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Racconti e pensieri di una girovaga sognatrice alla scoperta del mondo e di se stessa

Tag: Thailandia

Phi Phi Islands: escursione a Maya Bay, Bamboo Island e Mosquito Island

  “Io credo ancora nel paradiso, ma almeno adesso so che non è un posto da cercare fuori. Perché non è dove vai, lo trovi dentro, quando senti per un momento di far parte di qualcosa……

 

“Io credo ancora nel paradiso, ma almeno adesso so che non è un posto da cercare fuori. Perché non è dove vai, lo trovi dentro, quando senti per un momento di far parte di qualcosa… e se lo trovi, quel momento, dura per sempre.” 

Richard/Leonardo Di Caprio – The Beach 

No, non ho cambiato tema al blog convertendolo in uno di citazioni letterarie. Ma quando si parla di Maya Bay non si può prescindere dal parlare anche del film The Beach, in cui un giovane Leonardo Di Caprio sperimentava la vita ribelle e alquanto alternativa in una spiaggia thailandese sperduta e paradisiaca. Correva l’anno 2000 e, per raggiungere Maya Bay Di Caprio – mappa “del tesoro” alla mano – ha dovuto farsi una bella nuotata, seguita da tuffi adrenalinici e scarpinate in mezzo alla foresta tropicale prima di raggiungere la segretissima meta. Ma l’espressione di meraviglia che avevano lui e i suoi compagni d’avventura è esattamente la stessa che chiunque approdi in questa baia ha anche oggi a distanza di 18 anni e milioni di turisti. Oggi sicuramente non è più una meta segreta, anzi. E’ presa letteralmente d’assalto da migliaia e migliaia di visitatori che ogni giorno arrivano qui per ammirare le meraviglie di questa spiaggia da sogno. La domanda che molti si pongono prima di partire è “ma ne vale veramente la pena?”. Ho pensato quindi di condividere con voi la mia esperienza e poi giudicherete voi se Maya Bay meriti o no una visita.

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Maya Bay oltre il mito: vale la visita?

Quando si cercano le immagini delle spiagge thailandesi, quella in cui ci si imbatte più spesso è senz’ombra di dubbio la spiaggia incantata di Maya Bay. Molti la considerano il prototipo di spiaggia ideale per eccellenza: scogliere calcaree e faraglioni a strapiombo sul mare che la circondano e la proteggono, acque cristalline, sabbia che sembra borotalco e il verde della foresta tropicale tutto intorno. Sembra davvero di essere approdati su una spiaggia deserta e da film … se non fosse per la quantità esorbitante di turisti che vengono scaricati su questo lembo di sabbia ad ogni ora del giorno. Il film è stato infatti la fortuna e al contempo la disgrazia di Maya Bay. Sul sito dell’autorità del turismo della Thailandia è riportato infatti che sono di media 5000 i turisti che ogni giorno visitano questa baia. Questo ha fatto sì che tutto l’ecosistema della zona ne abbia risentito pesantemente, tanto che si è arrivati alla drastica decisione di sospendere l’accesso ai visitatori per 4 mesi: dal 1 giugno al 30 settembre non sarà permesso alle barche di entrare ed attraccare nella baia antistante la famosissima spiaggia. I viaggiatori potranno comunque scattare qualche fotografia ricordo da una distanza di 400 metri, ovvero dalle due enormi rocce calcaree che fanno da guardiane all’ingresso naturale alla laguna. Tutto questo per cercare di dar un po’ di respiro alla barriera corallina e a tutti i suoi abitanti acquatici, ormai molto danneggiati e provati.

 

Essendo raggiungibile solo via mare, il flusso di barche cariche di viaggiatori è davvero importante. E questo, oltre a provocare enormi danni ambientali alla flora e alla fauna marine, crea anche molto caos. A mio avviso, il problema maggiore sono le enormi barche, quasi dei battelli, che partono da Phuket o Krabi e organizzano gite giornaliere alle Isole Phi Phi e, quindi, immancabilmente a Maya Bay. Credo che se ci si limitasse ai turisti che effettivamente soggiornano a Ko Phi Phi Doh, il numero di persone calerebbe notevolmente. In ogni caso, a me la laguna è piaciuta molto nonostante la folla che si trova. Anche se siamo partiti presto, infatti, non c’è stato nulla da fare ma del resto ce lo aspettavamo. La buona notizia è che la maggior parte degli avventori si fermano sulla spiaggia a scattare un’infinità di foto alla ricerca della posa perfetta. Io, invece, che sono molto poco fotogenica ho deciso di addentrarmi nella “foresta” e man mano che si cammina diminuisce la gente e aumentano le palme. Come dicono anche i cartelli “attenzione ai cocchi” che potrebbero cadervi in testa 😀 Da vedere non c’è molto, ma è comunque piacevole farsi una passeggiata all’interno della natura. Abbiamo scoperto che per i più avventurosi organizzano anche dei tour con pernottamento in tenda sull’isola per una notte.

In generale, secondo me, vale la pena fare un salto a Maya Bay se ci si trova già a Ko Phi Phi Doh, vista la breve distanza, e si organizza una visita a più baie e isolotti. Quello che ho apprezzato maggiormente, infatti, sono stati i tuffi e le nuotate nelle calette vicine e lo snorkeling che si può fare in tranquillità senza l’odore di carburante delle barche. Non la consiglierei invece a chi non soggiorna vicino perché, al di là del costo delle gite organizzate, ci si mette parecchio per raggiungerla e una volta arrivati c’è poco da vedere e non è attrezzata. Inoltre, consiglio di scegliere una longtail boat per arrivarci: sarete più indipendenti e non dovrete aspettare i tempi stabiliti dai tour operator che di solito vi scaricano sull’isola e vi fanno aspettare anche un paio d’ore per ripartire.

Bamboo Island e Mosquito Island: paradisi per lo snorkeling

Abbiamo scoperto questi due isolotti per puro caso durante il nostro “giorno in paradiso”, di cui vi ho parlato qui. Inutile dire che ce ne siamo innamorati perdutamente. Sono due piccole ma affascinanti perle del Mare delle Andamane, perfette per lo snorkeling e per una giornata all’insegna del relax. A differenza di Maya Bay, sono molto meno frequentanti ed è quindi possibile assaporare davvero la sensazione di trovarsi da soli su un’isola deserta. Noi ci siamo arrivati in longtail boat dal nostro hotel nella parte nord – orientale di Ko Phi Phi Doh. E’ stata un’avventura perché quando siamo partiti il mare era molto mosso, tanto che perfino il nostro accompagnatore thailandese nonché proprietario della barca era molto titubante. Alla fine siamo partiti lo stesso ma ammetto che ci sono stati momenti, nel bel mezzo del mare e con la terraferma molto lontana, in cui abbiamo avuto paura di fare la fine di Robinson Crusoe, altro che Di Caprio. Ma ce l’abbiamo fatta e credo sia una di quelle giornate che non scorderò mai. E’ stato tutto perfetto: dal picnic sulla spiaggia deserta, ai bagni nelle calde acque delle Andamane circondati da tanti pesciolini colorati.

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Ko Mai Phai, alias Bamboo Island, è un’isoletta a circa 5 km a nord di Ko Phi Phi Doh ed è caratterizzata da fondali sabbiosi ed acque cristalline. E’ disabitata e c’è solo un piccolo bar con qualche tavolino. E questa è la cosa migliore. Per raggiungerla, ovviamente solo in barca, consiglio sempre di affidarsi alle longtail boat dei pescatori locali o, se soggiornate allo Zeavola Resort & Spa, di visitarla durante il non plus ultra delle gite romantiche “One day in Paradise”. Una volta arrivati le possibilità sono due: attraccare e pagare la tassa del parco nazionale di circa 5€ oppure gettare l’ancora un po’ più al largo e dedicarsi allo snorkeling e raggiungere la riva a nuoto.

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Mosquito Island, Ko Yung in thailandese, è la più remota delle Phi Phi Islands e come Bamboo Island è deserta e perfetta per una visita in giornata. Il fondale è più roccioso rispetto a quello di Ko Mai Phai ma, purtroppo, la barriera corallina è stata parecchio danneggiata e la fauna marina è veramente scarsa. Il Dipartimento dei Parchi Nazionali Thailandese ha infatti recentemente deciso di vietarne l’accesso fino a data da stabilirsi per cercare di ripristinare un po’ l’ecosistema. Se progettate una visita informatevi bene, quindi, prima di partire perché potrebbe essere che non vi possiate neanche avvicinare.

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Phi Phi Islands: La mia esperienza allo Zeavola Resort & Spa

E’ lunedì mattina, ci sono già 30 gradi all’ombra e io sto lavorando. Partendo dal presupposto che lavorare in estate dovrebbe essere vietato per legge, non posso però far altro…

E’ lunedì mattina, ci sono già 30 gradi all’ombra e io sto lavorando. Partendo dal presupposto che lavorare in estate dovrebbe essere vietato per legge, non posso però far altro che lamentarmi visto che le bollette son lì che mi guardano e mi ricordano che, purtroppo, in ufficio ci devo andare anche d’estate quando ci si scioglie già solo respirando. Ed è proprio mentre stavo cercando di scollare le gambe dalla sedia che mi è venuta in mente, fulminea e tentatrice, l’immagine di me su una spiaggia bianchissima mentre sorseggio un cocktail con tanto di ombrellino colorato all’ombra di una palma. E riesco ad immaginarmela così vividamente perché questo paradiso esiste e ci sono stata davvero l’anno scorso. Si tratta delle Phi Phi Islands, precisamente di Ko Phi Phi Don.  Ma andiamo con ordine.

Zeavola Resort Phi Phi Islands

Phi Phi Islands: Ko Phi Phi Don e Ko Phi Phi Leh

Spesso parlando di questo angolo di paradiso nel Sud della Thailandia, lo si fa erroneamente al singolare. In realtà le isole sono due: Ko Phi Phi Don e Ko Phi Phi Leh. La prima, la più grande, è l’isola di approdo di ogni viaggiatore ed è anche quella in cui si trovano le strutture turistiche. Offre un’ampia scelta in fatto di resorts, guesthouses, ristoranti, locali e negozi. Il Ton Sai Village è sicuramente il centro nevralgico delle attività dell’isola, nonché il cuore pulsante della movida notturna. Oltre agli sfrenati ed esotici beach parties che richiamano turisti da ogni dove, il Ton Sai Village è caratteristico perché in realtà altro non è che un lungo lembo di sabbia che collega le due baie dell’isola: Ao Ton Sai, a sud, e Ao Loh Dalum, a nord. Se volete ammirare dall’alto la simmetria perfetta di queste due baie e la striscia di sabbia bianca che le collega, potete farlo dal Ko Phi Phi Viewpoint – il punto panoramico – che si trova a circa 170 m d’altezza e si raggiunge con una passeggiata di una mezz’oretta. Per accedervi bisogna pagare una tariffa d’ingresso di circa 30 bath che, solitamente, comprende anche una bottiglietta d’acqua indispensabile se vi volete cimentare nella scalata sotto il sole cocente.

Phi Phi Viewpoint

La seconda isola invece, più piccola, è un parco marino nazionale tutelato dal governo thailandese divenuta famosa con il film The Beach. Avete presente quando Di Caprio si diverte a fare il ribelle in quel luogo paradisiaco circondato da palme e lagune blu? Ecco si tratta proprio di Maya Bay, una delle spiagge di Koh Phi Phi Leh, considerata da molti il prototipo della spiaggia tropicale che ognuno di noi si immagina. La si raggiunge solo in barca, con le gite giornaliere o con le longtail boats.

Dove dormire a Ko Phi Phi Doh

Prima di partire ovviamente mi sono documentata parecchio per capire quale delle straordinarie località di mare thailandesi potesse fare al caso nostro. Considerando che saremmo stati reduci da un bel giro, che da Bangkok ci avrebbe portati su su fino a Chiang Rai, la parte più settentrionale della Thailandia, eravamo in cerca di pace e relax per concludere al meglio la nostra vacanza. L’immagine delle spiagge bianchissime, della natura rigogliosa e delle calde e cristalline acque del Mar delle Andamane sommata all’idea di essere su una piccola isola raggiungibile solo in barca ci hanno attratto come una calamita e ci hanno fatto scegliere le Phi Phi Islands. Durante la ricerca, però, mi sono imbattuta inevitabilmente in tantissime recensioni e opinioni e devo dire che quelle sulle Phi Phi Islands non erano entusiasmanti. Anzi. Dopo il catastrofico tsunami del 2004 che ha colpito pesantemente le isole Phi Phi, gran parte delle strutture infatti sono state ricostruite e, purtroppo, ne sono state aggiunte anche molte di nuove che hanno invaso gran parte degli spazi, snaturando un po’ il paesaggio. Questa era l’opinione più diffusa che ho trovato in rete. Ma non è così, ve l’assicuro. I gusti sono sempre personali e variano da persona a persona ma, con un po’ d’accortezza, si riescono ancora a trovare posti incontaminati e bellissimi anche a Ko Phi Phi Doh.

Phi Phi Islands

L’isola, infatti, continua a mantenere la sua magia anche perché, non essendoci strade, ci si sposta solo in barca o a piedi. E questo fa veramente la differenza perché permette di staccare completamente la spina e lasciarsi andare a ritmi più tranquilli e spensierati. Il mio consiglio, in ogni caso, è quello di fermarsi e soggiornare sull’isola per almeno 4 giorni. Ci sono anche tante gite mordi e fuggi, come le chiamo io, che permettono partendo da Phuket o Krabi, di visitare le Phi Phi in una sola giornata. Ma non ne vale la pena. Al di là dei costi abbastanza elevati, non riuscireste a vedere niente perché rimarreste bloccati nel Ton Sai Village, il posto più turistico e meno caratteristico, perdendovi così la possibilità di esplorare le spiagge più belle e, soprattutto, di passare una notte a mangiare pesce fresco in riva al mare illuminati solo dalla luce della luna e delle candele. L’isola, anche se piccola in dimensioni, offre veramente un’ampia scelta di alloggi per tutti i gusti e per tutte le tasche. Si va dagli hotel in pieno “centro” in cui godere appieno della movida notturna a quelli invece più isolati, immersi nella natura e in cui ci si sente davvero in paradiso. Indovinate un po’ quale tipologia ho scelto? Come detto, noi eravamo in cerca di spensieratezza e della più totale pace dei sensi. Abbiamo così optato per la costa nord – orientale dell’isola, più appartata e ancora abbastanza incontaminata. In particolare abbiamo scelto lo Zeavola Resort & Spa. E non avremmo potuto desiderare di meglio. Continuate a leggere per scoprire perché.

Zeavola Resort & Spa: la mia esperienza

Avete presente le immagini di quei resort da sogno, direttamente sulla spiaggia con vista mozzafiato sul mare, circondati da palme, alberi tropicali e uccellini multicolore che ti svegliano la mattina? Quelli in cui arrivate e dite  “se è un sogno, vi prego, non svegliatemi” e “lasciatemi qui”?. Ecco questo è lo Zeavola. Ci si arriva solo in barca, per la precisione con la loro barca privata che vi accoglie direttamente allo Yacht Club di Phuket con tanto di aperitivo offerto e, diciamocelo, già questo fa sentire very important people per almeno quei 10 minuti di gloria.  Appena arrivati, ho perso infatti in un lampo tutto il mio aplomb da diva mancata quando ho rischiato di fare il primo bagno completamente vestita cercando, molto goffamente, di saltare dalla barca al trattore che ci avrebbe portati a riva. Un trattore sì, perché a causa delle maree, in certi orari è impossibile avvicinarsi troppo e quindi, passeggeri e valigie, vengono trasportati così sulla spiaggia. Da quando abbiamo messo il primo piede sulla terra ferma, è stato un susseguirsi di “oh” e “wow” per tutto il resto del soggiorno. E’ un resort eco-sostenibile in totale armonia con l’ambiente che lo circonda. Tanto che dalla spiaggia neanche si vede.

Phi Phi Islands Zeavola Resort

Le sistemazioni sono infatti suite in legno in tipico stile thai, che si mimetizzano completamente tra le profumatissime piante esotiche che ricoprono tutti i 4 ettari del resort. E la cosa migliore è che i sentieri che portano alle varie suite sono di finissima sabbia bianca. Le infradito e qualsiasi altro tipo di scarpe, neanche a dirlo,  sono rimaste accuratamente chiuse in valigia per tutta la permanenza. Camminare scalzi sulla sabbia soffice 24 ore su 24 non ha veramente prezzo. Credo sia la cosa che ho apprezzato maggiormente insieme alle attenzioni di tutto lo staff che riesce veramente a farti sentire coccolato e speciale. Noi li chiamavamo “le fatine” perché sapevamo che c’erano ma erano così discreti che neanche ce ne accorgevamo. Ogni sera, poi, dopo una giornata di mare e relax, trovavamo in camera qualche sorpresa ad attenderci: piccoli pensieri e souvenir che hanno reso l’esperienza ancora più esclusiva e magica. Le camere, poi, sono eccezionali. Non a caso, è una location anche per i matrimoni. E, a questo proposito, un’iniziativa che ho trovato bellissima è quella di piantare una palma ad ogni nuova unione corredata dalla data e dai nomi. Estremamente romantica e anche eco-friendly.

Le attività a disposizione sono diverse: dalla spiaggia privata, alla piscina, dal centro immersioni alle escursioni organizzate. Noi ci siamo concessi un piccolo lusso: un’esperienza che si chiama “One day in Paradise” e che è la quintessenza del romanticismo e del relax. In pratica, consiste in una romantica gita a due su una longtail boat e di un pic-nic con tanto di cestino contenente tutte le migliori prelibatezze del cibo thai da fare su un’isoletta semi-deserta. Una volta rientrati vi aspetta un massaggio di coppia nella splendida spa dell’hotel (nel caso di Francesco non è stato molto romantico visto che si era ustionato a tal punto da essere più rosso di un’aragosta e il suo trattamento è consistito nell’essere completamente ricoperto da un gel verde all’aloe che lo rendeva molto poco sexy). Per concludere, poi, troverete ad attendervi una cena a lume di candela sulla spiaggia in un tavolo appartato. Cosa si può volere di più?

Phi Phi Islands

A proposito di cene, l’hotel ha due ristoranti, uno principalmente per la colazione e uno per la cena. Potete comunque ordinare cocktails e cibo a qualsiasi ora del giorno e della notte, anche direttamente dal lettino in spiaggia. Noi abbiamo prenotato dall’Italia la mezza pensione, cosa che vi consiglio vivamente di fare per tre motivi. Il primo è che, di sera, più di tanto siete limitati perché i locali non sono molti e per spostarsi bisogna per forza prendere la barca. Il secondo è che il cibo allo Zeavola è veramente eccezionale. Noi ci siamo abbuffati come non ci fosse un domani. Mi viene ancora l’acquolina ripensando al barbeque di pesce freschissimo che hanno fatto una sera. Oltre all’indubbia qualità del cibo, il ristorante è ottimo anche perché c’è sempre musica dal vivo e la posizione, direttamente sulla spiaggia a pochi passi dal mare, è davvero impagabile. Il terzo e ultimo motivo per prenotare la mezza pensione dall’Italia è che vi costerà molto meno. Il menù è sempre à la carte quindi sarete voi a scegliere cosa mangiare ma, non prenotando prima la cena, il costo delle singole porzioni è più elevato.

Come potete immaginare è stata un’esperienza da sogno, un susseguirsi di emozioni e stupore che ci hanno accompagnati per tutta la nostra settimana di permanenza. Un posto magico ed estremamente romantico che, secondo me, merita di essere conosciuto per il grande impegno che i gestori mettono per renderlo il più possibile rispettoso dell’ambiente e della natura. Cosa non scontata oggi alle Phi Phi, che a causa del turismo di massa e dell’urbanizzazione senza freni post – tsunami, stanno soffrendo e perdendo un po’ della loro essenza magica. Ecco perché realtà piccole e corrette come questa dovrebbero essere preferite ai grandi resort in cemento che avranno anche costi minori per noi, ma altissimi per l’ambiente.

Zeavola Resort Phi Phi Islands Sunset

Note

Ho scelto di scrivere liberamente questa recensione sullo Zeavola Resort & Spa. Non è quindi frutto di alcuna sponsorizzazione e deriva solo dalla profonda ammirazione che nutro per il lavoro che il personale di questo resort svolge egregiamente e dal ricordo dei bellissimi giorni che ho passato.

Le foto degli interni dell’hotel le ho prese direttamente dal sito di Zeavola Resort & Spa e sono quindi di sua proprietà.

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Mercati e Mercanti della Thailandia – Emozioni per Tutti i Gusti

Non lo sapete ancora, ma i mercati sono una mia grande passione. Adoro camminare tra le bancarelle, ammirando la merce esposta. Non ha importanza che siano mercati di generi alimentari,…

Non lo sapete ancora, ma i mercati sono una mia grande passione. Adoro camminare tra le bancarelle, ammirando la merce esposta. Non ha importanza che siano mercati di generi alimentari, delle pulci, di fiori, di caramelle o di abbigliamento. L’importante è che siano unici nel loro genere e, preferibilmente autentici e frequentati dalla gente del posto. Credo che i mercati siano uno dei posti migliori in cui osservare le persone nella loro quotidianità: sono il cuore delle città, in cui casalinghe, uomini d’affari di ritorno da una giornata di lavoro, commercianti, bambini e innamorati si avvicendano nei loro abiti di tutti i giorni e si confrontano mentre portano a termine le loro commissioni. Da questo punto di vista la Thailandia mi ha regalato tantissime emozioni: ci sono infatti mercati in tutte le città, di ogni genere e specie.Ve ne elenco alcuni di quelli che abbiamo visitati, certi più tradizionali, altri più turistici. Ma tutti che con le loro peculiarità meritano, a parer mio, di essere visitati.

Pak Khlong Talat Market

Il Pak Khlong Talat è il mercato dei fiori di Bangkok. Devo dire che è uno di quelli che con la sua semplicità mi ha maggiormente conquistata. E’ letteralmente un’esplosione di colori e profumi che ti avvolgono. Noi lo abbiamo visitato di sera, quando si riempie di facchini che in un continuo viavai portano i fiori freschi: orchidee dai colori sgargianti, rose, garofani e una bellissima qualità di fiori bianchi che si vedono spesso appesi nei templi.

 

 

La cosa più bella per me è stata vedere  nell’uscire una ragazza che aveva appena finito di lavorare entrare in un piccolo tempio proprio lì di fianco, togliersi le scarpe con il tacco, e depositare un piccolo mazzo di fiori appena preso. Un gesto normale che mi ha fatto apprezzare la profonda spiritualità che aleggia in tutti gli angoli di questa metropoli e che si percepisce in ogni piccolo altare commemorativo presente nei cortili delle case, sui balconi, nei ristoranti e nei piazzali dei benzinai.

Damnersaduak Floating Market 

In Thailandia ci sono parecchi mercati sull’acqua tra cui scegliere. Noi abbiamo optato per il Damnersaduak a circa due ore di strada da Bangkok. E’ quello più conosciuto e, di conseguenza, anche il più gettonato mercato galleggiante del Paese. Lo abbiamo scelto soprattutto perché è facilmente visitabile in giornata dalla capitale. Ci sono vari modi per raggiungerlo, dai mezzi pubblici ai taxi. Noi abbiamo optato per il trasferimento con uno dei minivan che si possono prendere nella zona del Victory Monument e sono molto comodi nonché economici. Abbiamo poi preferito scendere ad una fermata a circa 1 km dall’ingresso principale e abbiamo proseguito su una long tail boat che, navigando tra i canali secondari che costeggiano le case dei mercanti, ci ha portati nel cuore del mercato. La cosa migliore è visitarlo la mattina, prima di mezzogiorno, quando le bancarelle sono ancora piene. Nonostante i numerosi turisti che prendono d’assalto il posto, è comunque interessante vedere i commercianti che a suon di remi si destreggiando tra una piroga e l’altra. Si può trovare di tutto e un po’ sia sul fiume che nei vicoli che fiancheggiano il fiume. E qui abbiamo conosciuto anche una sorridente vecchietta che, parlandoci con un misto di inglese e thailandese, ci ha spiegato l’uso degli strani unguenti homemade verdognoli e dall’odore pungente che vendeva. Inutile dire che li abbiamo comprati e sono stati inaspettatamente la salvezza di Francesco per le scottature alle Phi Phi Islands.

 

Maeklong Railway Market 

Nella cittadina di Samut Songkhram ad un’oretta da Bangkok, c’è Il Maeklong Railway Market. E’ meno battuto dagli stranieri e viene ancora usato dalla gente del posto per fare acquisti di generi alimentari. I thailandesi lo chiamano “Talad Rom Hoop” ( il mercato dove si piegano gli ombrelli). La sua particolarità? Le bancarelle si trovano direttamente sui binari del treno che i commercianti ritirano all’ultimo secondo prima dell’arrivo del treno che quotidianamente attraversa il mercato. E’ aperto tutti i giorni dalle 07:00 alle 17:30, ma il treno passa solo in orari stabiliti. Quando siamo andati noi erano questi: 9:45 , 11:30 , 13:40 , 14:30 , 18:00. Meglio però arrivare in anticipo per non rischiare di perdersi lo spettacolo.

 

 

Mercato notturno di Chiang Rai

Uno dei mercati notturni che ho apprezzato maggiormente è stato quello di Chiang Rai. E’ ottimo per cenare ma anche per fare solo una passeggiata serale. Purtroppo avevo lasciato la macchina fotografica a riposo in hotel e non ho quindi potuto immortalarlo. Merita però una visita se vi trovate in zona. L’aria che si respira infatti è magica: mi ha fatto pensare all’atmosfera rilassata delle feste di paese durante le serate estive, con la musica dal vivo e la gente allegra.  E per gli appassionati di tè come la sottoscritta, non ve lo perdete assolutamente.

 

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La Thailandia e i suoi templi: quali non perdersi e consigli utili

  La quantità di templi presenti in Thailandia è davvero impressionante, ce ne sono veramente di ogni tipo. Dalle rovine di quelli che ti catapultano in un mondo lontano e…

 

La quantità di templi presenti in Thailandia è davvero impressionante, ce ne sono veramente di ogni tipo. Dalle rovine di quelli che ti catapultano in un mondo lontano e affascinante a quelli più moderni in cui si può ammirare la spiritualità thailandese nella sua quotidianità. Sul cammino che ci ha portati da Bangkok a Chiang Rai ne abbiamo incontrati diversi, alcuni che ci hanno toccato meno altri invece che saranno impossibile da dimenticare. Ma il bello della Thailandia è proprio il suo saper regalare emozioni in ogni momento e a sorpresa. Ci si può imbattere in templi magnifici che sembrano appena usciti da un libro di fiabe orientali mentre accaldati si arranca sotto il sole di mezzogiorno alla ricerca di un chioso che vende bibite ghiacciate. Ma ci si emoziona anche quando, cartina alla mano, si cerca di raggiungere il prossimo luogo sulla lista e improvvisamente si trova la strada occupata dai monaci che benedicono le persone che lo richiedono. Credo sia una di quelle esperienze che resteranno per sempre indelebili nel mio cuore.

Ma visto che sono veramente tanti, come si fa a scegliere quali templi vedere e quali invece, per scarsità di tempo, è possibile tralasciare? Vi riporto una lista del tutto personale di quelli che, per motivi diversi, mi hanno più colpita. A voi la scelta.

Il parco archeologico di Ayutthaya e la misteriosa testa del Buddha intrecciata

Ayutthaya è l’antica capitale del Siam, uno dei porti commerciali più importanti di tutta l’Asia. Già all’epoca, i mercanti che arrivavano da ogni parte del mondo restavano ammirati di fronte allo spettacolo degli oltre 400 templi presenti nel periodo di massimo splendore. Purtroppo, i birmani riuscirono a conquistare la città e, a dimostrazione del loro potere, la saccheggiarono e distrussero. Oggi, camminando sotto il sole cocente nel parco archeologico, si rimane comunque a bocca aperta ed è facile lasciarsi trasportare indietro nel tempo ammirando le rovine dei templi ancora presenti. Il mio consiglio è quello di visitare il parco la mattina presto, quando i pullman carichi di turisti chiassosi non sono ancora arrivati ad intaccare la silenziosa bellezza che trasporta indietro nel tempo.Noi abbiamo scelto di pernottare in un hotel direttamente ad Ayutthaya, in modo da essere poi comodi l’indomani per la visita. Da valutare, secondo me, anche la bicicletta che si può noleggiare direttamente in loco e che permette di spostarsi con maggiore facilità da un sito all’altro. All’ingresso di ciascun sito, poi, è possibile acquistare un biglietto cumulativo che permette di visitare i 6 più importanti templi.

E’ qui che si trova una delle statue più fotografate di tutta la Thailandia: il Wat Mahathat. Si tratta della testa di un Buddha misteriosamente caduta e rimasta intrappolata in un groviglio di radici di un albero di bodhi. Nonostante sia una delle immagini più viste, dal vivo è impossibile resistere al suo potere attrattivo. Mi sarei fermata ore lì davanti in contemplazione, se non fosse stato per l’arrivo di altri turisti che a suon di spintoni mi hanno fatto capire che era ora di muoversi.

 

Parco storico di Sukhothai 

Patrimonio mondiale dell’UNESCO, il parco storico di Sukhothai conta un’area di “soli” 45 kmq divisa in cinque zone. Quella principale è l’area centrale, che racchiude alcune delle rovine più suggestive. Per muoversi è indispensabile spostarsi con una bicicletta o un tuk-tuk. Il punto forte di questo parco è infatti la sua vastità, in quanto si riesce a visitare quasi in solitudine nonostante i numerosi turisti. Bellissimi sono anche i quattro grandi stagni racchiusi all’interno delle vecchie mura, in cui ammirare gli splendidi fiori di Loto.

Wat Rong Khun – Il Tempio Bianco

 

 

A una quindicina di chilometri da Chiang Rai sorge il più moderno ma altrettanto suggestivo Wat Rong Khun, conosciuto anche come il Tempio Bianco. Opera realizzata dall’artista nazionale Chalermchai Kositpipat nel 1997, sicuramente stravagante colpisce subito per il bianco totale che cattura fin dal primo sguardo e che lo distingue dal mare dorato che caratterizza il resto dei templi della Thailandia.

 

 

La cosa che attira maggiormente l’attenzione è, però, senza dubbio il groviglio di mani che, spuntando da una vasca che circonda tutto il ponte che conduce all’ingresso vero e proprio del tempio, sembra vogliano artigliarti le gambe. Il significato di quest’opera si trova negli insegnamenti buddhisti: le sculture e la forma del tempio, infatti, fanno riferimento alla Prima Nobile Verità espressa dal Buddha nel suo Primo Sermone, secondo cui  l’esistenza è sofferenza, e la sofferenza è alimentata dalla bramosia. Ecco quindi il perché delle mani che freneticamente cercano appiglio nei beni terreni. Ah e mi raccomando, quando vi troverete sul ponte non vi fermate assolutamente: simboleggia infatti il passaggio dal mondo delle tentazioni al regno del Buddha.

 

Wat Phra That Doi Suthep 

Se vi trovate a Chiang Mai è d’obbligo una visita al tempio Doi Suthep. Arrocato su una montagna che, secondo la leggenda, è custode dello spirito della città, è uno dei templi buddhisti più sacri e venerati della Thailandia. Ogni bambino di Chiang Mai impara infatti a scuola che il re Keu Naone volle fondare il tempio per custodirvi un frammento d’osso della spalla del Buddha storico. La reliquia venne portata a Nanna da un monaco nomade proveniente da Sukhothai ma, alla base della montagna, si ruppe in due pezzi. Un frammento venne così legato sul dorso di un elefante bianco sacro che venne lasciato libero di girovagare e che scelse per morire il luogo in cui oggi sorge il tempio. Il tempio si può raggiungere a piedi attraverso un sentiero che parte da una scalinata vicina all’ingresso dello Zoo di Chiang Mai. Noi, reduci dalla giornata di visite al parco storico di Sukhothai, abbiamo optato per un taxi spericolato che, sfidando il mal d’auto, ci ha condotti per i tornanti asfaltati che portano in cima al monte. Siamo arrivati al tramonto quando i turisti erano ormai andati via da tempo (il tempio è aperto dalle 6 del mattino alle 18) e abbiamo avuto la fortuna di assistere ai canti serali dei monaci in un’atmosfera di profonda pace e spiritualità. Credo l’esperienza più intensa di tutto il viaggio. 

 

Consigli utili per la visita ai templi 

  • Nei templi è buona norma vestirsi adeguatamente: non sono consentiti pantaloni sopra il ginocchio né per le donne né per gli uomini; in alcuni templi è disponibile un servizio di noleggio delle gonne a portafoglio tipiche per le donne (molto spesso sono gratuite oppure è richiesto solo un deposito cauzionale); anche le braccia devono essere coperte, quindi è meglio portarsi sempre dietro una pashmina da usare all’occorrenza.
  • Prima di entrare nelle zone sacre è d’obbligo togliersi le scarpe, quindi meglio optare per calzature facili da mettere e togliere.
  • Le donne non possono assolutamente toccare i monaci e in segno di rispetto sarebbe meglio abbassarsi un po’ in modo da non essere alla loro stessa altezza (ecco perché la mia posa buffa).
  • Si possono tranquillamente fare foto e video ma è bene comunque ricordare che le statue del Buddha sono figure sacre e vanno quindi trattate sempre con rispetto.

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Profumi e sapori di Bangkok ( divieti di granate e noccioline con vista)

Ho deciso di dedicare il primo post del blog a quel paese speciale che è la Thailandia. Perché, vi chiederete. Beh, molto semplice: perché in questa gelida giornata di febbraio,…

Ho deciso di dedicare il primo post del blog a quel paese speciale che è la Thailandia.

Perché, vi chiederete. Beh, molto semplice: perché in questa gelida giornata di febbraio, con Burian che imperversa portando gelo ovunque, pensare che proprio lo scorso 28 febbraio 2017 stavo facendo il check-in con Francesco, mio compagno d’avventure e di vita, direzione Bangkok mi fa subito scaldare l’animo (per i piedi ci sto lavorando).

Partendo dalla capitale, siamo risaliti fino a Chiang Rai e al Triangolo d’Oro, per poi volare alle Phi Phi Islands. Ma questa è un’altra storia. Qui vi vorrei raccontare della nostra esperienza a Bangkok. Visto i giorni limitati a disposizione, non sapevamo se concentrarci solo sulla parte Nord del Paese che ci ha sempre attirati molto, rinunciando quindi alla visita della città. Alla fine però abbiamo pensato che sarebbe stato un peccato non visitare la capitale del Paese durante il nostro primo viaggio lì. E, se tornassi indietro, farei esattamente la stessa scelta.

Mi ricordo come fosse ieri la vampata di aria caldissima che ci ha investiti appena messo piede fuori dall’aeroporto. In un attimo mi sono ritrovata con felpa e pashima – miei fedelissimi compagni di volo – letteralmente incollati addosso. Sensazione che, per chi è stato in questa capitale caotica, cosmopolita, colorata e sempre in movimento, sa che l’accompagnerà per tutta la permanenza. Come anche l’odore tipico che si respira ovunque: il profumo di verdure cotte, spezie, pollo e pesce sfrigolanti sulla griglia.

Ma si sa, Bangkok è una delle mete migliori per chi ama sperimentare piatti diversi ed estremamente saporiti. Non per niente è una delle capitali mondiali dello street food. Le strade sono infatti invase da bancarelle, carretti, ristorantini improvvisati con sedie e tavoli di plastica bianchi presi d’assalto dai local. Certo, le condizioni igieniche a volte lasciano un po’ a desiderare ma, con un po’ di accortezza e di buon senso, si possono comunque trovare posti dove mangiare molto bene a pochi euro. Noi, per esempio, sceglievamo i chioschetti più frequentati e non abbiamo mai avuto problemi. Parlando tra un boccone di noodles e l’altro ci hanno infatti raccontato che è normalissimo per gli abitanti mangiare fuori, sopratutto per i giovani, in quanto gli appartamenti nei nuovi grattacieli spesso sono sprovvisti di cucina. Questo per evitare che il forte odore di cibo resti nelle abitazioni.

 

A proposito di odori pungenti, spesso negli hotel o sulle porte dei negozi vi potrebbe capitare di trovare accanto al cartello di divieto di fumo, uno con un disegno che a me all’inizio ha fatto pensare ad una granata. E mi chiedevo come mai ci fosse necessità di vietare l’uso di armi all’interno dei luoghi pubblici. Alla fine abbiamo scoperto che in realtà il simbolo raffigura un frutto ritenuto molto prelibato in queste zone dell’Asia e venduto a cifre parecchio elevate. Il Durian. La peculiarità? L’odore puzzolente che impregna qualsiasi cosa. Il suo nome deriva dal malese e significa “frutto spinoso”; all’esterno c’è un guscio verde ricoperto da spuntoni mentre l’interno è costituito dall’incriminata polpa giallo scuro dalla consistenza molliccia. Lo troverete nelle bancarelle in qualsiasi forma: sbucciato e tagliato a cubetti o – tra i peggiori – fatto a poltiglia e messo dentro poco invitanti sacchetti di plastica dotati di cannuccia.

© simonlong  /Getty Images

 

Ma tornado ai ristoranti, per una serata alternativa, noi abbiamo apprezzato anche l’Asiatique, un centro commerciale all’aperto in cui ci sono molti ristoranti da provare e vari negozzietti in cui è d’obbligo contrattare, il tutto lungo il fiume Chao Phraya.

 

 

E infine come non parlare dei 5400 Bath – circa 150 Euro spesi nella primissima serata thailandese per un cocktail con vista sulla terrazza dello Sky Bar, locale diventato famoso grazie al film “Una notte da leoni 2” e di cui gli abitanti vanno estremamente fieri. Come ha fatto una come me che ai locali notturni preferisce i mercati mattutini a finire a sgranocchiare noccioline nel bar più conosciuto di Bangkok? Gaelotto fu il sermone appassionato di Jojo, simpaticissima signora che destreggiandosi tra tuk-tuk, motorini e automobili ci ha accompagnati all’hotel, e ci ha convinti ad andare assolutamente a dare un’occhiata alla vista che si gode da qui. In effetti, ammirare la città dal 68esimo piano di questo edificio, con la musica dal vivo in sottofondo, è impagabile e ti fa dimenticare anche il costo elevato della consumazione  (non obbligatoria per altro – siamo stati noi polli a non accorgercene – ma che rende tutto un po’ più speciale). Per chi volesse, si può anche cenare – prenotando con largo anticipo – nell’esclusivo ristorante panoramico Sirocco at Lebua direttamente sulla terrazza con vista mozzafiato su Bangkok. Ovviamente è richiesto un dress code elegante: gli uomini in pantaloni lunghi e scarpe chiuse, mentre le donne, più facilitate, hanno libertà per i vestiti basta che non indossino infradito da spiaggia. Ma diciamocelo, chi andrebbe mai vestito “da mare” in un posto così?

 

 

 

Che dire, Bangkok è unica nel suo genere. Penso sia una tappa imprescindibile se è la prima volta che si visita la Thailandia. A mio avviso, tre giorni sono sufficienti per visitarla e immergersi nel suo stile di vita inconfondibile, in cui la spiritualità dei templi si mischia con travolgente armonia ai colori dei mercati, agli odori dei chioschi e al chiasso dei tuk-tuk sempre pronti a sfrecciare in ogni direzione. Ma quello che vi resterà più nel cuore sono i sorrisi, di quelli spontanei, che scaldano il cuore anche in giornate fredde come questa.   

 

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