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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Tag: Esperienze particolari

Monte Koya: dormire in un tempio buddista in Giappone | Checked-In Travel Blog

Se state organizzando un viaggio in Giappone, non potete perdervi una delle esperienze più belle e indimenticabili che vi capiterà di vivere durante la vostra permanenza nel paese del Sol Levante: dormire in un tempio buddista sul Monte Koya.

Vi ho incuriosito?

Se state organizzando un viaggio in Giappone e, come me, siete affascinati dalla sua millenaria cultura, per certi versi così lontana dalla nostra, non potete perdervi una delle esperienze più belle e indimenticabili che vi capiterà di vivere durante la vostra permanenza nel paese del Sol Levante. Sto parlando di dormire in un tempio buddista, in un paese lontano da tutto e raggiungibile solo in funivia.

Vi ho incuriosito?

Fukuchiin: dormire in un tempio buddista sul Monte Koya in Giappone Checked-In Travel Blog

La notte che ho passato sul Monte Koya, all’interno di uno dei suoi tanti templi aperti ai turisti, è stata senza dubbio la più magica ed indescrivibile di tutto il mio viaggio in terra nipponica. E’ una di quelle esperienze che si fa fatica a descrivere a parole. E’ un’avventura che va vissuta per riuscire ad apprezzarla in pieno. Cercherò, però, di trasmettere anche a voi un po’ dell’essenza sacra e al tempo stesso misteriosa che ho sperimentato durante la mia permanenza sul Koyasan e di darvi anche qualche consiglio per raggiungere a vostra volta quest’affascinante meta giapponese lontana dai soliti circuiti turistici.

Monte Koya: dormire in un tempio buddista in Giappone Checked-In Travel Blog

Ma dove si trova il Monte Koya?

Il Monte Koya, nella penisola di Kii, seppure solo a qualche ora di treno dalla vivace Osaka, è un universo a sé: dimenticatevi le luci al neon e il caos controllato delle altre città giapponesi. Fitte foreste di cedri, monaci, templi e foresterie. Camminando tra la nebbiolina che qui avvolge ogni cosa, non troverete molto altro. Ma del resto non ce n’è bisogno.

Koyasan - Giappone: cosa vedere Checked-In Travel Blog

Con più di cento templi in funzione, il Koyasan è uno dei centri religiosi più importanti di tutto il Giappone e, dal 2004, è considerato anche patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Ma le sue origini sono ben più antiche e risalgono all’ 816 quando il monaco buddista Kūkai, noto come Kōbō-Daishi, ricevette dall’imperatore Saga il permesso di costruire un complesso monastico sul Monte Koya in cui poter praticare e tramandare il buddismo esoterico. Il tempio Kongōbu-ji, all’interno del Parco Regionale di Koya-Ryujin, è a tutti gli effetti il più importante per quanto riguarda l’insegnamento del buddismo Shingon.

Monte Koya Giappone come arrivare

Il centro del paese si trova a 900 metri d’altezza e per raggiungerlo bisogna obbligatoriamente prendere la caratteristica funicolare bianca e rossa che vi porta in cima, dove vari pullman vi condurranno al tempio in cui avrete scelto di soggiornare.

Se decidete di arrivare fin qui, diventa necessario trascorrere almeno una notte in uno dei tanti templi aperti ai turisti. I motivi sono molto semplici: per prima cosa andare e tornare in giornata sarebbe un massacro e in secondo luogo vi perdereste l’esperienza più bella di tutto il viaggio in Giappone.

Una notte in Shukubo: in quale tempio buddista dormire

Quando l’autobus mi ha lasciata di fronte all’entrata del monastero in cui avevo scelto di soggiornare mi son detta “ce l’ho fatta, finalmente”. E pensare che fino al 1872 le donne non potevano nemmeno entrare nel Daimon, l’entrata principale al Kōya-san.

Fukuchiin Monte Koya: dormire in un tempio buddista Checked-In Travel Blog

Da allora i progressi sono stati tanti e all’incirca una cinquantina dei più di 100 templi in funzione ospitano oggi turisti e pellegrini. Le foresterie dei monasteri prendono il nome di Shukubo e, anche se non sono economicissime (i prezzi variano dai 70€ ai 150€ a notte), offrono tutte la mezza pensione compresa nella tariffa della camera. I piatti sono quelli tipici della cultura buddista e prevedono tofu, verdure di stagione, zuppe e altre pietanze non meglio identificate, dal sapore molto forte e particolare, che soprattutto di prima mattina possono risultare poco appetibili. Piccolo suggerimento: se siete stufi dei piatti troppo sani, fate un salto al Komi Coffee e riscaldatevi con un buon matcha caldo e dei deliziosi e sofficissimi pancakes!

Koyasan una notte in un monastero buddista in Giappone Checked-In Travel Blog

Monte Koya: dormire in monastero buddista in Giappone Checked-In Travel Blog

La faccia di chi sta morendo di fame ma non è troppo convinto della cena

Io ho scelto il monastero Fukuchi-In ma ce ne sono tantissimi altri. L’importante è prenotare con largo anticipo.

Appena arrivati vi accorgerete che i monasteri non sono semplici hotel: ogni tempio ha bellissimi giardini paesaggistici che infondono subito un senso di pace e inducono alla meditazione.

All’interno, troverete pavimenti in legno e il delicatissimo tatami per cui dovrete lasciare le scarpe in custodia all’armadietto in legno all’ingresso, unica protezione l’affidabilissima cultura giapponese. Le camere sono solitamente semplici ma spaziose, con il futon come letto. I bagni sono in comune ma, vista l’estrema cura nipponica, sono puliti in modo maniacale. Nel mio Shukubo, oltre ai bagni classici, c’erano anche gli onsen, ovvero le tipiche vasche termali in cui immergersi dopo essersi lavati secondo il rituale tradizionale.

Fukuchiin Monte Koya: dormire in un monastero buddista in Giappone Checked-In Travel Blog

Il ritmo della vita nel tempio è scandito da orari molto precisi che vanno rispettati da tutti: cena – rigorosamente vegetariana –  alle 17.30, coprifuoco alle 20.00 e colazione alle 8.00. Questo vi permetterà di essere riposati e di svegliarvi presto per assistere alle preghiere mattutine dei monaci (alle 06.30), a cui consiglio vivamente di partecipare. Tra l’odore di incenso e i canti trascinanti dei religiosi, vi sentirete trasportare completamente nell’atmosfera mistica del Koyasan.

Come raggiungere il Koyasan

Come vi anticipavo, il modo migliore per raggiungere il Koyasan è quello di partire da Osaka.

Con il Japan Rail Pass

Se volete sfruttare il più possibile il JR Pass, di cui vi ho parlato qui, sappiate che impiegherete più tempo ad arrivare al Koyasan e, in ogni caso, dovrete pagare almeno una tratta. Vi lascio un breve schema dei cambi.

Partenza dalla stazione JR di Shin-Osaka

Treno Limited Express Kuroshio per Wakayama (1h circa)

Linea JR Wakayama fino a Hashimoto (1h circa)

Linea Nankai – Koya (non compresa nel JR Pass – circa 400 yen) fino a Gokurakubashi (40 min)

Senza il Japan Rail Pass

Il modo più rapido per raggiungere la stazione finale di Gokurakubashi è quello di prendere il treno espresso della ferrovia privata Nankai – Koya. I cambi si riducono, così come le ore di viaggio.

Partenza dalla stazione di Osaka Namba oppure Shin-Imamiya con il Nankai Koya Line Express fino a Gokurakubashi (870 yen, 1h40)

Una curiosità: la giapponese Nankai Electric Railway e la svizzera Montreux Oberland Bernois Railway (MOB) dall’ottobre 2017 si sono affiliate e sono diventate ferrovie partner. Ad accomunarle è il fatto che entrambe conducono i propri passeggeri a due siti patrimonio dell’umanità e lo fanno attraversando paesaggi naturali incontaminati e scenografici.

Koyasan World Heritage Ticket

Una volta arrivati a Gokurakubashi, per raggiungere la cima del Monte Koya bisogna per forza prendere la funicolare che parte direttamente dalla stazione. Da lì poi si procede con i pullman urbani fino al centro del paese e ai monasteri. Le linee sono 3 (Daimon Line, Okunoin-mae Line e Daimon Okunoin-mae Line) e partono tutte dal piazzale antistante la stazione d’arrivo della funivia. Ci sono sempre degli operatori che vi aiuteranno a capire quale linea arriva più vicino al vostro tempio. Inoltre, gli orari dei bus sono coordinati con quelli di arrivo della funicolare e, di solito, quando si arriva sono già fuori ad aspettare.

Molto conveniente è il biglietto turistico Koyasan World Heritage Ticket che comprende sia i treni della Nankai Line sia i pullman. Il costo per due giorni (comodo per chi passa la notte sul Koya) è di circa 3400 yen partendo da Namba o Shin-Imamiya, di 2520 yen da Hashimoto. Sono compresi anche dei coupon con il 20% di sconto sulle entrate ad alcuni templi e monumenti e con il 10% su alcuni ristoranti e negozi di souvenir convenzionati. Se siete interessati ai soli pullman, sappiate che presso la stazione dei bus, è possibile acquistare un biglietto giornaliero che vi consente di prenderli illimitatamente (costo 830 yen).

Cosa vedere sul Koya-san

Dopo tutto questo viaggio, è lecito chiedersi cosa ci sia da vedere sul Koyasan di interessante. Oltre al pernottamento in un monastero buddista, esperienza già di per sé memorabile, questo monte sacro ha diversi templi da visitare. Uno su tutti il Kongobu-ji, il tempio che fa capo agli altri 4000 appartenenti alla setta Shingon e al cui esterno c’è un bellissimo giardino di sabbia e pietra (l’ingresso è a pagamento ed è compresa la consumazioni di un tè). Dirigetevi poi verso il mausoleo di Kobo-Daishi, eretto dai suoi discepoli dopo la sua morte.

Giappone Monte Koya: cosa vedere Checked-In Travel Blog

A guardia dell’area sacra, vigilano due statue poste ai lati della grande porta di ingresso al complesso dei templi: la Dai-mon. Di colore rosso, questo enorme varco è alto ben 25,1 metri d’altezza e fu ricostruito nel 1705.

Koyasan - Giappone: cosa vedere in una giornata Checked-In Travel BlogKoyasan - Giappone: cosa vedere in una giornata Checked-In Travel Blog

Per raggiungerlo bisogna attraversare l’Okunoin, un sentiero di circa 2 km che attraversa la fitta foresta di cedri centenari. Al suo interno ci sono più di 200.000 monumenti funerari in pietra e statue di varia misura che rendono la passeggiata ancora più suggestiva.

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Una volta arrivati al ponte Gobyo no hashi è buona norma inginocchiarsi profondamente verso il mausoleo in segno di rispetto al Kukai e rivolgergli delle preghiere. Si crede infatti che egli continui a vivere nel cuore della foresta. Vicino al ponte troverete il Sugatami no Ido, il cosiddetto specchio “del bene”: specchiatevi solo se non avete paura però perché la leggenda vuole che chi non vede il suo riflesso nell’acqua sia destinato a morire entro 3 anni!

Monte Koya: cosa vedere in una giornata Checked-In Travel BlogMonte Koya: cosa vedere in una giornata Checked-In Travel Blog

Se vi avanza del tempo, dedicatelo alla visita del Danjo Garan, il complesso di templi che venne edificato per primo da Kobo-Daishi. Al suo interno ci sono la pagoda Konpon Daito che spicca con i suoi 48 metri d’altezza e molte altre stanze che costituiscono un ambiente unico.

E un souvenir?

Non si può lasciare questo posto magico senza portarsi a casa un ricordo altrettanto speciale. Ecco quindi che come souvenir vi consiglio di raccogliere una delle tante foglie del pino a tre punte. Si dice infatti che poco prima che Kukai lasciasse la Cina, lanciò verso l’arcipelago giapponese un varja – uno strumento usato durante i rituali sacri – per scoprire quale fosse il luogo più adatto per tramandare i suoi studi sul buddismo esoterico. Sembra che la varja sia caduta proprio sul Koyasan, nella zona dove ora sorge il Danjo Garan. Gli abitanti cominciarono così a piantare pini dai rami a tre foglie che ricordano molto la forma dello strumento sacro. Dicono che raccoglierne una porti fortuna 🙂

Monte Koya: cosa vedere in una giornata Checked-In Travel Blog

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Shakespeare and Company Parigi: la libreria in cui si può dormire tra gli scaffali pieni di libri

C’è un posto magico a Parigi per tutti gli amanti dei libri. Un gioiello nascosto, colmo di libri di ogni genere proprio nel cuore della capitale francese. Il suo nome…

C’è un posto magico a Parigi per tutti gli amanti dei libri. Un gioiello nascosto, colmo di libri di ogni genere proprio nel cuore della capitale francese. Il suo nome è Shakespeare and Company e si tratta di una libreria molto particolare (recentemente è comparsa anche nel film Midnight in Paris di Woody Allen). Al suo interno, infatti, troverete solo volumi in lingua inglese, fatto insolito per una libreria che si trova a pochi passi dalla cattedrale di Notre Dame, uno dei simboli più conosciuti della Francia e del suo noto orgoglio patriottico. La seconda cosa che la rende unica è che, sin dalla sua apertura nel 1951, è diventata un punto di riferimento per i lettori e i viaggiatori di tutto il mondo che, qui, oltre ad immergersi tranquillamente nella lettura, possono anche trovare ospitalità per la notte nei letti disposti tra gli scaffali colmi di libri.

Shakespeare and Company

Libreria Shakespeare and Company: la storia

Ho creato questa libreria nel modo in cui un uomo scriverebbe un romanzo, costruendo ogni stanza come se fosse un capitolo.

Voglio che le persone aprano la porta nello stesso modo in cui aprono un libro; un libro che porta nel mondo magico della loro immaginazione.

George Whitman, americano d’origine, arrivò a Parigi negli anni subito dopo la Seconda Guerra Mondiale per studiare alla Sorbonne. Ma, come capita spesso, si innamorò perdutamente di Parigi e decise di non lasciarla più. Da sempre amante dei libri e della poesia, durante i primi anni nella capitale francese aveva l’abitudine di lasciare la porta del suo appartamento aperta per permettere a chiunque, soprattutto ai veterani di guerra, di entrare e leggere i suoi  numerosissimi libri come modo per evadere per qualche ora dalla realtà e come rimedio per i loro problemi legati ai crudi ricordi di guerra.

George Whitman

Fonte 3Quarks Daily

E fu proprio con la sua collezione personale composta da circa 1000 volumi che, nel 1951, decise di aprire una libreria al civico 37 di rue de la Bûcherie, considerata il “chilometro zero” da cui partono tutte le strade francesi. Appena aperta, la libreria si chiamava Le Mistral, nome che Whitman cambiò nel 1964 , il quattrocentesimo anniversario della morte di William Shakespeare. Il nome attuale è stato scelto in onore di Sylvia Beach, la fondatrice della prima Shakespeare and Company, aperta nel 1919 al 12 di rue de l’Odéon e costretta a chiudere a causa dell’occupazione nazista nel 1941 (la Beach stessa fu deportata in un campo di concentramento). La libreria è stata da sempre un punto di incontro per gli scrittori espatriati del tempo ma anche un luogo di riferimento per gli intellettuali francesi. Tra i personaggi che sono passati dalla Shakespeare and Company si possono contare Joyce, Hemingway, Stein, Fitzgerald, Eliot, Pound  ma anche Allen Ginsberg, William Burroughs, Anaïs Nin, Richard Wright, William Styron, Julio Cortázar e tanti altri. Questa piccola libreria indipendente è stata anche la prima a pubblicare l’Ulisse di James Joyce.

shakespeare & company

Whitman si è preso cura della sua preziosa libreria per tutta la sua vita e l’ha resa davvero un’opera d’arte come lui stesso la descriveva. Ora ad occuparsene sono la figlia, Sylvia Beach Whitman, e il suo compagno, David Delannet.

Tumbleweed: dormire tra i libri della Shakespeare and Company è possibile

Mi rivedo molto in George Whitman perché, fin da giovane, è sempre stato un lettore appassionato e un viaggiatore curioso. Durante la Grande Depressione, all’età di circa 20 anni, Whitman decise di attraversare gli Stati Uniti da un’estremità all’altra fino a raggiungere il Messico. Con sé aveva solo 40 dollari e tanti sogni, come ogni buon viaggiatore che si rispetti. Da solo, con pochissimi fondi, il giovane libraio si dovette affidare solo alle sue forze e alla gentilezza delle popolazioni locali. Ed è proprio questo l’aspetto che lo colpì maggiormente: ovunque andasse le persone lo accoglievano e lo aiutavano come potevano, offrendogli vitto e alloggio o semplicemente compagnia e consigli. Addirittura, una volta, in una parte isolata dello Yucatan si sentì talmente male da non poter più proseguire. Venne trovato in serie difficoltà da una tribù Maya che lo aiutò e lo guarì senza chiedere nulla in cambio.

Fu proprio l’accoglienza e la gentilezza disinteressata delle persone che incontrò durante il suo lungo viaggio che gli ha ispirato quella che divenne poi la sua filosofia:

Be not inhospitable to strangers lest they be angels in disguise. 

Non siate inospitali con gli sconosciuti potrebbero essere angeli sotto mentite spoglie. 

Ancora oggi, al secondo piano della libreria, fa bella mostra questa frase che, secondo me, soprattutto ai giorni nostri, è estremamente attuale e andrebbe presa ad esempio più spesso.

shakespeare and company

Whitman cercò di mettere in pratica questo suo stesso consiglio e, per questo, decise di aprire la sua libreria a viaggiatori, scrittori, intellettuali e amanti dei libri in cerca di ospitalità per la notte. Desiderava che la sua libreria avesse un forte senso di ospitalità e di comunione, tanto da descriverla come un progetto di “utopia socialista mascherata da libreria“. Sin dalla prima apertura della libreria, circa 30000 Tumbleweeds (letteralmente “rotolacampi”, sono delle piante molto particolari che di inverno si staccano dalle loro radici e rotolano, formando una palla, per i campi sospinte dal vento), come Whitman li chiamava simpaticamente, hanno dormito tra gli scaffali di libri della Shakespeare and Company. Pensate che anche Geoffrey Rush, uno dei miei attori preferiti, ha dormito sui piccoli letti della libreria.

Ma, udite udite, le porte della libreria aprono ancora oggi ai viaggiatori/lettori. Le regole per poter passare una notte alla Shakespeare and Company sono molto semplici: ad ogni Tumbleweed è richiesto di leggere almeno un libro al giorno, aiutare nel negozio per qualche ora e scrivere un’autobiografia di una pagina alla macchina da scrivere della libreria su una particolare carta celeste. I racconti di vita appartenenti a viaggiatori di tutto il mondo sono stati raccolti in un enorme archivio e sono a disposizione di tutti i nuovi Tumbleweeds. Un bel ricordo di chi è passato da questa piccola libreria indipendente. Le prenotazioni, mantenendo inalterato il senso del viaggio “all’avventura”, non sono accettate. Per scoprire se c’è posto, dovrete recarvi personalmente e confidare nella buona sorte.

Ma non disperate, nel caso non ci fosse posto, potete comunque rilassarvi nella caffetteria proprio di fianco alla libreria e sempre di sua proprietà.

Shakespeare and Company

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MiniMe Paris: come realizzare un cappello su misura nel cuore del Marais a Parigi

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Parigi è la città dell’amore ma anche e soprattutto della moda. Dior, Chanel, Lanvin, Louis Vuitton sono solo alcuni dei marchi francesi più conosciuti e più famosi nel mondo. Ma tra le strade della capitale francese si nascondo anche tanti atelier di moda più piccoli ma altrettanto affascinanti proprio perché di nicchia e indipendenti. Durante il mio ultimo viaggio a Parigi ne ho scovato uno davvero particolare che si trova proprio nel cuore del Marais, il quartiere più trendy di Parigi. Il suo nome è MiniMe Paris e si tratta di un atelier unico nel suo genere che vi consiglio assolutamente di visitare anche solo per la location strepitosa. Vi sembrerà, infatti, di essere caduti nella buca del Bianconiglio e di trovarvi nel laboratorio del Cappellaio Matto nel Paese delle Meraviglie di Alice (c’è anche lo Stregatto, anzi ce ne sono ben due). La cosa bella, però, è che non si tratta né di un sogno né tanto meno di un’allucinazione. MiniMe Paris esiste davvero e vi attende per un’esperienza davvero magica: uno workshop di chapellerie, ovvero un laboratorio che vi permetterà di creare con le vostre mani un cappello su misura. Vi ho incuriosito?

Atelier MiniMe Parigi

La Maison de MiniMe – storia e filosofia del brand

La Maison de MiniMe è stata fondata a Parigi nel 2014 da Marie Marquet, una ragazza parigina che fin da piccola ha sempre avuto la passione per la moda e la creazione di accessori e vestiti particolari. Crescendo, Marie ha continuato a coltivare la sua passione per la moda e ha cercato di conciliarla con il suo amore per le fiabe e il pop surrealismo. Ne sono risultate le sue eccentriche e coloratissime creazioni, rigorosamente handmade. Dopo aver studiato all’Ecole de la Chambre Syndical de la Couture Parisienne e aver lavorato per grandi case di moda tra cui Hermès e Chanel, Marie ha deciso di lanciare il suo brand che in breve tempo ha avuto enorme successo. Da allora, MiniMe crea originalissimi abiti e accessori che vengono venduti non solo a Parigi, ma in tutto il mondo. Uno dei fiori all’occhiello del brand sono proprio i cappelli: totalmente fatti a mano e su misura sono delle vere opere d’arte. Non a caso, anche Lady Gaga se ne è fatto fare uno personalizzato. Da qualche mese, Marie ha deciso di aprire le porte del suo atelier ispirato al mondo fantastico di Alice nel Paese delle Meraviglie per far conoscere la sua filosofia e i vari step della creazione dei cappelli. Quella della chappellerie è infatti un’arte in via d’estinzione. Anche i grandi brand ormai confezionano tutto con i macchinari e, purtroppo, le creazioni handmade stanno diventando sempre più rare. E’ per questo che Marie si impegna per salvaguardare questa bellissima tradizione francese. Vi assicuro che dopo aver visto trasformare tra le vostre mani un semplice pezzo di stoffa in un cappello, guarderete qualsiasi copricapo con occhi diversi.

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Minime Paris – Come realizzare il proprio cappello su misura

L’atelier di MiniMe, oltre a funzionare da showroom e da laboratorio, è anche la casa stessa di Marie. Proprio come Alice, anche la sua casa sembra essere uscita dalle pagine di Lewis Carroll: murales colorati, pavimenti a scacchiera con pedine enormi, sculture strambe e tazzine come quelle del film d’animazione “La Bella e la Bestia“. Un universo fantastico che spiega bene la filosofia del brand e la visione della sua fondatrice.

Atelier MiniMe Parigi

La bravissima Marie all’opera

Gli workshop per realizzare il proprio cappello si svolgono proprio nel laboratorio di MiniMe al 75 di Boulevard de Sébastopol, a Parigi. Hanno una durata di circa 3 ore in cui avrete la possibilità di calarvi in prima di persona, ma sempre con l’aiuto e l’assistenza di Marie e dei suoi collaboratori, nella realizzazione di un cappello su misura partendo da zero. Vi spiegheranno i segreti dell’arte della creazione francese dei cappelli e ve lo faranno modellare a partire da un pezzo di stoffa. La parte più divertente è ovviamente quella della decorazione: avrete a disposizione tantissime stoffe, perline, piume e chi più ne ha più ne metta con cui ornare il vostro copricapo finito.

Il valore aggiunto è che il tutto si svolge in piccoli gruppi, cosa che rende l’esperienza ancora più divertente perché si riesce a fare anche amicizia con persone provenienti da ogni parte del mondo.

Per prenotare il vostro workshop è molto semplice: potete contattare direttamente Marie online sul suo sito ufficiale di cui vi lascio il link qui, scegliere il giorno e l’orario che più preferite e il gioco è fatto (è disponibile in lingua inglese e francese). Non vi resterà che recarvi a Parigi, nel Marais, e prepararvi a veder compiere la magia. Oltre al ricordo della bellissima e originalissima esperienza, vi porterete a casa come souvenir un cappello unico e personalizzato interamente fatto a mano da voi. Cosa volere di più?

Photo taken with Focos

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