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Checked-In Travel Blog

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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

10 film di viaggio da non perdere

Sono fermamente convinta che per viaggiare non bisogna per forza muoversi fisicamente. Molto spesso mi ritrovo trasportata in luoghi lontanissimi ed esotici comodamente seduta sul divano di casa grazie al…

Sono fermamente convinta che per viaggiare non bisogna per forza muoversi fisicamente. Molto spesso mi ritrovo trasportata in luoghi lontanissimi ed esotici comodamente seduta sul divano di casa grazie al mio TV OLED Panasonic. E, con ottobre che porta con sé freddo e nebbia, cosa c’è di meglio di un bel film e di una tisana calda per trascorrere le lunghe serate invernali?

Fin da piccola, ho sempre amato leggere e vedere immagini di posti lontani. Sono cresciuta a pane Kilimangiaro, quando ancora era presentato da Licia Colò, che aspettavo con grande trepidazione tutte le domeniche. Ai cartoni animati, ho sempre preferito infatti i reportage di viaggi (a parte Il Re Leone che mi fa sognare l’Africa ancora oggi) e ai fumetti, invece, le guide di viaggio che colleziono da sempre.  La naturale evoluzione sono stati ovviamente i film di viaggio: mi piace quando trovo un film che, inaspettatamente, mi porta a viaggiare con la fantasia e mi faccia venire voglia di visitare i posti descritti. Come vi ho già detto, quando non sono in viaggio fisicamente, amo farlo con la mente e i film di viaggio sono i miei principali alleati. Nel corso degli anni, come potete immaginare, mi sono imbattuta in diversi film che possono rientrare in questa categoria. Di alcuni mi sono innamorata alla follia e li rivedrei altre mille volte, altri invece li ho trovati un po’ scontati e banali. Ovviamente, i film ,come i viaggi stessi, vanno a toccare le nostre emozioni e sono inevitabilmente legati ai nostri gusti personali quindi è normale che trame che hanno colpito me, a voi possano, per un motivo o per l’altro, non fare alcun effetto e viceversa.

Oggi vorrei condividere con voi i 10 film di viaggio che più ho amato e che vi consiglio per le serate d’inverno ormai alle porte. Alcuni sono film tratti da storie vere che raccontano di viaggi a piedi e on the road veri e propri;  altri, invece, mi hanno fatta immergere nella cultura e nelle tradizioni locali o mi hanno fatto fare un viaggio interiore con i protagonisti stessi. Il tutto accompagnato sempre da bellissime immagini e scorci che fanno venire immediatamente voglia di partire. Non mi resta che augurarvi buona visione 🙂

The Lady – L’amore per la libertà

The Lady l'amore per la libertà

The Lady – L’amore per la liberà è un film biografico che racconta della vita di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, attivista e politica birmana. Il paese al centro del film è appunto la Birmania degli anni della dittatura militare. Ma è la vita di questa coraggiosa donna a rappresentare il focus del film: grazie agli spaccati della sua vita quotidiana e al suo rapporto a distanza con il marito e i figli, inglesi, ci fa vedere una dimensione più intima della grande leader dell’opposizione birmana e allo stesso tempo ci fa immergere nei durissimi anni che questo Paese ha dovuto vivere. Se si pensa, poi, che sono fatti recentissimi, il film fa amare ancora di più la Birmania e il suo popolo. Preparate i fazzolettini perché vi serviranno.

Potete acquistare il DVD cliccando qui.

Tracks – Attraverso il deserto

Tracks Attraverso il deserto

Anche Tracks è un film biografico e, come recita la locandina, si può riassumere così: 9 mesi, 2700 km, 4 cammelli e 1 cane. Io aggiungerei anche Robyn Davidson: l’incredibile protagonista di questo viaggio a piedi attraverso l’Australia, da Alice Springs all’Oceano Indiano. Robyn è sicuramente una delle donne viaggiatrici che più ammiro e questo film racconta perfettamente la sua impresa storica in solitaria, iniziata nel 1977, attraverso il deserto australiano e resa possibile grazie alla sponsorizzazione della National Geographic. Credo il sogno di tutti i blogger di viaggio.

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Il Cammino per Santiago

Il Cammino per Santiago

Come potete intuire dal titolo, il film racconta proprio del celeberrimo Cammino di Santiago che ogni anno migliaia di pellegrini decidono di percorrere. Anche Tom, medico americano di successo, si ritrova, per una serie di motivi che non vi voglio anticipare a percorrere zaino in spalla questo cammino. Sulla strada avrà modo di incontrare altri pellegrini che, come lui, hanno deciso di intraprendere questo viaggio che è, prima di tutto, un viaggio dell’anima e delle emozioni alla scoperta di se stessi. Il messaggio centrale che il film vuole trasmettere è che la vita non si sceglie, si vive. A me ha dato modo di riflettere molto e mi ha emozionata, facendomi vedere allo stesso tempo bellissimi scorci della Francia e della Spagna.

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Memorie di una Geisha

Memorie di una Geisha

Memorie di una Geisha non è un film di viaggio ma, a modo suo, riesce a portare chi lo guarda dritto in Giappone. Il filo conduttore è il mondo esotico delle Geisha, artiste e intrattenitrici giapponesi, che da sempre mi hanno affascinata per i loro modi raffinati e le loro tradizioni millenarie. E’ uno spaccato del Giappone più tradizionale e nascosto che spesso viene frainteso da noi occidentali. Tutte le volte che lo guardo vengo trasportata direttamente tra i vicoli di Gion, a Kyoto, che quest’anno finalmente sono riuscita a vedere dal vivo dopo averlo sognato per così tanto grazie a questo film. Se anche voi, come me, siete amanti delle Geisha e dei loro bellissimi Kimono qui trovate il mio racconto su come trasformarsi in una Geisha a Kyoto.

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Marigold Hotel

Marigold Hotel

Se siete anche voi amanti dei colori sgargianti e dei paesaggi esotici dell’India non dovete assolutamente perdere questa divertente commedia ambientata proprio in Rajasthan, il regno dei Maharaja. I protagonisti sono un gruppo stravagante ed eclettico di pensionati britannici che hanno in comune solo il volo e la stessa destinazione: l’India e il Marigold Hotel. L’ambientazione affascinante e i dialoghi divertenti fanno emergere anche un lato più profondo sia del paese al centro del film che della capacità di adattamento in un paese straniero, che sembra inizialmente così distante dal modo di vivere a cui si è abituati ma che, in fondo, presenta molti aspetti comuni.

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Ogni cosa è illuminata

Ogni cosa è illuminata

Ogni cosa è illuminata è decisamente un film inusuale e alternativo. Anche l’ambientazione scelta è poco comune: Jonathan Safran Foer, studente americano con la passione per i cimeli di famiglia, decide di partire per un viaggio in Ucraina alla ricerca della donna che salvò suo nonno dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. E si ritroverà così a scoprire un Paese ancora oggi poco conosciuto e ad imbattersi nella cultura yiddish.

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L’ultimo Lupo

L'ultimo lupo

Il protagonista de L’ultimo lupo è Chen Zehn, uno studente di Pechino, che viene inviato in Mongolia per insegnare alle tribù nomadi della zona. Durante questa esperienza a contatto con una realtà profondamente diversa dalla sua, il giovane cinese capirà che quello che più ha da imparare è proprio lui: nonostante venga da zone più “civilizzate” scopre infatti che la cultura orale millenaria di queste comunità di pastori e l’esistenza dei lupi delle steppe, a loro inevitabilmente legate, hanno molto da insegnare a tutti noi. La cornice delle steppe mongole, poi, lo fa entrare immediatamente nella top 10 dei miei miei film di viaggio preferiti.

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Il fascino indiscreto dell’amore

Il fascino indiscreto dell'amore

Il fascino indiscreto dell’amore è il racconto di due universi culturali che vengono in contatto e cercano di capirsi il più possibile. Da una parte c’è Amélie, giovane belga nata per caso in Giappone, che da sempre sogna di tornare nel suo paese natale. Dall’altra, invece, si trova Rinri: uno studente giapponese che da sempre guarda al Vecchio Continente con ammirazione. E’ un film solo all’apparenza leggero e che fa vedere il Giappone da due punti di vista diametralmente opposti: quello di una ragazza occidentale appassionata di cultura giapponese e quello invece di chi il Giappone lo vive ogni giorno. Durante il mio viaggio in Giappone, di cui qui trovate tutto l’itinerario, mi sono rivista spesso in Amélie.

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I diari della motocicletta

I diari della motocicletta

E’ senza dubbio uno dei film di viaggio per eccellenza e riesce ancora, a distanza di anni dall’uscita nelle sale, ad incollare allo schermo tutti coloro che amano le avventure on the road. Siamo nel 1952 e due giovani universitari in sella ad una motocicletta, rinominata la Poderosa, decidono di attraversare diversi paesi dell’America Latina. Argentina, Cile, Perù, Colombia sono solo alcune delle tappe toccate da questi due viaggiatori d’eccezione durante quello che doveva essere solo un’avventura giovanile e che ha segnato invece irrimediabilmente le loro vite. I due giovani studenti sono, infatti, Alberto Granado ed Ernesto Guevara, detto “Che“.

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Mangia, prega, ama

Mangia prega ama

L’ho lasciato per ultimo solo perché forse è uno dei più conosciuti. Nonostante questo, lo trovo un film bellissimo che riesce allo stesso tempo a far scoprire un po’ di più della cultura di tre grandi Paesi – Italia, India e Indonesia – e ad affrontare il tema del cambiamento e della rinascita. Quello che compie Liz Gilbert, la protagonista, è infatti un viaggio dentro un viaggio che la porta ad allontanarsi dalla sua comfort zone, lasciando tutto quello che conosce e a cui è abituata, per avventurarsi in paesi stranieri che, a poco a poco, le faranno prendere più consapevolezza e la porteranno a scoprire se stessa.

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N.B. Tutte le immagini sono prese dai film e da internet e sono quindi di proprietà dei rispettivi proprietari.

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Borghetto sul Mincio: cicloturismo alla scoperta di uno dei Borghi più belli d’Italia

Settembre è un po’ come il primo giorno dell’anno: simboleggia la ripartenza e ci porta ad impegnarci con tanti buoni propositi. Uno di questi è la remise en forme, ovvero…

Settembre è un po’ come il primo giorno dell’anno: simboleggia la ripartenza e ci porta ad impegnarci con tanti buoni propositi. Uno di questi è la remise en forme, ovvero il tentativo di lasciarsi alle spalle le abbuffate estive e i conseguenti chili di troppo presi durante la bella stagione. Nel mio caso, purtroppo, questi buoni propositi svaniscono in fretta di solito. Non sono amante delle palestre e, anche se ci ho provato più volte, i tentativi sono naufragati in un battito d’ali. Preferisco decisamente di più un bel giro all’aperto, che sia a piedi o in bicicletta. Mi mette di buon umore e mi permette di fare attività fisica e, allo stesso tempo, di visitare i bei borghi italiani. Domenica scorsa, infatti, approfittando del bel tempo e delle temperature più fresche ho deciso di partire in bicicletta e andare alla scoperta di Borghetto sul Mincio. In provincia di Verona, Borghetto è sicuramente un gioiello tutto da scoprire. E quale modo migliore di farlo se non in bicicletta?  Io mi sono divertita tantissimo  e, in vista del weekend, vorrei condividere con voi l’itinerario: semplicissimo e a prova di qualsiasi non-sportivo come la sottoscritta.

Borghetto sul Mincio

In bicicletta da Peschiera a Borghetto lungo la ciclabile del Mincio

Come vi anticipavo, Borghetto è un piccolo borgo medievale sospeso nel tempo. A pochi chilometri da Peschiera del Garda e da Valeggio sul Mincio, si trova in un’oasi di pace fatta del suono delle acque del fiume Mincio che scorre proprio in centro al paese e del cinguettio degli uccelli che nidificato tra i numerosi canneti. Piccoli ponti in pietra, casette colorate, mulini e piccole cascate fanno da cornice e creano quell’aura magica che contraddistingue Borghetto. Avete presente i piccoli villaggi delle fiabe? Ecco, Borghetto sembra uscito proprio da uno dei libri di fate e folletti che si leggono ai bambini prima di andare a dormire. Io, come loro, appena arrivata mi sono sentita trasportare in un’altra epoca, anzi in un’altra dimensione.

Borghetto sul Mincio

Essendo piccolissimo e chiuso al traffico, è d’obbligo, se si arriva in macchina, parcheggiare in uno dei parcheggi a pagamento subito fuori dal centro storico. Ma per vivere appieno l’atmosfera campestre e fiabesca, secondo me, la cosa migliore da fare è quella di arrivare in bicicletta percorrendo la pista ciclabile che, costeggiando il fiume Mincio, parte da Peschiera del Garda e arriva fino a Mantova.  Si tratta di un percorso cicloturistico semplice e pianeggiante adatto a tutti, grandi e piccoli. E’ perfetto per una gita in famiglia durante il weekend o per una fuga romantica in mezzo alla natura. La pista ciclabile da Peschiera a Borghetto è quasi tutta asfaltata e la durata della percorrenza è di circa 15 chilometri (30 se si vuole arrivare fino a Mantova). Durante i weekend è più frequentata ma si riesce comunque a muoversi liberamente seguendo il proprio ritmo.

Dove prendere la pista ciclabile del Mincio

Per prendere la ciclabile, dovete recarvi a Peschiera del Garda e, in particolare, nei pressi di Porta Brescia e del viadotto ferroviario. Nelle vicinanze troverete anche un ampio e comodissimo parcheggio gratuito in zona campo sportivo (sono ammessi anche i camper). Da qui, non vi resta che salire in sella alla vostra bicicletta e raggiungere il fiume da cui parte la ciclabile. Se non avete biciclette o se non avete voglia di portarvele dietro, ci sono anche diversi negozi che le noleggiano lungo la tratta.

Ciclabile del Mincio

Cosa vedere a Borghetto sul Mincio

Borghetto è davvero un concentrato di bellezza. E con concentrato, voglio dire che è davvero molto piccolo quindi non c’è pericolo di perdersi. Il centro storico, bagnato dalle acque del Mincio, è un susseguirsi di ristoranti e bar,  per fortuna in perfetta armonia con l’ambiente. Da vedere, sparsi per il borgo, sono assolutamente i suoi tre mulini ad acqua, veri protagonisti.  Nel cuore del Borgo si trova, poi, anche la chiesa di San Marco Evangelista, una ricostruzione in stile neo-classico dell’antica pieve romanica dedicata a Santa Maria risalente al XI secolo.

Dopo esservi fermati a riposare e a degustare del buon vino, potete recarvi al ponte Visconteo, costruito nel 1393 per volere di Gian Galeazzo Visconti. E’ in realtà una grande diga fortificata collegata al vicino castello Scaligero. Quest’ultimo si trova su un’altura che domina tutto Borghetto e la valle del Mincio. Per raggiungerlo vi aspetta una discreta salita (io ho sofferto più questa che non tutto l’itinerario in bicicletta, forse perché avevo appena finito di abbuffarmi di tortelli). Protetto da tre ponti levatoi e da torri merlate, il castello doveva essere davvero imponente negli anni del suo massimo splendore. Oggi, sono visibili solo i resti delle mura perimetrali, la Torre Rotonda e la Rocca a cui si può anche accedere. In estate, nel cortile interno, vengono organizzati anche spettacoli e proiezioni cinematografiche.

  • Indirizzo: via degli Scaligeri – 37067 Valeggio sul Mincio VR

  • Orari e prezzi: il piazzale è aperto tutti i giorni; la Rocca, le torri e i suoi camminamenti sono visitabili solo Domenica e festivi, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00. Il costo del biglietto è di 2€.

Borghetto sul Mincio

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Il Castelluccio di Gela: tra storia e leggenda

Vi ho già raccontato della leggenda della Torre di Manfria e del Gigante Manfrino, a cui deve il nome. Durante il mio soggiorno a Gela, ho ascoltato diverse storie riguardanti…

Vi ho già raccontato della leggenda della Torre di Manfria e del Gigante Manfrino, a cui deve il nome. Durante il mio soggiorno a Gela, ho ascoltato diverse storie riguardanti quella che è una delle più antiche città siciliane. I gelesi vanno fieri della loro tradizione e da sempre si sono tramandati oralmente racconti e leggende riguardanti la propria terra. Tra le tante, mi ha colpita molto quella del Castelluccio, un castello ormai abbandonato situato a circa 10 chilometri da Gela, più precisamente in contrada Spadaro. 

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Il Castelluccio nella storia

Si erge, imponente, sopra una collina di gesso e dalla sua posizione sopraelevata domina la costa e difende la piana di Gela da prima del 1143. Il Castello Svevo, conosciuto ormai da tutti come il Castelluccio, è probabilmente di origine normanna e serviva principalmente come edificio residenziale e, forse, come palazzo fortificato. La sua pianta rettangolare, di simmetria quasi perfetta, è circondata da un muro di cinta e da due torri terminali a base quadrata. Quella occidentale conteneva una volta una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, mentre l’altra ospita una cappella scavata nella parete visibile ancora oggi. Per la costruzione del castello furono utilizzate pietre locali gessose e per le rifiniture pietre calcaree. 

Negli anni, il Castelluccio ha subito però numerosi danni e, nonostante i restauri effettuati negli anni Novanta, oggi si trova in condizioni abbastanza precarie. All’interno sono stati costruiti una scala e un ponteggio che permettono ai visitatori di arrivare fino alla sommità del castello e di ammirare da lì tutto il panorama della piana di Gela. 

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Il Castello Svevo è visitabile tutti i giorni, in quanto ad ingresso libero e anzi abbastanza abbandonato. Il mio consiglio è quello di recarsi di giorno sia perché la strada per arrivare è sterrata e piena di buche (in realtà crateri) sia perché se volete avventurarvi all’interno delle mura e  salire, magari, fino alla cima delle torri è veramente sconsigliabile farlo con il buio. Io avevo abbastanza paura anche in pieno giorno. Se siete in zona, però, merita una visita per il panorama che dalla sua posizione potete godere. 

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La leggenda del Castelluccio e della bella castellana dalle labbra verdi

Come vi ho anticipato, anche il Castelluccio nasconde una leggenda riguardante una bella castellana e un misterioso tesoro. Narra la storia che fosse la dimora di una dama bellissima dalla folta chioma nera e dalle labbra dipinte di uno strano rossetto verde. Era talmente insolito che si credeva fosse prodotto con la sua stessa bile. Nonostante la sua straordinaria avvenenza, tutti i contadini della zona ne avevano profondo timore in quanto si vociferava fosse estremamente crudele con i servitori. Inoltre, chiunque provasse ad avvicinarla spariva nel nulla. Con la sua voce suadente, intonava canzoni da lei stessa scritte e ammaliava i rari ospiti prima di farli scomparire nel nulla.  Era, dunque, una persona insolita ed alquanto ambigua e nessuno, a parte durante le riunioni d’armi indette da suo marito signore del castello, frequentava mai il Castelluccio. Per comunicare con lei, i sudditi si affidavano a messaggeri o a colombi viaggiatori. Entrambi, però, non facevano mai ritorno. Col tempo, si sparse la voce che il palazzo fosse abitato da fantasmi e strane ombre che si aggiravano per i corridoi a guardia di un grande tesoro: a trovatura. E di notte, la nobildonna dalle labbra verdi, parlava con questi spiriti come se fossero persone reali. 

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Un giorno, all’improvviso, i contadini non sentirono più alcun rumore provenire dal castello così si fecero coraggio e si avvicinarono per vedere cosa fosse successo. Con grande sorpresa, scoprirono che il castello era completamente disabitato. Da allora tutti riuscirono a dormire serenamente e della castellana e dei suoi misteriosi abitanti non si seppe più nulla. Anche il tesoro non venne mai trovato ma, al suo posto, è stato scoperto invece un passaggio segreto reale che collega l’interno del castello con la città di Gela, più precisamente conduce alla Chiesa di San Benedetto, detta A Batia. Io non mi sono cimentata nella ricerca del tunnel misterioso ma se qualcuno di voi dovesse andare mi faccia sapere se lo trova. 

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Dove soggiornare a Noto: la mia esperienza al B&B Alberini

Vi ho già parlato dei locali che ho preferito a Noto per quanto riguarda il versante gastronomico. Amo scovare posti frequentati dai locali in cui si riesce a mangiare bene…

Vi ho già parlato dei locali che ho preferito a Noto per quanto riguarda il versante gastronomico. Amo scovare posti frequentati dai locali in cui si riesce a mangiare bene e soprattutto a gustare piatti tradizionali e non turistici. Perché si sa, nelle località più turistiche, soprattutto nei mesi di maggiore affluenza, non è così scontato trovarsi bene. E questo vale sicuramente anche per gli alloggi.

Prima di partire per un nuovo viaggio, faccio mille ricerche per cercare la sistemazione migliore per le nostre esigenze. La tipologia della struttura varia sempre: hotel, appartamenti, B&B, agriturismi etc. Tutto dipende dal tipo di viaggio che stiamo per fare, dalla comodità per gli spostamenti e dal rapporto qualità/prezzo. Le recensioni, poi, per me sono fondamentali. Solitamente, perdo tantissimo tempo a spulciare i commenti degli ospiti che hanno già soggiornato nella struttura che mi interessa e lo faccio da più portali, in modo da avere la visuale più completa possibile. Ovviamente, essendo i giudizi sempre soggettivi, ci può essere un margine di errore ma credo che sia abbastanza facile distinguere tra chi lascia commenti veritieri e chi invece, magari abituato a pretendere la luna, esageri in negativo.

Anche per il nostro on the road nella Sicilia sud-occidentale mi sono documentata sulle mete che più interessavano e sugli alloggi che sarebbero andati meglio per gli spostamenti. Una delle tappe che volevo assolutamente fare era in zona Noto per riuscire a visitare sia la città che le aree circostanti di Pachino. Cercavo qualcosa che fosse comoda al centro storico ma ci permettesse, allo stesso tempo, di raggiungere facilmente il mare, l’entroterra e Marzamemi. Dopo aver valutato sia il Lido di Noto che la Val di Noto con le sue masserie rimodernate e dal gusto green-chic, ho optato per un più comodo B&B nel centro storico di Noto. E l’ho fatto principalmente per due motivi: la comodità di avere un parcheggio dove lasciare la macchina e di riuscire poi a raggiungere a piedi tutte le principali attrazioni della città e i prezzi più convenienti. Le strutture sul mare o nell’entroterra erano infatti decisamente più costose rispetto a quelle in città e ci avrebbero anche vincolati a spostarci sempre in macchina. Una volta decisa la posizione, ho vagliato poi le strutture disponibili e sono stata attirata da un B&B a conduzione familiare che mi ha conquistata da subito per i commenti entusiastici sulla colazione (sì, il cibo è un mio pensiero costante 🙂 ). Ed è così che sono finita al B&B Alberini, di cui vi riporto qui sotto la mia esperienza.

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B&B Alberini a Noto

Non avrei potuto scegliere alloggio migliore del B&B Alberini per il mio soggiorno a Noto. Come vi dicevo, cercavamo una struttura comoda al centro che consentisse di parcheggiare la macchina e di raggiungere a piedi tutte le attrazioni e i locali della città. Il B&B Alberini si trova a meno di 600 metri dalla Cattedrale di Noto e da Corso Vittorio Emanuele III, principale via di Noto, quindi veramente a pochi passi da tutto. Inoltre, è vicinissimo alla strada che porta al Lido di Noto e nelle zone di Pachino. In neanche 20 minuti di macchina, abbiamo raggiunto sia Vendicari che Marzamemi.

Ma al di là della posizione strategica, il vero valore aggiunto del B&B Alberini sono i suoi proprietari: Paola ed Enzo sono degli ospiti fantastici che ti fanno sentire a casa fin dal primo istante. Anzi, devo dire che più che un cliente mi sono sentita da subito più come un’amica in visita. Si sono prodigati in consigli su cosa visitare e sui locali migliori in cui mangiare (tanti di quelli di cui vi ho parlato qui mi sono stati consigliati proprio da loro che Noto la vivono tutti i giorni). E che dire della colazione. Eccezionale è dir poco: Paola ci ha fatto scegliere quello che preferivamo da una lista infinita di prelibatezze siciliane. E, l’indomani, oltre alle raviole (sfoglie ripiene di ricotta freschissima), ad una “piccola” cassata, e a latte, caffè e succhi freschi, ci hanno fatto trovare anche delle bruschette con pomodorini freschi della zona. Io mi stavo quasi commuovendo di fronte a tanta bontà. La colazione, tempo permettendo, viene poi servita nel giardino interno del B&B: una vera oasi di pace in cui i coloratissimi fiori la fanno da padrone.

Le stanze, pulitissime e curate con gusto, sono tre: due matrimoniali e una quadrupla. Per questo vi consiglio di prenotare con un po’ di anticipo perché sono molto richieste. Una volta arrivati, poi, non avrete che da rilassarvi e da godervi le premure dei coniugi Alberini.

Come avrete notato, parlo solo delle esperienze che mi hanno davvero colpita e che consiglio anche alla mia famiglia. E il B&B Alberini rientra in questo gruppo. La  cura della struttura, l’ottima posizione sommate alla simpatia, alla disponibilità e alla gentilezza di Enzo e Paola rendono il soggiorno qui eccellente e ti fanno venire voglia di tornare quanto prima (magari dopo aver smaltito un po’ tutte le mangiate fatte). E sapete anche che ci tengo a far conoscere queste piccole realtà indipendenti perché è giusto, secondo me, dare visibilità al grande impegno di chi ama il proprio lavoro e si adopera ogni giorno per migliorarsi. Se cercate un posto a Noto comodo, pulito e in cui sentirsi come a casa il B&B Alberini è quello che fa per voi. Noi, di certo, ci torneremo non appena ci troveremo nuovamente in zona.

Indirizzo: Via Andrea Barbazio, 96017 Noto SR

Contatti:

  • Tel. : +39 0931 19 67 559
  • Cel. : + 39 320 40 97 976
  • E-mail: info@bb-alberini.it
  • Sito: www.bb-alberini.it

N.B. Ci tengo a precisare che i giudizi espressi sono frutto della mia personale esperienza e non sono legati ad alcun tipo di sponsorizzazione da parte del locale citato.  Inoltre, le foto degli interni sono per lo più prese dal sito ufficiale del B&B stesso e da altri siti di prenotazione e sono quindi di loro proprietà.  Per quanto riguarda, invece, quelli delle pietanze e degli esterni sono tutti miei scatti. 

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Mostra fotografica Frida Kahlo – La Rivoluzionaria al Convitto delle Arti di Noto

I miei giorni di permanenza in Sicilia e più in particolare a Noto sono stati, con mio sommo dispiacere, alquanto piovosi. Tutti, dai commercianti agli albergatori, si lamentavano di quell’insolita…

I miei giorni di permanenza in Sicilia e più in particolare a Noto sono stati, con mio sommo dispiacere, alquanto piovosi. Tutti, dai commercianti agli albergatori, si lamentavano di quell’insolita settimana di brutto tempo ad agosto in Sicilia (l’avrò portata io con la mia solita fortuna!?). Sta di fatto che “grazie” al maltempo ho potuto visitare molte più cose che altrimenti sarebbero sicuramente state sacrificate in favore di tante giornate al mare.

Ed è proprio durante uno di questi strani diluvi universali che ho avuto modo di scoprire che a Noto, fino al 30 ottobre 2018, presso il Convitto delle Arti si tiene una mostra fotografica dedicata ad una delle mie artiste preferite: Frida Kahlo. Completamente fradicia, non ci ho pensato due volte ad entrare per ammirare le fotografie della famosa pittrice messicana. Lo scopo era quello di godersi la mostra e di scaldarsi un po’ nel frattempo, cosa che però, a causa dell’aria condizionata che non avevo calcolato, non è avvenuta. Anzi, all’uscita ero ancora zuppa e pure congelata.

Mostra Frida Khalo Noto

L’esposizione fotografica si compone di circa 80 scatti originali dei fotografi più famosi contemporanei a Frida Kahlo, tra cui Lola e Alvarez Bravo, Gisele Freund, Edward Weston, Imoghen Cunningham e tanti altri. Sono scatti che la ritraggono in momenti della vita quotidiana, insieme al marito Diego Rivera e ad altri familiari, ma anche mentre dipinge e duranti eventi pubblici.

Alla fine del percorso, troverete poi una piccola mostra di opere di artisti siciliani che si sono ispirati alla pittrice messicana. Sono, nella loro aderenza allo stile di Frida Khalo, molto diverse tra loro e alcune sono davvero interessanti. I colori e le forme particolari sono ovviamente i protagonisti e catturano immancabilmente lo sguardo.

Mostra Frida Khalo Noto

Compreso nel costo del biglietto, c’è anche un’esposizione dedicata a Picasso: si tratta principalmente delle incisioni sulla Tauromachia, della collezione di sculture sugli animali, il “Bestiario”, e una serie di piatti tondi ( i “Plats Espagnols”), ceramiche e mattonelle raffiguranti immagini della Corrida.

Nel complesso, devo dire che mi aspettavo un po’ di più. Avendo visitato la mostra essenzialmente per le opere dedicate a Frida Kahlo, l’ho trovata un po’ scarna e limitata. Le fotografie sono concentrate, infatti, in un’unica stanza e il resto della mostra è invece dedicata a Picasso e agli altri artisti siciliani ispirati a Frida. Ma, essendo lo spazio espositivo limitato, non si sarebbe potuto fare di meglio. Le fotografie sono comunque molto belle e valgono la visita. Magari prendetela, come ho fatto io,  come un piacevole diversivo e riparo ad una giornata di pioggia. Se, però, il vostro soggiorno a Noto è limitato mi sento di sconsigliarvela e di dedicarvi invece a scoprire tutte le bellezze che la città ha da offrire.

  • Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele, 91 – 96017 Noto

  • Orari: fino al 31 ottobre 2018, dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 20:00; sabato e domenica dalle 10:00 alle 23:00 (ultimo ingresso: un’ora prima della chiusura).

  • Prezzi biglietto cumulativo tre mostre: 10€ intero; 7€ ridotto over 65 e gruppi di almeno 6 persone; 6€ ridotto per residenti, universitari e under 18.

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