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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Tag: Sicilia

Il Castelluccio di Gela: tra storia e leggenda

Vi ho già raccontato della leggenda della Torre di Manfria e del Gigante Manfrino, a cui deve il nome. Durante il mio soggiorno a Gela, ho ascoltato diverse storie riguardanti…

Vi ho già raccontato della leggenda della Torre di Manfria e del Gigante Manfrino, a cui deve il nome. Durante il mio soggiorno a Gela, ho ascoltato diverse storie riguardanti quella che è una delle più antiche città siciliane. I gelesi vanno fieri della loro tradizione e da sempre si sono tramandati oralmente racconti e leggende riguardanti la propria terra. Tra le tante, mi ha colpita molto quella del Castelluccio, un castello ormai abbandonato situato a circa 10 chilometri da Gela, più precisamente in contrada Spadaro. 

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Il Castelluccio nella storia

Si erge, imponente, sopra una collina di gesso e dalla sua posizione sopraelevata domina la costa e difende la piana di Gela da prima del 1143. Il Castello Svevo, conosciuto ormai da tutti come il Castelluccio, è probabilmente di origine normanna e serviva principalmente come edificio residenziale e, forse, come palazzo fortificato. La sua pianta rettangolare, di simmetria quasi perfetta, è circondata da un muro di cinta e da due torri terminali a base quadrata. Quella occidentale conteneva una volta una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, mentre l’altra ospita una cappella scavata nella parete visibile ancora oggi. Per la costruzione del castello furono utilizzate pietre locali gessose e per le rifiniture pietre calcaree. 

Negli anni, il Castelluccio ha subito però numerosi danni e, nonostante i restauri effettuati negli anni Novanta, oggi si trova in condizioni abbastanza precarie. All’interno sono stati costruiti una scala e un ponteggio che permettono ai visitatori di arrivare fino alla sommità del castello e di ammirare da lì tutto il panorama della piana di Gela. 

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Il Castello Svevo è visitabile tutti i giorni, in quanto ad ingresso libero e anzi abbastanza abbandonato. Il mio consiglio è quello di recarsi di giorno sia perché la strada per arrivare è sterrata e piena di buche (in realtà crateri) sia perché se volete avventurarvi all’interno delle mura e  salire, magari, fino alla cima delle torri è veramente sconsigliabile farlo con il buio. Io avevo abbastanza paura anche in pieno giorno. Se siete in zona, però, merita una visita per il panorama che dalla sua posizione potete godere. 

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La leggenda del Castelluccio e della bella castellana dalle labbra verdi

Come vi ho anticipato, anche il Castelluccio nasconde una leggenda riguardante una bella castellana e un misterioso tesoro. Narra la storia che fosse la dimora di una dama bellissima dalla folta chioma nera e dalle labbra dipinte di uno strano rossetto verde. Era talmente insolito che si credeva fosse prodotto con la sua stessa bile. Nonostante la sua straordinaria avvenenza, tutti i contadini della zona ne avevano profondo timore in quanto si vociferava fosse estremamente crudele con i servitori. Inoltre, chiunque provasse ad avvicinarla spariva nel nulla. Con la sua voce suadente, intonava canzoni da lei stessa scritte e ammaliava i rari ospiti prima di farli scomparire nel nulla.  Era, dunque, una persona insolita ed alquanto ambigua e nessuno, a parte durante le riunioni d’armi indette da suo marito signore del castello, frequentava mai il Castelluccio. Per comunicare con lei, i sudditi si affidavano a messaggeri o a colombi viaggiatori. Entrambi, però, non facevano mai ritorno. Col tempo, si sparse la voce che il palazzo fosse abitato da fantasmi e strane ombre che si aggiravano per i corridoi a guardia di un grande tesoro: a trovatura. E di notte, la nobildonna dalle labbra verdi, parlava con questi spiriti come se fossero persone reali. 

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Un giorno, all’improvviso, i contadini non sentirono più alcun rumore provenire dal castello così si fecero coraggio e si avvicinarono per vedere cosa fosse successo. Con grande sorpresa, scoprirono che il castello era completamente disabitato. Da allora tutti riuscirono a dormire serenamente e della castellana e dei suoi misteriosi abitanti non si seppe più nulla. Anche il tesoro non venne mai trovato ma, al suo posto, è stato scoperto invece un passaggio segreto reale che collega l’interno del castello con la città di Gela, più precisamente conduce alla Chiesa di San Benedetto, detta A Batia. Io non mi sono cimentata nella ricerca del tunnel misterioso ma se qualcuno di voi dovesse andare mi faccia sapere se lo trova. 

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Dove soggiornare a Noto: la mia esperienza al B&B Alberini

Vi ho già parlato dei locali che ho preferito a Noto per quanto riguarda il versante gastronomico. Amo scovare posti frequentati dai locali in cui si riesce a mangiare bene…

Vi ho già parlato dei locali che ho preferito a Noto per quanto riguarda il versante gastronomico. Amo scovare posti frequentati dai locali in cui si riesce a mangiare bene e soprattutto a gustare piatti tradizionali e non turistici. Perché si sa, nelle località più turistiche, soprattutto nei mesi di maggiore affluenza, non è così scontato trovarsi bene. E questo vale sicuramente anche per gli alloggi.

Prima di partire per un nuovo viaggio, faccio mille ricerche per cercare la sistemazione migliore per le nostre esigenze. La tipologia della struttura varia sempre: hotel, appartamenti, B&B, agriturismi etc. Tutto dipende dal tipo di viaggio che stiamo per fare, dalla comodità per gli spostamenti e dal rapporto qualità/prezzo. Le recensioni, poi, per me sono fondamentali. Solitamente, perdo tantissimo tempo a spulciare i commenti degli ospiti che hanno già soggiornato nella struttura che mi interessa e lo faccio da più portali, in modo da avere la visuale più completa possibile. Ovviamente, essendo i giudizi sempre soggettivi, ci può essere un margine di errore ma credo che sia abbastanza facile distinguere tra chi lascia commenti veritieri e chi invece, magari abituato a pretendere la luna, esageri in negativo.

Anche per il nostro on the road nella Sicilia sud-occidentale mi sono documentata sulle mete che più interessavano e sugli alloggi che sarebbero andati meglio per gli spostamenti. Una delle tappe che volevo assolutamente fare era in zona Noto per riuscire a visitare sia la città che le aree circostanti di Pachino. Cercavo qualcosa che fosse comoda al centro storico ma ci permettesse, allo stesso tempo, di raggiungere facilmente il mare, l’entroterra e Marzamemi. Dopo aver valutato sia il Lido di Noto che la Val di Noto con le sue masserie rimodernate e dal gusto green-chic, ho optato per un più comodo B&B nel centro storico di Noto. E l’ho fatto principalmente per due motivi: la comodità di avere un parcheggio dove lasciare la macchina e di riuscire poi a raggiungere a piedi tutte le principali attrazioni della città e i prezzi più convenienti. Le strutture sul mare o nell’entroterra erano infatti decisamente più costose rispetto a quelle in città e ci avrebbero anche vincolati a spostarci sempre in macchina. Una volta decisa la posizione, ho vagliato poi le strutture disponibili e sono stata attirata da un B&B a conduzione familiare che mi ha conquistata da subito per i commenti entusiastici sulla colazione (sì, il cibo è un mio pensiero costante 🙂 ). Ed è così che sono finita al B&B Alberini, di cui vi riporto qui sotto la mia esperienza.

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B&B Alberini a Noto

Non avrei potuto scegliere alloggio migliore del B&B Alberini per il mio soggiorno a Noto. Come vi dicevo, cercavamo una struttura comoda al centro che consentisse di parcheggiare la macchina e di raggiungere a piedi tutte le attrazioni e i locali della città. Il B&B Alberini si trova a meno di 600 metri dalla Cattedrale di Noto e da Corso Vittorio Emanuele III, principale via di Noto, quindi veramente a pochi passi da tutto. Inoltre, è vicinissimo alla strada che porta al Lido di Noto e nelle zone di Pachino. In neanche 20 minuti di macchina, abbiamo raggiunto sia Vendicari che Marzamemi.

Ma al di là della posizione strategica, il vero valore aggiunto del B&B Alberini sono i suoi proprietari: Paola ed Enzo sono degli ospiti fantastici che ti fanno sentire a casa fin dal primo istante. Anzi, devo dire che più che un cliente mi sono sentita da subito più come un’amica in visita. Si sono prodigati in consigli su cosa visitare e sui locali migliori in cui mangiare (tanti di quelli di cui vi ho parlato qui mi sono stati consigliati proprio da loro che Noto la vivono tutti i giorni). E che dire della colazione. Eccezionale è dir poco: Paola ci ha fatto scegliere quello che preferivamo da una lista infinita di prelibatezze siciliane. E, l’indomani, oltre alle raviole (sfoglie ripiene di ricotta freschissima), ad una “piccola” cassata, e a latte, caffè e succhi freschi, ci hanno fatto trovare anche delle bruschette con pomodorini freschi della zona. Io mi stavo quasi commuovendo di fronte a tanta bontà. La colazione, tempo permettendo, viene poi servita nel giardino interno del B&B: una vera oasi di pace in cui i coloratissimi fiori la fanno da padrone.

Le stanze, pulitissime e curate con gusto, sono tre: due matrimoniali e una quadrupla. Per questo vi consiglio di prenotare con un po’ di anticipo perché sono molto richieste. Una volta arrivati, poi, non avrete che da rilassarvi e da godervi le premure dei coniugi Alberini.

Come avrete notato, parlo solo delle esperienze che mi hanno davvero colpita e che consiglio anche alla mia famiglia. E il B&B Alberini rientra in questo gruppo. La  cura della struttura, l’ottima posizione sommate alla simpatia, alla disponibilità e alla gentilezza di Enzo e Paola rendono il soggiorno qui eccellente e ti fanno venire voglia di tornare quanto prima (magari dopo aver smaltito un po’ tutte le mangiate fatte). E sapete anche che ci tengo a far conoscere queste piccole realtà indipendenti perché è giusto, secondo me, dare visibilità al grande impegno di chi ama il proprio lavoro e si adopera ogni giorno per migliorarsi. Se cercate un posto a Noto comodo, pulito e in cui sentirsi come a casa il B&B Alberini è quello che fa per voi. Noi, di certo, ci torneremo non appena ci troveremo nuovamente in zona.

Indirizzo: Via Andrea Barbazio, 96017 Noto SR

Contatti:

  • Tel. : +39 0931 19 67 559
  • Cel. : + 39 320 40 97 976
  • E-mail: info@bb-alberini.it
  • Sito: www.bb-alberini.it

N.B. Ci tengo a precisare che i giudizi espressi sono frutto della mia personale esperienza e non sono legati ad alcun tipo di sponsorizzazione da parte del locale citato.  Inoltre, le foto degli interni sono per lo più prese dal sito ufficiale del B&B stesso e da altri siti di prenotazione e sono quindi di loro proprietà.  Per quanto riguarda, invece, quelli delle pietanze e degli esterni sono tutti miei scatti. 

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Mostra fotografica Frida Kahlo – La Rivoluzionaria al Convitto delle Arti di Noto

I miei giorni di permanenza in Sicilia e più in particolare a Noto sono stati, con mio sommo dispiacere, alquanto piovosi. Tutti, dai commercianti agli albergatori, si lamentavano di quell’insolita…

I miei giorni di permanenza in Sicilia e più in particolare a Noto sono stati, con mio sommo dispiacere, alquanto piovosi. Tutti, dai commercianti agli albergatori, si lamentavano di quell’insolita settimana di brutto tempo ad agosto in Sicilia (l’avrò portata io con la mia solita fortuna!?). Sta di fatto che “grazie” al maltempo ho potuto visitare molte più cose che altrimenti sarebbero sicuramente state sacrificate in favore di tante giornate al mare.

Ed è proprio durante uno di questi strani diluvi universali che ho avuto modo di scoprire che a Noto, fino al 30 ottobre 2018, presso il Convitto delle Arti si tiene una mostra fotografica dedicata ad una delle mie artiste preferite: Frida Kahlo. Completamente fradicia, non ci ho pensato due volte ad entrare per ammirare le fotografie della famosa pittrice messicana. Lo scopo era quello di godersi la mostra e di scaldarsi un po’ nel frattempo, cosa che però, a causa dell’aria condizionata che non avevo calcolato, non è avvenuta. Anzi, all’uscita ero ancora zuppa e pure congelata.

Mostra Frida Khalo Noto

L’esposizione fotografica si compone di circa 80 scatti originali dei fotografi più famosi contemporanei a Frida Kahlo, tra cui Lola e Alvarez Bravo, Gisele Freund, Edward Weston, Imoghen Cunningham e tanti altri. Sono scatti che la ritraggono in momenti della vita quotidiana, insieme al marito Diego Rivera e ad altri familiari, ma anche mentre dipinge e duranti eventi pubblici.

Alla fine del percorso, troverete poi una piccola mostra di opere di artisti siciliani che si sono ispirati alla pittrice messicana. Sono, nella loro aderenza allo stile di Frida Khalo, molto diverse tra loro e alcune sono davvero interessanti. I colori e le forme particolari sono ovviamente i protagonisti e catturano immancabilmente lo sguardo.

Mostra Frida Khalo Noto

Compreso nel costo del biglietto, c’è anche un’esposizione dedicata a Picasso: si tratta principalmente delle incisioni sulla Tauromachia, della collezione di sculture sugli animali, il “Bestiario”, e una serie di piatti tondi ( i “Plats Espagnols”), ceramiche e mattonelle raffiguranti immagini della Corrida.

Nel complesso, devo dire che mi aspettavo un po’ di più. Avendo visitato la mostra essenzialmente per le opere dedicate a Frida Kahlo, l’ho trovata un po’ scarna e limitata. Le fotografie sono concentrate, infatti, in un’unica stanza e il resto della mostra è invece dedicata a Picasso e agli altri artisti siciliani ispirati a Frida. Ma, essendo lo spazio espositivo limitato, non si sarebbe potuto fare di meglio. Le fotografie sono comunque molto belle e valgono la visita. Magari prendetela, come ho fatto io,  come un piacevole diversivo e riparo ad una giornata di pioggia. Se, però, il vostro soggiorno a Noto è limitato mi sento di sconsigliarvela e di dedicarvi invece a scoprire tutte le bellezze che la città ha da offrire.

  • Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele, 91 – 96017 Noto

  • Orari: fino al 31 ottobre 2018, dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 20:00; sabato e domenica dalle 10:00 alle 23:00 (ultimo ingresso: un’ora prima della chiusura).

  • Prezzi biglietto cumulativo tre mostre: 10€ intero; 7€ ridotto over 65 e gruppi di almeno 6 persone; 6€ ridotto per residenti, universitari e under 18.

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Noto gastronomica: un tour culinario alla scoperta della città barocca

Noto è famosa per le sue bellissime chiese barocche, per il suo centro cittadino ricco di storia e di tradizioni, per il bel mare e, ultimamente, per il matrimonio della…

Noto è famosa per le sue bellissime chiese barocche, per il suo centro cittadino ricco di storia e di tradizioni, per il bel mare e, ultimamente, per il matrimonio della Ferragni e di Fedez. Per chi non li conoscesse, in modo molto sbrigativo, lei è una regina del web e icona di stile con un giro d’affari milionario e lui un cantante rap che da parecchie estati ci sta facendo ballare un po’ tutti con le sue canzoni. Durante il mio soggiorno a Noto, i miei occhi non hanno potuto fare a meno di essere attratti dalle centinaia di cartelli pubblicitari riportanti le foto della coppia social più chiacchierata del momento, scattate nei luoghi più romantici della città. Sì, perché i due hanno scelto proprio Noto per il fatidico sì che pronunceranno tra qualche giorno, l’1 settembre. Ci sono offerte per tutti i gusti: dal giro in ape d’epoca alla scoperta dei luoghi in cui i due futuri sposini hanno scattato le foto prematrimoniali, a quelli a piedi che vi conducono direttamente alla location della cerimonia. 

Cattredrale di Noto

Quale ho scelto io, vi chiederete? Beh, di fronte alle prelibatezze della cucina siciliana, una buona forchetta come me cos’altro poteva fare, secondo voi, se non un tour gastronomico alla scoperta dei prodotti tipici e dei locali storici della città barocca? Chi di voi mi segue da un po’, avrà ormai capito che quando si tratta di cibo non mi tiro mai indietro e, se si tratta di stanare i bar e le trattorie migliori e più caratteristici, sono meglio di un cane da tartufo. Quindi, ho bellamente lasciato i giri turistici dedicati ai Ferragnez agli altri meno affamati di me e mi sono, invece, dedicata ad un itinerario del tutto personale alla ricerca dei posti migliori in cui assaggiare il buon cibo locale. Vi avverto, però, questo articolo è fortemente sconsigliato a chi deve ancora pranzare o cenare. Ed ora, passiamo alle cose sostanziose: arancini, cannoli, granite, caponate, sfincioni, panelle e chi più ne ha ne metta. 

Dove mangiare in centro a Noto: guida ai locali da non perdersi

1. “Da Piero” bar e tavola calda

Uno degli imperdibili durante una vacanza siciliana è senz’alcun dubbio l’arancino ( o arancina, a seconda delle zone). Riso, ragù caldo e succulento e la panatura esterna bella dorata e croccante. Si può chiedere di meglio? Se vi trovate a Noto e volete assaggiare questo piatto tipico e gustosissimo, dovete assolutamente andare “Da Piero”. Uno tra i locali più antichi della città, situato proprio sulla via principale del centro storico, la tavola calda “Da Piero” serve i suoi fantastici arancini fin dal 1956. Ma non solo: tra i piatti già pronti che troverete ad attendervi, ci sono anche teglie di pasta al forno, caponata, sfincioni e, se avrete ancora posto, ci sono anche i cannoli e i gelati come dessert. 

I prezzi modici, un arancino costa 2 euro, e il servizio al banco fanno sì che questo bar sia ottimo per un pasto veloce ed economico, sia a pranzo che a cena. Essendo molto frequentato, il mio consiglio è quello di andarci abbastanza presto perché altrimenti rischiate di non trovare più cibo. Io, ad esempio, ci sono andata verso le 14 in un giorno di pioggia in cui tutta la gente cercava riparo nei locali e non ho potuto assaggiare la pasta al forno perché già terminata. In compenso, però, mi sono divorata due arancini: uno al ragù e uno con spinaci e ricotta. Fate attenzione ad una pratica comune in Sicilia: fuori dal locale c’è un cartello che avverte della maggiorazione del 30% per il servizio al tavolo; in realtà, se vi servite da soli al banco, poi vi potete tranquillamente sedere ai tavoli senza pagare il sovrapprezzo. Voto 9 (solo perché non ho potuto assaggiare più pietanze).

  • Indirizzo: Via Matteo Raeli 16, 96017, Noto, Sicilia, Italia

2. Ristorante Tannur

Se siete alla ricerca di un ristorante più elegante, magari per una cena a lume di candela, in cui poter assaggiare i piatti della tradizione siciliana in chiave un po’ moderna, Tannur è il ristorante che fa per voi. Situato a pochi passi da Corso Vittorio Emanuele III, questo ristorante offre una cucina raffinata ma al tempo stesso non pretenziosa, che combina perfettamente le varie influenze della tradizione siciliana e i suoi variegati sapori. Sono buonissimi sia i piatti di pesce che quelli di carne. Ogni giorno, poi, in base al pescato e ai prodotti disponibili ci sono sempre piatti fuori menù. Consigliatissimi gli antipasti della casa: il Tannur di mare e quello di terra. Anche la location è molto particolare: un misto di modernità negli arredi e tradizione nella struttura che ricorda un po’ un tipico dammuso. Anche la cantina è ben fornita e, se siete amanti del vino, troverete sicuramente un’ampia selezione. Un consiglio: le bottiglie di vino, si sa, sono abbastanza care ma se non volete rinunciare ad accompagnare la cena con del buon vino, potete semplicemente ordinarne un calice. Con 4 euro a persona ve la caverete e avrete degustato delle ottime bollicine o un corposo rosso. Anche questo locale è sempre pieno, quindi vi consiglio vivamente di prenotare se volete trovare posto. Solitamente fanno due turni: uno alle 20 e uno alle 22. Sotto vi lascio i recapiti per la prenotazione. La scelta è così varia e il cibo così buono che ci siamo tornati ben due volte, cosa che solitamente non facciamo perché cerchiamo di provare più ristoranti diversi possibili. Ma sia l’accoglienza del personale che l’ottima cucina ci hanno conquistati. Voto 10.

  • Indirizzo: Via Ascenso, Via Ascenzo Mauceri, 3, 96017 Noto SR
  • Orari: tutti i giorni dalle 19:30 alle 23. Chiuso il giovedì.
  • Contatti: +39 327 699 1916

3. Ristorante e lounge bar Anche gli Angeli

Per concludere questo viaggio gastronomico nella Noto barocca, e magari proprio come locale per finire in bellezza la giornata, merita una nota il ristorante e lounge bar Anche gli Angeli. Premetto che noi ci siamo andati solo come dopo cena ed abbiamo provato quindi solo le bevande; il giudizio, di conseguenza, è esclusivamente su queste e non sulla ristorazione. Situato in una cripta settecentesca, nel cuore di Noto, merita una visita anche solo per la location particolare. Oltre al ristorante, ci sono un wine e lounge bar dove degustare vini e cocktail con un gradevole sottofondo musicale; un Book Corner in cui potrete leggere il libro che preferite comodamente seduti al tavolo, magari sorseggiando qualcosa, e un negozio in cui trovare originali gadget e souvenir ma anche prodotti locali. Sul loro sito, trovate poi il calendario con gli eventi e i concerti live che organizzano sempre. Voto 10 per l’originalità.

  • Indirizzo: Via Arnaldo da Brescia, 2, 96017 Noto SR
  • Orari: tutti i giorni dalle 08 alle 01
  • Contatti: +39 0931 576023; info@anchegliangeli.it

 

N.B. Ci tengo a precisare che i giudizi espressi sono frutto della mia personale esperienza e non sono legati ad alcun tipo di sponsorizzazione da parte dei locali citati. Ho selezionato questi tra i vari ristoranti e bar provati durante il mio soggiorno a Noto solo ed esclusivamente perché mi sono trovata bene e ci tengo quindi a consigliarveli ( tenendo sempre presente che i gusti sono personalissimi ed ognuno ha i propri ). Inoltre, le foto degli interni sono per lo più prese dai siti ufficiali e dai canali social dei locali stessi e quindi di loro proprietà. Per quanto riguarda, invece, quelli delle pietanze sono tutti miei scatti. 

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Torre di Manfria a Gela: la leggenda del gigante Manfrino

E’ sera e il cielo sopra la Torre di Manfria comincia a tingersi di rosso cremisi. La vista dalla sua posizione sopraelevata è impagabile e consente di ammirare alla calda…

E’ sera e il cielo sopra la Torre di Manfria comincia a tingersi di rosso cremisi. La vista dalla sua posizione sopraelevata è impagabile e consente di ammirare alla calda luce del tramonto tutto il golfo di Gela. Ma la presenza della Torre si fa sempre più sentire, quasi come un monito che sembra voglia avvisare gli avventurieri di guardarsi le spalle. Anche io ne sono affascinata e, come attratta da una calamita, non posso far altro che abbandonare la vista del Mar Mediterraneo e girarmi invece ad osservare meglio la Torre possente che domina tutta la collina. Avete presente le sensazioni che nascono così all’improvviso e non ti lasciano più? Ecco, è quello che ho provato durante la mia visita in questo luogo magico ed affascinate. Ovviamente, la mia curiosità ha avuto il sopravvento e, una volta rientrata a Gela, non ho potuto fare a meno di approfondire la storia della Torre di Manfria. Cortigiane bellissime, giganti buoni, complotti e fantasmi sono gli ingredienti principali di questa storia. Una di quelle che si raccontano di sera ai bambini prima di andare a dormire e che fanno venire brividi involontari anche ai più grandicelli. Oggi ve la voglio raccontare a modo mio nella speranza di far conoscere questa magnifica località poco nota e invogliarvi ad andare a visitarla se vi trovate nei dintorni. 

Torre di Manfria Gela

La storia della Torre di Manfria

A circa 15 chilometri dal centro di Gela, di cui vi ho parlato qui, in provincia di Caltanissetta svetta dalla sua posizione rialzata a 19 metri sopra il livello del mare il rudere di una torre. Si tratta della Torre di Manfria, a cui tutta la contrada deve il nome. L’anno della sua costruzione è discusso: secondo alcuni risale al 1549 durante il vicereame di Juan de Vega, mentre altri sostengono che i lavori iniziarono nel 1583. Quale che sia l’anno esatto in cui si diede il via alla costruzione, i lavori furono interrotti fino al 1615, quando il Viceré di Sicilia Pedro Giron Duca di Ossuna, su disegno del famoso architetto fiorentino Camillo Camilliani, decise di completarla. La torre, detta anche Ossana o Ossuna in omaggio al Viceré, aveva lo scopo di segnalare i pericoli provenienti dal mare e difendere le coste. Faceva parte di un esteso sistema strategico-militare di vigilanza composto da 37 torri costiere dipendenti dalla Deputazione del Regno di Sicilia. All’epoca, infatti, le scorribande dei pirati erano frequenti e violento era il loro modo di trattare le popolazioni locali. Con il sistema difensivo delle torri, gli abitanti avevano modo di far partire un allarme e di prepararsi ad affrontare i pirati. Ogni torre disponeva di cinque torrari, ovvero quattro soldati e un sovrintendente scelto tra i cavalieri di Gela, allora Terranova. I torrari avevano il compito di segnalare eventuali pericoli alle altre torri con un sistema di fumi durante il giorno, di fuochi durante la notte. Se venivano avvistate delle navi saracene, i guardiani della torre lanciavano l’allarme che veniva recepito dalle vicine basi di Camarina ad est e di Falconara ad ovest, che a loro volta trasmettevano l’avvertimento alle altre torri costiere. In questo modo davano tempo agli isolani di preparare le difese e ai porti di preparare le flotte navali che immediatamente partivano per contrastare l’attacco dei corsari. 

La torre di Manfria in origine era disposta su due piani: il pianoterra serviva come deposito di munizioni, polvere da sparo, palle di cannoni, acqua e legna; il primo piano serviva, invece, da alloggio ai torrari.  Sul terrazzo, poi, provvisto di parapetti, tettoia e due balconate, sostenute da eleganti mensole di arenaria, si trovavano due cannoni.

Oggi, purtroppo, la torre si trova in stato di semi abbandono. Ed è un vero peccato perché è situata in un punto panoramico davvero mozzafiato. Viene spesso scelta  come location per le fotografie dei matrimoni. Se fosse ristrutturata e curata maggiormente sarebbe un altro dei tanti monumenti storici di Gela da promuovere a livello turistico, anche perché subito sotto si trova anche una splendida caletta. 

Torre di Manfria Gela

La leggenda del gigante Manfrino

Ma arriviamo alla parte più coinvolgente della storia: la leggenda del gigante Manfrino. E’ una di quelle leggende di dame dai capelli dorati, giganti e fantasmi da raccontare al calar della sera di fronte ad un falò… magari proprio ai piedi della torre. 

I gelesi per anni si sono tramandati la storia di Manfrino e della sua bella sorella. Manfrino era talmente alto e possente da venire identificato come “il gigante”. Era un uomo estremamente buono e gentile e amava cavalcare per gli estesi possedimenti della torre per controllare che tutto funzionasse a dovere. Il terreno, che si estendeva fino al vicino Castello di Falconara, bagnato da tanti piccoli ruscelli di acqua purissima, era verde e fertile. Vi crescevano rigogliosi alberi dai frutti succosi, palme, orti e fiori. Una distesa infinita e coloratissima di fiori che il Gigante aveva voluto coltivare per la gioia della sorella. Ella, a differenza di Manfrino, non amava uscire dalla sua terra e preferiva stare dentro la torre. Di lei si sapeva solo che era giovane e bellissima e, non conoscendo il suo vero nome, era chiamata da tutti “la bella Castellana”. 

Un giorno Manfrino, durante una delle sue galoppate per la tenuta, all’improvviso scorse una bellissima fanciulla dalla chioma dorata aggirarsi per i suoi campi come se si fosse persa. Il Gigante non aveva mai visto nessuna dama tanto elegante ed aggraziata prima d’allora, così spronò a tutta velocità il cavallo per raggiungerla. Ma, quando si fu avvicinato al punto in cui l’aveva vista, della giovane non c’era più traccia. Inutile dire che da quel momento Manfrino non si dette più pace: pensava giorno e notte alla giovane dama svanita nel nulla. Sua sorella, vedendolo struggersi così per amore, decise di organizzare una grande festa nella torre e di invitare quante più persone possibili, nella speranza di far rincontrare al fratello colei che gli aveva rubato il cuore. La sera della festa, principi e nobili arrivarono da ogni parte della Sicilia e, ad un certo punto, giunse anche la bella fanciulla. Manfrino, da quel momento, aveva occhi solo per la sua innamorata  e, dimentico di tutti gli altri ospiti, non aveva pensieri che per lei. Quando la vide uscire e dirigersi verso il mare, non ci pensò un momento e la seguì fuori per raggiungerla e finalmente dichiararle il suo amore. Si ricordò, però, improvvisamente di un avvertimento che una vecchia del paese gli aveva dato quando era giovane: nel giorno più bello della sua vita, egli sarebbe morto insieme alla sorella e tutto quello che possedeva sarebbe andato perduto, la terra si sarebbe inaridita e l’acqua avrebbe smesso di sgorgare così pura. Accecato dall’amore, il Gigante decise di non dare ascolto a quanto predetto e di seguire ugualmente la sua bella. Una volta raggiunta la spiaggia, però, la vide entrare sempre più in mare fino a sparire tra le onde. Nello stesso istante, delle urla disperate gli arrivarono all’orecchio e lui rimase immobile per la paura e la confusione. Durante la sua assenza, i principi e i nobili invitati, che da sempre bramavano i territori del Gigante, avevano ordito infatti un complotto per impossessarsene. Chiusero la porta della torre e uccisero tutti gli ospiti e, per crudeltà, per ultima lasciarono la bella Castellana. Andarono, poi, in cerca di Manfrino e, trovandolo paralizzato dal dolore di fronte al mare, misero da parte una volta per tutte le loro remore di fronte alla stazza del Gigante e insieme lo uccisero. Non riuscirono però a fermare lo spirito di Manfrino, il gigante buono e, ancora oggi nelle notti serene, orecchie attente possono sentire le grida d’aiuto della sorella e la sua disperazione. 

Torre di Manfria Gela

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Cosa vedere a Gela: racconti di una delle più antiche e orgogliose città siciliane

Sono appena tornata dal mio on the road siciliano che mi ha portata a visitare borghi e città della parte sud-est dell’isola. Le valigie piene mi fissano e sembra vogliano…

Sono appena tornata dal mio on the road siciliano che mi ha portata a visitare borghi e città della parte sud-est dell’isola. Le valigie piene mi fissano e sembra vogliano dirmi di cominciare a svuotarle ma, se lo facessi, decreterei veramente la fine delle vacanze. E proprio non ce la faccio. Quindi lasciamo il dovere a più tardi e concentriamoci invece sul piacere di condividere con voi il racconto di una delle città siciliane che più mi ha colpita. Sto parlando di Gela. 

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In provincia di Caltanissetta, affacciata direttamente sul Mar Mediterraneo, Gela è una delle più antiche città siciliane. Ricca di reperti storici e bellezze paesaggistiche, è secondo me una delle più autentiche realtà siciliane in cui è ancora possibile assaporare la vera tradizione e la vita quotidiana dei suoi estremamente orgogliosi abitanti. Sì perché Gela è tutto fuorché turistica: nei giorni che vi ho trascorso, ho incontrato un solo turista di passaggio che aveva deciso di fermarsi per dare un’occhiata in giro. Se la si cerca su internet, le notizie principali sono quelle di cronaca mentre le indicazioni per chi la vuole visitare sono pressoché nulle. Ma se è una città antica, con una delle spiagge sabbiose più lunghe della Sicilia perché non rientra nei circuiti turistici? Sinceramente non riesco a capirlo. Credo che la causa vada ricercata nella nomea che nel corso degli anni questa città si è ritrovata e che, ancora oggi, non riesce a scrollarsi di dosso. Ma se le si dà una possibilità e non si seguono i soliti percorsi battuti, credo proprio che vi saprà stupire. E in positivo. Soprattutto se, come me, avete le ferie “comandate” ad agosto e non siete amanti della folla e dei prezzi esorbitanti tipici del periodo.

Attività e attrattive a Gela: quali non perdersi

Gela ha molto da offrire sia a livello artistico che naturalistico. Come vi anticipavo prima, è una delle città siciliane più antiche e anche più ricche in termini di reperti archeologici. Dopo la visita culturale, però, troverete ad attendervi una spiaggia lunghissima e sabbiosa e le calde acque del Mar Mediterraneo. Il tutto accompagnato dal buon cibo siciliano: pesce fresco, fichi dolcissimi, agrumi, pomodori, capperi e la ricotta. Come si fa a resistere alla ricotta e ai dolci siciliani? L’avvertenza che vi do prima di una vacanza a Gela è quella di digiunare per almeno una settimana perché, una volta arrivati, vi sarà impossibile resistere alle sue bontà culinarie. Se volete vedere arrabbiato un gelese, infatti, provate a rifiutarvi di mangiare o di bere anche se magari siete già alla terza portata e l’unica cosa che vorreste fare è rotolare sul divano e non spostarvi più. I gelesi infatti, a primo acchito, possono sembrare diffidenti e poco propensi a socializzare con i forestieri. Ma è solo una facciata. Appena approfondita la conoscenza, non li ferma più nessuno ve l’assicuro. 

Vi lascio un elenco delle principali cose assolutamente da non perdere durante una visita a Gela.

Il centro storico e la Chiesa Madre

Il centro storico di Gela è un susseguirsi di strade acciottolate, splendidi scorci sul mare e piazzette tipiche. La cosa migliore da fare è quella di camminare senza meta ed esplorare tutti i vicoli pittoreschi, di quelli che si vedono nelle fotografie in bianco e nero della Sicilia di 50 anni fa con i panni stesi ad asciugare al vento sui fili tra una casa e l’altra. 

Centro storico Gela

Corso Vittorio Emanuele è la via principale del centro storico, un susseguirsi di negozi e bar che regala il meglio di sé durante le sere d’estate. Gli eventi organizzati sono infatti sempre numerosi ed è senza dubbio, insieme al lungo mare, uno dei principali punti di ritrovo. 

Il fiore all’occhiello del centro storico è sicuramente la Chiesa Madre. In stile neoclassico, è intitolata a Maria Santissima Assunta in Cielo, ed è stata costruita a partire dal 1766 ma aprì al culto sono vent’anni dopo l’inizio dei lavori, nel 1794. Il prospetto è stato completato, poi, solo nel 1844 e, per la sua realizzazione, furono usate le pietre di tufo calcareo giallo delle cave di Gela. E’ un gioiello sia dentro che fuori e dalla sua posizione domina tutta Piazza Umberto I. 

  • Indirizzo: Piazza Umberto I – 93012 – Gela (CL)

Villa Garibaldi

Sempre lungo Corso Vittorio Emanuele si trova poi la splendida Villa Garibaldi. Realizzata su un terrazzamento retrostante il convento dei Cappuccini, la villa e i suoi giardini regalano una vista impagabile sul mare. Dalla sua posizione rialzata, infatti, si riesce ad avere una visione sul resto della città e sul Lungomare Federico II di Svevia di cui vi parlo a seguire. E’ un luogo tranquillo e ombreggiato, grazia alla folta vegetazione spontanea e non, che merita assolutamente una visita. A mio parere, è veramente un gioiello grezzo che rifiorirebbe se venisse curato di più. L’ingresso è libero. 

Lungomare Federico II di Svevia

Federico II di Svevia, imperatore, re di Sicilia e di Gerusalemme e re dei Romani, nel 1233 decise di fondare una nuova città murata sul sito della Gela greca. Era infatti consapevole dell’importanza di Gela sia dal punto di vista logistico sia per la ricchezza della pianura circostante, ottima per l’agricoltura. Decise così di dotarla di un castello e di un porto, in modo da controllare meglio tutta la costa meridionale siciliana e la chiamò Terranova, a rimarcare la nuova vita della città, nome che mantenne fino al 1927. Il lungomare gelese è dedicato proprio al sovrano che aiutò la ripartenza della città ed è senza alcun dubbio la parte più amata e frequentata dagli abitanti durante i mesi estivi. E’ un susseguirsi di ristoranti e locali che nelle sere di estate si animano fino a tarda ora. Andare a cenare prima delle dieci di sera è infatti un evento rarissimo ed assolutamente eccezionale e anche una polentona come me si è dovuta adattare a questi orari tardi. E, mi raccomando, sfoggiate i vostri abiti migliori perché sembra di essere ad una sfilata che neanche la settimana della moda milanese tiene il confronto. 

Lungomare Federico II di Svevia Gela

Durante il giorno, invece, armatevi di teli e ombrelloni e fate un salto in spiaggia: chilometri e chilometri di sabbia fine e bianca e acqua limpida in cui fare il bagno. La spiaggia è quasi interamente libera ma, se preferite la comodità di un lido, ce ne sono diversi all’inizio del lungomare. Per la macchina, come è buona norma in Sicilia, è possibile lasciarla lungo la strada. Ci sono, però, anche numerosi altri parcheggi a pagamento tra cui il più grande e più comodo sia al lungomare che alla spiaggia è quello nello spiazzo antistante il vecchio lido “La Conchiglia” alla tariffa fissa di soli 2€. 

Il Museo Archeologico Regionale di Gela  e le Mura timoleontee

Il Museo Archeologico Regionale di Gela contiene circa 4200 reperti che vanno dalla preistoria all’età medievale. Testimone silenziosia delle antiche glorie gelesi, la ricca collezione comprende dettagli architettonici, statue, vasellame e monete provenienti dalle varie colonie greche. Si possono ammirare anche i resti del carico del “relitto di Gela”, una nave mercantile greca affondata davanti al porto della città. Il museo, come del resto tutta la città, è purtroppo sottovalutato e poco visitato. Durante la visita, sono rimasta parecchio amareggiata nel vedere diversi pannelli riportanti i musei che accolgono oggi gran parte dei reperti: si va da Palermo a Monaco e Zurigo, passando per il Metropolitan Museum di New York e il British Museum. Trovo un peccato che un museo che vanta una così ampia collezione, si ritrovi decisamente svuotato perché, per dare visibilità ai reperti, è costretto a darli in prestito ad altri musei, anche se sono tra i più grandi e importanti del mondo. Se fosse più curato e più pubblicizzato, sono sicura che sarebbe in grado di attirare visitatori da ogni dove, opportunità che darebbe grande rilancio anche all’attività turistica della città. 

  • Orari: tutti i giorni, dalle 09 alle 18:30

  • Prezzi: intero 4€; ridotto 2€.

  • Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele, 1, 93012 Gela 

Compreso nel prezzo del biglietto, c’è anche l’ingresso alle Mura timoleontee di Caposoprano. Queste fortificazioni greche sono state scoperte tra il 1948 e il 1954 e sono solo un altro dei tanti reperti archeologici testimoni della ricca storia di Gela. Scoperte per caso dal signor Vincenzo Interlici, professione contadino, che in una notte senza sonno, vanga alla mano, stava lavorando al suo terreno, ignaro del tesoro che vi avrebbe trovato. Le Mura sono tra gli esempi meglio conservati dell’architettura militare antica e raccontano dei fasti gloriosi della Gela ellenica, una delle più grandi colonie greche di Sicilia, fondata nel 689 – 688 a.C. dai coloni greci provenienti da Rodi e da Creta. La posizione delle Mura era sicuramente strategica: consentiva infatti una vista a 360 gradi sia del mare che delle montagne a nord. Oggi i resti si trovano all’interno di un parco che divide la città moderna dalla costa e regala una vista meravigliosa sul mare. La bellezza delle Mura timoleontee non è passata inosservata e, nel 1997, anche le Poste Italiane vollero farvi omaggio con un francobollo da 750 lire a loro dedicato. 

  • Orari: dal lunedì al sabato, dalle 09 alle 13 e dalle 14 alle 17.

  • Indirizzo: Viale Indipendenza, 9, 93012 Gela

Torre di Manfria

A pochi chilometri dal centro storico, a 19 metri sul livello del mare, sorge la bellissima Torre di Manfria. Dalla sua posizione sopraelevata e a strapiombo sul mare, domina tutto il Golfo di Gela. E’ un luogo splendido ed estremamente romantico a cui ho voluto dedicare un intero articolo che trovate qui. 

  • Indirizzo: Via Torre di Manfria 93012 Manfria CL

Il Castelluccio

Il Castello Svevo, conosciuto da tutti come “il Castelluccio”, si erge su una collina di gesso a circa 10 chilometri da Gela. Costruito nel 1143 a difesa della città, è oggi un rudere che racchiude leggende di fantasmi e di passaggi segreti che vi racconto qui. 

  • Indirizzo: SP83, 93012 Gela

Il Castelluccio Gela

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Scopello: una visita alle acque turchesi della Tonnara più antica di Sicilia

Oggi mi sono lamentata ovunque e con chiunque del tempo balordo che non si decide a lasciar spazio alla bella stagione. Quindi, per par condicio, non potevo non farlo anche…

Oggi mi sono lamentata ovunque e con chiunque del tempo balordo che non si decide a lasciar spazio alla bella stagione. Quindi, per par condicio, non potevo non farlo anche qui. Abbiate pazienza, oggi va così. Immaginate voi cosa significhi stare in ufficio in piena Pianura Padana a destreggiarsi tra i momenti di afa atroce seguiti da quelli di pioggia con annessa aria fredda. Un continuo mettere e togliere i mille strati di vestiti che neanche una cipolla. Per cercare di tirarmi su di morale in questo martedì ancora indeciso se essere primaverile o autunnale, ho chiuso per un attimo gli occhi e mi sono immaginata di essere al mare, a crogiolarmi al sole con la brezza salmastra che soffia e scompiglia i capelli. E la prima immagine che mi si è piazzata in mente è quella della bellissima Tonnara di Scopello e dei suoi faraglioni che spuntano dal mare blu che più blu non si può. Certo non è propriamente una spiaggia di sabbia bianca, ma le sue acque cristalline sono tra le più belle che ho visto fin’ora.

Tonnara di Scopello

Scopello è un piccolo borgo in provincia di Trapani, affacciato sulle acque del Mar Tirreno. Tutto scogli e vegetazione, è anche secondo la mitologia l’ultima tappa del viaggio di ritorno a casa di Ulisse. Se non fosse che abitasse ad Itaca, altro luogo splendido, e avesse ad aspettarlo una moglie e un figlio, mi sarei chiesta chi gliel’avesse fatto fare di lasciare Scopello. Seppur minuscolo, racchiude secondo me l’essenza dei villaggi di pescatori di una volta. Una piazzetta, qualche casa, pochi ristoranti e una vista impagabile. E’ questo tutto quello che troverete nel centro del paesino, arroccato su una rupe rossa. Lo si può raggiungere in macchina, che va però lasciata nell’unico parcheggio ( a pagamento) che c’è subito fuori dall’ingresso pedonale.

Tonnara di Scopello

Io l’avevo scelto per la vicinanza alla Riserva dello Zingaro, che da qui si può raggiungere tramite un sentiero da trekking che parte proprio a pochi passi dalla Tonnara. Ricordatevi, però, di portare scarpe comode per camminare e cappello e protezione solare se, come me, ci andate a luglio o agosto. Avevo voglia io al 18 di agosto di farmi la scarpinata, armata di sole infradito, sotto il sole cocente dell’estate siciliana. Ecco perché ho ripiegato immediatamente sulla Tonnara di Scopello, molto più vicina e comoda da raggiungere. E menomale, perché me ne sono innamorata all’istante. E’ un posto suggestivo, che racconta le vite di un tempo dei suoi abitanti devoti al mare. Costruita nel XIII, è stata ristrutturata più volte e dismessa solo nel 1981. Si respira ancora ovunque il mare, qui vero protagonista, insieme ai faraglioni imponenti che sembrano quasi volerlo proteggere.

 

Oggi se ne possono visitare gli esterni e si può fare il bagno tra le insenature della baia pagando un biglietto d’ingresso; organizzano anche visite guidate all’interno della Tonnara, per far conoscere il duro lavoro dei pescatori che, come dicono qui, pescavano “all’antica maniera”. Preparate quindi maschera e boccaglio perché qui il mare è ottimo per fare snorkeling. Grazie alle rocce e alle insenature naturali che si creano, infatti, troverete un tripudio di pesci. Ve l’ho detto che il nome Scopello deriva dal greco skopelòs e significa appunto scoglio?

Tonnara di Scopello

Vi do un consiglio se decidete di fermarvi un po’ più a lungo di un solo bagno: in alta stagione è abbastanza affollato quindi ovviamente è meglio andare la mattina di buon ora. Ma, se ne avete la possibilità, chiedete di stare nel Belvedere e non direttamente sulla “spiaggia” della Tonnara. Questo perché, anche se più vicina al mare, è completamente in cemento quindi quando fa caldo vi ritrovereste a fare anche voi i tonni… cotti alla piastra però. Il Belvedere invece è più in alto e ci sono erba ed alberi, molto meglio per sdraiarsi e rilassarsi un po’.

Tonnara di Scopello

Consigli pratici

Come arrivare

La Tonnara di Scopello si trova a pochi km dalla più grande Castellammare del Golfo. E’ indispensabile avere la macchina, o quanto meno uno scooter, per arrivare sia a Scopello centro che alla Tonnara. Le strade, in salita, sono infatti strette e un po’ dissestate. Vi lascio l’indirizzo esatto della Tonnara: Largo Tonnara Scopello, 91014 Scopello. Una volta arrivati, dovrete parcheggiare nel parcheggio a pagamento sull’altro lato della strada a pochi metri dal sentiero di ingresso (costa, se non ricordo male, 5 o 7€ per tutta la giornata).

Ingresso e prezzi

Come vi dicevo, in alta stagione è meglio andarci di buon mattino perché poi rischiate di dover aspettare parecchio prima di poter entrare. L’ingresso, infatti, è a numero chiuso e una volta raggiunto il limite bisogna attendere fino a quando qualcuno non se ne va.

Orari: è aperta tutti i giorni dalle 09.00 alle 19.00

Costo: il biglietto di ingresso costa 4€. Con supplemento, si può partecipare anche alla visita guidata all’interno della Tonnara.

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