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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Autore: Checked ✓ In

Il Campanile di Curon: la storia del paese sommerso nel lago di Resia

“Senti le campane che suonano?” mi chiede Francesco. Abbasso il volume della radio e mi concentro ad ascoltare con più attenzione il silenzio che mi circonda. “No – rispondo –…

“Senti le campane che suonano?” mi chiede Francesco. Abbasso il volume della radio e mi concentro ad ascoltare con più attenzione il silenzio che mi circonda. “No – rispondo – non sento nulla”. Anche se le mie orecchie non percepiscono alcun suono, i miei occhi restano incantati alla vista di un campanile in pietra grigia che svetta solitario in mezzo ad un’enorme distesa bianca il cui confine arriva direttamente ai piedi delle montagne innevate. Parcheggiamo la macchina nel grande parcheggio antistante e scendiamo per ammirare più da vicino questa strana costruzione. E’ solo avvicinandomi che mi rendo conto di trovarmi su un lago ghiacciato che sembra scricchiolare ad ogni mio passo incerto. Quello su cui sto camminando è il lago di Resia e la figura solitaria che torreggia al suo interno è quel che resta di Curon, un paesino dell’Alta Valvenosta di cui ormai resta solo il campanile a ricordarne l’esistenza.

Campanile di Curon sommerso nel Lago di Resia in inverno

Vedendo noi, pian piano, altri avventurieri si fanno coraggio e si cimentano nella discesa lungo il lago ghiacciato per raggiungere il campanile galleggiante e scattare una foto ricordo. Quelli meno coraggiosi e più freddolosi – la temperatura è di qualche grado sotto lo zero e l’aria pungente sembra tagliarmi il viso- si limitano a rallentare per osservare con stupore il campanile di Curon dal finestrino delle loro auto. Sono pochi, però, a conoscere la storia, triste e melanconica, che si nasconde dietro alla fiera torre del ‘300 che si erge al centro del lago. Perché si trova lì, vi starete chiedendo? E’ proprio quello che vi racconto oggi: la storia del campanile e del paese sommerso di Curon.

Campanile di Curon sommerso nel lago di Resia ghiacciato in inverno

Il paese sommerso di Curon: la storia

Per conoscere la storia che si cela dietro al campanile del lago di Resia, dobbiamo fare un tuffo nel passato e tornare agli anni a cavallo della seconda guerra mondiale. Curon, all’epoca, era solo un piccolo paesino di montagna i cui abitanti si conoscevano tutti e vivevano una vita tranquilla tra i masi e le loro care montagne. Non potevano certo immaginare che di lì a poco la loro vita venisse completamente inabissata a causa di una decisione dello Stato che voleva erigere proprio lì, tra i laghi di Curon e Resia, una diga per la produzione di energia elettrica per tutto il nord Italia. Era il 1940 quando gli spaventati cittadini si ritrovarono improvvisamente affisso per le strade un ordine del Genio civile di Bolzano in cui veniva comunicato il livello della nuova diga: 22 metri – ovvero la fine del paese. Senza nessuna protesta da parte della popolazione, lo Stato si affrettò ad affidare i lavori alla Montecatini s.p.a., una ditta milanese vincitrice dell’appalto. Perché gli abitanti, nonostante l’enorme pericolo non dissero nulla?

Curon prima della costruzione della diga

fonte: 3bmeteo.com

Ebbene, la risposta è molto semplice: il documento era scritto in italiano, lingua incomprensibile agli ignari contadini che abitavano a Curon, cosa che gli alti dirigenti sapevano molto bene. Una volta capito cosa questa diga avrebbe significato per loro e il loro paese, gli abitanti organizzarono proteste e manifestazioni durante le quali colpirono anche le auto degli ingegneri incaricati dei lavori. Ma il loro sforzo non valse a nulla: nel 1949 i lavori ebbero inizio, le case ai margini della diga vennero abbattute e gli argini sbarrati. Con l’innalzarsi del livello dell’acqua, Curon a poco a poco andava affogando e con lui anche le ultime speranze dei suoi cittadini. Costretti ad abbandonare velocemente le loro case, donne, uomini e bambini non poterono far altro che guardare impotenti le loro vite inabissarsi nel specchio d’acqua che lo Stato aveva deciso di creare unendo i più piccoli bacini di Curon e Resia. In cambio ricevettero, come indennizzo, delle baracche provvisorie e dei fondi totalmente insufficienti per ricominciare daccapo.

Curon oggi

A distanza di settant’anni, l’unica cosa che resta di quel paesino di montagna ai confini tra Austria, Svizzera e Italia è il suo bel campanile romanico che, temerario, ha resistito all’innalzamento delle acque. Parte degli abitanti, nonostante il dolore e la grande rabbia per essersi visti portare via tutto, hanno deciso di restare e ricostruire come potevano la loro vita sulle sponde del lago. I più, però, sono emigrati il più lontano possibile dal lago e dagli amari ricordi. Oggi si contano all’incirca 400 abitanti, tra cui vi sono ancora i testimoni di quanto accaduto alla Curon sommersa. E’ una storia molto difficile da dimenticare, anche se i giovani ormai cercano fortuna nella vicina Svizzera e non si interessano quasi più del passato. Chi resta, cerca di puntare sul turismo e al futuro: in estate, è possibile praticare kite-surf e altre attività balneari, ma anche escursioni lungo i tanti sentieri di trekking di cui questa zona della Val Venosta è ricca. In inverno, invece, si può approfittare dei vicini impianti sciistici e fare emozionanti passeggiate sul lago ghiacciato. Ed è proprio quello che farò adesso, camminare un po’ lungo questo lago dalla storia controversa che è capace però di regalare paesaggi mozzafiato. E, chissà, che tra gli echi del vento che soffia incessante non riesca a sentire anche io, come i suoi abitanti, i rintocchi delle campane della torre nel lago.

Campanile sommerso nel lago di Resia in estate

fonte vivosuedtirol.com

Raggiungere il lago di Resia e il campanile sommerso di Curon

Il lago di Resia si trova lungo la statale della Val Venosta, l’unica grande strada che da Merano arriva fino al Passo Resia. Subito all’inizio di Curon Venosta, troverete un grande parcheggio con più di settanta posti auto da cui potete accedere direttamente alla piattaforma panoramica e, in inverno, al lago ghiacciato. Se avete tempo, potete anche cimentarvi in una rigenerante passeggiata di circa 4 ore intorno al lago che vi consentirà di ammirare il campanile da più angolazioni.


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Mercatini di Natale a Grazzano Visconti: visita al magico borgo medievale del piacentino

Chi mi segue da un po’ ha ormai capito la mia grande passione per i bellissimi Borghi italiani che, appena posso, vado a visitare. Amo, infatti, i borghi in cui…

Chi mi segue da un po’ ha ormai capito la mia grande passione per i bellissimi Borghi italiani che, appena posso, vado a visitare. Amo, infatti, i borghi in cui sembra di venire improvvisamente catapultati in un’altra epoca e che ancora oggi racchiudono tra le loro viuzze un alone di mistero e racconti di storie lontane. In Italia ce ne sono davvero molti, ognuno con caratteristiche e leggende proprie. Uno di questi è sicuramente il borgo medievale di Grazzano Visconti, in provincia di Piacenza. Era da tempo che volevo visitare questo caratteristico paesino di cui avevo sempre sentito parlare bene e lo scorso weekend, finalmente, sono riuscita nell’impresa. E, devo dirvi, che l’attesa è valsa davvero la pena. Grazzano Visconti è veramente unico nel suo genere e appena lo vedrete vi sentirete teletrasportati direttamente in pieno Medioevo, tra botteghe di fabbri e ceramisti, castelli, gufi e locande. Dovete sapere, poi, che Grazzano è una delle mete migliori per quanto riguarda i mercatini di Natale: ogni anno il borgo si veste a festa per accogliere visitatori provenienti da tutta Italia che trovano ad attenderli un vero e proprio villaggio di Natale.

Mercatini di Natale Grazzano Visconti

Grazzano Visconti: storia e origini del borgo

Come avrete già osservato, l’origine del borgo si riesce ad intravedere già nel suo nome: è la famiglia Visconti che ha sempre giocato, infatti, un ruolo di primo piano nella storia del borgo. Anche se i primi riferimenti scritti di Grazzano risalgono agli anni 1100, è solo nel 1395, con concessione del Signore di Milano, che la sua storia inizia davvero. Fu proprio in quell’anno, infatti, che il duca Gian Galeazzo Visconti, autorizzò la sorella Beatrice e il suo sposo Giovanni Anguissola a costruire nel loro possedimento di Grazzano un castello “quale loro aggradi”.

Ma è solo parecchi anni dopo, nel 1900, che sì definì il borgo medievale che tutti noi possiamo ammirare ancora oggi. Le tipiche dimore medievali, le botteghe e i laboratori che troverete intorno al castello furono fatti costruire infatti dal conte Giuseppe Visconti agli inizi del ‘900. Il suo scopo era quello di creare un luogo in cui i giovani studenti della scuola di arte e mestieri di Grazzano potessero trovare impiego nell’ambito della lavorazione del legno e del ferro battuto. Fece così edificare alloggi, laboratori e botteghe in tipico stile medievale così da essere in armonia con il castello a cui fanno da cornice.

cosa vedere a grazzano visconti

Oggi a portare avanti il prezioso progetto di Giuseppe Visconti ci sono i coniugi Violante e Giammaria Visconti che continuano a custodire il fascino d’altri tempi del borgo.

Grazzano Visconti: la leggenda del fantasma di Aloisa

Camminando tra le vie di Grazzano vi accorgerete subito dell’aura di mistero e magia che vi aleggia, soprattutto se, come me, ci andate durante il periodo invernale e vedrete comparire il borgo all’improvviso da una coltre di nebbia. Visitando il borgo ho scoperto che nel castello dimora in pianta stabile un personaggio molto particolare. Il suo nome è Aloisa, una signora piccoletta e ben in carne con una peculiarità tutta sua: essere un fantasma. Abbastanza vanitosa, ama molto gioielli e monili che si fa regalare dagli ospiti del castello in cambio di una notte tranquilla. A chi sceglie di non farle doni, soprattutto se di genere maschile, riserva invece il trattamento speciale fatto di tirate di piedi e schiaffeggi. In realtà, Aloisa è semplicemente una donna delusa e un po’ frustrata: si narra, infatti, che la sua morte sia dovuta alla gelosia causata da un tradimento del marito soldato. Nonostante la grande delusione amorosa ella crede ancora nell’amore tanto da essere la versione femminile di San Valentino, protettore degli innamorati. “Io sono Aloisa e porto Amore e profumo alle Belle che donano il loro sorriso a Grazzano Visconti“. Da come potete leggere, però, tende a favorire e ad aiutare, per solidarietà femminile, le donzelle innamorate.

Mercatini di Natale a Grazzano Visconti

Grazzano Visconti per i mercatini di Natale: cosa vedere

Il borgo di Grazzano Visconti è speciale in tutte le stagioni dell’anno grazie alle numerose manifestazioni che vengono sempre organizzate. Una di queste è sicuramente quella che si tiene durante il periodo natalizio e che vede le vie del centro riempirsi di luci e decorazioni in occasione dei mercatini di Natale. Il programma degli eventi che si tengono in occasione dei mercatini è ampio e varia di weekend in weekend. Vi lascio qui sotto quello di quest’anno.

Mercatini di Natale Grazzano Visconti Programma

Di fisso, però, ci sono le bancarelle in cui troverete tantissime idee regalo artigianali e originali. Quest’anno, poi, è stata allestita anche la Casa di Babbo Natale in cui,  per la gioia di grandi e piccini, è possibile incontrare proprio il Signore del Polo Nord in persona (ingresso 7€ adulti, 5€ bambini).

Tra un acquisto e una cioccolata calda, cogliete anche l’occasione di visitare i monumenti di Grazzano tra cui il pozzo di piazza Gian Galeazzo Visconti, la Chiesetta gotica in centro al paese, e quella Parrocchiale dedicata ai santi Cosma e Damiano di impronta romanica. Ultimo ma non meno importante il Castello aperto alle visite guidate il sabato e la domenica. Al suo interno potrete visitare le stanze, in cui è custodita anche una statua di Aloisa che lei stessa creò attraverso un medium, e l’enorme parco che racchiude al suo interno, oltre ai suoi bellissimi giardini, anche il Butterfly Heaven, il paradiso in cui vivono migliaia di farfalle. Inoltre, questo è anche l’unico parco in Italia in cui si può praticare con regolarità l’Owl Watching, l’osservazione dei gufi.

Orari Castello:

Sabato ore 11, 14, 15, 16
Domenica ore 11, 14, 14.45, 15.30, 16.15
Nelle festività o in giorni di particolare affluenza, gli orari possono subire delle variazioni.

Prezzi:

Intero (adulti maggiori di 16 anni) 16,00 euro
Bambini (minori di 16 anni) 8,00 euro
Gruppi (adulti maggiori di 16 anni – minimo 20 partecipanti) e scuole (fino alle superiori) 13,00 euro

Gli accompagnatori di gruppi e scolaresche entrano sempre gratis.
Il Castello non è accessibile ai disabili con mobilità ridotta.

Chiesetta Gotica di Grazzano Visconti

Se amate il mistero e le cose un po’ più “forti”, a Grazzano troverete anche l’originale Museo Internazionale delle Torture, al cui interno ci sono particolari strumenti e marchingegni che io personalmente non avrei curiosità di provare. (Dal Martedì al Venerdì dalle 14.30 alle 19.00. Sabato e Domenica dalle 10.00 alle 19.00).

Grazzano Visconti: dove mangiare durante i mercatini di Natale

A Grazzano Visconti ci sono diversi ristoranti in cui è possibile assaggiare i piatti tipici della cucina piacentina. Io ho provato il Ristorante del Biscione, il più antico del borgo. L’edificio in cui è ospitato risale, infatti, agli anni 1905-1910 e sia sulla facciata che all’interno potrete ammirare le decorazioni dai colori accesi raffiguranti stemmi nobiliari, giullari e decorazioni floreali. Le pietanze sono quelle della tradizione che vengono servite sia à la carte che con proposte a menù fisso. I piatti assolutamente da provare sono senza dubbio i buonissimi salumi piacentini accompagnati dallo gnocco fritto, i Pisarei e faso (una pasta corta condita con un sugo molto saporito a base di fagioli e pomodoro), i tortelli, la coppa arrosto e lo stracotto di asinella. Io alla fine mi sentivo ripiena come uno dei tortelli di ricotta e spinaci che mi ero appena divorata. Il mio consiglio è quello di prenotare con largo anticipo il ristorante perché, soprattutto adesso in occasione dei mercatini di Natale, sono tutti sempre pieni e rischiate altrimenti di restare a stomaco vuoto.

Photo taken with Focos

In alterativa, potrete trovare molti chioschi di street food nell’area ristoro coperta e riscaldata allestita al centro del borgo. Da non perdere, secondo me, gli assaggi di salame del salame artigianale e del buonissimo gorgonzola a km 0 (ottimi anche come regalo di Natale).

Grazzano Visconti per gli amanti di Harry Potter: visita all’Emporio Stregato

Che la magia a Grazzano Visconti sia di casa è ormai abbastanza chiaro. Quello che non vi ho ancora detto, però, è che proprio in questo borgo piacentino si trova il paradiso per tutti gli amanti del mago più famoso del mondo: Harry Potter. Dovete sapere, infatti, che qui si nasconde il secondo binario 9¾ da cui è possibile prendere il treno speciale per Hogwarts e anche la stanza nel sottoscala in cui dormiva Harry. Inoltre, all’interno dell’Emporio Stregato troverete bacchette, zaini, pastrani e, addirittura, delle piante di Mandragola, per cui preparate i paraorecchi per evitare di ascoltare il pianto di queste piantine grinzose dalle sembianze di neonato. Inutile dire che io mi sono sentita come Harry la prima volta che Hagrid l’ha accompagnato a fare acquisti a Diagon Alley.

Indirizzo: Via Carla Erba, 10, 29020 Grazzano Visconti PC

Orari: dal martedì alla domenica dalle 10:30 alle 19. Chiuso il lunedì. 

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Weekend ad Amburgo: cosa vedere nella città green e low-cost della Germania

Berlino, Monaco, Francoforte. Di solito quando si pianifica un viaggio nella vicina Germania le mete preferite sono proprio queste. In realtà, sono molte le città e le località tedesche che…

Berlino, Monaco, Francoforte. Di solito quando si pianifica un viaggio nella vicina Germania le mete preferite sono proprio queste. In realtà, sono molte le città e le località tedesche che meritano una visita e, grazie ai numerosi collegamenti e alle offerte vantaggiose, devo dire che negli ultimi anni stanno prendendo sempre più piede e si stanno affermando come mete alternative. Una di queste nuove mete underground è sicuramente Amburgo. Verde ed eclettica, la seconda città della Germania dopo Berlino, sta attirando sempre più turisti richiamati sia dai prezzi bassi che dalle numerose attività che la città offre. Amburgo è, infatti, innanzitutto una meta low – cost: i collegamenti aerei sono tantissimi ed è una tra le tratte più convenienti. Inoltre, spostarsi in città è semplice ed economico grazie alla metropolitana (che consente di andare/tornare dall’aeroporto al centro con soli 3,20€ a tratta) e ai mezzi pubblici efficienti. Essendo una città multiculturale, poi, non avrete difficoltà a trovare ristoranti particolari e a basso prezzo. Anche per quanto riguarda i musei e le attività culturali, è facile trovarne di gratuite e comunque al di sotto dei 10€. Ma il lato economico non è il solo che dovete considerare se state pensando di organizzare un weekend in questa città: Amburgo è una città frizzante e cosmopolita in cui potrete trovare sia cultura che divertimento, ma anche natura e tradizione.

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Cosa vedere ad Amburgo in 48h

L’Hafencity, l’Elbphilharmonie e la zona del porto

Amburgo è da sempre un importantissimo polo commerciale e di scambio. Fin dai tempi della Lega Anseatica il suo porto è uno tra i più importanti a livello mondiale e, ancora oggi, sono tantissime le attività e gli scambi che avvengono proprio tra i suoi canali. E questo, pensate un po’, con il mare a ben 100 km di distanza. Com’è possibile, vi chiederete? Anche se non ha sbocco diretto sul mare, Amburgo è collegata ad esso grazie al fiume Elba e ai Fleete, i veri protagonisti, ovvero la fitta rete di canali in cui le navi si avvicendano prima di raggiungere il Mare del Nord e le loro lontane destinazioni.

La zona del porto è sicuramente una delle più tradizionali e ve la consiglio per immergervi completamente nello spirito mercantile della città che qui si respira ancora. Passeggiate lungo i suoi imbarcaderi, i Landungsbrücken, e salite a bordo di una delle tradizionali Barkasse come dei veri marinai. Queste barche panoramiche vi faranno esplorare i canali dell’Elba e vi porteranno tra le enormi navi cargo, quelle da crociera e i lussuosissimi yacht che popolano il porto di Amburgo.

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Una volta scesi, fate un salto al colorato mercato del pesce in cui potrete gustare il pescato del giorno, seduti e con tanto di musica dal vivo. Il Fishmarkt Hamburg-Altona si tiene tutte le domeniche dalle 06:00 del mattino circa fino alle 09:30 ed è sicuramente una delle attrazioni più caratteristiche e chiassose della città. Nonostante risalga al 1703 è oggi un luogo di tendenza e molto frequentato anche dai giovani.

Simbolo dell’Hafencity è la recente Elbphilharmonie, la nuova e modernissima filarmonica progettata dagli architetti svizzeri Herzog & De Meuron. E’ uno spazio interamente dedicato alla musica, che ad Amburgo ha un ruolo di rilievo e, sebbene sia stata inaugurata solo nel 2017, è destinata a diventare una delle sale da concerto più importanti del mondo. Acquistando il biglietto di 2€ è possibile visitarla e salire fino alla terrazza panoramica da cui si gode di una vista a 360° sulla zona portuale di Amburgo.

Weekend ad Amburgo cosa vedere Checked-In Travel Blog

La Speicherstadt e i docks

Per far fronte all’esorbitante quantitativo di merci provenienti da tutto il mondo, ai tempi della Lega Anseatica, venne fatta costruire una serie di magazzini alti sette-otto piani in prossimità del porto in cui poter stoccare la preziosa mercanzia. Venne a crearsi così una vera e propria “città magazzino”, caratterizzata da imponenti edifici di mattoni rossi e da un’intricatissima rete di strade acciottolate e canali. La Speicherstadt è il complesso di magazzini più grande del mondo e, non a caso, dal 2015 è patrimonio mondiale UNESCO. Nel corso degli anni, i magazzini ormai in disuso, sono stati reinventati e ospitano oggi vari musei, tra i quali il Museo delle Spezie, il Museo Marittimo e il Museo tedesco della dogana che raccontano gli anni d’oro di questa città portuale. Tra i muri di mattoni rossi troverete, però, anche il più divertente Hamburg Dungeon e il Miniatur Wunderland, un mondo in miniatura composto da 3.000 metri di rotaie su cui girano ben 15.000 vagoni, ma anche tantissime figurine, casette e alberi che i più piccoli ameranno.

Non perdetevi, poi, una visita al Wasserschloss ovvero l’edificio più fotografato di Amburgo. In realtà, si tratta di un negozio di tè storico che testimonia la ricca tradizione commerciale di Amburgo. Al suo interno potete trovare più di 250 varietà di tè provenienti da tutto il mondo che si possono anche gustare al ristorante di fianco accompagnati da una vasta scelta di pietanze sia dolci che salate.

Speicherstadt Amburgo Checked-In Travel Blog

St. Pauli e la Reeperbahn

St. Pauli è il celebre quartiere a luci rosse di Amburgo, uno dei più grandi d’Europa. Lungo la via principale, la Reeperbahn, si concentrano locali, negozi erotici, cinema “alternativi” e tante altre attività a tema. Il suo nome, letteralmente “strada della corda”, è dovuto alla grande quantità di corde di canapa che venivano prodotte qui. L’attività di intrattenimento si è sviluppata, infatti, solo nel corso dell’Ottocento dopo che la classe più nobile e “da bene” della città decise di bandire qualsiasi forma di divertimento, tra cui teatri e cabaret. Essendo una zona attigua al porto, questo fece sì che in breve tempo, il quartiere diventasse famoso e molto frequentato dai marinai che sbarcavano ad Amburgo. Inutile dire che oggi St. Pauli è il cuore della vita notturna della città e, ormai, si è affermato anche come zona turistica tanto da essere la seconda più visitata della città. In realtà, se si passeggia durante il giorno o di sera, non c’è niente di veramente scandaloso e ad attirare l’attenzione sono per lo più i colori sgargianti dei locali e dei graffiti.

Reeperbahn Amburgo Checked-In Travel Blog

Se siete appassionati dei Beatles, poi, dovete sapere che è proprio tra i locali di St. Pauli che mossero i loro primi passi nel mondo della musica. “Sono nato a Liverpool. Sono diventato grande ad Amburgo”. Questo è quello che lo stesso John Lennon disse su questa città che diede la svolta alla carriera di quella che è diventata una delle band più famose al mondo. Tra i locali in cui suonarono, non perdetevi Il Club Indra o il Kaiserkeller, ancora oggi in attività. In alternativa, fate un salto alla Beatles Platz all’incrocio tra la Reeperbahn e la Große Freiheit, al cui centro ci sono proprio le statue di  John LennonPaul McCartneyStuart SutcliffeGeorge Harrison, e un mix di Pete Best Ringo Starr.

Beatles Platz ad Amburgo Checked-In Travel Blog

L’Altstadt e la Rathausplatz

Il centro storico di Amburgo è costituito dal quartiere di Altstadt, città vecchia per l’appunto. Proprio sulla piazza principale sorge l’imponente Municipio di Amburgo, la cui torre è alta ben 112 metri e per arrivare in cima vi attendono 436 gradini. Nonostante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, è ancora possibile trovare degli edifici integri nel quartiere. E’ inoltre un quartiere ricco di negozi e ristoranti e, durante il periodo natalizio, si accende con le numerose lucernarie e i mercatini di Natale.

Municipio Amburgo Checked-In Travel Blog

I giardini Planten un Blomen

Vicino all’Altstadt, meritano una visita anche i bellissimi giardini Planten un Blomen, un’oasi verde nel cuore della città in cui gli abitanti amano passeggiare e rilassarsi tra alberi e fontane. I 47 ettari del parco sono suddivisi in varie aree tematiche: troverete una serra con bellissime piante esotiche e tropicali, un giardino delle rose e uno giapponese, il più grande d’Europa. Sempre secondo il modello giapponese, all’interno del parco, c’è anche una casa da tè che non ho potuto testare in quanto aperta solo da maggio a settembre. E’ durante i mesi estivi che questo spazio verde regala il meglio di sé, con un’esplosione di colori e profumi ma anche con tanti eventi e concerti. Durante il periodo invernale, invece, viene allestita una grandissima pista di pattinaggio.

Parco Planten un Blomen Amburgo Checked-In Travel Blog

Spostarsi ad Amburgo

Muoversi ad Amburgo è molto semplice: i mezzi pubblici sono efficienti e collegano praticamente tutta la città. Grazie ai treni, potrete raggiungere direttamente il centro città dall’aeroporto con soli 3,20€ a tratta. Vi basterà prendere la linea S1 del treno S-Bahn che parte ogni 10-20 minuti circa e in meno di 30 minuti di porterà alla stazione centrale (Hauptbahnhof) da cui potrete prendere tutte le altre linee della metropolitana (U-Bahn). Se avete intenzione di fermarvi qualche giorno, vi consiglio di valutare l’acquisto della Hamburg Card che al costo di circa 10€ vi permette di prendere illimitatamente tutti i mezzi della città e offre anche diversi sconti per musei e varie attività. Essendo una città molto green e attenta all’ambiente, uno dei mezzi più usati dagli amburghesi è senza dubbio la bicicletta. Le piste ciclabili ad Amburgo sono ovunque, così come i mezzi a due ruote: grazie al servizio di noleggio StadtRAD potrete muovervi anche voi senza vincoli per la città. I primi 30 minuti oltretutto sono gratuiti e, a seguire, il costo è di soli 0,08€ al minuto.

 

 

Dedico un ringraziamento speciale all’Ente del Turismo di Amburgo che mi ha aiutato ad organizzare al meglio il mio viaggio.

 

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Shakespeare and Company Parigi: la libreria in cui si può dormire tra gli scaffali pieni di libri

C’è un posto magico a Parigi per tutti gli amanti dei libri. Un gioiello nascosto, colmo di libri di ogni genere proprio nel cuore della capitale francese. Il suo nome…

C’è un posto magico a Parigi per tutti gli amanti dei libri. Un gioiello nascosto, colmo di libri di ogni genere proprio nel cuore della capitale francese. Il suo nome è Shakespeare and Company e si tratta di una libreria molto particolare (recentemente è comparsa anche nel film Midnight in Paris di Woody Allen). Al suo interno, infatti, troverete solo volumi in lingua inglese, fatto insolito per una libreria che si trova a pochi passi dalla cattedrale di Notre Dame, uno dei simboli più conosciuti della Francia e del suo noto orgoglio patriottico. La seconda cosa che la rende unica è che, sin dalla sua apertura nel 1951, è diventata un punto di riferimento per i lettori e i viaggiatori di tutto il mondo che, qui, oltre ad immergersi tranquillamente nella lettura, possono anche trovare ospitalità per la notte nei letti disposti tra gli scaffali colmi di libri.

Shakespeare and Company

Libreria Shakespeare and Company: la storia

Ho creato questa libreria nel modo in cui un uomo scriverebbe un romanzo, costruendo ogni stanza come se fosse un capitolo.

Voglio che le persone aprano la porta nello stesso modo in cui aprono un libro; un libro che porta nel mondo magico della loro immaginazione.

George Whitman, americano d’origine, arrivò a Parigi negli anni subito dopo la Seconda Guerra Mondiale per studiare alla Sorbonne. Ma, come capita spesso, si innamorò perdutamente di Parigi e decise di non lasciarla più. Da sempre amante dei libri e della poesia, durante i primi anni nella capitale francese aveva l’abitudine di lasciare la porta del suo appartamento aperta per permettere a chiunque, soprattutto ai veterani di guerra, di entrare e leggere i suoi  numerosissimi libri come modo per evadere per qualche ora dalla realtà e come rimedio per i loro problemi legati ai crudi ricordi di guerra.

George Whitman

Fonte 3Quarks Daily

E fu proprio con la sua collezione personale composta da circa 1000 volumi che, nel 1951, decise di aprire una libreria al civico 37 di rue de la Bûcherie, considerata il “chilometro zero” da cui partono tutte le strade francesi. Appena aperta, la libreria si chiamava Le Mistral, nome che Whitman cambiò nel 1964 , il quattrocentesimo anniversario della morte di William Shakespeare. Il nome attuale è stato scelto in onore di Sylvia Beach, la fondatrice della prima Shakespeare and Company, aperta nel 1919 al 12 di rue de l’Odéon e costretta a chiudere a causa dell’occupazione nazista nel 1941 (la Beach stessa fu deportata in un campo di concentramento). La libreria è stata da sempre un punto di incontro per gli scrittori espatriati del tempo ma anche un luogo di riferimento per gli intellettuali francesi. Tra i personaggi che sono passati dalla Shakespeare and Company si possono contare Joyce, Hemingway, Stein, Fitzgerald, Eliot, Pound  ma anche Allen Ginsberg, William Burroughs, Anaïs Nin, Richard Wright, William Styron, Julio Cortázar e tanti altri. Questa piccola libreria indipendente è stata anche la prima a pubblicare l’Ulisse di James Joyce.

shakespeare & company

Whitman si è preso cura della sua preziosa libreria per tutta la sua vita e l’ha resa davvero un’opera d’arte come lui stesso la descriveva. Ora ad occuparsene sono la figlia, Sylvia Beach Whitman, e il suo compagno, David Delannet.

Tumbleweed: dormire tra i libri della Shakespeare and Company è possibile

Mi rivedo molto in George Whitman perché, fin da giovane, è sempre stato un lettore appassionato e un viaggiatore curioso. Durante la Grande Depressione, all’età di circa 20 anni, Whitman decise di attraversare gli Stati Uniti da un’estremità all’altra fino a raggiungere il Messico. Con sé aveva solo 40 dollari e tanti sogni, come ogni buon viaggiatore che si rispetti. Da solo, con pochissimi fondi, il giovane libraio si dovette affidare solo alle sue forze e alla gentilezza delle popolazioni locali. Ed è proprio questo l’aspetto che lo colpì maggiormente: ovunque andasse le persone lo accoglievano e lo aiutavano come potevano, offrendogli vitto e alloggio o semplicemente compagnia e consigli. Addirittura, una volta, in una parte isolata dello Yucatan si sentì talmente male da non poter più proseguire. Venne trovato in serie difficoltà da una tribù Maya che lo aiutò e lo guarì senza chiedere nulla in cambio.

Fu proprio l’accoglienza e la gentilezza disinteressata delle persone che incontrò durante il suo lungo viaggio che gli ha ispirato quella che divenne poi la sua filosofia:

Be not inhospitable to strangers lest they be angels in disguise. 

Non siate inospitali con gli sconosciuti potrebbero essere angeli sotto mentite spoglie. 

Ancora oggi, al secondo piano della libreria, fa bella mostra questa frase che, secondo me, soprattutto ai giorni nostri, è estremamente attuale e andrebbe presa ad esempio più spesso.

shakespeare and company

Whitman cercò di mettere in pratica questo suo stesso consiglio e, per questo, decise di aprire la sua libreria a viaggiatori, scrittori, intellettuali e amanti dei libri in cerca di ospitalità per la notte. Desiderava che la sua libreria avesse un forte senso di ospitalità e di comunione, tanto da descriverla come un progetto di “utopia socialista mascherata da libreria“. Sin dalla prima apertura della libreria, circa 30000 Tumbleweeds (letteralmente “rotolacampi”, sono delle piante molto particolari che di inverno si staccano dalle loro radici e rotolano, formando una palla, per i campi sospinte dal vento), come Whitman li chiamava simpaticamente, hanno dormito tra gli scaffali di libri della Shakespeare and Company. Pensate che anche Geoffrey Rush, uno dei miei attori preferiti, ha dormito sui piccoli letti della libreria.

Ma, udite udite, le porte della libreria aprono ancora oggi ai viaggiatori/lettori. Le regole per poter passare una notte alla Shakespeare and Company sono molto semplici: ad ogni Tumbleweed è richiesto di leggere almeno un libro al giorno, aiutare nel negozio per qualche ora e scrivere un’autobiografia di una pagina alla macchina da scrivere della libreria su una particolare carta celeste. I racconti di vita appartenenti a viaggiatori di tutto il mondo sono stati raccolti in un enorme archivio e sono a disposizione di tutti i nuovi Tumbleweeds. Un bel ricordo di chi è passato da questa piccola libreria indipendente. Le prenotazioni, mantenendo inalterato il senso del viaggio “all’avventura”, non sono accettate. Per scoprire se c’è posto, dovrete recarvi personalmente e confidare nella buona sorte.

Ma non disperate, nel caso non ci fosse posto, potete comunque rilassarvi nella caffetteria proprio di fianco alla libreria e sempre di sua proprietà.

Shakespeare and Company

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15 commenti su Shakespeare and Company Parigi: la libreria in cui si può dormire tra gli scaffali pieni di libri

Dove dormire a Parigi: camera con vista all’Hotel Gavarni

Quando si sta organizzando un viaggio a Parigi, ci si accorge ben presto che le strutture a disposizione sono veramente tantissime. Tra hotel, b&b, appartamenti e ostelli la scelta è…

Quando si sta organizzando un viaggio a Parigi, ci si accorge ben presto che le strutture a disposizione sono veramente tantissime. Tra hotel, b&b, appartamenti e ostelli la scelta è davvero ampia e può essere complicato decidere in quale soggiornare.

Ovviamente molto dipende dalla tipologia di alloggio che state cercando ma anche, e soprattutto, dalla zona in cui volete stare. Dovete pensare, infatti, che Parigi è grande e, per quanto i mezzi di trasporto siano comodi ed efficienti, è bene valutare l’aspetto della vicinanza quando si prenota un hotel. Mi è già capitato di sentire pareri molto negativi di persone che sono state a Parigi legati proprio alla lontananza dalle zone centrali e più turistiche degli alberghi che avevano prenotato. E questo perché magari, visti i prezzi allettanti che si trovano in rete, ci si ferma alle prime offerte che si trovano senza leggere dove si trova la struttura.

dove dormire a parigi hotel gavarni

Le cose da verificare sono principalmente due: la vicinanza alle zone di interesse in base all’itinerario che volete seguire (qui trovate il mio itinerario di 4 giorni) e quella alla metro. Se trovate un hotel vicino ad una fermata della metro, avrete la comodità sia nello spostarvi durante la vostra permanenza senza fare chilometri a piedi sia nel raggiungere gli aeroporti e le stazioni dei treni e dei pullman.

Photo taken with Focos

Durante la mia prima esperienza parigina, avevo scelto per motivi logistici un hotel prima e un appartamento poi nel XII arrondissement, a pochi passi da Place d’Italie e dall’omonima fermata della metro. Per quanto sia un quartiere molto interessante e poco o nulla frequentato dai turisti, ve ne ho parlato qui, non è una delle soluzioni migliori se avete a disposizione solo qualche giorno e volete visitare le zone più turistiche. Per raggiungere la Tour Eiffel, ad esempio, impiegherete infatti più di mezz’ora in metro. Se parliamo di Montmartre poi i tempi si allungano ulteriormente.

I quartieri, secondo me, da preferire per un viaggio di qualche giorno a Parigi sono i seguenti:

  • XVI e VII arrondissement: Tour Eiffel, Trocadéro, Champ de Mars, Museo D’Orsay;
  • I arrondissement: Louvre, Giardini delle Tuileries, Rue de Rivoli;
  • VIII arrondissement: Arco di Trionfo, Place de la Concorde, Champs – Elysées;
  • IV arrondissement: cattedrale di Notre-Dame, le Marais;
  • XVIII arrondissement: Montmartre, basilica del Sacro Cuore. E’ un quartiere ben collegato ma comunque abbastanza distante dagli altri luoghi di interesse. Io, personalmente, anche se molto particolare e caratteristico non lo scegliere per soggiornare.

Dove dormire a Parigi: la mia esperienza all’Hotel Gavarni

Durante il mio ultimo viaggio a Parigi ho scelto proprio un hotel vicinissimo alla Tour Eiffel, nel cuore del XVI arrondissement: l’Hotel Gavarni. Si trova a pochi passi dalla fermata della metro Passy che vi permetterà di raggiungere in poco tempo tutte le zone principali della città. Inoltre, si trova a meno di 5 minuti a piedi dal famoso ponte di Bir-Hakeim da cui si ha una splendida vista sulla Tour Eiffel e sulla Senna.  Si tratta di un quartiere molto tranquillo ed elegante, in cui potete trovare con facilità qualsiasi tipo di ristorante e bar. Nella via perpendicolare all’Hotel Gavarni, ci sono infatti una serie di negozi ma anche di bistrot e bar (anche take-away).  Io l’ho prenotato direttamente su Booking.com di cui vi lascio qui sotto il collegamento diretto.



Booking.com

Le camere sono in stile tipicamente francese e, anche se di dimensioni contenute, sono molto comode e funzionali. Si distribuiscono su 5 piani, collegati dall’ascensore e hanno tutte un nome diverso, cosa che ho trovato molto originale e più personale rispetto ai soliti numeri anonimi. L’aspetto più bello è stato che dalla mia camera (la Trianon) si vedeva dal balcone la Tour Eiffel (l’aveva scelta apposta Francesco per farmi una sorpresa) e devo dire che la camera con vista non ha davvero prezzo.

Se volete organizzare un weekend romantico per la/il vostra/o amata/o, dopo aver effettuato la prenotazione, è possibile contattare l’hotel e far preparare una piccola sorpresa che troverete ad attendervi all’arrivo: potete scegliere tra i romanticissimi petali di rose sparsi sul letto, un cesto di frutta fresca da condividere e dello champagne. Di sera, con la torre illuminata, è davvero la quintessenza del romanticismo.

Un altro servizio disponibile è quello della colazione che ho trovato davvero squisita. Dovete sapere che l’Hotel Gavarni è il primo hotel indipendente di Parigi ad aver ricevuto il riconoscimento europeo per quanto riguarda l’uso di prodotti ecologici e in pieno rispetto dell’ambiente. Tutte le mattine troverete ad attendervi un buffet molto fornito di pane fresco, marmellate bio, croissant caldi, frutta fresca e yogurt. In più, le bevande sono preparate al momento dal personale.

Nel complesso, devo dire che ho trovato il rapporto qualità/prezzo davvero ottimo e il valore aggiunto è sicuramente il servizio impeccabile: il personale è molto gentile e pronto a soddisfare qualsiasi necessità sempre con il sorriso sulle labbra, cosa che non trovo affatto scontata.

Hotel Gavarni Parigi

N.B. Come sempre, ci tengo a precisare che i giudizi espressi sono frutto della mia personale esperienza e non sono legati ad alcun tipo di sponsorizzazione da parte dei soggetti citati.

 

 

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