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Checked-In Travel Blog

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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Tag: Leggende d’Italia

Il Campanile di Curon: la storia del paese sommerso nel lago di Resia

“Senti le campane che suonano?” mi chiede Francesco. Abbasso il volume della radio e mi concentro ad ascoltare con più attenzione il silenzio che mi circonda. “No – rispondo –…

“Senti le campane che suonano?” mi chiede Francesco. Abbasso il volume della radio e mi concentro ad ascoltare con più attenzione il silenzio che mi circonda. “No – rispondo – non sento nulla”. Anche se le mie orecchie non percepiscono alcun suono, i miei occhi restano incantati alla vista di un campanile in pietra grigia che svetta solitario in mezzo ad un’enorme distesa bianca il cui confine arriva direttamente ai piedi delle montagne innevate. Parcheggiamo la macchina nel grande parcheggio antistante e scendiamo per ammirare più da vicino questa strana costruzione. E’ solo avvicinandomi che mi rendo conto di trovarmi su un lago ghiacciato che sembra scricchiolare ad ogni mio passo incerto. Quello su cui sto camminando è il lago di Resia e la figura solitaria che torreggia al suo interno è quel che resta di Curon, un paesino dell’Alta Valvenosta di cui ormai resta solo il campanile a ricordarne l’esistenza.

Campanile di Curon sommerso nel Lago di Resia in inverno

Vedendo noi, pian piano, altri avventurieri si fanno coraggio e si cimentano nella discesa lungo il lago ghiacciato per raggiungere il campanile galleggiante e scattare una foto ricordo. Quelli meno coraggiosi e più freddolosi – la temperatura è di qualche grado sotto lo zero e l’aria pungente sembra tagliarmi il viso- si limitano a rallentare per osservare con stupore il campanile di Curon dal finestrino delle loro auto. Sono pochi, però, a conoscere la storia, triste e melanconica, che si nasconde dietro alla fiera torre del ‘300 che si erge al centro del lago. Perché si trova lì, vi starete chiedendo? E’ proprio quello che vi racconto oggi: la storia del campanile e del paese sommerso di Curon.

Campanile di Curon sommerso nel lago di Resia ghiacciato in inverno

Il paese sommerso di Curon: la storia

Per conoscere la storia che si cela dietro al campanile del lago di Resia, dobbiamo fare un tuffo nel passato e tornare agli anni a cavallo della seconda guerra mondiale. Curon, all’epoca, era solo un piccolo paesino di montagna i cui abitanti si conoscevano tutti e vivevano una vita tranquilla tra i masi e le loro care montagne. Non potevano certo immaginare che di lì a poco la loro vita venisse completamente inabissata a causa di una decisione dello Stato che voleva erigere proprio lì, tra i laghi di Curon e Resia, una diga per la produzione di energia elettrica per tutto il nord Italia. Era il 1940 quando gli spaventati cittadini si ritrovarono improvvisamente affisso per le strade un ordine del Genio civile di Bolzano in cui veniva comunicato il livello della nuova diga: 22 metri – ovvero la fine del paese. Senza nessuna protesta da parte della popolazione, lo Stato si affrettò ad affidare i lavori alla Montecatini s.p.a., una ditta milanese vincitrice dell’appalto. Perché gli abitanti, nonostante l’enorme pericolo non dissero nulla?

Curon prima della costruzione della diga

fonte: 3bmeteo.com

Ebbene, la risposta è molto semplice: il documento era scritto in italiano, lingua incomprensibile agli ignari contadini che abitavano a Curon, cosa che gli alti dirigenti sapevano molto bene. Una volta capito cosa questa diga avrebbe significato per loro e il loro paese, gli abitanti organizzarono proteste e manifestazioni durante le quali colpirono anche le auto degli ingegneri incaricati dei lavori. Ma il loro sforzo non valse a nulla: nel 1949 i lavori ebbero inizio, le case ai margini della diga vennero abbattute e gli argini sbarrati. Con l’innalzarsi del livello dell’acqua, Curon a poco a poco andava affogando e con lui anche le ultime speranze dei suoi cittadini. Costretti ad abbandonare velocemente le loro case, donne, uomini e bambini non poterono far altro che guardare impotenti le loro vite inabissarsi nel specchio d’acqua che lo Stato aveva deciso di creare unendo i più piccoli bacini di Curon e Resia. In cambio ricevettero, come indennizzo, delle baracche provvisorie e dei fondi totalmente insufficienti per ricominciare daccapo.

Curon oggi

A distanza di settant’anni, l’unica cosa che resta di quel paesino di montagna ai confini tra Austria, Svizzera e Italia è il suo bel campanile romanico che, temerario, ha resistito all’innalzamento delle acque. Parte degli abitanti, nonostante il dolore e la grande rabbia per essersi visti portare via tutto, hanno deciso di restare e ricostruire come potevano la loro vita sulle sponde del lago. I più, però, sono emigrati il più lontano possibile dal lago e dagli amari ricordi. Oggi si contano all’incirca 400 abitanti, tra cui vi sono ancora i testimoni di quanto accaduto alla Curon sommersa. E’ una storia molto difficile da dimenticare, anche se i giovani ormai cercano fortuna nella vicina Svizzera e non si interessano quasi più del passato. Chi resta, cerca di puntare sul turismo e al futuro: in estate, è possibile praticare kite-surf e altre attività balneari, ma anche escursioni lungo i tanti sentieri di trekking di cui questa zona della Val Venosta è ricca. In inverno, invece, si può approfittare dei vicini impianti sciistici e fare emozionanti passeggiate sul lago ghiacciato. Ed è proprio quello che farò adesso, camminare un po’ lungo questo lago dalla storia controversa che è capace però di regalare paesaggi mozzafiato. E, chissà, che tra gli echi del vento che soffia incessante non riesca a sentire anche io, come i suoi abitanti, i rintocchi delle campane della torre nel lago.

Campanile sommerso nel lago di Resia in estate

fonte vivosuedtirol.com

Raggiungere il lago di Resia e il campanile sommerso di Curon

Il lago di Resia si trova lungo la statale della Val Venosta, l’unica grande strada che da Merano arriva fino al Passo Resia. Subito all’inizio di Curon Venosta, troverete un grande parcheggio con più di settanta posti auto da cui potete accedere direttamente alla piattaforma panoramica e, in inverno, al lago ghiacciato. Se avete tempo, potete anche cimentarvi in una rigenerante passeggiata di circa 4 ore intorno al lago che vi consentirà di ammirare il campanile da più angolazioni.


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Mercatini di Natale a Grazzano Visconti: visita al magico borgo medievale del piacentino

Chi mi segue da un po’ ha ormai capito la mia grande passione per i bellissimi Borghi italiani che, appena posso, vado a visitare. Amo, infatti, i borghi in cui…

Chi mi segue da un po’ ha ormai capito la mia grande passione per i bellissimi Borghi italiani che, appena posso, vado a visitare. Amo, infatti, i borghi in cui sembra di venire improvvisamente catapultati in un’altra epoca e che ancora oggi racchiudono tra le loro viuzze un alone di mistero e racconti di storie lontane. In Italia ce ne sono davvero molti, ognuno con caratteristiche e leggende proprie. Uno di questi è sicuramente il borgo medievale di Grazzano Visconti, in provincia di Piacenza. Era da tempo che volevo visitare questo caratteristico paesino di cui avevo sempre sentito parlare bene e lo scorso weekend, finalmente, sono riuscita nell’impresa. E, devo dirvi, che l’attesa è valsa davvero la pena. Grazzano Visconti è veramente unico nel suo genere e appena lo vedrete vi sentirete teletrasportati direttamente in pieno Medioevo, tra botteghe di fabbri e ceramisti, castelli, gufi e locande. Dovete sapere, poi, che Grazzano è una delle mete migliori per quanto riguarda i mercatini di Natale: ogni anno il borgo si veste a festa per accogliere visitatori provenienti da tutta Italia che trovano ad attenderli un vero e proprio villaggio di Natale.

Mercatini di Natale Grazzano Visconti

Grazzano Visconti: storia e origini del borgo

Come avrete già osservato, l’origine del borgo si riesce ad intravedere già nel suo nome: è la famiglia Visconti che ha sempre giocato, infatti, un ruolo di primo piano nella storia del borgo. Anche se i primi riferimenti scritti di Grazzano risalgono agli anni 1100, è solo nel 1395, con concessione del Signore di Milano, che la sua storia inizia davvero. Fu proprio in quell’anno, infatti, che il duca Gian Galeazzo Visconti, autorizzò la sorella Beatrice e il suo sposo Giovanni Anguissola a costruire nel loro possedimento di Grazzano un castello “quale loro aggradi”.

Ma è solo parecchi anni dopo, nel 1900, che sì definì il borgo medievale che tutti noi possiamo ammirare ancora oggi. Le tipiche dimore medievali, le botteghe e i laboratori che troverete intorno al castello furono fatti costruire infatti dal conte Giuseppe Visconti agli inizi del ‘900. Il suo scopo era quello di creare un luogo in cui i giovani studenti della scuola di arte e mestieri di Grazzano potessero trovare impiego nell’ambito della lavorazione del legno e del ferro battuto. Fece così edificare alloggi, laboratori e botteghe in tipico stile medievale così da essere in armonia con il castello a cui fanno da cornice.

cosa vedere a grazzano visconti

Oggi a portare avanti il prezioso progetto di Giuseppe Visconti ci sono i coniugi Violante e Giammaria Visconti che continuano a custodire il fascino d’altri tempi del borgo.

Grazzano Visconti: la leggenda del fantasma di Aloisa

Camminando tra le vie di Grazzano vi accorgerete subito dell’aura di mistero e magia che vi aleggia, soprattutto se, come me, ci andate durante il periodo invernale e vedrete comparire il borgo all’improvviso da una coltre di nebbia. Visitando il borgo ho scoperto che nel castello dimora in pianta stabile un personaggio molto particolare. Il suo nome è Aloisa, una signora piccoletta e ben in carne con una peculiarità tutta sua: essere un fantasma. Abbastanza vanitosa, ama molto gioielli e monili che si fa regalare dagli ospiti del castello in cambio di una notte tranquilla. A chi sceglie di non farle doni, soprattutto se di genere maschile, riserva invece il trattamento speciale fatto di tirate di piedi e schiaffeggi. In realtà, Aloisa è semplicemente una donna delusa e un po’ frustrata: si narra, infatti, che la sua morte sia dovuta alla gelosia causata da un tradimento del marito soldato. Nonostante la grande delusione amorosa ella crede ancora nell’amore tanto da essere la versione femminile di San Valentino, protettore degli innamorati. “Io sono Aloisa e porto Amore e profumo alle Belle che donano il loro sorriso a Grazzano Visconti“. Da come potete leggere, però, tende a favorire e ad aiutare, per solidarietà femminile, le donzelle innamorate.

Mercatini di Natale a Grazzano Visconti

Grazzano Visconti per i mercatini di Natale: cosa vedere

Il borgo di Grazzano Visconti è speciale in tutte le stagioni dell’anno grazie alle numerose manifestazioni che vengono sempre organizzate. Una di queste è sicuramente quella che si tiene durante il periodo natalizio e che vede le vie del centro riempirsi di luci e decorazioni in occasione dei mercatini di Natale. Il programma degli eventi che si tengono in occasione dei mercatini è ampio e varia di weekend in weekend. Vi lascio qui sotto quello di quest’anno.

Mercatini di Natale Grazzano Visconti Programma

Di fisso, però, ci sono le bancarelle in cui troverete tantissime idee regalo artigianali e originali. Quest’anno, poi, è stata allestita anche la Casa di Babbo Natale in cui,  per la gioia di grandi e piccini, è possibile incontrare proprio il Signore del Polo Nord in persona (ingresso 7€ adulti, 5€ bambini).

Tra un acquisto e una cioccolata calda, cogliete anche l’occasione di visitare i monumenti di Grazzano tra cui il pozzo di piazza Gian Galeazzo Visconti, la Chiesetta gotica in centro al paese, e quella Parrocchiale dedicata ai santi Cosma e Damiano di impronta romanica. Ultimo ma non meno importante il Castello aperto alle visite guidate il sabato e la domenica. Al suo interno potrete visitare le stanze, in cui è custodita anche una statua di Aloisa che lei stessa creò attraverso un medium, e l’enorme parco che racchiude al suo interno, oltre ai suoi bellissimi giardini, anche il Butterfly Heaven, il paradiso in cui vivono migliaia di farfalle. Inoltre, questo è anche l’unico parco in Italia in cui si può praticare con regolarità l’Owl Watching, l’osservazione dei gufi.

Orari Castello:

Sabato ore 11, 14, 15, 16
Domenica ore 11, 14, 14.45, 15.30, 16.15
Nelle festività o in giorni di particolare affluenza, gli orari possono subire delle variazioni.

Prezzi:

Intero (adulti maggiori di 16 anni) 16,00 euro
Bambini (minori di 16 anni) 8,00 euro
Gruppi (adulti maggiori di 16 anni – minimo 20 partecipanti) e scuole (fino alle superiori) 13,00 euro

Gli accompagnatori di gruppi e scolaresche entrano sempre gratis.
Il Castello non è accessibile ai disabili con mobilità ridotta.

Chiesetta Gotica di Grazzano Visconti

Se amate il mistero e le cose un po’ più “forti”, a Grazzano troverete anche l’originale Museo Internazionale delle Torture, al cui interno ci sono particolari strumenti e marchingegni che io personalmente non avrei curiosità di provare. (Dal Martedì al Venerdì dalle 14.30 alle 19.00. Sabato e Domenica dalle 10.00 alle 19.00).

Grazzano Visconti: dove mangiare durante i mercatini di Natale

A Grazzano Visconti ci sono diversi ristoranti in cui è possibile assaggiare i piatti tipici della cucina piacentina. Io ho provato il Ristorante del Biscione, il più antico del borgo. L’edificio in cui è ospitato risale, infatti, agli anni 1905-1910 e sia sulla facciata che all’interno potrete ammirare le decorazioni dai colori accesi raffiguranti stemmi nobiliari, giullari e decorazioni floreali. Le pietanze sono quelle della tradizione che vengono servite sia à la carte che con proposte a menù fisso. I piatti assolutamente da provare sono senza dubbio i buonissimi salumi piacentini accompagnati dallo gnocco fritto, i Pisarei e faso (una pasta corta condita con un sugo molto saporito a base di fagioli e pomodoro), i tortelli, la coppa arrosto e lo stracotto di asinella. Io alla fine mi sentivo ripiena come uno dei tortelli di ricotta e spinaci che mi ero appena divorata. Il mio consiglio è quello di prenotare con largo anticipo il ristorante perché, soprattutto adesso in occasione dei mercatini di Natale, sono tutti sempre pieni e rischiate altrimenti di restare a stomaco vuoto.

Photo taken with Focos

In alterativa, potrete trovare molti chioschi di street food nell’area ristoro coperta e riscaldata allestita al centro del borgo. Da non perdere, secondo me, gli assaggi di salame del salame artigianale e del buonissimo gorgonzola a km 0 (ottimi anche come regalo di Natale).

Grazzano Visconti per gli amanti di Harry Potter: visita all’Emporio Stregato

Che la magia a Grazzano Visconti sia di casa è ormai abbastanza chiaro. Quello che non vi ho ancora detto, però, è che proprio in questo borgo piacentino si trova il paradiso per tutti gli amanti del mago più famoso del mondo: Harry Potter. Dovete sapere, infatti, che qui si nasconde il secondo binario 9¾ da cui è possibile prendere il treno speciale per Hogwarts e anche la stanza nel sottoscala in cui dormiva Harry. Inoltre, all’interno dell’Emporio Stregato troverete bacchette, zaini, pastrani e, addirittura, delle piante di Mandragola, per cui preparate i paraorecchi per evitare di ascoltare il pianto di queste piantine grinzose dalle sembianze di neonato. Inutile dire che io mi sono sentita come Harry la prima volta che Hagrid l’ha accompagnato a fare acquisti a Diagon Alley.

Indirizzo: Via Carla Erba, 10, 29020 Grazzano Visconti PC

Orari: dal martedì alla domenica dalle 10:30 alle 19. Chiuso il lunedì. 

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Il Castelluccio di Gela: tra storia e leggenda

Vi ho già raccontato della leggenda della Torre di Manfria e del Gigante Manfrino, a cui deve il nome. Durante il mio soggiorno a Gela, ho ascoltato diverse storie riguardanti…

Vi ho già raccontato della leggenda della Torre di Manfria e del Gigante Manfrino, a cui deve il nome. Durante il mio soggiorno a Gela, ho ascoltato diverse storie riguardanti quella che è una delle più antiche città siciliane. I gelesi vanno fieri della loro tradizione e da sempre si sono tramandati oralmente racconti e leggende riguardanti la propria terra. Tra le tante, mi ha colpita molto quella del Castelluccio, un castello ormai abbandonato situato a circa 10 chilometri da Gela, più precisamente in contrada Spadaro. 

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Il Castelluccio nella storia

Si erge, imponente, sopra una collina di gesso e dalla sua posizione sopraelevata domina la costa e difende la piana di Gela da prima del 1143. Il Castello Svevo, conosciuto ormai da tutti come il Castelluccio, è probabilmente di origine normanna e serviva principalmente come edificio residenziale e, forse, come palazzo fortificato. La sua pianta rettangolare, di simmetria quasi perfetta, è circondata da un muro di cinta e da due torri terminali a base quadrata. Quella occidentale conteneva una volta una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, mentre l’altra ospita una cappella scavata nella parete visibile ancora oggi. Per la costruzione del castello furono utilizzate pietre locali gessose e per le rifiniture pietre calcaree. 

Negli anni, il Castelluccio ha subito però numerosi danni e, nonostante i restauri effettuati negli anni Novanta, oggi si trova in condizioni abbastanza precarie. All’interno sono stati costruiti una scala e un ponteggio che permettono ai visitatori di arrivare fino alla sommità del castello e di ammirare da lì tutto il panorama della piana di Gela. 

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Il Castello Svevo è visitabile tutti i giorni, in quanto ad ingresso libero e anzi abbastanza abbandonato. Il mio consiglio è quello di recarsi di giorno sia perché la strada per arrivare è sterrata e piena di buche (in realtà crateri) sia perché se volete avventurarvi all’interno delle mura e  salire, magari, fino alla cima delle torri è veramente sconsigliabile farlo con il buio. Io avevo abbastanza paura anche in pieno giorno. Se siete in zona, però, merita una visita per il panorama che dalla sua posizione potete godere. 

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La leggenda del Castelluccio e della bella castellana dalle labbra verdi

Come vi ho anticipato, anche il Castelluccio nasconde una leggenda riguardante una bella castellana e un misterioso tesoro. Narra la storia che fosse la dimora di una dama bellissima dalla folta chioma nera e dalle labbra dipinte di uno strano rossetto verde. Era talmente insolito che si credeva fosse prodotto con la sua stessa bile. Nonostante la sua straordinaria avvenenza, tutti i contadini della zona ne avevano profondo timore in quanto si vociferava fosse estremamente crudele con i servitori. Inoltre, chiunque provasse ad avvicinarla spariva nel nulla. Con la sua voce suadente, intonava canzoni da lei stessa scritte e ammaliava i rari ospiti prima di farli scomparire nel nulla.  Era, dunque, una persona insolita ed alquanto ambigua e nessuno, a parte durante le riunioni d’armi indette da suo marito signore del castello, frequentava mai il Castelluccio. Per comunicare con lei, i sudditi si affidavano a messaggeri o a colombi viaggiatori. Entrambi, però, non facevano mai ritorno. Col tempo, si sparse la voce che il palazzo fosse abitato da fantasmi e strane ombre che si aggiravano per i corridoi a guardia di un grande tesoro: a trovatura. E di notte, la nobildonna dalle labbra verdi, parlava con questi spiriti come se fossero persone reali. 

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Un giorno, all’improvviso, i contadini non sentirono più alcun rumore provenire dal castello così si fecero coraggio e si avvicinarono per vedere cosa fosse successo. Con grande sorpresa, scoprirono che il castello era completamente disabitato. Da allora tutti riuscirono a dormire serenamente e della castellana e dei suoi misteriosi abitanti non si seppe più nulla. Anche il tesoro non venne mai trovato ma, al suo posto, è stato scoperto invece un passaggio segreto reale che collega l’interno del castello con la città di Gela, più precisamente conduce alla Chiesa di San Benedetto, detta A Batia. Io non mi sono cimentata nella ricerca del tunnel misterioso ma se qualcuno di voi dovesse andare mi faccia sapere se lo trova. 

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Torre di Manfria a Gela: la leggenda del gigante Manfrino

E’ sera e il cielo sopra la Torre di Manfria comincia a tingersi di rosso cremisi. La vista dalla sua posizione sopraelevata è impagabile e consente di ammirare alla calda…

E’ sera e il cielo sopra la Torre di Manfria comincia a tingersi di rosso cremisi. La vista dalla sua posizione sopraelevata è impagabile e consente di ammirare alla calda luce del tramonto tutto il golfo di Gela. Ma la presenza della Torre si fa sempre più sentire, quasi come un monito che sembra voglia avvisare gli avventurieri di guardarsi le spalle. Anche io ne sono affascinata e, come attratta da una calamita, non posso far altro che abbandonare la vista del Mar Mediterraneo e girarmi invece ad osservare meglio la Torre possente che domina tutta la collina. Avete presente le sensazioni che nascono così all’improvviso e non ti lasciano più? Ecco, è quello che ho provato durante la mia visita in questo luogo magico ed affascinate. Ovviamente, la mia curiosità ha avuto il sopravvento e, una volta rientrata a Gela, non ho potuto fare a meno di approfondire la storia della Torre di Manfria. Cortigiane bellissime, giganti buoni, complotti e fantasmi sono gli ingredienti principali di questa storia. Una di quelle che si raccontano di sera ai bambini prima di andare a dormire e che fanno venire brividi involontari anche ai più grandicelli. Oggi ve la voglio raccontare a modo mio nella speranza di far conoscere questa magnifica località poco nota e invogliarvi ad andare a visitarla se vi trovate nei dintorni. 

Torre di Manfria Gela

La storia della Torre di Manfria

A circa 15 chilometri dal centro di Gela, di cui vi ho parlato qui, in provincia di Caltanissetta svetta dalla sua posizione rialzata a 19 metri sopra il livello del mare il rudere di una torre. Si tratta della Torre di Manfria, a cui tutta la contrada deve il nome. L’anno della sua costruzione è discusso: secondo alcuni risale al 1549 durante il vicereame di Juan de Vega, mentre altri sostengono che i lavori iniziarono nel 1583. Quale che sia l’anno esatto in cui si diede il via alla costruzione, i lavori furono interrotti fino al 1615, quando il Viceré di Sicilia Pedro Giron Duca di Ossuna, su disegno del famoso architetto fiorentino Camillo Camilliani, decise di completarla. La torre, detta anche Ossana o Ossuna in omaggio al Viceré, aveva lo scopo di segnalare i pericoli provenienti dal mare e difendere le coste. Faceva parte di un esteso sistema strategico-militare di vigilanza composto da 37 torri costiere dipendenti dalla Deputazione del Regno di Sicilia. All’epoca, infatti, le scorribande dei pirati erano frequenti e violento era il loro modo di trattare le popolazioni locali. Con il sistema difensivo delle torri, gli abitanti avevano modo di far partire un allarme e di prepararsi ad affrontare i pirati. Ogni torre disponeva di cinque torrari, ovvero quattro soldati e un sovrintendente scelto tra i cavalieri di Gela, allora Terranova. I torrari avevano il compito di segnalare eventuali pericoli alle altre torri con un sistema di fumi durante il giorno, di fuochi durante la notte. Se venivano avvistate delle navi saracene, i guardiani della torre lanciavano l’allarme che veniva recepito dalle vicine basi di Camarina ad est e di Falconara ad ovest, che a loro volta trasmettevano l’avvertimento alle altre torri costiere. In questo modo davano tempo agli isolani di preparare le difese e ai porti di preparare le flotte navali che immediatamente partivano per contrastare l’attacco dei corsari. 

La torre di Manfria in origine era disposta su due piani: il pianoterra serviva come deposito di munizioni, polvere da sparo, palle di cannoni, acqua e legna; il primo piano serviva, invece, da alloggio ai torrari.  Sul terrazzo, poi, provvisto di parapetti, tettoia e due balconate, sostenute da eleganti mensole di arenaria, si trovavano due cannoni.

Oggi, purtroppo, la torre si trova in stato di semi abbandono. Ed è un vero peccato perché è situata in un punto panoramico davvero mozzafiato. Viene spesso scelta  come location per le fotografie dei matrimoni. Se fosse ristrutturata e curata maggiormente sarebbe un altro dei tanti monumenti storici di Gela da promuovere a livello turistico, anche perché subito sotto si trova anche una splendida caletta. 

Torre di Manfria Gela

La leggenda del gigante Manfrino

Ma arriviamo alla parte più coinvolgente della storia: la leggenda del gigante Manfrino. E’ una di quelle leggende di dame dai capelli dorati, giganti e fantasmi da raccontare al calar della sera di fronte ad un falò… magari proprio ai piedi della torre. 

I gelesi per anni si sono tramandati la storia di Manfrino e della sua bella sorella. Manfrino era talmente alto e possente da venire identificato come “il gigante”. Era un uomo estremamente buono e gentile e amava cavalcare per gli estesi possedimenti della torre per controllare che tutto funzionasse a dovere. Il terreno, che si estendeva fino al vicino Castello di Falconara, bagnato da tanti piccoli ruscelli di acqua purissima, era verde e fertile. Vi crescevano rigogliosi alberi dai frutti succosi, palme, orti e fiori. Una distesa infinita e coloratissima di fiori che il Gigante aveva voluto coltivare per la gioia della sorella. Ella, a differenza di Manfrino, non amava uscire dalla sua terra e preferiva stare dentro la torre. Di lei si sapeva solo che era giovane e bellissima e, non conoscendo il suo vero nome, era chiamata da tutti “la bella Castellana”. 

Un giorno Manfrino, durante una delle sue galoppate per la tenuta, all’improvviso scorse una bellissima fanciulla dalla chioma dorata aggirarsi per i suoi campi come se si fosse persa. Il Gigante non aveva mai visto nessuna dama tanto elegante ed aggraziata prima d’allora, così spronò a tutta velocità il cavallo per raggiungerla. Ma, quando si fu avvicinato al punto in cui l’aveva vista, della giovane non c’era più traccia. Inutile dire che da quel momento Manfrino non si dette più pace: pensava giorno e notte alla giovane dama svanita nel nulla. Sua sorella, vedendolo struggersi così per amore, decise di organizzare una grande festa nella torre e di invitare quante più persone possibili, nella speranza di far rincontrare al fratello colei che gli aveva rubato il cuore. La sera della festa, principi e nobili arrivarono da ogni parte della Sicilia e, ad un certo punto, giunse anche la bella fanciulla. Manfrino, da quel momento, aveva occhi solo per la sua innamorata  e, dimentico di tutti gli altri ospiti, non aveva pensieri che per lei. Quando la vide uscire e dirigersi verso il mare, non ci pensò un momento e la seguì fuori per raggiungerla e finalmente dichiararle il suo amore. Si ricordò, però, improvvisamente di un avvertimento che una vecchia del paese gli aveva dato quando era giovane: nel giorno più bello della sua vita, egli sarebbe morto insieme alla sorella e tutto quello che possedeva sarebbe andato perduto, la terra si sarebbe inaridita e l’acqua avrebbe smesso di sgorgare così pura. Accecato dall’amore, il Gigante decise di non dare ascolto a quanto predetto e di seguire ugualmente la sua bella. Una volta raggiunta la spiaggia, però, la vide entrare sempre più in mare fino a sparire tra le onde. Nello stesso istante, delle urla disperate gli arrivarono all’orecchio e lui rimase immobile per la paura e la confusione. Durante la sua assenza, i principi e i nobili invitati, che da sempre bramavano i territori del Gigante, avevano ordito infatti un complotto per impossessarsene. Chiusero la porta della torre e uccisero tutti gli ospiti e, per crudeltà, per ultima lasciarono la bella Castellana. Andarono, poi, in cerca di Manfrino e, trovandolo paralizzato dal dolore di fronte al mare, misero da parte una volta per tutte le loro remore di fronte alla stazza del Gigante e insieme lo uccisero. Non riuscirono però a fermare lo spirito di Manfrino, il gigante buono e, ancora oggi nelle notti serene, orecchie attente possono sentire le grida d’aiuto della sorella e la sua disperazione. 

Torre di Manfria Gela

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