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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Tag: Borghi d’Italia

Borghetto sul Mincio: cicloturismo alla scoperta di uno dei Borghi più belli d’Italia

Settembre è un po’ come il primo giorno dell’anno: simboleggia la ripartenza e ci porta ad impegnarci con tanti buoni propositi. Uno di questi è la remise en forme, ovvero…

Settembre è un po’ come il primo giorno dell’anno: simboleggia la ripartenza e ci porta ad impegnarci con tanti buoni propositi. Uno di questi è la remise en forme, ovvero il tentativo di lasciarsi alle spalle le abbuffate estive e i conseguenti chili di troppo presi durante la bella stagione. Nel mio caso, purtroppo, questi buoni propositi svaniscono in fretta di solito. Non sono amante delle palestre e, anche se ci ho provato più volte, i tentativi sono naufragati in un battito d’ali. Preferisco decisamente di più un bel giro all’aperto, che sia a piedi o in bicicletta. Mi mette di buon umore e mi permette di fare attività fisica e, allo stesso tempo, di visitare i bei borghi italiani. Domenica scorsa, infatti, approfittando del bel tempo e delle temperature più fresche ho deciso di partire in bicicletta e andare alla scoperta di Borghetto sul Mincio. In provincia di Verona, Borghetto è sicuramente un gioiello tutto da scoprire. E quale modo migliore di farlo se non in bicicletta?  Io mi sono divertita tantissimo  e, in vista del weekend, vorrei condividere con voi l’itinerario: semplicissimo e a prova di qualsiasi non-sportivo come la sottoscritta.

Borghetto sul Mincio

In bicicletta da Peschiera a Borghetto lungo la ciclabile del Mincio

Come vi anticipavo, Borghetto è un piccolo borgo medievale sospeso nel tempo. A pochi chilometri da Peschiera del Garda e da Valeggio sul Mincio, si trova in un’oasi di pace fatta del suono delle acque del fiume Mincio che scorre proprio in centro al paese e del cinguettio degli uccelli che nidificato tra i numerosi canneti. Piccoli ponti in pietra, casette colorate, mulini e piccole cascate fanno da cornice e creano quell’aura magica che contraddistingue Borghetto. Avete presente i piccoli villaggi delle fiabe? Ecco, Borghetto sembra uscito proprio da uno dei libri di fate e folletti che si leggono ai bambini prima di andare a dormire. Io, come loro, appena arrivata mi sono sentita trasportare in un’altra epoca, anzi in un’altra dimensione.

Borghetto sul Mincio

Essendo piccolissimo e chiuso al traffico, è d’obbligo, se si arriva in macchina, parcheggiare in uno dei parcheggi a pagamento subito fuori dal centro storico. Ma per vivere appieno l’atmosfera campestre e fiabesca, secondo me, la cosa migliore da fare è quella di arrivare in bicicletta percorrendo la pista ciclabile che, costeggiando il fiume Mincio, parte da Peschiera del Garda e arriva fino a Mantova.  Si tratta di un percorso cicloturistico semplice e pianeggiante adatto a tutti, grandi e piccoli. E’ perfetto per una gita in famiglia durante il weekend o per una fuga romantica in mezzo alla natura. La pista ciclabile da Peschiera a Borghetto è quasi tutta asfaltata e la durata della percorrenza è di circa 15 chilometri (30 se si vuole arrivare fino a Mantova). Durante i weekend è più frequentata ma si riesce comunque a muoversi liberamente seguendo il proprio ritmo.

Dove prendere la pista ciclabile del Mincio

Per prendere la ciclabile, dovete recarvi a Peschiera del Garda e, in particolare, nei pressi di Porta Brescia e del viadotto ferroviario. Nelle vicinanze troverete anche un ampio e comodissimo parcheggio gratuito in zona campo sportivo (sono ammessi anche i camper). Da qui, non vi resta che salire in sella alla vostra bicicletta e raggiungere il fiume da cui parte la ciclabile. Se non avete biciclette o se non avete voglia di portarvele dietro, ci sono anche diversi negozi che le noleggiano lungo la tratta.

Ciclabile del Mincio

Cosa vedere a Borghetto sul Mincio

Borghetto è davvero un concentrato di bellezza. E con concentrato, voglio dire che è davvero molto piccolo quindi non c’è pericolo di perdersi. Il centro storico, bagnato dalle acque del Mincio, è un susseguirsi di ristoranti e bar,  per fortuna in perfetta armonia con l’ambiente. Da vedere, sparsi per il borgo, sono assolutamente i suoi tre mulini ad acqua, veri protagonisti.  Nel cuore del Borgo si trova, poi, anche la chiesa di San Marco Evangelista, una ricostruzione in stile neo-classico dell’antica pieve romanica dedicata a Santa Maria risalente al XI secolo.

Dopo esservi fermati a riposare e a degustare del buon vino, potete recarvi al ponte Visconteo, costruito nel 1393 per volere di Gian Galeazzo Visconti. E’ in realtà una grande diga fortificata collegata al vicino castello Scaligero. Quest’ultimo si trova su un’altura che domina tutto Borghetto e la valle del Mincio. Per raggiungerlo vi aspetta una discreta salita (io ho sofferto più questa che non tutto l’itinerario in bicicletta, forse perché avevo appena finito di abbuffarmi di tortelli). Protetto da tre ponti levatoi e da torri merlate, il castello doveva essere davvero imponente negli anni del suo massimo splendore. Oggi, sono visibili solo i resti delle mura perimetrali, la Torre Rotonda e la Rocca a cui si può anche accedere. In estate, nel cortile interno, vengono organizzati anche spettacoli e proiezioni cinematografiche.

  • Indirizzo: via degli Scaligeri – 37067 Valeggio sul Mincio VR

  • Orari e prezzi: il piazzale è aperto tutti i giorni; la Rocca, le torri e i suoi camminamenti sono visitabili solo Domenica e festivi, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00. Il costo del biglietto è di 2€.

Borghetto sul Mincio

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Il Castelluccio di Gela: tra storia e leggenda

Vi ho già raccontato della leggenda della Torre di Manfria e del Gigante Manfrino, a cui deve il nome. Durante il mio soggiorno a Gela, ho ascoltato diverse storie riguardanti…

Vi ho già raccontato della leggenda della Torre di Manfria e del Gigante Manfrino, a cui deve il nome. Durante il mio soggiorno a Gela, ho ascoltato diverse storie riguardanti quella che è una delle più antiche città siciliane. I gelesi vanno fieri della loro tradizione e da sempre si sono tramandati oralmente racconti e leggende riguardanti la propria terra. Tra le tante, mi ha colpita molto quella del Castelluccio, un castello ormai abbandonato situato a circa 10 chilometri da Gela, più precisamente in contrada Spadaro. 

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Il Castelluccio nella storia

Si erge, imponente, sopra una collina di gesso e dalla sua posizione sopraelevata domina la costa e difende la piana di Gela da prima del 1143. Il Castello Svevo, conosciuto ormai da tutti come il Castelluccio, è probabilmente di origine normanna e serviva principalmente come edificio residenziale e, forse, come palazzo fortificato. La sua pianta rettangolare, di simmetria quasi perfetta, è circondata da un muro di cinta e da due torri terminali a base quadrata. Quella occidentale conteneva una volta una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, mentre l’altra ospita una cappella scavata nella parete visibile ancora oggi. Per la costruzione del castello furono utilizzate pietre locali gessose e per le rifiniture pietre calcaree. 

Negli anni, il Castelluccio ha subito però numerosi danni e, nonostante i restauri effettuati negli anni Novanta, oggi si trova in condizioni abbastanza precarie. All’interno sono stati costruiti una scala e un ponteggio che permettono ai visitatori di arrivare fino alla sommità del castello e di ammirare da lì tutto il panorama della piana di Gela. 

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Il Castello Svevo è visitabile tutti i giorni, in quanto ad ingresso libero e anzi abbastanza abbandonato. Il mio consiglio è quello di recarsi di giorno sia perché la strada per arrivare è sterrata e piena di buche (in realtà crateri) sia perché se volete avventurarvi all’interno delle mura e  salire, magari, fino alla cima delle torri è veramente sconsigliabile farlo con il buio. Io avevo abbastanza paura anche in pieno giorno. Se siete in zona, però, merita una visita per il panorama che dalla sua posizione potete godere. 

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La leggenda del Castelluccio e della bella castellana dalle labbra verdi

Come vi ho anticipato, anche il Castelluccio nasconde una leggenda riguardante una bella castellana e un misterioso tesoro. Narra la storia che fosse la dimora di una dama bellissima dalla folta chioma nera e dalle labbra dipinte di uno strano rossetto verde. Era talmente insolito che si credeva fosse prodotto con la sua stessa bile. Nonostante la sua straordinaria avvenenza, tutti i contadini della zona ne avevano profondo timore in quanto si vociferava fosse estremamente crudele con i servitori. Inoltre, chiunque provasse ad avvicinarla spariva nel nulla. Con la sua voce suadente, intonava canzoni da lei stessa scritte e ammaliava i rari ospiti prima di farli scomparire nel nulla.  Era, dunque, una persona insolita ed alquanto ambigua e nessuno, a parte durante le riunioni d’armi indette da suo marito signore del castello, frequentava mai il Castelluccio. Per comunicare con lei, i sudditi si affidavano a messaggeri o a colombi viaggiatori. Entrambi, però, non facevano mai ritorno. Col tempo, si sparse la voce che il palazzo fosse abitato da fantasmi e strane ombre che si aggiravano per i corridoi a guardia di un grande tesoro: a trovatura. E di notte, la nobildonna dalle labbra verdi, parlava con questi spiriti come se fossero persone reali. 

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Un giorno, all’improvviso, i contadini non sentirono più alcun rumore provenire dal castello così si fecero coraggio e si avvicinarono per vedere cosa fosse successo. Con grande sorpresa, scoprirono che il castello era completamente disabitato. Da allora tutti riuscirono a dormire serenamente e della castellana e dei suoi misteriosi abitanti non si seppe più nulla. Anche il tesoro non venne mai trovato ma, al suo posto, è stato scoperto invece un passaggio segreto reale che collega l’interno del castello con la città di Gela, più precisamente conduce alla Chiesa di San Benedetto, detta A Batia. Io non mi sono cimentata nella ricerca del tunnel misterioso ma se qualcuno di voi dovesse andare mi faccia sapere se lo trova. 

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Dove soggiornare a Noto: la mia esperienza al B&B Alberini

Vi ho già parlato dei locali che ho preferito a Noto per quanto riguarda il versante gastronomico. Amo scovare posti frequentati dai locali in cui si riesce a mangiare bene…

Vi ho già parlato dei locali che ho preferito a Noto per quanto riguarda il versante gastronomico. Amo scovare posti frequentati dai locali in cui si riesce a mangiare bene e soprattutto a gustare piatti tradizionali e non turistici. Perché si sa, nelle località più turistiche, soprattutto nei mesi di maggiore affluenza, non è così scontato trovarsi bene. E questo vale sicuramente anche per gli alloggi.

Prima di partire per un nuovo viaggio, faccio mille ricerche per cercare la sistemazione migliore per le nostre esigenze. La tipologia della struttura varia sempre: hotel, appartamenti, B&B, agriturismi etc. Tutto dipende dal tipo di viaggio che stiamo per fare, dalla comodità per gli spostamenti e dal rapporto qualità/prezzo. Le recensioni, poi, per me sono fondamentali. Solitamente, perdo tantissimo tempo a spulciare i commenti degli ospiti che hanno già soggiornato nella struttura che mi interessa e lo faccio da più portali, in modo da avere la visuale più completa possibile. Ovviamente, essendo i giudizi sempre soggettivi, ci può essere un margine di errore ma credo che sia abbastanza facile distinguere tra chi lascia commenti veritieri e chi invece, magari abituato a pretendere la luna, esageri in negativo.

Anche per il nostro on the road nella Sicilia sud-occidentale mi sono documentata sulle mete che più interessavano e sugli alloggi che sarebbero andati meglio per gli spostamenti. Una delle tappe che volevo assolutamente fare era in zona Noto per riuscire a visitare sia la città che le aree circostanti di Pachino. Cercavo qualcosa che fosse comoda al centro storico ma ci permettesse, allo stesso tempo, di raggiungere facilmente il mare, l’entroterra e Marzamemi. Dopo aver valutato sia il Lido di Noto che la Val di Noto con le sue masserie rimodernate e dal gusto green-chic, ho optato per un più comodo B&B nel centro storico di Noto. E l’ho fatto principalmente per due motivi: la comodità di avere un parcheggio dove lasciare la macchina e di riuscire poi a raggiungere a piedi tutte le principali attrazioni della città e i prezzi più convenienti. Le strutture sul mare o nell’entroterra erano infatti decisamente più costose rispetto a quelle in città e ci avrebbero anche vincolati a spostarci sempre in macchina. Una volta decisa la posizione, ho vagliato poi le strutture disponibili e sono stata attirata da un B&B a conduzione familiare che mi ha conquistata da subito per i commenti entusiastici sulla colazione (sì, il cibo è un mio pensiero costante 🙂 ). Ed è così che sono finita al B&B Alberini, di cui vi riporto qui sotto la mia esperienza.

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B&B Alberini a Noto

Non avrei potuto scegliere alloggio migliore del B&B Alberini per il mio soggiorno a Noto. Come vi dicevo, cercavamo una struttura comoda al centro che consentisse di parcheggiare la macchina e di raggiungere a piedi tutte le attrazioni e i locali della città. Il B&B Alberini si trova a meno di 600 metri dalla Cattedrale di Noto e da Corso Vittorio Emanuele III, principale via di Noto, quindi veramente a pochi passi da tutto. Inoltre, è vicinissimo alla strada che porta al Lido di Noto e nelle zone di Pachino. In neanche 20 minuti di macchina, abbiamo raggiunto sia Vendicari che Marzamemi.

Ma al di là della posizione strategica, il vero valore aggiunto del B&B Alberini sono i suoi proprietari: Paola ed Enzo sono degli ospiti fantastici che ti fanno sentire a casa fin dal primo istante. Anzi, devo dire che più che un cliente mi sono sentita da subito più come un’amica in visita. Si sono prodigati in consigli su cosa visitare e sui locali migliori in cui mangiare (tanti di quelli di cui vi ho parlato qui mi sono stati consigliati proprio da loro che Noto la vivono tutti i giorni). E che dire della colazione. Eccezionale è dir poco: Paola ci ha fatto scegliere quello che preferivamo da una lista infinita di prelibatezze siciliane. E, l’indomani, oltre alle raviole (sfoglie ripiene di ricotta freschissima), ad una “piccola” cassata, e a latte, caffè e succhi freschi, ci hanno fatto trovare anche delle bruschette con pomodorini freschi della zona. Io mi stavo quasi commuovendo di fronte a tanta bontà. La colazione, tempo permettendo, viene poi servita nel giardino interno del B&B: una vera oasi di pace in cui i coloratissimi fiori la fanno da padrone.

Le stanze, pulitissime e curate con gusto, sono tre: due matrimoniali e una quadrupla. Per questo vi consiglio di prenotare con un po’ di anticipo perché sono molto richieste. Una volta arrivati, poi, non avrete che da rilassarvi e da godervi le premure dei coniugi Alberini.

Come avrete notato, parlo solo delle esperienze che mi hanno davvero colpita e che consiglio anche alla mia famiglia. E il B&B Alberini rientra in questo gruppo. La  cura della struttura, l’ottima posizione sommate alla simpatia, alla disponibilità e alla gentilezza di Enzo e Paola rendono il soggiorno qui eccellente e ti fanno venire voglia di tornare quanto prima (magari dopo aver smaltito un po’ tutte le mangiate fatte). E sapete anche che ci tengo a far conoscere queste piccole realtà indipendenti perché è giusto, secondo me, dare visibilità al grande impegno di chi ama il proprio lavoro e si adopera ogni giorno per migliorarsi. Se cercate un posto a Noto comodo, pulito e in cui sentirsi come a casa il B&B Alberini è quello che fa per voi. Noi, di certo, ci torneremo non appena ci troveremo nuovamente in zona.

Indirizzo: Via Andrea Barbazio, 96017 Noto SR

Contatti:

  • Tel. : +39 0931 19 67 559
  • Cel. : + 39 320 40 97 976
  • E-mail: info@bb-alberini.it
  • Sito: www.bb-alberini.it

N.B. Ci tengo a precisare che i giudizi espressi sono frutto della mia personale esperienza e non sono legati ad alcun tipo di sponsorizzazione da parte del locale citato.  Inoltre, le foto degli interni sono per lo più prese dal sito ufficiale del B&B stesso e da altri siti di prenotazione e sono quindi di loro proprietà.  Per quanto riguarda, invece, quelli delle pietanze e degli esterni sono tutti miei scatti. 

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Torre di Manfria a Gela: la leggenda del gigante Manfrino

E’ sera e il cielo sopra la Torre di Manfria comincia a tingersi di rosso cremisi. La vista dalla sua posizione sopraelevata è impagabile e consente di ammirare alla calda…

E’ sera e il cielo sopra la Torre di Manfria comincia a tingersi di rosso cremisi. La vista dalla sua posizione sopraelevata è impagabile e consente di ammirare alla calda luce del tramonto tutto il golfo di Gela. Ma la presenza della Torre si fa sempre più sentire, quasi come un monito che sembra voglia avvisare gli avventurieri di guardarsi le spalle. Anche io ne sono affascinata e, come attratta da una calamita, non posso far altro che abbandonare la vista del Mar Mediterraneo e girarmi invece ad osservare meglio la Torre possente che domina tutta la collina. Avete presente le sensazioni che nascono così all’improvviso e non ti lasciano più? Ecco, è quello che ho provato durante la mia visita in questo luogo magico ed affascinate. Ovviamente, la mia curiosità ha avuto il sopravvento e, una volta rientrata a Gela, non ho potuto fare a meno di approfondire la storia della Torre di Manfria. Cortigiane bellissime, giganti buoni, complotti e fantasmi sono gli ingredienti principali di questa storia. Una di quelle che si raccontano di sera ai bambini prima di andare a dormire e che fanno venire brividi involontari anche ai più grandicelli. Oggi ve la voglio raccontare a modo mio nella speranza di far conoscere questa magnifica località poco nota e invogliarvi ad andare a visitarla se vi trovate nei dintorni. 

Torre di Manfria Gela

La storia della Torre di Manfria

A circa 15 chilometri dal centro di Gela, di cui vi ho parlato qui, in provincia di Caltanissetta svetta dalla sua posizione rialzata a 19 metri sopra il livello del mare il rudere di una torre. Si tratta della Torre di Manfria, a cui tutta la contrada deve il nome. L’anno della sua costruzione è discusso: secondo alcuni risale al 1549 durante il vicereame di Juan de Vega, mentre altri sostengono che i lavori iniziarono nel 1583. Quale che sia l’anno esatto in cui si diede il via alla costruzione, i lavori furono interrotti fino al 1615, quando il Viceré di Sicilia Pedro Giron Duca di Ossuna, su disegno del famoso architetto fiorentino Camillo Camilliani, decise di completarla. La torre, detta anche Ossana o Ossuna in omaggio al Viceré, aveva lo scopo di segnalare i pericoli provenienti dal mare e difendere le coste. Faceva parte di un esteso sistema strategico-militare di vigilanza composto da 37 torri costiere dipendenti dalla Deputazione del Regno di Sicilia. All’epoca, infatti, le scorribande dei pirati erano frequenti e violento era il loro modo di trattare le popolazioni locali. Con il sistema difensivo delle torri, gli abitanti avevano modo di far partire un allarme e di prepararsi ad affrontare i pirati. Ogni torre disponeva di cinque torrari, ovvero quattro soldati e un sovrintendente scelto tra i cavalieri di Gela, allora Terranova. I torrari avevano il compito di segnalare eventuali pericoli alle altre torri con un sistema di fumi durante il giorno, di fuochi durante la notte. Se venivano avvistate delle navi saracene, i guardiani della torre lanciavano l’allarme che veniva recepito dalle vicine basi di Camarina ad est e di Falconara ad ovest, che a loro volta trasmettevano l’avvertimento alle altre torri costiere. In questo modo davano tempo agli isolani di preparare le difese e ai porti di preparare le flotte navali che immediatamente partivano per contrastare l’attacco dei corsari. 

La torre di Manfria in origine era disposta su due piani: il pianoterra serviva come deposito di munizioni, polvere da sparo, palle di cannoni, acqua e legna; il primo piano serviva, invece, da alloggio ai torrari.  Sul terrazzo, poi, provvisto di parapetti, tettoia e due balconate, sostenute da eleganti mensole di arenaria, si trovavano due cannoni.

Oggi, purtroppo, la torre si trova in stato di semi abbandono. Ed è un vero peccato perché è situata in un punto panoramico davvero mozzafiato. Viene spesso scelta  come location per le fotografie dei matrimoni. Se fosse ristrutturata e curata maggiormente sarebbe un altro dei tanti monumenti storici di Gela da promuovere a livello turistico, anche perché subito sotto si trova anche una splendida caletta. 

Torre di Manfria Gela

La leggenda del gigante Manfrino

Ma arriviamo alla parte più coinvolgente della storia: la leggenda del gigante Manfrino. E’ una di quelle leggende di dame dai capelli dorati, giganti e fantasmi da raccontare al calar della sera di fronte ad un falò… magari proprio ai piedi della torre. 

I gelesi per anni si sono tramandati la storia di Manfrino e della sua bella sorella. Manfrino era talmente alto e possente da venire identificato come “il gigante”. Era un uomo estremamente buono e gentile e amava cavalcare per gli estesi possedimenti della torre per controllare che tutto funzionasse a dovere. Il terreno, che si estendeva fino al vicino Castello di Falconara, bagnato da tanti piccoli ruscelli di acqua purissima, era verde e fertile. Vi crescevano rigogliosi alberi dai frutti succosi, palme, orti e fiori. Una distesa infinita e coloratissima di fiori che il Gigante aveva voluto coltivare per la gioia della sorella. Ella, a differenza di Manfrino, non amava uscire dalla sua terra e preferiva stare dentro la torre. Di lei si sapeva solo che era giovane e bellissima e, non conoscendo il suo vero nome, era chiamata da tutti “la bella Castellana”. 

Un giorno Manfrino, durante una delle sue galoppate per la tenuta, all’improvviso scorse una bellissima fanciulla dalla chioma dorata aggirarsi per i suoi campi come se si fosse persa. Il Gigante non aveva mai visto nessuna dama tanto elegante ed aggraziata prima d’allora, così spronò a tutta velocità il cavallo per raggiungerla. Ma, quando si fu avvicinato al punto in cui l’aveva vista, della giovane non c’era più traccia. Inutile dire che da quel momento Manfrino non si dette più pace: pensava giorno e notte alla giovane dama svanita nel nulla. Sua sorella, vedendolo struggersi così per amore, decise di organizzare una grande festa nella torre e di invitare quante più persone possibili, nella speranza di far rincontrare al fratello colei che gli aveva rubato il cuore. La sera della festa, principi e nobili arrivarono da ogni parte della Sicilia e, ad un certo punto, giunse anche la bella fanciulla. Manfrino, da quel momento, aveva occhi solo per la sua innamorata  e, dimentico di tutti gli altri ospiti, non aveva pensieri che per lei. Quando la vide uscire e dirigersi verso il mare, non ci pensò un momento e la seguì fuori per raggiungerla e finalmente dichiararle il suo amore. Si ricordò, però, improvvisamente di un avvertimento che una vecchia del paese gli aveva dato quando era giovane: nel giorno più bello della sua vita, egli sarebbe morto insieme alla sorella e tutto quello che possedeva sarebbe andato perduto, la terra si sarebbe inaridita e l’acqua avrebbe smesso di sgorgare così pura. Accecato dall’amore, il Gigante decise di non dare ascolto a quanto predetto e di seguire ugualmente la sua bella. Una volta raggiunta la spiaggia, però, la vide entrare sempre più in mare fino a sparire tra le onde. Nello stesso istante, delle urla disperate gli arrivarono all’orecchio e lui rimase immobile per la paura e la confusione. Durante la sua assenza, i principi e i nobili invitati, che da sempre bramavano i territori del Gigante, avevano ordito infatti un complotto per impossessarsene. Chiusero la porta della torre e uccisero tutti gli ospiti e, per crudeltà, per ultima lasciarono la bella Castellana. Andarono, poi, in cerca di Manfrino e, trovandolo paralizzato dal dolore di fronte al mare, misero da parte una volta per tutte le loro remore di fronte alla stazza del Gigante e insieme lo uccisero. Non riuscirono però a fermare lo spirito di Manfrino, il gigante buono e, ancora oggi nelle notti serene, orecchie attente possono sentire le grida d’aiuto della sorella e la sua disperazione. 

Torre di Manfria Gela

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Cosa vedere a Gela: racconti di una delle più antiche e orgogliose città siciliane

Sono appena tornata dal mio on the road siciliano che mi ha portata a visitare borghi e città della parte sud-est dell’isola. Le valigie piene mi fissano e sembra vogliano…

Sono appena tornata dal mio on the road siciliano che mi ha portata a visitare borghi e città della parte sud-est dell’isola. Le valigie piene mi fissano e sembra vogliano dirmi di cominciare a svuotarle ma, se lo facessi, decreterei veramente la fine delle vacanze. E proprio non ce la faccio. Quindi lasciamo il dovere a più tardi e concentriamoci invece sul piacere di condividere con voi il racconto di una delle città siciliane che più mi ha colpita. Sto parlando di Gela. 

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In provincia di Caltanissetta, affacciata direttamente sul Mar Mediterraneo, Gela è una delle più antiche città siciliane. Ricca di reperti storici e bellezze paesaggistiche, è secondo me una delle più autentiche realtà siciliane in cui è ancora possibile assaporare la vera tradizione e la vita quotidiana dei suoi estremamente orgogliosi abitanti. Sì perché Gela è tutto fuorché turistica: nei giorni che vi ho trascorso, ho incontrato un solo turista di passaggio che aveva deciso di fermarsi per dare un’occhiata in giro. Se la si cerca su internet, le notizie principali sono quelle di cronaca mentre le indicazioni per chi la vuole visitare sono pressoché nulle. Ma se è una città antica, con una delle spiagge sabbiose più lunghe della Sicilia perché non rientra nei circuiti turistici? Sinceramente non riesco a capirlo. Credo che la causa vada ricercata nella nomea che nel corso degli anni questa città si è ritrovata e che, ancora oggi, non riesce a scrollarsi di dosso. Ma se le si dà una possibilità e non si seguono i soliti percorsi battuti, credo proprio che vi saprà stupire. E in positivo. Soprattutto se, come me, avete le ferie “comandate” ad agosto e non siete amanti della folla e dei prezzi esorbitanti tipici del periodo.

Attività e attrattive a Gela: quali non perdersi

Gela ha molto da offrire sia a livello artistico che naturalistico. Come vi anticipavo prima, è una delle città siciliane più antiche e anche più ricche in termini di reperti archeologici. Dopo la visita culturale, però, troverete ad attendervi una spiaggia lunghissima e sabbiosa e le calde acque del Mar Mediterraneo. Il tutto accompagnato dal buon cibo siciliano: pesce fresco, fichi dolcissimi, agrumi, pomodori, capperi e la ricotta. Come si fa a resistere alla ricotta e ai dolci siciliani? L’avvertenza che vi do prima di una vacanza a Gela è quella di digiunare per almeno una settimana perché, una volta arrivati, vi sarà impossibile resistere alle sue bontà culinarie. Se volete vedere arrabbiato un gelese, infatti, provate a rifiutarvi di mangiare o di bere anche se magari siete già alla terza portata e l’unica cosa che vorreste fare è rotolare sul divano e non spostarvi più. I gelesi infatti, a primo acchito, possono sembrare diffidenti e poco propensi a socializzare con i forestieri. Ma è solo una facciata. Appena approfondita la conoscenza, non li ferma più nessuno ve l’assicuro. 

Vi lascio un elenco delle principali cose assolutamente da non perdere durante una visita a Gela.

Il centro storico e la Chiesa Madre

Il centro storico di Gela è un susseguirsi di strade acciottolate, splendidi scorci sul mare e piazzette tipiche. La cosa migliore da fare è quella di camminare senza meta ed esplorare tutti i vicoli pittoreschi, di quelli che si vedono nelle fotografie in bianco e nero della Sicilia di 50 anni fa con i panni stesi ad asciugare al vento sui fili tra una casa e l’altra. 

Centro storico Gela

Corso Vittorio Emanuele è la via principale del centro storico, un susseguirsi di negozi e bar che regala il meglio di sé durante le sere d’estate. Gli eventi organizzati sono infatti sempre numerosi ed è senza dubbio, insieme al lungo mare, uno dei principali punti di ritrovo. 

Il fiore all’occhiello del centro storico è sicuramente la Chiesa Madre. In stile neoclassico, è intitolata a Maria Santissima Assunta in Cielo, ed è stata costruita a partire dal 1766 ma aprì al culto sono vent’anni dopo l’inizio dei lavori, nel 1794. Il prospetto è stato completato, poi, solo nel 1844 e, per la sua realizzazione, furono usate le pietre di tufo calcareo giallo delle cave di Gela. E’ un gioiello sia dentro che fuori e dalla sua posizione domina tutta Piazza Umberto I. 

  • Indirizzo: Piazza Umberto I – 93012 – Gela (CL)

Villa Garibaldi

Sempre lungo Corso Vittorio Emanuele si trova poi la splendida Villa Garibaldi. Realizzata su un terrazzamento retrostante il convento dei Cappuccini, la villa e i suoi giardini regalano una vista impagabile sul mare. Dalla sua posizione rialzata, infatti, si riesce ad avere una visione sul resto della città e sul Lungomare Federico II di Svevia di cui vi parlo a seguire. E’ un luogo tranquillo e ombreggiato, grazia alla folta vegetazione spontanea e non, che merita assolutamente una visita. A mio parere, è veramente un gioiello grezzo che rifiorirebbe se venisse curato di più. L’ingresso è libero. 

Lungomare Federico II di Svevia

Federico II di Svevia, imperatore, re di Sicilia e di Gerusalemme e re dei Romani, nel 1233 decise di fondare una nuova città murata sul sito della Gela greca. Era infatti consapevole dell’importanza di Gela sia dal punto di vista logistico sia per la ricchezza della pianura circostante, ottima per l’agricoltura. Decise così di dotarla di un castello e di un porto, in modo da controllare meglio tutta la costa meridionale siciliana e la chiamò Terranova, a rimarcare la nuova vita della città, nome che mantenne fino al 1927. Il lungomare gelese è dedicato proprio al sovrano che aiutò la ripartenza della città ed è senza alcun dubbio la parte più amata e frequentata dagli abitanti durante i mesi estivi. E’ un susseguirsi di ristoranti e locali che nelle sere di estate si animano fino a tarda ora. Andare a cenare prima delle dieci di sera è infatti un evento rarissimo ed assolutamente eccezionale e anche una polentona come me si è dovuta adattare a questi orari tardi. E, mi raccomando, sfoggiate i vostri abiti migliori perché sembra di essere ad una sfilata che neanche la settimana della moda milanese tiene il confronto. 

Lungomare Federico II di Svevia Gela

Durante il giorno, invece, armatevi di teli e ombrelloni e fate un salto in spiaggia: chilometri e chilometri di sabbia fine e bianca e acqua limpida in cui fare il bagno. La spiaggia è quasi interamente libera ma, se preferite la comodità di un lido, ce ne sono diversi all’inizio del lungomare. Per la macchina, come è buona norma in Sicilia, è possibile lasciarla lungo la strada. Ci sono, però, anche numerosi altri parcheggi a pagamento tra cui il più grande e più comodo sia al lungomare che alla spiaggia è quello nello spiazzo antistante il vecchio lido “La Conchiglia” alla tariffa fissa di soli 2€. 

Il Museo Archeologico Regionale di Gela  e le Mura timoleontee

Il Museo Archeologico Regionale di Gela contiene circa 4200 reperti che vanno dalla preistoria all’età medievale. Testimone silenziosia delle antiche glorie gelesi, la ricca collezione comprende dettagli architettonici, statue, vasellame e monete provenienti dalle varie colonie greche. Si possono ammirare anche i resti del carico del “relitto di Gela”, una nave mercantile greca affondata davanti al porto della città. Il museo, come del resto tutta la città, è purtroppo sottovalutato e poco visitato. Durante la visita, sono rimasta parecchio amareggiata nel vedere diversi pannelli riportanti i musei che accolgono oggi gran parte dei reperti: si va da Palermo a Monaco e Zurigo, passando per il Metropolitan Museum di New York e il British Museum. Trovo un peccato che un museo che vanta una così ampia collezione, si ritrovi decisamente svuotato perché, per dare visibilità ai reperti, è costretto a darli in prestito ad altri musei, anche se sono tra i più grandi e importanti del mondo. Se fosse più curato e più pubblicizzato, sono sicura che sarebbe in grado di attirare visitatori da ogni dove, opportunità che darebbe grande rilancio anche all’attività turistica della città. 

  • Orari: tutti i giorni, dalle 09 alle 18:30

  • Prezzi: intero 4€; ridotto 2€.

  • Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele, 1, 93012 Gela 

Compreso nel prezzo del biglietto, c’è anche l’ingresso alle Mura timoleontee di Caposoprano. Queste fortificazioni greche sono state scoperte tra il 1948 e il 1954 e sono solo un altro dei tanti reperti archeologici testimoni della ricca storia di Gela. Scoperte per caso dal signor Vincenzo Interlici, professione contadino, che in una notte senza sonno, vanga alla mano, stava lavorando al suo terreno, ignaro del tesoro che vi avrebbe trovato. Le Mura sono tra gli esempi meglio conservati dell’architettura militare antica e raccontano dei fasti gloriosi della Gela ellenica, una delle più grandi colonie greche di Sicilia, fondata nel 689 – 688 a.C. dai coloni greci provenienti da Rodi e da Creta. La posizione delle Mura era sicuramente strategica: consentiva infatti una vista a 360 gradi sia del mare che delle montagne a nord. Oggi i resti si trovano all’interno di un parco che divide la città moderna dalla costa e regala una vista meravigliosa sul mare. La bellezza delle Mura timoleontee non è passata inosservata e, nel 1997, anche le Poste Italiane vollero farvi omaggio con un francobollo da 750 lire a loro dedicato. 

  • Orari: dal lunedì al sabato, dalle 09 alle 13 e dalle 14 alle 17.

  • Indirizzo: Viale Indipendenza, 9, 93012 Gela

Torre di Manfria

A pochi chilometri dal centro storico, a 19 metri sul livello del mare, sorge la bellissima Torre di Manfria. Dalla sua posizione sopraelevata e a strapiombo sul mare, domina tutto il Golfo di Gela. E’ un luogo splendido ed estremamente romantico a cui ho voluto dedicare un intero articolo che trovate qui. 

  • Indirizzo: Via Torre di Manfria 93012 Manfria CL

Il Castelluccio

Il Castello Svevo, conosciuto da tutti come “il Castelluccio”, si erge su una collina di gesso a circa 10 chilometri da Gela. Costruito nel 1143 a difesa della città, è oggi un rudere che racchiude leggende di fantasmi e di passaggi segreti che vi racconto qui. 

  • Indirizzo: SP83, 93012 Gela

Il Castelluccio Gela

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Antichissima Fiera delle Grazie: un ferragosto alternativo alla scoperta della tradizione mantovana e delle opere dei Madonnari

Quest’anno ho deciso di andare controcorrente e festeggiare ferragosto in modo alternativo. Invece di passarlo in spiaggia o abbuffandomi come se non ci fosse un domani, ho optato per una…

Quest’anno ho deciso di andare controcorrente e festeggiare ferragosto in modo alternativo. Invece di passarlo in spiaggia o abbuffandomi come se non ci fosse un domani, ho optato per una gita nelle Valli del Mincio. In particolare ho deciso di visitare il borgo di Grazie, sulla sponda del Lago Superiore di Mantova. Oltre al fatto di essere uno dei Borghi più belli d’Italia e di trovarsi in una delle riserve naturali fra le più importanti d’Europa, merita assolutamente una visita durante i giorni di ferragosto perché ospita l’Antichissima Fiera delle Grazie. Le sue origini risalgono addirittura al 1400, periodo in cui fu edificato anche il bellissimo Santuario B.V. Maria delle Grazie che si trova proprio nella piazza principale, ed è famosa perché ospita i Madonnari e le loro sorprendenti opere artistiche. Appena ho sentito parlare di questa manifestazione non ho resistito e ne sono stata attratta inevitabilmente come le api lo sono dal polline. Il perché ve lo spiego subito. 

Santuario B.V. Maria delle Grazie

Ogni anno proprio per la ricorrenza dell’Assunzione del 15 agosto, migliaia di pellegrini e visitatori si recano al Santuario delle Grazie di Curtatone per ammirarne il sagrato completamente dipinto da circa duecento artisti di strada provenienti da ogni parte del mondo. I protagonisti assoluti sono questi pittori, i Madonnari, che con i loro gessetti colorati compiono davvero il miracolo e regalano a tutti noi visitatori delle splendide opere, liturgiche e non solo, dipinte direttamente per terra. 

Fiera delle Grazie Curtatone Madonnari

Ce ne sono di tutti i tipi: dovunque si guardi ci sono colori sgargianti e sguardi così penetranti che ti catturano e sembrano osservarti per davvero. Hanno talmente tanto spessore che non sembrano affatto dipinti a terra ma piuttosto tridimensionali. 

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Ho apprezzato ancora di più il lavoro fatto perché gli artisti dipingono direttamente seduti o inginocchiati a terra sotto il sole cocente. Non oso immaginare il caldo a stare così per ore e ore. 

Le opere vengono poi premiate da una giuria che ne decreta i vincitori. La cosa bella è che anche i visitatori possono contribuire alla votazione. Anche io, ovviamente, ho scelto l’opera che più mi ha colpita. Ma la selezione non è stata assolutamente semplice, anzi l’indecisione regnava sovrana. Ce n’erano di bellissime ed essendo estremamente diverse sia nella forma che nel significato sceglierne solo una diventa veramente una sfida. Non vorrei essere nei panni della giuria. 

Ovviamente, come a tutte le fiere italiane che si rispettino, non possono mancare le bancarelle che vendono prodotti di ogni genere e i chioschi con prelibatezze del territorio. Ad aumentare il clima di festa, ci sono anche gli stand di intrattenimento e musica. 

Fiera delle Grazie Curtatone Madonnari

Il Museo dei Madonnari

Tutte le opere dei vincitori delle precedenti edizioni vengono conservate, sotto forma di pannelli e  di cartoncini, nel Museo dei Madonnari. Oltre a queste, sono custoditi anche i capolavori dei Maestri Madonnari e lungo il percorso tematico è possibile osservare l’evoluzione di questo particolare tipo di pittura. E’ un luogo importantissimo perché permette di conservare e tramandare la maniera madonnara di dipingere. Inoltre, in collaborazione con il Comune di Curtatone, il Centro Italiano Madonnari promuove anche iniziative e corsi di pittura a gessetto per adulti e ragazzi. Nonostante sia un tipo di pittura così antica, la trovo estremamente attuale. Basti pensare alla street art e al mondo dei graffiti che, grazie ai colori brillanti e coinvolgenti e ai disegni stuzzicanti stanno riuscendo nell’intento di risollevare le zone un tempo malfamate e poco frequentate di tutto il mondo. E’ bello poi che una manifestazione del 1400 abbia resistito sino ad oggi e sia ancora in grado di richiamare visitatori e artisti da ogni parte del mondo in un meraviglioso borgo mantovano che continua a serbare il suo sapore antico. 

  • Orari: Venerdi ore 15.00- 18.00, Sabato e domenica ore 10.30-12.30 e 15.00- 18.00 (è possibile richiedere la prenotazione per giorni ed orari differenti)
  • Prezzi: l’ingresso è ad offerta libera
  • Contatti: telefono 0376 349122; e-mail museodeimadonnari@gmail.com
  • Indirizzo: Piazzale Santuario – angolo Madonna della Neve 29 – Grazie di Curtatone (MN)

Il Borgo di Grazie e la Riserva Naturale delle Valli del Mincio: informazioni e curiosità

Oltre alla rinomata Fiera delle Grazie, l’omonimo borgo che dal 2013 fa ufficialmente parte dei Borghi più belli d’Italia, ha molto altro da offrire. Le bellezze architettoniche dal fascino rinascimentale la fanno sicuramente da padrone. Ma anche la natura e il paesaggio non sono da meno. Dal 2009, infatti, l’area umida antistante al borgo chiamata le “Valli del Mincio”, ha ottenuto l’importante riconoscimento europeo EDEN, rilasciato dal Dipartimento Nazionale Turismo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e si classifica terza nella graduatoria delle migliori località naturalistiche per un turismo sostenibile nelle Aree Protette a livello italiano.  In estate, poi, si può assistere alla stupenda e ormai rara fioritura del Fior di Loto, fatto arrivare a Mantova nel 1921.

Per tutti coloro che hanno voglia di immergersi nella bellissima oasi verde della Riserva Naturale delle Valli del Mincio, sappiate che è possibile farlo navigando tra i canali in modo eco-compatibile sia con imbarcazioni con conducente sia con le canoe che si possono noleggiare direttamente in loco. E’ un modo estremamente originale e eco-sostenibile per visitare questa perla del nostro territorio e arrivare magari fino alla stessa Mantova scoprendone i suoi percorsi lacustri. Per tutte le informazioni vi lascio il link diretto al sito ufficiale del Comune di Curtatone qui. 

Da buon gustaia quale sono, non posso non concludere con questa chicca golosissima: oltre ai piatti della cucina mantovana, che per me è letteralmente da leccarsi i baffi(chi non l’ha mai assaggiata deve porvi rimedio il prima possibile), a Grazie è possibile degustare il famoso cotechino (prodotto De.C.O.) e l’altrettanto ottimo luccio in salsa. Se non vi ho convinti a fare una gita con la Fiera delle Grazie e con le bellezze architettoniche e naturalistiche beh, al buon cibo non si può proprio dir di no.

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Limonaie del Garda: itinerario alla scoperta dei giardini sospesi tesoro del Lago di Garda

Ciao a tutti, mi chiamo Monica e ho una vera e propria dipendenza dai limoni. Ebbene sì, lo ammetto: altro che prezzemolo, secondo me è proprio il limone che sta…

Ciao a tutti, mi chiamo Monica e ho una vera e propria dipendenza dai limoni. Ebbene sì, lo ammetto: altro che prezzemolo, secondo me è proprio il limone che sta bene con tutto e lo metterei ovunque. Oltre che a mettermi immediata allegria con il suo bel colore giallo, il suo profumo inebriante mi fa subito pensare all’estate e al bel tempo. Non c’è quindi da stupirsi che domenica scorsa mi sia lanciata alla scoperta delle limonaie della sponda bresciana del Lago di Garda. Era da un po’ che lo volevo fare ma, per un motivo o per l’altro, ho sempre rimandato. Fino ad ora. In realtà il piano era un altro ma, complice la strada bloccata a causa di un incidente, non ci abbiamo pensato un attimo a fare dietrofront e ad andare a Limone sul Garda ovvero la prima tappa del nostro tour delle limonaie. Ammirare la stupenda vista sul Lago di Garda circondata dal profumo avvolgente degli agrumi, nella sua semplicità, per me è stata una delle esperienze più belle. Inoltre, ho avuto la possibilità di imparare tantissime cose sulla coltivazione di questi frutti e soprattutto sul duro lavoro che i miei antenati bresciani hanno fatto per riuscire a farli crescere anche in un territorio che così semplice non è.

Limonaia Pra de la Fam Tignale

Limoni del Garda: qualche cenno storico

Anche se i cugini siciliani, e più in generale, meridionali sono oggi più conosciuti e diffusi non è sempre stato così. Sul Garda, infatti, i limoni sono approdati nel corso del XIII secolo portati dai frati del convento di San Francesco di Gargnano. E intorno al 1700, quello dei limoni sul Garda era un vero e proprio commercio: venivano infatti esportati in tantissimi paesi soprattutto del Nord Europa tra cui l’Ungheria, il Tirolo, l’Austria, la Polonia e perfino la Russia. Grazie ai minori costi di trasporto rispetto ai limoni genovesi e a quelli del Sud Italia, gli agrumi del lago seguivano la rotta di Torbole e Nago e si fermavano, come prima tappa, a Bolzano dove c’era una piazza di smistamento.  Qui venivano divisi a seconda della grossezza a cui corrispondeva ovviamente un prezzo diversificato ma anche una differente meta. C’erano infatti gli agrumi fini, sopraffini, gli scarti, gli scartabelli e i cascaticci. Chissà che goduria quelli sopraffini! Il litorale a nord di Salò divenne così la zona di coltivazione degli agrumi più settentrionale del mondo. E anche il prezzo era tra i più alti: gli agrumi di queste zone, infatti, erano apprezzati moltissimo per le loro qualità medicinali, il sapore e l’aroma del succo e la loro forma più rotonda.

Purtroppo, però, durante la seconda metà dell’Ottocento questo fiorente commercio subì una dura crisi. Le cause furono diverse: sicuramente il miglioramento delle vie di comunicazione e l’Unità d’Italia furono determinanti. Gli agrumi meridionali venivano venduti a prezzi irrisori con cui era impossibile competere. Anche la malattia della gommosi che colpì le piante negli stessi anni e la scoperta dell’acido citrico sintetico contribuirono a segnare la fine dell’era d’oro degli agrumi del Garda. Per non parlare, poi, della Grande Guerra e delle requisizioni del materiale di copertura dei giardini che diede il colpo definitivo. Ma gli abitanti del lago, si sa, son di tempra dura e non si diedero per vinti. L’inaugurazione della strada “Gardesana Occidentale”, nel 1931, finalmente mise in comunicazione Gargnano, Limone e Riva del Garda e portò anche il turismo su questa sponda del lago. In un batter d’occhio spuntarono in ogni angolo utile carretti e treppiedi improvvisati per vendere i limoni ai passanti a suon di “Limoni, prego, Limoni del Garda”. Gli antenati del “cocco bello” insomma.

Limonaia del Castèl Limone sul Garda

Negli ultimi anni, sempre grazie al turismo, le varie amministrazioni comunali hanno ristrutturato alcune delle limonaie che per anni sono state abbandonate e le hanno aperte al pubblico. Un’iniziativa, secondo me, bellissima per salvaguardare un patrimonio così importante. Io ne ho visitate 3: la Limonaia del Castèl a Limone, la Limonaia Pra dela Fam a Tignale e la Limonaia Antichissima Malora a Gargnano.

Limonaia Antichissima Malora – Gargnano

Comincio dall’ultima che ho visitato ma che mi è rimasta nel cuore. Questo agrumeto, pur risalendo addirittura al XVI secolo, mantiene intatto tutto il suo splendore originale ed è ancora in piena produzione. Il suo nome deriva dal rio Malora che un tempo alimentava le ruote dei mulini e altre limonaie. E’ interamente gestita dal signor Giuseppe Gandossi, che nel 1978 l’ha acquisita e fatta tornare alla vita dopo i molti anni di abbandono, e da suo figlio Fabio. Sono loro, infatti, che si prendono cura delle piante con duro lavoro. Il signor Gandossi ci ha spiegato, di fronte ad un bicchierino del loro buonissimo limoncello fatto in casa (il più buono che ho mai assaggiato, ve lo garantisco), come funziona la copertura della limonaia.

Verso la metà di novembre, le assi di legno vengono tirare fuori dal Casel, la struttura dove viene depositato il materiale di copertura, e a mano vengono disposte orizzontalmente sulla struttura di travi di castagno e qui inchiodate. Sulle facciate vengono poi posizionate finestre ed ante e ogni piccolo spiraglio viene stupinàt, ovvero tappato con una speciale paglia fatta in casa. E’ quella che mi ha colpita di più proprio per la grande passione che i proprietari ci mettono nella gestione e che si notano in ogni piccolo dettaglio per cercare di mantenere la limonaia il più possibile simile a quelle tradizionali. E il risultato si vede eccome! Abbiamo avuto il piacere di vedere il signor Gandossi all’opera mentre preparava a mano  i grümiàl, i sacchi in pelle d’animale usati nella tradizione per porre i limoni appena raccolti. Ci ha raccontato anche molti aneddoti di cui non eravamo a conoscenza come per esempio i lunghi viaggi che gli emissari delle comunità ebraiche del Nord Europa compivano per poter cogliere con le loro mani i cedri del Garda. I frutti dovevano rispettare molte caratteristiche ed essere pressoché “perfetti” e quando li trovavano compivano questi viaggi lunghissimi perché nessun altro poteva toccarli. Non serve neanche dire quanto li pagassero!

Orari:

  • Tutti i giorni  10:00 – 12:00         16:00 – 18:00
  • Visita guidata ore 11.00

Prezzi:

  • Ingresso intero: 3€ comprensivo di degustazione a fine giro dei prodotti fatti con i frutti della limonaia

Indirizzo:

  • Via Libertà,  2 – 25084 Gargnano (BS)

Sul sito internet trovate tutti gli altri recapiti.

Limonaia Pra de la Fam – Tignale

Limonaia Pra de la Fam Tignale

La limonaia Pra de la Fam è in realtà un ecomuseo che si trova in una posizione privilegiata proprio fronte lago, a due passi dal Porto di Tignale. La vista, inutile dire, è impagabile.

La struttura, ristrutturata nel 1985 grazie all’intervento della Comunità Montana del Parco Alto Garda Bresciano e inaugurata il 9 novembre 1985, è stata successivamente oggetto di due altri interventi di restauro, l’ultimo nel 2017.

Resta però di proprietà della famiglia Parisini che ha concesso la Limonaia in comodato d’uso al Pubblico.

Ora la sua gestione è affidata agli operatori del Comune di Tignale e dell’Ufficio Unico del Turismo in collaborazione con associazioni e privati, che hanno saputo valorizzare questo bellissimo giardino degli agrumi. Oggi si si possono ammirare le 80 piante colme di frutti che furono piantate nell’anno della ristrutturazione.

Orari:

  • Dal 25/03 al 31/10: dalle 10.00 alle 17.00
  • Ogni giovedì alle 10.30: visite guidate con degustazione di prodotti fatti con i frutti della limonaia, su prenotazione chiamando il numero 0365/73354 o scrivendo a info@tignale.org.

Sul sito internet trovate tutti i dettagli per programmare la visita.

Prezzi:

  • Ingresso intero: 2€
  • Ingresso con visita guidata e degustazione: 4€
  • Bambini fino a 6 anni: gratis
  • Con TIGNALE CARD: ingresso gratuito; visita guidata e degustazione 3€

La Limonaia del Castèl – Limone sul Garda

Quella di Limone è forse la limonaia più visitata e conosciuta. Si trova proprio nel centro storico e il suo giardino occupa una superficie di 1633 mq, solo una parte della più ampia struttura originale. La sua costruzione risale ai primi del Settecento e negli anni ha subito più interventi per migliorarla. Oggi il casel centrale, ovvero la struttura dove si depositano i materiali di copertura, e la canalizzazione dell’acqua per l’irrigazione sono stati ripristinati. Inoltre, sono stati aggiunti l’impianto elettrico e i servizi igienici. Tutte migliorie che hanno portato all’apertura al pubblico di questa limonaia il 22 luglio 2004. Si possono così ammirare parecchie piante di agrumi tra cui limoni, cedri, pompelmi, mandarini, clementine, mandaranci, chinotti (non li avevo mai visti dal vivo) e kumquat. Che cos’è il kumquat? L’ho scoperto anche io durante questa visita 🙂 Comunemente viene chiamato anche mandarino cinese; il nome kumquat deriva infatti dalla sua pronuncia cantonese e si può tradurre letteralmente con “tangerino d’oro“. In sostanza, a me è sembrata un’arancia in miniatura che, a quanto pare, ha tantissime proprietà.

Orari:

  • dal 24/03 al 18/05 e dal 16/09 al 31/10: dalle 10.00 alle 18.00
  • dal 19/05 al 15/09: dalle 10.00 alle 22.00

Si possono anche prenotare visite guidate chiamando al numero 0365/954008. Trovate altri dettagli sul sito internet.

Prezzi:

  • Ingresso intero: 2€
  • Bambini da 10 a 14 anni: 1€
  • Bambini fino a 9 anni: gratis

Il contributo del biglietto viene destinato alle spese di mantenimento della Limonaia, quindi direi sono soldi ben spesi.

 Limonaia del Castèl Limone sul Garda

N.B. Tutte le foto presenti nell’articolo sono miei scatti e sono quindi di mia proprietà materiale ed intellettuale. Tutti i diritti sono riservati ed è vietato copiarli, riprodurli e pubblicarli con qualsiasi mezzo e su qualsiasi supporto.

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Scopello: una visita alle acque turchesi della Tonnara più antica di Sicilia

Oggi mi sono lamentata ovunque e con chiunque del tempo balordo che non si decide a lasciar spazio alla bella stagione. Quindi, per par condicio, non potevo non farlo anche…

Oggi mi sono lamentata ovunque e con chiunque del tempo balordo che non si decide a lasciar spazio alla bella stagione. Quindi, per par condicio, non potevo non farlo anche qui. Abbiate pazienza, oggi va così. Immaginate voi cosa significhi stare in ufficio in piena Pianura Padana a destreggiarsi tra i momenti di afa atroce seguiti da quelli di pioggia con annessa aria fredda. Un continuo mettere e togliere i mille strati di vestiti che neanche una cipolla. Per cercare di tirarmi su di morale in questo martedì ancora indeciso se essere primaverile o autunnale, ho chiuso per un attimo gli occhi e mi sono immaginata di essere al mare, a crogiolarmi al sole con la brezza salmastra che soffia e scompiglia i capelli. E la prima immagine che mi si è piazzata in mente è quella della bellissima Tonnara di Scopello e dei suoi faraglioni che spuntano dal mare blu che più blu non si può. Certo non è propriamente una spiaggia di sabbia bianca, ma le sue acque cristalline sono tra le più belle che ho visto fin’ora.

Tonnara di Scopello

Scopello è un piccolo borgo in provincia di Trapani, affacciato sulle acque del Mar Tirreno. Tutto scogli e vegetazione, è anche secondo la mitologia l’ultima tappa del viaggio di ritorno a casa di Ulisse. Se non fosse che abitasse ad Itaca, altro luogo splendido, e avesse ad aspettarlo una moglie e un figlio, mi sarei chiesta chi gliel’avesse fatto fare di lasciare Scopello. Seppur minuscolo, racchiude secondo me l’essenza dei villaggi di pescatori di una volta. Una piazzetta, qualche casa, pochi ristoranti e una vista impagabile. E’ questo tutto quello che troverete nel centro del paesino, arroccato su una rupe rossa. Lo si può raggiungere in macchina, che va però lasciata nell’unico parcheggio ( a pagamento) che c’è subito fuori dall’ingresso pedonale.

Tonnara di Scopello

Io l’avevo scelto per la vicinanza alla Riserva dello Zingaro, che da qui si può raggiungere tramite un sentiero da trekking che parte proprio a pochi passi dalla Tonnara. Ricordatevi, però, di portare scarpe comode per camminare e cappello e protezione solare se, come me, ci andate a luglio o agosto. Avevo voglia io al 18 di agosto di farmi la scarpinata, armata di sole infradito, sotto il sole cocente dell’estate siciliana. Ecco perché ho ripiegato immediatamente sulla Tonnara di Scopello, molto più vicina e comoda da raggiungere. E menomale, perché me ne sono innamorata all’istante. E’ un posto suggestivo, che racconta le vite di un tempo dei suoi abitanti devoti al mare. Costruita nel XIII, è stata ristrutturata più volte e dismessa solo nel 1981. Si respira ancora ovunque il mare, qui vero protagonista, insieme ai faraglioni imponenti che sembrano quasi volerlo proteggere.

 

Oggi se ne possono visitare gli esterni e si può fare il bagno tra le insenature della baia pagando un biglietto d’ingresso; organizzano anche visite guidate all’interno della Tonnara, per far conoscere il duro lavoro dei pescatori che, come dicono qui, pescavano “all’antica maniera”. Preparate quindi maschera e boccaglio perché qui il mare è ottimo per fare snorkeling. Grazie alle rocce e alle insenature naturali che si creano, infatti, troverete un tripudio di pesci. Ve l’ho detto che il nome Scopello deriva dal greco skopelòs e significa appunto scoglio?

Tonnara di Scopello

Vi do un consiglio se decidete di fermarvi un po’ più a lungo di un solo bagno: in alta stagione è abbastanza affollato quindi ovviamente è meglio andare la mattina di buon ora. Ma, se ne avete la possibilità, chiedete di stare nel Belvedere e non direttamente sulla “spiaggia” della Tonnara. Questo perché, anche se più vicina al mare, è completamente in cemento quindi quando fa caldo vi ritrovereste a fare anche voi i tonni… cotti alla piastra però. Il Belvedere invece è più in alto e ci sono erba ed alberi, molto meglio per sdraiarsi e rilassarsi un po’.

Tonnara di Scopello

Consigli pratici

Come arrivare

La Tonnara di Scopello si trova a pochi km dalla più grande Castellammare del Golfo. E’ indispensabile avere la macchina, o quanto meno uno scooter, per arrivare sia a Scopello centro che alla Tonnara. Le strade, in salita, sono infatti strette e un po’ dissestate. Vi lascio l’indirizzo esatto della Tonnara: Largo Tonnara Scopello, 91014 Scopello. Una volta arrivati, dovrete parcheggiare nel parcheggio a pagamento sull’altro lato della strada a pochi metri dal sentiero di ingresso (costa, se non ricordo male, 5 o 7€ per tutta la giornata).

Ingresso e prezzi

Come vi dicevo, in alta stagione è meglio andarci di buon mattino perché poi rischiate di dover aspettare parecchio prima di poter entrare. L’ingresso, infatti, è a numero chiuso e una volta raggiunto il limite bisogna attendere fino a quando qualcuno non se ne va.

Orari: è aperta tutti i giorni dalle 09.00 alle 19.00

Costo: il biglietto di ingresso costa 4€. Con supplemento, si può partecipare anche alla visita guidata all’interno della Tonnara.

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Il Vittoriale degli Italiani: visita al parco e alla casa di Gabriele D’Annunzio a Gardone Riviera sul Lago di Garda

Ieri finalmente il bel tempo ha deciso di farsi vedere, dopo essersi fatto desiderare parecchio, e di regalare una bellissima giornata di sole come si deve. Ovviamente non potevo lasciarmela…

Ieri finalmente il bel tempo ha deciso di farsi vedere, dopo essersi fatto desiderare parecchio, e di regalare una bellissima giornata di sole come si deve. Ovviamente non potevo lasciarmela scappare e così, svegliandoci finalmente dal letargo, Francesco ed io abbiamo deciso di partire alla volta di Gardone Riviera e del Vittoriale degli Italiani. Cosa c’è di meglio di una bella passeggiata sul lago, con mangiata di pesce annessa, e della visita ad uno dei luoghi secondo me più belli d’Italia in assoluto? Beh arrivare e scoprire che, solo per quel giorno, l’ingresso è gratuito. Ogni tanto un colpo di fortuna capita anche a me 🙂 Ieri, infatti, si è svolta la seconda edizione del Notturnale Tener- a- mente, ovvero la Notte Bianca del Vittoriale. In occasione di questa, a mio avviso, bellissima manifestazione si sono tenuti gratuitamente all’interno del parco concerti ed esibizioni artistiche in armonia con l’ambiente fino quasi alla mezzanotte. A rendere tutto un po’ più magico, la modalità delle esibizioni: a tutti i partecipanti sono state consegnate delle cuffie wifi con cui potere ascoltare i concerti, camminando magari liberamente al chiaro di luna per il parco. Credo che D’Annunzio ne sarebbe stato entusiasta. Quasi me lo immagino con i suoi abiti eleganti e sfarzosi ad ascoltare i concerti con le cuffie wireless, ovviamente in tinta, da qualche angolo ombroso del suo parco. 

Teatro all'

Al di là di questa iniziativa, il Vittoriale degli Italiani merita secondo me una visita a priori. Anche se non siete fan del padrone di casa o non siete interessati alla storia che c’è dietro, il parco lascia senza fiato ed è un peccato farsi scappare la possibilità di perdersi tra i suoi sterminati e profumatissimi giardini. Le cose da vedere sono davvero molte: dalla casa del Vate – come veniva chiamato – per la quale serve un biglietto a parte, alla Nave Puglia, passando per la Limonaia e il Mausoleo. E io devo dire che, nonostante l’abbia già visitato più volte, ci torno sempre volentieri ed ad ogni nuova visita scopro qualcosa che non avevo notato nella precedente. Mi ricordo la primissima volta in cui ci sono stata, da piccola con i miei genitori. Ero rimasta affascinata dalla stramberia della casa di D’Annunzio e letteralmente a bocca aperta di fronte allo splendore dei giardini: un susseguirsi di rose, glicini e gelsomini che all’ora non distinguevo ma che già amavo per i colori sgargianti e per il profumo inebriante. Forse è grazie a questa visita che, una volta cresciuta, ho sempre avuto un debole per questo artista complicato ed alquanto eccentrico e, per la gioia dei miei, l’ho sempre studiato volentieri. 

MAS 96 Vittoriale

Essendoci stata più di una volta, ho dei luoghi preferiti all’interno sia del parco che della casa di cui vi voglio lasciare un’anteprima così magari vi invoglio ad andare. O magari vi convinco del tutto a lasciar perdere, non si può mai sapere, no?

Piazzetta Dalmata

E’ la piazza principale del Vittoriale, su cui si affaccia la casa di D’annunzio e da cui partono i vari sentieri per raggiungere gli altri luoghi all’interno dell’enorme parco. Io personalmente la trovo bellissima soprattutto per la vista che da qui si ha sul Lago di Garda. Dagli archi gialli incorniciati dagli alberi di gelsomino, si vede infatti in prospettiva tutto il lago più in basso ed è inutile dire che sembra una cartolina.

Prioria

La Prioria è in realtà la casa di Gabriele D’Annunzio. Essendo una persona molto modesta e ordinaria ( ovviamente sono ironica ), il poeta amava definirsi il Frate priore. Potete quindi capire da dove viene il nome della casa. Anche se per entrare bisogna per forza fare una visita guidata per cui serve un biglietto a parte, secondo me, è molto interessante se è la vostra prima visita. Come vi dicevo, D’Annunzio era un soggetto alquanto particolare e la sua dimora ovviamente lo rispecchia in pieno. Non aspettatevi la solita casa dell’artista: questa è stata arredata infatti personalmente dal Vate stesso che, ancora in vita, già pensava ad allestirla in modo da lasciarla poi ai posteri come museo. Devo dire che se il suo intento era quello di farsi ricordare e “visitare”, ci è riuscito in pieno. All’interno ci sono infatti parecchi oggetti bizzarri e scritte provocatorie con cui amava punzecchiare gli ospiti che andavano a trovarlo. E chissà poi quelle stanze di cosa sono state testimoni durante i soggiorni delle numerosissime amanti del poeta. Una delle cose che mi piace di più in assoluto però, da amante dei libri quale sono, è la biblioteca dispersa un po’ per tutte le stanze che raccoglie più di 8.000 volumi. La cosa migliore è che la biblioteca è consultabile previo appuntamento. Chissà che emozione sfogliare le pagine antiche di quei libri. 

Nave Puglia

Quando gli ospiti si recavano in visita al Vittoriale e al suo proprietario erano soliti portargli in omaggio vari doni. Alcuni sono veramente strambi, altri sono i soliti acchiappa-polvere che tutti noi accettiamo ringraziando con un bel sorriso pre-stampato mentre ci chiediamo dove poterli far sparire. Uno dei cimeli più bizzarri e ingombranti è senza dubbio la nave militare Puglia, regalatagli niente meno che dalla Marina Militare. Si tratta di una nave da guerra, impiegata durante gli anni della Prima Guerra Mondiale, protagonista anche degli “Incidenti di Spalato”, ossia una serie di attacchi anti italiani che si verificarono appunto nella città dalmata di Spalato in cui perse la vita anche il suo comandante, Tommaso Giuli. D’Annunzio, dopo varie peripezie per farla portare al Vittoriale e farla installare nel parco, la pose con la polena rivolta simbolicamente verso l’Adriatico e la Dalmazia. 

Laghetto delle Danze

Dalla Nave Puglia scorrono due fiumi, il rivo dell’acqua Pazza e il rivo dell’acqua Savia, che confluiscono nel Laghetto delle Danze. E’ stato progettato a forma di violino, in omaggio al suo inventore Gasparo da Salò ed è stato concepito come luogo immerso nella natura in cui ospitare concerti e spettacoli di danza. Da buon amante dell’arte e delle donne, non poteva di certo farsi mancare delle seducenti danzatrici. La parte di più bella del laghetto, secondo me, è il percorso per arrivarci. O meglio, i percorsi. Ce ne sono vari infatti che partono da diversi punti del parco e sono tutti suggestivi. Si sentono solo il cinguettio degli uccelli e lo scorrere dell’acqua, mentre si percorrono i sentieri circondanti dalle piante e decorati con statue poste qua e là. Un vero piacere per i sensi.

I Giardini

Gli ultimi di cui vi racconto, ma i primi nella mia lista di cose preferite del Vittoriale, sono senz’altro i giardini. Sono stupendi, progettati alla perfezione per incantare sia a livello visivo che olfattivo. Gabriele, ma sì dai usiamo solo il nome come se fossimo amici, amava infatti i profumi e lui stesso ha cercato di crearli. Ad ogni angolo ci sono statue, fontane, archi di fiori e piante che portano in un altro angolo nascosto. Bellissima è anche la Limonaia, simbolo del lago di Garda, da cui si accede il Belvedere con vista panoramica sul lago. Che dirvi, io starei qui ore ed ore. Magari con un libro della libreria in prestito. Un sogno impossibile ma sognare non costa nulla. 

Informazioni pratiche

Orari e chiusure

  • ORARIO ESTIVO – dall’ultima domenica di marzo al 15 ottobre: dalle 09.00 alle 19.00. Chiusura parco ore 20.00
  • ORARIO INVERNALE – dal 16 ottobre all’ultimo sabato di marzo: dalle 09.00 alle 16.00. Chiusura parco ore 17.00.

Il Vittoriale è chiuso tutti i lunedì da novembre a gennaio e nei giorni 24-25 dicembre e 1 gennaio. 

La Prioria – la casa di Gabriele d’Annunzio – è chiusa tutti i lunedì da novembre a gennaio, solo il lunedì da febbraio a marzo (festivi esclusi).

Biglietti e prezzi

  • Biglietto Parco + visita guidata Casa di D’Annunzio: intero 16€, ridotto 13€
  • Biglietto solo Parco e musei: intero 10€, ridotto 8€. 

Sono acquistabili sia direttamente alla biglietteria all’ingresso del parco, sia sul sito internet.

Mi raccomando: la visita alla Casa di D’Annunzio si può fare solo con la visita guidata della durata di circa 35 minuti. Si entra 10 persone alla volta e i biglietti sono a numero limitato. Quando li acquistate vi sarà comunicato l’orario di inizio della vostra guida, non fate tardi perché altrimenti non potete più entrare. 

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11 commenti su Il Vittoriale degli Italiani: visita al parco e alla casa di Gabriele D’Annunzio a Gardone Riviera sul Lago di Garda

Itinerario a piedi a Sirmione: come arrivare e 5 cose + 1 da non perdere

Sirmione è una delle perle del Lago di Garda. Si trova sulla sponda meridionale del lago, nella parte bresciana. Una delle cose che colpisce maggiormente è la sua posizione: si…

Sirmione è una delle perle del Lago di Garda. Si trova sulla sponda meridionale del lago, nella parte bresciana. Una delle cose che colpisce maggiormente è la sua posizione: si trova infatti su una penisola che domina tutto il basso Garda e che regala alcune delle spiagge più belle.

Ma questa piccola cittadina è meta ambita dai turisti anche per le attrattive storiche e culturali, i vicoli caratteristici, i rinomati centri termali e… gli enormi gelati. Appena si arriva si respira infatti un’aria di vacanza e spensieratezza e devo dire che in alcuni punti, grazie alle acque cristalline, alle palme e agli uliveti, ci si dimentica quasi di essere in Lombardia e si può pensare di essere invece su qualche isola greca o del Sud Italia.

Come arrivare a Sirmione?

Il centro storico di Sirmione è racchiuso dalle mura del Castello Scaligero le cui vie sono chiuse al traffico. Per questo motivo, è necessario parcheggiare al di fuori delle mura; i parcheggi più vicini sono quasi tutti a pagamento e, nella bella stagione e nei weekend sono anche presi d’assalto. Per i parcheggi gratuiti dovete mettere in conto una bella passeggiata sul lago, in quanto sono tutti abbastanza distanti dal centro storico. Sul sito ufficiale del comune è disponibile un elenco dei parcheggi disponibili, di cui vi lascio il link qui.

Una valida alternativa, che ho testato personalmente, può essere quella di lasciare la macchina nella vicina Desenzano, in cui si riesce a trovare qualche stazionamento gratuito in più, e prendere poi il battello dal porto che porta direttamente nel centro storico di Sirmione. Oltre ad essere più caratteristico è anche molto più economico: al costo di soli 6 euro si può acquistare infatti il biglietto andata e ritorno, risparmiando così anche molte energie che altrimenti spendereste nelle imprecazioni durante le interminabili code per la caccia al tesoro al parcheggio. Sul sito del Lago di Garda trovate tutti gli orari aggiornati.

Essendo molto piccola, la cosa migliore è girare a piedi perdendosi tra i vicoli del centro storico o scegliendo la passeggiata panoramica che costeggia il lago.

Se avete solo una giornata a disposizione, secondo me, le cose assolutamente da vedere sono le seguenti che vi scrivo seguendo un itinerario a piedi che va dall’ingresso del centro storico fino alla punta estrema della penisola. 

 1) Castello Scaligero

Le mura merlate del Castello e le due torri sono la prima cosa che vedrete nell’arrivare. Insieme alla Darsena, ovvero il porto dove trovavano riparo le flotte scaligere prima e quelle veneziane poi, sono sicuramente l’edificio simbolo di Sirmione. Fatto realizzare dalla famiglia della Scala, che governò su Verona e il territorio circostante dal 1259 al 1387, il castello è stato recentemente restaurato ed è oggi aperto al pubblico. La prima domenica del mese l’ingresso è gratuito, altrimenti il biglietto intero costa 6€ mentre quello ridotto 3€. E’ aperto solitamente dal martedì alla domenica, ma gli orari, consultabili qui, variano in base alla stagione.

2) Chiesa di Santa Maria Maggiore

E’ la chiesa principale di Sirmione e si trova infatti proprio nel cuore del centro storico. La posizione è impagabile: dal cortile della chiesa infatti si gode di una vista panoramica mozzafiato sul lago e, girando a destra subito dietro la chiesa, non vi perdete lo scorcio del piccolo giardinetto che dà direttamente sulla spiaggia. Molto romantico.

3) Chiesa di San Pietro in Mavino

Questa piccola chiesetta di epoca longobarda è la più antica di Sirmione e sembra che sia stata costruita dai pescatori sui resti di un tempio pagano. All’interno si trovano anche dei resti risalenti a prima del rifacimento del 1300 e degli affreschi del XII e XIV secolo. Quello che mi ha colpita di più è sicuramente la posizione: si trova infatti quasi sulla punta della penisola ed è immersa nella natura tra gli ulivi. Un vero angolo di pace nascosto in cui potersi fermare per una sosta rigenerante.

4) Grotte di Catullo

Le Grotte di Catullo sono veramente un gioiello da scoprire, a cui ho voluto dedicare un articolo a sé stante che trovate a cliccando qui.

 

5) Jamaica Beach

La spiaggia che si trova proprio sulla punta di Sirmione, sotto le Grotte di Catullo, viene così chiamata perché ricorda le spiagge caraibiche. Pensate che stia esagerando probabilmente. E invece, grazie alla conformazione della spiaggia formata da grandi lastroni di pietra permette infatti di passeggiare ma soprattutto di stare a mollo nelle piscine naturali di acqua limpida che si creano e che assumono un colore molto chiaro che ricorda appunto i bianco delle spiagge giamaicane. Al tramonto, vi consiglio una capatina nel bar che si trova all’ingresso e che si raggiunge scendendo dalle grotte.

 

 6) Terme di Sirmione

L’ultima chicca sono le Terme di Sirmione che si trovano sempre nel centro storico, in cui vi potreste fermare di sera alla fine del giro turistico. Le acque termali di Sirmione sono conosciute e stimate per le loro proprietà curative in tutto il mondo. Sono tante infatti le persone che vengono qui apposta per le cure. Trattamenti curativi a parte, la SPA termale Aquaria, con il centro benessere e le piscine che si trovano in un parco affacciato sul lago, è perfetta per ammirare i tramonti sul lago mentre ci si rilassa e ci si depura nelle acque termali.

© Terme di Sirmione

 

 

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