corsa e costringe anche gli ospiti a fare tutto secondo ritmi serrati. Ma forse è capitato perché sono andata in uno dei periodi più affollati dell’anno. In ogni caso è un’esperienza unica e particolare che, oltre a farvi capire un po’ di più sulla vita delle esotiche Geishe, vi lascerà un ricordo che vi resterà sempre.

Maiko Henshin Studio Shiki

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (2 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...
3 commenti su Come trasformarsi in un’apprendista Geisha a Kyoto, ovvero il giorno in cui ho indossato per la prima volta un Kimono

Kanazawa: cosa vedere in una giornata nella città dei Samurai

Non avevo grandi aspettative per Kanazawa, città ai piedi delle Alpi Giapponesi. Ammetto di averla scelta principalmente come tappa intermedia perché comoda per raggiungere il villaggio patrimonio dell’Unesco di Shirakawa-go…

Non avevo grandi aspettative per Kanazawa, città ai piedi delle Alpi Giapponesi. Ammetto di averla scelta principalmente come tappa intermedia perché comoda per raggiungere il villaggio patrimonio dell’Unesco di Shirakawa-go e Takayama. Quando sono arrivata, quindi, pensavo di trovare ad aspettarmi una grande città con buoni collegamenti ai mezzi pubblici, qualche edificio moderno e poco altro. E invece devo dire che mi ha lasciato completamente a bocca aperta. Kanazawa è sicuramente una piccola perla giapponese, perfetta da girare a piedi in una giornata. Io me ne sono innamorata e mi dispiace aver avuto solo una giornata a disposizione per scoprirla, anche perché la dea bendata ha deciso di non assistermi in quest’occasione e mi sono ritrovata ad affrontare un vero diluvio che ha un po’ rovinato i piani. Per visitare le attrazioni principali, secondo me, due giorni sono sufficienti per riuscire a far tutto con calma. Ma ecco il mio personale itinerario e mi raccomando tenete sempre in borsa un impermeabile o un ombrello perché sembra che Kanazawa sia un po’ la Londra della situazione, con la differenza che qui la pioggia vien giù proprio a secchiate.

Come arrivare – Stazione di Kanazawa

Kanazawa StationCome vi dicevo, Kanazawa è ottimamente collegata con gli Shinkansen a Tokyo ma è anche comoda per raggiungere in pullman sia Takayama che Shirakawa-go. La stazione quindi è il punto migliore da cui cominciare l’esplorazione della città. Se avete il JR Pass poi sappiate che potete prendere gratuitamente la linea bus JR che collega i principali punti della città. Prima di prendere il pullman però fermatevi un attimo ad osservare l’enorme tori in acciaio situato proprio all’ingresso, un’idea originale che spiega perfettamente lo spirito moderno ma ben ancorato allo stile tradizionale del periodo Edo che la contraddistingue. All’interno della stazione, oltre al Tourist information Office dove prendere le mappe (che vi lascio anche qui così potete già farvi un’idea), troverete anche tantissimi ristorantini a buon prezzo e anche molti negozi.

Nagamachi – Il quartiere dei Samurai

Nomura Samurai House Kanazawa

Come prima tappa, vi consiglio di scendere alla fermata Korinbo e di dirigervi a piedi verso il quartiere dei Samurai. Camminate senza meta per le stradine acciottolate su cui si affacciano tantissime e bellissime case tradizionali in legno che nascondono al loro interno i meravigliosi giardini zen. Io cercavo di sbirciare in ogni piccolo spiraglio dei cancelli per cercare di vedere gli interni. D’obbligo è la visita alla casa-museo del Samurai Nomura: un’abitazione tradizionale in cui sono conservati ancora tutti gli interni e soprattutto il giardino nel cortile interno della casa. E che giardino. Io ci ho lasciato il cuore. E’ aperta tutti i giorni dalle 08.30 alle 17.30 (dalle 08.30 alle 16.30 da Ottobre a Marzo) e il prezzo è di 550 yen, a mio avviso ben spesi.

Nomura Samurai House Kanazawa

Castello di Kanazawa e Giardini Kenroku-en

Castello di KanazawaProseguite poi a piedi verso il Castello di Kanazawa di periodo Edo che riconoscerete subito perché appare spesso nelle immagini e nelle cartoline giapponesi. Ma è di fianco al castello che si trova l’attrazione forse più famosa di Kanazawa: i Giardini Kenroku-en. Definiti, a ragione, i giardini più belli di tutto il Giappone coprono una superficie di ben 11,4 ettari e sono stati curati per generazioni dalla potente famiglia Maeda che ha governato le prefetture di Toyama e Ishikawa e quindi, Kanazawa.Sono aperti tutti i giorni dalle 7 alle 18 (dalle 8 alle 17 dal 16 ottobre al fine di febbraio) e il costo è di 310 yen.

Kenrokuen Garden Kanazawa

Quartiere Higashi – Chaya e Geishe

Concludete poi la visita della città, al tramonto, andando indietro nel tempo e passeggiando per il quartiere delle Chaya, le case da tè, dove le Geishe intrattenevano gli ospiti con i loro canti e le loro danze. Le vie conservano ancora tutto il loro fascino ed è davvero magico passeggiare tra gli edifici in legno e lungo il fiume. Merita una visita la casa-museo Ochaya Shima (aperta dalle 09 alle 18, ingresso 500 yen), in cui con un supplemento potete anche gustare un matcha.

Cafe Tamon Kanazawa
Io personalmente vi consiglio di proseguire e di andare invece fino al  Cafe Tamon, di fronte al quale si trovano i migliori pancakes che io abbia mangiato in Giappone. Sembra una casa come un’altra e in realtà è un locale molto carino che serve tè e dolci deliziosi fatti al momento. Attenzione però perché qui sia i negozi che i locali alle 18 chiudono quindi se dovesse andarci di sera rischiate di trovare tutto chiuso.

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (2 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...
1 commento su Kanazawa: cosa vedere in una giornata nella città dei Samurai

Itinerario di 2 giorni a Tokyo – Parte Seconda: Carta di Riso, Teatro Kabuki, Ciliegi in Fiore e la Follia dei Manga

Nella prima parte del mio itinerario di due giorni a Tokyo vi ho raccontato di Shinjuku e Shibuya, due quartieri molto moderni e sinonimo della vita notturna della capitale giapponese….

Nella prima parte del mio itinerario di due giorni a Tokyo vi ho raccontato di Shinjuku e Shibuya, due quartieri molto moderni e sinonimo della vita notturna della capitale giapponese. Le loro luci al neon e la costante frenesia che li contraddistinguono hanno soddisfatto appieno le mie aspettative e mi hanno completamente stregata. Tokyo però non è solo grattacieli e futurismo. Durante il secondo giorno a zonzo per la città ho avuto modo infatti di esplorare quartieri più tradizionali come Asakusa, il cuore storico, e di immergermi nella bellissima oasi naturale che è il parco di Ueno.
Ma andiamo per gradi. Quindi armatevi di scarpe comode e di tanta curiosità per continuare il viaggio in questa metropoli dai mille volti.

Tsukiji, Ginza, Asakusa, Ueno e Akihabara

Tsukiji TokyoDi buon mattino ho cominciato la mia avventura da Tsukiji, il mercato ittico più grande del mondo. La parte interna è aperta al pubblico a partire dalle 9 di mattina, ma assicuratevi di essere già lì al momento dell’apertura perché i banchi del pesce si svuotano in fretta e quindi c’è il rischio di non riuscire a vedere nulla. Per i più appassionati, si può partecipare anche all’asta dei Tonni ma per questa bisogna svegliarsi molto presto perché si tiene in due turni: il primo dalle 5.25 alle 5.50 e il secondo dalle 5:50 alle 6:15. Ogni turno ammette l’ingresso a soli 60 visitatori quindi è inutile dirvi che, vista l’enorme coda, se volete avere una speranza vi conviene recarvi lì per le 2:30, 33 del mattino al massimo. Io confesso di aver rinunciatoe di aver preferito il comodo letto (sì, lo ammetto le levatacce non sono il mio forte 🙂 ).

Spostatevi poi verso Ginza, il quartiere raffinato e chic dove si susseguono uno dietro l’altro i negozi delle più grandi marche mondiali.

Kyukyodo Store

Tra tutte queste boutique di lusso, io ho scelto di fare un salto al Kyukyodo, un negozio di carta e artigianato giapponese che rifornisce anche la famiglia imperiale. Ottimo per dei souvenir originali; io, per esempio, ho preso un bellissimo album porta fotografie fatto con carta di riso su cui ci sono bellissime stampe di ventagli.

A Higashi Ginza, si trova anche un teatro Kabuki – il Kabukiza Theatre- in cui con soli 800 yen vi sarà possibile visitare il museo e assistere a 3 minuti di performance con audio guida. Non andateci di domenica perché la galleria è chiusa e si può solo assistere allo spettacolo per intero.

Finito il giro nel quartiere bon ton per antonomasia, spostatevi invece verso Asakusa che rappresenta invece la vecchia Tokyo. E’ infatti un quartiere ricco di storia e tradizioni, in cui il tempio buddhista Senso-ji la fa da padrone.Oggi, purtroppo, ci dobbiamo accontentare della ricostruzione del XX secolo, in quanto quello originale è stato distrutto, come tante altre cose, dalle bombe americane durante la Seconda Guerra Mondiale. Le strade e gli edifici di Asakusa hanno, bene o male, retto però sia alla distruzione della guerra sia al grande terremoto del 1923 ed è per questo che mantiene il fascino della vecchia Edo. Camminate quindi senza meta per le stradine tradizionali e varcate la Kaminarimon, la porta del fulmine famosa per la sua grande lanterna rossa, da cui si accede al tempio.

 

Kagetsudo Melonpan Asakusa Per uno spuntino, fate un salto da Kagetsudo Melonpan specializzato fin dal 1945 nella produzione del Melonpan . Che cos’è? Una specie di brioche dolce che si può mangiare così oppure si può farcire con gelato alla vaniglia o al gusto matcha.
Molto bella è anche la camminata lungo il fiume, che durante l’Hanami si colora del rosa dei fiori di ciliegio, da cui si può ammirare anche la Tokyo Sky Tree proprio lì di fianco. Con i suoi 634 metri d’altezza è l’edificio più alto del Giappone e si fa subito notare per la sua modernità in mezzo agli edifici bassi e in legno tipici di Asakusa. Io personalmente non sono salita, vi dico però che è aperta dalle 8 alle 22 e vi lascio il link del sito ufficiale in cui potete trovare tutte le informazioni sui costi e su come raggiungerla.

Ueno ParkDa Asakusa mi sono poi spostata verso Ueno, famoso sopratutto per il suo enorme parco al cui interno si trova anche lo zoo. Durante i weekend di primavera è preso d’assalto dai giapponesi che vengono qui a fare un picnic mentre ammirano i ciliegi in fiore. All’interno si trovano anche delle tipiche case da tè, in cui fermarsi per una sosta rigenerante.

Per concludere, mi sono diretta poi ad Akihabara, la città dell’elettronica famosa in tutto il mondo.
Akihabara però non è solo tecnologia: di fianco agli store della Sega e di videogiochi si possono trovare i negozi più strani e bizzarri. E’ il regno delle fumetterie per appassionati di manga, anime ed action figure. Ci sono anche molti negozi che trattano gli anime porno, che in Giappone non sono affatto un tabù. Anzi, questo quartiere è pieno anche di sexy shop e di Maid Cafe, ovvero dei bar in cui si viene serviti da delle ragazze vestite da governanti del passato, con grembiulini e merletti, che offrono la massima devozione ai clienti con frasi e gesti di massimo rispetto. Sono aperti anche ai turisti e, essendo in Giappone, non credo che cerchino d fregare gli stranieri. State però attenti a cosa ordinate e scegliete le cose direttamente dal menù per non incorrere magari in conti molto salati. Chūōdōri, la via principale, la domenica è chiusa al traffico e avrete quindi modo di passeggiare liberamente alla scoperta di questa mecca dell’elettronica, che dà il massimo di sé la sera quando il sole cala e si accendono invece le luci coloratissime delle sale gioco.

 

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (1 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...
Nessun commento su Itinerario di 2 giorni a Tokyo – Parte Seconda: Carta di Riso, Teatro Kabuki, Ciliegi in Fiore e la Follia dei Manga

Itinerario di 2 Giorni a Tokyo – Parte Prima: tra Grattacieli, Templi Shintoisti, Noodles e Purikura

Quando ci si immagina Tokyo, si pensa ad una città estremamente moderna piena di grattacieli i cui cartelloni pubblicitari risplendono di mille colori e illuminano a giorno le strade piene…

Quando ci si immagina Tokyo, si pensa ad una città estremamente moderna piena di grattacieli i cui cartelloni pubblicitari risplendono di mille colori e illuminano a giorno le strade piene di persone e di businessmen in giacca e cravatta. Ebbene, è proprio così. In particolare questa descrizione altro non è che Shinjuku, un quartiere, o forse sarebbe meglio dire una città a sé stante, sinonimo della vita notturna e della frenesia di Tokyo. E’ senza dubbio il luogo perfetto dove soggiornare: è vicinissimo alla stazione dei treni e dei pullman, una delle più grandi in assoluto, e grazie alla sfilza di pub, bar, ristoranti e attività non avrete un momento di noia. Anche io ho scelto di pernottare come vi ho raccontato nel mio itinerario di 15 giorni in Giappone a Shinjuku, in particolare allo Citadines Shinjuku Tokyo, ottimo perché in pieno centro a pochi minuti di distanza dalla stazione JR e dalle fermate della metro.

Shinjuku
Tokyo è una delle metropoli più popolate e dinamiche del mondo e come tale riesce ad affascinare chiunque perché combina futuristiche meraviglie tecnologiche alla più antica tradizione nipponica. Vi capiterà infatti spesso di passare da una strada trafficata piena di luci al neon e di edifici super moderni a dei magnifici santuari immersi nella natura in cui non vi sembrerà nemmeno di essere in una grande città. 

I quartieri sono di conseguenza molto diversi tra loro e se avete come me poco tempo a disposizione vi lascio l’itinerario di 2 giorni che ho seguito io come punto di partenza per pianificare la vostra visita. Per muovermi ho usato solo la metropolitana ( il pass giornaliero che vi permette di spostarsi illimitatamente per 24h costa 600 yen) e la linea JR Yamanote Line, compresa nel JR Pass e quindi gratuita per chi ce l’ha. A questo link potete scaricare la mappa della metro in inglese. 

Shinjuku, Harajiku, Roppongi, Shibuya

Se soggiornate a Shinjuku, la mattina presto vi basterà spostarvi a piedi e con una camminata di circa 10 minuti raggiungerete la prima meta dell’itinerario giornaliero, ovvero il Palazzo del Governo di Tokyo. E’ un ottimo punto di partenza perché dal suo 45esimo piano potrete ammirare una magnifica vista panoramica da 202 metri di altezza su tutta Tokyo e potrete così capire quanto è grande e dove sono situati i vari quartieri. Il tutto, udite udite, gratuitamente.

Meiji JinguUna volta capita l’enorme estensione della capitale giapponese, mi sono spostata verso il quartiere di Harajuku, fermandomi però prima al Meiji Jingu, uno dei santuari shintoisti più importanti del Giappone. Si trova immerso in un bellissimo parco in cui l’unico suono che sentirete è il cinguettio degli uccellini e dimenticherete di trovarvi nel cuore della vibrante metropoli.DSC_0012 1

Foto 08-04-18, 12 48 06Dopo questa pausa zen, dirigetevi a piedi verso Takeshita Street, una piccola strada molto frequentata dai giovani centro della moda giovanile di Tokyo. Qui troverete tantissimi negozi che vendono le cose più disparate: dai negozi di abbigliamento cosplayer a quelli che fanno zucchero filato colorato e gigantesco.Una chicca da non perdere: poco dopo l’ingresso con il nome della via, venendo dalla stazione JR, sulla vostra destra troverete delle scale che vi conducono ad un piano interrato paradiso delle teenager giapponesi. Che cos’è? Una Purikura, ovvero le cabine fotografiche giapponesi. Chiamarle così è riduttivo perché sono in realtà divertenti box fotografici che vi permettono di personalizzare le foto con una miriade di effetti, filtri ed immagini per renderle più kawaii ( parola con cui i giapponesi identificano tutte le cose “carine”). Ogni macchina ha temi diversi: da quelle che lisciano la pelle e ingigantiscono gli occhi a quelle che vi trasformano in Barbie e Ken. Assolutamente da provare. Purikura Harajuku

RoppongiA questo punto, se siete delle buone forchette come me, vi sarà venuto un certo appetito. Dirigetevi quindi in metro verso Roppongi, famoso per la Mori Tower sede della stazione televisiva Asahi TV che trasmette tra gli altri anche il cartone animato Doraemon e per i numerosi ristoranti. Io ho scelto di provare i famosi udon giapponesi al Tsurutontan, molto carino perché oltre ad avere piatti veramente enormi permette anche di scegliere la sala giapponese con i tavoli bassi e il tatami. Se capitate nel periodo dell’Hanami, la fioritura dei ciliegi, dopo pranzo fate un giro sulle Roppongi Hills, ottimo punto per ammirare i Sakura.

IMG-20180407-WA0011

Shibuya, altro quartiere molto alla moda, dove appena usciti dalla stazione vi imbatterete nella famosa statua in omaggio ad Hachiko, il cagnolino che dopo la morte del suo padrone si è recato ogni giorno alla stazione come faceva sempre per andargli in contro di ritorno del lavoro. Avete mai visto il film? Io verso fiumi di lacrime tutte le volte, mannaggia a me. Appena tramonta il sole, Shibuya si trasforma e anche qui le luci a led prendono possesso della città. Immancabile è la foto di rito mentre si attraversa l’incrocio più trafficato del mondo 😉

IMG-20180407-WA0010

Genki Sushi ShibuyaPer cena vi consiglio il Genki Sushi sempre a Shibuya, ovvero un ristorante di sushi a nastro in cui sarà un simpatico trenino proiettile a recapitarvi le ordinazioni. Un consiglio: essendo sempre molto pieno, andate subito al ristorante e segnate il vostro nome e il numero di persone sulla lista così, se c’è tanto da aspettare, potete fare un giro nell’attesa. Dopo non vi resterà che immergervi nella fantastica vita notturna di Shibuya e Shinjuku e alla sua via più famosa Kabuki Cho prima di fare ritorno all’hotel. Anche se viene definita il quartiere a luci rosse di Tokyo, Kabuki Cho in realtà è solo una strada molto frequentata ma in cui è sicuro muoversi anche se siete da soli. Se siete ragazze probabilmente non vi guarderanno nemmeno, se siete ragazzi invece è probabile che veniate avvicinati da qualche ragazzo di colore che cerca di farvi entrare nei locali. Rifiutate sempre e fate attenzione perchè, essendo locali gestiti per lo più dalla Yakuza, la “mafia giapponese”, è probabile che la serata finisca con una bella truffa. Mentre camminate sentirete infatti continuamente avvertimenti dagli altoparlanti e ci sono anche molti agenti che controllano la zona. Ma come detto non abbiate paura perché è assolutamente sicuro, a maggior ragione perché i guadagni della Yakuza provengono proprio dalle sale gioco e dai locali che gestiscono quindi fanno di tutto per evitare problemi ed allontanare quindi le persone. 

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (1 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...
2 commenti su Itinerario di 2 Giorni a Tokyo – Parte Prima: tra Grattacieli, Templi Shintoisti, Noodles e Purikura

Giappone: 4 cose fondamentali da prenotare prima della partenza

Nell’ultimo blogpost vi ho parlato del mio itinerario di 15 giorni alla scoperta del Giappone, un viaggio davvero ricco di emozioni che consiglio a tutti coloro che hanno voglia di…

Nell’ultimo blogpost vi ho parlato del mio itinerario di 15 giorni alla scoperta del Giappone, un viaggio davvero ricco di emozioni che consiglio a tutti coloro che hanno voglia di allontanarsi dalla comfort zone e di immergersi invece in una cultura per molti versi estremamente diversa rispetto alla nostra. E’ una di quelle mete che, ancora oggi, vuoi per la distanza vuoi per la lingua o per il costo (che è più una diceria come vi ho spiegato qui) spesso non è presa in considerazione per un viaggio a lungo raggio. In realtà, in base alla mia esperienza, devo dire che il Giappone è uno dei paesi in cui mi sono sentita più a mio agio e in cui ho avuto meno problemi a muovermi e ad orientarmi. Nonostante le normali paure iniziali del tipo “chissà se capirò qualcosa”, una volta arrivati vi accorgerete subito che è tutto talmente ben organizzato che chiunque riesce a spostarsi in autonomia facilmente. Ecco, essendo un paese estremamente sicuro (potete passeggiare tranquillamente di notte con la borsa aperta e nessuno vi toccherà mai niente) il mio consiglio è quello di organizzare un viaggio “fai da te”. E’ una di quelle mete che veramente si visitano meglio in autonomia, così da poter decidere liberamente in base ai propri interessi cosa vedere e cosa tralasciare vista l’enorme offerta che c’è.

Oggi vi voglio raccontare delle 4 cose fondamentali che mi sono state di enorme aiuto durante il mio viaggio nel Sol Levante. Sono tutte prenotabili dall’Italia e vi saranno estremamente utili una volta arrivati.

Japan Rail Pass

Il modo migliore per spostarsi in Giappone è sicuramente il treno. Sono velocissimi, ben organizzati, comodi e sopratutto puntuali. Se la partenza è prevista per le 8.33 state pur certi che alle 8.33 in punto il treno sta partendo e arriverete sempre all’orario che è riportato. Un po’ come da noi insomma 🙂 La rete ferroviaria è enorme e collega ogni angolo del paese: si va dai treni locali che fermano in ogni stazione ai “bullet train”, i treni proiettile che sfrecciano velocissimi e vi portano in men che non si dica da una città all’altra. La cosa bella è che per i turisti è disponibile un abbonamento veramente conveniente che permette di prendere la maggior parte dei treni senza ulteriori costi. Il Japan Rail Pass.

Come funziona? Semplice: il JR Pass si può acquistare esclusivamente fuori dal Giappone ed è valido su tutte le linee JR del Giappone (ad eccezione del Nozomi e del Mizuho Shinkansen, che tra l’altro a me non sono mai serviti). In più è valido anche per la Tokyo Monorail, che collega le principali zone turistiche della capitale e sui bus JR locali, altra valida alternativa ai treni. Si può scegliere tra varie opzioni in base al numero dei giorni in cui si intende stare. Io per esempio ho scelto quello da 14 giorni, che ha un costo di 349€. Considerate che potete prendere anche tutti i treni da e per gli aeroporti illimitatamente.

Come si acquista? Come vi dicevo il pass può essere acquistato solo ed esclusivamente dai turisti prima di arrivare in Giappone. Lo potete trovare a questo link che vi manda al sito ufficiale e una volta completato l’acquisto vi verrà inviato un voucher stampabile da scambiare una volta arrivati. Lo scambio può essere fatto entro 3 mesi dall’acquisto in qualsiasi ufficio della JR ( sono ovunque: negli aeroporti e in tutte le stazioni, qui comunque vi lascio il link con i principali) presentando il proprio passaporto.

Come si usa? Una volta scambiato e ottenuto il vero e proprio pass nominale, vi basterà mostrarlo ai controllori addetti prima di passare i tornelli d’ingresso nelle stazioni. La prima volta ve lo timbreranno con la data che è attesta l’inizio di validità. Molto comodo è anche il servizio, sempre gratuito, di prenotazione dei posti a sedere sui treni che lo prevedono. Anche in questo caso vi basterà andare in uno dei tanti uffici JR in stazione e richiedere la prenotazione del posto per la tratta e l’orario che preferite senza ulteriori costi aggiuntivi. Se non lo prenotate, sono comunque presenti nel 99% dei casi le carrozze senza obbligo di prenotazione. Come si fa a sapere quale treno bisogna prendere? Leggete sotto e lo scoprirete.

Hyperdia

Altro strumento essenziale, collegato al JR Pass, è un’applicazione giapponese che si può scaricare gratuitamente su telefono e tablet. E’ fondamentale perché immettendo la stazione di partenza e quella di arrivo mostra tutti gli itinerari possibili, con tanto di orari, binari di partenza, fermate intermedie e prezzi. Se avete il JR Pass poi, vi dice anche se quel particolare treno è compreso nell’abbonamento e se è possibile riservare i posti a sedere. E’ disponibile sia per iPhone che per Android.

Pocket Wifi

Per poter usare sempre l’App di Hyperdia ed essere sempre connessi, il modo migliore è quello di noleggiare un Pocket Wifi. E’ un router portatile che permette di collegare più dispositivi sempre e ovunque. Essendo piccolo, è comodo da portarsi dietro ed è anche molto economico considerando che permette di accedere ad internet 24h su 24. Se pensate a quanto vi costerebbe con le tariffe italiane il risparmio è davvero tanto. Anche questo è prenotatile prima di partire e ci sono diverse compagnie tra cui scegliere. Consiglio però di prenotarlo con abbastanza anticipo perché c’è il rischio, in alta stagione, di non trovarne disponibili. Io infatti ho provato prima con Global Advanced Communications ma purtroppo non ne avevano più.  Ho provato poi con Japan Wireless che invece l’aveva e mi sono trovata benissimo. Ho scelto il Premium Wi-Fi con uso illimitato per 15 giorni e l’ho pagato 7650 yen, circa 57€. Mentre si compila il format per la prenotazione, si può scegliere il periodo di tempo per cui noleggiarlo e dove e come ritirarlo. Io, per esempio, ho scelto di farmelo recapitare direttamente nel primo hotel in cui sarei stata ed ho quindi scritto l’indirizzo e il numero di telefono ( per precauzione ho anche inviato una mail all’hotel stesso per avvisarli) e al mio arrivo l’ho trovato lì. Nella confezione c’era anche una batteria extra e il caricatore. Anche la restituzione è molto facile: vi basterà metterlo nella busta con già i dati di spedizione che vi consegnano insieme al Pocket Wifi ed imbucarlo in qualsiasi cassetta postale ( io l’ho imbucato direttamente in quella dell’aeroporto di partenza, mi raccomando PRIMA di effettuare i controlli di sicurezza perché ovviamente poi non ne troverete più).

Trasporto bagagli

L’ultima cosa che mi sento di consigliarvi è il comodissimo servizio di trasporto bagagli. Uno degli inconvenienti nei viaggi con molti spostamenti sono infatti le valige pesanti ed ingombranti che bisogna portarsi dietro. In Giappone, patria dell’organizzazione, esiste però questo fantastico servizio che permette di farsi spedire i bagagli da una tappa all’altra. Essendo super affidabile e veloce, potrete muovervi più liberamente senza l’impiccio delle valige che troverete invece direttamente nell’hotel di arrivo. Io me li sono fatta spedire da Tokyo ad Hakone, da Hakone a Kyoto e da Kyoto ad Osaka e per il resto ho usato uno zaino ( per la precisione questo di Cabin Max che è veramente ottimo ed è anche delle dimensioni giuste del bagaglio a mano di tutte le compagnie aeree, Ryanair e EasyJet comprese) con l’occorrente per le poche notti in cui non avrei avuto a disposizione la valigia. Per poter usufruire del trasporto bagagli, vi basterà chiedere direttamente alla reception del vostro hotel e comunicare l’indirizzo di quello in cui volete che i bagagli vengano recapitati (di solito bisogna lasciarli entro le 07.30 del giorno di partenza). In base alla distanza, vi faranno pagare un importo (da Tokyo a Kyoto costa per esempio all’incirca 1900 yen) e vi faranno compilare una bolla con i vostri dati e il luogo di consegna. Dopo di che non vi resterà che partire molto più leggeri e non abbiate paura perché le valige le ritroverete sempre, stiamo parlando del Giappone dopotutto.



Booking.com

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (No Ratings Yet)
Loading...

Nessun commento su Giappone: 4 cose fondamentali da prenotare prima della partenza

Viaggio in Giappone: istruzioni per l’uso

Come promesso nell’articolo precedente 15 giorni in Giappone: itinerario giorno per giorno e sistemazioni, oggi vi vorrei dare qualche consiglio pratico per organizzare al meglio il vostro viaggio in Giappone e…

Come promesso nell’articolo precedente 15 giorni in Giappone: itinerario giorno per giorno e sistemazioni, oggi vi vorrei dare qualche consiglio pratico per organizzare al meglio il vostro viaggio in Giappone e sfatare alcuni falsi miti. Di seguito trovate un elenco con i suggerimenti su quando andare, dove alloggiare, come spostarsi e soprattutto quanto costa.

Quando andare in Giappone

Io personalmente ho scelto di andare in primavera perché da sempre immagino il Giappone colorato dal rosa dei ciliegi in fiore. Per riuscire ad assistere all’Hanami, la fioritura dei ciliegi appunto, il periodo migliore è quello di fine marzo e inizio aprile. Tenete presente però che essendo un fenomeno naturale non è possibile prevedere con esattezza i giorni esatti. Avendo prenotato i voli con più di sei mesi di anticipo, sono arrivata con una settimana di ritardo quindi non sono riuscita ad assistere alla massima fioritura. Nonostante la grandissima delusione iniziale (e le continue lamentele che tutti si sono dovuti sorbire prima della partenza), a parte a Tokyo, sono sempre riuscita a vederli e ammetto che una volta lì i sakura sono anche passati in secondo piano. Tenete presente che il clima è come da noi, quindi visto che in primavera il tempo è sempre un po’ instabile è meglio portare anche abiti pesanti e qualche anti-pioggia perché quando piove o quando si alza il vento l’aria diventa veramente gelida. Se volete organizzare il viaggio in base alla fioritura dei ciliegi vi consiglio di dare un’occhiata al sito ufficiale giapponese che riporta le previsioni zona per zona. Visitare il Giappone in questo periodo, al di là della bellezza dei fiori che rendono tutto un po’ più magico, permette di assistere anche ad una serie di eventi e manifestazioni che si svolgono proprio per celebrare i ciliegi in fiore.

Dove alloggiare

In base alla mia esperienza, mi sento di consigliarvi di scegliere hotel nei pressi delle stazioni. Oltre ad essere facilmente raggiungibili, sono anche comodi per gli spostamenti in città e per le gite di una giornata nei paesi vicini. Risparmierete così tantissimo tempo perché essendo già in stazione, dovrete semplicemente andare al binario o alla fermata del pullman che dovete prendere. Inoltre, in zona stazione, ci sono sempre anche gli uffici d’informazione e molti bar e ristoranti sempre comodi se la sera si è stanchi e non si ha voglia di allontanarsi troppo.

Da provare assolutamente sono anche le ryokan, ovvero le locande tradizionali con i pavimenti in tatami e le porte scorrevoli dove farsi coccolare dall’incredibile ospitalità giapponese. E’ un’esperienza secondo me imprescindibile per scoprire un po’ di più la cultura nipponica e anche per recuperare le energie immersi magari in una onsen, ovvero le sorgenti termali naturali che molto spesso sono presenti nelle ryokan, di cui trovate approfondimenti qui.

Tenete presente che le dimensioni delle stanze sono quelle standard giapponesi: molto molto piccole. Non vi spaventate quindi se vi ritrovate a fare le acrobazie per scavalcare la valigia e raggiungere il letto o il bagno perché queste sono le misure normali di qualsiasi abitazione giapponese.



Booking.com

Come arrivare e come muoversi

Ci sono varie compagnie che operano la tratta Italia – Giappone. Essendo il mio un viaggio itinerante ho deciso di arrivare a Tokyo e ripartire poi dall’aeroporto di Osaka Kansai, più vicino ad Osaka appunto e quindi a Kyoto. Avendo prenotato i biglietti con largo anticipo ho trovato un’offerta interessante con Emirates con cui poi ho viaggiato. Lo scalo è a Dubai e le ore di volo sono circa 6 da Milano a Dubai e altre 10 circa da lì al Giappone. Mettete quindi in conto, tra andata e ritorno, quasi 4 giorni “persi” per il viaggio.  Avevo valutato anche un’offerta molto buona di Finnair e dato un’occhiata ad Alitalia, molto allettante perché effettua voli diretti ma anche molto più costosi soprattutto se gli aeroporti di arrivo e partenza sono diversi.

Una volta arrivati in Giappone, poi, il modo migliore per spostarsi è utilizzare i mezzi pubblici, in particolare i treni. Molto conveniente e comodo è il Japan Rail Pass, di cui trovate tutte le informazioni sul mio post 5 cose fondamentali per un viaggio in Giappone, che vi permette di prendere quasi tutti i treni delle ferrovie giapponesi, compresi quelli da e per gli aeroporti, ad un prezzo davvero interessante che varia in base ai giorni di utilizzo.

Quanto costa

Quando si pensa al Giappone, di solito, lo si etichetta come una meta cara. Certo, il costo del volo è mediamente alto e bisogna mettere in conto anche quello per gli spostamenti interni, sia che si decida di spostarsi in treno o che si opti per i pullman. Vi posso però dire che non è così caro come si crede: per il cibo, infatti, si possono trovare ristoranti veramente a buon prezzo, che offrono magari i menù completi per pranzo o cena. Considerate poi che quasi ovunque avrete a disposizione gratuitamente l’acqua, o il tè nei locali più tradizionali, che vi riempiono in continuazione ed è una cosa che consente di risparmiare un po’.  Anche per gli alloggi c’è una grandissima scelta per tutte le tasche: volendo ci sono anche i “capsule hotel” in cui si dorme in delle stanze minuscole che a me ricordano più dei loculi ma che sono molto economici. Inoltre, ci sono anche tantissime attrazioni gratuite, che vi permetteranno di visitare posti incredibili a costo zero. Nel mio itinerario dettagliato a Tokyo ne potete trovare alcune. Credo che l’essere caro sia sempre soggettivo e che dipende dai gusti e dalle esigenze di ognuno: essendo un paese molto moderno e all’avanguardia le scelte sono infinite e quindi anche i prezzi variano in base a cosa si vuole.

E con la lingua come si fa?

Un altro “ostacolo” che spaventa di solito quando si sta pensando ad un viaggio in Giappone è la lingua. Confesso che prima della partenza mi sono chiesta anche io più di una volta come avrei fatto a capire come muovermi o che treno prendere visto che i caratteri giapponesi per me sono solo bei simboli. Poi mi tranquillizzavo dicendomi che se avessi avuto difficoltà avrei sempre potuto chiedere informazioni in inglese, come faccio di solito. Niente di più sbagliato. In realtà, l’inglese potete anche non saperlo perché sono veramente in pochi quelli che lo capiscono e che vi sapranno rispondere. In compenso però muoversi è veramente semplice: l’organizzazione e la precisione maniacali giapponesi si vedono anche in questo. Tutti i cartelli infatti riportano anche i nomi con il nostro alfabeto e sono talmente schematici che è praticamente impossibile sbagliare. Se doveste essere in difficoltà poi, nonostante la barriera della lingua, troverete sempre qualcuno pronto ad aiutarvi e a gesti si arriva ovunque.

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (No Ratings Yet)
Loading...
Nessun commento su Viaggio in Giappone: istruzioni per l’uso

15 giorni in Giappone: itinerario giorno per giorno e sistemazioni

Sono appena tornata da 15 meravigliosi giorni in Giappone e, oltre al fuso orario, sto cercando di smaltire anche la grande nostalgia per questo paese lontano da noi sia geograficamente…

Sono appena tornata da 15 meravigliosi giorni in Giappone e, oltre al fuso orario, sto cercando di smaltire anche la grande nostalgia per questo paese lontano da noi sia geograficamente che culturalmente. E’ stata un’esperienza bellissima, che mi ha permesso di scoprire un po’ di più la cultura millenaria di questo popolo. Se dovessi descrivere i giapponesi in 3 parole userei senza dubbio gli aggettivi “rispettosi”, “precisi” e “complessi”. Appena arrivati vi accorgerete immediatamente dell’ordine e della precisione che regnano ovunque. E dopo qualche ora, con cartina alla mano cercando di capire come muoversi, scoprirete l’estrema cordialità e gentilezza delle persone che nonostante le barriere linguistiche sono sempre pronte ad aiutare. La complessità invece viene fuori nelle piccole cose: vi accorgerete che sotto la precisione maniacale e l’estrema educazione si nascondono lati particolari che a noi possono sembrare strani ma che in realtà sono solo molto distanti dal nostro modo di pensare.

Ma passiamo ai lati pratici per l’organizzazione di un viaggio di circa due settimane on the road o sarebbe meglio dire “by train” in Giappone.

Qui vi lascio l’itinerario giorno per giorno che ho progettato e testato io con le relative sistemazioni, di cui vi lascio anche i link a Booking.com. Considerando che il Giappone era una delle mete che sognavo da una vita e che le cose che volevo visitare erano tante ma i giorni limitati, ho dovuto spostarmi molto ma devo dire che non è stato troppo pesante perché i collegamenti sono veramente ottimi e poi ne è sicuramente valsa la pena.

Giorno 1 – Tokyo – Hotel Citadines Central Shinjuku

Giorno 2 – Tokyo

Giorno 3 – Tokyo

Giorno 4 – Hakone – Yumoto Fujiya Hotel

Giorno 5 – Hakone

Giorno 6 – Kanazawa – ANA Crowne Plaza Kanazawa

Giorno 7 – Shirakawa -go

Giorno 8 – Takayama – Honjin Hiranoya Kachoan

Giorno 9 – Kyoto – Hotel New Hankyu Kyoto

Giorno 10 – Kyoto

Giorno 11 – Monte Koya – monastero Fukuchi-In

Giorno 12 – Osaka – Hotel Granvia Osaka

Giorno 13 – Osaka e Nara



Booking.com

Ho scelto di partire dalla capitale, caotica e moderna, per poi invece sposarmi in zone più tradizionali e tranquille. Hakone è una meta gettonata più che altro dai giapponesi stessi che la scelgono spesso come luogo di vacanza grazie alle sue rinomate sorgenti termali e le cave di zolfo.

L’ho scelta infatti per l’esperienza delle Onsen, le terme giapponesi.

Immergersi in queste acque a 40 gradi, circondati dalla natura mentre fuori fa freddo è veramente un’esperienza da non perdere. Da qui si può ammirare anche il Monte Fuji. Ho proseguito poi per Kanazawa, splendida cittadina nel cuore delle Alpi giapponesi in cui si sono mantenuti intatti i quartieri tradizionali.

In pullman, successivamente, ho fatto una tappa al villaggio di Shirakawa-go, sito patrimonio mondiale dell’Unesco famoso per le sue case dai tetti di paglia, prima di arrivare alla caratteristica Takayama.  Anche qui tra un boccone della gustosissima carne Hida e un sorso di Sake, prodotto nelle numerose distillerie locali, ho potuto provare l’ospitalità tipica giapponese soggiornando in un fantastico Ryokan a 5 stelle, in cui mi hanno coccolata per tutto il soggiorno.

Mi sono spostata poi a Kyoto, città simbolo del Giappone e ho visitato la foresta di bambù di Arashiyama e il famosissimo santuario Fushimi-Inari di cui tutti gli appassionati del film Memorie di una Geisha riconosceranno subito i torii arancioni. Non a caso, qui per qualche ora mi sono trasformata in una Maiko e ho provato l’incredibile sensazione di provare un vero e proprio kimono.

Dopo parecchi cambi ho fatto un pellegrinaggio fino al Monte Koya, che con i suoi 117 templi rappresenta uno dei centri buddhisti più importanti e dal 2014 fa anche lui parte del patrimonio Unesco.

Infine ho raggiunto Osaka, nel Kansai, che con il suo street food e l’atmosfera più rilassata mi ha totalmente conquistata. L’ultimo giorno poi ho fatto un’escursione a Nara, a circa un’oretta da Osaka, famosa per il parco in cui vivono completamente liberi più di 1200 cervi. Non avrei potuto concludere meglio questo magnifico viaggio che porterò per sempre nel cuore.

Se volete sapere qual è il periodo migliore per andare in Giappone e come muoversi, leggete anche l’articolo Viaggio in Giappone: consigli per l’uso  e Giappone: 4 cose fondamentali da prenotare prima della partenza in cui vi spiego tutto quello che c’è da sapere per organizzare al meglio un viaggio fai da te nel paese del Sol Levante.



Booking.com

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (1 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...
9 commenti su 15 giorni in Giappone: itinerario giorno per giorno e sistemazioni

Mercati e Mercanti della Thailandia – Emozioni per Tutti i Gusti

Non lo sapete ancora, ma i mercati sono una mia grande passione. Adoro camminare tra le bancarelle, ammirando la merce esposta. Non ha importanza che siano mercati di generi alimentari,…

Non lo sapete ancora, ma i mercati sono una mia grande passione. Adoro camminare tra le bancarelle, ammirando la merce esposta. Non ha importanza che siano mercati di generi alimentari, delle pulci, di fiori, di caramelle o di abbigliamento. L’importante è che siano unici nel loro genere e, preferibilmente autentici e frequentati dalla gente del posto. Credo che i mercati siano uno dei posti migliori in cui osservare le persone nella loro quotidianità: sono il cuore delle città, in cui casalinghe, uomini d’affari di ritorno da una giornata di lavoro, commercianti, bambini e innamorati si avvicendano nei loro abiti di tutti i giorni e si confrontano mentre portano a termine le loro commissioni. Da questo punto di vista la Thailandia mi ha regalato tantissime emozioni: ci sono infatti mercati in tutte le città, di ogni genere e specie.Ve ne elenco alcuni di quelli che abbiamo visitati, certi più tradizionali, altri più turistici. Ma tutti che con le loro peculiarità meritano, a parer mio, di essere visitati.

Pak Khlong Talat Market

Il Pak Khlong Talat è il mercato dei fiori di Bangkok. Devo dire che è uno di quelli che con la sua semplicità mi ha maggiormente conquistata. E’ letteralmente un’esplosione di colori e profumi che ti avvolgono. Noi lo abbiamo visitato di sera, quando si riempie di facchini che in un continuo viavai portano i fiori freschi: orchidee dai colori sgargianti, rose, garofani e una bellissima qualità di fiori bianchi che si vedono spesso appesi nei templi.

 

 

La cosa più bella per me è stata vedere  nell’uscire una ragazza che aveva appena finito di lavorare entrare in un piccolo tempio proprio lì di fianco, togliersi le scarpe con il tacco, e depositare un piccolo mazzo di fiori appena preso. Un gesto normale che mi ha fatto apprezzare la profonda spiritualità che aleggia in tutti gli angoli di questa metropoli e che si percepisce in ogni piccolo altare commemorativo presente nei cortili delle case, sui balconi, nei ristoranti e nei piazzali dei benzinai.

Damnersaduak Floating Market 

In Thailandia ci sono parecchi mercati sull’acqua tra cui scegliere. Noi abbiamo optato per il Damnersaduak a circa due ore di strada da Bangkok. E’ quello più conosciuto e, di conseguenza, anche il più gettonato mercato galleggiante del Paese. Lo abbiamo scelto soprattutto perché è facilmente visitabile in giornata dalla capitale. Ci sono vari modi per raggiungerlo, dai mezzi pubblici ai taxi. Noi abbiamo optato per il trasferimento con uno dei minivan che si possono prendere nella zona del Victory Monument e sono molto comodi nonché economici. Abbiamo poi preferito scendere ad una fermata a circa 1 km dall’ingresso principale e abbiamo proseguito su una long tail boat che, navigando tra i canali secondari che costeggiano le case dei mercanti, ci ha portati nel cuore del mercato. La cosa migliore è visitarlo la mattina, prima di mezzogiorno, quando le bancarelle sono ancora piene. Nonostante i numerosi turisti che prendono d’assalto il posto, è comunque interessante vedere i commercianti che a suon di remi si destreggiando tra una piroga e l’altra. Si può trovare di tutto e un po’ sia sul fiume che nei vicoli che fiancheggiano il fiume. E qui abbiamo conosciuto anche una sorridente vecchietta che, parlandoci con un misto di inglese e thailandese, ci ha spiegato l’uso degli strani unguenti homemade verdognoli e dall’odore pungente che vendeva. Inutile dire che li abbiamo comprati e sono stati inaspettatamente la salvezza di Francesco per le scottature alle Phi Phi Islands.

 

Maeklong Railway Market 

Nella cittadina di Samut Songkhram ad un’oretta da Bangkok, c’è Il Maeklong Railway Market. E’ meno battuto dagli stranieri e viene ancora usato dalla gente del posto per fare acquisti di generi alimentari. I thailandesi lo chiamano “Talad Rom Hoop” ( il mercato dove si piegano gli ombrelli). La sua particolarità? Le bancarelle si trovano direttamente sui binari del treno che i commercianti ritirano all’ultimo secondo prima dell’arrivo del treno che quotidianamente attraversa il mercato. E’ aperto tutti i giorni dalle 07:00 alle 17:30, ma il treno passa solo in orari stabiliti. Quando siamo andati noi erano questi: 9:45 , 11:30 , 13:40 , 14:30 , 18:00. Meglio però arrivare in anticipo per non rischiare di perdersi lo spettacolo.

 

 

Mercato notturno di Chiang Rai

Uno dei mercati notturni che ho apprezzato maggiormente è stato quello di Chiang Rai. E’ ottimo per cenare ma anche per fare solo una passeggiata serale. Purtroppo avevo lasciato la macchina fotografica a riposo in hotel e non ho quindi potuto immortalarlo. Merita però una visita se vi trovate in zona. L’aria che si respira infatti è magica: mi ha fatto pensare all’atmosfera rilassata delle feste di paese durante le serate estive, con la musica dal vivo e la gente allegra.  E per gli appassionati di tè come la sottoscritta, non ve lo perdete assolutamente.

 

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (No Ratings Yet)
Loading...
2 commenti su Mercati e Mercanti della Thailandia – Emozioni per Tutti i Gusti

Type on the field below and hit Enter/Return to search