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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Categoria: Asia

Giappone: 4 cose fondamentali da prenotare prima della partenza

Nell’ultimo blogpost vi ho parlato del mio itinerario di 15 giorni alla scoperta del Giappone, un viaggio davvero ricco di emozioni che consiglio a tutti coloro che hanno voglia di…

Nell’ultimo blogpost vi ho parlato del mio itinerario di 15 giorni alla scoperta del Giappone, un viaggio davvero ricco di emozioni che consiglio a tutti coloro che hanno voglia di allontanarsi dalla comfort zone e di immergersi invece in una cultura per molti versi estremamente diversa rispetto alla nostra. E’ una di quelle mete che, ancora oggi, vuoi per la distanza vuoi per la lingua o per il costo (che è più una diceria come vi ho spiegato qui) spesso non è presa in considerazione per un viaggio a lungo raggio. In realtà, in base alla mia esperienza, devo dire che il Giappone è uno dei paesi in cui mi sono sentita più a mio agio e in cui ho avuto meno problemi a muovermi e ad orientarmi. Nonostante le normali paure iniziali del tipo “chissà se capirò qualcosa”, una volta arrivati vi accorgerete subito che è tutto talmente ben organizzato che chiunque riesce a spostarsi in autonomia facilmente. Ecco, essendo un paese estremamente sicuro (potete passeggiare tranquillamente di notte con la borsa aperta e nessuno vi toccherà mai niente) il mio consiglio è quello di organizzare un viaggio “fai da te”. E’ una di quelle mete che veramente si visitano meglio in autonomia, così da poter decidere liberamente in base ai propri interessi cosa vedere e cosa tralasciare vista l’enorme offerta che c’è.

Oggi vi voglio raccontare delle 4 cose fondamentali che mi sono state di enorme aiuto durante il mio viaggio nel Sol Levante. Sono tutte prenotabili dall’Italia e vi saranno estremamente utili una volta arrivati.

Japan Rail Pass

Il modo migliore per spostarsi in Giappone è sicuramente il treno. Sono velocissimi, ben organizzati, comodi e sopratutto puntuali. Se la partenza è prevista per le 8.33 state pur certi che alle 8.33 in punto il treno sta partendo e arriverete sempre all’orario che è riportato. Un po’ come da noi insomma 🙂 La rete ferroviaria è enorme e collega ogni angolo del paese: si va dai treni locali che fermano in ogni stazione ai “bullet train”, i treni proiettile che sfrecciano velocissimi e vi portano in men che non si dica da una città all’altra. La cosa bella è che per i turisti è disponibile un abbonamento veramente conveniente che permette di prendere la maggior parte dei treni senza ulteriori costi. Il Japan Rail Pass.

Come funziona? Semplice: il JR Pass si può acquistare esclusivamente fuori dal Giappone ed è valido su tutte le linee JR del Giappone (ad eccezione del Nozomi e del Mizuho Shinkansen, che tra l’altro a me non sono mai serviti). In più è valido anche per la Tokyo Monorail, che collega le principali zone turistiche della capitale e sui bus JR locali, altra valida alternativa ai treni. Si può scegliere tra varie opzioni in base al numero dei giorni in cui si intende stare. Io per esempio ho scelto quello da 14 giorni, che ha un costo di 349€. Considerate che potete prendere anche tutti i treni da e per gli aeroporti illimitatamente.

Come si acquista? Come vi dicevo il pass può essere acquistato solo ed esclusivamente dai turisti prima di arrivare in Giappone. Lo potete trovare a questo link che vi manda al sito ufficiale e una volta completato l’acquisto vi verrà inviato un voucher stampabile da scambiare una volta arrivati. Lo scambio può essere fatto entro 3 mesi dall’acquisto in qualsiasi ufficio della JR ( sono ovunque: negli aeroporti e in tutte le stazioni, qui comunque vi lascio il link con i principali) presentando il proprio passaporto.

Come si usa? Una volta scambiato e ottenuto il vero e proprio pass nominale, vi basterà mostrarlo ai controllori addetti prima di passare i tornelli d’ingresso nelle stazioni. La prima volta ve lo timbreranno con la data che è attesta l’inizio di validità. Molto comodo è anche il servizio, sempre gratuito, di prenotazione dei posti a sedere sui treni che lo prevedono. Anche in questo caso vi basterà andare in uno dei tanti uffici JR in stazione e richiedere la prenotazione del posto per la tratta e l’orario che preferite senza ulteriori costi aggiuntivi. Se non lo prenotate, sono comunque presenti nel 99% dei casi le carrozze senza obbligo di prenotazione. Come si fa a sapere quale treno bisogna prendere? Leggete sotto e lo scoprirete.

Hyperdia

Altro strumento essenziale, collegato al JR Pass, è un’applicazione giapponese che si può scaricare gratuitamente su telefono e tablet. E’ fondamentale perché immettendo la stazione di partenza e quella di arrivo mostra tutti gli itinerari possibili, con tanto di orari, binari di partenza, fermate intermedie e prezzi. Se avete il JR Pass poi, vi dice anche se quel particolare treno è compreso nell’abbonamento e se è possibile riservare i posti a sedere. E’ disponibile sia per iPhone che per Android.

Pocket Wifi

Per poter usare sempre l’App di Hyperdia ed essere sempre connessi, il modo migliore è quello di noleggiare un Pocket Wifi. E’ un router portatile che permette di collegare più dispositivi sempre e ovunque. Essendo piccolo, è comodo da portarsi dietro ed è anche molto economico considerando che permette di accedere ad internet 24h su 24. Se pensate a quanto vi costerebbe con le tariffe italiane il risparmio è davvero tanto. Anche questo è prenotatile prima di partire e ci sono diverse compagnie tra cui scegliere. Consiglio però di prenotarlo con abbastanza anticipo perché c’è il rischio, in alta stagione, di non trovarne disponibili. Io infatti ho provato prima con Global Advanced Communications ma purtroppo non ne avevano più.  Ho provato poi con Japan Wireless che invece l’aveva e mi sono trovata benissimo. Ho scelto il Premium Wi-Fi con uso illimitato per 15 giorni e l’ho pagato 7650 yen, circa 57€. Mentre si compila il format per la prenotazione, si può scegliere il periodo di tempo per cui noleggiarlo e dove e come ritirarlo. Io, per esempio, ho scelto di farmelo recapitare direttamente nel primo hotel in cui sarei stata ed ho quindi scritto l’indirizzo e il numero di telefono ( per precauzione ho anche inviato una mail all’hotel stesso per avvisarli) e al mio arrivo l’ho trovato lì. Nella confezione c’era anche una batteria extra e il caricatore. Anche la restituzione è molto facile: vi basterà metterlo nella busta con già i dati di spedizione che vi consegnano insieme al Pocket Wifi ed imbucarlo in qualsiasi cassetta postale ( io l’ho imbucato direttamente in quella dell’aeroporto di partenza, mi raccomando PRIMA di effettuare i controlli di sicurezza perché ovviamente poi non ne troverete più).

Trasporto bagagli

L’ultima cosa che mi sento di consigliarvi è il comodissimo servizio di trasporto bagagli. Uno degli inconvenienti nei viaggi con molti spostamenti sono infatti le valige pesanti ed ingombranti che bisogna portarsi dietro. In Giappone, patria dell’organizzazione, esiste però questo fantastico servizio che permette di farsi spedire i bagagli da una tappa all’altra. Essendo super affidabile e veloce, potrete muovervi più liberamente senza l’impiccio delle valige che troverete invece direttamente nell’hotel di arrivo. Io me li sono fatta spedire da Tokyo ad Hakone, da Hakone a Kyoto e da Kyoto ad Osaka e per il resto ho usato uno zaino ( per la precisione questo di Cabin Max che è veramente ottimo ed è anche delle dimensioni giuste del bagaglio a mano di tutte le compagnie aeree, Ryanair e EasyJet comprese) con l’occorrente per le poche notti in cui non avrei avuto a disposizione la valigia. Per poter usufruire del trasporto bagagli, vi basterà chiedere direttamente alla reception del vostro hotel e comunicare l’indirizzo di quello in cui volete che i bagagli vengano recapitati (di solito bisogna lasciarli entro le 07.30 del giorno di partenza). In base alla distanza, vi faranno pagare un importo (da Tokyo a Kyoto costa per esempio all’incirca 1900 yen) e vi faranno compilare una bolla con i vostri dati e il luogo di consegna. Dopo di che non vi resterà che partire molto più leggeri e non abbiate paura perché le valige le ritroverete sempre, stiamo parlando del Giappone dopotutto.



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Viaggio in Giappone: istruzioni per l’uso

Come promesso nell’articolo precedente 15 giorni in Giappone: itinerario giorno per giorno e sistemazioni, oggi vi vorrei dare qualche consiglio pratico per organizzare al meglio il vostro viaggio in Giappone e…

Come promesso nell’articolo precedente 15 giorni in Giappone: itinerario giorno per giorno e sistemazioni, oggi vi vorrei dare qualche consiglio pratico per organizzare al meglio il vostro viaggio in Giappone e sfatare alcuni falsi miti. Di seguito trovate un elenco con i suggerimenti su quando andare, dove alloggiare, come spostarsi e soprattutto quanto costa.

Quando andare in Giappone

Io personalmente ho scelto di andare in primavera perché da sempre immagino il Giappone colorato dal rosa dei ciliegi in fiore. Per riuscire ad assistere all’Hanami, la fioritura dei ciliegi appunto, il periodo migliore è quello di fine marzo e inizio aprile. Tenete presente però che essendo un fenomeno naturale non è possibile prevedere con esattezza i giorni esatti. Avendo prenotato i voli con più di sei mesi di anticipo, sono arrivata con una settimana di ritardo quindi non sono riuscita ad assistere alla massima fioritura. Nonostante la grandissima delusione iniziale (e le continue lamentele che tutti si sono dovuti sorbire prima della partenza), a parte a Tokyo, sono sempre riuscita a vederli e ammetto che una volta lì i sakura sono anche passati in secondo piano. Tenete presente che il clima è come da noi, quindi visto che in primavera il tempo è sempre un po’ instabile è meglio portare anche abiti pesanti e qualche anti-pioggia perché quando piove o quando si alza il vento l’aria diventa veramente gelida. Se volete organizzare il viaggio in base alla fioritura dei ciliegi vi consiglio di dare un’occhiata al sito ufficiale giapponese che riporta le previsioni zona per zona. Visitare il Giappone in questo periodo, al di là della bellezza dei fiori che rendono tutto un po’ più magico, permette di assistere anche ad una serie di eventi e manifestazioni che si svolgono proprio per celebrare i ciliegi in fiore.

Dove alloggiare

In base alla mia esperienza, mi sento di consigliarvi di scegliere hotel nei pressi delle stazioni. Oltre ad essere facilmente raggiungibili, sono anche comodi per gli spostamenti in città e per le gite di una giornata nei paesi vicini. Risparmierete così tantissimo tempo perché essendo già in stazione, dovrete semplicemente andare al binario o alla fermata del pullman che dovete prendere. Inoltre, in zona stazione, ci sono sempre anche gli uffici d’informazione e molti bar e ristoranti sempre comodi se la sera si è stanchi e non si ha voglia di allontanarsi troppo.

Da provare assolutamente sono anche le ryokan, ovvero le locande tradizionali con i pavimenti in tatami e le porte scorrevoli dove farsi coccolare dall’incredibile ospitalità giapponese. E’ un’esperienza secondo me imprescindibile per scoprire un po’ di più la cultura nipponica e anche per recuperare le energie immersi magari in una onsen, ovvero le sorgenti termali naturali che molto spesso sono presenti nelle ryokan, di cui trovate approfondimenti qui.

Tenete presente che le dimensioni delle stanze sono quelle standard giapponesi: molto molto piccole. Non vi spaventate quindi se vi ritrovate a fare le acrobazie per scavalcare la valigia e raggiungere il letto o il bagno perché queste sono le misure normali di qualsiasi abitazione giapponese.



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Come arrivare e come muoversi

Ci sono varie compagnie che operano la tratta Italia – Giappone. Essendo il mio un viaggio itinerante ho deciso di arrivare a Tokyo e ripartire poi dall’aeroporto di Osaka Kansai, più vicino ad Osaka appunto e quindi a Kyoto. Avendo prenotato i biglietti con largo anticipo ho trovato un’offerta interessante con Emirates con cui poi ho viaggiato. Lo scalo è a Dubai e le ore di volo sono circa 6 da Milano a Dubai e altre 10 circa da lì al Giappone. Mettete quindi in conto, tra andata e ritorno, quasi 4 giorni “persi” per il viaggio.  Avevo valutato anche un’offerta molto buona di Finnair e dato un’occhiata ad Alitalia, molto allettante perché effettua voli diretti ma anche molto più costosi soprattutto se gli aeroporti di arrivo e partenza sono diversi.

Una volta arrivati in Giappone, poi, il modo migliore per spostarsi è utilizzare i mezzi pubblici, in particolare i treni. Molto conveniente e comodo è il Japan Rail Pass, di cui trovate tutte le informazioni sul mio post 5 cose fondamentali per un viaggio in Giappone, che vi permette di prendere quasi tutti i treni delle ferrovie giapponesi, compresi quelli da e per gli aeroporti, ad un prezzo davvero interessante che varia in base ai giorni di utilizzo.

Quanto costa

Quando si pensa al Giappone, di solito, lo si etichetta come una meta cara. Certo, il costo del volo è mediamente alto e bisogna mettere in conto anche quello per gli spostamenti interni, sia che si decida di spostarsi in treno o che si opti per i pullman. Vi posso però dire che non è così caro come si crede: per il cibo, infatti, si possono trovare ristoranti veramente a buon prezzo, che offrono magari i menù completi per pranzo o cena. Considerate poi che quasi ovunque avrete a disposizione gratuitamente l’acqua, o il tè nei locali più tradizionali, che vi riempiono in continuazione ed è una cosa che consente di risparmiare un po’.  Anche per gli alloggi c’è una grandissima scelta per tutte le tasche: volendo ci sono anche i “capsule hotel” in cui si dorme in delle stanze minuscole che a me ricordano più dei loculi ma che sono molto economici. Inoltre, ci sono anche tantissime attrazioni gratuite, che vi permetteranno di visitare posti incredibili a costo zero. Nel mio itinerario dettagliato a Tokyo ne potete trovare alcune. Credo che l’essere caro sia sempre soggettivo e che dipende dai gusti e dalle esigenze di ognuno: essendo un paese molto moderno e all’avanguardia le scelte sono infinite e quindi anche i prezzi variano in base a cosa si vuole.

E con la lingua come si fa?

Un altro “ostacolo” che spaventa di solito quando si sta pensando ad un viaggio in Giappone è la lingua. Confesso che prima della partenza mi sono chiesta anche io più di una volta come avrei fatto a capire come muovermi o che treno prendere visto che i caratteri giapponesi per me sono solo bei simboli. Poi mi tranquillizzavo dicendomi che se avessi avuto difficoltà avrei sempre potuto chiedere informazioni in inglese, come faccio di solito. Niente di più sbagliato. In realtà, l’inglese potete anche non saperlo perché sono veramente in pochi quelli che lo capiscono e che vi sapranno rispondere. In compenso però muoversi è veramente semplice: l’organizzazione e la precisione maniacali giapponesi si vedono anche in questo. Tutti i cartelli infatti riportano anche i nomi con il nostro alfabeto e sono talmente schematici che è praticamente impossibile sbagliare. Se doveste essere in difficoltà poi, nonostante la barriera della lingua, troverete sempre qualcuno pronto ad aiutarvi e a gesti si arriva ovunque.

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15 giorni in Giappone: itinerario giorno per giorno e sistemazioni

Sono appena tornata da 15 meravigliosi giorni in Giappone e, oltre al fuso orario, sto cercando di smaltire anche la grande nostalgia per questo paese lontano da noi sia geograficamente…

Sono appena tornata da 15 meravigliosi giorni in Giappone e, oltre al fuso orario, sto cercando di smaltire anche la grande nostalgia per questo paese lontano da noi sia geograficamente che culturalmente. E’ stata un’esperienza bellissima, che mi ha permesso di scoprire un po’ di più la cultura millenaria di questo popolo. Se dovessi descrivere i giapponesi in 3 parole userei senza dubbio gli aggettivi “rispettosi”, “precisi” e “complessi”. Appena arrivati vi accorgerete immediatamente dell’ordine e della precisione che regnano ovunque. E dopo qualche ora, con cartina alla mano cercando di capire come muoversi, scoprirete l’estrema cordialità e gentilezza delle persone che nonostante le barriere linguistiche sono sempre pronte ad aiutare. La complessità invece viene fuori nelle piccole cose: vi accorgerete che sotto la precisione maniacale e l’estrema educazione si nascondono lati particolari che a noi possono sembrare strani ma che in realtà sono solo molto distanti dal nostro modo di pensare.

Ma passiamo ai lati pratici per l’organizzazione di un viaggio di circa due settimane on the road o sarebbe meglio dire “by train” in Giappone.

Qui vi lascio l’itinerario giorno per giorno che ho progettato e testato io con le relative sistemazioni, di cui vi lascio anche i link a Booking.com. Considerando che il Giappone era una delle mete che sognavo da una vita e che le cose che volevo visitare erano tante ma i giorni limitati, ho dovuto spostarmi molto ma devo dire che non è stato troppo pesante perché i collegamenti sono veramente ottimi e poi ne è sicuramente valsa la pena.

Giorno 1 – Tokyo – Hotel Citadines Central Shinjuku

Giorno 2 – Tokyo

Giorno 3 – Tokyo

Giorno 4 – Hakone – Yumoto Fujiya Hotel

Giorno 5 – Hakone

Giorno 6 – Kanazawa – ANA Crowne Plaza Kanazawa

Giorno 7 – Shirakawa -go

Giorno 8 – Takayama – Honjin Hiranoya Kachoan

Giorno 9 – Kyoto – Hotel New Hankyu Kyoto

Giorno 10 – Kyoto

Giorno 11 – Monte Koya – monastero Fukuchi-In

Giorno 12 – Osaka – Hotel Granvia Osaka

Giorno 13 – Osaka e Nara



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Ho scelto di partire dalla capitale, caotica e moderna, per poi invece sposarmi in zone più tradizionali e tranquille. Hakone è una meta gettonata più che altro dai giapponesi stessi che la scelgono spesso come luogo di vacanza grazie alle sue rinomate sorgenti termali e le cave di zolfo.

L’ho scelta infatti per l’esperienza delle Onsen, le terme giapponesi.

Immergersi in queste acque a 40 gradi, circondati dalla natura mentre fuori fa freddo è veramente un’esperienza da non perdere. Da qui si può ammirare anche il Monte Fuji. Ho proseguito poi per Kanazawa, splendida cittadina nel cuore delle Alpi giapponesi in cui si sono mantenuti intatti i quartieri tradizionali.

In pullman, successivamente, ho fatto una tappa al villaggio di Shirakawa-go, sito patrimonio mondiale dell’Unesco famoso per le sue case dai tetti di paglia, prima di arrivare alla caratteristica Takayama.  Anche qui tra un boccone della gustosissima carne Hida e un sorso di Sake, prodotto nelle numerose distillerie locali, ho potuto provare l’ospitalità tipica giapponese soggiornando in un fantastico Ryokan a 5 stelle, in cui mi hanno coccolata per tutto il soggiorno.

Mi sono spostata poi a Kyoto, città simbolo del Giappone e ho visitato la foresta di bambù di Arashiyama e il famosissimo santuario Fushimi-Inari di cui tutti gli appassionati del film Memorie di una Geisha riconosceranno subito i torii arancioni. Non a caso, qui per qualche ora mi sono trasformata in una Maiko e ho provato l’incredibile sensazione di provare un vero e proprio kimono.

Dopo parecchi cambi ho fatto un pellegrinaggio fino al Monte Koya, che con i suoi 117 templi rappresenta uno dei centri buddhisti più importanti e dal 2014 fa anche lui parte del patrimonio Unesco.

Infine ho raggiunto Osaka, nel Kansai, che con il suo street food e l’atmosfera più rilassata mi ha totalmente conquistata. L’ultimo giorno poi ho fatto un’escursione a Nara, a circa un’oretta da Osaka, famosa per il parco in cui vivono completamente liberi più di 1200 cervi. Non avrei potuto concludere meglio questo magnifico viaggio che porterò per sempre nel cuore.

Se volete sapere qual è il periodo migliore per andare in Giappone e come muoversi, leggete anche l’articolo Viaggio in Giappone: consigli per l’uso  e Giappone: 4 cose fondamentali da prenotare prima della partenza in cui vi spiego tutto quello che c’è da sapere per organizzare al meglio un viaggio fai da te nel paese del Sol Levante.



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Mercati e Mercanti della Thailandia – Emozioni per Tutti i Gusti

Non lo sapete ancora, ma i mercati sono una mia grande passione. Adoro camminare tra le bancarelle, ammirando la merce esposta. Non ha importanza che siano mercati di generi alimentari,…

Non lo sapete ancora, ma i mercati sono una mia grande passione. Adoro camminare tra le bancarelle, ammirando la merce esposta. Non ha importanza che siano mercati di generi alimentari, delle pulci, di fiori, di caramelle o di abbigliamento. L’importante è che siano unici nel loro genere e, preferibilmente autentici e frequentati dalla gente del posto. Credo che i mercati siano uno dei posti migliori in cui osservare le persone nella loro quotidianità: sono il cuore delle città, in cui casalinghe, uomini d’affari di ritorno da una giornata di lavoro, commercianti, bambini e innamorati si avvicendano nei loro abiti di tutti i giorni e si confrontano mentre portano a termine le loro commissioni. Da questo punto di vista la Thailandia mi ha regalato tantissime emozioni: ci sono infatti mercati in tutte le città, di ogni genere e specie.Ve ne elenco alcuni di quelli che abbiamo visitati, certi più tradizionali, altri più turistici. Ma tutti che con le loro peculiarità meritano, a parer mio, di essere visitati.

Pak Khlong Talat Market

Il Pak Khlong Talat è il mercato dei fiori di Bangkok. Devo dire che è uno di quelli che con la sua semplicità mi ha maggiormente conquistata. E’ letteralmente un’esplosione di colori e profumi che ti avvolgono. Noi lo abbiamo visitato di sera, quando si riempie di facchini che in un continuo viavai portano i fiori freschi: orchidee dai colori sgargianti, rose, garofani e una bellissima qualità di fiori bianchi che si vedono spesso appesi nei templi.

 

 

La cosa più bella per me è stata vedere  nell’uscire una ragazza che aveva appena finito di lavorare entrare in un piccolo tempio proprio lì di fianco, togliersi le scarpe con il tacco, e depositare un piccolo mazzo di fiori appena preso. Un gesto normale che mi ha fatto apprezzare la profonda spiritualità che aleggia in tutti gli angoli di questa metropoli e che si percepisce in ogni piccolo altare commemorativo presente nei cortili delle case, sui balconi, nei ristoranti e nei piazzali dei benzinai.

Damnersaduak Floating Market 

In Thailandia ci sono parecchi mercati sull’acqua tra cui scegliere. Noi abbiamo optato per il Damnersaduak a circa due ore di strada da Bangkok. E’ quello più conosciuto e, di conseguenza, anche il più gettonato mercato galleggiante del Paese. Lo abbiamo scelto soprattutto perché è facilmente visitabile in giornata dalla capitale. Ci sono vari modi per raggiungerlo, dai mezzi pubblici ai taxi. Noi abbiamo optato per il trasferimento con uno dei minivan che si possono prendere nella zona del Victory Monument e sono molto comodi nonché economici. Abbiamo poi preferito scendere ad una fermata a circa 1 km dall’ingresso principale e abbiamo proseguito su una long tail boat che, navigando tra i canali secondari che costeggiano le case dei mercanti, ci ha portati nel cuore del mercato. La cosa migliore è visitarlo la mattina, prima di mezzogiorno, quando le bancarelle sono ancora piene. Nonostante i numerosi turisti che prendono d’assalto il posto, è comunque interessante vedere i commercianti che a suon di remi si destreggiando tra una piroga e l’altra. Si può trovare di tutto e un po’ sia sul fiume che nei vicoli che fiancheggiano il fiume. E qui abbiamo conosciuto anche una sorridente vecchietta che, parlandoci con un misto di inglese e thailandese, ci ha spiegato l’uso degli strani unguenti homemade verdognoli e dall’odore pungente che vendeva. Inutile dire che li abbiamo comprati e sono stati inaspettatamente la salvezza di Francesco per le scottature alle Phi Phi Islands.

 

Maeklong Railway Market 

Nella cittadina di Samut Songkhram ad un’oretta da Bangkok, c’è Il Maeklong Railway Market. E’ meno battuto dagli stranieri e viene ancora usato dalla gente del posto per fare acquisti di generi alimentari. I thailandesi lo chiamano “Talad Rom Hoop” ( il mercato dove si piegano gli ombrelli). La sua particolarità? Le bancarelle si trovano direttamente sui binari del treno che i commercianti ritirano all’ultimo secondo prima dell’arrivo del treno che quotidianamente attraversa il mercato. E’ aperto tutti i giorni dalle 07:00 alle 17:30, ma il treno passa solo in orari stabiliti. Quando siamo andati noi erano questi: 9:45 , 11:30 , 13:40 , 14:30 , 18:00. Meglio però arrivare in anticipo per non rischiare di perdersi lo spettacolo.

 

 

Mercato notturno di Chiang Rai

Uno dei mercati notturni che ho apprezzato maggiormente è stato quello di Chiang Rai. E’ ottimo per cenare ma anche per fare solo una passeggiata serale. Purtroppo avevo lasciato la macchina fotografica a riposo in hotel e non ho quindi potuto immortalarlo. Merita però una visita se vi trovate in zona. L’aria che si respira infatti è magica: mi ha fatto pensare all’atmosfera rilassata delle feste di paese durante le serate estive, con la musica dal vivo e la gente allegra.  E per gli appassionati di tè come la sottoscritta, non ve lo perdete assolutamente.

 

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La Thailandia e i suoi templi: quali non perdersi e consigli utili

  La quantità di templi presenti in Thailandia è davvero impressionante, ce ne sono veramente di ogni tipo. Dalle rovine di quelli che ti catapultano in un mondo lontano e…

 

La quantità di templi presenti in Thailandia è davvero impressionante, ce ne sono veramente di ogni tipo. Dalle rovine di quelli che ti catapultano in un mondo lontano e affascinante a quelli più moderni in cui si può ammirare la spiritualità thailandese nella sua quotidianità. Sul cammino che ci ha portati da Bangkok a Chiang Rai ne abbiamo incontrati diversi, alcuni che ci hanno toccato meno altri invece che saranno impossibile da dimenticare. Ma il bello della Thailandia è proprio il suo saper regalare emozioni in ogni momento e a sorpresa. Ci si può imbattere in templi magnifici che sembrano appena usciti da un libro di fiabe orientali mentre accaldati si arranca sotto il sole di mezzogiorno alla ricerca di un chioso che vende bibite ghiacciate. Ma ci si emoziona anche quando, cartina alla mano, si cerca di raggiungere il prossimo luogo sulla lista e improvvisamente si trova la strada occupata dai monaci che benedicono le persone che lo richiedono. Credo sia una di quelle esperienze che resteranno per sempre indelebili nel mio cuore.

Ma visto che sono veramente tanti, come si fa a scegliere quali templi vedere e quali invece, per scarsità di tempo, è possibile tralasciare? Vi riporto una lista del tutto personale di quelli che, per motivi diversi, mi hanno più colpita. A voi la scelta.

Il parco archeologico di Ayutthaya e la misteriosa testa del Buddha intrecciata

Ayutthaya è l’antica capitale del Siam, uno dei porti commerciali più importanti di tutta l’Asia. Già all’epoca, i mercanti che arrivavano da ogni parte del mondo restavano ammirati di fronte allo spettacolo degli oltre 400 templi presenti nel periodo di massimo splendore. Purtroppo, i birmani riuscirono a conquistare la città e, a dimostrazione del loro potere, la saccheggiarono e distrussero. Oggi, camminando sotto il sole cocente nel parco archeologico, si rimane comunque a bocca aperta ed è facile lasciarsi trasportare indietro nel tempo ammirando le rovine dei templi ancora presenti. Il mio consiglio è quello di visitare il parco la mattina presto, quando i pullman carichi di turisti chiassosi non sono ancora arrivati ad intaccare la silenziosa bellezza che trasporta indietro nel tempo.Noi abbiamo scelto di pernottare in un hotel direttamente ad Ayutthaya, in modo da essere poi comodi l’indomani per la visita. Da valutare, secondo me, anche la bicicletta che si può noleggiare direttamente in loco e che permette di spostarsi con maggiore facilità da un sito all’altro. All’ingresso di ciascun sito, poi, è possibile acquistare un biglietto cumulativo che permette di visitare i 6 più importanti templi.

E’ qui che si trova una delle statue più fotografate di tutta la Thailandia: il Wat Mahathat. Si tratta della testa di un Buddha misteriosamente caduta e rimasta intrappolata in un groviglio di radici di un albero di bodhi. Nonostante sia una delle immagini più viste, dal vivo è impossibile resistere al suo potere attrattivo. Mi sarei fermata ore lì davanti in contemplazione, se non fosse stato per l’arrivo di altri turisti che a suon di spintoni mi hanno fatto capire che era ora di muoversi.

 

Parco storico di Sukhothai 

Patrimonio mondiale dell’UNESCO, il parco storico di Sukhothai conta un’area di “soli” 45 kmq divisa in cinque zone. Quella principale è l’area centrale, che racchiude alcune delle rovine più suggestive. Per muoversi è indispensabile spostarsi con una bicicletta o un tuk-tuk. Il punto forte di questo parco è infatti la sua vastità, in quanto si riesce a visitare quasi in solitudine nonostante i numerosi turisti. Bellissimi sono anche i quattro grandi stagni racchiusi all’interno delle vecchie mura, in cui ammirare gli splendidi fiori di Loto.

Wat Rong Khun – Il Tempio Bianco

 

 

A una quindicina di chilometri da Chiang Rai sorge il più moderno ma altrettanto suggestivo Wat Rong Khun, conosciuto anche come il Tempio Bianco. Opera realizzata dall’artista nazionale Chalermchai Kositpipat nel 1997, sicuramente stravagante colpisce subito per il bianco totale che cattura fin dal primo sguardo e che lo distingue dal mare dorato che caratterizza il resto dei templi della Thailandia.

 

 

La cosa che attira maggiormente l’attenzione è, però, senza dubbio il groviglio di mani che, spuntando da una vasca che circonda tutto il ponte che conduce all’ingresso vero e proprio del tempio, sembra vogliano artigliarti le gambe. Il significato di quest’opera si trova negli insegnamenti buddhisti: le sculture e la forma del tempio, infatti, fanno riferimento alla Prima Nobile Verità espressa dal Buddha nel suo Primo Sermone, secondo cui  l’esistenza è sofferenza, e la sofferenza è alimentata dalla bramosia. Ecco quindi il perché delle mani che freneticamente cercano appiglio nei beni terreni. Ah e mi raccomando, quando vi troverete sul ponte non vi fermate assolutamente: simboleggia infatti il passaggio dal mondo delle tentazioni al regno del Buddha.

 

Wat Phra That Doi Suthep 

Se vi trovate a Chiang Mai è d’obbligo una visita al tempio Doi Suthep. Arrocato su una montagna che, secondo la leggenda, è custode dello spirito della città, è uno dei templi buddhisti più sacri e venerati della Thailandia. Ogni bambino di Chiang Mai impara infatti a scuola che il re Keu Naone volle fondare il tempio per custodirvi un frammento d’osso della spalla del Buddha storico. La reliquia venne portata a Nanna da un monaco nomade proveniente da Sukhothai ma, alla base della montagna, si ruppe in due pezzi. Un frammento venne così legato sul dorso di un elefante bianco sacro che venne lasciato libero di girovagare e che scelse per morire il luogo in cui oggi sorge il tempio. Il tempio si può raggiungere a piedi attraverso un sentiero che parte da una scalinata vicina all’ingresso dello Zoo di Chiang Mai. Noi, reduci dalla giornata di visite al parco storico di Sukhothai, abbiamo optato per un taxi spericolato che, sfidando il mal d’auto, ci ha condotti per i tornanti asfaltati che portano in cima al monte. Siamo arrivati al tramonto quando i turisti erano ormai andati via da tempo (il tempio è aperto dalle 6 del mattino alle 18) e abbiamo avuto la fortuna di assistere ai canti serali dei monaci in un’atmosfera di profonda pace e spiritualità. Credo l’esperienza più intensa di tutto il viaggio. 

 

Consigli utili per la visita ai templi 

  • Nei templi è buona norma vestirsi adeguatamente: non sono consentiti pantaloni sopra il ginocchio né per le donne né per gli uomini; in alcuni templi è disponibile un servizio di noleggio delle gonne a portafoglio tipiche per le donne (molto spesso sono gratuite oppure è richiesto solo un deposito cauzionale); anche le braccia devono essere coperte, quindi è meglio portarsi sempre dietro una pashmina da usare all’occorrenza.
  • Prima di entrare nelle zone sacre è d’obbligo togliersi le scarpe, quindi meglio optare per calzature facili da mettere e togliere.
  • Le donne non possono assolutamente toccare i monaci e in segno di rispetto sarebbe meglio abbassarsi un po’ in modo da non essere alla loro stessa altezza (ecco perché la mia posa buffa).
  • Si possono tranquillamente fare foto e video ma è bene comunque ricordare che le statue del Buddha sono figure sacre e vanno quindi trattate sempre con rispetto.

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